Esodati: si va verso la settima (e ultima

OSSERVATORIO LEGISLATIVO
osservatorio
a cura di Manageritalia
Bilancio Ue:
le risorse per l’Erasmus saranno mantenute
Manageritalia aveva lanciato un allarme sui fondi destinati
all’Erasmus, avendo appreso che in ambito europeo si intendeva tagliarle. Avevamo interessato della questione
l’onorevole Alessia Mosca, nostro punto di riferimento nel
Parlamento europeo. Mosca ci ha riferito che il sottosegretario all’economia Enrico Zanetti ha affermato che le risorse destinate al programma Erasmus verranno mante-
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nute. Il sottosegretario ha assicurato che l’Italia «farà del
suo meglio per trovare il giusto equilibrio tra le diverse posizioni per raggiungere un buon accordo sia sul livello dei
pagamenti del bilancio del 2014 sia sul bilancio complessivo del 2015. Per il 2015 il consiglio è pronto ad aumentare del 25%, rispetto al 2014, il livello dei pagamenti destinati a ricerca, innovazione e istruzione».
Esodati:
si va verso la settima (e ultima) salvaguardia?
I
l 15 ottobre scorso il governo ha risposto a un
atto di sindacato ispettivo presentato dall’onorevole Marialuisa Gnecchi in Commissione lavoro
alla Camera.
Gnecchi, con un’interrogazione a risposta scritta
(leggi http://bit.ly/1DDenvh) aveva chiesto al governo di conoscere i numeri delle persone che potrebbero usufruire delle deroghe al trattamento pensionistico nel caso in cui fossero modificati alcuni requisiti previsti dall’ultima salvaguardia (la sesta), il cui
provvedimento è appena stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (leggi http://bit.ly/1ud4IMH).
In particolare, si voleva conoscere il numero di coloro che avrebbero beneficiato della deroga spostando la data prevista (6 gennaio 2016) rispettivamente al 6 gennaio 2017, al 6 gennaio 2018 e
al 6 gennaio 2019. Ebbene, il governo ha risposto
che complessivamente, estendendo la deroga fino al 2019, potrebbero usufruirne 46.200 lavoratori che attualmente sono rimasti senza lavoro e
senza pensione (leggi http://bit.ly/1G2s2jr, allegato 3, pagina 74).
Gnecchi ha sottolineato come esistano delle «sovrastime, mentre sussistono ancora diverse categorie di soggetti esclusi dalle salvaguardie per
questioni prevalentemente nominalistiche».
Il doppio interessamento – del Parlamento e del
governo – potrebbe essere interpretato come un
segnale che si va verso la settima (e ultima) salvaguardia.
Questo è il nostro auspicio, in tal modo si verrebbe incontro a una richiesta che Manageritalia ha
rivolto alle istituzioni in occasione della sesta salvaguardia e ora in occasione del disegno di legge
di stabilità 2015.
Occorre chiudere questa vergognosa partita e avviare provvedimenti che si occupino, per il futuro,
dell’uscita flessibile dei lavoratori maturi dall’azienda e della compresenza tra generazioni diverse.
Aumenta
la tassazione per le rendite dei fondi pensione
I
l disegno di legge di stabilità per il 2015 ha previsto un’ulteriore penalizzazione per i fondi pensione complementari.
Già il decreto legge del 24 aprile 2014, n. 66, aveva sancito l’aumento dall’11 all’11,5% dell’aliquota dell’imposta sostitutiva a carico dei fondi pensione complementari, per consentire un credito
d’imposta alle casse previdenziali privatizzate che
sterilizzasse l’aumento della tassazione dal 20 al
26% previsto per le rendite.
Ora, l’art. 44, comma 1, del disegno di legge di stabilità ha ulteriormente aggravato l’aliquota portando la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione
dal periodo d’imposta 2015 dall’11,5 al 20%.
Si rafforza anche così, dopo la norma che prevede
l’anticipo del tfr, un segnale di sfiducia verso il secondo pilastro.
Infatti, da un lato la previdenza pubblica continua
a essere riformata con penalizzazioni spesso insensate e inique, dall’altro anche la previdenza complementare, ormai indispensabile per permettere
di avere una pensione dignitosa, viene penalizzata dalla situazione di crisi economica e, ora, da
questi ripetuti aumenti della tassazione.
Non possiamo che stigmatizzare un intervento che
rinnega le promesse fatte dal legislatore nel 2007
quando la volontà era quella di promuovere il ricorso alla previdenza complementare per compensare le deficienze della previdenza pubblica.
Un intervento che finirà per porre in seria difficoltà i fondi di previdenza complementare, già penalizzati per le minori entrate causate dalla crisi degli ultimi anni e dalla nuova norma sul conferimento del tfr in busta paga.
APPROVATA LA NORMA CHE INCLUDE I DIRIGENTI
NELLA PROCEDURA DI MOBILITÀ
stata definitivamente approvata la Legge europea 2013 bis contenente la norma, fortemente voluta da Manageritalia, che prevede il coinvolgimento dei dirigenti nelle procedure di mobilità.
Come ricorderete, l’esclusione dei dirigenti di azienda da parte dell’Italia dalle procedure di mobilità e dalla cassa integrazione prevista
dalla legge 223/91 è stata dichiarata in violazione del diritto comunitario dalla Corte di giustizia europea con una sentenza del 13 febbraio scorso. All’Italia è stato criticato il fatto che siano assoggettati a queste procedure soltanto operai, impiegati e quadri, mentre le
regole europee non prevedono alcuna distinzione tra i lavoratori.
Il ministero del Lavoro si è adoperato per giungere a una soluzione
condivisa con le parti sociali, in maniera da evitare la comminazione
di una sanzione all’Italia.
Le parti datoriali avevano proposto un testo per la modifica della
legge rivolto a definire una procedura di licenziamento dei dirigenti del tutto inedita e molto pericolosa per la categoria. Manageritalia ha considerato questo testo inaccettabile e insieme con Cida
È
ha collaborato con l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro che
ha finalmente accolto tutte le nostre proposte di modifica della legge 223/91 ammettendo i dirigenti nelle procedure per i licenziamenti collettivi.
La legge ora obbliga a considerare i dirigenti nel computo del numero dei lavoratori considerati per avviare la procedura del licenziamento. La grossa novità però è che ai dirigenti è stata estesa la
disciplina dei criteri di scelta, ovvero le esigenze tecnico-organizzative, l’anzianità aziendale e i carichi di famiglia, come per gli altri lavoratori.
Le norme sono state inserite nelle “Disposizioni per l’adempimento
degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea - Legge europea 2013 bis”, approvata il 21 ottobre scorso, non
ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. L’approvazione del principio è stato un importante riconoscimento giuridico per la categoria.
Con soddisfazione possiamo sottolineare come siamo riusciti a indirizzare la discussione sulla nostra linea, a salvaguardia della dirigenza.
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