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A cura della Direzione Advisory di Bim, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni.
7 gennaio 2015
Bim, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni, è leader tra le società italiane specializzate nelle attività di private banking.
Quotata alla Borsa Italiana dal 1991, fa parte del Gruppo Bancario Veneto Banca.
Banca Intermobiliare ha 14 miliardi di euro di patrimoni amministrati e gestiti, circa 900 dipendenti ed è presente nelle
principali città italiane con 29 filiali e 200 Private Bankers con esperienza pluriennale nell'ambito della consulenza finanziaria.
Banca Intermobiliare controlla, tra l’altro, Symphonia sgr - società leader in Italia nella gestione di portafoglio - e Banca IPIBI
Financial Advisory S.p.A.
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7 gennaio 2015
Il Punto
I mercati finanziari hanno iniziato il nuovo anno sulla falsariga di fine 2014, cioè all’insegna della
volatilità, e sono anche sempre gli stessi i fattori che alimentano il nervosismo, vale a dire la
pesante correzione che sta interessando il prezzo del petrolio e l’incertezza politica in Grecia.
Con riferimento al prezzo del greggio, nell’immediato i fattori negativi sono evidenti: a partire
dall’ impatto sulle quotazioni di Borsa del settore energetico (che ha una elevata incidenza su
molte Borse), passando per l’allargamento degli spread del comparto high-yield americano
(nell’ambito del quale il peso dei produttori di shale oil è significativo), sino ad arrivare agli effetti
sulle finanze pubbliche dei paesi produttori (alle attuali quotazioni nessun paese raggiunge il
pareggio di bilancio). L’effetto destabilizzante è poi stato ulteriormente accentuato dalla rapidità
del movimento, che aumenta in modo significativo i rischi inerenti alle posizioni speculative.
Al tempo stesso però non va dimenticato che, superata la fase disordinata della correzione, la
stabilizzazione del petrolio su prezzi bassi ha importanti implicazioni positive: da un lato ha un
significativo impatto espansivo sulle economie dei paesi consumatori, dall’altro, alimentando
ulteriormente le pressioni disinflazionistiche, consente/ obbliga le Banche Centrali a tenere
“l’acceleratore schiacciato” sulle politiche monetarie espansive.
Per quanto riguarda la Grecia, dopo la mancata elezione del Presidente della Repubblica nella
terza votazione dello scorso 29 dicembre, sono state indette le nuove elezioni parlamentari per il
prossimo 25 gennaio.
Al momento nei sondaggi resta in testa il partito della sinistra radicale Syriza, guidato
da Alexis Tsipras, con una popolarità di poco superiore al 30% contro il 27% circa di
cui è accreditata Nea Dimokratia, il partito dell’attuale premier Antonis Samaras.
Syriza ha costruito il suo consenso sulla contestazione del programma di austerity
imposto dalla Troika ed il timore dei mercati è che un eventuale cambio della
maggioranza di Governo possa portare ad una uscita della Grecia dall’Euro. Le
preoccupazioni non risiedono tanto nell’impatto diretto di una eventuale uscita
quanto negli effetti indiretti, in quanto la Grecia creerebbe un pericoloso
precedente che potrebbe portare ad attacchi speculativi nei confronti degli altri paesi
deboli della UE, con il bersaglio grosso rappresentato dall’Italia.
Qualunque sia l’esito delle elezioni riteniamo che la soluzione più logica per tutte le
parti in causa sarebbe comunque quella di un compromesso che consenta di salvare la forma e
sia sostenibile nella sostanza. Anche perché nelle ultime settimane Tsipras, probabilmente per
allargare il suo consenso verso l’elettorato più moderato, è apparso meno radicale nelle sue
posizioni (escludendo più volte la volontà di uscire dall’Euro), senza dimenticare che difficilmente
Syriza potrà raggiungere un consenso tale che gli consenta di governare da solo il paese.
In sostanza, restiamo dell’idea che la volatilità si manterrà probabilmente elevata nelle prossime
settimane, anche perché potrebbero volerci alcuni mesi prima di avere una maggiore visibilità
sulla situazione greca, ma al contempo non crediamo che vi siano le condizioni per l’avvio di un
bear market. Un ruolo fondamentale al riguardo viene giocato dalle Banche Centrali, che
continuano ad essere il principale alleato dei mercati finanziari.
A questo proposito da verificare gli elementi che potranno emergere questa sera dalle Minute
dell’ultimo FOMC, anche se al momento l’attenzione è prevalentemente rivolta alla BCE,
considerato che nell’ultimo mese sono cresciute in misura considerevole le aspettative sul
Quantitate Easing.
In questo senso riteniamo piuttosto significativa l’intervista che Draghi ha rilasciato l’ultimo
giorno dell’anno al quotidiano tedesco Handelsblatt. Tra le altre cose il Presidente della BCE ha
dichiarato che:
- “Il rischio di non rispettare pienamente il nostro mandato sulla stabilità dei prezzi è più elevato
rispetto a sei mesi fa”;
- “Ci stiamo tecnicamente preparando per modificare la dimensione, la velocità e la
composizione delle nostre misure all’inizio del 2015, dovesse questo diventare necessario per
reagire ad un periodo troppo lungo di bassa inflazione”;
“Uno sguardo alla storia evidenzia che prezzi in flessione possono danneggiare la prosperità e la
stabilità della nostra comunità così come l’alta inflazione”.
A cura della Direzione Advisory di BIM, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni – [email protected]
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7 gennaio 2015
Europa
La seconda lettura degli indici PMI di dicembre ha fornito numeri nel complesso leggermente
inferiori a quella preliminare, ma comunque superiori a quelli di novembre. Il PMI composite
area Euro si è attestato a 51,4, tre decimi in meno della prima stima (51,1 a novembre), con
l’indice manifatturiero a 50,6 (+ 5 decimi su novembre) e il PMI servizi a 51,6 (51,1).
A livello di singoli paesi, i PMI tedeschi hanno mostrato un ulteriore miglioramento (composite
52 vs 51,4 in prima lettura e 51,7 precedente), come quelli francesi (composite 49,7 vs 49,1
preliminare e 47,9 di novembre).
Per quanto riguarda la prima lettura dei PMI italiani, i dati di dicembre sono stati negativi, con il
composito sceso sotto quota 50 (49,4), quasi 2 punti sotto il livello di novembre; in calo sia
l’indice manifatturiero (-6 decimi a 48,4) sia il PMI servizi (49,4 da 51,8).
In generale, i livelli degli indici PMI rimangono coerenti con tassi di crescita appena positivi
sull’area Euro.
L’atteso calo dell’inflazione è stato più forte di quanto atteso a dicembre, con i prezzi al consumo
area Euro scesi in deflazione a -0,2% a/a (consensus -0,1%), mentre il dato core si è attestato a
+0,8% a/a (+0,7% a/a a novembre).
Sui singoli paesi, sono usciti i dati di Italia (CPI armonizzato UE a -0,1% a/a) e Germania (CPI
armonizzato UE a +0,1% a/a), entrambi con rilevazioni più deboli delle aspettative.
I dati di dicembre hanno certificato l’entrata in deflazione dell’eurozona, i cui prezzi hanno
iniziato a recepire il drastico calo delle quotazioni energetiche.
A novembre rimane fermo per il quarto mese consecutivo il tasso di disoccupazione di
Eurolandia, all’11,5%. Tra i maggiori paesi, stabile sui minimi dell’unione la Germania, mentre i
senza lavoro aumentano di un decimo in Francia (10,3%) e Italia (13,3%, sui massimi storici).
L’onda lunga della crisi continua a manifestare i suoi effetti sul mercato del lavoro, che si
mantiene molto debole nei paesi periferici come l’Italia, mentre sembra essersi quantomeno
stabilizzato a livello europeo.
Gli indici di fiducia italiani hanno evidenziato andamenti differenti a dicembre, con quello dei
consumatori in calo (99,7 da 100,2) e quello delle imprese in ripresa (97,5 da 96,5): le variazioni
degli indici di sentiment italiani, finora, non hanno comunque avuto un riscontro sui dati
provenienti dall’economia reale, che non hanno mai mostrato segnali di ripresa credibili negli
ultimi anni.
Ancora un segno positivo per le vendite al dettaglio tedesche, che a novembre hanno fatto
registrare un incremento mensile dell’1%, dopo il +2% di ottobre, grazie soprattutto a categorie
di beni discrezionali come l’abbigliamento.
A cura della Direzione Advisory di BIM, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni – [email protected]
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7 gennaio 2015
Stati Uniti
Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione si sono stabilizzate sotto quota 300 mila unità
(298 mila), livelli sempre coerenti con una creazione mensile di oltre 200 mila posti di lavoro.
Ancora dati positivi per il mercato del lavoro, con la stima ADP sui nuovi occupati di dicembre
migliore delle attese, +241 mila posti di lavoro.
Il deficit della bilancia commerciale si è contratto più delle attese a novembre, 39 mld $ a fronte
dei 42 mld $ di ottobre, grazie al brusco calo delle importazioni di petrolio che hanno toccato un
minimo degli ultimi cinque anni.
In calo ma sempre su livelli elevati gli indici di sentiment di dicembre. Le indicazioni negative
degli indicatori della Fed di Philadelphia e di Chicago (PMI in calo di 2,5 punti a 58,3), si sono
tradotte in un calo simile per gli indici ISM, sia il manifatturiero (55,5 da 58,7, minimo da 6 mesi)
che quello non manifatturiero (56,2 da 59,3). Sui dati ha pesato soprattutto il rallentamento delle
economie estere, con un conseguente calo di ordini, e il calo del prezzo del petrolio che ha
zavorrato l’importante industria estrattiva americana: i dati riguardanti l’economia domestica,
comunque, si sono mostrati ancora una volta resilienti.
Come accennato, comunque, i dati rimangono su livelli elevati, e il calo è visto piuttosto come
una correzione fisiologica dai massimi di novembre.
In calo la spesa per costruzioni a novembre, -0,3% m/m, ma dopo il brillante +1,2% m/m di
ottobre.
A cura della Direzione Advisory di BIM, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni – [email protected]
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7 gennaio 2015
Legenda
EBITDA
EBIT
EV
(enterprise value)
Dividend yield
Embedded Value
P/E
(price/eps)
CAGR
(compound annual
growth rate)
Book Value
P/BV
PFN e IFN
Core
Tier 1
Solvency ratio
SOP
(sum of parts somma delle parti)
NAV
(net asset value)
Buy back
VIX
Margine operativo lordo, vale a dire il risultato del gruppo prima degli ammortamenti e
accantonamenti, della gestione finanziaria e delle imposte.
Reddito operativo, vale a dire il risultato del gruppo prima della gestione finanziaria e delle
imposte.
Somma della capitalizzazione di mercato e dell’indebitamento finanziario netto.
Tale dato viene impiegato nel calcolare i multipli EV/Sales, EV/EBITDA e EV/EBIT.
Rapporto tra il dividendo annuo e il prezzo in chiusura dell’anno dell’azione.
È un indicatore del rendimento immediato.
È la somma tra il patrimonio netto rettificato ed il valore del portafoglio in essere.
È un elemento centrale per stimare il valore di una compagnia vita, vi è escluso il valore
attribuito alle nuove vendite previste per il futuro.
Rapporto tra prezzo e utile per azione
(dove quest’ultimo può essere indicato come eps - earnings per share)
Tasso di crescita medio annuo, serve a smorzare l’effetto di volatilità dei rendimenti periodici
Il patrimonio netto (mezzi propri) della società. L’eventuale specificazione “tangible” sta a
indicare che il dato è rettificato (in diminuzione) degli avviamenti presenti in bilancio e di
eventuali altre poste immateriali.
Rapporto tra il prezzo e il patrimonio netto della società. Serve per avere un’idea immediata
di quanto il mercato valuta il patrimonio netto di un’azienda.
Sono rispettivamente la posizione e l’indebitamento finanziario netto.
Misura della solidità patrimoniale delle banche, determinata come rapporto tra patrimonio
netto rettificato (prevalentemente degli avviamenti) e RWA (risk weighted assets), le attività
ponderate per il rischio.
Il rapporto preso a riferimento dall’autorità di vigilanza per verificare i livelli minimi di
patrimonializzazione delle compagnie assicurative.
Metodo di valutazione solitamente impiegato per la valorizzazione dei gruppi conglomerati,
che prevede la somma delle singole business units (valutate indipendentemente) al netto
delle voci negative di bilancio (indebitamento, fondi pensioni, fondi rischi-spese, etc).
Metodo di valutazione solitamente impiegato per la valorizzazione delle holdings, che
prevede la rettifica della patrimonio netto con le plusvalenze/minusvalenze latenti sulle
partecipazioni detenute.
Operazione realtiva all’acquisto di azioni proprie
Indice che misura la volatilità implicita nelle opzioni dell’indice S&P500.
Asset Swap
Spread
Rendimento differenziale in basis points dell’emissione rispetto al corrispondente
rendimento sulla curva dei tassi swap. L’Asset Swap Spread è un indicatore immediato della
percezione del rischio sulla singola obbligazione: tanto più alto è lo spread tanto più basso è
il suo rating implicito.
ITRAXX Europe
Appartiene alla famiglia degli indici standardizzati del credito ITRAXX creati e gestiti dalla
International Index Company. L’indice Itraxx Europe è costituito dai CDS di 125 emittenti
europei investment grade maggiormente liquidi (i componenti sono equi pesati). Vi sono due
differenti indici per i CDS a 5 ed a 10 anni; sono disponibili anche sub indici settoriali.
ITRAXX Crossover
CDS
(Credit Default
Swap)
Composto dai CDS di 50 emittenti europei sub investment grade maggiormente liquidi. Vi
sono due differenti indici per i CDS a 5 ed a 10 anni.
Costo della protezione in basis point per coprirsi contro il rischio di default di un determinato
emittente. Il costo si intende annuo. Può essere utilizzato come hedging di una posizione in
portafoglio o può assumere un’ottica speculativa. Tutti gli scambi avvengono OTC. Il CDS a 5
anni è quello standard (più liquido), ma è possibile ottenere quotazioni per tutta la curva.
A cura della Direzione Advisory di BIM, Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni – [email protected]
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7 gennaio 2015
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