Castagno Romani - Atelier dei Paesaggi Mediterranei

Castagna
Autori: Raffaele Grosso Franco Luongo
Periodo: Romano
La coltura del castagno era nota già nella civiltà Greco Romana. Secondo la letteratura latina , il
castagno è originario di Sardi, città della Lidia(Turchia).
Virgilio, vissuto nel primo secolo a.C., nel secondo libro delle Georgiche consiglia d'innestare il
castagno sul faggio e nelle Egloghe ricorda le castagne cucinate con il latte e mangiate con il
formaggio.
Con il passar del tempo, i Romani si accorgono delle enormi potenzialità di questa pianta: la
grande capacità produttiva, la lunga conservabilità, il valore alimentare e l'utilizzo dei frutti, il
rapido accrescimento del fusto, l'inesauribile vitalità della pianta, l'attecchimento degli innesti e
l'uso delle foglie e della corteccia nella farmacopea sono alcuni dei motivi del rapido successo in
occidente del castagno.
Lo scrittore romano Plino il vecchio (23-79 d.C.) nella “Naturalis istoria”, poco apprezzava il frutto
del castagno “nux castanea”: “Sono protette da una cupola irta di spine ed è veramente strano
che la natura abbia occultato con tanto zelo un frutto di così scarso valore”, ne descrive diverse
varietà e ne indica le qualità, tra le quali la Tarantina, la Balantis, La Salariana, la Corelliana e la
Eteniana; considera anche le modalità di conservazione del frutto, quali la sistemazione in sabbia
o in vasi di terracotta, riposti in cassoni coperti di paglia.
Sempre secondo lo scrittore, in Puglia e in Campania si raccoglievano le qualità più pregiate,
mentre con le altre si nutrivano gli animali: nel mondo romano (come ci testimoniano tutti gli
autori latini) ancora non era diffuso l'impiego come cibo popolare, che invece prese piede nel
Medioevo per la penuria di colture più elaborate.
Inoltre Marziale (1° secolo d.C.), nel suo “De re hortensi”, afferma che nessuna città poteva
gareggiare con Napoli nell'arrostire le castagne.
Il castagno era molto diffuso durante l'impero romano non solo per il frutto, ma anche per il
ceduo che risultava una coltura complementare alla viticoltura. Ulpiano (terzo secolo d.C. ) parla
di una “silva palaris ”, cioè una selva da cui si traevano i pali.
www.itspoleto.gov.it/progetti/marroni...castagne/.../storia_del_castagno.h...
Le grandi vittorie di Roma e la conquista di nuovi territori, la coltura si estese oltre il suolo italico
e in poco tempo nella maggior parte dell'Europa centro-meridionale.
Col tempo per indicare la castagna del bacino del Mediterraneo è stato adottato il termine
“sativa” (Castanea sativa Mϋller) per distinguerla dalle altre specie americane e asiatiche.
Riferimenti bibliografici
A. Ferrari, Dizionario di mitologia classica
M. Gislon, R. Palazzi, Dizionario di mitologia e dell’antichità classica
F. Lübker, Lessico ragionato dell’antichità classica.
Orazio, Epistole 1.20.1
Ovidio, Metamorfosi XIV, 623 e seg
Dizionario mitologico: ovvero delle favole, storico, poetico … ;Andrè de Claustre – Library
University of California, DAVIS – 1776.
IL DIO VERTUMNO
Adorato presso i popoli italici, Vertumno era un dio di origine etrusca o forse sabina. Le sue feste
erano dette Vertumnalia, erano celebrate in concomitanza col cambio della stagione da estiva ad
autunnale. Un sacerdote, il flamen Vertumnalis era preposto ai riti. Poiché coniuge di Pomona, e
preposto anch’egli alla custodia dei cicli naturali di rinascita dei frutti, il suo culto si intreccia con
quello della consorte.
Vertunno, Dio dei giardini e della frutta nella mitologia romana, è descritto con due ricci di
castagno al posto delle tempie.
In Proserpina, quinto idillio dell'opera La sampogna, Giovan Battista Marino (1569-1625) descrive
Vertunno, dio dei giardini e della frutta nella mitologia romana, con due ricci di castagno al posto
delle tempie:
« Ne l'una e l'altra tempia tien duo non anco aperti di pungente castagno ispidi ricci »
Giovan Battista Marino, La sampogna. Proserpina Idillio 5
A lui venivano offerte le primizie dei raccolti stagionali. Successivamente gli si attribuirono onori
divini nell’ambito del commercio: Orazio parla della sua statua eretta in fondo al vicus Tuscus (da
qui la presunta origine etrusca). Marco Fulvio Flacco, dopo aver conquistato la città etrusca di
Volsinii (264 a.C.), fece costruire in onore di Vertumno un tempio sull’Aventino, nel quale il 13
agosto veniva offerto un sacrificio.