PARLIAMO DI INTERPELLI, DI RIQUALIFICAZIONE, E DI TUTTO IL RESTO CHE PROPRIO NON VA… L’ultimo interpello, quello del 28/2/2013, ha messo a disposizione un numero di posti molto limitato, e per giunta poi non stati effettuati neanche gli scorrimenti delle graduatorie come invece previsto dall’accordo. A questo si aggiunge lo scandalo della stabilizzazione dei distaccati a qualsiasi titoli, fatta eccezione ovviamente per i beneficiari della legge 104 la cui stabilizzazione è invece del tutto condivisibile (argomento trattato nel precedente numero del nostro giornale). Ed ora con le prospettive sui numeri del prossimo interpello nazionale le notizie continuano ad essere del tutto negative. Vi spieghiamo il perché. Nella relazione in Parlamento sullo stato della Giustizia la Ministra Cancellieri ha infatti confermato, con riferimento all'interpello del 2013, che i vincitori sono stati 776, ma a seguito delle 256 revoche i trasferimenti effettuati sono stati solo 518. Ora, l’art. 10 dell‘accordo del 9 ottobre 2012 (non sottoscritto dalla Cgil…) afferma che sarebbero stati messi poi a disposizione dei lavoratori, tramite un interpello nazionale, una quantità di posti vacanti non inferiore al 50% dei posti coperti con gli interpelli di cui agli articoli 8 (e cioè l’interpello del 2013) e 9 (la mobilità esterna di 296 posti). Quindi ad oggi sappiamo che la metà dei 518 trasferimenti effettivi è 259, mentre per la mobilità esterna, non avendo ancora i dati relativi ai vincitori, non sappiamo quanti effettivamente dei 296 posti saranno coperti. Dandoli però tutti per coperti, la metà è 148. Quindi sommando i due dati si hanno 407 posti disponibili, cioè il 50% dei posti coperti con gli interpelli di cui agli articoli 8 e 9, che saranno quindi presumibilmente messi a disposizione dei lavoratori nel prossimo interpello. Interpello che ci sarà a breve. O almeno speriamo sia così. (continua a pag.2) Ricordiamo a tutti che la stanza sindacale presso il Ministero di Via Arenula è aperta tutti i giovedì dalle ore 9.00 alle ore 11.00, anche per richieste telefoniche. Il numero di telefono e del fax è: 0668897524, la e-mail è: [email protected] Con la nota di convocazione delle OO.SS. per l’incontro del 12 febbraio 2014, il Ministero ha trasmesso lo schema del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante il "Regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia e riduzione degli Uffici dirigenziali e delle dotazioni organiche del Ministero della Giustizia". Dalla lettura del documento emergono, a nostro parere, molte criticità. Criticità relative anche al metodo e alla modalità di convocazione, nonché all’invio tardivo del documento da discutere vista l’importanza che ha per i lavoratori della Giustizia. A pag. 3 del Giornale troverete parte del documento con i rilievi sul DOG consegnato dalla FP-CGIL al Capo Gabinetto Finocchi Ghersi durante l’incontro. A pag. 2 invece troverete il Comunicato stampa del Segretario Nazionale Chiaramonte relativo sempre al DPCM. Non si può fare a meno di sottolineare che anche ancora una volta, malgrado la nostra disponibilità a confrontarci con l’Amministrazione, si è ritenuto di non coinvolgere i lavoratori, procedendo in modo unilaterale a formulare una ipotesi di riorganizzazione che se restasse così com’è porterebbe confusione e disfunzioni negli uffici. (continua da pag. 1) A questo punto è chiaro che l'Amministrazione deve assolutamente intervenire aumentando il numero dei posti a disposizione dei lavoratori per il prossimo interpello nazionale, e ci batteremo affinché ciò avvenga. Anche perché è sempre bene ricordare che nel nostro Ministero ci sono quasi 8000 posti vacanti negli organici di tutte le qualifiche. Beh, tranne però che per i dirigenti di I° e II° fascia, che sempre dalla relazione alle Camere della Ministra Cancellieri risultano invece essere in numero congruo, diciamo così... Evitiamo ogni commento in merito, ed evitiamo anche di ricordare tutti i posti per le stabilizzazioni a qualsiasi titolo che quindi non saranno più disponibili per i futuri interpelli, tanto la situazione paradossale che persiste nel nostro Ministero è ormai chiara a tutti, ma ribadiamo che occorre assolutamente che buona parte degli 8000 posti scoperti vengano messi ad interpello interno prima dell’arrivo dei militari, dell’arrivo degli altri dipendenti provenienti da altre Amministrazioni, prima degli effetti della spending review, e quant’altro. Sarebbe altrimenti l’ennesima ingiustizia perpetrata nei confronti dei dipendenti del Ministero della Giustizia. E a tutto ciò è inevitabilmente collegata quella che continua ad essere la nostra battaglia di sempre per avere una riqualificazione vera, che riguardi le mansioni e le professionalità, e non solo il lato economico (e che comunque il quasi azzeramento del Fua di questi anni ha portato ad avere un vantaggio alquanto ridicolo, alla faccia della soddisfazione dei soliti Sindacati collaborativi…). Una riqualificazione vera da fare necessariamente prima di ricevere i colleghi delle altre Amministrazioni, altrimenti la nostra professionalità già duramente segnata da una riqualificazione sbagliata (non sottoscritta dalla Cgil…) sarebbe del tutto azzerata. In conclusione chiediamo quindi che siano messi ad interpello molti più posti di quelli previsionali, e che quindi il personale esterno venga a coprire i posti che i nostri colleghi di tutte le qualifiche lasceranno liberi dopo l’interpello e dopo la riqualificazione. Sarebbe solo un piccolissimo gesto di riconoscimento e di rispetto per tutti i lavoratori della Giustizia che malgrado piante organiche scoperte, malgrado una palese mancanza di risorse strumentali, malgrado siano oberati sempre più da un carico di lavoro inaccettabile che li espone a responsabilità di ogni tipo malgrado siano tra i meno pagati, continuano con dedizione a garantire quotidianamente il funzionamento di tutte le strutture della Giustizia. Un gesto piccolissimo, ma quanto mai necessario. Oggi più che mai. Massimo SCORPIONI Comunicato stampa di Salvatore Chiaramonte e Fabrizio Fratini Segretari Nazionali Fp-Cgil Riorganizzazione del Ministero della Giustizia, ennesimo pasticcio della Cancellieri. Ma per fortuna c'è la Consulta Roma, 13 febbraio 2014 E' del tutto inaccettabile che la Ministra Cancellieri, ancora in questi giorni sulle pagine dei giornali per presunti scandali relativi al piano carceri, si adoperi per licenziare frettolosamente un regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia che prevede tagli al personale, in applicazione della spending review. Tagli alle amministrazioni della Giustizia, Penitenziaria, Minorile e degli Archivi Notarili, che dimostrano una gravissima debolezza politica rispetto ad altre Amministrazioni che sono riuscite ad evitarli: in un momento in cui le carceri esplodono e gli uffici giudiziari sono allo stremo il tempismo della Ministra è sorprendente. Il merito del regolamento è irricevibile per tutte le articolazioni del Ministero. Invece di attuare un vero 'decentramento' si attuano di fatto dei tagli lineari e degli accorpamenti impraticabili che non potranno che rallentare il funzionamento delle strutture. Lo abbiamo detto all'incontro tenutosi ieri al Ministero di Via Arenula, convocato per altro a cose già fatte e a due giorni dalla discussione in Consiglio dei Ministri, e per questo abbiamo chiesto che la Ministra ritiri immediatamente questo regolamento e apra una vera discussione con le organizzazioni sindacali. Se infatti il regolamento entrasse in vigore, sarebbe un colpo di grazia alla giustizia ordinaria ed al mondo penitenziario tutto, in cui le condizioni di lavoro degli operatori e di vita dei detenuti sono inumane. Per fortuna ieri è intervenuto in soccorso del mondo del carcere il pronunciamento della Consulta sulla incostituzionalità della Fini Giovanardi, una delle leggi carcerogene contro la quale lo scorso anno la Fp-Cgil, insieme ad altre Associazioni, durante la Campagna Tre Leggi per La giustizia e per i cittadini, ha raccolto le firme della società civile. L'abolizione di questa legge potrebbe portare alla scarcerazione di migliaia di detenuti. Una boccata di legalità nelle nostre carceri. Alla Prof.ssa Annamaria Cancellieri Ministro della Giustizia Sig. Ministro, tra pochissimo verrà definitivamente attuata la parte del progetto di nuova geografia giudiziaria che comprende la soppressione degli uffici dei Giudici di Pace. Ad oggi, a parte le previsioni di legge, non abbiamo ricevuto alcuna informativa sul destino del personale perdente posto, ovvero con quali criteri verrà trasferito negli uffici dei Giudici di Pace accorpanti o negli uffici giudicanti e requirenti. Non si sa se tale operazione avverrà a seguito di una oculata rimodulazione delle piante organiche, se avverrà secondo una graduatoria, per qualifica e su domanda del personale stesso. Per quanto ci riguarda ad oggi la riforma si è rivelata nella maggior parte dei casi un fallimento e non ci risulta abbia conseguito gli obiettivi di risparmio ed efficienza che si era prefissata; per evitare di aggiungere ulteriori criticità a un sistema già dissestato ed evitare ancora una volta che a pagarne gli effetti sia il personale e la cittadinanza le chiediamo di avviare un tavolo di confronto urgente con le OO.SS sulla materia. Certi di un sollecito riscontro Le inviamo distinti saluti Roma, 10 febbraio 2014 FP CGIL Salvatore Chiaramonte Dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria: così si rischia di assestare il colpo di grazia La prima questione che salta immediatamente agli occhi è l'applicazione del cosiddetto “decentramento” applicato ai sensi della legge n. 240 del 2006. La legge in questione prevedeva infatti un effettivo decentramento, con 16 direzioni regionali o interregionali. Il regolamento in questione, invece, ne prevede, sempre in base agli obblighi determinati dall'applicazione della legge del “risparmio” che crea inefficienza, solo tre. Una per il nord, una per il centro e una per il sud del Paese. Si crea, così, un accentramento paradossalmente decentrato che, di fatto, non corrisponde affatto ai criteri stabiliti dalla legge che si starebbe applicando. Le predette macro direzioni si estendono su vasti territori, e non serviranno affatto a consentire una più agile gestione del personale, dei beni e dei servizi, bensì a complicarla. Le 3 Direzioni Generali territoriali rischiano, davvero, di assestare il colpo di grazia all'organizzazione giudiziaria. Crescerà complessivamente il personale addetto a procedure di supporto, verrà meno quel minimo di coordinamento che, comunque, il Ministero assicura e crescerà anche la distanza delle DG con gli Uffici Giudiziari. Sussiste, poi, un grave problema di titolarità delle relazioni sindacali; le tre mega direzioni chi avranno come interlocutore viste le numerose regioni coinvolte? Che tipo di trattativa determinerà questioni relative al personale, si tratterà di trattativa nazionale, che garantisce l’uguaglianza su tutto il territorio, o ci saranno delle trattative interregionali creando dunque chiare sperequazioni? Inoltre alcune questioni inerenti la mobilità che spettano alle direzioni interregionali con quali soggetti si faranno e in base a che accordi? La problematica evidentemente non può essere decisa con atti unilaterali ma deve vedere il diretto coinvolgimento delle OO.SS e tale situazione rischia di complicare il quadro delle relazioni sindacali e creare confusione e mancato rispetto delle regole. Inoltre, il cosiddetto riguardo che l'Amministrazione avrebbe avuto in relazione a “stabili e funzionali collegamenti aerei” viene naturalmente meno, e ciò sta a dimostrare – se possibile ancora una volta - che in quanto a competenza geografica la medesima merita un voto sicuramente molto basso, come ha già avuto modo di evidenziare nel concepimento della disastrosa riforma della geografia giudiziaria. Forse l'amministrazione non conosce la famosa efficienza delle linee ferroviarie italiane, soprattutto quella del sud del Paese, e neanche i costosi collegamenti aerei con le isole. Diciamo che in questo caso si tratta di tutto tranne che di un decentramento, piuttosto di un grave appesantimento della struttura gestionale che avrà tre macro direzioni e una direzione centrale a Roma che va a sovrapporsi con quella del Lazio. Riprendendo il conflitto di cui sopra, sulla questione delle relazioni sindacali segnaliamo una prima evidente incongruenza; l'art. 12, nella parte relativa alla lettera recita b) "l'assegnazione temporanea di personale, anche in soprannumero , in posti vacanti di altro ufficio compreso nella circoscrizione, per un periodo non superiore a 6 mesi prorogabile una sola volta" ricordiamo che le procedure afferenti questa previsione sono a tutt'oggi regolate dall'accordo nazionale sulla mobilità del personale sottoscritto l'anno 2007, e che tale prassi è assegnata ai Presidenti di Corte di Appello e ai procuratori Generali in base a precise regole condivise. FP-CGIL Grieco Il bando va bene, ma un concorso pubblico sarebbe stato meglio… Siamo stati informati del bando per l’assegnazione di personale del Ministero della Giustizia alla Scuola Superiore della Magistratura per la sede di Roma. Dal bando si evince, come potete vedere qui a lato, che si chiede la disponibilità di diverse unità, e riguarda diversi profili professionali (Assistente Giudiziario, Cancelliere e Funzionario Giudiziario) appartenenti nello specifico all’Organizzazione giudiziaria. Dalla nota si evince che seguirà un interpello. Per chi fosse interessato è certamente un’opportunità molto interessante, ci si chiede però, vista la scopertura di posti a livello nazionale valutabile in circa 8000 unità, se questo ulteriore distacco di personale del nostro Ministero non determini un ennesimo depauperamento degli uffici giudiziari già in sofferenza? In grossa sofferenza… come peraltro ampiamente denunciato dai Presidenti delle varie Corti d’Appello in occasione delle recenti cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario 2014. Non sarebbe quindi il caso di coprire i posti per le sedi della Scuola Superiore della Magistratura con un concorso pubblico? Rimettendo in moto quindi quel meccanismo che preveda il turnover per le Amministrazioni, come la nostra, con gravi carenze di personale e con compiti essenziali per il Paese. Sarebbe un piccolo segnale che della Giustizia interessa ancora a qualcuno… Carmine CAPUTO Al Sottosegretario di Stato Cosimo Ferri Egregio Sottosegretario, torniamo a segnalare la grave situazione in cui versano le relazioni sindacali all'Organizzazione Giudiziaria. E' urgente, viste le molteplici problematiche da affrontare, un incontro per cambiare passo e avviare una interlocuzione fattiva che sino ad oggi i vertici amministrativi del Ministero hanno sempre rifiutato. CGIL Libertà è partecipazione Mensile di informazione dei lavoratori della Giustizia del Lazio è prodotto e stampato in proprio Coord. Reg. FP CGIL Carmine CAPUTO Redazione Amina D’ORAZIO Massimo SCORPIONI Tra le ultime cose accadute, i lavoratori della giustizia, hanno percepito il salario di produttività, FUA anni 2011/2012, solo alla fine del mese di dicembre 2013, con grave ritardo a causa dell'inerzia dell'Amministrazione e ci risulta che in alcuni distretti a causa di ingiustificate mancanze nella gestione, i lavoratori non hanno percepito ancora nulla ed il ritardo nel pagamento rischia addirittura di slittare di alcuni mesi. E' necessario a questo punto che si facciano pressioni sulle Corti di Appello in questione, che si attivino per la richiesta dell'immediato riaccredito dei fondi e che si metta urgentemente a disposizione anche il 20% del predetto Fondo destinato alla contrattazione decentrata non ancora erogato. Si tratta di ritardi inaccettabili per lavoratori che hanno già il salario ridotto a causa dei ripetuti tagli delle leggi finanziarie che si sono succedute. Quanto avvenuto è oltremodo grave e da imputare alla pessima gestione di questi ultimi anni, pertanto crediamo non rinviabile l'avvio di un percorso di condivisione delle problematiche per il quale ci rendiamo già da adesso disponibili anche con proposte unitarie. Restiamo in attesa di un sollecito riscontro. Roma, 3 febbraio 2013 FP-CGIL Grieco
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