La squilla di Solva

ALASSIO MARIANA
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Non uno, non due, non tre … lettori mi hanno invitato a leggere il quadro di
G.A. Ansaldo (1584-1638) custodito nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. L’hanno
veduto, per anni, durante il loro iter scolastico. Nessuno dei Padri pensò mai di farne
oggetto di catechesi, illustrandone la bellezza della forma.
Domenica 31 agosto 2014
La squilla di Solva
“… la Chiesa non teme i suoi nemici, ma l’ignoranza dei propri figli” (Pio XII)
Ma come poteva essere notata quella Madonna degli Angeli in una chiesa assai
buia, che nel tempo aveva subito utili (!) distribuzioni? L’ultima campata destinata a
usi profani: segreteria della scuola e sala d’associazione sportiva Auxilium. La navata
di destra … ridotta ad angusti ambienti abitati dalle suore. E l’orchestra adattata a
laboratorio.
Un’importante novità
si concretizzerà nell’editoria:
l’alleanza tra
la Stampa e il Secolo XIX.
Scrive A. Miscio (1923-2013) che, nel 1966, il sedicesimo direttore “in vista del
centenario, pensa a un generale restauro della millenaria chiesa, già benedettina, poi francescana, poi del demanio, ridotta a deposito di barche, riscattata finalmente da don Bosco nel
1870”.
L’operazione sarà notificata
all’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni e sottoposta ai cda
e assemblee dei soci di entrambe
le società … entro la fine dell’anno.
Il sedicesimo direttore progettò e sistemò, lavorò e innovò. E ne uscì - è dovere
riconoscerlo! - una chiesa nuova. A scapito dell’antica di ben mille anni! Ma tutti la
riconobbero luminosa. Come deve essere la domus, che raduna il popolo cristiano per
la comune celebrazione liturgica e preghiera.
Gli architetti cristiani sanno che la luce è matrice generativa dello spazio: il
passaggio dal caos al cosmo è frutto della luce, cosa buona del primo giorno della prima
settimana del mondo (cf Gen 1,3-5).
Luce è Dio (1Gv 1,5). Luce è Gesù Cristo (GTv 8,12), confessato nel simbolo/
credo niceno: “luce da luce”. Luce nel Signore (Ef 5,8) sono i discepoli. Secondo i Padri,
illuminazione da luce è il battesimo, radice dell’iniziazione cristiana. Luce è l’Eucaristia,
di cui nella liturgia di Giovanni Crisostomo (347-407) è detto: “Abbiamo visto la luce,
quella vera” (Gv 1,9).
Lo spazio edificato per l’assemblea cristiana riunita in preghiera, non può essere
se non spazio luminoso. Gli stessi mosaici (che catturano la luce nell’oro) e le vetrate (che
catturano la luce nel colore) edificano l’architettura di una chiesa.
Il n. 42 del Rito di dedicazione della chiesa recita: “L’illuminazione della
chiesa significa che della luce di Cristo brilla la Chiesa e per mezzo di essa tutta la famiglia
umana”. L’architetto cristiano, sa che far entrare i fedeli in un edificio liturgico non illu
minato è vera e propria distorsione, perché entrare in una chiesa è entrare in una lucealtra; in un trionfo della luce sull’oscurità. Solo questo trionfo si addice alla chiesa. E’
trionfo che icasticamente celebra il detto di s. Paolo: “Se eravate tenebra, ora siete luce” (Ef 5,8).
Sia ben chiaro: chi pensasse che il sedicesimo direttore avesse in mente tutto ciò,
penserebbe troppo! Però ... ebbe il merito di aver portato più luce nella millenaria chiesa di Santa Maria degli Angeli, in Alassio.
anno 4 numero 35
*
Merita plauso una tale ‘operazione’, se è per un migliore e più veritiero
servizio.
Come non pensare alle acuminate (e non di rado avvelenate) frecce di
K. Kraus (1874-1936) verso i giornalisti.
“Non avere un pensiero ed essere in grado di esprimerlo: ecco cosa serve
per diventare giornalisti”. E’ un suo avvelenato aforisma.
“Cane morde uomo”, è notizia
per niente interessante. Ma “Uomo morde carne” - si sa - fa notizia.
Un tal D. Boorstin (1914-2004)
era convinto che notizia è qualsiasi cosa
faccia esclamare il lettore: “Ma guarda
un po’!”.
Lo sanno gli operatori della notizia che: essa perde il proprio impatto
quanto più si riferisce ad avvenimenti ac
caduti lontano dalla zona di distribuzione del quotidiano.
Ma resta sempre vero che il pubblico ha il diritto di aspettarsi quanta più
obiettività umanamente sia possibile.
Un vero giornalista - anche quel
lo della porta accanto - sente il dovere di
esercitarla al limite delle proprie capacità ...
*
“Chi ha il cuore vuoto, ha la
bocca che trabocca”, scriveva il velenoso K. Kraus.
E il Siracide, da secoli, ricorda: “Il cuore degli stupidi sta sulla lo
ro bocca; mentre la bocca dei sapienti è il loro cuore” (Sir 21,26).
*
Immagini da meditare
La vita di Gesù
(126)
L’invidia è peccato
L’invidia è un peccato o, in quanto dolore interiore, passione (uno di quei
moti dell’anima - le passioni, appunto! che precedono volontà e ragione)?
Non è forse vero che il sentimento di invidia (tutt’altro che invidiabile) sor
ge talvolta senza che uno lo voglia?
Vi diranno i teologi-morali di un
tempo che l’invidia è peccato quando noi
ci compiacciamo in essa; quando acconsentiamo alla passione (d’invidia) e ne diventiamo complici, favorendola con pensieri, parole e atti che sembrano innocui.
Ecco un colloquio colto al mercato: “Anna, l’hai vista? E’ sempre pimpante, curata, con tre figli impeccabili”. “Sì,
ma ha una collaboratrice domestica e suo
marito guadagna una fortuna. A proposito,
non sono certa che sia molte felice, con lui
…”. Che è il rammarico di questa comare
se non invidia?
Insieme alla superbia, l’invidia è il
peccato del diavolo, invidioso degli uomini, degli altri angeli e di Dio.
La Bibbia collega il limite dell’umanità (= la morte) al peccato d’invidia, di
Satana, l’invidioso per eccellenza.
“Per invidia del diavolo la morte
è entrata nel mondo e ne fanno esperienza
coloro che le appartengono” (Sap 2,24).
Lucifero volendo essere simile a
Dio, spinto da uno smisurato orgoglio si ribellò a Lui. E fu scaraventato negli inferi,
ossia in una condizione di definitiva e incol
mabile separazione da Dio (cf 2Pt 2, 4).
Imprigionato in questa lontananza
infernale, roso dal tormento per quanto ha
perduto, prova profonda invidia per coloro
che sono in comunione con Dio e decide di
rovinarli, iniettando nel loro cuore il veleno dell’orgoglio.
Ma gli uomini, da oggetto dell’in
vidia del diavolo, ne divennero ben presto
imitatori e la loro invidia provocò, al pari
di quella diabolica, lutti e sciagure.
Nella Bibbia, come nella storia,
scorre il sangue dell’invidia.
Dio condanna l’invidia nell’ultimo precetto del suo Decalogo: non deside
rare ...
L’invidia è male.
Ai miei dodici lettori ricorderò,
ancora una volta, che a partire dal peccato
originale, un Caino (il primo invidioso)
sonnecchia in noi. E spesso si sveglia per
morderci il cuore di fronte alla felicità altrui.
L’invidia è peccato che può spingere fino a recare danno agli altri e quindi
tradisce l’imperativo di amare e rispettare il prossmo.
f.f.
(seguirà)
(21)
La redazione dei Vangeli, che pren
de corpo nel primo secolo dopo Cristo, si
fonda principalmente sulla tradizione orale
e successivi scritti, che contengono la predicazione di Gesù e dei suoi primi discepoli.
Non abbiamo il testo originale dei
Vangeli, come non sono stati ritrovati gli
originali delle lettere di Cicerone o degli
Annali di Tacito. Ma abbiamo la fortuna di
possedere manoscritti antichi (e molto numerosi) di tutti gli scritti del Nuovo Testamento.
a. Antichità dei manoscritti
Nella biblioteca Rylands (Manchester) sono conservati due frammenti di papiro che risalgono alla prima metà del secondo secolo: vi sono copiati due brani della passione secondo Giovanni.
Molte pergamene del III secolo con
tengono diversi passi del Nuovo Testamento.
- il Sinaitucus - così chiamato perché sco
perto, nel 1844, in un monastero greco del
Sinai -, conservato a Oxford, sarebbe uno
dei cinquanta manoscritti che Eusebio di
Cesarea (263-339) dice di aver fatto copiare per Costantino (272-337), dietro suo
ordine, verso il 331: le cinquanta copie furono offerte dall’imperatore alle principali
Chiese. E’ composto di 346 fogli di pergamena molto fine, forse di pelle di gazzella; ogni foglio misura 43 cm x 37 cm.
Esistono due copie complete del
Nuovo Testamento, scritte nel IV sec. con
una magnifica scrittura onciale:
Ci sono dunque solo tre secoli di
scarto tra la redazione degli scritti del
Nuovo Testamento e i primi manoscritti
completi che possediamo di essi.
- il Vaticanus - così chiamato perché conservato presso la Biblioteca Vaticana -, uno
degli esemplari che l’imperatore Costantino ricevette dal vescovo Atanasio nel 340.
Questo è nulla a confronto dei mol
ti secoli che separano l’originale dei classici dell’antichità dalla copia più antica
conosciuta:
1600 anni per le tragedie di Euripide o
le opere poetiche di Catullo;
1400 anni per le tragedie di Sofocle o di
Eschilo e le commedie di Aristofane;
1200 anni per i dialoghi di Platone;
1200 anni per le orazioni di Demostene;
700 anni per le commedie di Terenzio;
400 anni per i poemi di Virgilio …
*