Un esercito di volontari alla mensa interparrocchiale

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Attualità
15 ottobre 2014
SAN GAVINO
Un esercito di volontari
alla mensa interparrocchiale
L
avorano in silenzio e non vanno mai in ferie. Sono i 40
volontari della mensa interparrocchiale di San Gavino
(nella foto di Silvia Altea) che ogni giorno dalle prime ore
del mattino si mettono a cucinare un pasto caldo per le tante
famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese e a
comprare il cibo per preparare il pranzo o la cena.
Le richieste sono in continuo aumento come ricorda Angela
Canargiu, una delle volontarie: «In media prepariamo più di
200 pasti al giorno. All’apertura nel dicembre del 2012 gli
utenti erano circa 50, oggi sono più di 120. La povertà a San
Gavino è sempre più dilagante e le persone che si avvicinano
alla mensa (disoccupati, anziani con pensioni infime, famiglie con figli minori) sono tutte segnalate dal centro d’ascolto della Caritas. I locali sono stati messi a disposizione dalla
diocesi mentre la cucina a gas, il piano di lavoro, la cappa e
un frigorifero sono state donate dai Lions di Villacidro. L’idea
è stata di uno dei soci, Gavino Floris, che, rendendosi conto
dello spreco dei supermercati, ha proposto l’idea della mensa a don Giorgio Lisci che ha subito sposato l’iniziativa».
Di qui il coinvolgimento di tutte le parrocchie sangavinesi e
della pastorale diocesana della salute per venire incontro alle
famiglie che devono sopravvivere anche con soli 250 euro al
mese. I volontari prestano la loro opera con grande passione
e ricoprono diverse mansioni come evidenzia Angelo
Pusceddu: «Facciamo ogni giorno i turni. Tre di noi cucinano, due si occupano della distribuzione ed altre due persone
si recano in ospedale per ritirare i pasti sigillati non distribuiti ai malati.
Segniamo su appositi registri sia le
entrate che le uscite e tutti gli scontrini per garantire sempre la massima
trasparenza».
Per risparmiare la corrente elettrica i
volontari usano tanti accorgimenti e anche la bombola, (ha
un costo di 140 euro), dura tre settimane. «Bisogna unire gli
sforzi - rimarca Angela Canargiu - per combattere tutti insieme la piaga della fame. Facciamo anche un appello alle
aziende alimentari o a chi vuole fare le donazioni per la mensa».
Intanto, a nome dei volontari della mensa, Ornella Ennas ha
espresso alcune riflessioni in occasione di una messa prima
del trasferimento del parroco: «Don Giorgio ti ringraziamo
indistintamente per il servizio che hai svolto con dedizione
e amore specialmente verso le persone e le famiglie bisognose, per aver cercato con tanta cura e paternità di formare
un piccolo gruppo di volontari da dedicare alla mensa di cui
tu eri il promotore, per aver avuto amore in ogni cosa, per
aver manifestato la tua grande capacità ed intraprendenza
nel realizzare qualcosa di importante che lascia, nel tempo,
un segno visibile della tua presenza. Hai avuto tanto amore
per tutti e per tutto, in ogni azione, in ogni gesto, in ogni
parola, sempre. Di quell’Amore di cui sono capaci solo le
persone che l’Amore lo vivono veramente in Cristo e che
solo da Lui può provenire». Poi gli altri volontari: «Grazie a
don Giorgio - dice Roki Sejdovic - ho avuto l’opportunità di
scoprire nuove realtà, di sentirmi accettato e parte integrante
di una comunità». infine uno dei tanti utenti della mensa:
«Ti ringraziamo per tutte le attenzioni e i riguardi che hai
avuto nei nostri confronti; per averci assicurato, in un momento per noi di grande difficoltà, un servizio che ci consente di guardare con speranza verso un futuro migliore senza
perdere la nostra dignità».
E il livello di povertà a San Gavino Monreale è in continuo
aumento. In pochi anni sono più che triplicate le richieste di
aiuto in Comune (in totale sono circa 500) come partecipazione ai diversi bandi regionali per le povertà estreme: «Il
Comune – sottolinea l’assessore alle politiche sociali Bebo
Casu – eroga dei pasti sia a domicilio che in una struttura
convenzionata. Ha un budget annuale a disposizione di 35mila
euro all’anno e il costo di un pasto è di 6 euro».
Gian Luigi Pittau
SARDARA
MUSA SPAZIO MODA:
CINQUANT’ANNI
DI STORIA
E
ra il 1964 quando i nostri genitori
decisero di aprire un negozio di abbigliamento nel cuore del centro storico di Sardara. Il locale, appena ristrutturato, era appartenuto ai nostri nonni,
che fin dai primi del Novecento avevano avviato una fiorente attività commerciale, una sorta di emporio, dove si
vendeva un po’ di tutto.
Quando eravamo bambine io e mia sorella Pina salivamo in soffitta a frugare
nelle cassapanche della nonna, dove
sfogliavamo, incantate, vecchi giornali con immagini degli abiti dell’epoca.
Stavamo immerse per ore, tra bilance,
vecchi oggetti e disegni, a giocare a fare le commercianti.
Era come se intuissimo il nostro prossimo destino!
Erano quelli gli anni del Pop e del Rock & Roll. La loro
musica fresca e vigorosa si sentiva ovunque. Il taglio dei
capelli e lo stile dei cantanti influenzò anche i giovani del
nostro paese. Mio padre riassortiva ogni settimana i cappellini stile Beatles: andavano proprio a ruba! Portò anche delle giacche di velluto e broccato con collo guru, per i giovani
fans che in quel periodo avevano creato delle band musicali
ispirate al gruppo inglese.
E poi, quanti ricordi dei mitici anni Settanta! La squadra del
Cagliari aveva vinto lo scudetto. Si avvertiva ovunque l’eco
del boom economico. Si parlava di emancipazione della donna e dei figli dei fiori. C’era un fermento, che si esprimeva
in ogni aspetto della vita, in particolare nella moda. Ricordo
le minigonne vertiginose e la scoperta degli shorts usati con
i cappotti lunghissimi, e gli stivali con le borchie, rigorosamente con i tacchi altissimi.
Certo la moda cambiava molto in fretta. Sembrava quasi di
vorticare in un tempo accelerato. Arrivarono presto le maxi
gonne e tutto lo stile dei pantaloni a zampa di elefante, le
bluse in mussola con le maniche ampie. Noi ragazze face-
berto, abbiamo in quegli anni
ridisegnato tutti gli arredi del negozio.
L’entusiasmo e il desiderio di rinnovamento non ci hanno mai abbandonato, anche quando, con il nuovo millennio, iniziamo a percepire la crisi
economica, e molti giovani cominciano a viaggiare e a lasciare il paese. La
sfida, nel campo della moda, si sta facendo addirittura internazionale, occorre confrontarsi sempre più, con Parigi,
Londra, Milano: bisogna stare insomma sempre al passo con i tempi, riuscire a stupire un pubblico sempre più
esigente, con la merce sempre più
vamo la sfida per sfoggiare per prime tutte le novità.
Negli anni Ottanta i marchi italiani cominciano a calcare le
passerelle di tutto il mondo, il made in Italy affascina e seduce tutti. Erano quelli gli anni del lusso, dei viaggi. Anche
noi cominciammo a viaggiare per lavoro, per confrontarci
con le realtà e le tendenze al di fuori della nostra isola. Frequentammo sfilate e fiere del settore nel continente, portando, al rientro, un immaginario nuovo e un entusiasmo rinnovato. Per i giovani, la moda era oramai un modo di essere, si faceva a gara a chi indossava i capi più innovativi.
Spesso organizzavamo delle sfilate, dove si coinvolgevano
gli stessi clienti, ed era sempre una grande festa.
I primi anni Novanta erano ancora euforici. Si andava sempre alla ricerca del prodotto migliore, nell’abbigliamento,
addirittura dell’esclusiva. Ricordo che un anno, non soddisfatte dei modellini degli abiti per le comunioni, avendo in
negozio anche sete, broccati e lini (a quel tempo si vendevano anche i tessuti) Pina ed io disegnammo una nostra collezione, per poi farla realizzare da una nota sartoria della
zona.
Abbiamo sempre coltivato la cultura del bello. Anche per
questo, e grazie al talento e all’estro di nostro fratello Ro-
esposta.
E così, nel 2006, facciamo il grande passo, inauguriamo un
nuovo, e più grande punto vendita, nella ex statale 131. All’interno di questo grande negozio, nel 2010 apriamo anche
un Atelier tutto dedicato alla sposa, per completare così la
nostra specialità nel settore della cerimonia.
Questa, in sintesi, è la nostra storia.
La storia di una famiglia che, nel suo piccolo, ha cercato di
diffondere la cultura del bello. Cinquant’anni meravigliosi,
in cui ci avete accompagnato soprattutto voi clienti. Una
bella avventura che avete sostenuto con il vostro affetto e la
vostra fiducia. Un’eredità dei nostri genitori, che ci hanno
trasmesso il buon gusto e l’importanza non solo della bellezza e della moda ma anche della qualità del servizio. E dai
quali abbiamo appreso e mantenuto, soprattutto, la capacità
di saper ascoltare, sempre, anche ora, nell’era di Internet, in
cui tutto sembra diventare immateriale e virtuale.
Grazie di cuore soprattutto a voi, quindi, cari clienti, che
siete stati la nostra forza per mezzo secolo, e grazie anche ai
nostri collaboratori. Contiamo naturalmente di ricambiare
la stima, ancora per molto tempo.
Anna, Pina e fratelli Musa
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Attualità
SANLURI. MATRIMONIO
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AL CASTELLO
Il sogno diventa realtà
nelle stanze di Eleonora
Sposi al castello di Sanluri. A breve quello che per molti può
sembrare solo un desiderio potrebbe diventare realtà. L’idea
è accontentare le giovani coppie che vorrebbero pronunciare
il fatidico sì in una cornice da favola e nello stesso tempo
fare cassa.
Una risorsa che l’amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Collu ha deciso di sfruttare al meglio, nella speranza
anche di ridare ossigeno alle strutture ricettive del paese. La
decisione prende atto del parere del Consiglio di Stato, che,
mette nero su bianco quello che “la celebrazione del matrimonio è oramai avvertita come una vicenda non necessariamente intima o sacrale ma anche mondana e tale, da sottrarsi,
quanto meno con riguardo al luogo, al rigido cerimoniale
previsto dalla tradizione”. Il primo passo del Comune è stato
quello di dare veste istituzionale al monumento medioevale
e poter così aprire le porte alle coppie che decidono di giurarsi amore eterno dentro la splendida struttura. La cerimonia avrà un costo, tutto ancora da definire. Il minimo potrebbe essere di 300 euro, destinato ad aumentare in base alle
opzioni: la quantità e qualità degli addobbi floreali, il numero delle sedie, la musica, la pergamena, il tempo di noleggio
della sala, l’aperitivo e quant’altro può ospitare una location
da favola. «A partire dal 2005 - dice il sindaco, Alessandro
Collu - abbiamo una media di 25 -30 matrimoni civili l’anno,
anche se già dagli anni ’90 le celebrazioni in Municipio per il
giorno più bello non sono di certo mancate. Ma allora erano
casi sporadici». Oggi sono sempre di più le coppie che chiedono di potersi unire in matrimonio nelle stanze del castello.
Un po’ per l’atmosfera romantica, un po’ perché Sanluri non
ha una sala consiliare adeguata per simili eventi. Probabil-
mente ci sarà una ricaduta turistica. «L’obiettivo - aggiunge
Collu - è che la scelta non ricada solo sui sanluresi, ma si
allarghi ai residenti di altri paesi. E che gli invitati restino
da noi per più di un giorno. Senza contare l’opportunità di
lavoro, considerato che serviranno nuove forze e magari
potranno nascere nuove imprese”. Ricorda che l’operazione è stata possibile perchè da 4 anni la gestione del monumento è affidata al Comune, tramite una cooperativa, di cui
è presidente Manuel Villasanta, figlio del conte Alberto, proprietario del maniero. E i numeri dei visitatori sono da record: 15 mila in tutto l’anno e 1.500 studenti solo ad aprile.
Santina Ravì
SARDARA
SAN GAVINO. CONSIGLIO
COMUNALE
Arrivano i cestini portarifiuti
Presentato il bilancio
e le linee programmatiche
della Giunta Tomasi
È in pieno fermento l’attività politico-amministrativa sangavinese. Il 30 settembre, oltre all’approvazione del piano triennale per gli interventi socio-assistenziali e del piano triennale per le opere pubbliche è stato discusso il bilancio di previsione 2014, questione su cui il Consiglio si è spaccato.
La spaccatura in aula. La minoranza, prima di votare il documento, ha chiesto una sospensione della seduta, dopodiché
tornati in aula gli esponenti dell’opposizione hanno espresso il
proprio parere contrario. “Il nostro voto è contro l’approvazione del bilancio - dice Nicola Garau - semplicemente perché in
esso è contenuta l’applicazione della TASI, applicazione alla
quale ci opponemmo. La questione è molto semplice, le famiglie sono allo stremo, da ottobre subiremo un rincaro sulle bollette di luce e gas e un’ulteriore spesa sulle spalle dei contribuenti ci sembra ingiusta, la TASI non andava applicata, non
all’1,5 per mille”. Gli fa eco il consigliere Fedele Melas: “Il
nostro è un atto di coerenza politica, votammo contro allora e
votiamo contro anche oggi. Non è una bocciatura del bilancio,
attenzione capiamo la delicatezza della situazione, ma ci opponiamo con forza ad un ulteriore balzello per le famiglie”.
La questione TASI è spinosa e la maggioranza ha difeso il
provvedimento preso: “Se chi ha corso prima di te lo ha fatto
male - ha affermato il vicesindaco Ennas - è chiaro che bisogna compiere dei sacrifici per riparare ai danni fatti in precedenza”. Concorda anche l’assessore Musanti: “L’applicazione della TASI era inevitabile, in alcuni paesi non è stata applicata in quanto avevano la copertura e maggiori entrate,
nelle nostre circostanze abbiamo fatto di tutto ma è stata una
necessità, avremo dovuto interrompere l’erogazione di servizi fondamentali”.
Il Bilancio. In sintesi, nel bilancio di previsione del 2014, le
entrate previste sono di 17.523.362 euro, mentre le uscite
previste sono 9.841.842 euro. Un bilancio che, come ribadi-
UNIONE
DEI
to anche dal sindaco Tomasi e dai consiglieri sia di maggioranza che di minoranza è frutto del lavoro della precedente
amministrazione targata Cruccu ed è di fatto un bilancio consuntivo.
Le Linee Programmatiche. Ben più valore hanno avuto le
linee programmatiche, presentate al consiglio comunale il 9
ottobre. A poco più di quattro mesi dall’elezione a sindaco
di Carlo Tomasi e del nuovo Consiglio Comunale, la cui
maggioranza è espressione della lista “Obiettivo San Gavino”, l’esecutivo ha presentato i progetti da qui al 2019. “Cerchiamo di dare un’etica - afferma il sindaco - a San Gavino,
facendo ciò che i sangavinesi ci hanno chiesto in campagna
elettorale”. .
Una serie di interventi nel paese volti al risanamento trasformando San Gavino in una “Cittadina della salute”, così
come più volte rimarcato da Tomasi. Interventi che andranno a riguardare le strutture e gli spazi sportivi, l’ampliamento dell’area cimiteriale, il rifacimento della segnaletica. Provvedimenti che andranno a migliorare San Gavino sotto il
profilo del decoro urbano e della sicurezza. L’attenzione sarà
rivolta però anche allo sviluppo, al commercio col sostegno
dell’imprenditorialità giovanile, la salvaguardia delle campagna e una serie di interventi sociali con gli imperativi di
legalità, socialità e sanità.
La minoranza. È solerte Walter Piras: “Mi rincresce notare
che,come prevede lo statuto comunale, le linee programmatiche vadano presentate 20 giorni prima ai capigruppo, ciò non
è accaduto visto che solo oggi, in concreto, vengo a conoscenza delle linee programmatiche. A parte questo il mio auspicio
è che riusciate a realizzare tutto ciò che avete promesso, e che
i primi 10 passi citati nel vostro programma elettorale siano
compiuti entro l’autunno”.
Lorenzo Argiolas
COMUNI TERRE
DEL
CAMPIDANO
“Al fine di migliorare gli standard qualitativi del decoro urbano l’amministrazione comunale, tramite la società che gestisce il servizio di raccolta porta a porta, la Derichebourg,
sta provvedendo a posizionare tredici cestini portarifiuti che
verranno collocati nel parco comunale, soprattutto agli ingressi esterni, in via Cagliari, via Oristano, viale dei Platani,
via Campania, via Umberto e nel centro di aggregazione sociale”. C’è poi una novità anche per quanto riguarda gli amici dei cani: i contenitori che dovranno essere utilizzati per la
raccolta delle deiezioni canine verranno installati in piazza
Gramsci, via Cagliari, in prossimità di piazza Giovanni, nel
parco comunale, ingresso principale. Infine ulteriori portacicche verranno posti all’interno del parco comunale, in via
Oristano, via Cagliari e in viale dei Platani. In previsione delle
piogge autunnali si sta attuando la pulizia delle caditoie in
quelle aree urbane che presentano maggiori criticità. (s. r.)
GONNOSFANADIGA
Appalto per la chiesa S. Barbara
A Gonnosfanadiga si inizia ad intravedere una speranza sulla
riapertura della chiesa di Santa Barbara. La chiesa più antica
del paese venne chiusa a giugno 2012, poiché ritenuta
inagibile dopo alcuni crolli sopra la navata e nella facciata
esterna. Il sindaco Nino Zanda
ora annuncia che i lavori sono
già segnati in agenda:«Stiamo
predisponendo l’appalto.A disposizione ci sono 230 mila
euro per la sistemazione della
navata centrale. È previsto poi
un intervento della Cei che dovrebbe contribuire con altri 200 mila euro». E aggiunge:«Per
cercare di riaprire la chiesa abbiamo presentato un progetto
per il quale chiediamo un finanziamento regionale di 150 mila
euro, ai quali andremo ad aggiungere 50 mila euro di risorse
comunali». (step)
GONNOSFANADIGA
Stanziati i fondi per il Piano di protezione civile Un comitato per un parco giochi
Dopo un anno di lavoro, l’Unione dei Comuni ‘Terre del
Campidano’ è pronta a dotarsi di un piano di Protezione civile. C’è già la delibera dei 5 Comuni interessati: Sardara,
Pabillonis, San Gavino, Samassi e Serramanna. «Ormai spiega il presidente, Giuseppe Garau - siamo alla fase conclusiva. È stato già conferito all’ingegnere Alessio Ortu l’incarico di predisporre il Piano, tenendo conto delle singole
realtà». Ricorda che «la gestione associata del servizio ha
come scopo principale quello di aumentare l’efficienza delle
strutture comunali impegnate sia nelle fasi della prevenzione
dei rischi che in quelle della gestione dell’emergenza in caso
di eventi calamitosi, ottimizzando il raccordo con l’azione
delle forze competenti».
L’assemblea dell’Unione, in sede di approvazione del bilancio di previsione, ha stanziato i fondi necessari anche per
l’acquisto di attrezzature necessarie per fare fronte a eventi
eccezionali, come l’alluvione del 18 e del 19 novembre scorso. «Abbiamo preso l’impegno - conclude Garau - di potenziare i servizi per favorire la sicurezza dei cittadini. Lo stiamo facendo insieme». (s. r.)
Nasce a Gonnosfanadiga un comitato spontaneo con l’obiettivo di realizzare di un parco giochi per bambini. La proposta
arriva da un gruppo di genitori che ha lanciato l’idea sul web
raccogliendo subito consensi. A quanto pare, sono in tanti a
volersi rimboccare le maniche per creare spazi di svago per i
propri figli. Laddove le istituzioni non arrivano per mancanza di risorse, ecco che i privati sono pronti ad autofinanziare
il progetto. Dopo il reclutamento di volontari si darà al gruppo
la veste formale dell’associazione senza fine di lucro per promuovere anche altre iniziative sociali. (step)
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15 ottobre 2014
BARUMINI
GUSPINI. CRISI
DELLA PRODUZIONE LATERIZI
Educational tour in Marmilla
Chiude lo stabilimento
delle Fornaci Scanu
C
ontinua la discesa della produzione di laterizi. Meno
27% nel solo 2013 con una percentuale che arriva a
un meno 63,5% rispetto al 2007, l’ultimo anno prima della crisi. Questo il dato diffuso da Andil (Associazione Nazionale degli Industriali dei Laterizi) in Sardegna. Si tratta di un calo che segue la crisi delle nuove costruzioni
residenziali e l’edilizia nel territorio. Le attività di ristrutturazione, energetica e non, hanno influito poco. Il 2013,
se osservato sul fronte della produzione con 2,5 milioni di
tonnellate di laterizi, ha fatto toccare al settore il minimo
assoluto.
Questa situazione ha generato la chiusura di due dei tre
stabilimenti della più antica fabbrica di laterizi in Sardegna, la Scanu Ortu di Guspini, e attualmente nello stabilimento storico le maestranze lavorano solo sei mesi all’anno, con altri sei mesi in cassa integrazione.
«È un momento, questo, in cui occorre ripensare all’edilizia, a come trasformare il settore. Un impulso importante,
se non fondamentale, dovrà essere dato dalla politica - ha
detto il presidente della Scanu Ortu durante l’Assemblea
generale della Confindustria Sarda. -Non c’è crescita né
alcun rilancio senza costruzioni».
«Si tratta di una crisi grave, una sorta di meteorite dopo il
quale il mercato non sarà più lo stesso - ha affermato Giuseppe Scanu, presidente Federcostruzioni - poiché é in cor-
so un vero e proprio processo di deindustrializzazione. Per
superare la crisi servono interventi chiari, come l’accesso
al credito, un piano di lavori pubblici allentando il patto
di stabilità interno, la manutenzione delle scuole e del territorio e anche ciò che serve per i collegamenti con altri
settori produttivi. Lo sforzo da parte dell’industria dei laterizi per la qualità c’è, ora la politica deve fare la sua
parte».
I principali indicatori del settore dei laterizi sono negativi: diminuiscono le produzioni e altri siti produttivi si sono
fermati nel 2006.
«Il mondo sta cambiando, altri paesi diventano i nuovi protagonisti - ha detto il presidente della Fornaci Scanu. - La
Sardegna è un grande paese pieno di produzioni di nicchia,
basta puntare un dito a caso sulla carta geografica per trovarne molti. Il dibattito sulla competitività della Sardegna
è viziato. Non è possibile mettere assieme distretti che l’anno
scorso hanno fatto il 10% in più di export con i forestali
siciliani. L’edilizia è un settore chiave, ma bisogna capire
dove si vuole andare. Negli ultimi decenni si è costruito
male e sarebbe il caso, oltre a ristrutturare dal punto di vista energetico l’esistente, pensare alla manutenzione, mettendo in primo piano la conservazione e, perché no, la bellezza artistica del patrimonio immobiliare».
Mauro Serra
LUNAMATRONA
50mila euro per far girare il volano edilizia
Anche quest’anno il Comune di
Lunamatrona mette a disposizione i soldi per la ristrutturazione
degli immobili: 50mila euro.
Seppure il badget sia inferiore a
quello messo a disposizione l’anno scorso, il sistema è rimasto invariato. Il 50 percento di rimborso, fino ad un massimo di 5mila
euro. Ossia se un cittadino per rifare la facciata della casa spende
4mila euro, gli verranno rimborsati 2mila euro; se ne spende
10mila, il rimborso sarà di 5mila;
se ne spende 13mila, il rimborso sarà sempre 5mila.
Il fine è quello di far partire il settore dell’edilizia, considerato anche il settore portante dell’economia italiana. «L’espe-
rienza dell’anno scorso è stata positiva - afferma il sindaco Italo
Carrucciu - ventitré le ristrutturazioni in paese e, seppur non
vi fosse alcun vincolo che impedisse alle aziende di fuori di venire a lavorare qui, di fatto le ditte
erano tutte del posto. Insieme alle
imprese edili, hanno avuto benefici anche tutti gli altri settori in
qualche modo collegati: geometri,
marmisti, elettricisti, imbianchini,
rivendite edili e di ferramenta.
Cerchiamo di aiutare in questo
modo le aziende e i dipendenti che vi lavorano. Ci auguriamo un buon risultato anche quest’anno».
Saimen Piroddi
Promuovere un’area interna della Sardegna ricca di risorse e
attrattori naturalistico-culturali ed enogastronomici, ancora
poco valorizzati sotto il profilo turistico. È stato l’obiettivo,
raggiunto con evidente successo, del programma Educational
Tour organizzato dalla Fondazione Barumini Sistema Cultura, denominato “Must: Marmilla, Unexpected Sardinian
Tourism”, finanziato dal Gal Marmilla.
L’evento, che ha avuto la durata di tre giorni consecutivi dal
2 ottobre, ha ospitato tre tour operator nazionali del settore
Incoming operanti soprattutto con il mercato tedesco, francese, inglese, scandinavo, sud americano e israeliano, e giornalisti delle testate Corriere della Sera-Dove, Repubblica Viaggi e Bell’Italia. Costoro hanno potuto scoprire e ammirare
l’intera Marmilla, a iniziare dal nuraghe Su Nuraxi unico sito
della Sardegna Patrimonio dell’Unesco dal 1997 con circa
100 mila visitatori l’anno, il Polo Museale di Casa Zapata
con Nuraxi ‘e Cresia, le mostre del Centro Culturale Giovanni Lilliu, il Parco naturalistico della Giara di Tuili, Gesturi,
Genoni e Setzu, il Parco della Sardegna in Miniatura e il Castello Giudicale di Sanluri.
Durante il tour sono stati coinvolti gli operatori del settore
ristorazione e alberghiero, con degustazioni delle eccellenze
gastronomiche del territorio. La quantità e varietà di risorse
che l’intera zona è in grado di offrire è stata particolarmente
apprezzata dagli ospiti: “Un territorio isolano lontano dalle
rotte turistiche medie, ma affascinante e prezioso” afferma
Anna Maria De Luca di Repubblica-Viaggi. La finalità del
progetto nel suo complesso mira ad aumentare la fruibilità dei
centri rurali della Marmilla e il patrimonio che custodisce, stimolando, appunto, un’offerta turistica nuova e integrata, con
ricadute positive anche sul tessuto imprenditoriale locale, favorendo l’aggregazione degli operatori turistici e contribuendo così a diversificare l’economia delle aree rurali.
«Tre giorni molto positivi sotto tutti gli aspetti. Interlocutori
giornalisti e tour operator attenti e molto preparati hanno
avuto modo di conoscere per divulgare poi la nostra realtà
con i monumenti sempre visitabili nell’arco dell’anno. Ma
anche l’apprezzamento per il modello Barumini con la Fondazione locale in cui lavorano 60 dipendenti alla gestione dei
monumenti locali: la più grande azienda nel settore culturale
dell’intera Sardegna, e che non ha uguali in Italia», spiega il
sindaco di Barumini Emanuele Lilliu. I presupposti per favorire il turismo interno dell’Isola ci sono tutti: archeologia,
storia, cultura, ambiente, paesaggio e accoglienza, sono il
miglior biglietto da visita per i visitatori italiani e stranieri.
“Valorizzare i tesori di casa propria significa anche valorizzare le persone e dare loro modo di vivere in mezzo alla bellezza” puntualizzano a fine visita tour operator e giornalisti.
Un invito che gli amministratori locali fanno proprio, per lo
sviluppo dell’intero territorio.
Carlo Fadda
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Economia
UNA SEZIONE
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SPECIALE PER ATTIVARE IL VOLANO DELLA CRESCITA
La Sardegna ha le risorse per ripartire, utilizziamole!
Serrenti: primo rapporto del Laboratorio politico delle aree rurali
N
ella riunione del laboratorio politico delle aree rurali promosso dal comune di Serrenti è scaturita la necessità di
coltivare la campagna ai fini agro-eco-ambientali e per indicare una delle vie della ripartenza. Per dare un segnale vero
di ripartenza immediata, occorre una Regione che determini,
con un preciso indirizzo politico, nuovi itinerari organizzativi con delle decisioni semplici, comprensibili e praticabili.
Per far questo basta saper leggere il territorio per venire incontro alle sue esigenze sociali ed economiche e questa Giunta
regionale è in grado di farlo. Non c’è bisogno di nuove leggi.
Si tratta di rendere realizzabili le politiche finalizzate alla
crescita considerando le risorse territoriali e le norme comunitarie in vigore. Quelle che in un periodo di globalizzazione
eccessiva ci mettono al riparo dallo strangolamento dai mercati esterni dai quali dipendiamo copiosamente.
La questione è politica. Basta un protocollo che preveda in
anticipo le strade da percorrere tra la Regione e i Rappresentati delle categorie interessate e una modesta dotazione finanziaria che possa essere utilizzata secondo le regole del de
minimis primario. Chiaramente queste risorse dovranno avere una destinazione specifica per essere spendibili secondo
le tempistiche previste dal progetto. Si sa che in economia
osservando “un tempo per la semina e un tempo per il raccolto” non si fallisce mai. Si tratta di costruire con le risorse
umane disponibili una sorta di Sezione speciale all’interno
dell’assessorato della agricoltura o dell’assessorato della programmazione o della presidenza della Giunta regionale con
personale già in carico alle Agenzie Agricole o delle province in fase di dismissione, per implementare progetti finalizzati alla crescita, rimettendo al centro la forza ecologica e
produttiva dei seminativi della Sardegna. Le risorse umane
capaci nella pubblica amministrazione ci sono e possono essere impiegate anche in missioni speciali, con progetti speciali, al servizio della collettività per stimolare la crescita.
Perché una Sezione speciale? Per una precisa ragione: attraverso questa formula la pubblica amministrazione deve riuscire ad implementare dei programmi di sviluppo economico, senza essere travolti dalle emergenze, seguendo i tempi
del ciclo biologico dei vegetali che saranno presi in considerazione. Una Sezione speciale capace d’incidere in un solo
anno agrario sull’ambiente, sull’economia e sulla vita di relazione delle aree rurali. Con risultati riscontrabili a fine campagna. Pertanto tutto deve seguire strade straordinarie, dal
progetto alla modulistica, dalla verifica ai pagamenti. Il protocollo deve prevedere un tempo per ogni adempimento al
fine di applicare senza tentennamenti un preciso cronoprogramma dalla semina al raccolto alla vendita. Per semplificare la burocrazia, l’agricoltore non deve essere considerato un
utente ma parte attiva del progetto alla pari della pubblica
amministrazione. Chiaramente con compiti distinti. Per mo-
tivare la funzione
di una Sezione
speciale in seno
all’amministrazione regionale
proviamo a tradurre in costi e
benefici quanto
esposto. Con un
investimento di
10 milioni di euro per ogni annata agraria, da utilizzare secondo la normativa del de minimis primario, è possibile ottenere i risultati seguenti: Leguminose da coltivare, ettari 40.
000; Azoto naturale immesso sul terreno kg 1.600.000; Aumento del tenore di sostanza organica al suolo 0, 2%; Fissazione
al suolo di grandi quantitativi di CO2; Riduzione del biossido di carbonio in atmosfera; Plv q.li 1. 000.000 di granella
secca per un valore minimo di euro 33.000.000.
Sommando i benefici ambientali (oggi sono valutabili economicamente anche questi) a quelli produttivi è subito dimostrato che con la collaborazione reciproca tra la pubblica
amministrazione e gli agricoltori si possono ottenere dei risultati straordinari per dare una mano alla bilancia commerciale sarda e per innescare il volano della crescita.
Fulvio Tocco
SAN GAVINO
Ristorante “Su Groffu” in onore
della capitale dello zafferano
Oggi la ristorazione per stare al passo coi tempi necessita di
idee innovative, a partire dall’ambiente, ai cibi speciali e
all’attirare clienti con prezzi convenienti. È questa la politica commerciale del ristorante e pizzeria Su Groffu di San
Gavino, denominazione aziendale in onore della “capitale”
dello zafferano. Curato nei dettagli, il locale presenta design
scelti da chi ama stupire e meravigliare. Toni caldi decorano
le pareti di un elegante rosso porpora, bicchieri di vetro dai
colori sgargianti, separé e tendaggi decorativi e originali. E
soprattutto stampe dedicate allo zafferano, specialità alimentare usata in molte pietanze preparate da Silvia Cuccu, cuoca e titolare del locale, appassionata di cucina, ma anche
casalinga e madre di Perla, bimba di 13 mesi e mascotte del
ristorante. Anche nella conduzione del locale, la giovane
imprenditrice è consapevole dell’importanza di fidelizzare
coi propri clienti. «Solo loro – dice Silvia – possono aiutare
un ristoratore a migliorarsi, soprattutto quando si sentono liberi di esprimere una sincera e costruttiva critica sul nostro
operato. Non è facile gestire tutto, talvolta anche la scelta del
personale giusto. Ma attraverso gli errori s’impara a rendere
un servizio più efficiente e soddisfacente per l’utenza». L’attitudine a voler migliorare e crescere nella sua attività, rende
la titolare di Su Groffu molto determinata, entusiasta e disponibile ad adeguarsi ai suoi clienti. Infatti, oltre alle pietanze tradizionali di carne e pesce e le specialità come l’Angus
irlandese e il Black Angus americano, nel ristorante
sangavinese vengono preparati menù alternativi e
personalizzati, anche nel prezzo. A pranzo, ad esempio, il
locale si trasforma in trattoria per i lavoratori locali che, con
soli 12 euro, consumano un primo, secondo e contorno a scelta, più bevanda e caffè. E in un momento di svago per giovani e non, famiglie e amici, con la Gran Pizzata del venerdì
“Viaggiare” nella Vinoteca Rinascita di Sanluri
Ha solo un mese di vita, o poco più, il nuovo locale
“Vinoteca Rinascita”, il punto vendita di Sanluri gestito da Silvia e Mirko, impegnati da anni nell’attività
vinicola. Appena varcata la soglia dell’ampio
e fornito negozio, i due responsabili accolgono i clienti con un sorriso cordiale e
spontaneo. Ma l’ospitalità non è l’unica caratteristica
ad emergere quando si entra nell’enoteca sanlurese,
quanto quella di far sentire l’utente a proprio agio e
renderlo curioso nel conoscere e saperne di più sul
“nettare degli dei”. Per questo la clientela della Vinoteca Rinascita si affida agli addetti alla vendita cui
pone mille domande. È consapevole che riceverà
un’adeguata e professionale risposta e consulenza sulle
caratteristiche fisiche, benefiche e storico-culturali dei
prodotti venduti.
D’impatto scenografico sono le centinaia di bottiglie
d’annata e gli oggetti retro’ che riempiono gli scaffali
vintage. «Appartenevano a mia nonna - spiega Mirko
- aprì la bottega nel 1954 e abbiamo deciso di ripro-
porli per un fattore affettivo e per sottolineare nostalgicamente la valenza sociale che avevano le botteghe
della nonna». Come in un viaggio esplorativo e coinvolgente, i vini
presenti nel
nuovo negozio
di Sanluri rappresentano degnamente Sardegna, Italia,
Francia, Spagna, Australia,
Nuova Zelanda, Libia e l’intero mondo. Non a caso i
turisti di tutte le nazionalità, che visitano Sanluri, passano anche da Mirko e Silvia, per degustare e acquistare prodotti dei propri Paesi e conoscere quelli altrui, in un interscambio culturale di vini. E non solo.
L’enoteca sanlurese, divisa in settori, presenta inoltre
un corner dedicato alla vendita di generi coloniali e,
per gli appassionati di cucina etnica, un angolo dedicato alla drogheria, unica nel suo genere, che offre
numerosi tipi di spezie, erbe aromatiche, tè, infusi,
tisane, cacao, caffè pregiati e alimenti esotici. Una
breve esplorazione rigenerante tra i colori, profumi e
sapori che dà quasi la sensazione di essersi spostati
nello spazio e nel tempo. (m. p.)
sera, spendendo sette euro per una
bevanda e la pizza, scelta tra una
ventina di tipi. L’attenzione al risparmio mostrata dalla cuoca-titolare, che consente a tutti i buongustai e a tutte le tasche di mangiar bene, si equilibra con la scelta gastronomica di acquistare soltanto prodotti a chilometri zero,
quindi freschi e salutari, in collaborazione con altri imprenditori del territorio. Scelta, che avvicina la cuoca Silvia anche ad una nuova clientela in voga,
quella vegana. Come gli invitati ad un pranzo di nozze, che
hanno ringraziato Su Groffu così: «Un giorno perfetto in tutto, anche grazie al personale che ci ha accolto in una sala con
una splendida tavola apparecchiata a regola d’arte. Oltre alla
cucina adatta ad ogni palato, abbiamo avuto il piacere di gustare ottimi piatti vegani».
Marisa Putzolu
SANLURI
Videosorveglianza in diretta
sul proprio cellulare
Di questi tempi giornali e tivù ci forniscono sempre più spesso notizie riguardanti episodi di violenza legati a furti, atti di delinquenza e vandalismo. Una crescita favorita forse anche alla crisi dilagante, ma che certo non lascia tranquilli.
Per questo motivo molte attività commerciali e
persino alcune famiglie hanno pensato di ricorrere all’uso di sistemi tecnologici di sicurezza e
di prevenzione. Ne sa qualcosa la Informatica e
più, una ditta specializzata nel settore che ha sede
nella via principale di Sanluri, la quale ultimamente ha avuto numerose richieste di installazione di sistemi di videosorveglianza, anche remoti. Le nuove tecnologie offrono soluzioni per qualunque esigenza e possono essere adattate ad un uso strettamente personale. Da telefono, tablet
computer o tv, a due metri o a migliaia di chilometri di distanza dall’obiettivo, è possibile osservare cosa accade sotto l’area d’azione della telecamera. Un sistema che consente di tenere sotto controllo costantemente il
proprio negozio o la propria abitazione senza correre rischi. La ditta, oltre
a disporre di una vasta gamma di sistemi di videosorveglianza, ha anche
una ventennale esperienza in campo informatico.
Saimen Piroddi
PDF Compressor Pro
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Speciale
Tutti in forma per liberare
corpo e mente
R
icomincia una nuova stagione sportiva e le palestre
si affollano. La voglia di star bene spinge sempre più
persone a fare fitness per divertirsi, fare amicizia e migliorarsi. C’è chi sceglie attività che danno carica, come il Total Body
che sta spopolando a Sanluri nei nuovi locali della palestra Tripudium Danze: «Si tratta di una lezione allenante molto completa
che combina tecniche di esercizio finalizzate al condizionamento
muscolare, unitamente al miglioramento dell’attività cardiovascolare e alla forma estetica complessiva del corpo», spiega Mariano
Pisci. I tre aspetti chiave di questa disciplina mettono al lavoro
tutto il corpo a suon di musica che dà energia e un senso di profondo benessere. Come confermano i suoi insegnanti Fabrizio Buonifacio ed Elisabetta Pusceddu di Forma & Fitness di Sardara,
campioni di ballo noti a livello internazionale, Fabrizio a fine mese
sarà a Mosca in veste di giudice di una gara di ballo. Nella palestra sardarese, oltre alle convenzionali attività motorie offerte, è
possibile usufruire del metodo Airpressure Bodyforming, una fascia dimagrante che massaggia a pressione alternata, per dire addio più efficacemente alle “maniglie dell’amore” e rassodare meglio gli addominali. In linea coi tempi, il prossimo 22 ottobre si
terrà una lezione gratuita di Krav Maga, il sistema di autodifesa
israeliana, frequentato anche in altre palestre del territorio, come
nel Nuovo centro sportivo Sanluri. Novecento metri di locale, oltre a quello gestito dalla stessa associazione nell’istituto alberghiero di Villamar. Attivo da trent’anni a Sanluri, il comitato direttivo introduce sempre nuove discipline, soddisfacendo così le esigenze degli appassionati di sport. Dal Crossfit al Total Body &
Gag, dallo Zumba alla ginnastica posturale e correttiva, dal Karate
per bambini e ragazzi al Pilates e alla rieducazione post trauma.
Che sport faccia rima con salute lo conferma Marisa Orrù che nel
suo centro fitness “Azzurra” a Villacidro propone corsi per tutte le
età: «Oltre alle discipline per i più energici, come spinning joy
walk e il circuit training, c’è il Gym over 60 dove l’imperativo è
“lavorare divertendoti”. Le lezioni sono semplici, gioiose e puntiamo ad aiutare le persone ad avere dei risultati benefici nel minor
tempo possibile. Si eseguono esercizi leggeri, talvolta con l’ausilio di piccoli attrezzi che vanno a stimolare molte parti del corpo
che nel quotidiano si utilizzano poco. È adatta a tutti coloro che per
motivi di età e di salute vogliono muoversi con poco sforzo e riscoprire il valore del proprio corpo perché da esso dipende la propria
autonomia». E aggiunge: «Molto richiesto anche il Super jump o
trampolino elastico. Lezioni energiche e super divertenti che aiutano le persone ad avere dei risultati benefici in poco tempo senza
traumi per la colonna vertebrale e le articolazioni». Sempre nella
palestra Azzurra si danno appuntamento ballerini e ballerine di
tutte le età per i corsi di danze caraibiche e latino americane, sinchro dance , sinchro latin e show dance dell’associazione Susy
Dance School. E poi c’è il gruppo che salta e danza a ritmo di
Zumba Fitness. Lo descrive bene l’insegnante Susanna Tatti: «Lo
zumba è una perfetta combinazione tra danza e fitness, che mischia ritmi caraibici, cubani e internazionali e movenze del fitness
per una lezione aerobica che coinvolge tutti i muscoli del corpo. Si
tratta di un lavoro che stimola il sistema cardiovascolare. La lezione si trasforma così in festa e divertimento».
Svago, amicizia, ambizione e crescita professionale sono alcuni
degli ingredienti della ricetta vincente della scuola New art dancing di Guspini, che sforna ogni anno ballerini pronti a gareggiare
nelle piste di tutta Italia e ballerini amatori che aspettano le lezioni
di ballo latino americano e di hip hop per staccare la spina e rilassarsi. «Grazie al ballo nascono amicizie, diventiamo un gruppo
unito che condivide la stessa grande passione», dicono le insegnanti
Marina Mei e Valeria Serpi: «Ballare fa bene, libera la mente, fa
sognare. È un amore che ci rende ancora più armoniosi, padroni
del corpo con il quale esprimiamo emozioni». Il ballo viene visto
come un modo per per evadere, divertirsi e crescere anche nel scuola
Planet dance fitness di Gonnosfanadiga che propone Zumba, corsi
di ballo di gruppo per bambini e adulti , latino americano caraibici
e sociale. «Nella palestra della scuola si trovano fianco a fianco
ballerini amatoriali e ballerini pronti a partecipare alle gare amatoriali», racconta l’insegnante Antonella Soddu. «Tutti chiudono gli
occhi qualche istante, fanno un bel respiro, contano i passi e lasciano che la musica li avvolga e li guidi fino a sentire le note volteggiare all’unisono con le mani e i piedi». Questo fa la danza: volare
con il pensiero e sognare con il corpo. Tenendolo in forma e salute,
come per tutte le attività sportive, tra cui quelle del calcio, tennis,
tiro con l’arco, pallavolo, equitazione, ciclismo e corsa, organizzate da associazioni del territorio, che migliorano la vita sociale di un
paese, o anche di un quartiere, perché coinvolgono l’intera comunità, allacciando rapporti di sinergie tra cittadini. È questo infatti
uno degli obiettivi dei tornei, organizzati dall’associazione Pallavolo Sardara Asd, di Beach volley su terreni sabbiosi fissi e Street
volley, negli itinerari programmati in strade e piazze. L’intento di
avvicinare più persone, non solo alla pallavolo e ai valori trasmessi
dallo sport, ma anche ai locali commerciali limitrofi al campo di
gioco, dando così una boccata d’ossigeno all’economia del paese.
«Quest’estate - fa sapere Paolo Loi, responsabile tecnico dell’associazione sardarese di pallavolo e allenatore delle squadre - alla
quinta edizione di Street volley tenutasi a Sardara si son iscritte 17
squadre, divise in due gironi. Quest’attività sportiva è molto partecipata da atleti di tutte le età, dal minivolley e under al gruppo dei
nostri 27 amatori. In qualsiasi periodo dell’anno l’iscrizione alla
nostra associazione è sempre ben accetta».
Non è mai troppo tardi per iniziare e scegliere scarpe, abbigliamento e attrezzature adatte al tipo di sport da praticare, come quelli
offerti dai diversi punti vendita di Sportwear. E associare il movimento ad una salutare e basilare alimentazione. Come fa sapere
Isabella Lisci, biologa e titolare dell’Erboristeria Antichi Rimedi
di San Gavino, nonché consulente e nutrizionista dello studio sangavinese di via Mazzini 52, rivolto a sportivi e atleti antagonisti
del territorio. «Svolgiamo consulenze anche in erboristeria - dice
la dottoressa Lisci - dove abbiamo prodotti specifici per la salute
con piani alimentari personalizzati e d’integrazione per chiunque
svolga attività sportive».
Stefania Pusceddu
Marisa Putzolu
PDF Compressor Pro
Cultura
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VILLACIDRO
“IL CLUB DI JANE AUSTEN”
I
l 28 gennaio dell’anno 1813 l’editore londinese
Thomas Egerton si apprestava, senza troppa convinzione, a pubblicare il secondo romanzo di una giovane autrice originaria dello Hampshire di nome Jane
Austen: l’opera aveva in verità un titolo curioso, “Orgoglio e pregiudizio”, e, del tutto ignaro dell’immensa fortuna in cui sarebbe incappato di lì a poco, quell’uomo
mandò alle stampe il volume, consacrando la scrittrice e
la sua opera all’immortalità. Sono trascorsi duecento anni
da quel giorno, eppure la penna di Jane Austen non ha
mai smesso di incantare schiere di appassionate lettrici
d’ogni età, provenienza ed estrazione sociale, sedotte dai
suoi romanzi e abbandonate al sogno di gentiluomini
ardentemente innamorati, disposti a mettere a repentaglio rango, patrimonio e rispettabilità pur di non rinunciare al sentimento.
Come a Villacidro in cui, da un anno, cinquanta entusiaste ammiratrici della scrittrice inglese si riuniscono al
Caffè Letterario per leggere e discutere i suoi romanzi
davanti a una tazza di tè e pasticcini, in pieno stile regency. Fondato dalla giovane dottoressa in Beni Culturali
Giuditta Sireus, “il Club di Jane Austen” è un progetto
sperimentale targato “ITTE- Itinerari Teatralizzanti”, che
accoglie al suo interno chiunque ami la lettura. «Unico
requisito - puntualizzano con un sorriso le ragazze - è
essere donne. Non c’è alcuna soglia d’età che vincoli
l’iscrizione al circolo letterario, anzi, la diversità è sempre ben accetta perché fornisce l’occasione di confrontare punti di vista differenti, dettati anche da una maggiore
o minore esperienza di vita».
«L’amore per la Austen - ricorda Giuditta Sireus - è nato
in realtà con la visione della trasposizione cinematografica del 2005 di “Pride and Prejudice”, diretto da Joe
Wright, con Keira Knightley e Matthew Macfadyen. Io e
mia sorella ci innamorammo a tal punto di quel film, che
guardarlo prima di andare a dormire divenne ogni sera
un appuntamento irrinunciabile: alla visione della pellicola seguì la lettura del romanzo, e ne rimasi folgorata;
ma - riprende la fondatrice - ciò che più mi entusiasmò
fu la scoperta di quante donne tendevano a condividere
sui social networks citazioni di Jane Austen, a dimostrazione del fatto che il suo pensiero, a dispetto del divario
temporale, non ha perso nulla in freschezza e attualità».
Di lì alla formazione del circolo letterario in rosa, un passo
brevissimo: «Ma alla lettura e discussione dei romanzi aggiungono alcune componenti del club - si è associata
presto l’idea di intervenire nelle iniziative culturali villacidresi attraverso la rievocazione della realtà in cui Jane
Austen visse, di quella campagna inglese da lei così mirabilmente tratteggiata».
Così, domenica 27 aprile, in occasione del bicentenario
della pubblicazione di Mansfield Park, il Caffè Lettera-
UN CIRCOLO LETTERARIO IN ROSA
E L’ATTUALITÀ DI UN’EPOCA LONTANA
di Francesca Virdis
rio è stato allestito a tema e in piazza Zampillo il talento
di narratrice di Noemi Medas ha saputo riportare alla vita
le disavventure di Fanny Price. «C’era l’angolo della
lettura, delle carte da gioco, del ricamo, del tè; ossia dei
passatempi con cui le signore erano solite intrattenersi
quando il tempo non permetteva passeggiate a piedi o in
calesse - spiegano le ragazze, con espressione sognante e in sottofondo melodie dal gusto ottocentesco; d’altra
parte all’epoca una donna non poteva considerarsi istruita se incapace di intrattenere gli ospiti con valzer, minuetti, rondò veneziani».
«I nostri ringraziamenti- puntualizza Giuditta Sireus vanno in particolare al Comune di Villacidro, che ha patrocinato il progetto e senza il cui appoggio non sarebbero state possibili tante cose. Da ricordare, gli splendidi
abiti confezionati dalla stilista di Sanluri Federica Demontis e indossati da alcune figuranti, il nostro legame
con l’associazione ludico culturale di Cagliari Oneiros,
che ogni anno organizza al Parco Comunale del capoluogo un picnic in stile vittoriano noto come “La Grande
Jatte”, e con la quale sta nascendo una fruttuosa collaborazione che culminerà, il prossimo 21 dicembre, nella
trasformazione del Parco di via Repubblica di Villacidro
in uno scenario da favola, ovviamente a tema ottocentesco. Vi aspetta un Natale vittoriano».
Appuntamenti letterari anche presso i luoghi simbolo di
Villacidro, tra il Lavatorio, Sa Spendula, Piazza Zampillo per le partecipanti al club di Jane Austen, che nel pomeriggio del 12 settembre hanno promosso il sogno della giovanissima scrittrice Silvia Ferrau presentando il suo
primo romanzo, “Villacidro in comunità”, nella suggestiva cornice fornita dal Caffè letterario.
«Tutte vogliamo essere Lizzy - ridono Maria Teresa, Francesca, Chiara e Silvia - ma portare lo spirito di Jane
Austen in una realtà come la nostra, tanto diversa da quella in cui lei visse, non è impresa da poco. Inutile negare
che il contesto, la società stessa e i rapporti quotidianamente tessuti dagli individui hanno ben poco in comune
con quelli di cui poteva essere testimone una fanciulla
del XIX secolo. Eppure - sostengono - chi di noi non ha
mai fatto conoscenza con soggetti insopportabili?» La
Austen aveva un occhio di riguardo per queste “macchiette”, alle quali concede l’onore di comparire nelle
sue trame; e così
immortala il suo disprezzo per gli adulatori nella figura di
Mr. Collins, svilisce
le arrampicatrici
sociali consacrando
loro il personaggio
di Mrs. Bennett, si
fa gioco delle frivolezze delle donne
con Emma e matura la sua idea di perfezione nella figura
di Lizzy, sulla quale non a caso cadrà
la scelta di Mr. Darcy, il bello e tenebroso gentiluomo che a distanza di due
secoli continua a far sognare generazioni di donne. «Certamente - proseguono - lo stile con cui scrive non è di
immediata comprensione, per chi si avvicina alla sua letteratura, garbo e raffinatezza vengono spesso fraintesi: e
coloro che, non avendola mai letta, associano la sua scrittura a un passatempo femminile, tutta trini e merletti e
convenevoli, forse dovrebbero rivalutare la loro posizione. Jane Austen fu una donna rivoluzionaria; una scrittrice controcorrente che non vuole impartire nessuna
morale, né insegnarci cosa sia l’amore, bensì dimostrare
come una donna possa scrivere del mondo che la circonda eguagliando gli uomini, senza tuttavia imitarli e perdere nulla della propria femminilità. Indubbiamente la
condizione delle donne è migliorata nei secoli, e oggi
possiamo orgogliosamente affermare che chi decide di
non sposarsi non incorre nella pubblica derisione e può
comunque ambire a una vita piena di affetti quanto a una
brillante carriera.
«Eppure ci è rimasto dentro qualcosa, di quell’epoca lontana di nastri, balli, taffetà, di dichiarazioni d’amore sussurrate dietro le porte, di un tempo in cui la sensualità
era una caviglia appena scoperta dalla sottoveste e si rendeva omaggio attraverso la riverenza. E allora mi chiedo
- conclude Giuditta - si può avere nostalgia per quanto
non si è mai vissuto?»
PDF Compressor Pro
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Cultura
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SAN GAVINO. IL PICCOLO TEATRO UMORISTICO
Qual è il rapporto tra alta
cucina e bassa politica in Italia? È stato questo il tema
dell’ottavo appuntamento
con l’associazione culturale
Liberos al Museo Sa Corona Arrubia. Lo scorso 4 ottobre l’autrice Roberta Corradin ha presentato il volume La Repubblica del Maiale: un excursus storico tra
gastronomia, società e politica nell’Italia del Secondo
Dopoguerra. Con ironia e
lucidità la food writer analizza le mode culinarie degli ultimi sessant’anni e il
modo in cui esse hanno influito sullo stile di vita degli
italiani e sulla vita politica
del paese. Un viaggio a ritroso tra flambé, sughi e
piatti pronti: quella condotta da Corradin è un’originale indagine sul lifestyle degli italiani di ieri e di oggi,
senza prendersi eccessivamente sul serio.
Il volume è edito da Chiarelettere ed è stato presentato
al Museo nell’ambito del festival letterario diffuso Éntula, manifestazione itinerante ideata da Liberos, che
Al via la rassegna
“Giovani a Teatro”
Presentato da Liberos al Museo Sa Corona Arrubia
“La Repubblica del Maiale” di Roberta Corradin
sta toccando, in questi mesi,
vari comuni dell’Isola. Il
mini-tour sardo di Roberta
Corradin ha infatti fatto tappa, oltre che al Museo, a
Serri, a Neoneli, a Sassari e
a Thiesi. La vera novità di
una manifestazione come
Éntula sta appunto nel fatto
che essa si svolga in diverse
aree della Sardegna, mentre
di solito i festival letterari
hanno luogo in un unico comune ospitante.
La forza di un’associazione
come Liberos risiede quindi
nella convinzione che la cul-
tura possa arrivare ovunque
se si lavora per promuoverla: nessun comune sardo sarà
mai troppo piccolo per ospitare un grande autore sardo
o italiano, se si trovano amministratori e operatori culturali sinceramente interessati alla valorizzazione di
questo aspetto.
La collaborazione tra Liberos e il Museo Sa Corona Arrubia, ormai in atto dal mese
di marzo di quest’anno, costituisce un valido strumento per la diffusione della cultura in Marmilla. A cadenza
mensile, questi appuntamenti presentano una vasta
gamma di opere e tematiche
differenti: dai romanzi
(Alessandro De Roma, Cezar Paul-Bãdescu, Elisa
Ruotolo) ai saggi (Giovanni Solimine), questi incontri coinvolgono gli amanti
della lettura, con l’obiettivo
ulteriore di avvicinare chi
ancora non lo è. Perché, investendo in modo adeguato
e mirato, come recita il
moto di Liberos, «con la
cultura si mangia».
Francesca Garau
SAMASSI. ORGANIZZATI DALLA PROLOCO
Si preparano al rientro sulla scena i giovani attori del Piccolo
Teatro Umoristico. La compagnia sangavinese, che ha da poco
compiuto i nove anni di attività, presenta la nuova commedia
in due atti dal titolo “Sa Bestia”. Domenica 19 alle 18 nel
teatro salone della chiesa di Santa Lucia a San Gavino andrà
in scena la nuova commedia che farà da apripista alla seconda edizione di “Giovani a Teatro”, rassegna teatrale organizzata dallo stesso Piccolo Teatro Umoristico. Gianfranco Serra, fondatore della compagnia teatrale, ha scritto e diretto
questo ultimo lavoro: «Sa Bestia parla delle disavventure di
un piccolo borgo alle prese con un pericoloso animale che fa
strage prima di pecore e successivamente di uomini. Al di là
di questi pochi elementi della trama posso dire che il tutto è
scritto a carattere umoristico, nulla di triste. Si può dire che
la commedia voglia mandare un messaggio: le apparenze ingannano». Presentata a quasi un anno dall’ultimo lavoro, la
messa in scena comporta un impegno notevole: «Scritta nell’agosto del 2013 - prosegue Gianfranco - ha avuto tante modifiche, arrangiamenti, rielaborazioni di scene e personaggi. Da marzo la stiamo effettivamente provando con la compagnia». Il lavoro del Ptu, però, non si conclude qui, infatti a
gennaio il gruppo teatrale presenterà una nuova commedia
“Il Dono”, sempre inserita nella rassegna “Giovani a Teatro”. «Si tratta di un progetto parallelo - spiega Serra - che
vede coinvolti attori differenti, anche se poi tutti appartenenti alla compagnia. Dal 2015 lavoreremo compatti». La rassegna vedrà la partecipazione di gruppi teatrali del territorio
come i Naka Nanta di Sardara o Sa Gonnesa da Gonnosfanadiga. Appuntamento dunque, per domenica 19 ottobre.
Lorenzo Argiolas
VILLANOVAFORRU
Sette opere d’arte in dono
Estate samassese: incontri musicali
Per concludere l’Estate Samassese in bellezza, quest’anno la Pro Loco Samassi “Gianni
Cattari”, in collaborazione con il Comune di Samassi, ha organizzato due giornate che
hanno avuto come protagonisti indiscussi gli artisti locali. Il 26 settembre in Piazza
Mercato a rotazione si sono esibiti i Billy Boys, gli Entroterra, i Vaghi e il Duo Carboni-Sedda. Generi diversi per musicisti e cantanti che con la stessa passione portano
ben alto il nome di Samassi nei loro tour. Venerdì si sono anche svolte le premiazioni
del concorso fotografico “MedinArt” a cura di “Fotostudio Target”. Sabato 27 settembre è stata la volta dei grandi classici samassesi: dal Risveglio alla Band Andrea Muscas
al Duo Fisarmonica.
Durante le due serate oltre a un
chioschetto e posti a sedere messi a disposizione dalla Pro Loco per i presenti,
attraverso immagini e strumenti musicali, la Banda musicale ‘Stanislao Silesu’
ha rievocato la storia musicale
samassese. Si è registrata una buona partecipazione della popolazione a riprova
del fatto che tali eventi sono apprezzati
e si spera che il prossimo anno la situazione possa migliorare ulteriormente.
Carola Onnis
I sette artisti
ospiti della
prima Biennale d’arte
contemporanea a Villanovaforru, conclusasi
lo
scorso 28 settembre, hanno
lasciato una propria opera d’arte in dono al Comune ospitante. Ora ad impreziosire ulteriormente le pareti della sala Mostre Temporanee nel museo Genna Maria ed arricchire il suo
patrimonio artistico, vi sono anche i dipinti di Marisa Mura
di Assemini, Annelise Atzori di Sanluri Stato, Gisella Mura
di Collinas, Vincenzo Manca di Arbus, Augusto Ghiani di
Villacidro, Alberto Scalas di Cagliari e Antonio Russo, curatore e direttore della manifestazione organizzata in collaborazione con l’assessore comunale alla Cultura, Ilenia Cilloco, e la cooperativa Turismo in Marmilla. Mostra vivamente
visitata e partecipata anche da altre figure artistiche del territorio, tra cui il poeta Franco Curci di Pabillonis e l’artista
Mariarosa Spina, che all’inaugurazione ha presentato il catalogo del gruppo Pittori e scultori in piazza del Carmine. «Abbiamo avuto più di mille visitatori in un mese - dice entusiasta e gratificato il direttore artistico Russo - questa collettiva
dimostra, con vero successo, l’avvicinamento della gente all’arte».
Dal 4 ottobre, il curatore della prima Biennale di Villanovaforru ha lasciato il passaggio del testimone all’artista Marco
Melis di Cagliari, che esporrà le sue opere, nella mostra
“Arkos Arkos in arte”, fino al prossimo 4 novembre.
Marisa Putzolu
PDF Compressor Pro
Cultura
GONNOSFANADIGA. PERD’E
PIBERA
BREVE STORIA DELLA MINIERA
di Augusto Tomasi
La fase dell’incertezza e dell’avvìo tra il 1918 e il 1936
Q
uando in Sardegna, tra il 1860 e il 1890, giunsero i maggiori rappresentanti dell’aristocrazia tecnica e mineraria dell’Europa, questi attuarono una classificazione dei più
importanti giacimenti e acquistarono i più ricchi per gestirli
in proprio, o in compartecipazione con società nazionali ed
estere. Spesso, dopo aver avviato la produzione, li cedettero
ricavandone fortissimi guadagni, anche per il solo approvvigionamento del legname dei boschi. Allo stesso Leon Goüin,
nel 1872, fu pagato un milione di franchi francesi dalla società «Vieille Montagne» per la miniera di San Benedetto.
Le società di «Petin, Pion e L. Gouin» vendettero alla «Vieille
Montagne» altre miniere dell’Iglesiente e dell’ArbureseGuspinese. Inoltre, questa società belga prese in affitto dalla
«The Marganai Forest Mining Company» altre due concessioni assai produttive. Leon Goüin e i suoi compagni d’affari
tendevano quindi a sbarazzarsi delle concessioni del SulcisIglesiente e del Guspinese, per concentrare l’attenzione e gli
interessi sulle calamine e gli ammassi di magnetite di
Capoterra. È perciò assai probabile che dopo il 1872 il Goüin
trasferì e rivendette la concessione di “Perd’e Pibera” ad altri
(forse alla stessa società belga «Vieille Montagne») fra le
decine di lucrose compravendite che egli realizzò per conto
proprio o d’altri imprenditori. Fin dal 1861 i suoi maggiori
interessi, di fatto, si concentravano sui minerali ferrosi di San
Leone, che da lui prese il nome, dove, per conto della società
metallurgica “Petin Gaudet”, di cui era direttore, il 2 maggio
1865 aveva fatto inaugurare in Sardegna, con una splendida
festa e una sferragliante piccola locomotiva, anche il primo
tronco di una ferrovia privata a scartamento ridotto di 15 Km,
percorso in alcune ore, per il trasporto dei minerali da
Capoterra al pontile di imbarco, nel porticciolo di Maddalena
Spiaggia e del porto di Cagliari. Fu un fatto di grande importanza perché si dava inizio alla storia ferroviaria in Sardegna
e allo sfruttamento, su scala industriale, dei giacimenti minerari.
Negli anni immediatamente precedenti e successivi alla Grande Guerra del 1915-1918, subentrò la Ditta “Giovanni
Ansaldo”. Questa, soprattutto dopo il 1925, e fino alla crisi
della Borsa di New York del 24 ottobre 1929 che determinò
il crollo dell’economia americana e l’espansione della crisi
nel resto del mondo, intensificò le ricerche mettendo in luce
alcuni altri importanti filoni: quelli di “Carta Farraceus”, di
“canali Sermentus” e “Traverso-banco ribasso”, a quota 414.
Neppure i tentativi della ditta “Ansaldo” riuscirono, però, a
far decollare e a sollevare le sorti e il futuro della miniera di
“Perd’e Pibera”. I problemi erano dovuti agli elevati costi di
trasporto verso i centri siderurgici del continente e alla durezza del granito in cui era incassata la molibdenite, che logorava in breve tempo le macchine e le attrezzature dei 3040 operai che vi lavoravano. Alla Ditta dell’industriale
Ansaldo, in ogni modo, spetta il merito d’aver avviato concretamente le coltivazioni principali delle due gallerie più
importanti e note, quelle chiamate, in un secondo tempo,
“Galleria Sanna Superiore” e “Galleria Porru”, principale via
d’accesso al sottosuolo della miniera. La prima, ancora oggi,
è utilizzata per la raccolta dell’acqua e incanalata, verso la
fine degli anni Sessanta, al serbatoio di “Collineddas”, sul
colle della “Scalinata” e di San Simeone; e l’altra, il ribasso
“Porru”, è antistante alla laveria, che pochi anni fa è stata
avviata alla ristrutturazione e che tutti quanti noi, frequentatori di “Perd’e Pibera”, conosciamo per la colonna d’aria fresca che s’incanala verso il piazzale alberato all’esterno, di
fronte ai caseggiati riorganizzati e restaurati della “Forestale”
e della laveria.
Nel 1929, per decreto delle autorità del Regno e del giudice,
la concessione della “Ditta Giovanni Ansaldo” decadde.
La crisi mondiale della Borsa di New York e le antipatie dei
vertici politici del regime Fascista, che frattanto si andava
consolidando, nei confronti della società genovese, portarono alla revoca del permesso e alla successiva assegnazione
ad un altro imprenditore, Raul Buzzo. Questo ricercatore era
un semplice e modesto impresario, autonomo e con pochi
mezzi. Aveva usufruito, tuttavia, dell’autorizzazione della
pubblica amministrazione del Regno per lo sviluppo della
coltivazione mineraria a “Perd’e Pibera”. Chiese la concessione per giacimenti di minerali di piombo, zinco, nichel e
molibdeno. L’assenza del piombo, dell’argento e di calamina,
aveva attirato, nei tempi passati, solo l’Ansaldo. Le altre grandi società minerarie italiane ed estere, in questa zona accidentata del Monte Linas, non vedevano, con la coltivazione
della sola molibdenite, ingenti interessi e importanti guadagni. Lo stesso Leon Goüin, come si diceva più sopra,
rivendette l’autorizzazione. I suoi tornaconti si volgevano
verso attività più immediatamente remunerative, e per le quali
aveva maturato una grand’esperienza fin dagli anni in cui
aveva lavorato alla miniera di Malfidano in Buggerru.
Raul Buzzo poté valutare la consistenza del giacimento in
oltre 150.000 tonnellate di molibdeno; ma i dirigenti statali
del Regno non presero in considerazione, intenzionalmente,
queste stime. Si decise di revocare anche a lui la concessione
sui diritti di sfruttamento. Probabilmente quanto accadde non
fu involontario e casuale: il valore della miniera appariva
dato per certo, ma probabilmente ad altri, nella politica del
regime fascista che si avviava verso l’autarchia e verso la
guerra, doveva spettare il compito di sfruttarlo. Fu, tuttavia,
“La Società Nazionale Cogne”, con sede a Torino e specializzata nella produzione di metalli rari, utilizzati soprattutto
per la produzione di acciai a elevata resistenza, che si aggiudicò tali diritti. Con Decreto Ministeriale del primo dicembre 1936, riuscì a battere le prepotenti sollecitazioni dell’azienda di stato, l’Ammi, e a farsi affidare una concessione
temporanea denominata “Riu Planu Is Castangias, o Perd’e
Pibera”, con scadenza fissata, per convenzione, al primo dicembre 1966.
15 ottobre 2014
19
Estate Sardarese:
un successo grazie
anche all’impegno
delle associazioni locali
Con la festa di Santa Mariaquas si son concluse le attività
dell’estate sardarese. Un ringraziamento doveroso e sincero
va a tutte le associazioni che hanno collaborato e sono riuscite a proporre alla cittadinanza iniziative interessanti e calibrate
per ogni fascia d’età, dai bambini agli anziani, e che hanno
valorizzato Sardara. I volontari delle associazioni, con molto
impegno e grande entusiasmo hanno posto al centro delle
loro azioni i valori della solidarietà e partecipazione, consentendo l’esternazione di principi fondamentali, come la coesione sociale e il valore dello stare assieme. Ringrazio quindi
nello specifico le associazioni sportive, come la Pallavolo
Sardara e la Dinamo Sardara, il Tennis Club, l’Associazione
di Tiro Dinamico ed il Sardara Calcio, per aver stimolato bambini e giovani alla vita associativa e aver fatto vivere loro
intere settimane di sport all’aperto. Ringrazio i gruppi folk,
Santa Mariaquas e Sant’Anastasia, che si rivelano sempre
molto disponibili nelle attività di promozione turistica del
paese; “La Sorgente 2000” per aver riportato il cinema in
piazza, proponendo film di alto contenuto valoriale e legati
alla nostra cultura sarda; l’Associazione SMS - Banda Musicale Città di Sardara per aver coinvolto tutta la cittadinanza e
alcune importanti bande musicali sarde nei festeggiamenti
per i 10 anni di costituzione dell’associazione; l’associazione Bocciofila per i tornei che portano a Sardara tanti ospiti
provenienti da altri comuni; l’associazione MO.DA Movimento Danza perché coinvolge, nel ballo e nelle pratiche sportive, centinaia di sardaresi ed allena varie coppie di campioni
di ballo, che ottengono riconoscimenti a livello nazionale ed
internazionale, valorizzando l’intero paese; l’associazione
Cinofila Sardarese per essere sempre impegnata nella tutela
dell’ambiente; l’AVIS Sardara, Noi per gli altri e la Protezione civile per aver fornito l’importante supporto logistico
alle varie manifestazioni; il Circolo ARCI Primo Maggio per
le iniziative di carattere culturale; Amici di Fra Lorenzo per
le attività a favore dei più bisognosi e per aver scelto Sardara
come centro regionale delle loro attività di volontariato;
l’ANSPI per le attività di aggregazione ed educazione rivolte ai minori e ai giovani; i comitati per i festeggiamenti di
Sant’Antonio, B.V.Assunta, San Gregorio e Santa Mariaquas.
Ringrazio le tante famiglie che hanno affidato i propri figli
alle attività estive della Ludoteca, del Baby Planet per i minori dai 3 ai 12 anni e del Servizio Educativo che si rivolge ai
ragazzi delle medie e superiori. Servizi frequentati quest’estate
da oltre l’80 per cento dei minori residenti nel comune di
Sardara. Ringrazio la Proloco per aver coordinato le varie
manifestazioni ed essersi attivata in tante iniziative di promozione della cultura locale, come la sagra del Grano, la rassegna dei gruppi folk del Medio Campidano e la mostra dedicata ai costumi tradizionali. Ringrazio infine tutti quei cittadini che, pur non appartenendo ad alcuna associazione, o
comitato, si rendono sempre disponibili nel garantire la realizzazione delle varie iniziative e agiscono con puro spirito
di servizio, mettendo al centro della loro azione il rispetto
per l’altro, il confronto ed il dialogo: solo in questa maniera
si costruisce un’etica di responsabilità e uno spirito di comunità.
Simona Ibba
Assessore ai rapporti con le associazioni
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15 ottobre 2014
Cultura
Su sadru chi seus pedrendu
Cuss’angioneddu moddi moddi..
Scracàlius
di Gigi Tatti
Contixeddu de Venanziu Tuveri furriau in sadru de tziu Arremundicu
O
nni annu sutzedint sempiri is proprias cosas: su sobi, sa basca, su frius, is temporadas, su
bentu…; is festas: Paschixedda, cranovalli, Pasca Manna, Mes’Austu…; e is baganzias:
is passilladas a mari, a monti…; sa pitza, is lisantzas a forru, is cruguxõis, is bombas de
petza... S’annu puru Pasca fut arribendu, is sas scollas iant serrau, po ua scantu disi e is
piciocheddus fiant in baganzia. Pasca po cuncunu fiat tempus de arregallus, e a s’enna de
dom’e Arrocu, fiat giài or’e xenai, iat pichiàu unu cun d’u angioneddu in bratzus. Sa mama
fut andada a aperri e cumenti iat biu
s’omini, iat tzerriau luegus su pobiddu. «Bessi, Jascintu, béi» «Saludi - iat saludau su pastori- ecus,
dd’apu potau u angioneddu po
dd’arringraziai de su prexei chi
m’at fatu. Gratzias de totu.» «Gratzias a fustei puru» iat arrespostu
Jascintu pighendu in bratzus s’angioneddu e ponendiddu in terra. Iat
saludau s’omini e serrau s’enna po
torrai a coxía. S’angioneddu, pagu
seguru in su pomentu, abituau a su
cungiàu e a s’reba, ddu sighìat bebendu, trumentendu po no lissiai. Arrocu, ca no iat’essi mai
cretiu de bì ua novidadi aici, iat sparrancau is ogus po su spantu, si ndi fut pesàu, si fiat
acostau e dd’iat carignau sa gropèra, su murru, is origas, su tzugu, in donnia logu. Fiat moddi
moddi, bellu, callenti callenti; pois, frozis po su spantu, sa bestiedda iat fatu is abisongius in
s’arregioba. No fiat u dannu mannu, e Jascintu iat pigàu u tzapu e iat pulliu. «At’essi mellus
a ddu lassai in pratza» iat nau! Arrocu s’iat’essi ofiu arribellai, poita ca fut tropu cuntentu de
tenni in domu cussa bestiedda meseda, ma cumprendìat ca, biu su chi fut sutzediu, fiat mellus
de nou.
Iat acumpangiàu su babu e fut abarrau in pratza a giogài cun s’angioneddu. Sa xena fiat
pronta, dd’iat carignau e fut intrau in domu propriu in su mentris chi su babu fiat domandendu a sa mama: «Si ddu papaus a Pasca?» Su pipiu no iat cumprendiu e penzàt chi fueddessant
de is cruguxõis fatus in domu. «Chi fadeus cruguxõis agiudu deu puru - iat nau - po cussus e
po is bombètas de petza». Fiat guturrosu mèda po is unus e po is atras. Is bombètas dd’as
agradessiat piticas, ca ddi parriant prus saborìas. S’iat sciacuàu is mãus, si fut setziu a mesa e
iat cumentzau a papai sen’e s’acatai de is castiadas serias chi s’iant fatu su babu e sa mama.
Acabau de papai si ndi fiat pesàu po andai a foras a carignai s’angioneddu, moddi moddi
cument’e u fròcu de lana e nidu che sa nìi. Ua duda ddi fut benìa e fiat torrau aintru currendu.
«Babu, cussu puru at a tenni famini. Ddi depeus fai sa xena.» Pigaus a sorvidada poita ca
nemus nc’iat penzau, ita ddi podìant donài? Sa mama nd’iat bogàu u matzu de latia e nd’iat
segau ua pariga de follas: «Ddi ‘onaus custas, potasiddas.» Arrocu iat pigau sa latia e fut cùtu
a foras po ddas ‘onai a s’angioneddu. Primas dd’as iat fragadas pois a bell’a bellu si dd’as iat
papadas. In su mentris su babu e sa mama penzant a cumenti ndi fueddai cun su pipiu, ca fut
atachendusì a s’angiõi e, certu no dd’iat essi praciu a si dd’agatai arrustìu in su pratu. «Est
prestu ancora - iat nau su babu - aspetaus e bieus cumenti si cumportat.» «Mama - iat tzerriau
Arrocu intrendu - s’at papau totu e téit ancora famini, mi ndi ‘onas atras de follas?» Fut torrau
a foras cun sa latia, su babu e sa mama si castiànt penzosus.
A s’uncrasi Arrocu si ndi fut pesau chitzi e cutu luegus a bì s’angioneddu: «Famini téis?» Sa
bestiedda iat bebau e su pipiu dd’iat carignau, fueddendiddu cument’e chi fessat u amigu de sempiri, fut
andau a coxía iat pigau atras
follas de latia chi s’angioneddu iat papau a famini.
Candu fiant prandendu:
«M’at a tocai a bandai a su
sàtu a cicai erba - iat nau a
su babu - ma tui penzas chi
ndi papit de onnia arratza?»
Su babu no fut pastori e no
sciat arrespondi a sa dimanda, scìat ca medas pastoris donant a is arresis mangimi puru,
candu s’reba fiat pagu, si podìat provai a ddi ‘onai pãi tostau amoddiau cun làti… «E chi ddu
potessa a pasci? - iat pedìu - dd’acapiu ua fúiscedda a su tzugu e dd’acumpangiu, aici sceberat s’reba chi ddi praxit, su sàtu est acanta e potzu andai sou puru.» «Nou, ses ancora tropu
pitiu po ti ndi andai pagu pe’ logu assou.» «Ma mama, tengiu prus de ot’annus!» «Sa cristiõi
no funt is annus ma s’esperienzia. No t’arregodas s’ota chi cuddu cãi t’iat amostau is dentis
arrabiosu mancai fessat acapiau?» «Ma custu fut s’annu passau…» «S’annu passau, e ses
cresciu, ma no ses ancora prontu po afrontai onnia perigulu - iat nau su babu -. Po cussu deu
e mama tua t’acumpangiaus. Andat béi?» Iant’ess’andaus totus impari a potai s’angioneddu
a pasci.
Pasca fut arribada e sa idei de arrustì s’angioneddu dd’iant lassada a ua pati: u arroghedd’e
proceddeddu , cruguxõis e bombetas de petza fut sa cosa prus giusta. De custu nd’iant fueddau ates’e su pipiu. «Tocat a arresovi sa situatziõi…» No fut u arregallu po cussus, poita
nisciunus iat’ai tentu su coragiu de ddu bocì. Frotzis fiat mellus a ddu torrai a su pastori e
agati ua scusa cun Arrocu. «Si dd’at papada sa pasta?» iat pedìu sa mama. «Nou, frotzis no
ddi prascit sa bannia». «Deu penzu chi no stiat béi, chi sunfrat, parrit po finzas marriu. Su chi
ddi ‘onaus no fait po cussu, téit abisongiu de sa mama…» « De seguru téit abisongiu de sa
mama - iat nau su babu - deu nau de ddu torrai a su pastori.» Arrocu fut penzendu a is
momentus de prexu e giogu cun s’angioneddu, ma cumprendìat ca tenìat abisongiu de sa
mama. «Frotzis est mellus a nce ddu potai a sa mama». Pentzàt chi custu fessat su scebèru
prus giustu, no tocàt a essi interessosus, scéti ca, sen’e s’angioneddu, s’intendìat tropu assou… Ma u angioneddu, no poit’essi u cumpangiu de giogus cument’e u piciocheddu!
A si ‘ntendi mellus. tziu Arremundicu.
Ci funt momentus chi unu contixeddu allirgu fai beni gana bella e fai praxeri. Po cussu,
custus “scracàlius” serbint po ci fai passai calincunu minutu chene pensai a is tempus lègius
chi seus passendi in custus annus tristus e prenus de crisi. Aici, apu pensau de si fai scaresci
calincunu pensamentu, ligendi e arriendi cun custus contixeddus sardus chi funt innoi. Sciu
puru, ca cussus chi faint arrì de prus, funt cussus “grassus” e unu pagu scòncius, ma apu
circau de poni scèti cussus prus pagu malandrinus, sciaquendiddus cun dd’unu pagheddu de
aqua lìmpia. Bonu spassiu. Est bellu puru, poita calincunu, circhendu de ddus ligi imparat
prus a lestru a ligi in sa lingua nostra. E custa, est sa cosa chi m’interessat de prus.
Silvanu est fueddendi cun dd’unu ou in manus, candu arribat sa pobidda Geltrude.
Geltrude: Deu nau ca tui ses macu, fueddendi aici a boxi alta. Ma poi, cun chini ses fuddendi?
Silvanu: Bai ca no seu macu. No ddu bis cun chi seu fueddendi?
Geltrude: Deu no biu a nemus: Innoi no nc’est nisciunus.
Silvanu: Certu, seu fueddendi a s’ou!
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Giannetta incontrat s’amiga Pierina.
Pierina: Ma ita ci fais dònnia dì in su Còmunu, ita depis fai documentus?
Giannetta: Ma cali documentus! Est ca seu circhendi genti.
Pierina: E ddus circas pròpiu innoi?
Giannetta: Certu! Mi seu scrita a “Fesbuc”.
Pierina: E ita cintrat “Fesbuc”?
Giannetta: Ge c’intrat e meda puru. In “Fesbuc” ddoi est scritu, ca tengu dexi amigus in
Còmunu, e insaras seu circhendu chi funt!
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Brunellu est crocau cun sa pobidda Giocondina.
Brunellu: Est inutili, no ce dda fatzu prus a fai s’amori: si bit ca apu spaciau is cartùcias.
Giocondina: Sa bella est ca nanca fias unu grandu cassadori!
Brunellu: Mi tocat a andai a su dotori.
Giocondina: Mi parrit ca inveci ti tocat a andai in armeria a comporai is cartùcias. Poita chi
andas a su dotori, issu curat is malàdius, miga podit fai arresuscitai is mortus!
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Silvestra est in giru fadendi sa spesa e incontrat sa gomai Stevana.
Silvestra: E insaras gomai ita novas? E gopai ita parrit?
Stevana: Mali. Apu scrobetu ca pobiddu miu est unu grandi ballista.
Silvestra: Comenti ballista. De ita ti ndi ses acatada?
Stevana: Poita m’at contau ca sabudu a noti nanca fiat in giru cun s’amiguVenanziu.
Silvestra: E inveci no fiat berus?
Stevana: No! No fiat berus, poita sabudu a noti, Venanziu fiat impari cun mei!
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Eusebiu est torrau de Continenti e incontrat s’amigu Sebastianu.
Sebastianu: E insaras ita parrit sa vida in Continenti? Ti ses spassiendi berus? M’at contau
mamma tua ca ses puru sonendi?
Eusebiu: Ci podis contai! Pensa ca apu sonau po fintzas a sa scala de Milanu.
Sebastianu: Ma bai! Ge non est nudda. Biadu tui. Ma ita strumentu as sonau.
Eusebiu: Su campanellu de sa porta!
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Lucchinu est in Paradisu e incontrat su paesanu Urbanu.
Urbanu: Ciau Lucchinu. No sciria ca fiasta mortu tui puru. Ma candu t’est sucèdiu.
Lucchinu: Est sucèdiu arisenoti.
Urbanu: Deu puru mi seu mortu arisenoti. Seu mortu cungellau. Ma a tui, ita est capitau de ti
morri aici improvisamenti?
Lucchinu: Mi seu mortu de su dispraxeri. Ca apu scrobetu ca pobidda mia, mi poniàt is
corrus.
Urbanu: E as scrobetu cun chini?
Lucchinu: No, sa noti apu circau in dònnia logu, ca su lettu fiat ancora calenti. Ma no nci seu
arrennèsciu a scoberri chi fiat s’amanti e po su dispraxeri m’est beniu un infartu fulminanti.
Lucchinu: Pecau! Si ias abertu su freezer, imoi fiaus bius tot’a duus!
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Tziu Vitali est sciaquendusì in sa vasca de bànniu. Est crobetu de àqua fintzas a su bìdiu.
Tziu Vitali: Maladita siasta de natura. Mancu imoi ca ses allupendudidda nd’àrtzias sa conca!
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Valeria est arrenneghendi cun su pobiddu Vitu.
Valeria: Arratza de vida chi seu fadendi cun tui.
Vitu: Poita. No ses prexada? Seus corant’annus impari.
Valeria: Non est po cussu. Ma est ca ses tropu susuncu. In corant’annus no m’as mai portau
foras, a mi castiai unu film.
Vitu: Tenis arrexoni Valeria. Ma oi bollu arrimediai. Andu a ndi portai sa prolunga de sa
televisioni, ca si bieus unu bellu film, in foras in su terratzu!
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Samueli est fuededendi de sa morti cun sa pobidda Ursula.
Samueli: M’arracumandu, si m’intendu mali e seu in sunfrendu, no mi lessis màturu alletau,
collegau a una màchina. No mi lassis atacau a is aparaus elètricus po mi poderai biu.
Ursula: Apu cumprèndiu. Ndi cumentzu a stacai sa Televisioni, su Computer, su Stereo e su
Telèfunu!
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Bissenti incontrat su gopai Vittoriu in dd’unu ristoranti.
Vittoriu: Ti biu papendi petza de vitellu. Ma nanca fiasta bessiu vegetarianu?
Bissenti: E infati seu vegetarianu.
Vittoriu: Ma chi iat essi su vegetarianu?
Bissenti: Su vitellu!
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Cultura
LA SARDEGNA NEL CUORE
15 ottobre 2014
21
di Sergio Portas
Al di là del mare: immagini di sardi,
famosi e non, che hanno lasciato l’isola
S
crive Alessandro Oppes da Madrid (“La Repubblica”
28 settembre) che Artur Mas, governatore catalano,
circondato dal suo governo al completo, ha firmato il
decreto di convocazione del referendum separatista per il
prossimo nove di novembre: «La Catalogna vuole parlare,
vuol essere ascoltata e vuole votare», lo ha detto prima in
catalano, poi in spagnolo e in inglese. Vedremo come finirà
questa sfida, la costituzione spagnola non
prevede alcun referendum separatista e il
governo di Madrid ha già fatto ricorso alla
corte costituzionale per dichiararlo illegittimo. L’intero mondo che conta (questi sì che
sono poteri forti), Wall Street, la City di Londra, la BCE e tutti gli stati occidentali, si erano appena ripresi dallo spavento che avevano loro provocato gli scozzesi, con le loro
ubbie di indipendentismo, con la pretesa di
ridisegnare confini nazionali sanciti giusto
trecento anni fa. E si sa come vanno queste
cose, se la sterlina fosse tracollata, come era
nelle cose se avessero vinto gli amici di James Bond (leggi Sean Connery), avrebbe tirato giù il già malconcio euro e, con lui le
borse del mondo tutto, il dollaro e l’intero
impero finanziario che sorregge il modo capitalistico di produrre ricchezza, e anche qualche disastro,
ciclicamente. Dice che i sedicenni hanno votato sì, i pensionati invece no. Non so se sia vero, ma non mi stupirebbe che
siano stati i giovani a voler provare a mutare un orizzonte
che, soprattutto per loro, si è fatto sempre più fosco. Dove si
intravvedono sempre più robot che faranno gran parte dei
lavori che svolgono oggi i loro fratelli maggiori e i loro papà,
senza sindacati e articoli 18, finalmente la
pace sociale nelle fabbriche. Primo premio
della lotteria di capodanno: un posto di lavoro a tempo indeterminato.
Anche per questo mi aveva convinto Michela Murgia parlandomi del progetto politico di ProgReS, che si rivolge soprattutto alle nuove generazioni, sono loro che si
devono costituire “a popolo” e rivendicare
la costruzione di uno stare insieme politico, altro da quello che hanno sperimentato
i loro padri e nonni. Se non ci riuscissero,
come dice quel tale sindaco di Elmas, tocca tirare giù le valige e saltare il mare. A questo proposito rubo l’incipit a Simone Mosca del suo articolo del 12 giugno scorso su “Repubblica” perché è troppo bello (titolo: “Su Populu Sardu”, Fresu, Cucciari & friends ritratti di isolani nel mondo): «Chi passa
i mari muta il cielo, non l’anima» diceva il poeta latino Orazio. L’articolo, un’intera pagina con un titolone grande così,
dava conto di una mostra fotografica messa su da Daniela
Zedda, fotografa cagliaritana che collabora con riviste e giornali nonché editori e teatri, due anni di scatti a dei sardi che
hanno lasciato l’isola, per scelta o per necessità, e hanno dovuto mischiare la loro anima con quelle che hanno incontrato
lontano dalla Sardegna. La mostra titola “aldilà del mare” e
qui a Milano era ospitata nello showroom di Antonio Marras,
un posto fantastico dove anche un letto di ferro arrugginito
messo vicino a una stufa di ghisa altrettanto malandata che
regge secchi di zinco che si atteggiano a vasi di fiori, vale da
solo il piacere di farvi una visita. Lui, il padrone di casa, nel
ritratto che apre la mostra, dismessi gli eterni jeans con allegate scarpe da ginnastica, è seduto su di un lucidissimo pavimento di Palazzo Clerici, con alle spalle le dorature e le cristallerie illuminate da lampadari che neanche a Versailles, vero
principe medievale. Anche se, una volta lasciato Alghero alla
volta di Milano e Tokio e Parigi, nella sua
città natale non solo ci è ritornato ma è lì che
vuole continuare a creare le collezioni che
vende in tutto il mondo, lì che vuole vedere
crescere i suoi figli, lì continuare a sentirsi
catalano (anche lui!) e magari anche sardo.
Non che gli algheresi siano tutti così, Gavino
Sanna quando ero andato a intervistarlo nella
sua dimora milanese (non posso scrivere casa:
è un museo) mi aveva detto che, quando è
lontano, sente sempre un’acuta nostalgia della natia Alghero ma che, quando ci ritorna,
dopo una settimana ha già voglia di scapparsene via. C’è anche lui ritratto in una foto che
sarà almeno due metri per quattro, in sparato
nero e camicia bianchissima, fazzoletto candido che sbuca prepotente dal taschino della
giacca, i sempiterni lunghi capelli pettinati all’indietro, il viso grave come si conviene a uno che ha vinto
non so bene quanti Oscar per la pubblicità, quando in America (Stati Uniti) era stipendiato dalla Coca Cola. Il “creativo”
per antonomasia. Se è vero che i fotografi hanno l’ambizione
di fissare per un istante l’anima dei loro soggetti occorre dire
che la Zedda ha fatto in modo che essa si riverberasse in un
contesto atto a suggerirne l’intima essenza. Così Gavino è
immortalato tra le sue sculture lignee rappresentanti santi medievali e valletti moreschi, le pareti alle sue spalle coi grandi
dipinti dai colori appassiti dal tempo, e i
grandi divani di pelle d’esotici animali.
Geppi Cucciari è in atteggiamento da
“femme fatale di Macomer”: morbidamente adagiata su di un tappeto che non sfigurerebbe nella moschea blu di Istanbul, nonostante l’abito nero scollato da gran sera,
ha uno sguardo che preannuncia una delle
sue battute “tranchant”, appena ti azzardasti a chiederle cosa ci fa così distesa. Marcello Fois che da
Nuoro ha posto la sua residenza a Bologna si fa riprendere
nella splendida biblioteca Salaborsa, all’interno di palazzo
d’Accursio, dalla pavimentazione trasparente sulle rovine di
edifici felsini - etruschi e della Bononia romana. Lui Marcello è in atteggiamento pensieroso, rimuginante qualche fuga
di banditi su per il Sopramonte di Orgosolo. Come è pensoso
Paolo Fresu, pure lui a Bologna, dall’alto del Santuario di
San Luca (dizione esatta: santuario della Beata Vergine di
San Luca) dall’alto dei trecento metri del colle della Guardia
Paolo sembra pensare ai contrafforti del Limbara, che fanno
da ben altra quinta alla natia Berchidda. Comunque una foto
di Paolo Fresu senza tromba è di per sé una rarità.
Le foto sono 75 ed erano 88 in originale ma qui non c’era
spazio per tutte. Non sono tutte di gente famosa, Assunta
Pattara, orgosolesa, è ritratta tra le sue mucche a Traverseto-
lo, provincia di Parma. Mentre Tonino Gungui di Gavoi disossa prosciutti a Langhirano, sempre nel parmense. Ma è
scontato che siano i ritratti di quelli che ce “l’hanno fatta” ad
attirare gli sguardi dei visitatori. Maria Giacobbe a Copenaghen, da dove è riuscita a scrivere libri bellissimi ambientati
in Sardegna, neanche dalle sue finestre danesi vedesse sorgere il sole inondando d’oro le spighe del Campidano. Anna
Deplano è al museo del ‘900 dove forse sono alcuni dei suoi
lavori di designer. Paolo Piras, giornalista di Rai tre è all’Eur
con alle spalle lo splendido palazzo delle civiltà. Tore Garau,
pittore e batterista (Stormy Six), lui sì con gli eterni jeans e
scarpe da tennis regolamentari, seduto al Parco Sempione di
Milano, pensoso delle spiagge di Torregrande dove risiede
d’estate. E ancora Cristiana Collu, cagliaritana che ha lasciato la direzione del museo di Nuoro per quello più prestigioso
di Rovereto, il Mart, con stipendio congruamente aumentato. Della serie: come farà la Sardegna a tenersi stretti i suoi
figli più talentuosi, vista la congiuntura economica che sta
attraversando.
Dice Daniela Zedda che le sue foto sono la prova della capacità dei sardi nel sapersi integrare, di far rivivere mestieri
antichi della nostra terra in luoghi diversi. E in queste sue
grandi foto c’è uno spaccato della diaspora che ha trovato
modo di costruire la sua fortuna al di là del mare di Sardegna. Se il prossimo referendum per l’indipendenza sarda (prima o poi si farà, ne sono certo) manterrà i criteri di quello
scozzese, molti di questi personaggi non avrebbero neppure
diritto di voto. Ma forse verrà data anche a loro una possibilità d’esprimersi, che ognuno si sente figlio legittimo di quell’isola che ha impresso forma indelebile alla loro anima. Che
ancora parla nella lingua che li ha svegliati alla vita, di quelle
ninna nanne che li hanno fatti addormentare, la culla vicino
al fuoco del caminetto, piene di promesse per un futuro fatato, che di viaggi oltremare mai avrebbero neanche accennato: “Ninna nanna pizzinnu, ohi ninna nanna...Unu caddittu
t’apo a comporare/ cun sedda bella e cun frenos de oro/
des’andare in Gaddura e Logudoro/ e tott’a tie deven invidiare...” come scriveva quel Montanaru, desulese, per la nascita del figlio Antonello, neanche alla metà del novecento.
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22
Cultura
15 ottobre 2014
UN
OMAGGIO ALL’ANTIFASCISTA
Un ricordo di Velio Spano
a cinquant’anni dalla sua morte
Un comunista impegnato nella lotta al regime fascista
e nella guerra di Spagna contro il generale Franco
di Lorenzo Di Biase
L
a famiglia Spano era composta dai genitori Attilio ed
Antonietta Contini e dai figli Levio, Elvio e Velio, quest’ultimo nato a Teulada il 15 gennaio 1905. Nel 1910 la
famiglia si trasferì a Guspini, importante centro minerario, dove il movimento socialista era presente, forte e ben
organizzato. A Guspini il giovane Velio ebbe modo di conoscere le lotte della classe operaia e dei minatori, rimanendone segnato. Nel centro minerario compì anche i primi studi, proseguiti poi a Cagliari, nel Liceo ”Dettori”,
dove conseguì la maturità classica. Da giovanissimo, abbracciò l’ideologia comunista e dal 1922, all’indomani della
marcia su Roma, aderì alla Federazione Giovanile Comunista divenendo poi elemento attivo all’Università di Roma
ed entrando a far parte del Comitato Federale della Gioventù Comunista Laziale.
Fece parte dei gruppi giovanili dell’”Ordine Nuovo” e conobbe Gramsci il cui incontro influenzò fortemente il giovane Velio Spano. Partecipò da studente universitario a tutte
le manifestazioni organizzate a seguito dell’assassinio di
Giacomo Matteotti e, all’uopo, fu fermato e schedato. Decise allora di trasferirsi all’Università di Torino per continuare la sua attività politica tra gli studenti con la speranza
di evitare i controlli polizieschi. Divenne il redattore de
“Il Goliardo Rosso”, “Fronte Unico”, “Il fanciullo Proletario”. Nell’aprile del 1926 venne diffidato e, nel successivo anno, gli vennero assegnati due mesi di carcere. Velio
Spano lasciò gli studi ed entrò nella struttura illegale della
FGCI col nome di battaglia “Mariano”. Fu poi assegnato
al confino, ma non inviato perché deferito il 17 giugno
1927 al Tribunale Speciale con l’imputazione di “Organizzazione comunista”. Fu condannato a cinque anni e
sei mesi di reclusione e tre anni di vigilanza speciale, che
sconta nelle carceri di Viterbo e Pesaro dal ’28 al ‘33.
Nel gennaio 1933 espatriò clandestinamente in Francia
dove entrò a far parte dell’apparato estero del partito comunista e poi, nel ’38 andò in Tunisia. Nel 1937 Velio
Spano attraversò la frontiera francese per recarsi in Spagna ove partecipò alla guerra civile come membro dello
stato maggiore del comandante Juan Modesto. Fu addetto
ai servizi radio delle emittenti repubblicane e parlò al popolo italiano attraverso “Radio Milano” che trasmetteva
da Aranjuez, comune situato nella comunità
autonoma di Madrid, posto sulla riva sinistra del Tago. In
autunno dello stesso anno si sposterà in Francia incaricato alla direzione de “L’Unità”.
Nell’ottobre del 1938 verrà inviato dal partito a Tunisi
con il compito di coordinare la lotta antifascista nell’ambito degli oltre 100.000 italiani ivi residenti. A Tunisi
conobbe Nadia Gallico, che diverrà la sua compagna sposandola il 31 maggio 1939. Si collegò con la Lega Italiana Diritti Uomo, con Giustizia e Libertà; scrisse su diversi quotidiani, diventando il redattore capo de “Il Giornale”, diretto da Giorgio Amendola. Poi - tra il ’39 e il ’43 venne fatto rientrare dal partito in Francia per poi essere
A
ll’interno della manifestazione “Settembre oristanese”
la pittrice e scultrice Rita Fais ha tenuto la mostra “Nemo
Profeta” dal 6 al 30 settembre a Oristano nell’ex chiesetta
del Santo Spirito, dopo i successi di critica e di vendita ottenuti in una recentissima esposizione titolata “Mater Deo
Mundi”, a Lanciano, in Abruzzo, nel foyer del teatro cittadino dal 15 al 24 agosto. In esposizione c’erano una ventina di
tele e circa 10 sculture, o come lei le chiama le installazioni.
Intervistata qualche giorno prima dell’apertura della mostra, l’artista si è così presentata: “Sono una materica. Dipingo d’istinto”. Ecco delinearsi in estrema sintesi la
poliedrica nonché autodidatta artista oristanese Rita Fais.
Rita ha bisogno di avere un contatto fisico col colore e con
la materia impiegata e per questo adopera le sue mani molto sensibili. Lei deve “sentire” la tela, deve avere le mani
impastate nel gesso, nella calce, nella sabbia, nel colore;
così come deve toccare il ferro, il legno, il bronzo o gli
altri materiali, per capire come essi possano essere trasformati in opera d’arte. Rita Fais è un’artista matura che
rielabora sia il materiale naturale che quello messo a disposizione dall’ambiente, materiale culturale di cui la nostra isola è pregna proiettando il tutto nel contesto attuale.
Attinge a piene mani dalla natura e dalla cultura e, dopo il
suo “trattamento”, ecco materializzarsi un’opera d’arte particolarissima e a tratti davvero struggente: chiusa all’interno di una cornice ma per nulla imprigionata da essa. L’elemento materico assurge al ruolo di primattore e va a fondersi con i cromatismi impressi sulla tela. La pittrice ama i
colori della terra che vengono stesi a piene mani, così come
le sfumature che ottiene sono realizzate estendendo il co-
Mostra di Rita
Fais ad Oristano
lore con le dita. Preferisce lavorare sulla tela e sul compensato, ma utilizza anche la carta. Predilige l’olio, ma
adopera anche l’acrilico, la matita ed il gessetto. Nella
mostra “Nemo Profeta” ha esposto tele in cui prevale il
nero ed il bianco magistralmente accostati, alcuni con delle “macchie” rosse. Nelle opere risulta singolare la sua
firma che appare in modo nascosto con dei disegni, mentre in altre non c’è proprio, sicura com’è che quell’opera
non può che essere attribuita a lei.
L’Informale materico è stato il suo primo grande amore.
Ma nella sua evoluzione d’artista si cimenta anche in un
figurativo per nulla classico né classicheggiante, ed emozionanti appaiono le figure femminili di modigliana memoria che sin dalle elementari ritraeva con dei bellissimi
colli lunghi. Esprime il meglio di sé durante le ore notturne. Viene svegliata dall’idea di effigiare un qualcosa
che si presenta come indefinito, ma che assume contorni
nitidi con il passare del tempo sin tanto che non è costretta ad alzarsi per dipingere. Solo così riesce a placare que-
rimandato in
Tu n i s i a .
Nel frattempo
v e n n e
condannato
a
morte per
due volte in
contumacia dal regime fascista. Fu anche rinchiuso dalle autorità francesi - in quanto
cittadino italiano - nel campo di concentramento di Beitla
nel 1940 dopo che l’Italia dichiarò guerra alla Francia.
Rientra in Italia nell’ottobre 1943. Direttore dell’Unità,
membro della direzione del partito. Consultore nazionale
nel 1945 e membro della Assemblea Costituente dal 1946
al 1948. Sottosegretario all’Agricoltura nel 2° Governo
De Gasperi, parlamentare per varie legislature. Spano è
stato per dieci anni responsabile dell’organizzazione regionale sarda del PCI. Nel 1957 gli fu affidata la direzione della Sezione Esteri del Comitato centrale del suo partito e due anni dopo fu nominato segretario del Movimento italiano per la pace. È deceduto a Roma il 7 ottobre 1964.
sta spinta che le arriva dall’interno ed ecco materializzarsi
tante sue opere, alcune titolate altre, la maggior parte,
volutamente senza titolo al fine di non condizionare l’osservatore. Questi infatti secondo la pittrice deve leggere
l’opera, interpretarla con la sua sensibilità e trarne il massimo beneficio senza il condizionamento dell’artista.
La partitura si sviluppa sul momento, senza alcun
condizionamento. Non sviluppa dei bozzetti da rielaborare in seguito, ma segue l’istinto. Aggredisce direttamente
la tela che viene da lei dominata giacché essa viene collocata per terra in quanto non ama il cavalletto. Sulla tela
imprime le emozioni, le ansie, le paure, le gioie, gli stati
d’animo e i suoi quadri ne sono certamente influenzati.
Così come riesce a piegare alla sua volontà il ferro ed il
bronzo e qualsiasi altro materiale utile alla creazione delle sue installazioni. In tutto questo lei abbraccia le varie
correnti dell’Informale.
Può essere catalogata come appartenente al gruppo
“Gestuale” del grande artista americano Jackson Pollock
e dell’italiano Emilio Vedova, i quali prestavano molta
attenzione al momento della creazione dell’opera, sempre molto insolita e carica di suggestione. Ma la caratteristica dell’Informale, oltre all’invenzione di nuove tecniche, è l’uso di materiali inediti, considerati dagli artisti i
veri protagonisti delle opere. È il “Materico” al cui gruppo può essere annoverata Rita Fais assieme al grande
Alberto Burri o ai francesi Jean Fautrier e Jean Duibuffet.
Una mostra che si è conclusa il 30 settembre con grande
successo di pubblico che numeroso l’ha visitata nei 24
gioni in cui è rimasta aperta. (l. d. b.)