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LA PSICOTERAPIA
COGNITIVOCOGNITIVO-COMPORTAMENTALE
NEI DISTURBI
DELL’ ALIMENTAZIONE
Stefania DURANDO – Istituto Watson
I DA si dispongono lungo un continuum
OBESITÁ
BED
BN
AN
BMI
17.5
25
I disturbi dell’alimentazione colpiscono circa lo 0,5
– 3,00 % della popolazione con un’incidenza
maggiore nel genere femminile rispetto a quello
maschile e con un picco di insorgenza tra i 16 e i 20
anni.
Fonte: Stice, Marti e Rhode, Journal of Abnormal
Psychology, 122, 445-457, 20, 2013
Modello a “strati” della psicopatologia dei DA
Caos
Dietetico
e Biologico
Disturbi dell’immagine
corporea
Deficit del concetto di sé
Circolo vizioso di espressione del disagio
psicologico
RESTRIZIONE
ABBUFFATA
COLPA - ALLARME
Un modello Cognitivo Comportamentale dei Disturbi
dell’Alimentazione
Approcci
multimodali
come
la
Psicoterapia
CognitivoComportamentale entrano simultaneamente nel processo di
guarigione, malgrado sia importante notare che negli stadi precoci di
trattamento è il settore superiore della piramide che diviene l’obiettivo
principale del lavoro terapeutico Cognitivo-Comportamentale.
Questo perché i fattori psicologici associati con il disturbo possono
non essere significativamente valutati appieno o individuati finché la
compagine dei sintomi bulimici non venga posta sotto un certo grado
di controllo (Garner e Davis 1986; Garner e coll., 1990).
Multifattorialità dei disturbi dell’alimentazione
Fattori predisponenti
Fattori precipitanti
Fattori di
mantenimento
Individuali
Familiari
Culturali
Insoddisfazione
per il proprio
peso e forme del
corpo
Fare la dieta
per migliorare
l’autostima e il
controllo di sé
Sintomi da
digiuno e
reazione
degli altri
Schema di autovalutazione disfunzionale e funzionale
Lavoro
Famiglia
Peso, forme corporee e controllo dell'alimentazione
Altro
Lavoro
Famiglia
Peso, forme corporee e controllo dell'alimentazione
Altro
Amici
Sport
Musica
Lo sviluppo e il mantenimento dei disturbi dell’alimentazione
Fattori di rischio
Fattori precipitanti
Fattori di mantenimento
SCHEMA DI AUTOVALUTAZIONE DISFUNZIONALE
Perfezionismo
clinico
Eccessiva importanza attribuita al peso, alle forme corporee
e al controllo dell’alimentazione
Obiettivi esigenti in
altre aree
Problemi
interpersonali
Bassa autostima
nucleare
Dieta ferrea e altri
comportamenti di
controllo del peso
Pensieri e
preoccupazioni per
alimentazione, peso
e forme corporee
Abbuffate
Basso peso
Intolleranza alle
emozioni
Comportamenti di
compenso
“
Sindrome da
digiuno”
Fook checking
Body checking
Evitamenti
Sensazioni di essere
grassi
Rinforzi positivi
Rinforzi negativi
Effetti del digiuno sul comportamento
La restrizione
dietetica severa e
prolungata può
portare a serie
complicanze fisiche
e psicologiche.
Molti dei sintomi,
prima interpretati
come aspetti
primari dell’AN,
sono in realtà
dovuti alla
denutrizione e al
digiuno.
“Minnesota Study»
Keys et al., 1950
ll Minnesota Study è uno studio sperimentale condotto nel 1950 da A. Keys e dai
suoi colleghi dell’Università del Minnesota che dimostra in modo molto efficace
quali sono gli effetti della dieta restrittiva e della conseguente perdita di peso sul
comportamento. L’esperimento comportava una valutazione accurata di 36
giovani uomini, sani fisicamente e psicologicamente cui era stato ristretto il loro
introito calorico per circa 6 mesi. Si offrirono più di 100 uomini come volontari per lo
studio, come alternativa al servizio militare, ne furono selezionati 36 e 4 di questi
abbandonarono l’esperimento perché ritenuto non sopportabile. I volontari
vennero sottoposti per 6 mesi ad una restrizione che corrispondeva alla metà del
loro introito calorico iniziale. A questo regime conseguì una perdita di circa il 25%
del loro peso iniziale. Successivamente ai 6 mesi di restrizione, ci fu un periodo di
rialimentazione durante il quale gli uomini vennero nutriti in modo normale. Tutti
gli uomini sperimentarono drammatici cambiamenti fisici, psicologici e sociali e
nella gran parte dei casi, questi cambiamenti continuarono a persistere anche
durante la fase di riabilitazione o di nutrizione normale
Effetti sul comportamento
Il cambiamento più evidente che si verificò nei volontari fu:
un drammatico aumento della preoccupazione nei confronti del cibo, che divenne
un pensiero incessante, uno dei principali argomenti di conversazione, di lettura e
dei sogni a occhi aperti
I volontari iniziarono a collezionare libri di cucina e di ricette, caffettiere, piatti da forno e
altri utensili da cucina. La maggior parte del giorno era dedicata a pianificare come
avrebbero mangiato la loro razione giornaliera e questo comportamento aveva lo scopo di
prolungare il momento dell’assunzione di cibo e di farne aumentare l’attrazione o la
quantità. Alcuni soggetti dello studio furono sorpresi a ingoiare il cibo velocemente o a
consumarlo molto lentamente e verso la fine del periodo di restrizione alcuni partecipanti
prolungavano un pasto che prima avrebbero consumato in pochi minuti per quasi due ore.
Aumentò drasticamente il consumo di tè e caffè e, allo stesso modo, l’uso della gomma
da masticare. Nella fase di riabilitazione nutrizionale persistettero la maggior parte degli
atteggiamenti e comportamenti anomali nei riguardi del cibo. La fase restrittiva provocò
anche un aumento della fame che in alcuni soggetti fu abbastanza tollerata, in altri creò
grande preoccupazione e portò a perdita di controllo. Molti volontari furono incapaci di
seguire il semi-digiuno e compirono delle abbuffate seguite da auto-rimprovero. Dopo
circa cinque mesi di rialimentazione, la maggioranza degli uomini riportò una certa
normalizzazione del comportamento alimentare, ma per qualcuno di loro il consumo
smodato di cibo perdurò
Effetti sullo stato emotivo e sulla personalità
La maggior parte dei soggetti, nonostante tutti i volontari fossero
psicologicamente sani prima dell’esperimento, sperimentò un significativo
deterioramento emotivo come risultato del semidigiuno. Lunghi erano i
periodi di depressione, di irritabilità seguita da scoppi d’ira. L’ansia divenne più
evidente in tutti i soggetti e, con il proseguimento dell’esperimento, molti degli
uomini che prima erano abbastanza tranquilli iniziarono a mangiarsi le unghie o
a fumare perché si sentivano nervosi. Anche l’apatia divenne comune in alcuni,
che in precedenza erano molto dediti alla loro igiene personale, iniziarono a non
curare più il loro aspetto. Durante i periodi di rialimentazione, i disturbi
emotivi non scomparirono immediatamente ma perdurarono per diverse
settimane, con alcune persone che divennero effettivamente più depresse,
irritabili, litigiose e negative di quanto non fossero state durante il periodo di
semidigiuno.
Effetti sullo stato cognitivo e fisico
I soggetti riportarono un peggioramento della concentrazione, della
prontezza, della comprensione e della capacità di giudizio, tuttavia non
furono rilevati segni di diminuzione delle capacità intellettuali. I cambiamenti fisici dopo 6 mesi di semidigiuno furono numerosi: disturbi
gastrointestinali, diminuzione del sonno, senso di stordimento, emicranie,
ipersensibilità al rumore e alla luce, riduzione della forza fisica,
impoverimento del controllo motorio, edema, perdita dei capelli,
diminuzione della tolleranza al freddo (mani e piedi freddi), disturbi della
vista, disturbi dell’udito, parestesie (formicolio o pizzicore). Molti
cambiamenti riflettevano un generale rallentamento dei processi fisiologici
corporei. Si verificarono diminuzioni della temperatura corporea, del battito
cardiaco e della respirazione e della spesa energetica a riposo (REE). Il
REE è la quantità di energia che il corpo richiede a riposo (senza praticare
alcuna attività fisica) conservando i normali processi fisiologici. Ciò ammonta a
circa di 2/3 del fabbisogno totale di energia. Alla fine del semidigiuno, il REE
degli uomini era sceso di circa il 40% rispetto a quello dei livelli normali. Questo
calo, proprio come altri cambiamenti fisici, riflette la straordinaria capacità
del corpo di adattarsi a un minore apporto calorico riducendo il proprio
bisogno energetico
Effetti sullo comportamento sociale e sessuale
Il comportamento sociale mutò nei volontari sottoposti a
restrizione alimentare: divennero progressivamente più
introversi e isolati. Aumentò il senso di inadeguatezza
sociale, mentre l’umorismo e il senso di cameratismo
diminuirono. Anche i contatti con l’altro sesso subirono
una netta diminuzione durante il periodo del semidigiuno.
L’interesse sessuale si ridusse in modo drastico, gli
impulsi sessuali cessarono o diventarono meno comuni.
CONCLUSIONI
Ciò che rende lo studio interessante e ancora attuale è che
molti dei sintomi che si pensava fossero specifici dell’anoressia
nervosa, della bulimia nervosa e dei pazienti affetti da DA
sono secondari alla denutrizione.
Si parla di STARVATION SYNDROME.
Questi sintomi non si limitano al cibo e al peso, ma si
estendono potenzialmente a tutte le aree di funzionamento
sociale e psicologico.
Dato che molti sintomi postulati in questi disturbi sono
secondari alla denutrizione, è assolutamente essenziale che il
pattern alimentare e il peso siano riportati a livelli “normali”
per ristabilire accuratamente le funzioni psicologiche.
Effetti del digiuno sul comportamento
• Attitudini e comportamenti nei confronti del cibo e
dell’alimentazione
• Abbuffate
• Cambiamenti emotivi e di personalità
• Cambiamenti sociali e sessuali
• Cambiamenti cognitivi
• Cambiamenti fisici
• Attività fisica
TCC
La terapia è come sempre orientata su 3 livelli:
COGNITIVO modifica delle distorsioni cognitive su peso,
forme fisiche, autostima, ecc.
COMPORTAMENTALE modifica delle abitudini
alimentari disfunzionali (dieta, restrizioni, cibi pericolosi)
EMOTIVO educazione alle emozioni e gestione della loro
espressione
Teoria del setset-point
La teoria del “set-point” è stata proposta formulando la tesi che il
peso corporeo è relativamente stabile nel tempo; secondo questa
teoria esso sarebbe regolato attorno a un punto fisso (set-point) da
complicati meccanismi fisiologici che si oppongono a qualsiasi
tentativo deliberato di modificarlo.
Nella composizione corporea (rapporto tra massa magra e massa
grassa) il set point è l'equilibrio tra i due compartimenti che
l'organismo cerca di tenere il più possibile stabile.
La teoria del set point: perché è difficile dimagrire
Il set point di adipe o meglio, il rapporto tra massa muscolare e massa grassa è un cammino
lento che, come l'omeostasi (equilibrio) ormonale, ha inizio durante lo sviluppo e fine verso l'età
adulta (anche se vari fattori potrebbero alterarlo anche raggiunta la totale maturazione corporea).
Semplificando il discorso: il vostro set point attuale è frutto di quanto eravate grassi (o magri)
durante l'infanzia, la pubertà e l'adolescenza. Un ragazzo che, sino all'età adulta, ha avuto una %
di BF sul o superiore al 15% avrà serie difficoltà a scendere sotto il 10%; ciò dipende dalle
modificazioni ormonali che comporta l'iperplasia (aumento di numero) e l'ipertrofia delle cellule
adipose, modificazioni che toccano in primis la zona di controllo ipotalamica con raggiunta di un
certo equilibrio ormonale. Perciò, un corpo abituato ad avere un certo numero di cellule
adipose e, quindi, un certo livello di produzione e rilascio di leptina (primo ormone di controllo
dello stato nutrizionale/energetico), incontrerà forti difficoltà cercando di variare l'omeostasi
verso un piano più basso. Ciò non è impossibile, abbisogna solo di sacrifici maggiori rispetto a
chi ha sempre tenuto un set point più basso.
Una metodica che permette una variazione "a vita" su un livello di adipe più basso è l'incremento
della massa muscolare con minimo o nessuno incremento della massa grassa: ciò permette, alla
medesima quantità di grasso, di avere una % di bf, un set point di adipe più basso.
Il lavoro è lento (se non si usano "scorciatoie" farmacologiche), ma permette di raggiungere il set
point sperato. Questa è definita "ricomposizione corporea", cosa molto rapida in chi è un novizio
nell'allenamento.
La teoria e la terapia cognitivo comportamentale (CBT) dei disturbi
dell'alimentazione è stata descritta agli inizi degli anni 80 da Fairburn per la
bulimia nervosa e da Garner e Bemis (oggi Vitousek) per l'anoressia nervosa.
Fairburn ha elaborato una teoria "focalizzata" esclusivamente sui processi che
mantengono i sintomi della bulimia nervosa, mentre Garner e Vitousek hanno
sviluppato una teoria "allargata" che include, oltre ai fattori di mantenimento,
anche i fattori di rischio e precipitanti l'anoressia nervosa. Entrambi i modelli
teorici, sviluppati basandosi sulla teoria cognitiva elaborata negli anni settanta da
Beck per comprendere lo sviluppo ed il mantenimento della depressione, hanno
dei pregi e dei difetti.
La CBT "focalizzata" di Fairburn, nonostante oggi sia oggi considerata il
trattamento di prima scelta per la cura della bulimia nervosa (non ci sono terapie
che hanno dimostrato di essere più efficaci) ha tre difetti principali: 1) ha
un'efficacia limitata (solo il 50% dei pazienti raggiunge una remissione prolungata);
2) è applicabile solo alla bulimia nervosa e non agli altri disturbi
dell'alimentazione; 3) non prende in considerazione la presenza di meccanismi
psicopatologici aggiuntivi (vedi sotto) presenti in un sottogruppo di pazienti che
contribuiscono a mantenere il disturbo e ad ostacolare il trattamento.
La CBT "allargata" di Garner e Vitousek ha il vantaggio di essere
applicabile con minime modifiche a tutti i disturbi dell'alimentazione e di
non focalizzarsi solo sul comportamento alimentare del paziente e sulla sua
preoccupazione per l'alimentazione, il peso e le forme corporee, ma di
affrontare anche altre variabili individuali come ad esempio il senso di
identità scarsamente sviluppato, l'ascetismo, il perfezionismo, i conflitti di
autonomia, i problemi familiari e interpersonali. Questo modello ha però
tre principali difetti:
1)la sua efficacia non è supportata da ricerche controllate, ma solo
dall'esperienza clinica
2)ha una lunga durata (1 o 2 anni anche se applicata alla bulimia nervosa)
3)non è preciso nello spiegare i meccanismi di mantenimento del disturbo.
I progressi compiuti negli ultimi anni nella comprensione dei meccanismi
psicopatologici di sviluppo e di mantenimento dei disturbi
dell'alimentazione hanno spinto recentemente alcuni eminenti teorici a
proporre nuovi modelli teorici e terapeutici per superare le difficoltà
emerse con precedenti teorie.
MODELLO CBT TRANSDIAGNOSTICA
È in corso di valutazione un modello teorico originale transdiagnostico per
tutti i disturbi dell'alimentazione sviluppato integrando la recente teoria
transdiagnsotica descritta da Fairburn e collaboratori con la teoria di Garner
e Vitousek dell'anoressia nervosa e la teoria sul funzionamento cognitivo ed
emotivo della mente di Teasdale.
Il trattamento derivato da questa teoria prevede l'integrazione di tre figure
professionali (medico, dietista e psicologo) e si sviluppa in tre fasi distinte
con la possibilità di usare 5 moduli aggiuntivi per affrontare alcuni fattori di
mantenimento presenti in un sottogruppo di pazienti che ostacolano il
trattamento.
Modello cognitivocognitivo-comportamentale della BN
Pressione sociale per la magrezza
Restrizione dietetica
Regole rigide
riguardo al cibo
Fame
DISINIBIZIONE / ABBUFFATA
Fairburn, 1981
Indicazioni per il ricovero nella AN
•Perdita di peso cospicua
•Gravi complicanze mediche
•Grave comorbidità psichiatrica (ad es. rischio
suicidiario)
•Pregressi fallimenti terapeutici ambulatoriali
•Ambiente familiare non collaborativo
Aspetti egodistonici nella AN
- Sintomi psicofisici sgradevoli: freddo, astenia, scarsa
concentrazione, umore depresso
-Legame autostima-soddisfazione per l’aspetto fisico
- Bassa autostima
-Ridotta socializzazione
-Polarizzazione ossessiva sul cibo
Punti basilari nell’aggancio della persona con DCA
•Falso bersaglio
•Vantaggi e svantaggi della malattia
•Recupero del peso come mezzo per ….
•Cibo come medicina
•Corpo come “macchina” che funziona indipendentemente
dal controllo cognitivo
•Iniziale correzione delle alterazioni cognitive (ad es.
decentralizzare)
•Discussione delle possibili complicanze dalla malattia
Caratteristiche del terapeuta
DA EVITARE
DA COLTIVARE
-
-
SEDUTTIVO
MORALISTA
GIUDICANTE
OPPOSITIVO
MINACCIOSO
PATERNALISTA
FERMO
EMPATICO
IN SINTONIA CON
ELEMENTI EGODISTONICI
Comportamenti alimentari disfunzionali
• Saltare i pasti
• Ridurre le porzioni
• Eliminare certi cibi
Le fasi della perdita di peso
• Fase iniziale: la luna di miele
• Fase avanzata: ossessione per il cibo, paura di ingrassare
ed emozioni negative
• Fase finale: iper-eccitazione, scomparsa dell’ossessione
per il cibo, morte per inedia.
MODIFICA COMPORTAMENTALE:
COMPORTAMENTALE ripristino di
un’alimentazione regolare
Pianificazione dei pasti
Alimentazione
meccanica
Suddividere i pasti
Automonitoraggio
Specificare la qualità del
cibo
Specificare la quantità di cibo
Alimentazione meccanica
- mangiare secondo orari e cibi prestabiliti (3 pasti al giorno
+ 2 spuntini)
- considerare il cibo come una “medicina” che va assunta
indipendentemente dalla «voglia» del momento (fame
emotiva)
- seguire prestabilite modalità di assunzione del cibo
(mangiare sedute a tavola, porzioni servite nel piatto, ecc.)
… sempre tutto con gradualità ed elasticità
Obiettivi
- recuperare un regime calorica quotidiano adeguato a età, sesso e
stile di vita
- mangiare un’ampia varietà di cibi in modo calmo e rilassato
- includere delle piccole quantità di cibo che prima era evitato o
proibito
Esempio Diario Alimentare
DATA
Ora e
luogo
Cibi e
bevande
consumati
A
V/L/D/ Pensieri, sensazioni e
AF
situazioni sociali
Riassumendo: principali meccanismi perpetuanti indotti
dall’alimentazione ipocalorica
• Rinforzi positivi e negativi ottenuti dalla dieta e dalla perdita di peso
( Fase della Luna di Miele)
• L’estrema preoccupazione per il cibo esagera la tendenza all’uso
del controllo alimentare come indice di auto-controllo e autovalutazione
• L’intensa fame, che consegue la dieta, è vista come una minaccia al
controllo alimentare e al peso, mentre il precoce senso di sazietà e
pienezza (dovuto al rallentato svuotamento gastrico secondario alla
denutrizione) possono essere vissuti come un fallimento
all’autocontrollo. La persona è quindi portata a restringere ancor più
l’alimentazione.
• La tendenza ad abbuffarsi può provocare sensi di colpa che, a loro
volta, possono condurre a sintomi compensatori come il vomito, che a
sua volta porta a peggiorare il controllo sull’alimentazione e a favorire
le abbuffate
• La depressione peggiorando l’autostima favorisce l’uso del cibo, del
peso e delle forme corporee come mezzo per valutare se stessi
• L’ansia da una parte può esacerbare il controllo del cibo, del peso e
delle forme corporee come mezzo per ridurre questo stato, dall’altra
può portare a mangiare in eccesso e favorire le abbuffate che a loro
volta aumentano la preoccupazione per il peso e le forme corporee.
• L’isolamento sociale da una parte impedisce lo sviluppo di relazioni
positive che possono migliorare l’autostima, dall’altra favorisce l’uso del
cibo, del peso e delle forme corporee come mezzi per valutare se stessi
• Il deficit di concentrazione osservato nel digiuno può minacciare il
senso di auto-controllo dell’individuo dal momento che le persone che
hanno difficoltà a concentrarsi riescono a seguire con meno attenzione
gli eventi e perciò tendono a percepire se stesse come non prevedibili
ed incontrollabili
• La perdita di peso rallenta con il tempo perché l’organismo reagisce
alla restrizione diminuendo il consumo di energia. Tale fatto è vissuto
come un segno di perdita di controllo ed è affrontato restringendo
ulteriormente la dieta e utilizzando altri mezzi come l’eccessivo
esercizio fisico, il vomito auto-indotto e l’abuso di lassativi e/o diuretici
• La diminuzione dell’interesse sessuale impedisce l’incontro con
persone del sesso opposto e quindi lo sviluppo di una vita di relazione
adulta
MODIFICAZIONE COGNITIVA
Bias cognitivi e distorsioni che conducono a depressione
od ansia (A)
Astrazione selettiva
“E’ successo qualcosa di brutto
oggi, così la mia giornata è
rovinata”
Catastrofizzazione
“Se non mantengo questo
impiego, sarà la fine della mia
carriera”
Inferenza arbitraria
“Il mio capo non mi ha parlato
questa mattina: deve avercela
con me”
Generalizzazione
“Tutte le opinioni di su di me
contano in egual modo”
Centralità
Pensiero Dicotomico (Pensiero
tutto-o-nulla)
Supergeneralizzazione
Sottovalutare il positivo
“L’attenzione di ognuno è
focalizzata su di me (e ciò mi
rende nervoso)”
“Se il mio lavoro non è perfetto,
non vale niente”
“Quell’aereo che è caduto la
scorsa
settimana
è
la
dimostrazione che non è sicuro
volare”
“Anche se esercito 2 lavori e mi
prendo cura di 6 bambini, non
significa che sto facendo
qualcosa di valore”
Magnificazione o minimizzazione
Dovere/essere
render conto
obbligato/dover
Etichettarsi e denigrarsi
Personalizzazione
“Il mio collega è molto migliore
di
me”
(magnificazione
applicata agli altri)
“Non riesco mai a terminare un
lavoro
(minimizzazione
applicata a se stesso)
“Dovrei stare a dieta, fare
esercizio,
lavorare
più
duramente, essere simpatico
alle persone, ecc.”
“Non sono in gamba; sono un
fallimento”
“Piove
sempre
programmo un picnic”
quando
Interventi specifici nei Disturbi dell’Alimentazione
Da un punto di vista clinico, appare utile rendere il paziente gradualmente
consapevole della connessione PENSIERI – COMPORTAMENTI EMOZIONI.
Si illustra quindi come imparare i seguenti esercizi possa essere un aspetto vitale
della terapia:
Seguire il proprio pensiero e rendersi consapevoli di esso
Riconoscere la connessione tra certi pensieri e comportamenti ed emozioni
maladattive
Esaminare l’evidenza della validità di particolari convinzioni
Sostituire interpretazioni più realistiche e appropriate
Modificare gradualmente le sottostanti idee che sono determinanti
fondamentali di più specifiche convinzioni
Cosa fare, come farlo
Particolare attenzione e sensibilità devono essere dedicate ad evitare interventi che
degenerino in atteggiamenti inquisitori. Infatti i pazienti con Disturbi
dell’Alimentazione giungono in terapia sentendosi inadeguati e soggiogati dal loro
pensiero; diretti cambiamenti del loro modo di pensare possono soltanto
rinforzare la loro opinione di essere inadeguati. Consigli e suggerimenti devono
essere proposti in una atmosfera di accettazione. Le linee guida generali
dovrebbero essere “cucite su misura” secondo i bisogni individuali di ogni singolo
paziente.
• Articolazione delle convinzioni
• Decentramento
• Decatastrofizzazione
• Cambiare i “Dovrei”
• Cambiare le convinzioni attraverso
esercizi comportamentali
• Prospettare ipotesi possibili
• Tecniche di riattribuzione
• Tecniche palliative
Binge Eating Disorder (BED)
rapporto femmine/maschi è di 3:2 ( in tutti i gruppi etnici e in
tutti i pazienti in trattamento o no)
età di esordio non è conosciuta; l’età al momento della diagnosi
varia tra i 30 ed i 40 anni
tra i soggetti sovrappeso, la presenza del BED sembra associarsi
ad una più precoce insorgenza dell’obesità.
dell’obesità.
The Prevalence and Correlates of Binge Eating Disorder in the
World Health Organization World Mental Health Surveys
Background
Little population-based data exist outside the United States on the epidemiology of binge eating
disorder (BED). Cross-national BED data are presented here and compared with bulimia nervosa
(BN) data in the World Health Organization (WHO) World Mental Health Surveys.
Methods
Community surveys with 24,124 respondents (ages 18+) across 14 mostly upper-middle and highincome countries assessed lifetime and 12-month DSM-IV mental disorders with the WHO
Composite International Diagnostic Interview. Physical disorders were assessed with a chronic
conditions checklist.
Results
Country-specific lifetime prevalence estimates are consistently (median; interquartile range) higher
for BED (1.4%; .8–1.9%) than BN (.8%; .4–1.0%). Median age of onset is in the late teens to early
20s for both disorders but slightly younger for BN. Persistence is slightly higher for BN (6.5 years;
2.2–15.4) than BED (4.3 years; 1.0–11.7). Lifetime risk of both disorders is elevated for women and
recent cohorts. Retrospective reports suggest that comorbid DSM-IV disorders predict subsequent
onset of BN somewhat more strongly than BED and that BN predicts subsequent comorbid disorders
somewhat more strongly than does BED. Significant comorbidities with physical conditions are due
almost entirely to BN and to a somewhat lesser degree BED predicting subsequent onset of these
conditions. Role impairments are similar for BN and BED. Fewer than half of lifetime BN or BED
cases receive treatment.
Conclusions
Binge eating disorder represents a public health problem at least equal to BN. Low treatment rates
highlight the clinical importance of questioning patients about eating problems even when not
included among presenting complaints.
BED: caratteristiche cliniche
abbuffate ( giorni “binge”)
marcata preoccupazione per il peso, le forme corporee e il controllo dell’alimentazione
aspirazione a elevati standard di perfezione nella dieta e continua lotta per evitare le abbuffate
presenza di indicatori di discontrollo alimentare (mangiare rapidamente fino a sentirsi
sgradevolmente pieni, indipendentemente dal senso di fame, di nascosto)
presenza all’anamnesi di ampie oscillazioni del peso o “weight cycling” (oscillazioni del peso
maggiori di 10 kg)
stile cognitivo dicotomico (pensiero “tutto o nulla”)
oscillazioni dell’umore (l’apporto calorico sembra correlarsi con la gravità del quadro
depressivo eventualmente associato)
BED e ingresso all’Obesità
insorgenza dell’obesità più precoce
elevati tassi di psicopatologia associata
familiarità positiva per disturbi psichiatrici
elevata percentuale di insuccesso nella terapia dell’obesità:
• scarsa tolleranza ai regimi ipocalorici
• incidenza di drop-out
• entità della perdita di peso
• rapidità di recupero del peso
Comorbidità psichiatrica nel BED
E’ stata riscontrata una prevalenza life time di:
• Depressione Maggiore
• Distimia
• Disturbo da Attacchi di Panico
• Disturbo Post-traumatico da Stress
• Bulimia Nervosa
• Disturbo Borderline ed Evitante di Personalità
sembra essere proporzionale alla severità del binge ma non al livello di
obesità.
sembra essere in relazione non con la condizione di sovrappeso ma
specificamente con il disturbo della condotta alimentare.
Obesità e BED
Il BED si associa ad elevati tassi di drop-out dalle terapie
classiche per il dimagrimento.
L’incidenza del BED aumenta parallelamente al BMI.
La disregolazione sull’alimentazione ed il binge-eating
peggiorano con l’aumentare del grado di obesità.
La terapia cognitivo-comportamentale determina una riduzione
del binge-eating anche in assenza di una significativa riduzione del
peso corporeo.
….e la famiglia ?
Alcuni centri coinvolgono i genitori, altri no.
Cosa fareste e perché ?
Genitori e pazienti devono avere lo
stesso terapeuta?
Vantaggi del coinvolgimento della
famiglia
Problemi che si verificano nella famiglia dove
è presente il DCA
Reazione dei genitori alla scoperta della malattia
Ruolo della famiglia nel trattamento
Cosa deve fare la famiglia per evitare che il DCA diventi il
centro della vita familiare
Come può fare la famiglia per convincere il paziente ad
intraprendere un trattamento
Quali comportamenti evitare nei riguardi di vostro figlio/a
Esempi pratici
Non chiedete il resoconto giornaliero dell’andamento del
disturbo.
Lasciate che sia lui/lei a scegliere i cibi.
Non chiedetegli di mangiare “per voi”.
Non affrontate il problema in termini di forza di volontà, egoismo,
o come un problema morale, non siate pertanto colpevolizzanti.
Non controllate il cibo ingerito pretendendo di dare i consigli
giusti.
Non controllate il peso.