CI HA PRESO PER IL PIL

Anno III - Numero 185 - Giovedì 7 agosto 2014
Direttore: Francesco Storace
Roma, via Giovanni Paisiello n. 40
Legge elettorale
Il caso marò
Roma
Berlusconi e Renzi
aprono ad Alfano
India, rappresaglie
su Finmeccanica
Piazza Navona:
i bar non mollano
Vignola a pag. 2
Colosimo a pag. 3
Sarra a pag. 8
TA N T E C H I A C C H I E R E , P O C H I F AT T I E U N A D R A M M AT I C A C E R T E Z Z A : L’ I TA L I A È N U O V A M E N T E I N R E C E S S I O N E
di Federico Colosimo
cco gli effetti del
governo Renzi:
l’Italia è nuovamente in recessione. Il
verdetto tanto temuto è arrivato. Nel secondo
trimestre 2014, il prodotto interno lordo è calato dello
0,2%. E l’Italia, uscita dagli
abissi solo a fine 2013, ci è
già ripiombata.
Non solo. Il dato è anche peggiore dalle attese pronosticate
dagli analisti, che alla vigilia
indicavano una forchetta tra
il -0,1% e il + 0,1%.
E’ il peggior risultato fatto registrare da 14 anni a questa
parte, l’ennesima doccia fredda sulla tanto sbandierata ripresa. Visto che su base annua il Pil è sceso dello 0,3%.
Non si è salvato nessun settore. E’ peggiorato l’andamento dell’industria, ma anche quello dei servizi e dell’agricoltura. Sono calate pure
le vendite dei prodotti made
in Italy fuori dai confini nazionali. Una catastrofe.
“Vediamo la luce in fondo al
tunnel”, affermava il premier
solo pochi mesi fa. Tant’è, all’orizzonte migliaia di nubi e
preoccupazioni. Sullo sfondo,
il gelo.
Il Pil italiano era tornato a
crescere dello 0,1% negli ultimi 3 mesi del 2013, dopo 9
trimestri consecutivi di contrazione. Un barlume di speranza ucciso dalla presunzione del primo ministro, che
adesso non può fare altro che
guardare in faccia la realtà:
E
CI HA PRESO PER IL PIL
Nel secondo trimestre 2014 crescita negativa (-0,2%). Peggior
flessione da 14 anni, non si salva nessun settore – Il Paese annaspa
nella crisi e il governo si prepara ad aumentare le tasse
SCHETTINO "DOCENTE" DI GESTIONE DELLA CRISI
CAPITANO...
TUTTE A NOI
a pag 2
INCREDIBILE VICENDA NEL CAPOLUOGO ABRUZZESE, DOVE SI PRETENDE DI CAMBIARE LA STORIA
REVISIONISMO ACCATTONE
A Pescara il sindaco si mette in testa di cancellare ogni traccia di D'Annunzio...
di Francesco Storace
I
SPARITE DA ALCUNI GIORNI DUE VOLONTARIE IN SIRIA
VOLEVANO AIUTARLI:
RAPITE DAI RIBELLI
a pag 2
disastrosa.
A questo punto il tasso di sviluppo del Paese nel 2014,
nella migliore delle ipotesi
potrà essere piatto. E l’Italia
resterà ancorata nella palude
della stagnazione. Questa è
l’unica, triste alternativa.
Dopo la diffusione dei dati,
lo spread ha subito un’impennata degna del miglior
pilota di motocross, risalendo
a 170 punti. Per un momento
si è pensato ad un incubo:
Monti ancora premier. Ma
dopo aver riaperto gli occhi
s’è dovuto fare i conti con
l’amara verità; Renzi ha eguagliato i suoi predecessori.
Il Pil dell’Istat ha rottamato
l’ex sindaco di Firenze. E
adesso le opposizioni, e tra
queste Forza Italia, devono
distinguersi dall’attuale governo e creare un’alternativa
valida e credibile. Perché
questo esecutivo è già alla
deriva.
Dall’andamento del Pil deriva
il bilancio dello Stato. E se il
prodotto interno lordo è diminuito, adesso anche le entrate pubbliche decresceranno. E allora saranno dolori. Il
governo non avrà i soldi per
realizzare i provvedimenti
ipotizzati, ma dovrà trovarli
comunque. In che modo? Aumentando le imposte indirette
come l’Iva, il bollo dell’auto
o le accise sui tabacchi e la
benzina. Renzi lo esclude, ma
tra il dire e il fare c’è di mezzo
il mare.
E l’Italia continua ad annaspare in una crisi che sembra
essere infinita.
nternate quel sindaco. Mettetegli
una museruola, toglietegli le penne, impeditegli di firmare, ma per
carità togliete ogni potere al sindaco
di Pescara, che si è messo in testa di
"dedannunziare" la città.
E' davvero orrendo l'atteggiamento di
Marco Alessandrini, eroico primo cittadino che vuol passare alla storia al
posto del Vate, o più prosaicamente
alla ricerca di facile popolarità nel suo
schieramento politico, il centrosinistra.
Ma fare a pezzi la storia nazionale, la
nostra cultura, e' davvero delittuoso,
come raccontiamo nelle pagine interne
del Giornale d'Italia.
Firmare una circolare che pretende di
mettere fuorilegge ogni riferimento
alla "città dannunziana" dallo stemma,
dagli uffici, da qualunque luogo comunale, e' qualcosa che mette i brividi.
Figura grande quella di Gabriele D'Annunzio, figuraccia colossale quella del
sindaco di Pescara.
Alessandrini vuole anche fare scuola?
Vuol proporre al sindaco di Predappio
di spostare altrove la tomba del Duce?
Spera che Ignazio Marino si metta in
testa di abbattere il Foro Mussolini? O
più terra terra si accontenterà che il
sindaco di Viterbo si convinca a togliere
di mezzo la circonvallazione Almirante
dalla sua città?
Questo sindaco ridicolo sta facendo
spernacchiare la città di Pescara dal
web e da molti uomini di cultura e
credo che farebbe bene a tornare sui
suoi passi. Ammettere un errore e' nobile; perseverare e' ignobile.
In questo paese ci sono strade intitolate
a Stalin, a Lenin, persino a Tito. All'opposto
di questi signori, D'Annunzio e' invece
rispettato in tutta Italia. Piazze come a
Napoli, anche se a De Magistris forse
non lo hanno detto; persino la città del
premier ha una strada intitolata a Gabriele D'Annunzio; teatri, come a Latina;
università, proprio come a Pescara. E,
orrore, un viale persino a Pisa.
Scenda dall'Ufo, il sindaco del capoluogo
abruzzese, e rispetti storia e cultura dell'Italia. Quello che ha fatto, ha offeso noi
e larga parte del suo e nostro popolo.
Con il caos che si registra in Italia e
nel Mezzogiorno, fa inorridire che un
amministratore pensi a cancellare l'identità del suo territorio anziché lavorare
per i cittadini. E' una pena che ancora
non se ne sia andato a casa.
2
Giovedì 7 agosto 2014
Attualità
IERI IL NUOVO INCONTRO A DUE HA FATTO REGISTRARE APERTURE VERSO LE RICHIESTE DEI PARTITI MINORI
Dal Nazareno al “Bar” il passo è breve
Tra Berlusconi e Renzi si mette Alfano e nasce un nuovo patto: le soglie di sbarramento si abbassano, quelle
per il premio di maggioranza si arrestano al 40%. Guerini (Pd): “l’accordo sulla legge elettorale è più vicino”
di Robert Vignola
itocchi, allargamenti, ripensamenti. Paletti e
aperture, cessioni e concessioni.
Con una certezza: he bisogna fare presto, perché della
nuova legge elettorale, se
continua così, il Paese potrebbe aver bisogno molto
presto, al di là delle ambizioni di Renzi e dell’attendismo di Berlusconi. I due,
ieri, si sono nuovamente incontrati per rivedere e correggere
l’Italicum alla luce della tempesta
parlamentare della scorsa settimana,
che ha consigliato ai sottoscrittori del
Patto del Nazareno (anche e soprattutto per il fuoco amico proveniente
dai rispettivi partiti) di non forzare la
mano. Al centro della discussione
senz’altro le soglie di sbarramento,
sulle quali la volontà di concedere
margini di manovra alle formazioni
(come Sel, Ncd e Lega) passibili di
essere danneggiate è stata evidente.
Più cautela invece sulla possibilità di
reintrodurre le preferenze. Alfano, in
serata, ha confermato chi già profila
l’accordo del Bar a sostituire il Patto
R
del Nazaremo. Laddove i tre amici al
tavolo del proverbiale bar sarebbero
Berlusconi, Alfano e Renzi (di qui
l’acronimo). Un accordo sul quale
“credo che ci sia già nei fatti”, ha
fatto sapere il ministro dell’Interno:
“Ma vogliamo premio di maggioranza,
preferenze e l’abbassamento delle
soglie: se ci sono nel patto in atto diremo di sì altrimenti diremo di no”.
Il resto è nelle dichiarazioni del numero due del Pd Lorenzo Guerini,
che nulla aggiungo e nulla tolgono.
Per il vicesegretario del Pd l’incontro
di Palazzo Chigi tra Renzi e Berlusconi
è stato positivo e ha registrato “la volontà di procedere sul cammino delle
riforme e si è stabilita la
possibilità di modifiche
all’Italicum che saranno
oggetto di un ampio confronto. Mi pare che ci siano le condizioni per arrivare ad una convergenza ampia” sulle soglie,
sia quelle del premio di
maggioranza (le “quote”
ora lo danno – guarda
caso – al 40%) che di
sbarramento. Sulle preferenze invece Guerini
predica cautela. Fatto sta
che a suo avviso “le modifiche al primo passaggio sulla legge
elettorale devono essere fatte con
l’accordo di tutti i contraenti”, rallegrandosi della “volontà di procedere
secondo gli obiettivi che ci siamo
prefissati. Il Patto del Nazareno ha
prodotto i risultati che abbiamo sotto
gli occhi e cioè la possibilità di fare
finalmente quelle riforme di cui il
Paese ha bisogno, di cui si è parlato
da tanti anni e che oggi sono alla
portata del Parlamento. Tutti coloro
che vogliono stare a questo cammino,
a questo impegno, a questo lavoro
comune - ha concluso Guerini - sono
i benvenuti”. Alfano incluso, evidentemente…
IL PERCORSO DELLE RIFORME
Senato: abrogati Cnel e Province
Referendum, il quorum è doppio
ccelerazione del ddl Boschi
verso la meta del primo via libera a Palazzo Madama. Due
i provvedimenti chiave votati ieri dal
Senato: i relatori hanno riportato al
testo attuale il numero di firme per
chiedere un referendum. Si torna
quindi a 500mila, anche se una
stretta in senso anti-consultazione
c’è stata: il nuovo testo dell’articolo
15 dispone infatti il doppio quorum.
Vale a dire che se si raggiungono
500mila firme (o cinque Consigli regionali) serve il 50 per cento più
uno dei votanti aventi diritto perché
il referendum sia valido, se invece
le firme raccolte sono 800mila, il
referendum è valido qualora partecipino alla votazione “la maggioranza
dei votanti alle ultime elezioni della
Camera dei deputati e se è raggiunta
la maggioranza dei voti validamente
espressi”.
Il via libera dell’Aula è arrivato anche
alla soppressione delle Province dall’art. 114 della Costituzione. L’As-
A
semblea ha approvato infatti con
179 sì, 41 no e 9 astenuti l’art. 28
del ddl riforme, che sopprime la
menzione delle Province tra le articolazioni territoriali della Repubblica.
Il Senato ha inoltre approvato l’articolo 27 della riforma costituzionale
che abolisce il Cnel. I voti favorevoli
sono stati 203, contrari 11 e 7 astenuti. Ha votato a favore anche la
Lega. Governo e relatori hanno poi
dato parere favorevole a un ordine
del giorno sottoscritto da alcuni senatori del Pd, che recita: “la legge
favorisce il dialogo fra le categorie
sociali e prevede le forme istituzionali
per la loro consultazione da parte
del governo e delle Camere”. Il
Consiglio nazionale dell’economia e
del lavoro nasce un organo di rilievo
costituzionale, previsto dall’articolo
99 della Costituzione, per l’appunto,
e istituito con legge n. 33 del 5 gennaio 1957. Legislazione economia e
sociale le materie di sua competenza.
Bruno Rossi
BUFERA SULLA VISIBILITÀ DATA AL COMANDANTE DA UN SEMINARIO UNIVERSITARIO A ROMA
Gestire il panico? Schettino docet
di Bruno Rossi
rosso scandalo. Indignazione. E
moti di piazza, laddove la piazza
ormai, in Italia, è rappresentata
solo dai social network. Ovviamente,
con una duplice gara: a dire la frase
più a effetto e a correre ai ripari. Così,
la lectio magistralis che capitan Schettino ha tenuto alla Sapienza ci ha
messo poco a diventare un caso. Certamente, il dubbio che qualcuno sia
stato mosso dalla pura e semplice volontà di provocare esiste. Ma ciò è
G
ben lungi dal risparmiare chiunque da
una riflessione di quanto il cattivo
gusto si sia ormai impadronito di qualsiasi ganglio delle istituzioni italiane.
Già, perché affidare a Francesco Schettino la possibilità di parlare in uno
scenario universitario, durante un seminario all’interno del Master in Scienze
criminologico-forensi “Dalla scena del
crimine al profiling”, della gestione
del naufragio della Costa Concordia,
non è stata comunque una scelta di
buon senso. Anche perché chi vi ha
assistito capirà da sé che c’è da pren-
dere con le molle uno che quella sera
stava su un molo ad assistere alla tragedia, soprattutto nel momento in cui
lo sentono illustrare come si gestisce
il panico: “D’altronde ho viaggiato in
ogni mare del mondo. So come ci si
comporta in casi del genere, come bisogna reagire quando ci sono equipaggi
di etnie diverse: come mai ad esempio
durante l’attentato alle Torri Gemelle,
c’erano persone che si lanciavano dalle
finestre e durante il naufragio della
Concordia nessuno fece un gesto del
genere?”. Forse perché Schettino ha
LE ECONOMIE DEGLI ALTRI
trovato solo uno scoglio su cui far
rotta, anziché un boeing, verrebbe da
rispondergli.
Ma tant’è. Vincenzo Mastronardi, il docente che ha invitato il comandante
della Costa Concordia a tenere un seminario è stato deferito dal rettore
Luigi Frati al Comitato Etico che valuterà
l'accaduto “anche ai fini disciplinari”.
Per Frati, invitarlo è stato “una scelta
indegna”. Il ministro dell'Istruzione
Giannini definisce la vicenda "sconcertante". Anche il procuratore capo di
Grosseto Francesco Verusio si è detto
indignato. Ma proprio Mastronardi si
difende così: “Non è mia l’idea di
invitare Schettino, è lui che, saputo
dell’iniziativa, ci ha contattato attraverso
i suoi legali chiedendo di poter intervenire per par condicio. Sapeva che
degli esperti avrebbero parlato del naufragio e temeva che dalla loro versione
potessero derivare danni per la sua
linea difensiva. Sicuramente ho sottovalutato le conseguenze della cosa, ma
non c’è dubbio che dal punto di vista
scientifico il punto di vista del protagonista di quel fatto di cronaca cosi
tragico era sicuramente interessante”.
Ma il bubbone è scoppiato e questo è
quanto. D’altronde, se si mette uno
come il capitano a parlare di come si
gestisce il panico, si capisce anche
meglio perché l’Italia affonda: fin troppi
schettini affollano i posti di comando
di questo Paese…
R. V.
SIRIA: SI TEME UN RAPIMENTO DA PARTE DEI RIBELLI
Altro che cenerentola:
il Portogallo ora corre S
A
Scomparse due italiane
nche il Portogallo, che
pure fino a qualche
mese fa era considerata la cenerentola d’Europa
assieme alla Grecia, adesso
vede davvero l’uscita dalla
crisi, altro che le chiacchiere
dei governanti di casa nostra, lasciando decisamente
all’Italia la palma di peggiore economia del vecchio
continente.
Secondo gli ultimi dati resi
noti ieri, infatti, i tasso di disoccupazione del Portogallo
è sceso per la quinta volta
consecutiva nel secondo trimestre di quest'anno. Il tasso
di disoccupazione è sceso
al 13,9% dal 15,1% del primo trimestre di quest'anno.
Nello stesso periodo dello
scorso anno, il tasso di disoccupazione era del 16,4%.
Il numero dei disoccupati
nel paese nel secondo trimestre è stato di 728.900
persone, in diminuzione di
59.200 persone rispetto al
trimestre precedente. Un
anno fa, la cifra era di
866.300 persone. Il tasso di
disoccupazione giovanile,
nella fascia di età 15-24, è
sceso al 35,6% nel secondo
trimestre di quest'anno dal
37,5 del trimestre precedente. Nello stesso periodo
dello scorso anno, il tasso
era del 37,4%.
Il Portogallo dall’inizio di
quest’anno ha visto anche
un progressivo aumento delle esportazioni, anche a doppia cifra percentuale, ulteriore elemento che sta facendo bene all’economia lusitana. Secondo molti analisti,
continuando in questo modo,
l’economia portoghese sarà
in grado quanto prima di liberarsi dai lacciuoli della
troika e camminare con le
proprie gambe.
i trovavano ad Aleppo
da fine luglio, per
svolgere attività di volontariato. Adesso sono
scomparse e la quasi certezza è che siano rapite:
l’inquietante dubbio è invece che si trovino nelle
sanguinanti mani dei ribelli dell’Isis. Si tratta di
Vanessa Marzullo di
Brembate (Bergamo) e
Greta Ramelli di Besozzo
(Varese).
La Farnesina ieri ha confermato la notizia della
“irreperibilità di due cittadine italiane in Siria sulla
quale sin da subito stanno
lavorando l'Unità di crisi
e la nostra intelligence”.
Il ministero ha anche informato di aver attivato
“immediatamente tutti i
canali informativi e di ricerca per i necessari accertamenti. Le due cittadine si trovavano ad Aleppo per seguire progetti
umanitari nel settore sanitario e idrico. L'Unità di
crisi ha preso contatto con
le famiglie tenute costantemente informate sugli
sviluppi del caso”.
Il fatto è che la loro irreperibilità non è neanche
così fresca. “Non sentivo
Vanessa e Greta da qualche giorno”, ha detto all'Ansa Roberto Andervill,
terzo responsabile del
progetto Horryaty, di cui
le due cooperanti rapite
in Siria sono fondatrici.
Valter Brogino
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Giovedì 7 agosto 2014
Attualità
L’INDISCREZIONE: L’INDIA AVREBBE NUOVAMENTE CONGELATO TUTTI GLI APPALTI DI FINMECCANICA NEL SETTORE DELLA DIFESA
I marò, merce di scambio per interessi personali
Il Governo continua a inanellare figuracce, Latorre e Girone sono al centro di affari economici rilevanti
di Federico Colosimo
e la notizia venisse confermata, sarebbe la prova provata che i Marò
sono ostaggio degli interessi di Finmeccanica e dell’industria delle armi.
Secondo l’agenzia di stampa indiana
Pti, il ministero della difesa di New Delhi
avrebbe nuovamente congelato tutti gli appalti
del colosso della difesa. Nessuna conferma
ufficiale, ma neanche alcuna smentita da parte
della holding italiana.
Al centro della vicenda, l’inchiesta sugli ormai
famosi 12 elicotteri Agusta-Westland e le presunte tangenti milionari che avrebbero interessato anche politici e intermediari locali.
Lo scorso 29 luglio, la procura di Busto Arsizio
ha archiviato il procedimento nei confronti di
Finmeccanica riconoscendole “l’estraneità ai
fatti contestati”. Tant’è, la principale agenzia
anti-crimine indiana ha ribadito che andrà
avanti con la sua indagine e che i recenti sviluppi della magistratura italiana non influenzeranno l’inchiesta locale. Anzi.
Il Central Bureau of Investigation (Cbi) sta indagando per abuso di potere, continuando a
seguire le tracce di denaro all’estero. Ma i
capi d’accusa contro le persone indagate, tra
cui l’ex comandante dell’aeronautica Sashi
Tyagi, ancora non sono stati formulati. Una
prassi del modus operandi della vergognosa
macchina della giustizia di New Delhi.
La presunta corruzione per la vendita degli
S
“AW-101” ha intaccato la reputazione del
gruppo di Piazza Monte Grappa e compromesso, notevolmente, la posizione di Latorre
e Girone.
Finmeccanica è entrata ormai nella black list
dell’India, che fino a quando non troverà le
giuste spiegazioni, continuerà a giocare con
la pelle dei nostri soldati. Ma al governo Renzi
evidentemente interessa solo tutelare gli interessi economici del Paese, visto che quello
indiano è considerato come uno dei mercati
a più rapida crescita nel settore della difesa a
livello mondiale.
Stupirsi ancora della cialtroneria delle istituzioni
indiane, capaci di rinviare infinite volte le decisioni riguardanti i marò, trascinando all’infinito
una vicenda surreale, sarebbe ormai, più che
da ingenui, da cretini.
Da cretini il Paese ha inanellato una serie di figuracce, una dietro l’altra, senza mai arrivare a
capo di nulla. E la ministra della Difesa Roberta
Pinotti parla di “interlocuzione” con l’India.
Dopo 30 mesi di scandali, raccontare di un
“dialogo aperto” è a dir poco sconcertante.
La verità sembra essere una soltanto: i Marò
sono “merce di scambio” resa disponibile dall’Italia per rabbonire la controparte indiana, arrabbiata perché agli occhi del mondo si è
rivelata la sensibilità di esponenti di spicco di
New Delhi a ipotetiche proposte corruttive.
FS E POLFER (NONOSTANTE I TAGLI DELLA SPENDING REVIEW) AL LAVORO PER TUTELARE I VIAGGIATORI
Stazioni più sicure: parte domani la campagna
C
artelloni, annunci sonori in
più lingue, vademecum. Sono
i punti cardine della campagna informativa a tutela della sicurezza dei viaggiatori, 'Stai attento!
Fai la differenza', realizzata insieme
dalla Polizia Ferroviaria e da Fs italiane e illustrata alla presenza del
direttore centrale protezione aziendale gruppo Fs italiane, Franco Fiumara, e Claudio Caroselli, direttore
del servizio Polizia Ferroviaria.
La campagna - proprio attraverso
opuscoli informativi, vademecum e
annunci sonori in 8 lingue - vuole
mettere in guardia i viaggiatori dalla
possibile presenza di malintenzionati
presenti nelle stazioni.
Seguendo i suggerimenti della campagna e usando un pò di attenzione,
turisti e viaggiatori potranno più fa-
cilmente evitare di diventare vittime
di furti e truffe e verrà posizionata in
punti strategici dove la presenza di
truffatori è più presente.
Il direttore del servizio Polfer, Caroselli,
fa sapere che il servizio sarà attivo
da domani, 8 agosto, nelle maggiori
stazioni ferroviarie italiane "a partire
da Termini, Santa Maria Novella e Milano Centrale fino a raggiungere l'intero
raggio di stazioni, anche le minori".
Caroselli sottolinea come "nonostante
la spending review e il turn over, la
Polfer agisce in tutte le grandi stazioni
italiane dove vengono mobilitati uomini
in divisa e in borghese" e come siano
già state "individuate e consegnate
all'autorità giudiziaria, vere e proprie
associazioni a delinquere" operanti
nella stazione di Santa Maria Novella.
Per i borseggiatori presenti nella sta-
DAL CONSUMO DI ENERGIA ELETTRICA UN ALTRO SEGNO DELLA CRISI
L’Italia spegne la luce
di Robert Vignola
a Confcommercio ci
racconta di un’Italia
nella quale gli 80 euro
per “alimentare i consumi”
sono spariti senza lasciare
traccia. La Coldiretti ci dice
di un’Italia in cui si mangia
meno, e peggio. Ora ci si
mette anche Terna, la società che gestisce la distribuzione di energia elettrica
nel nostro Paese. Che ci informa che l’Italia è anche
una nazione ormai al buio.
A luglio 2014 la domanda
L
di energia è infatti scesa
del 3,8% rispetto a luglio
2013. Ovviamente coloro
che sono abituati a vedere
luci in fondo al tunnel hanno
chiamato in causa l’assenza
di picchi di caldo delle settimane scorse, che avrebbe
convinto molti italiani a non
accendere i climatizzatori.
Vero, però gli studi dimostrano che anche al netto
dell’effetto temperatura la
domanda è comunque più
bassa del -1,6% rispetto al
corrispondente mese del
2013. D’altronde, il trend
non è certo nuovo: dall’inizio
dell’anno la domanda energetica è scesa del 3,2% rispetto allo stesso periodo
2013, e a parità di calendario il calo è del 3%.
Altro dato da tenere d’occhio, il fatto che continuiamo
ad essere un Paese importatore di energia elettrica
prodotta: il fabbisogno del
mese scorso è stato coperto
solo per un 88,7% dalla produzione nazionale. In particolare, la produzione nazionale netta ha segnato una
flessione del 3,6% rispetto
a dodici mesi prima. Per effetto delle piogge è fortunatamente aumentata la produzione energetica proveniente dalle centrali idroelettriche (+2,6%), ma anche
geotermiche (+2,6%) ed
eoliche (+78,2%). Scende
invece l’apporto della fonte
termica (-10,1%), e rimane
piuttosto stabile quella fotovoltaica(-0,3%).
Infine, Terna segnala che,
in termini congiunturali, la
variazione destagionalizzata
della domanda di energia
elettrica del mese scorso
rispetto a giugno 2014 è
stata pari a -1,1%, con una
tendenza che continua negativa.
zione romana, la Polfer sta "effettuando
delle indagini per incastrare i colpevoli"
poichè "non ci sono ancora - dichiara
il direttore - elementi per individuare
gruppi e associazioni a delinquere".
Michele Elia, amministratore delegato
Fs, dichiara che per creare situazioni
di sicurezza "è necessario soprattutto
mettere in atto degli accorgimenti personali" che "spesso - rileva Franco Fiumara - i turisti provenienti da altre
realtà, ignari del pericolo, non adottano".
Nei primi 7 mesi dell'anno sono stati
1.437 i furti in stazione, 2.045 quelli a
bordo treno e 182 i dipendenti del
Gruppo FS Italiane aggrediti mentre
svolgevano attività di controllo e di
tutela dei viaggiatori. Complessivamente 795 le persone arrestate dagli
organi di Polizia e 7.425 quelle denunciate all'Autorità Giudiziaria.
4
Giovedì 7 agosto 2014
Primo piano
CLAMOROSA INIZIATIVA DEL SINDACO PD: VIA TUTTI I LOGHI CHE RICHIAMANO L’ILLUSTRE CONCITTADINO
D’Annunzio rinnegato, Pescara non ci sta
In tanti si ribellano, anche sulla Rete, e attaccano: “L’hai fatta fuori dal Vate, ma la città non è tua”
di Igor Traboni
n bel giorno – cioè un giorno bruttissimo, a dire il vero – Marco Alessandrini si sveglia, si reca nel suo
nuovo ufficio da sindaco del Comune
di Pescara e decide che il logo di
‘città dannunziana’ – a imperituro ricordo del
Vate che su questa sponda dell’Adriatico nacque ed operò a lungo – va rimosso. A capo di
una giunta di centrosinistra, il sindaco Pd di
Pescara non trova evidentemente di meglio
da fare, come primo atto della sua amministrazione, rispetto ad una città che pure affonda
nel mare della disoccupazione, della criminalità
e con uno dei tassi di usura più elevati d’Italia.
Alessandrini, dopo le prime polemiche, si affretta a dire che la decisione “non cela alcun
U
furore iconoclasta nei confronti del logo della
precedente amministrazione, né di un’avversione nei confronti di d’Annunzio”. Ma allora,
di grazia, perché lo ha fatto? Forse lo si capisce
meglio dalle parole dell’Assessore con delega
al Patrimonio Culturale (delega che a questo
punto potrebbe anche venirle revocata, visto
che quel patrimonio in buona parte non c’è
più), la vendoliana Paola Marchegiani: “Come
opposizione contestammo nel 2010 l’annunzio
trionfalistico e l’uso personalizzato a fini di
propaganda del nuovo logo della Città “
Pescara Città Dannunziana". Insomma, una
vendetta politica. Una decisione che però gli
uomini di cultura e istituzionali stentano a
capire: sul Giornale l’altro ieri ne ha scritto in
prima pagina Giordano Bruno Guerri, mentre
in questa pagina diamo la parola ad altri due
pareri. Una decisione che neanche i pescaresi
riescono a capire, come dimostrano i post di
commento alla notizia, pubblicata - peraltro
abbastanza sommessamente - dal quotidiano
Il Centro, il più diffuso in Abruzzo e della
casa-madre editoriale di Repubblica. E quindi
non certo tacciabile di un tipo di lettori.
Il commento più ironico e dissacrante, ma che
in poche parole inquadra alla perfezione la
vicenda, è di Francesco Sala: “Il sindaco l’ha
fatta fuori dal Vate”. Nando Barrea invece
scrive: “Sindaco Pescara non è tua, se vuoi fai
un referendum, altrimenti puoi andare via”.
Un lettore che si forma Uno qualunque, aggiunge: “D’Annunzio è stato una figura controversa in vita, poi da morto, pero, si è allineato,
IL PARERE DE L L A POL IT ICA
ma come parli sindaco???”. Anche Duilio Nobilio è caustico: “Apprezzato in tutto il mondo
tranne che da alcuni pescaresi!”. Da Achille
Marchionne arriva invece un’analisi più argomentata: “E' storicamente noto, che quando
un popolo rinnega se stesso in tutte le sue
forme, usi, costumi, letteratura, cancella tutta
la sua storia, affinché possa nascondere ciò
che erroneamente crede fallace. La storia,
buona o cattiva, non si può cancellare; e ciò
che sta accadendo in Italia da 70 anni a questa
parte, ne è la prova. Le nuove generazioni
che vengono, hanno il diritto di conoscere e
valutare con il proprio cervello se ciò sia
giusto o no; non c'è bisogno che venga qualcuno a modificare i libri di storia per portare
l'acqua al proprio mulino. Alla fine la verità
storica vincerà. O no sindaco?”. Piero Mastandrea va più sul pratico e scrive: “E vai con
l'acquisto di centinaia di risme di "Nuova"
carta Intestata. Viva l'Italia !!!!”. Da Rocco Mastrocola arrivano altri rimandi: “Ma neanche
gli estimatori di Flaiano e Fellini metterebbero
in dubbio la grandezza di D'Annunzio, purtroppo dove c'è pochezza culturale tutto è
possibile, che delusione se si comincia così”.
Poi ricorda la recente nomina, ad opera del
renziano Delrio, del commissario per il Parco
Nazionale della Costa dei Trabocchi , e teme
che nel riordino questi proceda a cancellare
il famoso promontorio dannunziano”. Tipicamente da social network, ma altrettanto deciso,
il linguaggio di Cristiano Roli, che così posta:
“D’Annunzio figura controversa in vita? Ma ci
stiamo rendendo conto che questo sta screditando il VATE?? Vergogna ‘primo cittadino’. E
non mettere i BIMBIMINKIA a fare gli assessori
per dar la paga a chi ti ha portato i voti”
IL PARE RE DI UN UOMO DI S CUOL A
“Una decisione scellerata, frutto “Qui si respira l’aria
di certe nostalgie post-comuniste” di chi osava tutto…”
A
P
Luigi D’Eramo, segretario
provinciale de La Destra, consigliere provinciale all’Aquila
e dunque abruzzese doc, chiediamo un doppio metro di valutazione
della vicenda pescarese.
D’Eramo, da abruzzese, come
commenta la decisione del sindaco di Pescara?
“E’ una decisione sciagurata, che
tra l’altro porterà danni all’immagine
di Pescara e dell’Abruzzo tutto. Guardi, io non ho la presunzione di definirmi un uomo di cultura, ma ritengo
che il Vate sia il più grande letterato
italiano, secondo solo a Dante. Invece
a Pescara hanno pensato bene, cioè
male, di rimuovere questa figura. A
Pescara e in Abruzzo esiste tuto un
turismo culturale legato a D’Annunzio, ai suoi luoghi, a quelli descritti
nelle sue opere. E’ facile immaginare
che certi turisti ora non vengano
più in una terra che, per prima, ha
rinnegato il suo figlio”.
E dal punto di vista politico, che
giudizio dà di quanto accaduto?
“Il dato politico suscita un altro
grande, enorme dispiacere. Io ci
vedo quella classica metodologia
comunista che conosciamo da sempre. Fanno prevalere l’ideologia rispetto alla cultura e a qualsiasi manifestazione di libertà. Siamo alle
solite: cancellano tutto quello che
non è in linea con il loro modo di
pensare”.
Scusi, ma Pescara non ha ben
altri problemi che i legami con
D’Annunzio?
“Esatto. E sorprende assai come un
sindaco, che ha nominato la giunta
da appena una decina di giorni,
come primo atto scelga proprio di
occuparsi di D’Annunzio, con le tante
problematiche che una città come
Pescara sta conoscendo. Francamente, da un sindaco giovane, apparentemente intelligente, mi sarei
aspettato un’apertura mentale e culturale diversa”.
Magari non lo ha deciso da solo…
“Anche a questo ho pensato, cioè
ad un sindaco già sotto ricatto politico di determinate componenti comuniste e post-comuniste presenti
nella sua amministrazione”.
Faccio l’avvocato del diavolo: ma
i pescaresi hanno voluto Alessandrini sindaco, quindi adesso
non è che se la possono prendere
con lui…
“Alessandrini dovrebbe piuttosto
riflettere sul fatto che cinque anni
fa i pescaresi lo bocciarono sonoramente. E che solo 5 anni dopo è
diventato sindaco, per via di un cen-
trodestra spaccato”.
Quali reazioni ha notato a Pescara
e in Abruzzo?
“La gente sente D’Annunzio come
uno di noi. Magari mi sarei aspettato
che se ne parlasse di più di questa
vicenda sulla stampa e sul web locale. Ecco, più che dalla politica,
mi sarei aspettato una reazione
maggiore da certe istituzioni culturali”.
Però è estate, il caldo finalmente
è arrivato, forse sono distratti…
“O forse è il frutto di certe pochezze,
umane e culturali”
Ma l’operazione contro D’Annunzio sembra più politica che culturale, non crede?
“Da un certo punto di vista, mi auguro sia andata veramente così,
perché diversamente questo sindaco
andrebbe interdetto per manifesta
incapacità culturale e il prefetto dovrebbe nominare un commissario
ad hoc per la cultura”.
Ma non teme altri passi, ad esempio togliere l’intitolazione a D’Annunzio della prestigiosa università
di Chieti e Pescara?
“Sì. E magari la intitoleranno a
Franca Rame e al soccorso rosso”.
Ig. Tr.
er decenni il professor Giorgio
Di Cintio è stato preside del ‘Tito
Acerbo’, il più grande e frequentato
istituto di istruzione superiore di Pescara.
Ora a riposo, il suo resta un osservatorio
privilegiato sulle vicende cittadine.
Professore, che giudizio dà del comportamento anti-dannunziano del sindaco della sua città?
“Il mio giudizio sul comportamento del
sindaco in questa vicenda non può non
essere negativo, sia da pescarese che
da uomo di scuola. E’ pur vero che
magari non tutti possono condividere
ciò che scrisse e soprattutto fece D’Annunzio, ma resta innegabilmente la sua
grandezza. La grandezza e anche la logica, direi, con la quale ha operato”.
Preside, dal suo osservatorio a lungo
sul mondo della scuola, che impressione si è fatto: nei giovani è comunque
presente la figura di D’Annunzio?
“Vorrei risponderle con un’altra domanda: quando mai in Italia le masse hanno
seguito i valori delle minoranze?”
Dai giovani pescaresi alla città tutta,
allora, che cosa rappresenta il Vate
per voi?
“D’Annunzio è un rappresentante della
nostra città e, in quanto tale, la rappresenta. E non è solo un gioco di parole.
Per questo non capisco chi vuole ‘scalpettare’ il nome di D’Annunzio. E’
un’operazione che non giova a nessuno.
Soprattutto a quella parte della città
che mantiene certi valori”.
Possiamo dire che a Pescara, a parte
certi amministratori evidentemente,
si respirano determinati valori proprio
perché qui è nato D’Annunzio?
“L’aria dannunziana di questa città
esiste, come aria di colui che osava
tutto. Tutto quello in cui credeva. Poi
credo esistano delle differenze di fondo
tra un certo tipo di D’Annunzio e quello
cosiddetto di destra. E qui vorrei dire
un’altra cosa, almeno per come io ho
conosciuto certe vicende, e che credo
in pochi conoscano…”
Prego.
“Se D’Annunzio fosse sopravvissuto
alle cure amorose della sua ultima donna, un agente della polizia segreta tedesca, se fosse sopravvissuto solo
qualche giorno in più, non avrebbe di
certo appoggiato quell’alleanza ItaliaGermania, sancita appena pochi giorni
dopo la morte del Poeta. Insomma, ritengo che D’Annunzio sia legato profondamente anche all’Occidente”.
Magari anche queste ulteriori sfaccettature danno conto della grandezza
a tutto tondo di D’Annunzio, o no?
“Certo. E a Pescara questo lo avvertiamo in maniera particolare. Pescara
è D’Annunzio”.
Ig. Tr.
5
Giovedì 7 agosto 2014
Storia
UN’ESISTENZA BREVE MA INTENSA, DEDICATA INTERAMENTE AL VOLO E ALL'AMORE PER LA SUA FAMIGLIA
“Volendo dar gloria all’ala della Patria, le ha dato la vita”
Bruno Mussolini, terzogenito del Duce, morì il 7 agosto 1941 in un incidente aereo: aveva appena 23 anni
di Cristina Di Giorgi
È
sepolto anche lui a Predappio nella cripta Mussolini. Le sue spoglie terrene riposano di fronte a
quelle del Duce. Bruno, il
terzogenito di Benito e Rachele Guidi, aveva soltanto ventitre anni quando morì. Se ne andò facendo quel
che amava di più: volando.
Pilota provetto, nella sua seppur
breve carriera, aveva dimostrato di
avere per gli aerei una passione
che aveva voluto e saputo trasformare in un'abilità professionale decisamente fuori dall'ordinario. E la
esercitò sia in campo sportivo (ottenne infatti diversi successi in com-
petizioni di volo agonistico) sia quando vestì le stellette: a 17 anni Bruno
Mussolini era il pilota militare più
giovane d'Italia e nemmeno un anno
dopo (durante la guerra di Etiopia)
si era già meritato una medaglia
d'Argento al valore militare. Un aviatore di tutto rispetto quindi, che
mise la sua competenza al servizio
dell'areonautica italiana anche in
ambito organizzativo e civile: con
un Savoia Marchetti SM 79 della
squadriglia che proprio in seguito
ad una sua battuta venne chiamata
“Sorci verdi” (a chi prendeva in giro
il tipo di velivolo da lui utilizzato, rispose “Storcete pure il naso. Quando
cominceremo a volare, vi faremo
vedere i sorci verdi”), arrivò terzo
nella corsa aerea Istres-Damasco-
Parigi e con lo stesso gruppo partecipò
alla trasvolata Italia – Brasile (1938).
Quando aveva 19 anni andò volontario in Spagna e durante la sua
permanenza in terra (e soprattutto
aria) iberica, si rese protagonista
di sfide e battaglie aeree memorabili, come quella con il pilota statunitense Derek Dickinson, che ebbe
un'eco notevole sulla stampa di tutto
il mondo. Fu inoltre decorato nuovamente con la medaglia d'Argento
al valore militare.
“Semplice, sportivo, disciplinato,
nessuna insofferenza, nessuna eccentricità, percorso scolastico dignitoso, precoce passione per il volo
che era poi uno degli emblemi dell’Italia mussoliniana. Bruno – si legge
in un articolo su Il giornale dedicato
ad una biografia del terzogenito del
Duce - poteva ben costituire un
esempio di virtù giovanili. Lo confermano le manifestazioni di profondo e sincero cordoglio popolare
che accompagnarono la traslazione
della sua salma da Pisa a Predappio”.
Vi giunse nell'agosto 1941, dopo
un incidente mortale avvenuto a
Pisa (dove comandava 274° Squadriglia) durante il collaudo dei nuovi
bombardieri assegnati al suo gruppo. Ad accompagnarlo nel suo ultimo
viaggio terreno, due ali di folla ininterrotta e alcuni ufficiali prigionieri
dell'aviazione inglese, che vollero
rendegli onore e omaggio.
Il vuoto che lasciò nella sua famiglia
si impresse in modo particolare sul
padre (che da quando ebbe la notizia
dell'esplosione dell'aereo che Bruno
stava pilotando a detta di molti non
fu più lo stesso) e sulla giovane e innamoratissima moglie. Che, con in
braccio la figlia di pochi mesi, ricevette direttamente dalle mani del
Duce la medaglia d'Oro al valore
areonautico che venne conferita al
giovane Bruno Mussolini con un elogio dalle chiare ed eloquenti parole:
“Aviatore di tre guerre, già volontario
in Africa ed in Spagna, trasvolatore
dei deserti e di oceani, più volte
consacrato all'eroismo nella breve
parentesi di una giovinezza audace,
materiata di fede e di amore, di passione e di battaglie. È caduto al posto
di combattimento con negli occhi la
gioia dell'ardire, mentre effettuava
un volo di prova su di un nuovo apparecchio da bombardamento a
grande raggio; una delle più recenti
conquiste per le nuove battaglie e
per le nuove vittorie, come sanno
dare solo i pionieri e gli eroi. Volendo
dar maggiori glorie all'ala della Patria,
le ha dato la vita”.
I PENSIERI DI BENITO, RACCOLTI NEL VOLUME “PARLO CON BRUNO”: IL DOLORE DI UN PADRE, DI UNA MADRE, DI UNA SPOSA, DI UNA FIGLIA, DI UN POPOLO
“Versato ha il sangue
del suo grande cuore”
“Tu eri qualcuno: ti eri da te fatta strada e su te
e non sul nome paterno volevi contare e contavi”
di Emma Moriconi
“
I motori sono mancati al momento dell’atterraggio. Immagino quello che dev’esser passato
in quei pochi attimi nel tuo cuore, quando i
motori non hanno risposto”. Sono i pensieri di
un padre che ha perduto il figlio in una tragedia.
Un padre che tiene sulle spalle i destini d’Italia, e
che non smetterà mai di piangere il suo Bruno.
“Tua madre si è chinata su di te e ha pianto a
lungo – racconta ancora Benito al figlio che non
c’è più – senza singhiozzi, quasi religiosamente.
Si alzava e tornava a guardarti. Ti toccava le mani,
gli occhi, ha guardato quali calze portavi e se la
tua uniforme era in ordine. Ha toccato le tue medaglie, la tua sciabola, il tuo berretto. Tu eri
sempre immobile, cereo, lontano. E pure mi pareva
che tu sentissi la muta invocazione di tua madre,
che qualcosa di te vivesse, che tu non fossi
lontano, ma vicino a noi, con noi, nel vincolo del
nostro sangue. Poi, è giunta tua moglie, disperata,
stordita che ti chiedeva una parola, una sola!
Prima di esalare l’ultimo respiro, tu mi hai invocato.
Hai detto: Babbo, babbo il campo! Hai avuto
ancora la forza suprema di parlare. Mi hai ricordato”.
Un quadro di famiglia, un’istantanea di dolore e
di disperazione, un padre, una madre, una moglie,
raccolti intorno al letto di un giovane pilota morto
in volo a soli 23 anni. E una figlia, Marina, piccola,
che quando il padre muore ha poco più di un
anno. Una creatura innocente che ha appena
perduto suo padre e che presto, troppo presto,
perderà anche sua madre, Gina Ruberti . Della
piccola, scrive ancora Benito: “Oggi, mentre scrivo,
ha appena diciotto mesi. Essa non saprà che
molto tardi quanto è avvenuto. Ha i tuoi lineamenti.
È la prosecuzione della tua vita. Ha i tuoi occhi, i
tuoi capelli, il tuo sangue. Forse anche il tuo temperamento. Guardandola, guardo ancora te”.
Le vicende tragiche della famiglia Mussolini sono
tante, donna Rachele porterà sulle sue spalle una
mole immensa di dolori fino alla vecchiaia: li sopporterà con esemplare dignità.
Tutti piangono Bruno, anche chi non lo ha mai
conosciuto: lo piange chi lo aveva visto cadere, in
quella mattina del 7 agosto, come la signora
Sandra Tealdi: “Fui avvertita che tra i morti c’era
Bruno Mussolini! Non potevo crederci – racconta
– Il volto di Bruno era molto bello, ma la sua
espressione dava il senso che lo spirito era già
ben lontano da noi. La gente intorno era muta di
dolore”. Sandra racconta della “devozione dimostrata dai suoi compagni verso il loro Comandante
che adoravano”: il tenente Musti era rimasto ferito
alla testa, e continuava a ripetere “Non pensate a
me, lasciatemi stare, pensate a Bruno. Se Bruno
muore voglio morire anch’io”.
Sono in molti, a piangere il giovane Bruno, il bel
Capitano Mussolini: “Lascia che io ringrazi in tuo
nome – scrive Benito – quanti ti hanno pianto.
Sono stati molti. Innumerevoli. Grandi e piccoli.
Noti e ignoti. Vecchi e giovani. Moltitudini si sono
allineate lungo le strade del tuo ultimo viaggio da
Pisa a Predappio: molti occhi erano pieni di lacrime
e dominava – nel grande sole di agosto – un silenzio
come mai si ascoltò. Migliaia di braccia si levavano
per salutarti. Non sarà facile per me dimenticare il
pallore e la emozione delle donne fiorentine né i
singhiozzi che ti accolsero quando il tuo feretro fu
innalzato sul carro a Forlì, né le piccole contadine
che si inginocchiavano pregando al tuo passaggio.
Dolore profondo, generale, spontaneo. Perché? Non
perché ti chiamavi Mussolini. Ti chiamavi, ti chiamano
ancora Bruno. Con una delle tue segrete imponderabili
sensibilità, il popolo italiano, i giovani degli stadi o
delle scuole e quelli delle armi, così ti chiamavano:
questo voleva dire che tu eri qualcuno: che ti eri da
te fatta strada e che su te e non sul nome paterno
volevi contare e contavi nella vita”.
Molti sono anche i poeti che cantano il ricordo di
Bruno: Corrado Govoni pensa al dolore di quel
padre, e scrive: “Mangiato ha il pane dell’esilio
amaro/ e ora mangia in silenzio le sue lagrime./
Ridotto tutto a una ferita ardente, ha dato il
generoso sangue/ senza risparmio, come la sorgente:/ ora dà il fiore di tutti il suo sangue./
Piange, ma dentro di sé Egli piange./ Piange nascosto e chiuso nel suo strazio/ che i forti invidieranno; / perché ogni padre più non pianga,/ perché
a scrutare la deserta via/ singhiozzando ogni
madre non rimanga […] Versato ha il sangue del
suo grande cuore./ Ma chi riesce più del donatore?/
E offre il sangue del figlio giovinetto./ Ma verrà il
giorno; e non sarà più solo/ nel campo sempre
verde per il volo./ Intorno a Lui si stringeranno i
morti,/ i più fedeli i più presenti e vivi,/ i soli degni
di restargli accanto./ Con quella voce, tuonerà:
“Soldati!...”/ Essi lo invocheranno come un padre.
/ Come un’onda le libere marine/ batterà quel
fatale canto./ Allora tutti lo vedranno piangere./
Sapranno con che cuore Egli fu padre”.
[email protected]
Giovedì 7 agosto 2014
6
Storia
VEDOVA DI BRUNO MUSSOLINI, NELLA NOTTE TRA IL 3 E IL 4 MAGGIO 1946 VENNE TRAVOLTA DALLE FREDDE ACQUE DI UN LAGO MALEDETTO
Gina, tragedia di una donna/1
Una morte su cui aleggiano ombre e domande destinate probabilmente a rimanere senza risposta
di Emma Moriconi
ite che si intrecciano, destini che si
attorcigliano, luoghi, date, nomi, vicende. Vi sono punti infinitamente
piccoli sul planisfero. Piccoli, infinitesimali. E poi vi sono strane coincidenze, e misteri, e legami invisibili.
Il lago è un luogo evocativo, suggestivo, affascina
con la sua fissità, con la sua amenità, e nel
contempo rende malinconici. Di storie romanzate ambientate sulle rive di un lago ve ne
sono un’infinità, prodotte dalla letteratura e
dalla drammaturgia, dalla poesia e dal cinema.
Ma quella che raccontiamo oggi è una storia
vera. Tragica, romantica, lugubre, triste, e vera.
È la storia di una donna, si chiama Gina Ruberti
Mussolini, ed ha solo ventinove anni quando
viene inghiottita dalle acque del lago in burrasca,
nella notte tra il 3 e il 4 maggio 1946. Sul lungolago di Dongo appena un anno prima erano
stati fucilati i gerarchi del Fascismo, gli uomini
che erano rimasti fedeli a suo suocero, Benito
Mussolini, Duce d’Italia. In quelle stesse acque
aveva trovato la morte Marcello Petacci, raggiunto dal fuoco assassino dei partigiani in un
estremo quanto inutile tentativo di fuga.
Luoghi, storie, vite e morti che si incrociano.
L’ultima immagine di Gina è quella che proponiamo ai lettori: pubblicata in esclusiva da
La Provincia di Como, ritrae il corpo privo di
vita della giovane moglie del pilota Bruno Mussolini, il figlio del Duce scomparso il 7 agosto
1941 alla giovane età di 23 anni, che Gina
aveva sposato il 29 ottobre 1938 e dal quale
aveva avuto una figlia, Marina, nata nel 1940.
La salma venne esposta all’interno di Villa Roccabruna di Blevio, dove la donna aveva preso
V
Gina Ruberti, foto La provincia di Como
dimora dopo i fatti dell’aprile 1945. È la stessa
villa in cui aveva vissuto Magda Brard, una
pianista francese che pare fosse stata amante
di Benito Mussolini. Coincidenze, strani intrecci
del destino.
In quella notte Gina era uscita in barca sul
lago insieme ad un’amica, la marchesina Isa
De Marchi, e tre soldati. Finirono tutti nelle
acque gelide del lago. Sopravvisse solo Isa: il
mattino successivo quattro cadaveri vennero
ripescati dal lago.
La figlia Marina aveva solo sei anni, aveva
perso il padre quando ne aveva uno e mezzo,
il nonno quando ne aveva cinque, ed ora anche
la bella, dolce e triste mamma, che aveva
portato nel cuore la ferita aperta e sanguinante
della perdita del suo amato. La sua salma,
sepolta inizialmente nel cimitero monumentale
di Como, fu traslata nel 1950 nella cripta dei
Mussolini a Predappio, dove oggi riposa accanto
al suo Bruno.
Dal diario di Benito Mussolini: “3 ottobre 1938.
Annuncio del fidanzamento di Bruno con la signorina Gina Ruberti, figlia di un funzionario
del Ministero della Educazione Nazionale. 27
ottobre 1938. Ricevimento per le nozze imminenti di Bruno con Gina Ruberti. Tutto bene. A
venti anni Bruno ha fatto due guerre e due trasvolate, delle quali una oceanica. C’è un po’ di
melanconia nel mio spirito pensando che Bruno
se ne va dalla vecchia casa, ma è giusto ed
esemplare. Mi auguro che la sua esistenza sia
felice. 29 ottobre 1938. Le diverse fasi del matrimonio di Bruno si sono svolte sotto una
pioggia torrenziale. Ora partono per Napoli.
Dal matrimonio è nata Marina il 6 marzo del
1940”.
Alla vicenda di Bruno e Gina è stato di recente
dedicato un film, di Beppe Attene e Angelo
Musciagna, sceneggiato da Andrea Porporati
e Cosimo Calamini, dal titolo “Bruno e Gina,
una storia di amore e morte”. Un lungometraggio che racconta i protagonisti di questa
vicenda dolorosa e lirica attraverso le loro
lettere, quelle che si scambiavano Gina e Bruno
e che raccontavano dei loro sogni , quelle
intrise di dolore che scrive il Duce al figlio
morto tratte da “Parlo con Bruno”. Sulla morte
di Gina Ruberti restano lugubri ombre, il
dubbio che si sia trattato non di un incidente
ma di un vero e proprio sabotaggio sono state
avanzate da più parti. Quella di Gina è l’ennesima tragedia che colpisce la famiglia Mussolini.
La donna aveva sempre avuto un rapporto difficile con la suocera Rachele, e ottimo con il
suocero Benito, che la trattava con rispetto e
tenerezza e che con lei aveva condiviso tanti
momenti a villa Feltrinelli, dove si era trasferita
insieme alla famiglia. (...continua)
[email protected]
7
Giovedì 7 agosto 2014
Esteri
GLI OSSERVATORI SONO SICURI: UN CAMBIAMENTO EPOCALE STA AVVENENDO NELLA “UNICA SUPERPOTENZA RIMASTA”
L’America si interroga sui mali del mondo
Le crisi in Siria, Ucraina, Medio Oriente, Iraq, Libia e Afghanistan stanno producendo nell’opinione pubblica
statunitense una critica sempre più consapevole dei vertici, dalla Casa Bianca alle lobby che vi si muovono
di Giuliano Castellino
media internazionali non ne parlano,
ma per la prima volta dalla guerra
del Vietnam gli americani tornano a
dividersi e perfino scontrarsi gli uni
contro gli altri per la politica estera.
I primi accenni c'erano stati riguardo all’Ucraina. Il picco è arrivato con la guerra
di Gaza. Ed il grande cambiamento è stato
nei media made in Usa, quelli interni, dove
c'è un cambio di rotta radicale. Giornali e
tv americane non difendono più Israele,
cosa che ha spiazzato molti. Poi con l’appoggio incondizionato del presidente Obama al “diritto di Israele di difendersi”, il suo
silenzio sull’assassinio di oltre 800 bambini,
sui colpi diretti alle scuole e alle strutture
dell’Onu, e ora la richiesta di un tribunale
per i crimini di guerra, Obama è rimasto
intrappolato nella sua stessa rete. Attirandosi
l'ira e lo sdegno dell'opinione pubblica.
Gli americani sono pronti a scagliarsi sul
presidente e ad attaccarsi uno contro l’altro;
odi vecchi di decenni e perfino secoli sono
stati risvegliati, come nel resto del mondo.
Futuro poco roseo per "il premio Nobel
per la pace".
Come è successo spesso in passato, i presidenti si circondano di consiglieri che non
vedono nulla al di fuori di quanto viene
suggerito e/o imposto dalle lobby e dai poteri forti. Di conseguenza, quando il mondo si rovescia e i media prendono
nuovi posizioni, ecco Obama cadere dal pero.
Nonostante Obama, inizialmente, non fosse amato né da Israele
né dagli ebrei americani, non ha esitato a sostenere il massacro
di Gaza. Ed anche questo è stata giudicata una mossa sbagliata
dagli ebrei stessi, i quali avrebbero preferito un "profilo basso".
In poche parole il titolare della Casa Bianca le ha "toppate" tutte.
Tanto di avvelenare il suo stesso popolo e "portarsi la guerra
dentro casa".
Per quelli che si ricordano della guerra del Vietnam, che vi
hanno combattuto e sono tornati indietro per guidare le proteste
I
che poi la fermarono, vedere di nuovo il conflitto "dentro casa",
dopo decenni di egoismo senza cuore e un patriottismo esasperato ed arrogante, è quasi scioccante.
In passato, quando i media difendevano a spada tratta solo gli
interessi di Israele, il supporto rabbioso all’uccisione di
palestinesi veniva considerato strano ma innocuo. La cosa spaventosa riguardo l’America è che la gente in effetti pare aver
bisogno del permesso per pensare: assassinare bambini è
perfettamente giusto fin tanto un giornale decide di far notare
che il massacro sistematico di bambini è inaccettabile.
All’America manca la guida morale.
Non è casuale che milioni di americani guardano al presidente
Putin con ammirazione e vorrebbero fosse il
loro premier. Alla “destra” piacciono la sue
prese di posizione forti, la sua forza fisica e
la sua passione per le armi da fuoco. Alla
“sinistra” piace la sua capacità diplomatica,
la sua determinazione a non cedere alle
pressioni, la visione multipolare del mondo.
I politici americani di oggi sono molli. Gli
americani sanno poco di politica russa o
perfino di questioni mondiali. In realtà non
ne sanno quasi niente, perché la maggior
parte ha rinunciato ad interessarsene da
molto tempo, sicuramente da dopo l’11 settembre, quando ai più diventò evidente che
era successo qualcosa di catastrofico che
non aveva niente a che fare con terroristi
armati di taglierino.
Quindi l'adorazione per Putin è una reazione
alla decadenza di Washington.
Non ci sono membri del governo americano
che siano considerati una guida. Nessuno
che sia visto come uno statista. Non ci sono
eredi "degni" di John Kennedy. Ci sono solo
politicanti al soldo delle multinazionali.
John McCain ne è l’esempio tipico: instabile,
insicuro, in balia degli eventi, legato da una
vita al crimine organizzato, sospetto di spionaggio mentre era prigioniero di guerra in
Vietnam.
E la gente inizia a farsi domande e non accettare passivamente "verità confezionate".
Nigeria, Siria, Ucraina niente è ciò che sembra. Vogliamo
parlare dell’ISIS in Iraq? Orologi Rolex e mutilazione dei genitali
femminili, conversioni religiose forzate e militanti mascherati
disseminati di agenti della CIA, del Mossad e del MI6, di
jihadisti e mercenari occidentali. Perfino Zbignew Brzezinski è
arrivato a capire che i rapimenti israeliani erano un falso.
Ora sembra che il mondo, ed in primis gli americani, stiano
comprendendo quello che in pochi dicono da tempo: che è
tutta una grande regia mondialista, che i partecipanti sono
attori su di un palcoscenico. Solo i morti purtroppo sono veri.
Il nuovo ordine mondiale è in grave crisi e comincia a vacillare
nel suo ventre molle.
NUOVA SCONCERTANTE IPOTESI SULL’ABBATTIMENTO DELL’AEREO MALAYSIAN: “L’OBIETTIVO ERA GLENN THOMAS”
Sul Boeing 777 volava anche
il superesperto di ebola
di Emma Moriconi
ontinuano i misteri intorno al tragico abbattimento del Boeing 777 nei cieli ucraini. Accertata la responsabilità di Kiev e fregato
ogni dubbio sulle responsabilità di Mosca o dei
ribelli russofoni, ora il giallo riguarda chi il caccia
ucraino voleva tirare giù.
Nei giorni scorsi molti hanno parlato che un aereo
con a bordo lo Zar Putin volava vicino a quello abbattuto, oggi si fa avanti un altra ipotesi.
L'obiettivo era Glenn Thomas. Era lui che doveva
morire. Infatti l'autorevole consulente dell’OMS a
Ginevra, esperto in AIDS e, soprattutto, in Virus
Ebola, era a bordo del Boeing 777 della Malaysia
Airlines.
Glenn Thomas era anche il coordinatore dei media
ed era coinvolto nelle inchieste che stavano
portando alla luce le controverse operazioni di
sperimentazione di virus Ebola nel laboratorio di
armi biologiche presso l’ospedale di Kenema.
Ora che questo laboratorio è stato chiuso per
volontà del Governo della Sierra Leone, emergono
ulteriori particolari in merito agli interessi che nascosti dietro la sua gestione.
Bill e Melinda Gates hanno connessioni con i laboratori di armi biologiche situati a Kenema, epicentro dell’epidemia di Ebola sviluppatasi dall’ospedale dove erano in corso trial clinici sugli
esseri umani per lo sviluppo del relativo vaccino,
e ora, a seguito dell’avvio di un’indagine informale,
emerge il nome di George Soros che, tramite la
C
sua Fondazione, finanzia lo stesso laboratorio di
armi biologiche.
Glenn Thomas era a conoscenza di prove concrete
che dimostravano come il laboratorio aveva manipolato diagnosi positive per Ebola (per conto
della Tulane University) al fine di giustificare un
trattamento sanitario coercitivo alla popolazione e
sottoporla al trattamento sperimentale del vaccino
che, in realtà, trasmetteva loro Ebola.
Glenn Thomas aveva rifiutano di andare avanti
con il cover up, a differenza di taluni che lavorano
al nostro Istituto Superiore di Sanità e sono adesso
ben sono consapevoli che Glenn Thomas è stato
assassinato.
I canali ufficiali dei media non hanno mai riportato
una sola notizia in merito alla presenza del laboratorio di armi biologiche a Kenema, men che meno
la disposizione di chiusura, né l’ordine di interrompere la sperimentazione di Ebola da parte
della Tulane University. Quindi, quali altri canali ci
sono rimasti perché queste informazioni diventino
di pubblico dominio, e siano diffuse attraverso le
reti sociali, se anche l’OMS e le istituzioni sanitarie
evitano di rilasciare informazioni e di agire?
Il miliardario speculatore ed olugarca George
Soros, attraverso la Fondazione Soros Open Society,
per molti anni ha attuato "investimenti significativi“
nel “triangolo della morte Ebola” della Sierra
Leone, Liberia e Guinea. Pertanto,George Soros
aveva: 1) un movente per uccidere il portavoce
OMS Glenn Thomas per fermare la diffusione di
notizie attraverso i canali ufficiali che l’epidemia
di Ebola è stata orchestrata a tavolino in un laboratorio di armi biologiche; 2) un motivo per farlo
tacere molto presto; 3) il mezzo per farlo tacere.
Che potrebbe essere stato l’incidente aereo pianificato in Ucraina? Probabilmente sì in quanto
George Soros ha collegamenti con esponenti del
governo ucraino, controllato a suo volta dai banchieri, e stanno emergendo prove significative
che dimostrerebbero coma la NATO ha oscurato
le coordinate radar del missile.
L’Olanda è un paese frastornato dalla rabbia e dall’impossibilità di spiegare le ragioni del disastro,
a tal punto da avanzare una indagine per crimini
di guerra. Ancor più disorientato è il suo Primo
Ministro che, dopo aver chiesto di rimpatriare 40
corpi delle vittime MH17, afferma che “le rimanenti
200 vittime saranno rimpatriate in treno“. Ma se
gli olandesi erano solo in 193, da dove saltano
fuori tutti gli altri?
In merito al treno che trasporta i corpi delle
rimanenti vittime, restano altrettante colossali incongruenze sui numeri riferiti dalle diverse fonti:
gli esperti internazionali parlano di 282 corpi
mentre Kiev riferisce che nei 5 vagoni refrigerati
vi sono 252 corpi. Queste cifre fanno ulteriormente
a cazzotti con la lista ufficiale dei 298 passeggeri.
In tutto questo marasma è particolarmente interessante il totale silenzio dei media ufficiali in
merito alla notizia della chiusura del laboratorio di
Kenema pubblicata sulla pagina Facebook del Ministero della Salute della Sierra Leone.
Insomma, ebola, Soros, Ucraina, finanza, ditte
farmaceutiche, un bel mix di interessi e loschi
affari del nuovo ordine mondiale.
A riprova che poche famiglie dominano milioni di
persone, che pochi oligarchi tiranneggiano popoli
e persone e che l'imperialismo della finanza è
spietato e non conosce regole d'ingaggio. G. C.
8
Giovedì 7 agosto 2014
Da Roma e dal Lazio
QUESTA MATTINA CI SARÀ IL CONFRONTO CON L’ASSESSORE ALLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE MARTA LEONORI E I COMMERCIANTI
Piazza Navona chiude ancora
Il presidente dell’associazione degli esercenti, Guido Campopiano, non molla:
“I nostri dipendenti ci chiedono chiarimenti sul loro futuro, Marino gioca”
P
rosegue la linea dura del Campidoglio contro gli esercenti di Piazza
Navona. Il sindaco di Roma, Ignazio
Marino, infatti, non vuole sentire ragioni. Intervenendo su Radio Uno, il
primo cittadino, come al solito, non ha perso
l’occasione per lodare i provvedimenti della
sua amministrazione che “all’estero sono apprezzati moltissimo”. Ovviamente, ha parlato
della pedonalizzazione dei Fori Imperiali, a
cui “il New York Times ha dedicato la prima
pagina”, e definito “molto paesano” il dibattito
sui tavolini in piazza Navona.
Gli esercenti, oltre ad aver presentato ricorso
al Consiglio di Stato in merito all’ordinanza
del Tar del Lazio, non mollano la presa e sono
pronti a dare battaglia: “Rischiamo la chiusura,
si tratta di 12 attività commerciali, tra bar e ristoranti, con un totale di 700 dipendenti”.
Ma Marino ha respinto al mittente le ragioni
dei gestori, minimizzando la vicenda: “Non
credo si perderanno dei posti di lavoro, si potranno organizzare meglio i turni, i ristoranti e
i bar del nostro Centro storico”. Tutto facile,
per il primo cittadino: “Dobbiamo fare delle
scelte: teniamo di più alla bellezza delle nostre
piazze o no?”.
“Ma di quale turni parla, Marino faccia il chi-
rurgo”, ha replicato al “Giornale d’Italia” il
presidente dell’associazione Navona 2003,
Guido Campopiano, che poi ha rivelato: “Oggi
(ieri, ndr) volevamo adeguarci al piano di
massima occupabilità, ma i vigili, che presidiavano la piazza, non ce l’hanno permesso”.
Rispetto ai provvedimenti di Marino promossi
dalla stampa estera, invece, ha detto: “Marino
dimentica una cosa abbastanza elementare:
lui è il sindaco di Roma e non di New York,
deve accontentare i romani”.
E così, ieri, tutte le attività che circondano la
Fontana dei Quattro Fiumi sono rimaste chiuse, tra lo stupore generale dei turisti che di
fronte ai loro occhi avevano una “piazza militarizzata”.
Dai radiomicrofoni di Radio Uno, inoltre, Marino
ha posto al centro dell’attenzione la questione
dell’illegalità che, secondo lui, “c’è da sei
anni”. E si è chiesto: “Perché ce ne accorgiamo
solo adesso?”.
“Ma quale illegalità, noi siamo in regola”, ha
ribadito Campopiano, continuando a ripetere:
“Non sappiamo dove sbattere la testa, così
ci fanno chiudere”. E non ha dubbi: “Questo
è Machiavellismo”. “I nostri dipendenti – ha
raccontato inoltre - sono quasi tutti padri di
famiglia e angosciati ci chiedono: che facciamo noi? Quale sarà il nostro futuro? Lui
gioca, il nostro personale ha invece prestiti
e mutui da onorare”.
Il presidente degli esercenti, infine, ha invitato
Marino a “recarsi in piazza Navona per dare
certezze e risposte concrete ai 700 dipendenti
tra bar e ristoranti”.
Intanto oggi, alle 9 e 30, presso la sede dell’assessorato alle Attività produttive, ci sarà
il confronto tra la delegata comunale Marta
Leonori e i commercianti. Non ci resta che
attendere.
Giuseppe Sarra
RICETTAZIONE
Compro oro: piazzano
la merce, i giudici
li rimettono in libertà
cchi puntati sui Compro
oro. Spuntati come funghi
nel bel mezzo della crisi
economica, spesso e volentieri,
vengono utilizzati dai cosiddetti
“topi d’appartamento” per “piazzare” la refurtiva.
L’ultimo episodio è accaduto
nella capitale, in via Acqua Bullicante, tra i quartieri di Porta
Maggiore e Pignetto. Quattro le
persone arrestate, a vario titolo,
responsabili di furto e ricettazione, dalla polizia.
Ma ricostruiamo la dinamica dei
fatti: lunedì scorso, intorno alle
17 e 45, i falchi della Squadra
Mobili hanno pizzicato O.L. e
A.O., romani di 19 anni, mentre
uscivano, con atteggiamento
guardingo ed a passo veloce,
da uno stabile sito in via Teano.
Insospettiti, gli agenti li hanno
seguiti.
Poco dopo, entravano all’interno
del vicino compro oro, in via
Acqua Bullicante, distante circa
200 metri da via Teano.
Dopo aver mostrato al negoziante, che a sua volta li ha acquistati, i “pezzi pregiati” della
refurtiva, all’uscita del negozio
sono scattati i controlli degli
agenti. I giovani, oltre ad un
mazzo di chiavi di un appartamento, sono stati sorpresi con
circa 600 euro in contanti ed alcuni monili in oro giallo. E così,
di fronte all’evidenza, i due non
hanno potuto far altro che ammettere di aver trafugato presso
un’abitazione di via Teano.
Immediato il blitz dei falchi nel
Eurosky Tower .
L’investimento più solido è puntare in alto.
O
negozio. Il titolare F. A., di anni
56, ed un suo collaboratore M.
G., di anni 48, hanno ammesso
di non aver provveduto ad identificare il venditore né a segnarlo
sull’apposito registro, venendo
arrestati in flagranza di reato di
ricettazione.
Ma c’è dell’altro. All’interno del
compro oro, in fila d’attesa,
sono stati sorpresi anche H. A.
e H. D., entrambi di origine straniera, che erano in procinto di
vendere due grossi borsoni pieni
di pezzi di argenteria, del valore
di alcune migliaia di euro. Oltre
ad aver sequestrato il materiale,
gli agenti li hanno denunciati a
piede libero per il reato di ricettazione.
All’esito delle attività di perquisizione domiciliare a carico dei
sei, veniva anche sottoposta a
sequestro preventivo l’attività
commerciale di F. A., oltre ad
una cassaforte, installata presso
la sua abitazione, contenente
oro e pietre preziose, di ingente
valore commerciale.
Il Tribunale di Roma però, martedì pomeriggio, ha ordinato
l’immediata liberazione dei quattro, in attesa del processo.
G.S.
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9
Giovedì 7 agosto 2014
L’AQUILA
Picchia moglie e uccide
il gatto: arrestato
La scena davanti agli occhi del figlio
Il 47enne in manette per maltrattamenti
a aggredito la moglie
con calci e pugni e
ha ucciso barbaramente il gatto di famiglia
prendendolo al collo e scaraventandolo contro il
muro. Il 47enne di nazionalità italiana, C.V. le sue
iniziali, residente a Luco
dei Marsi (L’Aquila) è stato
arrestato dai carabinieri
della stazione locale con
l’accusa di maltrattamenti
in famiglia, lesioni personali, minaccia aggravata e
uccisione di animali.
A lanciare l’allarme sono
stati i vicini di casa della
coppia preoccupati dalle
urla e il frastuono provocato
da oggetti rotti che provenivano dall’abitazione. Immediato l’intervento dei militari, impegnati in un servizio notturno di controllo
del territorio.
Secondo quanto ricostruito
il 47enne, noto alle forze
dell’ordine per i suoi trascorsi, ha aggredito sua moglie davanti agli occhi del
figlio prendendola a calci,
pugni e bottigliate. Come
se già la condotta posta in
essere non fosse di per sé
sufficientemente grave, il
fanciullo ha dovuto assistere
ad un’altra scena raccapric-
H
ciante: C.V. al culmine dell’ira ha ucciso barbaramente
il gatto di famiglia, agguantando con rabbia il felino
per la collottola, per poi
stringergli il collo e scaraventarlo con violenza contro
un muro dell’abitazione.
Quando sono entrati nell’abitazione, i militari si
sono trovati davanti una
scena inquietante: suppellettili rotte ovunque, presenza di sangue, la donna
sanguinante dalla testa e
con lo sguardo fisso nel
vuoto, mentre il marito continuava a farla oggetto di
urla e improperi.
Il un angolo il figlio terrorizzato.
La moglie, in stato di shock,
è stata medicata al pronto
soccorso dell’ospedale di
Avezzano (L’Aquila): per le
ferite riportate la prognosi
è di 20 giorni. La donna ha
trovato il coraggio di denunciare il marito anche per
precedenti maltrattamenti
in famiglia.
Per l’uomo si sono aperte
le porte del carcere di Avezzano, dive rimarrà a disposizione della Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Avezzano.
Carlotta Bravo
Dall’Italia
BARI – LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA
Neonata muore dopo il ricovero
in ospedale: sette medici indagati
Una decina di giorni prima i genitori avevano rifiutato ulteriori
accertamenti. Ora i camici bianchi sono accusati di omicidio colposo
morta a soli tre mesi di vita.
Su quel decesso ora la Procura di Bari ha aperto un inchiesta per accertare eventuali responsabilità: sul registro
degli indagati, accusati di omicidio colposo, sono stati iscritti sette medici.
La neonata è spirata il 27 luglio scorso
nell’ospedale pediatrico “Giovanni
XXIII” di Bari.
Una decina di giorni prima, però, la piccola era stata portata al pronto soccorso
dell’ospedale della Murgia (nato nell’aprile di quest’anno ad Altamura, dopo
oltre vent’anni di problematica costruzione) perché aveva la febbre alta.
Sembra che i sanitari avessero suggerito ai genitori di trattenere ancora la
piccola per ulteriori accertamenti. Padre
e madre avrebbero ritenuto invece di
tornare a casa e avevano prestato il
loro consenso firmando la lettera di
dimissioni della figlia. I giorni passano,
ma la neonata non sta meglio. Quando
ritorna nell’ospedale della Murgia le
sue condizioni sono tali che diventa
persino difficile effettuare i prelievi. La
piccola è poco reattiva. In ospedale
viene sottoposta a tutti gli esami del
caso. Ma nella struttura da poco inaugurato mancherebbero anestesisti specializzati nel sedare neonati così piccoli.
Non c’è neanche la terapia intensiva.
È
Quindi la paziente viene trasferita all’ospedale di Bari. Una corsa disperata
ed inutile: quando arriva per lei non
c’è più nulla da fare.
Un decesso e soprattutto un quadro clinico inspiegabile sui quali è la stessa
direzione sanitaria dell’ospedale a voler
far luce, disponendo l’autopsia.
Alla fine il caso approda in procura alla
quale si rivolgono i familiari della neonata
che presentano un esposto. Sul registro
degli indagati finiscono dunque sette medici: sono in servizio nel nuovo ospedale
della Murgia e sono quelli che il 27, prima
del decesso, hanno seguito la paziente.
Per accertare le cause, ora, gli inquirenti
dovranno basarsi sulle conclusioni
dell’esame già effettuato in via amministrativa, sullo studio delle cartelle
cliniche già acquisite dalla polizia giudiziaria, sull’audizione delle persone
che l’hanno avuta in cura.
Ora sarà la giustizia a fare il suo corso
e a definire con dettagli processuali
le dinamiche e se la morte della bambina sia stata dovuta più all’ incuria
del personale medico o se si tratti di
una triste fatalità e/o complicanze congenite di salute.
Barbara Fruch
10
Giovedì 7 agosto 2014
Dall’Italia
LUNGHE ATTESE ALLE FILIALI DI EQUITALIA
Attivano centomila cartelle: caos a Napoli
I cittadini cercano di dilazionare i pagamenti, ma sono pochissimi quelli che arrivano
agli sportelli (che chiudono alla 13). Le associazioni dei consumatori chiamano in causa il Governo
L
unghe file sotto il sole in pieno
agosto. Ma non in auto al casello
per raggiungere una località
balneare e neppure davanti agli
stabilimenti che popolano i litorali, come si potrebbe supporre dato il
periodo estivo. No, bensì davanti agli
sportelli di Equitalia di Napoli.
È proprio nella cittadina partenopea infatti
che l’odiata agenzia ha inviato ben 100
mila cartelle esattoriali, con 70mila avvisi
relativi a possibili fermi amministrativi.
A dare la notizia sono i quotidiani locali
che riportano come siano troppi gli avvisi
della società di riscossione, a giudizio
delle associazioni dei consumatori, dalle
quali giunge un appello al Governo, affinché
interceda presso Equitalia Sud per ottenere
un rinvio delle scadenze dei pagamenti.
Come scrive “Il Mattino” maggiore tolleranza, è infatti la richiesta dall’associazione
noiconsumatori.it., che ricorda come le
centinaia di contribuenti si riversino ogni
fiorno (fin dale cinque del mattino) nella
sede locale di Equitalia, creando immense
code, per chiedere una dilezione ai pagamenti. “Nell’ultimo periodo – scrive
Angelo Pisani – Equitalia ha inviato centinaia di migliaia di intimazioni di pagamento anche non dovute e lettere raccomandate per comunicare il preavviso di
fermo veicoli, in caso di mancato pagamento e/o di non rateazione del dovuto
entro 30 giorni dalla notifica. E questo
avviene soprattutto a danno di lavoratori
che utilizzano tali veicoli per svolgere la
loro attività lavorativa. Chiediamo una
proroga almeno fino al 30 settembre, considerato che la scadenza di tali avvisi è
prevista nei mesi di luglio e di agosto”.
Ed è proprio la breve scadenza imposta
dall’agenzia a creare difficoltà ai morosi i
quali spesso non riescono neppure a interloquire con la società di riscossione a
causa non solo delle complicate procedure
da seguire per dimostrare di aver già
pagato l’importo richiesto (sia quello di
una multa per un divieto di sosta oppure
della tassa sulla spazzatura) ma anche
delle file troppo lunghe per raggiungere
gli sportelli.
In questo periodo infatti gli uffici chiudono
poco dopo le 13 e sono all’incirca solo
25 le persone che riescono ogni giorno
ad arrivare agli sportelli.
Fra lunghe attese e il caos non mancano
polemiche e lamentele. Ed è così, come
riporta Repubblica, che, martedì intorno
alle 12 un pensionato (80° nella lista che
si compila ogni mattina in ordine di arrivo)
che tenta di rateizzare la propria cartella
da ben 3 giorni, sbotta, chiede del direttore
e alla fine decide di chiamare la Polizia.
Gli agenti però, ascoltate le ragioni dell’uomo, spiegano di non avere la competenza per intervenire. Ancora una volta il
pensionato dovrà tornare il giorno seguente, ovviamente ancora all’alba.
Il tutto per cercare di rateizzare una cartella.
Soldi che vengono continuamente richiesti
e cui l’imminente scadenza mette ancora
più in difficoltà i cittadini. “Il periodo estivo
– denuncia ancora Pisani – risulta già ingolfato da numerose scadenze fiscali che,
in un momento di così grave crisi economica, aggravano notevolmente una già
precaria condizione”.
Non solo una proroga, ma l’associazione
richiede anche la possibilità di rateizzare
le somme ai cittadini che, per le loro difficoltà economiche, non hanno potuto pagare le rate precedenti. Una soluzione
richiesta da gran parte dei cittadini come
dimostrano proprio i dati di Equitalia: secondo l’agenzia infatti ammontano a
119mila752 le richieste di rateizzazione
inoltrate dai morosi di Napoli e provincia
(poco meno della metà del numero totale
di tutta la Campania che corrisponde
esattamente a 248.480).
Denaro che per molti cittadini è comunque
difficile da trovare. Ed è proprio per questo
che, in caso di insolvenze, sono gli stessi
cittadini a tremare davanti ad Equitalia: lo
spetto di pignoramenti e i fermi amministrativi non fa di certo dormire soni tranquilli. Anche se dall’agenzia si difendono.
“Prima di attivare queste procedure – assicurano dalla società di riscossione – cittadini vengono avvisati con apposite comunicazioni. Nessun fermo può essere
iscritto se il debitore dimostra che il veicolo
serve a svolgere il proprio lavoro. Equitalia,
inoltre, può iscrivere ipoteca solo nei confronti di chi ha debiti complessivamente
superiori a 20mila euro, ma non può in
alcun modo pignorare la prima casa di
proprietà e può procedere sugli altri immobili solo per debiti elevati, superiori a
120mila euro”.
Per gli stipendi o le pensioni, le quote
vengono pignorate secondo un meccanismo graduale - da un decimo ad un
quinto - per salvaguardare i contribuenti
in difficoltà economica. E, per i pignoramenti di somme depositate su conti correnti, non è possibile farlo con l'ultimo
stipendio percepito.
Questo quello che dicono dall’agenzia,
anche se alcuni casi di cronaca dimostrerebbero il contrario. Intanto i cittadini
sono costretti ad aspettare esasperati il
loto turno per parlare con gli esattori,
sotto il sole di agosto. Questo sì che è un
paese civile.
Barbara Fruch
MAFIA
UDINE – LA STORIA DI UN PICCOLO COMUNE
Danno accoglienza ai profughi:
ora rischiano il rosso in bilancio
Forni Avoltri ha ospitato immigrati
ad aprile, tra loro anche minori che ora
risultano a carico dell’amministrazione
entre continuano a
sbarcare immigrati,
c’è un comune che
rischia il rosso in bilancio
proprio a causa dei nuovi
arrivi. Si tratta di Forni
Avoltri, piccolo centro della
Carnia (regione storica del
Friuli Venezia Giulia) di 600
abitanti, che si trova in difficoltà a proprio a causa
dell’accoglienza data ad alcuni profughi immigrati minorenni dal mese di aprile.
Un gesto che ora rischia di
costare caro all’amministrazione capitanata neoeletto sindaco Clara Vidale.
È proprio al Comune infatti,
come scrive il Messaggero
Veneto, che il tribunale
dei minori di Trieste ha affidato i sette minori che
hanno soggiornato nel centro montano. Immigrati che,
dopo aver fatto richiesta di
asilo politico, se ne sono
andati, proprio come i maggiorenni.
Peccato che coloro che non
hanno raggiunto il diciottesimo anno di età siano a
carico di quell’amministrazione che malapena trova i
fondi per pagare le spese
correnti e che a tre mesi di
distanza si è vista recapitare
le prime fatture per il mantenimento dal Civiform di
Cividale.
Una cifra non indifferente:
80 euro a testa al giorno.
M
Ben 10.080 euro la quota
da sborsare per i soli mesi
di aprile e maggio. A cui
seguirà probabilmente almeno un’altra fattura dello
stesso importo.
Una notizia che di certo non
è stata ben presa dal primo
cittadino, allarmato per la
possibilità (a questo punto
non così remota) di un rosso
in bilancio.
Proprio per scongiurare tale
ipotesi l’amministrazione
comunale ha chiesto dunque l’intervento delle autorità locali ed anche del
ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Noi non possiamo accollarci le spese
per quei minori – spiega la
Vidale – non capisco perché
li hanno affidati a noi, fra
l’altro con una decisione
che è arrivata dopo che i
ragazzi erano stati trasferiti
altrove, come faremo a pagare 80 euro e testa per
ciascuno di loro fino alla
maggiore età?”.
Una domanda lecita, per di
più se si pensa che la situazione attuale si è creata
semplicemente per la volontà di un comune di aiutare il prossimo. Immigrati
“disperati” che giornalmente sbarcano sulle coste italiche, stranieri che vengono
poi smistati in comuni in
tutto il Paese. Ed ecco qual
è il risultato.
B.F.
A GENOVA
Musumeci ricorda il giudice Costa:
“Tra i primi a cadere in trincea”
Il relitto della Concordia
restituisce ancora corpi
l presidente della Commissione Antimafia
dell'Ars Nello Musumeci ha preso parte
ieri mattina alla cerimonia di commemorazione per il 24esimo anniversario
dalla morte del giudice Gaetano Costa in
rappresentanza del Parlamento regionale.
Per ricordare il procuratore capo della
Repubblica di Palermo ucciso dalla mafia
nel 1980, Musumeci ha deposto una
corona d'alloro sul luogo dell'eccidio, in
via Cavour.
"Il giudice Costa fu tra i primi a cadere in
trincea nella lotta alla mafia per avere intercettato, quando tutti ancora lo negavano,
il connubio tra le istituzioni e Cosa Nostra
- ha detto Musumeci - oggi siamo qui per
onorare il suo impegno, il sacrificio e l'
integrità di un uomo che ha anteposto
alla sua sopravvivenza una vera passione
per la giustizia".
S
I
volta ieri, nel secondo
giorno di ricerche del
corpo di Russel Rebello,
a bordo del relitto della Concordia. Dopo oltre 2 anni e
mezzo dal naufragio, la Struttura del commissario delegato ha comunicato che, nel
corso delle attività di ricerca
sul ponte 3, i sommozzatori
dei Vigili del Fuoco impegnati hanno individuato alcuni resti ossei.
Immediatamente sono iniziate
le attività di repertazione e
le analisi, il cui esito si attende
per i prossimi giorni. “Sono stati informati
i familiari di Russel Rebello e della stessa
signora Maria Grazia Trecarichi poiché
non si può escludere che i resti possano
appartenere a lei. Ogni informazione appena disponibile verrà tempestivamente
comunicata”, informa una nota del Dipartimento della Protezione Civile.
Giovedì 7 agosto 2014
11
Dall’Italia
QUINTO INTERROGATORIO PER IL PRESUNTO KILLER DI YARA GAMBIRASIO
Bossetti non cede: “Sono innocente”
Impassibile dopo 52 giorni di carcere il muratore di Mappello continua a ribadire
la sua estraneità ai fatti. I legali: “La linea della difesa non cambia di una virgola”
ontinua a “gridare” la sua
innocenza. Dopo cinquantadue giorni di carcere Massimo Bossetti, il muratore
accusato della morte di Yara
Gambirasio, nonostante le prove a
suo carico, nonostante il suo dna
coincida esattamente con quello ritrovato sugli slip della 13 enne di
Brembate, continua a dichiararsi
estraneo ai fatti.
Lo ha fatto anche nel corso dell’ultimo
interrogatorio iniziato alle 10 di ieri
e terminato attorno alle 13.30. Al
quinto faccia a faccia tra il pm e l’indagato, erano presenti il maggiore
Riccardo Ponzone, comandante del
Nucleo investigativo di Bergamo, e
due ufficiali dei Carabinieri del Ros,
il colonnello Michele Lo Russo e il
maggiore Amleto Comincini. Poco
dopo sono giunti anche i legali di
Bossetti, l’avvocato Claudio Salvagni
e l’avvocato Silvia Gazzetti.
“Il nostro assistito ha risposto a tutte
le domande, cercando di fornire
ogni chiarimento possibile agli inquirenti – hanno spiegato gli avvocati
– Sulle domande degli inquirenti non entriamo
nel merito, ma possiamo dire che Massimo
Bossetti ha risposto a tutti i quesiti: la sua vita
è stata scandagliata in ogni suo angolo più
recondito. Bossetti ha continuato a proclamarsi
innocente e quindi la linea della difesa non
cambia di una virgola”. Particolari sono
ancora coperti dal segreto istruttorio e quindi
C
non potranno essere svelati prima del processo.
Restano oscure anche le ragioni del faccia a
faccia: secondo alcune fonti sarebbe stato il
muratore di Mapello a chiedere di essere
nuovamente ascoltato dagli inquirenti, forse
per ribadire la sua estraneità all’omicidio di
Yara. Secondo altre notizie invece sarebbe
stato voluto dal pm Letizia Ruggeri che avrebbe
così posto all’attenzione di Bossetti nuove
prove su cui ci sarebbe ancora il massimo riserbo.
Del resto nonostante questo sia stato il quinto
interrogatorio per Bossetti, si tratta solo del
secondo avvenuto alla presenza al pubblico
ministero. Il muratore di Mapello è stato infatti
interrogato più volte prima dai carabinieri e poi dal Gip per la convalida dell’arresto, ma aveva avuto un
faccia a faccia con il magistrato solo
su sua richiesta.
Intorno a Bossetti intanto aleggiano
notizie confuse; i colleghi e gli estetisti del centro estetico che era solito
frequentare ne smentiscono l’alibi,
mentre Ester, la madre, afferma ancora che l’uomo non sarebbe figlio
di Giuseppe Guerinoni. “I familiari
dell’indagato sono chiusi nel massimo
riserbo. In questa vicenda ormai si
arriva a cercare il gossip più pruriginoso, che non ha niente a che fare
con gli aspetti giudiziari. Ester Arzuffi
continua a credere nell’innocenza
del figlio e a sostenere la sua storia”
ha detto Maria Bonomo, legale di
Ester Arzuffi riferendosi a un’intervista
della stessa al Corriere della Sera
in cui diceva di non credere alla
scienza e al test del Dna, per cui
Bossetti sarebbe il figlio illegittimo
dell’autista di Gorno Giovanni Guerinoni.
Quale sarà la verità è compito della
magistratura stabilirlo. Intanto comunque Bossetti è ancora rinchiuso in isolamento, si trova
in quella cella al piano terra da ben 52 giorni.
Un mese e mezzo in cui l’uomo non ha mai
dato alcun segno di cedimento, sempre impassibile a “gridare” la sua “assoluta innocenza”.
Barbara Fruch
12
Giovedì 7 agosto 2014
Scienze
I RICERCATORI DEL MUSE DI TRENTO HANNO RICOSTRUITO IL MONDO ALPINO PRIMA DEI DINOSAURI
Passeggiando in 270 milioni di anni
Lo studio, senza precedenti per il suo valore, sta facendo il giro del mondo
l rinvenimento di una serie
di reperti fossili di eccezionale rarità distribuiti tra Lombardia e Trentino ha permesso ai ricercatori del
MUSE di ricostruire il modo di camminare di antichissimi anfibi simili
a salamandre. Lo studio è stato pubblicato sull’ultimo numero dell’importante rivista scientifica internazionale “Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology” e ripresa dalla quotata “New Scientist”
e dal quotidiano inglese “Sunday
Newspaper”. Un risultato significativo che conferma la portata internazionale delle ricerche condotte
dal MUSE, Museo delle Scienze di
Trento relativamente all’ambiente
alpino, dimostrando quanto l’istituzione sia un’eccellenza non solo
per quanto riguarda la capacità di
attrarre visitatori, ma anche quale
ente che svolge ricerca naturalistica,
monitoraggio ambientale e supporto
alla gestione del territorio.
Il team che ha studiato i fossili è
composto dai ricercatori paleontologi del MUSE Fabio Massimo Petti,
Massimo Bernardi e Marco Avanzini
coadiuvati da colleghi delle Università di Milano e di Winston-Salem
(Nord Carolina, USA).
I
La novità
Lo studio che è stato pubblicato
sull’ultimo numero di “Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology”, importante rivista scientifica
internazionale e ripresa dalla quotata
“New Scientist” indica chiaramente
come piccoli anfibi (circa 15 cm) che provengono dal fango fossile
di un lago che, nel lontano periodo
Permiano, si estendeva dalla Lombardia al Trentino occidentale - entrassero in acqua passando dal cammino al nuoto in modo del tutto
simile a quanto osservabile nelle
salamandre attuali. Lo studio dunque
suggerisce che le salamandre attuali
rappresentino una finestra non solo
nella forma ma anche nella biomeccanica degli anfibi permiani,
oggi estinti.
Osservare dunque una piccola salamandra muoversi nel sottobosco
è un po’ come fare un salto indietro
nel tempo di circa 300 milioni di
anni, quando animali simili per forma
avevano già evoluto una dinamica
della locomozione, un modo di muoversi e camminare simile.
“Se l’evoluzione è cambiamento nel
tempo, potremmo dire che certi
comportamenti, certe dinamiche,
soprattutto quelle legate a precisi
vincoli fisici o particolarmente efficienti, vengono preservate. Strategia
vincente non si cambia”, affermano
i paleontologi del MUSE Marco
Avanzini e Massimo Bernardi.
Le conclusioni dello studio evidenziano come, nel cambiamento generalizzato delle forme, vi siano dei
comportamenti e dinamiche che vengono mantenute perché particolarverso la storia paleontologica delle
Dolomiti e delle Alpi.
Gli studi pubblicati dal team del
MUSE sono parte di un progetto di
ricerca finanziato dal MUSE e dalla
Provincia autonoma di Bolzano, grazie
alla collaborazione tra il Museo di
Scienze Naturali dell'Alto Adige e il
MUSE. Le ricerche sviluppate nell’ambito del progetto denominato
“DoloPT” hanno riaperto le discussioni su cosa sia successo nella regione dolomitica durante la più profonda crisi biologica della storia,
l’estinzione di massa di fine Permiano
(circa 250 milioni di anni fa), evidenziando quanto le montagne dolomitiche possano fornire risposte a
interrogativi dibattuti su scala globale,
contribuendo alla conoscenza della
storia della vita sul nostro pianeta.
mente efficienti o perché forzate da
vincoli fisici. Il piano strutturale, ovvero
l’organizzazione anatomica di base,
di una salamandra si è rivelato adatto
a superare milioni di anni di cambiamenti ambientali ed ecologici.
Le Dolomiti raccontano
Ancora una volta gli studi svolti dai
ricercatori del MUSE evidenziano
come il territorio alpino sia fonte
di importanti informazioni sulla vita
del passato.
Una serie di ricerche concluse negli
ultimi mesi, relative agli ecosistemi
della regione dolomitica e delle aree
circostanti aprono una finestra nel
profondo passato. È di questi giorni,
ad esempio, l’annuncio ufficiale della
casa editrice InTech che il contributo
a un volume internazionale sulla paleontologia, pubblicato da Marco
Avanzini e Massimo Bernardi (MUSE)
e Umberto Nicosia (Università Sapienza, Roma) è risultato il più scaricato (oltre 6000 download) dell’intero settore disciplinare, a conferma dell’interesse internazionale
L’APPROFONDIMENTO
Fino a Bergamo e Brescia
l’area delle indagini
area di studio si colloca nelle Alpi Centrali,
a cavallo tra le province di Bergamo, Brescia
e di Trento. In quest’area affiorano tra le
più antiche rocce fossilifere delle Alpi conosciute
in tutto il mondo per le tracce fossili di piccoli tetrapodi (anfibi e rettili) in esse conservate. Tra
queste orme, quelle studiate fin dalla metà del
1800 nelle Alpi Orobie rappresentano le prime
documentate in Italia grazie ai lavori di celebri
studiosi quali Giulio Curioni (1870), geologo e
grande conoscitore della geologia delle Alpi lombarde. L’area è da lungo tempo oggetto di studio
da parte delle Università di Milano e Pavia e dei
musei che insistono sul territorio (Bergamo e
Brescia). Per questo studio i geologi dell’Università
di Milano (Fabrizio Berra e Andrea Tessarollo)
hanno coinvolto i paleontologi del MUSE (Marco
L’
Avanzini, Massimo Bernardi e Fabio Massimo
Petti) che si sono avvalsi dell’esperienza di una
collega statunitense (Myriam Ashley-Ross), esperta
nella biomeccanica degli anfibi attuali per interpretare i dati fossili in chiave attualistica.
L’area è da lungo tempo oggetto di studio da
parte delle Università di Milano e Pavia e dei
musei di Bergamo e Brescia. Alla ricerca di
confronti con analoghe orme trovate in alcuni
siti del Trentino (Monte Luco e Tregiovo in
Valle di Non e Val Daone ) i ricercatori del
Muse hanno intrapreso a partire dal 2009 alcune
campagne di prospezione avvalendosi della
collaborazione e della conoscenza dei luoghi
dei geologi dell’Università di Milano (Fabrizio
Berra e Andrea Tessarollo) e Pavia (Ausonio
Ronchi e Giuseppe Santi).
L’impatto sul territorio
Ci si potrebbe chiedere che senso
abbia, nel panorama economico attuale, investire in ricerca di questo
tipo. Le risposte sono molteplici ma
la più importante è quella che mette
al centro il ruolo dei centri di ricerca
al servizio del territorio. E’ un tema
ben presente nella missione del
MUSE e che il gruppo dei geologi
e paleontologi che vi operano, collaborando con il Dipartimento di
Economia dell’Università di Trento
ha cercato di definire nella sua ricaduta economica.
Le analisi sono state condotte in più
luoghi del Trentino e impostate su
diversi beni paleontologici attraverso
il paradigma del valore economico
totale che cerca di quantificare tutte
le funzioni svolte da una determinata
risorsa. Si è così dimostrato che
luoghi che siano stati protagonisti
di una significativa scoperta naturalistica risultano incrementare in
modo significativo il loro valore.
Questo è abbastanza comprensibile
in casi come quello qui riportato
nel quale il blocco con le orme è
stato lasciato in sito, è ben visibile,
è facilmente raggiungibile dal vicino
rifugio e in prospettiva potrebbe
rappresentare un’ulteriore attrattiva
di richiamo per il turismo (pensiamo alla gola del Bletterbach nel
vicino Alto Adige).
Ma se è vero che nei turisti è necessario rinnovare periodicamente l'interesse nei confronti del patrimonio
ambientale tramite azioni mirate di
divulgazione, nel caso delle comunità
locali la diffusione di conoscenza riguardo all’ambiente naturale ha effetto più duraturo e va a rafforzare il
patrimonio di sapere tacito di una
comunità e ad aumentare il valore
percepito del proprio territorio.
La qualità di un museo moderno
non deriva quindi soltanto dalla rilevanza del patrimonio e dei beni
contenuti, ma anche dalla sua capacità di fornire servizi, di promuovere
ricerca e cultura, di qualificare lo
sviluppo del territorio circostante.
Ciò significa che un museo può assolvere ad un ruolo sociale se è al
contempo istituto di ricerca e di divulgazione scientifica. La ricerca
produce cultura e la cultura può favorire lo sviluppo locale, soprattutto
nelle realtà in cui il sistema dei musei
interviene in un'area caratterizzata
dalla presenza di consolidati "giacimenti" culturali ed ambientali.
In tale contesto, la ricerca nei musei
contribuisce allo sviluppo culturale,
sociale, economico delle comunità
locali e al loro radicamento al territorio. Proprio per rigenerare quelle
radici che la società moderna ha
spesso reciso nel suo correre verso
il progresso, i musei si trasformano
da custodi della memoria di un luogo a formatori di coscienza. Senza
la ricerca i musei potranno solo raccontare storie già sentite e riempire
le vetrine di “pietre mute”.