La Grande Guerra, raccontata da Nellie Bly.

 LA GUERRA RACCONTATA DA NELLY BLY
Nellie Bly, Przemyśl, 30 ottobre 1914
“La trincea era fangosa e sporca. Scivolavo e slittavo e trattenevo il fiato – tutto quello che mi era rimasto.
[...]
Disperavo ormai di poter uscire fuori dalla trincea. In quel punto era alta quasi due metri e mezzo e molto
scivolosa. Le mie scarpe non erano chiodate e a ogni passo scivolavo indietro. Il barone Mednyanaszky
mi aveva distanziata e si girò indietro. La sua testa e il suo bastone erano visibili sopra l’orlo della trincea.
Allungò la mano verso di me. L’afferrai e fui subito sollevata lungo il terrapieno scivoloso.
Sfrecciammo dall’altro lato della strada, temendo che una pallottola russa ci desse il benvenuto in uno dei
punti più esposti. Nessuna pallottola arrivò. Ed ora eravamo su una collina nuda e fangosa. Non un filo
d’erba, un albero, un cespuglio, nient’altro che fango lucente e levigato, più scivoloso del ghiaccio.
Sembrava che fossero stati ricavati dei terrazzamenti e ogni terrazzamento non fosse altro che una serie
di tombe mezzo scavate. Avevano proprio le dimensioni e la forma di una tomba, profonde un metro circa.
Le guardai con orrore. [...]
Sotto, nella valle ai piedi del pendio vi erano lunghe file di croci grezze, fatte con i rami degli alberi.
Segnavano delle tombe chiaramente visibili. In alcune di queste tombe aperte c’era della paglia. In altre,
cartucce vuote. [...] C’erano bende insanguinate, una scarpa, un pezzo di cappotto, una pentola
abbandonata, un’altra con il foro di un proiettile, una fibbia. Finalmente capii dov’ero. Ero su un campo di
battaglia. None erano tombe mezzo scavate o sprofondate. Erano le trincee in cui i soldati sono rimasti tre
settimane a combattere in continuazione.
Ognuna di queste centinaia di buche simili a tombe è stata la tenda, la casa, il rifugio di un soldato. Qui
mangiavano quando il cibo riusciva ad arrivare, qui soffrivano la fame quando non c’era da mangiare. Qui
uccidevano e venivano uccisi.
Ho parlato con soldati che sono rimasti nelle trincee per cinque giorni senza mangiare. Ciò non significa
che fossero finiti i rifornimenti. Il cibo non era lontano, ma non poteva essere portato loro a causa della
pioggia continua di proiettili nemici. Nella pioggia, nel freddo, nel vento – affamati, bagnati, esausti, sotto
tiro costante per settimane. È forse sorprendente che abbiano sofferto di colera, dissenteria e di tutte le
altre malattie, inclusa la follia?”
E.Wharton, N. Bly, Da fronti opposti. Diari di guerra, 1914-1915, Roma, Viella, 2010, pp. 84-85