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MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE
Dottorato di Ricerca del XIX ciclo “Multilevel Governance”
Imprenditori, sindacalisti e esperti a confronto
IMPRESE, COME USCIRE DALLA CRISI:
I DIVERSI LIVELLI DEL CHE FARE
SABATO 17 MAGGIO
10,30-14
Aula Tesi Facoltà di Scienze Politiche (Coste S.Agostino)
15-19
Auditorium San Carlo (Teramo Centro)
DOCUMENTI UTILI
Indice
p. 2 Martin Wolf sul Financial Times – Solo gli ignoranti vivono nella paura dell’iperinflazione
p. 4 Martin Wolf: Strappare alle banche private il potere di creare moneta
p. 6 La relazione della Banca d'Inghilterra sulla creazione denaro
p. 8 La Banca d’Inghilterra: “Tutto quello che sapete sulla moneta è sbagliato”
p. 9 La Banca d’Inghilterra: “Tutto quello che sapete sulla moneta è sbagliato”
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MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE
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3/04/14
Martin Wolf: Solo gli ignoranti vivono nella paura
dell'iperinflazione
In un interessante articolo sul Financial Times, Martin Wolf
sfata il mito del rapporto tra moneta e inflazione - riprendendo il bollettino
trimestrale della Banca d'Inghilterra (già commentato su Voci qui)
Ma nonostante questo impegno informativo del chief economist del FT e di una delle più importanti banche
centrali, accade che su siti di forte impatto mediatico continuino a trovare spazio delle tesi insensate...
La mancata comprensione del sistema monetario ha reso più difficile l'intervento
delle banche centrali.
Alcuni anni fa, ho moderato un dibattito in cui un uomo politico statunitense insisteva
che la stampa di denaro della Federal Reserve avrebbe presto portato all'iperinflazione.
Eppure oggi la principale preoccupazione della Fed è piuttosto come riuscire far salire
l'inflazione all'obiettivo stabilito. Come molti altri, il politico non riusciva a capire il
funzionamento del sistema monetario.
Ma purtroppo, l'ignoranza non è beata! Ha reso più difficile per le banche centrali agire in
modo efficace. Fortunatamente la Banca d'Inghilterra si sta preoccupando di fornire la
formazione necessaria. Nel suo ultimo Bollettino trimestrale, il suo staff spiega il sistema
monetario. Riporto qui sette punti fondamentali su come effettivamente funziona, al
contrario di quel che la gente pensa.
In primo luogo, le banche non sono solo intermediari finanziari. L'atto del risparmio non
aumenta i depositi nelle banche. Se il tuo datore di lavoro ti paga, il deposito
semplicemente si sposta dal suo conto al tuo. Questo non influisce sulla quantità totale di
moneta; invece la moneta aggiuntiva è un prodotto dei prestiti. Ciò che rende speciali le
banche è che i loro debiti sono soldi - un titolo di debito (IOU) universalmente accettato.
Nel Regno Unito, il 97 per cento dell'aggregato monetario più ampio è costituito dai
depositi bancari per lo più creati dal credito bancario. Le banche effettivamente
"stampano" soldi. Ma quando i clienti rimborsano i crediti, vengono distrutti.
MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE
In secondo luogo, il "moltiplicatore monetario" che collega i prestiti alle riserve bancarie è
un mito. Nel passato, quando le banconote potevano essere liberamente convertite in oro,
questo rapporto poteva anche esistere. Dei severi coefficienti di riserva potevano ancora
ristabilirlo. Ma non è così che funziona oggi il sistema bancario. In un sistema monetario
fiat, la banca centrale crea riserve a volontà. Quindi fornirà alle banche le riserve di cui
hanno bisogno (ad un certo prezzo) per estinguere le loro obbligazioni di pagamento.
In terzo luogo, sono i rischi e i benefici attesi che determinano la quantità dei prestiti
concessi dalle banche, e così la quantità di moneta che esse creano. Le banche devono
considerare quanto hanno da offrire per attrarre depositi e quanto potrebbe essere
redditizio o rischioso qualsiasi eventuale prestito supplementare. Lo stato dell'economia in sé fortemente influenzato dalle loro azioni collettive - guiderà queste decisioni. Anche le
decisioni degli operatori non-bancari influenzano direttamente le banche. Se i primi
rifiutano di contrarre prestiti e decidono di rimborsare quelli che hanno, il credito e così il
denaro si ridurrà.
Quarto, la banca centrale influenzerà le decisioni delle banche adeguando il prezzo che fa
pagare (il tasso di interesse) sulle riserve supplementari. Ecco come funziona la politica
monetaria in tempi normali. Dal momento che la banca centrale è il fornitore monopolista
delle riserve bancarie e poiché le banche necessitano di depositi presso la banca centrale
per aggiustare i loro reciproci pagamenti, la banca centrale può in questo modo
determinare il tasso di interesse a breve termine dell'economia. Nessuna banca sana di
mente presterebbe a un tasso inferiore a quello che deve pagare alla banca centrale, che
è la banca delle banche.
Quinto, le autorità possono anche influenzare le decisioni di prestito delle banche
attraverso la regolamentazione - requisiti di capitale, requisiti di liquidità, regole di
finanziamento e così via. La giustificazione di questa regolamentazione è che il credito
bancario ha delle ricadute o "esternalità". Così, se molte banche finanziano coi prestiti la
stessa attività - acquisto di immobili, per esempio - faranno salire la domanda, i prezzi e le
attività, giustificando così ancora maggiori prestiti. Un ciclo di questo tipo potrebbe portare
- anzi spesso ha portato - ad un crollo del mercato, una crisi finanziaria e una profonda
recessione. La giustificazione di una regolamentazione sistemica è che serve, o almeno
dovrebbe servire, ad attenuare questi rischi.
Sesto, le banche non prestano le loro riserve, non hanno bisogno di farlo. Non lo fanno
perché tutti gli operatori non-bancari non possono tenere un conto presso la banca
centrale. E non ne hanno bisogno perché possono creare prestiti per conto proprio. Inoltre,
le banche non possono ridurre le loro riserve aggregate. La banca centrale può farlo con
la vendita di asset. Il pubblico può farlo convertendo i depositi in cash, l'unica forma di
moneta di banca centrale che il pubblico può detenere.
Infine, il quantitative easing - l'acquisto di asset da parte della banca centrale - amplierà
l'offerta di moneta. Lo fa sostituendo, per esempio, i titoli di Stato detenuti dal pubblico con
depositi bancari, e in questo processo espande le riserve delle banche presso la banca
centrale. Questo aumenterà l'aggregato monetario più ampio, a parità di condizioni. Ma
dal momento che non vi è alcun moltiplicatore della moneta, l'impatto sull'offerta di moneta
può essere - e in effetti recentemente lo è stato - modesto. L'impatto principale del QE è
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MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE
sui prezzi relativi degli asset. In particolare, questa politica aumenta i prezzi delle attività
finanziarie e ne riduce il rendimento. La giustificazione per questo è che a livello di tassi
zero la normale politica monetaria non è più efficace. Così la banca centrale cerca di
abbassare i rendimenti su una più ampia gamma di asset.
Questo non è solo un discorso accademico. Comprendere il sistema monetario è
essenziale. Uno dei motivi è che eliminerebbe gli ingiustificati timori di iperinflazione.
Questa potrebbe verificarsi se la banca centrale creasse troppa moneta. Ma negli ultimi
anni la crescita della moneta detenuta dal pubblico è stata troppo lenta, non troppo veloce.
In assenza di un moltiplicatore monetario, non vi è alcuna ragione perché le cose
cambino.
Una ragione ancora più forte è che subappaltare la funzione di creazione della moneta ad
imprese private in cerca di profitto non è il solo sistema monetario possibile. E può anche
non essere il migliore. Infatti, esiste la possibilità di lasciare che sia lo stato direttamente a
creare moneta. Ho intenzione di affrontare questo argomento in un prossimo articolo (qui
tradotto da Voci).
Fonte: http://vocidallestero.blogspot.it/2014/04/martin-wolf-solo-gli-ignoranti-vivono.html
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Martin Wolf: Strappare alle banche private il potere di creare moneta
Pubblicato il 27 aprile 2014 da Il nodo gordiano
Martin Wolf sul Financial Times porta avanti la discussione sulla moneta, già
iniziata qui, affrontando uno dei maggiori tabù: il potere immenso di creare moneta oggi è concentrato nelle mani
del sistema bancario, e la cosa non funziona. Il gigantesco buco nel cuore delle nostre economie di mercato ha
bisogno di essere tappato. Stampare banconote contraffatte è illegale, mentre la creazione di moneta privata non lo
è. L’interdipendenza tra lo Stato e le imprese che dispongono di questo potere è la fonte di gran parte
dell’instabilità delle nostre economie. Si potrebbe – e si dovrebbe – metterci un freno.
Ho spiegato come funziona due settimane fa (qui tradotto da noi, ndt). Le banche creano depositi come
conseguenza dei loro prestiti. Nel Regno Unito, tali depositi costituiscono circa il 97 per cento dell’offerta di
moneta. Alcuni obiettano che i depositi non sono soldi, ma solo debiti privati trasferibili. Eppure il pubblico
considera i soldi falsi delle banche come denaro elettronico: una fonte sicura di potere d’acquisto.
L’attività bancaria quindi non è una normale attività di mercato, perché fornisce due beni pubblici collegati: la
moneta e la rete dei pagamenti. Su un lato dei bilanci delle banche si trovano le attività rischiose; sull’altro, le
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passività che il pubblico ritiene sicure. Questo è il motivo per cui le banche centrali agiscono come prestatori di
ultima istanza e i governi forniscono l’assicurazione dei depositi e le iniezioni di capitale. E’ anche il motivo per cui
il sistema bancario è fortemente regolamentato. Eppure i cicli del credito sono ancora estremamente
destabilizzanti.
Che cosa si deve fare? Una risposta minima lascerebbe questo settore in gran parte inalterato, limitandosi a una
regolamentazione più stretta e insistendo sul fatto che una percentuale maggiore del bilancio debba essere
finanziata con capitale o con debito credibile per assorbire le perdite. Ho discusso questo approccio la scorsa
settimana. Requisiti di capitale più alti sono la raccomandazione fatta da Anat Admati di Stanford e Martin Hellwig
dell’Istituto Max Planck, in The Bankers’ New Clothes.
Una risposta massima sarebbe quella di dare allo stato il monopolio nella creazione di moneta. Una delle più
importanti proposte in tal senso era quella contenuta nel Piano di Chicago, avanzata negli anni ’30, tra gli altri, da
un grande economista, Irving Fisher. Il suo punto centrale era il requisito del 100% di riserve sui depositi. Fisher
sosteneva che questo avrebbe ridotto notevolmente i cicli economici, messo fine alle corse agli sportelli e ridotto
drasticamente il debito pubblico. Uno studio del 2012 dello staff del Fondo Monetario Internazionale suggerisce
che questo piano potrebbe funzionare bene.
Idee simili sono giunte da Laurence Kotlikoff della Boston University in Jimmy Stewart is Dead , e da Andrew
Jackson e Ben Dyson in Modernising Money. Riporto qui una sommaria descrizione di quest’ultimo sistema.
In primo luogo, lo Stato, non le banche, dovrebbe creare tutta la moneta per le transazioni, così come oggi crea il
denaro contante. I clienti terrebbero i propri soldi nei conti correnti, e pagherebbero alle banche una tariffa per la
loro gestione.
In secondo luogo, le banche potrebbero offrire dei conti di investimento, che fornirebbero i prestiti. Ma potrebbero
prestare solo i soldi effettivamente investiti dai clienti. Sarebbero impediti dal poter creare questi conti dal nulla e
così diventerebbero gli intermediari che ora molti credono erroneamente che siano. La titolarità di questi conti non
potrebbe essere riassegnata come mezzo di pagamento. I titolari dei conti di investimento sarebbero vulnerabili
alle perdite. I regolatori potrebbero imporre su questi conti dei requisiti patrimoniali e altre norme prudenziali.
In terzo luogo, la banca centrale creerebbe nuova moneta quando questa si mostrasse necessaria per promuovere
la crescita non inflazionistica. Le decisioni sulla creazione di moneta dovrebbero, come ora, essere prese da un
comitato indipendente dal governo.
Infine, il nuovo denaro sarebbe immesso nell’economia in quattro modi possibili: per finanziare la spesa pubblica,
in luogo delle imposte o dei prestiti; per effettuare pagamenti diretti ai cittadini; per riscattare debiti esistenti,
pubblici o privati; o per fare nuovi prestiti attraverso le banche o altri intermediari. Tutti questi meccanismi
potrebbero (e dovrebbero) essere resi trasparenti.
La transizione verso un sistema in cui la creazione di moneta è separata dalla intermediazione finanziaria sarebbe
fattibile, anche se complessa. Ma porterebbe enormi vantaggi. Sarebbe possibile aumentare l’offerta di moneta
senza incoraggiare le persone a prendere in prestito all’eccesso. Porrebbe fine al “too big to fail” nel settore
bancario. Sarebbe anche possibile trasferire il signoraggio – i benefici derivanti dalla creazione di moneta – al
pubblico. Nel 2013, per esempio, la sterlina M1 (il denaro dei depositi) era l’80 per cento del prodotto interno
lordo. Se la banca centrale decidesse di farla crescere del 5 per cento all’anno, il governo potrebbe avere un deficit
fiscale del 4 per cento del PIL, senza prestiti o tasse. La destra potrebbe decidere di tagliare le tasse, la sinistra di
aumentare la spesa. La scelta sarebbe politica, come dovrebbe essere.
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Gli oppositori sostengono che l’economia morirebbe per mancanza di credito. Una volta ero d’accordo. Ma solo il
10 per cento dei prestiti bancari del Regno Unito ha finanziato gli investimenti delle imprese in settori diversi dalla
proprietà immobiliare. Potremmo trovare altri modi per finanziare questo settore.
Il nostro sistema finanziario è così instabile perché prima lo stato gli ha permesso di creare quasi tutta la moneta
dell’economia e poi è stato costretto a assicurarlo nell’esercizio di tale funzione. Si tratta di un gigantesco buco nel
cuore delle nostre economie di mercato. Potrebbe essere chiuso separando la emissione di moneta, che è
giustamente una funzione dello Stato, dalla fornitura di finanziamenti, che è una funzione del settore privato.
Questo non accadrà ora. Ma ricordiamo questa possibilità. Quando la prossima crisi arriverà – e sicuramente
arriverà – dobbiamo essere pronti.
Fonte:http://vocidallestero.blogspot.it/2014/04/martin-wolf-strappare-allebanche.html#more
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La relazione della Banca d'Inghilterra sulla creazione denaro
David Graeber, articolista del Guardian, ritiene che il documento della Banca d'Inghilterra “Money Creation
in the Modern Economy” smentisca le spiegazioni standard su come funziona la riserva frazionaria in
un'economia a denaro fiat. Queste spiegazioni sono soltanto dei miti e hanno conseguenze significative.
Graeber sembra seguire Steve Keen, il quale ha tratto conclusioni analoghe qui. Entrambi fondono le
spiegazioni sulla riserva frazionaria con quella che definiscono "teoria del moltiplicatore monetario." Il
documento della Banca d'Inghilterra spiega perché la "teoria del moltiplicatore monetario" non offre una
descrizione accurata di come procede il processo di creazione del denaro. [...] La Banca d'Inghilterra non
afferma affatto che il suo documento va a confutare le spiegazioni standard sulla riserva frazionaria, come
crede invece Graeber. Infatti, la relazione è piena di processi bancari a riserva frazionaria, e c'è una ragione
evidente: quello attuale è ancora un sistema bancario a riserva frazionaria.
La "teoria del moltiplicatore monetario," almeno nella forma rigida in cui la presenta la Banca, non è
essenziale per la riserva frazionaria e non è nemmeno una componente necessaria per spiegarla. Ho scritto
ampiamente su questo argomento e credo di non aver neanche usato il termine. Inoltre, le conclusioni
apparentemente esplosive che Graeber (e in qualche misura Keen) trae dalla mancata trattazione della
"teoria del moltiplicatore monetario," come ad esempio che il denaro non è una risorsa scarsa, che la
creazione della moneta non richiede prima un risparmio, che le banche creano depositi attraverso i prestiti,
queste conclusioni sono vere in qualsiasi sistema a riserva frazionaria con una moneta fiat ed una banca
centrale. Solo combinando la riserva frazionaria con le banche centrali e il denaro fiat si ottengono
invariabilmente queste conseguenze. Si potrebbe anche ottenerle se la "teoria del moltiplicatore monetario"
fosse corretta. Ad esempio, se la "teoria del moltiplicatore monetario" fosse una descrizione corretta del
processo moderno di creazione di moneta, non ci sarebbe bisogno di risparmi affinché le banche potessero
aumentare i prestiti, basterebbe semplicemente che la banca centrale creasse riserve; ciononostante il denaro
rimarrebbe ancora un pezzo di carta o una voce elettronica e l'offerta di moneta resterebbe ancora del tutto
elastica. Nessuno che abbia capito come funziona la riserva frazionaria in condizioni di denaro fiat illimiato
può rimanere particolarmente scioccato dalla BoE (Shenzhen: 000725.SZ - notizie) che prende le distanze
dalla "teoria del moltiplicatore monetario," poiché non "rivela" niente che già non sapessimo, né esiste una
lista di scoperte "esplosive" come sostiene Graeber. Pertanto il mio sospetto iniziale, secondo cui Graeber ha
capito solo ora come funziona la riserva frazionaria in condizioni di denaro fiat, è del tutto comprensibile.
Dopo aver riletto il documento della Banca d'Inghilterra e l'articolo di Graeber sul Guardian, sostengo quanto
segue: * La "teoria moltiplicatore monetario" è un dettaglio, non un punto di svolta.
* Non c'è nulla di fondamentalmente nuovo o sorprendente nella relazione della Banca d'Inghilterra (ci sono,
tuttavia, alcune imprecisioni ed errori).
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* Le scoperte sensazionali di cui parla Graeber sono sostanzialmente vere, ma non sono sorprendenti. Il
denaro non è, ovviamente, mai scarso in un'economia a denaro fiat.
* Le conclusioni di Graeber – perché l'austerità? cosa succederebbe se il mutuatario medio scoprisse come
nasce il denaro? – sono sciocche e confuse, e non seguono la 3). Keen non sembra condividere queste ultime
conclusioni, ma anche lui è in errore, secondo la mia valutazione, a causa dell'importanza di ciò che la Banca
d'Inghilterra ha "rivelato." Cosa si intende per "teoria del moltiplicatore monetario" e come si collega alla
riserva frazionaria Secondo il documento della Banca d'Inghilterra, c'è una teoria là fuori con cui molti libri
di testo spiegano il processo di creazione di denaro in un sistema a riserva frazionaria. Le componenti di
questa teoria sembrano essere i seguenti: 1) In un sistema a riserva frazionaria la capacità delle banche di
creare più depositi attraverso più prestiti è in definitiva limitata dalla quantità disponibile di riserve. Le
banche di solito possono creare più depositi estendendo nuovi prestiti (sicuramente, questo è ciò che
costituisce la riserva frazionaria), ma con più depositi aumenta il rischio di deflussi sotto forma di
trasferimenti ad altre banche o rimborsi in contanti. Per essere in grado di soddisfare tali deflussi, le banche
hanno bisogno di più riserve.
2) In un sistema monetario fiat, la banca centrale controlla la quantità di riserve disponibili. Non vi è alcun
limite interno o "naturale" alle quantità di riserve. Questa è la differenza da un gold standard o un'economia
(ancora ipotetica) basata sul Bitcoin. Se la banca centrale volesse fornire maggiori riserve al sistema
bancario, potrebbe farlo. Può letteralmente creare riserve dal nulla. La quantità delle riserve è ora solo il
risultato di una decisione amministrativa. Pertanto, i "risparmi" o gli asset di riserva (come l'oro) in deposito
presso una banca, non sono più necessari per aumentare la capacità delle banche di concedere prestiti e
creare quindi ulteriori soldi. Il vincolo ultimo sulla creazione di denaro è ora politico.
3) Alcune spiegazioni del processo di creazione di denaro affermano che la banca centrale gestisca
direttamente la quantità delle riserve. Quando la banca centrale vuole che le banche prestino di più, dà loro
più riserve (per esempio, acquistando asset da loro). Poiché si presume che le banche utilizzino "al massimo"
le loro riserve attuali, le riserve aggiuntive condurranno presto ad ulteriori prestiti. Le banche "moltiplicano"
il denaro della banca centrale.
4) Alcune teorie suppongono che ci sia una relazione stabile e lineare tra la quantità di riserve e la creazione
complessiva di denaro. Se le riserve salgono di Y, il prestito complessivo salirà di a x Y. Secondo questo punto
di vista, l'attuale quantità di riserve ci racconta l'orientamento della politica monetaria di oggi e la crescita dei
prestiti e degli aggregati monetari di domani.
Ecco il punto: 1) e 2) sono certamente corretti. Non c'è nulla nel documento della Banca d' Inghilterra che
confuti 1) e 2). Sono fuori discussione. 1) è vero per ogni sistema a riserva frazionaria. 2) è vero per ogni
sistema a denaro fiat. Solo 3) e 4) caratterizzano la teoria definita sopra come "teoria del moltiplicatore
monetario," e solo 3) e 4) sono quelli contestati.
Per quanto riguarda il punto 3), la Banca d'Inghilterra afferma che "tipicamente" non aggiusta i livelli delle
riserve ma invece aggiusta i tassi di interesse, ovvero quei tassi di interesse chiesti alle banche per prestare i
fondi di riserva e quelli pagati alle banche quando depositano riserve presso la banca centrale. Influenzando i
tassi di interesse, la banca centrale influisce sulla redditività dei prestiti aggiuntivi e quindi incoraggia o
scoraggia (a seconda degli attuali obiettivi di politica) il credito bancario complessivo e la creazione di
moneta. Se il prestito aumenta in risposta a bassi tassi di interesse, le banche possono prendere in prestito (a
tasso fisso) dalla banca centrale qualunque riserva di cui hanno bisogno, o vendere asset alla banca centrale
per ottenere riserve. Ma se agli occhi della banca centrale le banche prestano troppo (creano troppi soldi),
essa può aumentare i tassi di interesse, che, ceteris paribus, dovrebbe tendere a rallentare i prestiti ed i mutui
(e la creazione di moneta ), e questo a sua volta frenerebbe la domanda di nuove riserve.
In un sistema monetario fiat la banca centrale ha il pieno controllo sulla quantità e sul costo delle riserve. E
"tipicamente" conduce la sua politica fissando i tassi di interesse piuttosto che fissare la quantità di riserve.
Entrambe le cose sono, ovviamente, legate.
Ecco quello che dice la Banca d'Inghilterra (pagina 21): Le banche centrali, in genere, non scelgono una
quantità di riserve per generare un certo tasso di interesse a breve termine. [...] Al contrario, si concentrano
sui prezzi — fissare i tassi di interesse. [...] La Banca d'Inghilterra controlla i tassi di interesse rifornendo e
remunerando le riserve al suo tasso di riferimento prescelto. L'offerta di riserve e di valuta (che insieme
costituiscono la base monetaria) è determinata dalla domanda delle banche di saldare i pagamenti e di
soddisfare la domanda di moneta dei clienti — domanda che di solito la banca centrale asseconda.
E', ovviamente, concepibile che la banca centrale abbia potuto stabilire procedure con cui cercare di
influenzare il credito bancario attraverso gli aggiustamenti delle riserve piuttosto che con i tassi di interesse.
Ma, poiché la banca centrale ha scelto di utilizzare i tassi come strumento politico, le banche hanno imparato
a prenderli come riferimento. Le banche sanno che in base all'attuale politica possono prendere in prestito
sempre più riserve, ma sanno anche che se la banca centrale dovesse pensare che i prestiti sono troppi, allora
potrebbe aumentare i tassi e quindi aumentare il costo dei fondi di riserva.
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MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE
Per quanto riguarda 4), mi sembra assolutamente inutile e addirittura sciocco supporre che i cambiamenti
nella quantità di riserve debbano in qualche modo portare direttamente a cambiamenti equivalenti
nell'offerta di denaro più ampia. Naturalmente c'è un potente legame tra le due cose, e ai fini di una semplice
esposizione potrebbe essere utile supporre che sia anche lineare, ma non c'è un rapporto così diretto tra tassi
bassi e prestiti supplementari. La banca centrale può solo sperare di incoraggiarli: non può forzarli, ma può
limitarli. (E può usare il QE per aggirare un settore bancario riluttante. Ed è anche ipotizzabile che la banca
centrale conceda prestiti direttamente allo stato, cosa che Graeber sembra proporre per evitare "l'austerità."
Tale process Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend
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La Banca d’Inghilterra: “Tutto quello che sapete sulla moneta è
sbagliato”
Pubblicato da keynesblog il 20 marzo 2014 in consigliati, Economia, moneta endogena, Teoria economica
Un recente e dettagliato articolo pubblicato dalla Banca d’Inghilterra nell’ultimo Quarterly Bullettin ha suscitato un
certo clamore in rete e sui media britannici. Il paper può essere riassunto in questo modo: “Tutto quello che avete
imparato sulla moneta dai libri di testo di economia è sbagliato”.
L’articolo [link], accompagnato da una esposizione più semplice [link] sulla natura della moneta come “IOU” (“I Owe You”, cioè
“io ti devo”, in italiano traducibile con “pagherò”), non è il primo in cui la Bank of England si dissocia dalla tradizionale teoria
quantitativa della moneta. Ma questa volta lo fa in gran stile, pubblicizzando con molta evidenza l’articolo e accompagnandolo
con due video [link].
Cosa dice, in sintesi, l’articolo della BoE?
1.
La grande maggioranza della moneta è creata dalle banche commerciali attraverso i prestiti.
2.
Le banche non sono intermediarie tra i risparmiatori e i mutuatari. Cioè le banche non prestano i depositi dei
risparmiatori, né tanto meno le riserve di moneta legale (cioè quella emessa dalla banca centrale)
3.
Le banche non “moltiplicano”
le riserve fornite loro dalla banca centrale (e pertanto le polemiche
signoraggiste/austriache sulla “riserva frazionaria” si basano su un modello errato). Il cosiddetto “moltiplicatore
monetario”, quindi, non è rilevante.
4.
Le banche centrali decidono il tasso di interesse sulle riserve e, attraverso questo, influenzano i tassi di interesse
nell’economia. A differenza della spiegazione convenzionale, quindi, non hanno un controllo diretto o un obiettivo di
quantità di moneta, ma indiretto, attraverso il “prezzo” della moneta, cioè il tasso d’interesse.
5.
I prestiti creano i depositi, a differenza di quanto normalmente si suppone, cioè che i depositi “abilitino” i prestiti.
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MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE
La Banca centrale britannica evita accuratamente di trattare la monetizzazione del deficit, né si impelaga nelle più controverse
affermazioni ascrivibili alla Modern Monetery Theory (è quindi errato sostenere che la BoE dia ragione alla MMT). Tuttavia si
tratta di una presa di posizione nel dibattito sulla teoria monetaria che, si spera, segnerà un punto di non ritorno.
Per una esposizione divulgativa sulla moneta endogena, rimandiamo al nostro articolo sull’argomento.
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Banca centrale inglese contro i colleghi americani: “Il
denaro non dipende da noi”
La ripresa economica si basa sulle iniezioni di liquidità della Federal Reserve, ma la Bank of England lancia l'allarme: "La
teoria alla base è sballata"
di Orlando Cecini | 26 marzo 2014
Commenti (202)
Più informazioni su: Bank of England, Federal Reserve.
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Alt fermi tutti. La Banca Centrale Inglese pubblica un documento nel quale di fatto si dissocia dalla teoria quantitativa della
moneta. Un documento che a partire dal sottotitolo farà discutere. Il messaggio è chiaro e semplice: “Tutto quello che avete
imparato sulla moneta dai libri di testo di economia è sbagliato”. In sostanza, in un solo paper la Bank of England smonta il
concetto fondamentale della teoria classica della moneta. A differenza della spiegazione abituale, secondo la BoE, le banche
centrali non hanno un controllo diretto tanto meno un’azione diretta sulla quantità di moneta. Ma possono solo fare leva
ritoccando il prezzo del denaro, ovvero il tasso d’interesse.
Pubblicando il suo solito bollettino, la banca centrale inglese stavolta ha cercato di rispondere a una di quelle domande tipiche
dei bambini: da dove viene il denaro che spendiamo. E di fatto ha innescato un processo che potrebbe minare gran parte delle
teorie economiche su cui si basa l’Occidente. Ai tempi del Golden standard tutto era più semplice. I soldi venivano dall’oro. O
meglio, tanto denaro quanto oro stava nei caveau. Adesso in periodo di trasferimento elettronico la risposta è diversa: il denaro
viene dalle banche commerciali e dai prestiti. Semplice. Ma in questo modo, la BoE ha ammesso che gli enti centrali di fatto non
possono creare il denaro e quindi tutta l’attività di sostegno all’economia promossa in primis dalla Federal Reserve si basa su
una teoria sballata.
“La politica monetaria agisce solo come ultimo limite sulla creazione di denaro”, si legge nel paper a firma di Michael
McLeay, Amar Radia and Ryland Thomas, “la Banca d’Inghilterra ha lo scopo di assicurarsi che la quantità di moneta in
circolazione nell’economia sia coerente con una inflazione bassa e stabile. In tempi normali, la Banca d’Inghilterra attua la
politica monetaria impostando il tasso d’interesse sulle riserve. A sua volta questo influenza i tassi di interesse per l’economia
reale, compresi quelli sui prestiti bancari”. In circostanze eccezionali, invece, quando i tassi di interessesono al loro limite
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MASTER ENRICO MATTEI IN VICINO E MEDIO ORIENTE
inferiore (…) una possibile risposta sta nell’avviare una serie di acquisti di asset; ciò che comunemente si chiama Quantitative
Easing o QE .
“Il QE – prosegue la BoE – è destinato a migliorare la quantità di denaro circolante nell’economia direttamente con l’acquisto di
asset principalmente da società finanziarie non bancarie”. L’operazione inizialmente aumenta la quantità di depositi bancari in
luogo delle attività vendute. Successivamente scatta la necessità di riequilibrio dei portafogli con l’acquisto di asset ad alto
rendimento. La sequenza di tali compravendite stimola la spesa. Le riserve delle banche centrali correlate agli stimoli economici
sono il sottoprodotto del QE, ma non sono la parte fondamentale del gioco come erroneamente – sostengono gli analisti della
BoE – viene raccontato da molti analisti e commentatori. “Questo articolo spiega come, proprio come in tempi di normalità,
queste riserve non si moltiplicano se non in parallelo ai depositi che le rappresentano”.
Insomma, non è denaro gratis per le banche. In quanto tale prima o poi andrà ripagato. E qualcuno dovrà farlo. Ecco in
sostanza la famosa bolla. In molti diranno che è la scoperta dell’acqua calda. Che da anni i dimostranti di Occupy Wall
Street sostengono la stessa cosa, oltre ad altre numerose teorie. A differenza di Occupy – ovviamente – dopo aver smontato la
teoria del QE la BoE si ferma. Non abbraccia altre filosofie, tanto meno spiega cosa succederà in futuro, quando a un certo
punto scoppierà la bolla creata per sostenere artificialmente la ripresa economica.
Già ma il fatto che a mettere nero su bianco tutto ciò sia una banca centrale rende la questione molto illuminante. “Abbiamo
discusso di come il denaro viene creato nella moderna economia”, concludono i tre analisti. “La maggior parte del denaro in
circolazione è creato, non per le macchine da stampa della Banca d’Inghilterra, ma dalle banche commerciali stesse: le banche
creano denaro ogni volta prestano a qualcuno o acquistano un bene. E in contrasto con descrizioni presenti in alcuni libri di
testo, la Banca d’Inghilterra non controlla direttamente la quantità di base né quella aggregata”. Eppure da anni gran parte dei
media spiega che sono proprio le banche centrali ad avere il timone della nostra economia. Andiamo bene.
Tutti i documenti in questo dossier sono stati segnalati da Giovanni Zibordi che ringrazio (C.M)
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