Briefing European Parliamentary Research Service

05/03/2014
Turchia: relazione sullo stato di avanzamento
2013 e oltre
Nell'ottobre 2013 la Commissione europea ha pubblicato una relazione globalmente positiva sulla
Turchia, che è stata seguita in novembre dall'apertura del capitolo 22 (Politica regionale e
coordinamento degli strumenti strutturali) dei negoziati di adesione. Tuttavia, i recenti sviluppi
interni nel paese hanno dato adito a serie preoccupazioni, facendo passare in secondo piano i
progressi compiuti dalla Turchia fino ad allora.
La relazione della Commissione europea
Nell'ottobre dello scorso anno, la Commissione europea (CE) ha pubblicato il pacchetto "allargamento"
2013, che comprende la relazione sui progressi compiuti dalla Turchia. La relazione giunge alla conclusione
che il processo di adesione continua a rappresentare il quadro più idoneo per la cooperazione con la Turchia
e mette in evidenza i progressi compiuti dal paese attraverso alcune riforme nel 2013.
Per quanto riguarda i criteri politici, la Commissione elogia la Turchia per le importanti riforme portate
avanti, quali l'adozione di un quarto pacchetto di riforme della giustizia, inteso a eliminare le sentenze
pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti della Turchia, il pacchetto di
democratizzazione (che propone, tra l'altro, di abbassare la soglia elettorale nazionale, di abolire il divieto di
indossare il velo nelle istituzioni pubbliche e di consentire un maggiore utilizzo della lingua curda) del
settembre scorso, l'istituzione del Mediatore e la creazione di istituzioni nazionali per i diritti umani, come
pure per il processo di pace in corso inteso a risolvere la questione curda. Inoltre, la Commissione mette in
evidenza il ruolo svolto dalla Turchia nel suo vicinato, in particolare per quanto riguarda il sostegno
umanitario prestato a oltre 624 000 profughi siriani. Dall'altro lato, la relazione segnala la persistente
polarizzazione del clima politico, condannando a tale riguardo l'uso eccessivo della forza da parte della
polizia turca nei confronti dei manifestanti durante le dimostrazioni nel giugno 2013. La relazione ritiene
inoltre che la legislazione turca e la sua interpretazione da parte degli organi giudiziari continuino ad
ostacolare il pieno rispetto delle libertà fondamentali, in particolare della libertà di espressione e della
libertà di stampa. La relazione indica altresì che è necessario compiere ulteriori sforzi per proteggere i diritti
delle donne, dei bambini e delle persone appartenenti alle diverse minoranze. La tempestiva apertura dei
negoziati sui capitoli relativi ai diritti giudiziari e fondamentali, nonché alla giustizia, alla libertà e alla
sicurezza (rispettivamente capitoli 23 e 24) potrebbe rafforzare l'impegno tra l'Unione europea e la Turchia
sui diritti fondamentali. Infine, la relazione deplora il rifiuto da parte della Turchia di attuare in maniera non
discriminatoria gli obblighi nei confronti di tutti gli Stati membri dell'Unione europea nell'ambito del
Protocollo aggiuntivo all'accordo di associazione (apertura dei suoi porti e del suo spazio aereo a Cipro). Di
conseguenza, l'Unione europea manterrà le sue misure decise nel 2006 (sospensione dei negoziati su otto
capitoli e mancata chiusura degli altri capitoli).
Sul piano economico, la relazione ritiene che la Turchia abbia un'economia di mercato funzionante, sebbene
le pressioni sui mercati finanziari turchi e sulla lira turca dimostrino gli squilibri esistenti nell'economia turca
e la necessità di attuare riforme strutturali a medio-lungo termine. Per quanto riguarda l'allineamento con
l'acquis dell'UE, la relazione registra progressi positivi in alcuni settori, ad esempio la libera circolazione delle
merci, i servizi finanziari, l'energia, la politica regionale, ecc., mentre sono necessari maggiori sforzi per
allineare la legislazione e aumentare le capacità istituzionali in altri settori. Sono altresì necessari ulteriori
Autore: Cristina Cirlig, Members' Research Service
Servizi di Ricerca del Parlamento europeo
140764REV1
Il presente documento è una traduzione, realizzata dai servizi di traduzione del Parlamento europeo. Il documento originale in lingua inglese/francese
è l’unica versione autentica.La presente nota informativa è una sintesi di informazioni già pubblicate e non riflette necessariamente le opinioni
dell'autore o del Parlamento europeo. Il documento è esclusivamente destinato ai deputati e al personale del Parlamento europeo per la loro attività
parlamentare. I link alle fonti di informazione che figurano nel presente documento potrebbero non essere accessibili dall’esterno della rete del
Parlamento europeo. © Unione europea, 2014. Tutti i diritti riservati.
http://www.eprs.ep.parl.union.eu — http://epthinktank.eu — [email protected]
progressi significativi nei settori dei diritti giudiziari e fondamentali, nonché in materia di giustizia, libertà e
sicurezza.
Il Consiglio ha deciso di riavviare i negoziati di adesione dopo tre anni di stallo. Il 5 novembre 2013 sono
stati aperti i negoziati su un nuovo capitolo – La politica regionale e il coordinamento degli strumenti
strutturali. Si tratta del quattordicesimo capitolo dei 35 capitoli da aprire. La Turchia ha ottenuto un
finanziamento pari a circa 900 milioni di EUR per il 2013 a titolo dello Strumento di assistenza preadesione.
Nel dicembre 2013, la Turchia e l'Unione europea hanno firmato un accordo di riammissione per gli
immigrati clandestini, approvato dal Parlamento in febbraio, e hanno aperto i negoziati sulla liberalizzazione
dei visti.
Le reazioni dei soggetti interessati
Nelle sue conclusioni del 17 dicembre 2013, il Consiglio si è compiaciuto degli "importanti progressi compiuti
dalla Turchia in materia di riforme", ha accolto con favore l'apertura del capitolo 22 (Politica regionale e
coordinamento degli strumenti strutturali) e ha espresso un forte sostegno al processo di pace in corso per
risolvere la questione curda. È stato inoltre riconosciuto il ruolo attivo svolto dalla Turchia nella regione.
Tuttavia, il Consiglio ha sottolineato la necessità di compiere ulteriori sforzi per migliorare il rispetto delle
libertà fondamentali e per consolidare l'indipendenza e l'imparzialità del sistema giudiziario. Infine, il
Consiglio ha rilevato con profondo rammarico l'attuazione discriminatoria da parte della Turchia del
Protocollo aggiuntivo dell'accordo di associazione e la mancanza di progressi verso la normalizzazione delle
sue relazioni con la Repubblica di Cipro.
Il governo turco ha accolto generalmente con favore la relazione, ritenendo che fosse equilibrata e che
confermasse la determinazione del governo ad attuare le riforme. In particolare, il Primo ministro Recep
Tayyip Erdoğan l'ha definita come "animata da migliori intenzioni" rispetto agli anni precedenti, pur
contenendo ancora molte valutazioni incomplete o errate.
I commentatori confermano che la relazione relativa al 2013 è la più favorevole alla Turchia dal 2009. Un
osservatore la considera un barometro dello stato delle relazioni tra l'Unione europea e la Turchia e vede nel
tono più positivo la volontà della Commissione di garantire gli interessi a lungo termine dell'Unione europea
in relazione alla Turchia, addirittura smorzando i toni critici nei confronti della condotta del paese in materia
di democrazia. I motivi principali del rafforzamento delle relazioni UE-Turchia sarebbero, per la Turchia,
l'instabilità della regione e la fragile situazione economica, e, per l'Unione europea, l'importanza strategica
della Turchia e la necessità di mantenere l'influenza in una regione instabile.
Recenti sviluppi politici in Turchia
Successivamente alla relazione della Commissione, la situazione interna in Turchia ha avuto un'evoluzione
per certi aspetti preoccupante, in particolare uno scandalo di corruzione ad alto livello e l'adozione di leggi
che mettono in discussione le libertà fondamentali e la separazione costituzionale dei poteri.
Da metà dicembre 2013 il governo turco è stato investito da uno scandalo di corruzione che ha visto
l'arresto di uomini d'affari di alto profilo e dei figli di tre ministri del governo, nonché le dimissioni di vari
ministri. A seguito delle rivelazioni, centinaia di agenti di polizia, giudici e magistrati collegati alle indagini
sono stati rimossi dalle loro funzioni. Recentemente, è stata resa pubblica una conversazione telefonica
registrata (non ancora autenticata) che ha posto il Primo ministro al centro dello scandalo di corruzione.
Proteste pubbliche e i partiti di opposizione (il partito repubblicano del popolo, CHP, e il partito del
movimento nazionalista, MHP) hanno chiesto immediatamente le dimissioni di Erdoğan e l'indizione di
elezioni politiche anticipate qualora dovesse essere confermata l'autenticità della registrazione. Erdoğan
sostiene che la registrazione è stata falsificata e che lo scandalo è una cospirazione ("colpo di Stato
giudiziario") da parte di una "struttura parallela" (guidata da Fethullah Gülen), che ha infiltrato la polizia e la
magistratura per destabilizzare il governo in vista delle elezioni locali e presidenziali, che si terranno
rispettivamente il 30 marzo e nell'agosto di quest'anno. Le azioni che hanno portato alla liberazione di alcuni
sospettati nelle indagini hanno sollevato nuove critiche. L'instabilità politica ha avuto ripercussioni sulla lira
turca che ha perso quasi il 9% del suo valore rispetto al dollaro lo scorso dicembre.
Le recenti proteste sono state legate anche a una serie di leggi controverse proposte dal governo e firmate
dal Presidente Abdullah Gül: una legge controversa sul sistema giudiziario e una nuova legge su Internet. I
Servizi di Ricerca del Parlamento europeo
140764REV1
05/03/2014
3
critici sostengono che la prima legge metta fine all'indipendenza del potere giudiziario e il partito CHP ha
chiesto alla Corte costituzionale il suo annullamento. La legge su Internet è stata criticata in quanto viola la
libertà di espressione e i diritti dei cittadini all'informazione e rafforza il controllo del governo su Internet,
conferendo a un ente statale per le telecomunicazioni il potere di oscurare siti web nell'arco di qualche ora e
senza una sentenza di tribunale. Alcuni oppositori hanno sostenuto anche che la legge è stata una risposta
autoritaria alle indagini in corso sulla corruzione. Il parlamento turco ha tuttavia emendato alcune
disposizioni controverse. Un'altra proposta legislativa, intesa ad espandere i poteri della Organizzazione
nazionale di intelligence, sta incontrando una forte opposizione.
Durante una recente visita di Erdoğan a Bruxelles e in occasione di un dialogo ministeriale UE-Turchia, alti
funzionari dell'UE hanno espresso le loro preoccupazioni per gli sviluppi in Turchia, in particolare per quanto
riguarda le leggi sul sistema giudiziario e su Internet.
Invece, si sono registrati alcuni sviluppi positivi a Cipro, visto che i leader delle due comunità dell'isola hanno
deciso di riprendere i negoziati per la riunificazione, sotto l'egida dell'ONU, ma sostenuti anche da
Washington e con segnali positivi da parte di Turchia e Grecia. La scoperta nel Mediterraneo orientale di
vasti giacimenti di petrolio e di gas naturale avrebbe svolto un ruolo importante.
Il Parlamento europeo voterà, il 13 marzo 2014, una proposta di risoluzione sulla relazione 2013 sui progressi
compiuti dalla Turchia (elaborata da Ria Oomen-Ruijten, PPE, Paesi Bassi), approvata dalla commissione per gli
affari esteri. La risoluzione esprime le preoccupazioni dei deputati riguardo alle nuove leggi su Internet e sul
sistema giudiziario, e alle accuse di corruzione ad alto livello, e invita la Turchia, tra l'altro, a compiere progressi
sulla riforma costituzionale, a garantire l'indipendenza del potere giudiziario e a rispettare i diritti delle persone
appartenenti alla comunità curda. I deputati hanno inoltre espresso sostegno all'apertura dei capitoli 23 e 24 sul
sistema giudiziario e sulla giustizia.
Servizi di Ricerca del Parlamento europeo
140764REV1
05/03/2014
3