GAZZETTINO – venerdì 24 gennaio 2014 Indice articoli

GAZZETTINO – venerdì 24 gennaio 2014
(Gli articoli della presente rassegna, dedicata esclusivamente ad argomenti di carattere economico e sindacale, sono scaricati dal sito
internet del quotidiano. La Cgil Fvg declina ogni responsabilità per i loro contenuti)
Indice articoli
REGIONE (pag. 2)
Sanità friulana a pieni voti in nazionale (3 articoli)
Stato-Regione, si parla subito di soldi
UDINE (pag. 5)
Fra Amga e Hera matrimonio a luglio (3 articoli)
Commessa in Giappone per la Refrion di Flumignano
PORDENONE (pag. 7)
Electrolux, piano della Regione per salvare la fabbrica di Porcia (4 articoli)
Ideal, gli operai pronti a bloccare il centro spedizioni
"Barricate" contro il Ministro
Domovip punta su Aviano
REGIONE
Sanità friulana a pieni voti in nazionale
Lisa Zancaner UDINE - Una buona Sanità non si misura solo in base a liste d'attesa accettabili o alla
soddisfazione dell'utente. Sono numerosi i metri di valutazione ed quanto ha fatto il progetto «una
misura di performance dei sistemi sanitari regionali». Se nelle ultime settimane la riforma della sanità
in Friuli Venezia Giulia è un tema che tiene banco, tra apprezzamenti e critiche del sistema stesso, il
progetto condotto dal Consorzio per la ricerca economica applicata in Sanità (Crea Sanità), promosso
dall'Università di Roma Tor Vergata e dalla Fimmg (Federazione medici di medicina generale) mostra,
per la nostra regione, una sanità «sana». La misura della performance complessiva, posto il valore
teorico di 1 per il sistema ottimale e il valore 0 per il sistema peggiore, oscilla da un massimo di 0,95 a
un minimo di 0,52: il primo valore è associato al Servizio sanitario dell'Emilia Romagna e il secondo a
quello della Puglia. Nel complesso risulta che a dodici Servizi sanitari regionali è associata una misura
di performance superiore a 0,80; ai Servizi sanitari di Molise, Bolzano, Sardegna e Basilicata un valore
superiore a 0,71, mentre per cinque territori (Campania, Lazio, Calabria, Sicilia e Puglia) il valore è
inferiore a 0,70. L'interpretazione grafica fa emergere 4 regioni complessivamente eccellenti tra cui il
Fvg che si conquista il secondo posto.
Prospettiva utenti. Per la categoria «utenti», la misura di performance dei Ssr varia dallo 0,90
dell'Emilia Romagna allo 0,19 della Puglia. Il Fvg si piazza al terzo posto con lo 0,80, distaccandosi di
poco dallo 0,81 dell'Umbria.
Professioni sanitarie. Secondo tale categoria, la misura di performance, che vede tutti i Ssr delle regioni
del Sud con un indicatore inferiore allo 0,50, fa spiccare al terzo posto il Fvg, preceduto solo da Veneto
ed Emilia Romagna con uno scarto davvero minimo rispetto alla regione contermine.
Industria medicale. Un Servizio sanitario che funziona si misura anche considerando questo indicatore,
per nulla secondario nel buon andamento della sanità e qui ad eccellere sono ben 17 regioni; tra queste
il Fvg non smentisce un'ottima performance: se la misura varia dall'1 dell'Emilia Romagna allo 0,85
della Sicilia, il Fvg se la cava a pieni voti.
Management aziendale. Oggi le strutture sanitarie vanno gestite come vere e proprie aziende,
soprattutto in virtù del fatto che è sempre più difficile far quadrare i conti. Nonostante i corposi tagli
alla sanità regionale, il Servizio sanitario del Fvg si piazza, forse un pò a sorpresa, in un'ottima terza
posizione, segno che l'impronta manageriale data soprattutto agli ospedali è una strada non solo
obbligata, ma che premia.
Istituzioni. Per questa categoria hanno fornito le loro valutazioni assessorati regionali, l'Agenzia
nazionale della sanità e l'Agenzia italiana del farmaco. Qui la misura di performance varia dallo 0,99
dell'Emilia Romagna allo 0,50 del Servizio sanitario della Regione Calabria. Rispetto alla valutazione
complessiva che vede il Fvg al secodo posto, per questo indicatore la nostra regione perde una
posizione, attestandosi comunque al terzo posto con un indice superiore allo 0,90.
In sintesi, dati alla mano, il Sistema sanitario regionale del Friuli Venezia Giulia è tra i migliori d'Italia
e a dirlo è una variegata categoria di portatori d’interessi.
Qualità indiscussa, ma cominciano a mancare risorse
UDINE - Se la matematica non è un'opinione, dal progetto elaborato dal Crea si desume che la sanità
del Friuli Venezia Giulia ha ben poco da invidiare ai Sistemi sanitari regionali del resto d'Italia,
considerando, tanto più, che quello del Fvg è un Ssr autonomo. Un sistema, dunque, che regge anche a
fronte di tagli importanti al settore sanità. La sfida ora sarà mantenere ottimi livelli di performances a
fronte di risorse sempre più scarse. I pian attuativi delle strutture sanitarie per il 2014 sono stati da
lacrime e sangue. I vertici di ospedali e Ass hanno fatto vere e proprie acrobazie per arrivare al
pareggio di bilancio mantenendo un'alta qualità dell'assistenza. L'incognita ora è capire quanto reggerà
il sistema che vede entrare nelle strutture sanitarie sempre meno soldi. La qualità c'è, si è visto ed è
stato dimostrato, ma per mantenerla servono le risorse. L.Z.
Super-bonus illegittimo ai direttori generali scaduti
TRIESTE - Niente compenso omnicomprensivo per i direttori generali delle Aziende del Servizio
sanitario Fvg. La Corte costituzionale ha infatti dichiarato l’illegittimità della legge regionale 25 del
2012 (Amministrazione Tondo) nella parte (articolo 8 comma 2) in cui stabilisce che ai direttori
generali che decadono dall’incarico venga corrisposto il compenso onnicomprensivo dovuto in caso di
cessazione anticipata del mandato. La bocciatura è imputabile alla mancanza d’indicazioni normative
sulla copertura finanziaria, cosa che di per sé stessa rende illegittimo qualsiasi atto normativo
dell’ordinamento in base alla Carta. Se non bastasse, la legge del Fvg si pone anche in contrasto con un
decreto del 1995 (numero 502), secondo il quale «nulla è dovuto, a titolo di indennità di recesso, al
direttore generale nei casi di cessazione dell’incarico per decadenza, mancata conferma, revoca o
risoluzione del contratto nonché per dimissioni».
La norma dichiarata illegittima ha vissuto una strana storia: inserita nella "riforma Tondo" della Sanità,
che comportava la decadenza dei direttori generali in carica in favore di una revisione del sistema
sanitario, è stata poi abrogata dalla maggioranza consiliare che sostiene l’attuale presidente, Debora
Serracchiani, con l’approvazione della legge 5 del 2013. Ma curiosamente è stata reintrodotta,
indirettamente, nell’ordinamento regionale dalla legge immediatamente successiva, la numero 6 del
2013), in modo che si è avuta - come osservano infatti i giudici costituzionali - una «reviviscenza»
normativa e che a tutt’oggi quella norma figurava del tutto in vigore.
Ma la questione decisiva è la mancata copertura finanziaria: dove trovare soldi che non esistono? «Non
si rinviene alcuna disposizione che preveda la copertura della spesa», scrive la Consulta. E «già in
precedenza, con riguardo all’incremento ed all’integrazione del trattamento economico dei direttori
generali, dei direttori sanitari e dei direttori amministrativi degli enti ed istituti sanitari, è stato
affermato che la mancata indicazione della copertura finanziaria comporta la violazione dell’articolo 81
della Costituzione». Quella precedenza era per la precisione la sentenza 68 del 2011 della Corte.
Stato-Regione, si parla subito di soldi
Antonella Lanfrit UDINE - Al primo posto dell'indice degli argomenti da affrontare vi è la «questione
dei rapporti finanziari Stato-Regione» e nel pacchetto «è stato citato» anche l'ormai famoso patto
Tondo-Tremonti. È il presidente della neo-insediata Commissione paritetica, Riccardo Illy, a esplicitare
i contenuti di lavori condotti «in modo molto operativo» già nella prima seduta svoltasi ieri al
Ministero degli Affari regionali, presenti assieme ai sei membri il ministro Graziano Delrio e la
presidente della Regione, Debora Serracchiani.
Come da previsioni, Illy è stato eletto presidente della Commissione composta, oltre che da lui, da
Elena D'Orlando e Luciano Vandelli di nomina governativa, da Leopoldo Coen, Daniele Galasso e
Ivano Strizzolo di nomina regionale. «Ho accettato per spirito di servizio e per la volontà unanime
espressa dalla Commissione», ha affermato l'ex presidente della Regione e «con la volontà di attuare lo
Statuto di specialità non solo per migliorare le condizioni dei cittadini del Friuli Venezia Giulia, ma
perché di tale attuazione beneficino tutti, la Regione e lo Stato». Strada maestra, per altro, per poter
continuare oggi a praticare la specialità. Nell'ottica «della necessità della cooperazione tra Stato e
territori», ha detto il ministro Delrio rivolgendosi alla Commissione, che per norma lavora nella sede
ministeriale, «la casa del Governo e delle autonomie», ha proseguito il ministro. All'avvio dei lavori
presente anche la presidente della Regione, Debora Serracchiani. Questa Commissione, ha detto,
«lavorerà in parallelo all'iter di riforma del Titolo V della Costituzione e mentre si traccia il disegno del
Senato delle autonomie. Sono convinta che la nostra Paritetica potrà dare un supporto importante a
queste riforme di rango nazionale e occuparsi con grande attenzione dei temi di primario interesse del
Friuli Venezia Giulia, a cominciare da quelli legati all'attuazione del federalismo».
Fissata per il 20 febbraio la prossima riunione - perché «abbiamo stabilito di incontrarci almeno con
cadenza mensile» - quando, in attesa delle linee di indirizzo che arriveranno dal Consiglio regionale (in
aula a fine febbraio) e dal ministero, la Commissione lavorerà oltre che sui rapporti finanziari su alcuni
temi riguardanti viabilità e uffici giudiziari. «Il clima è ottimo, di collaborazione fra tutti i
componenti», ha concluso Illy, per «riaffermare la centralità della Paritetica nel regolare tutti i rapporti
Stato-Regione, compresi quelli di natura finanziaria». Ci sono «tutte le premesse perché la paritetica
possa svolgere un lavoro proficuo e intenso», ha commentato il presidente del Consiglio, Franco Iacop.
UDINE
Fra Amga e Hera matrimonio a luglio
UDINE - Il d-day sarà il 1° luglio 2014. Da quella data, infatti, la fusione di Amga in Hera sarà
operativa a tutti gli effetti, ovviamente dopo il voto delle rispettive assemblee, che dovrà avvenire entro
il 23 aprile, ovviamente dopo il pronunciamento degli organi politici (Giunta e Consiglio) di tutti i
Comuni soci di Amga (con diritto di recesso garantito ai contrari, ai sensi del codice civile). Entro il 23
giugno, due mesi più tardi, dovrà inoltre essere acquisita, oltre al nulla osta da parte delle autorità
competenti, anche la sottoscrizione tra Hera e il Comune di Udine, socio di maggioranza di Amga al
58,7%, di un patto sulla governance di Acegas-Aps, la multiutility triestino-padovana già entrata lo
scorso anno nel gruppo Hera e attraverso la quale si realizzerà l’ingresso di Amga nel colosso emiliano.
Questi i tempi dell’accordo quadro sulla fusione per incorporazione approvato ieri dai cda di Amga e di
Hera. Che definisce, oltre ai tempi del "matrimonio", anche i dettagli tecnici dell’operazione, dagli
aspetti relativi alla governance alla rappresentanza del Comune di Udine all’interno del gruppo
emiliano, dalle garanzie occupazionali (previsto il mantenimento degli attuali livelli) fino ovviamente
alla parte economica. Su quest’ultimo punto, uno dei più delicati, l’accordo prevede un rapporto di
cambio di 572 azioni Hera del valore nominale di 1 euro per ogni azione Amga del valore unitario di
500 euro. Tecnicamente la fusione avverrà attraverso un aumento di capitale per un valore massimo
nominale di 68,2 milioni di euro, con l’emissione di altrettante azioni. Saranno 44 milioni 135mila
quelle riconosciute al Comune di Udine, con un vincolo alla non cessione per 37 milioni 344mila, fino
alla sottoscrizione del patto che definirà la rappresentanza di Udine nel comitato di sindacato, il vincolo
sulle azioni detenute e il diritto a designare un consigliere nel cda di AcegasAps, che in seguito alla
fusione assumerà il nome di Acegas-Aps-Amga (o AAA) ed erediterà tutto il ramo "industriale" di
Amga, mentre quello commerciale confluirà in Hera Comm. Confermate le indiscrezioni sul
mantenimento in regione delle sedi legali e delle relative entrate fiscali, oltre che dell’insediamento a
Udine della direzione strategica che si occuperà della distribuzione gas all’interno di Aaa. Amga
Calore, che verrà conferita in Hera Comm, manterrà la sede giuridica e fiscale a Udine, così come
Amga Energia, che però sarà attiva solo fino al 2016, per essere poi assorbita all’interno di Hera.
Riccardo De Toma
Un colosso da cinque miliardi di euro di fatturato
(rdt) «Dopo aver analizzato con attenzione la documentazione prodotta dall’azienda dagli advisor (Ey
per Amga, Cmc Capitale per Hera, ndr), sono fermamente convinto della bontà dell’operazione,
ritenendola non solo percorribile, ma vantaggiosa, per l’azienda, per il territorio e per l’occupazione».
Questo il commento a caldo del presidente di Amga Marco Craighero, secondo il quale l’aggregazione
«è la scelta che presenta i vantaggi maggiori tra le operazioni possibili». Tra questi anche l’impegno di
Hera (nella foto, la sede) alla partecipazione delle gare gas, l’ostacolo principale a un futuro autonomo
di Amga. Quanto ai numeri, dalla fusione nascerà una società con quasi 2,1 milioni di clienti, di cui 1,7
milioni nel ramo gas e 385mila punti luce. Con l’ingresso di Amga il fatturato di Hera, 4,7 miliardi nel
2012, supererà i 5 miliardi.
Ioan: «È andata come voleva il sindaco Honsell e adesso non ci sono alternative»
UDINE - (al.pi.) «Solo i consiglieri di maggioranza credono ancora alle favole. È andato tutto come
avevamo previsto». Non è sorpreso il leader del centrodestra in consiglio, Adriano Ioan, dal fatto che il
cda di Amga spa abbia approvato la fusione con Hera, «tanto più - ha commentato -, che quel cda è
appena stato nominato proprio per portare avanti questo percorso. L'approvazione era una cosa già
stabilita: è andata come voleva il sindaco e adesso non ci sono alternative». Quando l'aggregazione tra
le due società arriverà in discussione in consiglio «sarà o prendere o lasciare» ha detto Ioan. «Non si
valuteranno altre proposte - ha continuato -, perché o le presenta Amga stessa oppure toccherebbe al
Comune, ma in questo caso significherebbe smentire il cda appena nominato. Certo, adesso avremo
accesso ai documenti, ma a cose già fatte. Il problema, comunque, non era tanto entrare nel merito dei
contenuti dell'operazione, quanto la possibilità di avere offerte diverse e scegliere la migliore». Il
centrodestra medita su cosa fare ora (forse una riunione con le categorie dopo aver approfondito il
piano di fusione), ma per Ioan l'unico modo, ormai, per fermare l'operazione sarebbe l'intervento della
magistratura chiamata in causa dagli esposti presentati.
Commessa in Giappone per la Refrion di Flumignano
TALMASSONS - (PT) Non solo crisi. Dal Friuli anche segnali di eccellenza, e di crescita, sebbene
sempre legati all'export e alle partnership con realtà straniere. Il segnale positivo arriva dalla Refrion,
azienda con sede a Flumignano di Talmassons, che ha una previsione di crescita del 25% per il 2014.
Dopo aver consolidato la presenza nel mercato europeo, il gruppo friulano ha appena completato,
infatti, la sua prima fornitura in Oriente, realizzando scambiatori industriali di calore per la sede a
Tokyo della compagnia telefonica giapponese Ntt. «L'Oriente non va visto solo come un territorio da
temere, ma come un'opportunità - dice il Ceo, Daniele Stolfo -. Crediamo, inoltre, che l'industria
italiana, nonostante tutte le difficoltà, rimanga competitiva nel mondo, a patto del costante impegno sul
fronte dell'innovazione». Refrion, attiva nel comparto condizionamento, ha messo in catalogo nuovi
macchinari di potenza e dimensioni adeguate alle richieste dei grossi committenti orientali. Nel
dicembre scorso una delegazione giapponese ha visitato lo stabilimento di Flumignano per testare 6
unità che hanno passato l'esame e che ora sono in trasferimento verso la destinazione finale: il tetto
della compagnia telefonica nipponica. Quali i segreti? «Spirito di squadra e d'adattamento - dice Stolfo
-; essere proattivi e confezionare soluzioni su misura». Il gruppo Refrion, attivo dal 2002 inizialmente
con il marchio X-Change, conta oggi unità produttive in Friuli, a Flumignano di Talmassons e a Villa
Santina, e in Carinzia, a Hermagor; 95 i dipendenti. Ha chiuso il 2013 con un fatturato vicino ai 21
milioni di euro e l'obiettivo, per il 2014, è di raggiungere i 26 milioni.
PORDENONE
Electrolux, piano della Regione per salvare la fabbrica di Porcia
Davide Lisetto Continua la bagarre politica scoppiata attorno al caso Electrolux con le richieste di
dimissioni del ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato. E mentre il livello dello scontro
politico rischia di alzarsi, sindacati e lavoratori guardano con molta ansia e preoccupazione al prossimo
incontro con la direzione aziendale previsto per lunedì. Un vertice sul si concentrano i timori per quello
che l’azienda - giunta ormai a metà del percorso dell’investigazione che dovrebbe terminare ad aprile potrebbe rendere noto. «La proposta su Electrolux - ha detto ieri sera Zanonato - dovrà essere discussa
tra azienda e sindacati. Il modello proposto non è diverso da quello che ha avuto successo per
Whirlpool in Lombardia. Adesso vedremo cosa diranno i lavoratori e come migliorare la propèosta
anche con l'intervento dello Stato». Potrebbe dunque essere presentato un primo piano sulle ipotesi e
sulle necessità che la multinazionale ravvisa per poter continuare a mantenere la propria presenza
produttiva in Italia. Nulla di definitivo, ovviamente. Ma le impressioni alla vigilia del tavolo di Mestre
non sono per nulla rassicuranti. Almeno per lo stabilimento di Porcia. A maggior ragione dopo le
dichiarazioni del ministro Zanonato il pericolo della chiusura della fabbrica pordenonese è tornato a
farsi molto concreto. Porcia si riconferma l’"anello" debole (rispetto a Susegana, Solaro e Forlì) della
presenza in Italia di Electrolux anche per il tipo di prodotto, la lavatrice che è l’unico elettrodomestico
non a incasso e quindi più esposto alla concorrenza dei produttori low cost. Ma anche le prospettive per
gli altri siti sarebbero da "lacrime e sangue".
Intanto la presidente Debora Serracchiani è tornata sulla "bufera Zanonato" sostenendo che "il ministro
non può abbandonare Porcia" «Con Zanonato abbiamo parlato a lungo - ha detto la governatrice ieri
mattina intervenendo da Susegana alla trasmissione tivù della Rai Agorà - nel colloquio abbiamo
sottolineato la necessità di un piano industriale sulla vertenza Electrolux. Il problema è salvare la
fabbrica di Porcia, più a rischio». E sempre ieri la Regione ha annunciato un piano regionale volto a
salvare la fabbrica di fabbrica. Le proposte da inserire nella trattativa con l'azienda saranno illustrate da
presidente e vicepresidente della Regione, Debora Serracchiani e Sergio Bolzonello, nel corso di un
incontro con la stampa in programma oggi a Trieste. Il contenuto del piano potrebbe ricalcare alcuni
provvedimenti (su fisco di vantaggio, riduzione dei costi energetici e tassazione e incentivi
all’innovazione) che nei mesi scorsi la Regione aveva messo a punto - con Unindustria e sindacati - per
Ideal Sandard. Quella proposta conteneva poi un capitolo sul taglio del costo del lavoro addirittura del
25 per cento, ma non è bastata a Ideal Standard per rivedere le proprie scelte. Ma i due casi hanno
caratteristiche troppo diverse per essere equiparati. Il piano regionale potrebbe prevedere - sulla scorta
del Protocollo di Unindustria - sgravi per i contratti di solidarietà e welfare aggiuntivo. Intanto, ieri
mattina gli operai Electrolux di Susegana hanno scioperato anche contro il Protocollo di Unindustria
Pordenone sul taglio del costo del lavoro.
Piano taglia-salari, frenata al primo test
Davide Lisetto Il confronto è cominciato. Anche se non è andato molto avanti. È stato subito
"interrotto". Il patto di Unindustria sul taglio del costo del lavoro per frenare la fuga di Electrolux, ieri
pomeriggio, è stato illustrato al sindacato. Un primo test che non è andato oltre l’illustrazione. Visto
che la delegazione sindacale di Cgil (Giuliana Pigozzo e Flavio Vallan) Cisl (Arturo Pellizzon e
Cristiano Pizzo) e Uil (Roberto Zaami e Mauro Agricola) provinciali ha messo subito in evidenza che
nel Protocollo (a presentarlo il presidente Michelangelo Agrusti con Paolo Candotti e Giuseppe Del
Col) manca ancora la parte che riguarda l’intervento della Regione e del Governo. Come dire: la partita
che riguarda il taglio dei salari (fino a 300 euro per un operai Electrolux) è spiegata per filo e per
segno, mentre la contropartita in welfare integrativo (sanità, buoni spesa, bonus libri, sconti all’asilo
nido e nel trasporto) che dovrebbe costituire l’integrazione in salario reale è ancora tutta da costruire.
Quindi il negoziato potrà cominciare solo nel momento in cui saranno chiari gli impegni delle
istituzioni sul fronte della "compensazione salariale" che passa per il welfare aziendale. Nessuno si
attendeva un negoziato immediato: lo scambio chiesto è piuttosto al ribasso e quindi il sindacato (in
particolare la Cgil, ma anche Cisl e Uil non hanno certo la penna pronta) è molto cauto. Per ora, ma
non si è entrati nel merito, le posizioni sono unitarie e il clima pare costruttivo. Anche se il collante che
tiene unite Cgil-Cisl-Uil non è costituito tanto da eventuali controproposte ma dalla responsabile
consapevolezza che la situazione è disastrosa e va arginata con urgenza. E che quindi va cercata una
soluzione. Questa è senz’altro la trattativa più delicata del territorio da molti anni a questa parte. E la
proposta di Unindustria arriva nel momento più difficile della crisi: quando la storica e simbolica
fabbrica che in oltre mezzo secolo ha fatto crescere indotto e territorio ha deciso di andarsene. E per
indurre un ripensamento alla Electrolux la risposta di Unindustria è pragmatica: dato che non ci sono i
tempi per affrontare i nodi che da 40 anni affliggono il nostro sistema produttivo (costi dell'energia,
cuneo fiscale, fisco e burocrazia) vediamo di darci una mossa sul territorio riducendo i salari e
garantendo più flessibilità nell'utilizzo del personale in cambio della garanzia dei posti di lavoro. E
tornando a essere un laboratorio in Italia.
«Nel corso dell’incontro - si legge in una nota congiunta Unindustria-sindacato, voluta anche per dare il
senso di un obiettivo comune - Unindustria ha sottolineato come la proposta vada valutata nella sua
completezza e come essa muova dall’urgente necessità di dare risposte concrete alla perdita di
competitività del sistema industriale della provincia e al rischio imminente di perdita di alcuni
fondamentali patrimoni industriali. L’obiettivo non è cercare modelli di relazioni industriali, ma di
fornire risposte e proposte concrete per la risoluzione dei problemi che il nostro territorio vive e per
tutelare veramente le migliaia di posti di lavoro che senza azioni immediate rischiano di saltare
definitivamente». Il sindacato «ha chiesto di aggiornare il prosieguo del confronto a valle delle
rispettive verifiche interne. Le parti hanno condiviso l’importanza di acquisire urgentemente elementi
di conoscenza circa gli interventi programmati dalle istituzioni nazionali e locali a sostegno delle gravi
crisi industriali in atto».
Pedrotti tiepido: non soltanto tagli
PORDENONE - (d.l.) «Quel documento ha il merito di portare una proposta elaborata al centro del
confronto. Una base concreta da cui partire per mettere Electrolux in condizione di ripensare le scelte.
Ma è chiaro che la soluzione non può passare solo per il taglio del costo del lavoro che poi si traduce
nella riduzione dei salari». Non è una bocciatura del Piano di Unindustria quella del sindaco Claudio
Pedrotti. Ma certo è che la ricetta non gli piace molto. «Non ho ancora terminato l’analisi della corposa
proposta, ma mi auguro e credo che vada oltre l’operazione della riduzione salariale. Comunque
potrebbe essere integrta, nella trattativa, a quella eleborata dal pool di ex manager ed ex sindaalisti che
abbiamo presentto in Comune nei giorni scorsi».
Chi invece respinge la proposta è il governatore del Veneto Luca Zaia. «Ai lavoratori non possiamo
chiedere ulteriori sacrifici - ha detto - incontrando stamane le maestranze davanti allo stabilimento di
Susegana. Siamo in un territorio che ha il 68,5% di tasse che si riversano sul costo del lavoro e su altro,
contro il 46% della media europea. Forse varrebbe la pena di lasciare i soldi delle nostre tasse qui,
anziché darli a Roma, dove li buttano, così salviamo non solo questi lavoratori ma tutto un indotto.
Perché il mondo del mobile e dell'acciaio gravita su Electrolux». Zaia ha quindi detto di ritenere che i
tempi della vertenza Electrolux siano troppo lunghi. «Dall’ ottobre scorso, quando è iniziata questa
vicenda - ha rilevato - sono passati tre mesi e mezzo. Non è mai accaduto che un contenzioso collettivo
avesse un'attesa così lunga. Non si chiedono effetti speciali, ma quattro governatori hanno chiesto un
tavolo a palazzo Chigi con i lavoratori e la proprietà, per capire quali possono essere le soluzioni».
Secondo Zaia non importa se la procedura prevede un ruolo definito nella richiesta per l'azienda,
oppure per i sindacati, perché il Governo potrebbe assumere autonomamente una tale decisione.
Uilm nazionale: solo fantasie. Sacconi scommette sul Patto Pordenone
PORDENONE - «Franchezza sì, ma 'cornuti e mazziati' no». Lo ha affermato il segretario generale
della Uilm, Rocco Palombella, facendo riferimento alle intenzioni della Electrolux di delocalizzare in
Polonia gli insediamenti produttivi italiani. «Ci fanno sorridere i tentativi di farci ingoiare la pillola
presupponendo fantasiose ricette di riduzione di costo del lavoro per gli addetti interessati», ha
continuato Palombella. «I lavoratori del Gruppo hanno già dato e non li si può colpire ulteriormente: in
prima battuta con la decurtazione dei loro stipendi e, in seconda, con la delocalizzazione delle loro
produzioni verso l'Europa orientale». L'esponente della Uilm ha quindi rimarcato che «alla
multinazionale abbiamo chiesto chiarezza, perché noi lo saremo altrettanto: fin d'ora possiamo
affermare che sono inaccettabili tagli al personale e riduzioni produttive».
«Non è questo il tempo delle polemiche ma della collaborazione istituzionale in funzione del
consolidamento di Electrolux in Italia». Ad affermarlo in una nota è il presidente dei senatori del
Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi. «Certamente utile - sottolinea - è stata l'iniziativa dell'Unione
industriali di Pordenone perché ha dato la concreta percezione di un territorio accogliente per l'impresa,
capace di condividere le fasi difficili per avere il diritto di condividere le stagioni migliori».
Ideal, gli operai pronti a bloccare il centro spedizioni
PORDENONE - «Se entro la fine di gennaio non ci sarà un segnale positivo da parte dell’azienda in
modo che possa essere firmata la cassa integrazione il livello di scontro tornerà a salire. Siamo pronti a
proseguire nel presidio e nel blocco delle merci non solo nella nostra fabbrica di Orcenico, ma
attueremo la stessa strategia anche nel centro logistico del gruppo che ha sede a Brescia». La tensione
all’interno dello stabilimento Ideal Standard di Orcenico è tornata quasi ai livelli altissimi dei mesi
scorsi. Quando i lavoratori - prima che la vertenza prendesse una piega diversa rispetto alla chiusura e
ai licenziamenti dei 450 dipendenti - occuparono prima il municipio di Zoppola e poi la prefettura
incatenandosi alle colonne. Nell’assemblea che si è tenuta in fabbrica ieri mattina - presenti i segretari
provinciali di Cgil, Cisl e Uil dei Chimici, Giuseppe Pascale, Franco Rizzo e Maurizio Sacilotto che
hanno informato sull’esito negativo dell’ultimo incontro al ministero - gli operai esasperati si sono detti
pronti a bloccare anche il centro logistico e delle spedizioni delle merci dell’intero gruppo Ideal
Standard che ha sede a Brescia.
Il termine ultimo che i lavoratori si sono dati è la fine del mese: è proprio con la fine di gennaio che la
situazione rischia di aggravarsi definitivamente. Oltre a non avere la copertura salariale e a non ottenere
i tre mesi di cassa in deroga, il rischio che si fa ogni giorno più concreto è quello dell’avvio delle lettere
di licenziamento, visto che la procedura di mobilità è solo sospesa e quindi "riattivabile" in qualsiasi
momento da parte dell’azienda. Nel frattempo si confida nell’azione di mediazione che ha messo in atto
il prefetto di Pordenone, Pierfrancesco Galante. All’impresa è stato chiesto di tenere in considerazione
la richiesta del sindacato di anticipare l’incontro al ministero del Lavoro (dove non si discutono piani
industriali, ma solo le procedure sugli ammortizzatori sociali) rispetto alla data fissata dall’azienda che
va oltre il 10 febbraio. I lavoratori si sono resi disponibili a smobilitare il blocco un minuto dopo avere
ricevuto l’assicurazione per iscritto sull’anticipo del vertice e sulla garanzia che venga firmata la cassa
sulla base del documento che era stato condiviso nel summit romano dello scorso 13 gennaio.
L’azienda, però, ha bisogno di tre settimane di sblocco del materiale a Orcenico: c’è da smaltire merce
venduta, ma rimasta bloccata, equivalente a circa quaranta Tir. Insomma, una situazione molto
ingarbugliata. Con il rischio che rallenti anche la trattativa con il possibile compratore che alla fine di
dicembre aveva avviato le prime trattative con la società. Se entro fine mese sulla vicenda non ci sarà
una schiarita il rischio è che la tensione anche sul territorio torni a livelli molto pericolosi. Intanto, gli
operai si stanno già organizzando (con le proprie auto visto che i costi dei pullman sono troppo alti) per
raggiungere il centro logistico di Brescia a più riprese. Insomma, su caso Ideal Standard sembra aprirsi
una nuova stagione di drammatiche lotte. D.L.
"Barricate" contro il Ministro
Lara Zani Sale la tensione per la visita in città, domani pomeriggio, del ministro per l'Integrazione
Cecile Kyenge. Ieri l'ultimo aggiustamento in quello che dovrebbe essere ormai lo scacchiere definitivo
delle manifestazioni pro e contro l'esponente del Governo Letta: forse anche sollecitato dalla lettera
aperta ricevuta in mattinata dal coordinatore provinciale di Sel, Vanni Tissino - che lo esortava a
desistere dall'idea di organizzare la manifestazione di dissenso non più davanti al municipio ma a
Roraigrande, dove è in programma la festa di «Africa chi sei?», "per non rovinare un momento di
incontro in cui saranno presenti intere scolaresche e famiglie" - il segretario provinciale della Lega Ezio
Dal Bianco ha cambiato programma. Non più, appunto, l'oratorio di Rorai, ma la Prefettura, sito nel
quale si era originariamente ipotizzato di collocare la protesta delle camicie verdi e dove il ministro
dovrebbe fare la sua comparsa prima del trasferimento in municipio. Intanto si susseguono le prese di
posizione nei confronti della Kyenge: durissime quelle che provengono dalle forze di Destra, dai
Forconi e dalla Lega, ma critiche e fitte di distinguo anche quelle della Sinistra e delle associazioni di
immigrati. Il primo a mettere le carte in tavola è Lino Roveredo, per il Coordinamento antifascista e
antirazzista di Pordenone, per il quale la politica del ministro ha prodotto «dibattito, dichiarazioni,
clamore, contestazioni ideologiche ma concretamente, nella vita quotidiana e nella prospettiva di
milioni di migranti in Italia, non ci sono stati passi in avanti verso un miglioramento delle condizioni
umane, lavorative e dei diritti fondamentali». Come dire che «non avremmo nessuna buona accoglienza
da farle, se non fosse che ancora una volta la sua persona di migrante, donna e nera scatena i peggiori
istinti dei mai sazi trogloditi». Non lontano il contenuto del manifesto redatto dalle associazioni che
saranno sotto il municipio «per esprimere piena solidarietà al ministro e a quanti sono bersaglio di
odiosi attacchi razzisti». Il documento, infatti, sottoscritto da realtà che vanno dall'Associazione
immigrati all'Unione sindacale di base a Rifondazione comunista, Sel e ad altri ancora - enuncia una
serie di richieste, denunciando l'inerzia del Governo sui temi dell'integrazione. Di tutt'altro segno il
documento di CasaPound, che con il coordinatore regionale Nicola Di Bortolo conferma che sarà in
piazza San Marco dalle 14 per dire no allo ius soli.
Domovip punta su Aviano
Il gruppo Domovip, fondato e diretto dall'imprenditore Bruno Carraro si appresta a festeggiare i primi
30 anni di attività - l'avvio dell'impresa è del 1984 - e lo fa con eventi con coinvolgono la cittadinanza,
ma anche con due nuove unità produttive. La prima riguarda direttamente il Friuli Occidentale: si tratta
del trasferimento, nella zona industriale di Aviano, della produzione delle stufe a bioetanolo «Domo
bio hot», attualmente situata a Conegliano. «Eravamo alle prese con la difficile scelta sulla nuova sede
- ha fatto sapere Carraro -: una delle alternative, certamente economicamente più vantaggiosa, era di
delocalizzare in Polonia. Alla fine, abbiamo puntato sul sistema Friuli e siamo rimasti ad Aviano,
sfruttando una porzione di capannone della Elettropiù». In totale, gli addetti saranno una decina. La
seconda novità dell'anno è la recente inaugurazione - lunedì scorso - a Gorgo al Monticano di una
nuova sede aziendale, che dà lavoro a circa 25 persone, costituendo un punto di riferimento per il
territorio di Treviso Est e per le vicine province di Venezia e Pordenone; nelle intenzione di Carraro,
diventerà un polo gestionale e organizzativo importante, per tenere sotto controllo l'attività e la rete
degli agenti che lavorano in quella zona.
«Il nostro orientamento - ha concluso l'imprenditore avianese - è quello di aumentare le produzioni ad
Aviano. Questo perché si tratta di un territorio particolarmente prolifico sia sotto il profilo della
manodopera qualificata, che per la possibilità di intercettare personale altamente qualificato per
proseguire in quella innovazione tecnlogica che caratterizza la nostra azienda e che, assieme alla
diversificazione del prodotto, è probabilmente uno dei segreti che ci hanno permesso di attraversare
questa fase di congiuntura globale sfavorevole riuscendo a continuare a incrementare il numero di
addetti e unità produttive».