02 10525-Cristologie XX secolo - Pontificia Università Lateranense

PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE
FACOLTÀ DI TEOLOGIA
LA CRISTOLOGIA TRA EPOCA MODERNA E CONTEMPORANEA - II
LE CRISTOLOGIE IN FUNZIONE DELLA FEDE: R. BULTMANN - G. EBELING
1. Il paradigma della fede e la cristologia
a) il primo paradigma cristologico che siamo chiamati ad analizzare è quello che riguarda la «cristologia in funzione della fede»
- in primo luogo, parlare di «paradigma cristologico» vuol dire compiere una
ben precisa operazione ermeneutica
con esso, infatti, intendiamo identificare e raccogliere, per uniformità,
alcune cristologie del XX secolo
1. ciascuna con caratteri autonomi e definiti dal proprio autore
2. ma che possono essere identificate per una matrice comune
circa la loro ispirazione
- si tratta dunque di un procedimento “a posteriori”
non privo di rischi sul piano della comprensione del singolo pensiero
cristologico e delle intenzioni dell’autore
ma utile per lo studio
b) nel caso specifico, il paradigma della «cristologia in funzione della fede»
si applica ad alcuni tentativi di sviluppare una cristologia prevalentemente organizzata sul versante biblico (cristologia biblica)
caratterizzati da un processo di sistematizzazione spesso non cercato
(una sistematica, per così dire, «nascosta» o «segreta»)
dove è la fede del soggetto credente che coglie la verità del dato cristologico
1. in una prospettiva sostanzialmente esistenzialista
2. sostanzialmente avulsa da qualsiasi attenzione alla dimensione storica dell’evento cristologico in quanto tale
2. Rudolf Bultmann (1884-1976): la cristologia come appello esistenziale
I. In generale
a) Prima di procedere ad analizzare i singoli elementi della cristologia di R. Bultmann
è necessario ci soffermiamo sul presupposto di fondo del suo pensiero
- tale presupposto è la constatazione della crisi della cristologia dogmatica e
contemporaneamente il fallimento della prima ricerca sul Gesù storico (già attestata da Albert Schweitzer e da Martin Kähler)
la cristologia deve scrollarsi di dosso tutte le affermazioni dottrinali superimposte (nella linea dell’inizio della prima ricerca)
e deve tornare a ricercare il significato del messaggio di Gesù Cristo
perché questo sia sempre nuovo e autentico di generazione in generazione
tale presupposto sarà il punto di partenza e anche di arrivo della sua cristologia (orizzonte ermeneutico esistenziale circolare)
b) a partire da qui, la confessione di fede deve essere costantemente attualizzata
- essa, infatti, non può essere colta per il qui ed ora da testi che giungono dal
passato (demitizzazione)
a causa del loro linguaggio spesso di difficile comprensione
a causa della distanza culturale dell’ambiente storico-geografico in cui
quel linguaggio è nato
a causa della difficoltà del processo ermeneutico che deve essere posto
in atto per superare queste distanze (l’esegesi può qualcosa, non tutto)
- essa, però, raggiunge la sua piena verità in quanto confessione di fede
in ciò che il suo annuncio (di fede) esige per noi qui ed ora (appello)
in ciò che l’ascolto (di fede) produce (risposta esistenziale)
c) tali considerazioni R. Bultmann le applica alla sua riflessione cristologica che egli
sviluppa a partire dalla Scrittura
- in primo luogo sottolineando la dimensione soteriologica dell’evento cristologico
non è tanto il Cristo in sé il soggetto che è posto al centro del suo sistema
quanto il Cristo per me, ovvero il mio incontro vitale con lui che mi fa
percepire di essere salvo qui ed ora
in una prospettiva marcatamente vicina alla teologia del luteranesimo più ortodosso
II. La struttura metodologica della cristologia di R. Bultmann
a) se la Scrittura è il luogo della sua ricerca, la riflessione cristologica non può che venir sviluppata a partire dalla lettura del Nuovo Testamento operata da Bultmann (con il
rovesciamento dell’esegesi rispetto alla teologia)
- applicazione del metodo storico - critico (studio della composizione del NT e
Formgeschichte)
con l’affermazione della inacessibilità del Gesù storico a fronte, però,
della sua insignificanza/non normatività sul piano della fede
e con la individuazione messaggio salvifico - esistenziale per il presente
dalle forme della predicazione apostolica (segnata dal «mito» - demitizzazione)
- ed esercizio costante della virtù della fede come criterio fondamentale in questa operazione
essa, infatti, coglie al di sotto del mito
la verità salvifica di questa predicazione
- con la precisazione, però, che il kerigma salvifico rimane sempre al di qua
(«extra nos») dell’uomo peccatore
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che con la fede si avvicina ad esso e ne coglie il senso salvifico
senza mai essere soggetto della sua affermazione
b) dall’applicazione di questo metodo esegetico e teologico insieme si può quindi dedurre il conseguente pensiero cristologico
- a partire dal kerigma compreso come realtà centrale del Nuovo Testamento
(come appena visto)
rinvenibile nella predicazione apostolica (esegesi)
purificato delle espressioni mitologiche di cui è rivestito (demitizzazione)
e compreso nel suo significato esistenziale e concreto (ermeneutica)
- in questo modo la verità di Gesù Cristo si manifesta nell’atto di fede stesso
ogni altra via, la ricerca dietro il kerigma, è destinata al fallimento
poiché tale ricerca di una sicurezza oggettiva e storica se da un lato vorrebbe fare a meno della fede, dall’altro lato risulta impossibile alla luce
dei testi che possediamo
- ulteriormente, Bultmann ritiene che il kerigma sia attingibile soprattutto in
Paolo e in Giovanni
in essi, infatti, è rilevabile più facilmente
1. lo spostamento dal Cristo che predica/al Cristo predicato
2. il carattere escatologico di questa predicazione e l’appello alla
conversione
3. la possibilità di giungere alla decisione ultima - di fede nei
confronti di questa predicazione
c) in questo modo il kerigma sostituisce la necessità della storia (di Gesù di Nazareth)
- esso, infatti, appella l’uomo alla risposta di fede
senza annullare la storia che sta dietro (idealismo o esistenzialismo
spicciolo e banale)
ma riconoscendone il carattere della irraggiungibilità
e semplicemente rendendola irrilevante rispetto all’appello di fede
d) il kerigma e la croce
- come è logico è un capitolo importante della riflessione bultmanniana
croce e resurrezione si richiamano a vicenda: l’evento della croce è il
fatto della resurrezione/la resurrezione è il significato ultimo della croce
la croce perciò rende concreto e fattuale il kerigma: credere nel Crocifisso è credere nel Risorto
i due momenti, infatti, sono inscindibili nel loro reciproco significato
(theologia crucis)
III. Le conseguenze
a) la riflessione di Bultmann sul kerigma cristologico costituisce di per sé stessa una
vera e propria «cristologia»
- naturalmente questo non nei termini classici (e a noi connaturali) di questa realtà
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secondo il metodo storico - genetico/il metodo dogmatico/il metodo tematico (le cristologie del genitivo: dell’incarnazione, della resurrezione,
dei titoli cristologici etc.)
- ma nei termini specifici del suo metodo esegetico - ermeneutico
del fatto (croce/resurrezione) e del suo annuncio (kerigma)
della dimensione/direzione escatologica che esso assume
e dell’obbedienza della fede che è richiesta come realtà ultima e decisiva rispetto all’annuncio
IV. Critica
a) in positivo ci sono sicuramente alcuni elementi di rilievo
- attenzione al dato biblico della cristologia e alla struttura dei testi dai quali
partire per fare cristologia
- attenzione al ruolo della fede come appello di Dio - risposta dell’uomo contemporaneo (cristologia per il presente)
- importanza dell’unità tra croce e resurrezione, pur nella prospettiva luterana
del suo approccio
b) altrettanti elementi si devono però evidenziare anche in negativo
- estrinsecismo: separazione tra predicazione di Gesù/predicazione della Chiesa
- scetticismo nei confronti della storia in quanto la cristologia è svuotata di
questa dimensione
- tensione perenne (e irrisolta/irrisolvibile) tra cristologia, teologia e antropologia
Bibliografia
R. BULTMANN, Gesù, I. MANCINI (ed.), Queriniana, Brescia 20006 [Giornale di teologia, 155].
ID., Nuovo Testamento e mitologia. Il manifesto della demitizzazione, Queriniana,
Brescia 20007 [Giornale di teologia, 41]
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