Testo completo

ASSOCIAZIONE NAZIONALE LIBERA CACCIA
Libera Caccia:
finalmente un po’ di chiarezza sugli appostamenti fissi
Finalmente è chiaro a tutti che la nostra polemica sulla LR 65/2013 – Norme per la protezione
della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio – non era una sterile azione di disturbo.
Bene aveva fatto il presidente lucchese della Libera Caccia Sisto Dati a mettere in evidenza
l’illegittimità della normativa regionale sugli appostamenti fissi con l’unico scopo di tutelare
concretamente i legittimi interessi dei cacciatori.
A sbagliare, quindi, erano proprio quelle associazioni (Cct lucchese, Fidc, Anuu e Arcicaccia)
che invece cercavano di buttare acqua su fuoco mettendo in giro notizie rassicuranti ma
purtroppo infondate.
Oggi, grazie ad una modifica di legge sollecitata dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio
regionale Giovanni Santini, i 25mila cacciatori che utilizzano i “capanni fissi” e i proprietari dei
fondi che li ospitano non correranno il rischio di vedersi multati con sanzioni salatissime (da
10mila a 100mila euro e sino a due anni di reclusione) e penalizzati con la rimozione delle
strutture forse a partire già dal primo marzo.
Anche se sono pochi, i tre mesi di proroga decisi dal Consiglio regionale potranno essere
utilizzati per definire meglio i contorni della materia, attraverso la richiesta di una modifica della
legge nazionale che definisca gli appostamenti da caccia non più strutture soggette ad
autorizzazioni amministrative ma manufatti rientranti nell'edilizia libera. La legge paesaggistica
nazionale, infatti, prevede che per i “capanni” sia necessaria la SCIA (Segnalazione Certificata di
Inizio Attività) ed in alcune aree la Valutazione di Incidenza. Al fine di salvaguardare tutti gli
appostamenti fissi presenti, la Regione aveva varato una normativa che escludeva dall'iter
autorizzativo specifiche tipologie di appostamenti (quelli che non comportano alcuna alterazione
permanente dello stato dei luoghi: in legno, ancorati al suolo senza opere di fondazioni ecc.).
Ma era una strada sbagliata che è stata rigettata a livello nazionale e che rischiava di penalizzare
il settore venatorio. Il tentativo compiuto dalla Regione, infatti, invece di salvaguardare i
cacciatori, ha creato un vero e proprio conflitto di attribuzioni tra lo Stato e la stessa Regione,
che si è concluso, inevitabilmente, con il prevalere del primo sulla seconda. Con la conseguente
demolizione di tutti gli appostamenti fissi e con gravi sanzioni pecuniarie e penali per chi non
avesse ottemperato all'obbligo.
La modifica alla legge regionale prevede come prima azione “tampone” la proroga del termine
ultimo, che passa dal 28 febbraio al 28 maggio e questo permetterà di operare con maggiore
concretezza per una soluzione organica e definitiva del problema.
“Il coinvolgimento dei nostri parlamentari e la disponibilità che ho riscontrato da parte degli
altri capigruppo – ha commentato Santini – mi fa mi fa ben sperare in un identico
interessamento da parte delle varie forze politiche affinché il Governo adotti un decreto che
modifichi la legge 42/2004, inserendo gli appostamenti da caccia nella categoria della attività
edilizia libera così da salvaguardare i 12mila capanni già presenti sul territorio toscano ed
evitare un inutile sovraccarico di burocrazia per i cacciatori e i comuni”.
L’UFFICIO STAMPA
Associazione Nazionale Libera Caccia – Via Cavour, 183/b – 00184 Roma
Telef. verde 800270148 e-mail: [email protected]