Néura Magazine” 2014

Visioni su carta
Un
danzatore
del secolo
breve:
Alberto
Spadolini,
detto
Spadò
di Carlo Cipolletti
Mi è capitato tra le mani un
libro di Marco Travaglini,
Spadò il danzatore nudo.
La vita segreta dell’eclettico artista Alberto Spadolini,
edito nel 2012 da Andrea Livi
editore. Una figura di danzatore riscoperta per caso,
grazie al ritrovamento, nel
1978, dell’archivio dell’artista, risistemato poi dal nipote: l’autore del piacevole
volume.
questo breve scritto presento alcune immagini dell’artista, gentilmente fornitemi dall’editore Andrea Livi, che qui ringrazio. Ne
ho scelte alcune che possono “raccontare” il danzatore (anche di lui, purtroppo, resta poco). Rimando al testo
di Marco Travaglini per gli altri aspetti
della sua attività artistica: attore, regista, illustratore, pittore e quant’altro.
Nel libro troverete una selezione del
catalogo dei suoi dipinti. Per Jean
Cocteau:
La ricerca pittorica di Spadolini è la
trasfigurazione dell’anima della danza. Questa testimonianza psicologica
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ci trasmette la profonda vibrazione dei
suoi personaggi, ma essenzialmente
con la sua emotiva ispirazione di corpi
in movimento. Perché: veramente questo artista lavora sopra questa materia
essendo ispirato dall’universo sensitivo
e lo traspone con il suo genio che sprizza dal suo cuore e dalla sua anima.
Alberto Spadolini, detto Spadò, nacque
ad Ancona nel 1907. Nel 1922 studiò
presso il pittore romano Giambattista
Conti. L’anno dopo divenne apprendista dell’artista Duilio Cambellotti. Nel
1924 conobbe Gabriele d’Annunzio,
con il quale restò in contatto nel corso degli anni.
Nel 1925 iniziò a lavorare come aiutoscenografo nel teatro degli Indipendenti
Foto di Maurice Seymour
In
di Anton Giulio Bragaglia. Nel 1929,
dopo la chiusura voluta dai fascisti della sala, preferì emigrare in Francia, lavorando lì come decoratore.
Nel 1932, mentre era impegnato a
Villefranche-sur-Mer nella realizzazione di decorazioni per una sala da ballo, durante una pausa dai lavori, ballò
sulla musica eseguita dagli orchestrali che provano una partitura, attirando l’attenzione del direttore del Casino
“Eldorado” di Nizza, che presto lo ingaggiò per il suo locale, dove debuttò nello stesso anno. Iniziava così, quasi per
caso, la sua carriera di danzatore (non
aveva avuto alcuna formazione…).
Ebbe tanto successo che venne ingaggiato come primo ballerino nel ballet
de l’Opéra de Monte Carlo. Poi andò a
Parigi, dove iniziò a danzare nudo (tanto
che era chiamato danseur nu). Scrivono
di lui sulla Vedettesi, nel 1941:
È uno spettacolo veramente magnifico
quando entra in scena, completamente nudo, con l’aureola di porpora, bello
come un dio. La sua figura, degna del
cesello di Prassitele, il suo corpo abbronzato fanno di lui una specie di visione nello stesso tempo impressionante e mistica…
Del 1932 rimane un’interessante foto
dov’è rappresentato di profilo. Il bel
corpo sembra quasi seguire la scenografia retrostante (penso a un’immagine bloccata in un eterno istante di perfetta bellezza).
Nella capitale ottenne una scrittura
per il Casino de Paris, dove ballò con
Joséphine Baker (con la quale iniziò
una tempestosa relazione amorosa).
Harni Varna, proprietario del locale, lo
presentò così al suo pubblico:
Gentili signore e signori, la direzione è
lieta di presentare la nuova stella della danza internazionale. Per Max Jacob
“concretizza la visione del poeta!”; Paul
Valery lo definisce “Mitologico, mistico, faunesco”. Reduce dai successi di Monte Carlo ecco a voi il magnifico Spadò!
Nel 1933 eseguì, nella parte del fauno,
una sua coreografia del poema sinfonico Prélude à l’aprè-midi d’un faune di
Claude Debusy.
Ballò anche il Boléro di Maurice
Ravel. Nella coreografia del balletto di
Bronislava Nijinsha, la protagonista del
ballo, era una donna gitana. In quello interpretato dal nostro, è lui stesso a prendere il posto di quest’ultima.
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danza al film Marinelle diretto da Pierre
Carron, con le musiche di Vincent
Scotto. L’immagine riprodotta nel volume lo rappresenta sopra un enorme
tamburo, dietro a una mostruosa figura antropomorfa dalla testa di elefante,
mentre sta danzando una danza tribale. Per Rossella Simonari, studiosa del
danzatore:
Per Maurice Ravel “la sua [di Alberto
Spadolini, detto Spadò] coreografia è
in armonia con partitura della musica”.
In quello stesso anno il compositore
Enrique Juvet scrisse per lui la musica
Boléro-Spadò.
Nel 1934 iniziò a seguire lezioni di danza
classica presso Alexandre Emelianivitch
Volinine. Della sua tournée negli Stati
Uniti (1934-35) rimane una sua bella foto vestito da Ermes, con affilate
unghie posticce, scattata da Maurice
Seymour.
Due anni dopo partecipò con una sua
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[La danza] si ispira a quel gusto per le
culture definite come “primitive” che
influenzeranno gran parte dell’estetica
modernista, da Matisse a Picasso, da
Stravinsky a Nijinsky… Ai movimenti
composti e misurati degli ospiti del locale si contrappongono i gesti aggressivi e sensuali del danzatore, interprete forse di una qualche cultura africana
dedita all’adorazione di una divinità.
La carica erotica della sua danza emerge sin dalla posizione in cui si trova Spadolini, ossia sul tamburo-palco
in corrispondenza dei genitali della gigantografia che gli sta dietro. I suoi gesti iniziali sono di ostentazione di forza, con i pugni chiusi innalza le braccia
aperte come a mostrare i suoi muscoli. I suoi movimenti sono quasi tutti fatti sul posto, c’è spazio per poco spostamento sul palco-tamburo. Spadolini divarica le gambe, le piega e batte i pugni
chiusi sulle cosce. Il passaggio da un
movimento ad un altro è quasi sempre
fatto attraverso piccoli salti…
Nel 1937 partecipò alla commedia
Catherine empereur, allestita al Théâtre
National de l’Odéon de Paris da Maurice
Rostand, che volle proprio il nostro
danzatore. Di questo spettacolo resta
la brochure, dov’è una foto scattata da
Dora Maar, allora compagna di Pablo
Picasso, mentre regge con la sinistra
una sfera. Un’immagine dal grande fascino, utilizzata dalla propaganda nazifascista (cosa assurda, visto che il nostro durante la guerra collaborò con gli
Alleati).
Nel 1953 iniziò a occuparsi più di pittura che di danza. Morì a Parigi nel
1972.
Alberto Spadolini
Editore: Andrea Livi editore
Data di pubblicazione: giugno 2012
Prezzo: 15 euro
Pagine: 144
Le immagini sono state gentilmente
concesse dall’editore Andrea Livi, che
qui ringraziamo.
Autore: Marco Travaglini
Titolo: Spadò il danzatore nudo.
La vita segreta dell’eclettico artista
Dora Maar
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