Tutto è iniziato a Bologna, in via Fondazza. Oggi

R O M P I A M O L E S C AT O L E
-SOCIAL STREETTutto è iniziato a Bologna, in via
Fondazza. Oggi le strade sociali
sono 138. E funzionano così
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di Stefano Arduini
J
ack Kerouac lo ha persino messo nero su bianco nel suo best seller On
the Road: «Ginsberg dice che non
comprendo la “società", solo la solitudine dove tutto è duro, triste e senza speranza». Sulla Strada è stato scritto nel
1951. Oltre 60 anni dopo lo scrittore-mito della Beat Generation avrebbe forse
scelto una cornice diversa per ambientare il suo desiderio di rompere gli steccati ingessati del materialismo e dell’individualismo a stelle e strisce. Forse
invece di percorrere una strada, avrebbe scelto di animare una via, magari una
delle 138 social street che oggi in Italia
ROMPI
LE SCATOLE
ANCHE TU
VITA — febbraio 2014
Sono modelli di
quotidianità collaborativa
tra abitanti della stessa
via. Un modello semplice
— 1—
che cambia il modo
di vivere. E crea nuovi
legami sociali
Vuoi dare vita a una
social street?
Il primo passo da fare è
creare un gruppo chiuso
utilizzando il proprio
profilo facebook.
— 2—
Per essere trovati dal
motore di facebook
è necessario che il
nome del gruppo
sia nel formato:
Residenti in nome via/
piazza, nome città –
social street.
hanno rivoluzionato il modo di vivere di
migliaia di persone (almeno 3500, secondo alcune stime, ma c’è chi giura che
siano molto di più). Oppure il writer
newyorkese avrebbe messo il naso - e la
penna - dentro uno delle decine di progetti di cohousing che si stanno accendendo lungo tutto lo Stivale o ancora
avrebbe preso appunti dentro un condominio solidale. In ogni caso non sarebbe
stato difficile modellare un rapporto di
amicizia, come quello che in On The Road nasce fra il suo alter ego Sal Paradise
e il co-protagonista Dean Moriarty, una
delle chiavi del successo di un libro che
— 3—
All’interno del gruppo
FB è possibile creare
eventi. Per conoscere
di persona i contatti non
servono spazi pubblici o
sale da affittare, ci sono
le piazze, i giardini o le
case: non servono soldi.
MILANO. IL MODELLO DI VIA REMBRANDT
La vecchia portineria? Facciamone una biblioteca
In quel condominio di via Rembrandt 12, a Milano, Roberto
Chiapella ci vive da 39 anni. Una vita tranquilla in una zona
tranquilla, prima ad aggiustare tv e ora da pensionato. Mai
avrebbe immaginato che a 67 anni sarebbe diventato “un
caso” da 1.200 like su Facebook: «È come essere usciti per
fare una passeggiata e ritrovarsi in corsa su una Ferrari»,
spiega un po’ a disagio. Chiapella ha avuto un’idea semplice
semplice, che però sta raccogliendo consensi in mezza
Italia: la biblioteca di condominio. Nessuna affiliazione con
le teorie del cohousing né con quello che secondo il New
York Times è l’ultimo trend in materia immobiliare, la
nascita della Biblioteca Rembrandt 12 è molto più prosaica:
«Ero sceso a buttare la carta e nel cassonetto ho visto una
decina di libri. Erano titoli strani, sui dischi volanti e la
lettura della mano, ma erano nuovi e mi sembrava un
peccato buttarli via. Così li ho raccolti. Rientrando sono
passato davanti alla nostra portineria, che era in disuso. E si
è accesa una lampadina».
Chiapella ha iniziato a parlarne con i condomini e con gli
amici. La voce nel quartiere si è sparsa e in circa un anno
alla biblioteca sono arrivati 4.500 volumi («mi ha chiamato
anche un tizio da Perugia che voleva spedirmi 140 kg di
ha venduto tre milioni di copie. Una cifra che non spaventa Federico Bastiani,
il 37enne giornalista free lance e consulente di marketing, sposato con una ragazza sudafricana e padre di un bambino di 3 anni, responsabile del dominio
delle social street che lui stesso ha scatenato dalla sua via Fondazza a Bologna.
Bastiani, a chi gli chiede qual è l’obiettivo finale risponde che «il mio sogno è di
fare in modo che tutti gli italiani vivano
in una social street».
Già, ma che cos’è una social street?
Impossibile rispondere con una parola
sola. Una social street è una compagnia
di amici che si ritrova al bar, un gruppo
di auto aiuto, un club di amanti del trekking, ma anche un tesserino per gli
sconti al cinema, un gruppo facebook,
un flash mob, una banda musicale di
strada e un servizio di baby sitting. Tutto insieme. Per toccarlo con mano bisogna venire qui e mettersi on the road in
questa perpendicolare di Strada Maggiore che molti chiamano ancora via
Morandi (in omaggio a Giorgio, uno dei
più noti pittori e incisori del 900, che
qui abitò per tutta la vita). È facile allora incontrare la ragazza rimasta in panne con la macchina che ha lanciato un
libri», racconta stupito). Qualche scaffale, una sistemata
all’ambiente e la portineria disabitata è diventata un punto
di ritrovo: «ci sono 4/5 persone del condominio che si sono
appassionate al progetto. Abbiamo deciso di tenere aperta
la sala sei ore alla settimana (dalle 16 alle 18 il lunedì, il
mercoledì e il sabato), una cosa non troppo invasiva. Ma
comunque aperta a tutti, non solo ai condomini». «E non è
che l’abbia fatto per i libri», ammette, «io stesso leggerò
dieci libri all’anno, non è che sia un grande appassionato.
L’ho fatto per socializzare, per creare occasioni di
chiacchiere e scambio, per tirar fuori dalle loro case quelle
persone che sono invisibili. Il libro è solo un veicolo». Il
risultato è che ormai gli inquilini di via Rembrandt 12 si
conoscono praticamente tutti di persona e in biblioteca
organizzano perfino feste condominiali. I prossimi passi?
«Presentare qualche libro qui da noi e organizzare letture
collettive, oltre ad incrementare il nostro servizio di
bookcrossing che già vede coinvolti alcuni bar e negozi del
quartiere». Infine un'ultima curiosità: cosa ne fate dei testi
doppi, mica li butterete al macero? «Assolutamente no, per
ora li abbiamo convogliati nella biblioteca del carcere di
Opera, altri li daremo a San Vittore». [S.D.C.]
alert con un post sul gruppo Fb di via
Fondazza e «pochi minuti dopo un signore che abita proprio davanti a dove
avevo parcheggiato, all’altezza del civico 33, è sceso con i cavetti per la batteria
e così sono potuta ripartire». Ma quag-
Il gruppo Facebook di via
Fondazza ha 800 iscritti.
Una bacheca molto utile
giù di testimonianze di quotidianità collaborativa ne trovi ad ogni angolo.
Il cinema d’essai Roma che ha abbassato i prezzi ai fondazziani (così come la
pizzeria e alcuni ristoranti del quartiere)
o le mamme che si scambiano informazioni sulla qualità dei pediatri della zona. «E dire che tutto è nato quasi per caso, perché stavo cercando qualche
amico per mio figlio, visto che io e mia
moglie non siamo originari di Bologna»,
racconta Bastiani. Da lì è stato un crescendo: al gruppo Facebook sono iscritte oltre 800 persone e «molte altre, in
particolare quelle di una certa età che
non hanno il computer, ci contattano
grazie ai volantini che ogni tanto lasciamo in giro segnalando la presenza della
nostra rete».
Un meccanismo che in appena quattro mesi ha fatto decine di proseliti in
tutta Italia (la contabilità aggiornata settimana dopo settimana sul sito: www.
socialstreet.it dove si può trovare anche
una sorta di tutorial su come creare e
amministrare una social street a cui Bastiani aggiunge un’avvertenza: «Attenzione a gestire con intelligenza le relazioni con i commercianti»), ma
soprattutto è diventato uno stile di vita
irrinunciabile. «Via Fondazza adesso è
davvero un posto bellissimo in cui vivere, non me ne andrei per alcuna ragione
al mondo». I prossimi passi? «Stiamo
cercando il modo di far sì che la nostra
diventi un’area wi-fi free». E i rapporti
con l’amministrazione? «Sono molto
buoni. Ci conoscono e ci supportano,
noi però manteniamo la nostra autonomia, in fondo se funziona bene un meccanismo come il nostro toglie molte castagne dal fuoco al Comune».
Un chiodo su cui batte anche Paolo
Sanna, presidente di Co-abitare, l’associazione di promozione sociale torinese
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FRANCESCA BASTIANI
INSIEME IN VIA FONDAZZA
Federico Bastiani, 37 anni. È lui che ha
creato il dominio da cui è nata la prima
social street italiana
che ha generato fra gli altri uno dei migliori progetti di co-housing italiani,
quella di Numero Zero (www.cohousingnumerozero.org). Siamo a Porta Palazzo, dove lo stesso Sanna, 39 anni sposato, padre di due bambine di 5 e 2 anni,
ha deciso di andare a vivere.
Rispetto alle social street qui in meccanismo è capovolto. Chi è interessato a
condividere tempi e spazi del suo abitare si avvicina all’associazione (la cui
newsletter attualmente informa 1.500
iscritti) e “compone” un suo gruppo di
interesse a cui spetta in un secondo momento il compito di individuare la struttura in cui calare la social house. «Per
seguire il processo di progettazione e
quindi i rapporti con i fornitori, ci siamo
costituiti in cooperativa, ma poi quando
siamo venuti qui a vivere l’abbiamo
sciolta, perché nella gestione dello stabile è molto più semplice comportarsi
da semplici inquilini». A Numero Zero
(prezzo pagato al metro quadro 2.300
euro, relativamente basso in una zona in
cui alcune ristrutturazioni “sono fuori”
a 4mila euro) vivono nove nuclei familiari, dalla coppia con figli, alla sessantenne single. Gli spazi condivisi sono
molti (il giardino, il terrazzo, un soggior-
VITA — febbraio 2014
no con bagno dove chiacchierare, una
sala multifunzionale da 75 mq dove fare
corsi di ginnastica per bambini e adulti
o proiezioni di film, un laboratorio, uno
stenditoio comune nella sala caldaia e
perfino una cantina dove stoccare il vino acquistato dal gruppo d’acquisto dei
Numero Zero a Torino è un
progetto di Co-housing di
successo perché flessibile
condomini), «ma tutti hanno la libertà
di partecipare esclusivamente alle attività che gli interessano, il punto vero è
che in questo modo si creano relazioni:
per motivi di lavoro noi per esempio io
e mia moglie il mercoledì abbiamo difficoltà ad andare a prendere le bambine a
scuola e allora ci pensa una signora che
abita sola qui, noi “in cambio” quando
organizziamo qualche cena a casa nostra abbiamo piacere ad averla nostra
ospite». «Il progetto», spiega ancora
Sanna «è quello di collocare il nostro cohousing all’interno di una rete di spazi e
momenti comuni che stiamo costruendo con le realtà sociali del territorio: dalla residenza per anziani al forno di quartiere passando per la banca del tempo».
Come dire co-housing e social street
in fondo sono sulla stessa strada. E On
The Road si trovano anche i condomini
solidali di nuova generazione che da
strutture adibite a fornire un abitare
“normale” a soggetti fragili (immigrati,
mamme sole con figli, anziani poveri) si
stanno strutturando in luoghi generativi dell’aiuto reciproco. Restando a Torino è questo il caso del Condominio Solidale “A casa di zia Jessy” coordinato
dalla coop sociale “Un sogno per tutti”
guidata da Andrea Torra. «Il nostro è un
intervento nato da un bando del Comune, ma che vuole sviluppare un modo
innovativo di far interagire gli inquilini.
Non è semplice perché spesso arrivano
da noi soggetti non informati e quindi
poco disposti a mettersi al servizio degli
altri, ma quando scatta la scintilla i risultati sono eccezionali». Che poi nel concreto significa che la ragazza straniera
con due figli va a fare la spesa per l’anziana del piano superiore, che poi le tiene i bambini quando lei lavora. Nessuno
ci perde, tutti ci guadagnano.
Un principio molto pratico che a Roma nel quartiere Ostiense/San Paolo/
Garbatella si sta trasformando anche in
un tratto estetico: naturalmente quello
della street art. I muri di queste strade
infatti grazie all’impegno dell’Outdoor
Urban Art Festival sono diventate la tela
di alcuni dei personaggi più importanti
del panorama Street (l’ultima delle quali, inaugurata lo scorso dicembre, e finanziata con una campagna di crowfunding è un murales firmato Sten&Lex).
«La partecipazione degli abitanti è stata
decisiva», spiega una delle anime del Festival, Antonella Bartoli, «nessuno si è
mai opposto alle nostre installazioni,
anzi in alcuni casi c’è stata la corsa a
mettere a disposizione i muri dei propri
negozi come nel caso dell’opera di Agostino Iacurci che si è “aggiudicata” la Pescheria Ostiense». Social è bello (e magari porta qualche cliente in più). Caro
Kerouac e se alla fine della strada per
rompere le scatole al sistema ci fosse
davvero una social street? .
L'economia civile abita in condominio
Intervista a Lorenzo Basilico, docente universitario. Con l'impresa
sociale Futurnow, ha lanciato un'idea nuova di amministratore
P
uò il condominio trasformarsi in un’impresa sociale? La domanda sembrerebbe bizzarra. E invece la
risposta di Lorenzo Basilico, amministratore di condominio, dirigente nazionale di Fna-Federamministratori e docente universitario a contratto di Economia e
gestione dei complessi immobiliari è positiva. Senza se
e senza ma. E lo è in teoria («noi ci rifacciamo alla tradizione dell’economica civile») e nei fatti («abbiamo dato vita a un’impresa sociale che si occuperà di servizi
condominiali»). Un approdo che segna l’esordio del business a impatto sociale su un terreno inedito, ma che
promette di rivoluzionare un mercato che da solo vale
il 2/3% del Pil nazionale e il modo di lavorare di migliaia di amministratori condominiali. Insomma ce ne è abbastanza per provare a saperne di più.
—— Partiamo dalla teoria: che c’entra il condominio con
l’economia civile?
Noi partiamo da un concetto. Il condominio è un sistema economico e l’amministratore è l’economista di
questo sistema. Compito dell’amministratore è condurre verso il bene comune la sua comunità che è fatta di
condomini, di fornitori del condominio e di tutti quei
soggetti che interagiscono col condominio stesso. Questa necessità con la crisi è esplosa: da una parte in ragione di una minore disponibilità economica delle famiglie che ha prodotto un incremento delle morosità e dei
contenziosi condominiali e dall’altra perché anche le
imprese fornitrici navigano in cattive acque e quindi essendo nella maggior parte piccoli artigiani, difficilmente riescono ad operare in conformità a normative sempre più complesse e sempre più onerose (dai contributi
ai dipendenti ai livelli di sicurezza dei lavoratori). In
questo contesto fare il bene comune significa, per
esempio, consentire al condominio di accedere ai finanziamenti per le manutenzioni necessarie anche in presenza di condomini morosi, oppure affidarsi a fornitori
del territorio o magari del condominio stesso.
—— Come farlo?
Circa un anno fa, con l’Fna e un blocco di singoli studi di amministrazione a Milano abbiamo costituito una
srl, Futurnow, che si sarebbe dovuta occupare di fornitura di energia pulita, di bonifiche ambientali e di mediazione e formazione condominiale. Si trattava di un
esperimento che però non ha dato i risultati attesi sostanzialmente a causa della mancanza di capitalizzazione. Da qui la necessità di un partner. Che abbiamo trovato nella sezione italiana della multinazionale
dell’acciaio, dell’energia e delle bonifiche Duferco. Con
loro abbiamo costruito nel giugno 2013 Duferco Ambiente con l’obiettivo di acquisire commesse da parte
dei condomini su tutto ciò che riguarda i servizi condominiali e di gestirle creando un mercato attento all’interesse di tutti gli operatori economici, tenendo ben
presente che il “bene relazionale” e il “principio di reciprocità” sono alla base delle regole economiche che
determinano il funzionamento dell’intero sistema. Con
Duferco Ambiente si sintetizzano le caratteristiche
dell’impresa sociale, Futurnow, con i capitali e l’organizzazione della multinazionale.
—— Torniamo all’esempio del condominio con morosi
che, per questo, non può accedere ai finanziamenti per
eventuali ristrutturazioni, le quali sono comunque necessarie per garantire ai propri abitanti di vivere in un
ambiente igienico e sicuro…
In questo caso grazie ad accordi con alcuni istituti di
credito è Duferco Ambiente a dare le garanzie necessarie alla banca e così i lavori potranno iniziare. Non solo.
L’amministratore che è l’economista del sistema chiederà a Duferco Ambiente di affidare alcuni servizi delle
commessa generale a operatori del territorio: i servizi
meno complessi come le pulizie e la cura del verde a cooperative sociali il resto ad artigiani.
Tutto rispettando le norme e nell’ottica di migliorare il contesto socio-economico in cui è inserito il condominio stesso.
—— In questo sistema come gestite i rapporti con gli
amministratori che per voi dal punto di vista commerciale acquistano un ruolo decisivo?
Per noi gli amministratori sono il fulcro del progetto ed hanno un ruolo importante non solo per il condominio ma per tutto il contesto economico. Ad esempio
se bonifichiamo un condominio dall’amianto otteniamo
benefici non solo per il condominio stesso, ma anche ad
esempio per i vicini, per la salute pubblica, ecc. Purtroppo l’importanza del ruolo dell’amministratore è poco evidenziata in Italia, Futurenow che come ho detto
è appena diventata impresa sociale, nasce anche per
questo e cercherà di valorizzare anche da un punto di
vista economico il ruolo dell’amministratore.
—— Che tipo di risultati economici vi aspettate da Duferco Ambiente?
Il piano industriale è molto importante ed impegnativo. In questi pochi mesi di attività abbiamo ottenuto
un riscontro molto positivo dal mercato, nei prossimi
mesi inizieranno i primi cantieri.
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