1-Seminari SISTRI-Normativa febbraio 2014

CONFINDUSTRIA PADOVA,
ROVIGO, TREVISO, VICENZA
GESTIONE RIFIUTI
E
OPERATIVITÀ SISTRI
FEBBRAIO 2014
Numero verde
Le Associazioni di Padova, Rovigo, Treviso e Vicenza hanno
sottoscritto un Accordo di collaborazione allo scopo di integrare e
potenziare i servizi resi alle imprese associate.
Nell’ambito dell’accordo le Associazioni Padova, Rovigo, Treviso e
Vicenza hanno organizzato un servizio di “Numero verde
interassociativo”, per fornire alle aziende consulenza su tutte le
tematiche Ambientali ed alcuni temi relativi alla Normativa Tecnica.
Il numero verde al quale le aziende possono rivolgersi è
800332552
definizione di rifiuto
Ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 152/2006 si intende
per:
•
rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o
abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi.
La distinzione fra ciò che è e che non è rifiuto è legata al concetto di
"disfarsi" la qual cosa, mentre nella maggioranza dei casi non presenta
reali incertezze o difficoltà, può risultare un criterio distintivo di non
univoca applicazione nelle ipotesi di confine costituite da residui e
scarti variamente reimpiegati.
La parte IV del d.lgs. n. 152/2006
disciplina la Gestione dei rifiuti che non si
applica a:
Prodotti derivanti da
attività di recupero
(art. 184 ter)
Sottoprodotti
(artt. 183, lett. qq) e 184
bis)
Esclusioni
(art. 185)
Materiali da scavo
(d.m. n. 161/2012 e art.
41-bis legge n. 98/2013)
Suolo non contaminato
riutilizzato in sito
(art. 185, c. 1, lett. c-bis))
In attuazione dell’art. 41-bis della legge
n. 98/2013 la Regione Veneto ha emanato
la circolare del 23/9/2013 contenente
appositi “Indirizzi operativi”
alcune definizioni
art. 183
L’articolo 183 del d.lgs. n. 152/2006 contiene, tra le altre, le seguenti
definizioni:
f)
produttore di rifiuti: il soggetto la cui attività produce rifiuti
(produttore iniziale), o chiunque effettui operazioni di
pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno
modificato la natura o la composizione dei rifiuti (nuovo produttore);
h)
detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica
che ne è in possesso;
l)
intermediario (“di rifiuti”): qualsiasi impresa che dispone il
recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto di terzi, compresi gli
intermediari che non acquisiscono la materiale disponibilità dei
rifiuti;
alcune definizioni
art. 183
t)
recupero: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di
permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri
materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una
particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, con
la precisazione che l’elenco riportato nell’allegato C alla Parte
Quarta del d.lgs. n. 152/2006 ha solo carattere esemplificativo, ma
non esaustivo delle possibili operazioni di recupero;
z)
smaltimento: qualsiasi operazione diversa dal recupero, anche
quando l’operazione ha come conseguenza secondaria il recupero
di sostanze o di energia, con la precisazione che l’allegato B alla
Parte Quarta del d.lgs. n. 152/2006 riporta un elenco solo
esemplificativo, ma non esaustivo delle operazioni di smaltimento;
alcune definizioni
art. 183
aa) stoccaggio: le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di
deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell’allegato B alla
Parte Quarta del d.lgs. n. 152/2006, nonché le attività di recupero
consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al
punto R13 dell’allegato C alla medesima Parte Quarta;
r)
riutilizzo: qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o
componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa
finalità per la quale erano stati concepiti (ove va sottolineato il fatto
che il riutilizzo riguarda “non-rifiuti”);
obblighi dei produttori di rifiuti
I produttori di rifiuti speciali sono tenuti:
•
codificare e classificare i rifiuti che producono;
•
a detenerli nel rispetto delle condizioni del deposito
temporaneo (salvo autorizzazione);
•
a provvedere direttamente al loro recupero o smaltimento,
facendosi autorizzare a tal fine, oppure
•
a consegnarli a soggetti abilitati tramite trasportatori abilitati
(salvo provvedano direttamente al trasporto avendone
preventivamente ottenuto l’abilitazione);
•
ad osservare, nei casi previsti, gli obblighi relativi:
–
al formulario di identificazione per il trasporto;
–
al registro di carico e scarico;
–
alla presentazione della comunicazione annuale – MUD;
classificazione dei rifiuti
I rifiuti sono classificati:
• secondo l’origine, in:
•
–
rifiuti urbani;
–
rifiuti speciali;
secondo le caratteristiche di pericolosità, in:
–
rifiuti pericolosi;
–
rifiuti non pericolosi.
classificazione dei rifiuti
rifiuti speciali
Ai sensi dell’art. 184, comma 3, sono “speciali”:
a)
i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti
dell’art. 2135 c.c.;
b)
i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i
rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto
disposto dall'articolo 184-bis;
c)
i rifiuti da lavorazioni industriali;
d)
i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e)
i rifiuti da attività commerciali;
f)
i rifiuti da attività di servizio;
g)
h)
i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i
fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque
e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
i rifiuti derivanti da attività sanitarie.
classificazione dei rifiuti
rifiuti pericolosi
L’art. 184 prevede al comma 4 che
•
«Sono rifiuti pericolosi quelli che recano le caratteristiche di
pericolo di cui allegato I …».
Il successivo comma 5 precisa, peraltro, che:
•
«l’elenco dei rifiuti di cui all’allegato D ... include i rifiuti
pericolosi e tiene conto dell’origine e della composizione dei rifiuti
e, ove necessario, dei valori limite di concentrazione delle sostanze
pericolose» e soprattutto che
•
tale elenco «è vincolante per quanto concerne la
determinazione dei rifiuti da considerare pericolosi».
classificazione dei rifiuti
rifiuti pericolosi
In base all’allegato D, contenente l’elenco (o codifica) generale dei
rifiuti, sono pericolosi:
•
i rifiuti i cui codici identificativi sono contrassegnati da un
asterisco (punto 3.4. dell’introduzione dell’all. D);
•
se però il rifiuto «è identificato come pericoloso mediante
riferimento specifico o generico a sostanze pericolose [ossia se
nella sua descrizione vengono specificamente o genericamente
menzionate sostanze pericolose come elementi caratterizzanti il
rifiuto stesso], esso è classificato come pericoloso solo se le
sostanze raggiungono determinate concentrazioni (ad esempio,
percentuale in peso) [ossia le soglie fissate al punto 3.4], tali da
conferire al rifiuto in questione una o più delle proprietà di cui
all’allegato I» (punto 5 dell’introduzione all’elenco).
codifica dei rifiuti
Il catalogo europeo dei rifiuti o CER:
•
è suddiviso in venti “capitoli” o classi (prime due cifre del
codice)
•
ciascuno dei quali è a sua volta suddiviso in un numero
variabile di sottocapitoli o sottoclassi (seconda coppia di cifre)
•
nell’ambito dei quali sono elencati i singoli tipi di rifiuti (ultime
due cifre).
codifica dei rifiuti
elenco o catalogo europeo – CER
01
02
03
04
05
06
07
08
09
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di
minerali
Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, silvicoltura, caccia e pesca, trattamento e
preparazione di alimenti
Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone
Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce e dell’industria tessile
Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
Rifiuti dei processi chimici inorganici
Rifiuti dei processi chimici organici
Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi,
sigillanti, e inchiostri per stampa
Rifiuti dell’industria fotografica
Rifiuti provenienti da processi termici
Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali;
idrometallurgia non ferrosa
Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica
Oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili, 05 e 12)
Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto (tranne le voci 07 e 08)
Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)
Rifiuti non specificati altrimenti nell’elenco
Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)
Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate (tranne i rifiuti di cucina e di
ristorazione che non derivino direttamente da trattamento terapeutico)
Rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito,
nonché dalla potabilizzazione dell’acqua e dalla sua preparazione per uso industriale
Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle
istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata
deposito temporaneo
Il “deposito temporaneo” è definito dall’articolo 183, comma 1, lett. bb),
del d.lgs. n. 152/2006.
Per tale si intende il raggruppamento dei rifiuti effettuato:
•
prima della raccolta,
•
nel luogo in cui i rifiuti sono stati prodotti e
•
nel rispetto di determinate condizioni e limiti temporali o
quantitativi.
Il deposito temporaneo effettuato nel rispetto delle condizioni di cui
all’art. 183, comma 1, lett. bb), del d.lgs. n. 152/2006:
•
non è «stoccaggio»,
•
non è quindi una «operazione di recupero», né una
«operazione di smaltimento»,
•
non è pertanto sottoposto alle procedure (né ordinarie, né
semplificate) previste per gli impianti e le operazioni di recupero e
di smaltimento.
deposito temporaneo
Ai sensi dell’art. 183, lett. bb), le condizioni del deposito temporaneo sono:
1)
i rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al
regolamento (Ce) 850/2004 devono essere depositati nel rispetto delle
norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti
contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al regolamento;
2)
i rifiuti devono essere raccolti ed avviati a recupero/smaltimento
secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore:
•
con cadenza trimestrale, indipendentemente dalle quantità in
deposito;
•
quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga
complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di
rifiuti pericolosi.
In ogni caso, però, anche se il quantitativo di rifiuti prodotti in un anno non
supera i limiti sopra indicati, il deposito temporaneo non può avere durata
superiore ad un anno. In altri termini, almeno una volta all’anno i rifiuti in
deposito debbono essere avviati a recupero o smaltimento.
deposito temporaneo
……
3)
il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie
omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche,
nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che
disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4)
devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio
e l'etichettatura delle sostanze pericolose;
5)
per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di
concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le
modalità di gestione del deposito temporaneo.
deposito temporaneo
Regolamento (CE) n. 850/2004
Allegato IV
Elenco delle sostanze soggette alle disposizioni in materia di gestione dei rifiuti
Sostanza
N. CAS
N. CE
Aldrin
Clordano
Dieldrin
Endrin
Eptacloro
Esaclorobenzene
Mirex
Toxafene
Bifenili policlorurati (PCB)
DDT (1,1,1-tricloro-2,2-bis (4-clorofenil)
etano)
Clordecone
Dibenzo-p-diossine e dibenzofurani
policlorurati (PCDD/PCDF)
309-00-2
57-74-9
60-57-1
72-20-8
76-44-8
118-74-1
2385-85-5
8001-35-2
1336-36-3 e altri
206-215-8
200-349-0
200-484-5
200-775-7
200-962-3
200-273-9
219-196-6
232-283-3
215-648-1
50-29-3
200-024-3
143-50-0
205-601-3
HCH, compreso il lindano
608-73-1,58-89-9
210-168-9,200-401-2
36355-01-8
252-994-2
Esabromobifenile
valore limite di
concentrazion
e
da
determinarsi
registro di carico e scarico
soggetti obbligati
•
chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e
trasporto di rifiuti;
•
•
i commercianti e gli intermediari di rifiuti;
le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di
smaltimento di rifiuti;
•
i consorzi per il recupero e riciclaggio di particolari rifiuti;
•
le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
•
le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi di
cui all’arti. 184, comma 3, lett. c), d) e g), e cioè:
–
rifiuti da lavorazioni industriali
–
rifiuti da lavorazioni artigianali
–
rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di
rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti
registro di carico e scarico
tempi di registrazione
Le annotazioni devono essere effettuate:
•
per i produttori, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla
produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo;
•
per i soggetti che effettuano la raccolta e il trasporto, almeno
entro dieci giorni lavorativi dalla effettuazione del trasporto;
•
per i commercianti, gli intermediari e i consorzi, almeno entro
dieci giorni lavorativi dalla effettuazione della transazione relativa;
•
per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di
smaltimento, entro due giorni lavorativi dalla presa in carico dei
rifiuti.
registro di carico e scarico
vidimazione
I registri di carico e scarico sono:
•
numerati, vidimati e gestiti con le procedure e le modalità
fissate dalla normativa sui registri IVA
•
numerati e vidimati dalle Camere di commercio territorialmente
competenti.
Gli obblighi connessi alla tenuta dei registri di carico e scarico si
intendono correttamente adempiuti anche qualora sia utilizzata carta
formato A4, regolarmente numerata.
registro di carico e scarico
luogo in cui deve essere tenuto
I registri devono essere tenuti presso:
•
ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di
smaltimento di rifiuti;
•
la sede delle imprese che effettuano attività di raccolta e
trasporto;
•
la sede dei commercianti e degli intermediari;
•
la sede del manutentore, per i rifiuti da attività di manutenzione
eseguite presso i committenti;
•
la sede del prestatore di assistenza sanitaria, per i rifiuti
prodotti presso gli assistiti.
comunicazione annuale – MUD
soggetti obbligati
Sono tenuti alla presentazione del MUD per i rifiuti speciali:
•
le imprese che effettuano a titolo professionale attività di raccolta e
trasporto di rifiuti;
•
•
i commercianti e gli intermediari di rifiuti;
le imprese e gli enti che effettuano operazioni di recupero e di
smaltimento di rifiuti;
•
le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
•
le imprese agricole produttrici di rifiuti pericolosi con un volume
annuo di affari superiore a 8.000 euro;
•
le imprese e gli enti, con più di 10 dipendenti, produttori iniziali di
rifiuti non pericolosi di cui all’art. 184, comma 3, lett. c), d) e g):
–
rifiuti da lavorazioni industriali
–
rifiuti da lavorazioni artigianali
comunicazione annuale – MUD
soggetti esonerati
Sono esonerate dalla presentazione del MUD per i rifiuti speciali:
•
le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non
pericolosi, di cui all’art. 212, comma 8;
•
le imprese agricole produttrici con un volume annuo di affari
non superiore a 8.000 euro;
•
le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che
non hanno più di 10 dipendenti.
formulario di identificazione
Durante il trasporto effettuato da enti o imprese i rifiuti sono
accompagnati da un formulario di identificazione (art. 193 d.lgs. n.
152/2006) contenente:
•
nome e indirizzo del produttore o del detentore;
•
origine, tipologia e quantità del rifiuto;
•
impianto di destinazione;
•
data e percorso dell’istradamento;
•
nome e indirizzo del destinatario.
I formulari devono essere numerati e vidimati (gratuitamente) dagli
uffici dell’Agenzia delle entrate o dalle CCIAA o dagli uffici regionali e
provinciali competenti in materia di rifiuti.
La fattura di acquisto deve essere annotata sul registro IVA.
formulario di identificazione
Le disposizioni sul formulario non si applicano:
•
al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce
il servizio pubblico;
•
•
•
ai trasporti di rifiuti non pericolosi che non eccedano i 30
kg/giorno o i 30 l/giorno effettuati dal produttore dei rifiuti stessi, in
modo occasionale e saltuario;
alla movimentazione di rifiuti in aree private;
alle attività di raccolta e trasporto di rifiuti effettuate dai soggetti
abilitati allo svolgimento di tali attività in forma ambulante,
limitatamente ai rifiuti che formano oggetto del loro commercio.
formulario di identificazione
compilazione e conservazione
Il formulario deve:
•
essere redatto dal produttore/detentore;
•
essere controfirmato dal trasportatore;
•
essere prodotto in 4 esemplari:
–
una copia (1a) rimane al produttore/detentore;
–
una copia (2a) viene acquisita dal trasportatore;
–
una copia (3a) viene acquisita dal destinatario;
–
una copia (4a) viene trasmessa a cura del trasportatore
al produttore/detentore dopo essere stata firmata in ingresso
dal destinatario.
I formulari vanno conservati per (almeno) 5 anni.
formulario di identificazione
Ai sensi dell’art. 188, comma 3, la responsabilità del detentore per il
corretto recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa:
a)
in caso di conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di
raccolta;
b)
in caso di conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle
attività di recupero o di smaltimento, a condizione che il detentore
abbia ricevuto il formulario di cui all'articolo 193 controfirmato e
datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di
conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del
predetto termine abbia provveduto a dare comunicazione alla
provincia della mancata ricezione del formulario. Per le spedizioni
transfrontaliere di rifiuti tale termine è elevato a sei mesi e la
comunicazione è effettuata alla regione.
Attività di manutenzione e
assistenza sanitaria
Ai sensi dell’art. 266, comma 4:
«I rifiuti provenienti da attività di manutenzione o assistenza sanitaria
si considerano prodotti presso la sede o il domicilio del soggetto che
svolge tali attività.».
Pertanto:
•
per il trasporto dal luogo di produzione alla sede/domicilio va
utilizzato il formulario di identificazione
•
per il trasporto è necessaria l’iscrizione all’Albo gestori
ambientali
•
il registro di carico e scarico va tenuto presso la sede/domicilio
•
presso la sede/domicilio non è necessario dotarsi di
autorizzazioni per detenere i rifiuti se si rispettano Ie condizioni del
deposito temporaneo
iscrizione all’Albo
L’iscrizione all’Albo gestori ambientali è requisito per lo svolgimento
delle seguenti attività (art. 212, comma 3):
•
raccolta e trasporto di rifiuti (urbani, pericolosi e non
pericolosi),
•
bonifica dei siti,
•
bonifica dei beni contenenti amianto,
•
commercio ed intermediazione dei rifiuti senza detenzione dei
rifiuti stessi.
Iscrizione all’Albo “semplificata”
L’art. 212, comma 8, stabilisce che possono essere iscritti con modalità
semplificate in un’apposita sezione dell’Albo gestori ambientali:
1.
i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano
operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti,
2.
i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni
di raccolta e trasporto di trenta chilogrammi o trenta litri al giorno
dei propri rifiuti pericolosi,
tali imprese non sono tenute alla prestazione delle garanzie finanziarie,
alla nomina del responsabile tecnico e sono iscritte in base alla
presentazione di una comunicazione alla sezione regionale o
provinciale dell'Albo territorialmente competente che rilascia il relativo
provvedimento entro i successivi trenta giorni.
Iscrizione all’Albo “semplificata”
Con la comunicazione l'interessato attesta:
a)
la sede dell'impresa, l'attività o le attività dai quali sono prodotti i
rifiuti;
b)
le caratteristiche, la natura dei rifiuti prodotti;
c)
gli estremi identificativi e l'idoneità tecnica dei mezzi utilizzati
per il trasporto dei rifiuti, tenuto anche conto delle modalità di
effettuazione del trasporto medesimo;
d)
il versamento del diritto annuale di registrazione pari a 50 euro.
L’iscrizione deve essere rinnovato ogni 10 anni e devono essere
comunicate tutte le variazioni intervenuta successivamente
all'iscrizione.
SISTRI
SIStema di controllo della Tracciabilità
dei RIfiuti
SISTRI
norme di riferimento
Il SISTRI nasce con il d.lgs. n. 4/2008 che introduce il comma 3-bis
dell’art. 189 del d.lgs. n. 152/2006 .
Il d.m. 17/12/2009, più volte modificato ed ora sostanzialmente
abrogato, definisce la prima regolamentazione.
Nel d.lgs. n. 152/2006 le principali disposizioni di riferimento sono gli
artt. 188-bis (Controllo della tracciabilità dei rifiuti) e 188-ter (Sistema di
controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), che a loro volta sono stati
modificati in modo sostanziale dall’art. 11 della legge 30/10/2013, n. 125
(legge di conversione del d.l. 31/8/2013, n. 101).
Il d.m. 18/2/2011, n. 52, più volte modificato, ne costituisce oggi la
regolamentazione amministrativa, ma i suoi contenuti non sono
allineati:
•
alle più recenti disposizioni di legge, in particolare per quanto
riguarda il campo di applicazione,
•
ai manuali/istruzioni SISTRI che in alcuni casi sopravanzano le
disposizioni regolamentari.
SISTRI
soggetti obbligati
Sono obbligati all’adesione a SISTRI:
a)
gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi;
b)
gli enti e le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali
pericolosi a titolo professionale (rientrano in questa categoria sia le
imprese che trasportano rifiuti pericolosi prodotti da terzi sia le
imprese che trasportano rifiuti pericolosi prodotti da loro stesse),
compresi i vettori esteri che operano sul territorio nazionale;
c)
i soggetti ai quali, in caso di trasporto intermodale, sono affidati
i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico dei rifiuti da
parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che effettua il
successivo trasporto;
……..
SISTRI
soggetti obbligati
……
d)
gli enti e le imprese che effettuano operazioni di trattamento,
recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti
urbani e speciali pericolosi;
e)
i cd. “nuovi produttori che trattano o producono rifiuti
pericolosi”, e cioè le imprese che gestiscono rifiuti, sia pericolosi
che non pericolosi, e producono rifiuti pericolosi (in questo caso si
iscrivono a SISTRI per la produzione di rifiuti pericolosi);
f)
i Comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani che operano
nella Regione Campania.
SISTRI
soggetti con iscrizione volontaria
Sono esclusi dall’obbligo di adesione a SISTRI:
a)
gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti speciali non
pericolosi;
b)
gli enti e le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali
non pericolosi a titolo professionale;
c)
gli enti e le imprese che effettuano operazioni di trattamento,
recupero, smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi (in questo
caso sono soggette a SISTRI, come “nuovi produttori”, per i rifiuti
pericolosi che derivano da tali attività);
d)
gli intermediari e commercianti di rifiuti non pericolosi;
e)
i Comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani che operano
in Regioni diverse dalla Campania.
Questi soggetti possono aderire volontariamente a SISTRI.
SISTRI
richiesta di iscrizione
La richiesta di iscrizione va eseguita compilando e presentando
l’apposita modulistica:
•
on line collegandosi al sito www.sistri.it;
•
via mail all'indirizzo [email protected];
•
via fax, inviando la modulistica al numero 800 0508 63;
•
telefonicamente, comunicando i dati al numero verde 800 00
38 36
Entro le successive 48 ore l’impresa riceverà un numero di pratica che
dovrà citare nella causale del pagamento dei contributi annuali.
SISTRI
dispositivi
Tramite l’iscrizione, i soggetti obbligati ad utilizzare il SISTRI (e quelli
che lo vorranno utilizzare) richiedono i necessari strumenti informatici:
•
chiavetta USB, per l’accesso al sistema (consegnata dalle
CCIAA della provincia di ubicazione di ciascuna unità locale);
•
black box, per la localizzazione dei veicoli ed il “tracciamento”
dei trasporti (consegnata dalla sezione regionale dell’Albo Gestori
ambientali).
Ogni black box è associata ad una specifica (e particolare) chiavetta
USB.
Ogni chiavetta USB (eccetto quelle associate alle black box) è
accompagnata da una, due o tre (quanti sono i delegati al suo utilizzo)
buste chiuse contenenti PIN, PUK , PWD e USER ID del delegato.
SISTRI
contributo
L’art. 7 del d.m. 18/2/2011 prevede che:
•
la copertura degli oneri derivanti dalla costituzione e dal
funzionamento del SISTRI è a carico dei soggetti iscritti;
•
il contributo è versato annualmente da ogni iscritto per ogni
attività di gestione di rifiuti svolta;
•
il contributo si riferisce all’anno solare di competenza,
indipendentemente dal periodo di effettiva fruizione del servizio e
va versato:
–
–
al momento dell’iscrizione
negli anni successivi, entro il 30 aprile dell’anno al quale i
contributi si riferiscono.
SISTRI
contributo - produttori
Rifiuti pericolosi
Rifiuti non
pericolosi
< 10
€ 120
€ 60
da 11 a 50
€ 180
€ 90
da 51 a 250
€ 300
€ 150
da 251 a 500
€ 500
€ 250
> 500
€ 800
€ 400
Addetti per unità
locale
rifiuti pericolosi + non pericolosi = contributo solo per rifiuti
pericolosi
SISTRI
contributo – piccoli produttori
Enti e imprese produttori di rifiuti pericolosi
Addetti per unità
locale
Quantitativi annui
Contributo
da 1 a 5
fino a 200 kg
€ 50
da 1 a 5
oltre 200 e fino a 400 kg
€ 60
da 6 a 10
fino a 400 kg
€ 60
Imprenditori agricoli
da 1 a 5
fino a 200 kg
€ 30
da 1 a 5
oltre 200 e fino a 400 kg
€ 50
da 6 a 10
fino a 400 kg
€ 50
Comuni con meno di 5000 abitanti
€ 60
SISTRI
contributo
Il versamento del contributo SISTRI è stato sospeso:
•
per l’anno 2012 dall’art. 52, comma 2, della legge 7 agosto
2012, n. 134 “Conversione in legge, con modificazioni, del decretolegge 22 giugno 2012, n. 83, recante Misure urgenti per la crescita
del Paese”
•
per l’anno 2013 dall’art. 4 del decreto ministeriale 20/3/2013, n.
96 (non pubblicato in Gazzetta Ufficiale).
SISTRI
operatività
L’art. 11, comma 2 e 3, della legge 30/10/2013, n. 125 fissa due nuovi
termini di “iniziale operatività” di SISTRI, e cioè:
1 ottobre 2013, relativamente:
a)
agli enti o alle imprese che raccolgono o trasportano rifiuti
speciali pericolosi a titolo professionale, compresi i vettori esteri
che operano sul territorio nazionale;
b)
ai soggetti ai quali, in caso di trasporto intermodale, sono
affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa della presa in carico degli
stessi da parte dell’impresa navale o ferroviaria o dell’impresa che
effettua il successivo trasporto;
c)
agli enti o alle imprese che effettuano operazioni di
trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione
di rifiuti speciali pericolosi;
d)
ai “nuovi produttori che trattano o producono rifiuti pericolosi”.
SISTRI
operatività
…….
3 marzo 2014, relativamente
a)
agli enti e imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi
anche per le operazioni di stoccaggio (deposito preliminare – D15,
messa in riserva – R13) dei rifiuti da loro prodotti all’interno del
luogo di produzione;
b)
i trasportatori di rifiuti speciali pericolosi da loro stessi prodotti
(cosiddetto “trasporto in conto proprio”) sia se iscritti all’Albo
Gestori Ambientali con le modalità semplificate, ai sensi dell’art.
212, comma 8, del d.lgs. n. 152/2006, sia se iscritti alla categoria 5
del medesimo Albo;
c)
ai Comuni e alle imprese di trasporto dei rifiuti urbani del
territorio della Regione Campania.
SISTRI
obbligatorietà
L’art. 11, comma 3-bis della legge 30/10/2013, n. 125 prevede:
«Nei dieci mesi successivi alla data del 1º ottobre 2013 continuano ad
applicarsi gli adempimenti e gli obblighi di cui agli articoli 188, 189, 190
e 193 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nel testo previgente
alle modifiche apportate dal decreto legislativo 3 dicembre 2010, n.
205, nonché le relative sanzioni. Durante detto periodo, le sanzioni
relative al SISTRI di cui agli articoli 260-bis e 260-ter del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, non si
applicano…..».
Pertanto
……….
SISTRI
obbligatorietà
E’ stata introdotta una particolare disciplina transitoria che di fatto ha
scollegato il momento di “iniziale operatività” di SISTRI, dal momento in
cui sono applicabili le sanzioni relative a tale sistema, mantenendo in
vita in questo periodo gli adempimenti previgenti e le relative sanzioni.
In sostanza le nuove disposizioni prevedono che:
a)
per i primi dieci mesi di operatività di SISTRI, a decorrere dal
1° ottobre 2013 (e quindi fino al 31 luglio 2014), non trovano
applicazione le sanzioni relative agli adempimenti di SISTRI ;
b)
per il medesimo periodo, continuano ad applicarsi i preesistenti
adempimenti ed obblighi, relativi a responsabilità nella gestione dei
rifiuti, MUD, registri di carico e scarico e formulari di trasporto e le
relative sanzioni.