Asia Orientale 古今東亞

Asia Orientale 古今東亞
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A10
756
Comitato Scientifico
Paolo Santangelo (“Sapienza” Università di Roma) - direttore di collana
Guido Samarani (Università Ca’ Foscari di Venezia)
Stefania Stafutti (Università di Torino)
Alessandro Dell’Orto (Pontificia Università Urbaniana)
Asia Orientale
古今東亞
La collana Asia Orientale 古 今 東 亞 propone testi di elevato livello didattico,
scientifico, divulgativo nel campo delle varie discipline relative alla storia e alla
cultura dell’Asia Orientale. L’interesse per l’area è certamente cresciuto in seguito
all’importanza economica e strategica assunta negli ultimi decenni, come dimostra il
fiorire di varie recenti iniziative editoriali in Italia presso piccoli e grandi editori. È
ovvio che la prevalenza globale di quest’area ha portato un cambiamento negli
orientamenti degli studi di settore, decretando il superamento sia dell’orientalismo
‘vecchia maniera’ che di quello ‘impegnato’ a carattere terzomondista. Con il
declino dei vari ‘orientalismi’ è sempre più necessaria una conoscenza che
corrisponda alle esigenze presenti, e che non può prescindere tuttavia da una
specializzazione che tenga conto delle differenze culturali persistenti, e dal
confronto fra civiltà diverse.
La presente collana intende concentrarsi sulla realtà di quest’area, offrendo e
sollecitando contributi che coprano non solo la realtà immediata di cui dobbiamo
tenere conto, ma vari aspetti delle antiche civiltà che ne costituiscono la base
culturale. Perciò la collana intende promuovere varie discipline, oltre ai settori
storici, filosofici e letterari, come quello linguistico e politico-economico.
La collana adotta un sistema di valutazione dei testi basato sulla revisione paritaria e
anonima (peer review). I criteri di valutazione riguarderanno la qualità scientifica e
didattica e la significatività dei temi proposti. Per ogni proposta editoriale, tali
requisiti saranno accertati dal comitato scientifico, che si avvarrà di almeno un
revisore esperto.
La possibilità di avere edizioni online oltre che a stampa permette l’utilizzo di
sistemi multimediali e di comunicazione di particolare interesse per la distribuzione,
la didattica e la fruizione su vari supporti.
Il direttore della collana, Paolo Santangelo ([email protected]), è
coadiuvato da un comitato scientifico composto dal Prof. Guido Samarani
(Università Ca’ Foscari di Venezia) e dalla Prof. Stefania Stafutti (Università di
Torino).
Yu Dafu
Naufragio
Traduzioni di Barbara Ricci
Prefazione di Patrizia Dadò
Il presente volume è stato pubblicato con il contributo dell’Istituto ConfucioSapienza Università di Roma.
http://www.istituto confucio.it/index.php
Copyright MMXIII
ARACNE editrice S.r.l.
www.aracneeditrice.it
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via Raffaele Garofalo, 133/A–B
00173 Roma
(06) 93781065
isbn 978–88–548–6865–6
No part of this book may be reproduced in any form,
by print, photoprint, microfilm, microfiche, or any other means,
without written permission from the publisher.
1st edition: 2013
INDICE
9Prefazione
19Naufragio
91
Una morte grigio argento
119
Verso sud
Prefazione
Le tre novelle presentate qui sono state tradotte dal testo originale
per la prima volta in lingua italiana e sono la prima raccolta di novelle
della letteratura cinese moderna, pubblicata a Shanghai nel 1921 e intitolata Naufragio (Chenlun), che insieme a Una morte grigio-argento
(Yinhuise de si) e Verso sud (Nan qian), costituisce la trilogia con cui
l’autore Yu Dafu (1896-1945) esordì sulla scena letteraria cinese. Sono
tutte ambientate in Giappone e accompagnate da un acuto sentimento
di frustrazione, dovuto in origine alla drammatica situazione in cui era
precipitata la Cina dopo la pesante sconfitta subita dal piccolo paese
asiatico vicino, un tempo fedele discepolo. La sconfitta fu uno shock
per i cinesi, ma ancora più devastante fu il profondo senso di umiliazione che si diffuse tra la popolazione dell’intera nazione.1
Fino a quel momento, solo alcuni intellettuali cinesi avevano prestato attenzione alle trasformazioni dell’Era Meiji,2 infatti questo piccolo
territorio insulare era da sempre considerato quasi una colonia culturale della Cina. Al contrario il Giappone, sebbene emerso dal suo volontario isolamento in ritardo, aveva però saputo reagire in modo diverso
alla sfida dell’Occidente, riuscendo non solo a resistere ma anche a passare dalla parte delle potenze nel giro di qualche decennio. La riforma
(o rivoluzione) Meiji pur trattandosi in realtà di una restaurazione dal
punto di vista politico, attraverso un imponente processo di assimilazione e rielaborazione della cultura occidentale nei suoi vari aspetti e
riforme in ogni settore, riuscì a rinnovare le strutture dello stato e della
1 Col trattato di Shimonoseki (1895), Maguan tiaoyue imposto dal Giappone, la Cina oltre
alle perdite militari subìte per terra e per mare, oltre alla perdita della Corea, si vide occupare
altre regioni strategiche, cui si aggiungeva il pagamento di una pesantissima indennità.
2 Era Meiji (1868-1912), Meiji Isshin (Restaurazione Meiji) fu una “rivoluzione dall’alto”,
messa in atto cioè dalla classe governante che segnò un punto di svolta del Giappone in tutti
i campi.
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Naufragio
società, senza tuttavia cancellare le specificità della cultura giapponese
tradizionale.
Perciò dopo la guerra cino-giapponese (1894-95), l’élite intellettuale cinese per la prima volta cominciò a vedere nel Giappone Meiji un
possibile modello di sviluppo da seguire per modernizzare il paese. E
anche i governanti Qing si videro costretti a cambiare atteggiamento
e a riconoscere che la ‘via giapponese’ era l’unica che potesse in tempi
brevi dotare il paese di quegli strumenti necessari per il suo ammodernamento. Così già nel 1896 sul piano culturale si iniziò un’intensa attività di traduzione di testi giapponesi, a loro volta tradotti da testi occidentali, spesso con esiti discutibili, ma l’importante era fare in fretta. È
noto come tra la fine del XIX e l’inizio del XX sec. l’industria editoriale
cinese raggiungesse uno dei massimi livelli della storia: libri, giornali
e riviste, pubblicazioni di ogni genere, nazionali e regionali invasero il
mercato urbano, favorendo in maniera determinante la nascita dell’opinione pubblica. L’esigenza poi di formare personale amministrativo
qualificato, spinse il governo a stipulare accordi per inviare studenti
cinesi a formarsi nelle più moderne scuole e università giapponesi. E
tra quanti vi si recarono in questo periodo, troviamo i nomi dei più noti
intellettuali cinesi moderni che contribuirono, dopo il loro ritorno in
patria, in maniera determinante alla creazione della nuova Cina e della
nuova letteratura. Yu Dafu fu uno di questi, e fu anche quello che maggiormente assorbì le novità della letteratura giapponese.
Quando Yu Dafu arrivò in Giappone, al seguito del fratello maggiore
inviato dal nuovo governo cinese a studiare il sistema giudiziario giapponese, era il settembre del 1913 3 e non aveva ancora compiuto diciassette anni. Dopo un anno passato a studiare intensamente soprattutto
la lingua giapponese, sostenne gli esami di ammissione al corso preparatorio annuale del primo Liceo di Tōkyō, istituito secondo un accordo
cino-giapponese per gli studenti cinesi, con lo scopo di un progressivo
inserimento nella normale vita scolastica giapponese. Ottenne l’ammissione al corso a pieni voti e la borsa di studio del governo cinese,
così nell’autunno del 1914 iniziava la carriera di studente straniero.
Rimasto solo, dopo il rientro in patria del fratello, poté assaporare il
gusto della libertà e della vita moderna di un paese emancipato. L’atmosfera cosmopolita del Giappone era di grande stimolo intellettuale
per i giovani cinesi, che per la prima volta entravano in contatto con
3 Secondo anno dell’era Taishô (1912-26).
Prefazione
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idee e usanze diverse. Ma le città erano anche ricche di attrattive come
bar, ristoranti, case da tè, ritrovi per uomini soli, che offrivano ogni
sorta di tentazioni per questi adolescenti inesperti. In un passo dell’autobiografia che Yu Dafu scriverà molti anni dopo, in cui si descrivono
le condizioni di vita del Giappone di allora, egli affermava:
“Dopo essere andato a vivere da solo a Tōkyō, ciò che più agitava il
mio spirito nella luce fredda della mia stanza d’albergo o quando andavo in giro per le strade erano le mille attrazioni dell’altro sesso e l’angoscia per l’arretratezza internazionale della Cina. La nuova era della
liberazione sessuale è giunta presto nell’alta società di Tōkyō, specialmente fra gli intellettuali e gli studenti. Seducenti fotografie di attrici
famose […] ritratte seminude e senza trucco, storie circa affascinanti
giovani debuttanti pubblicate su riviste femminili, notizie piccanti sulle
amanti di personalità in vista di Tōkyō e tutti gli oggetti e i fatti sufficienti a stimolare la fantasia dei giovani si affollavano, così numerosi e
così diversi in quella atmosfera di transizione fin de siècle. Così un giovane straniero vagabondo come me, dall’animo puro, di natura un po’
misantropa, molto emotivo, pieno di indecisioni, venne ripetutamente
travolto dalle ondate di questa marea e inghiottito dai flutti fino ad
affogare”.4
Al termine del corso preparatorio, invece di proseguire gli studi nello
stesso istituto, Yu Dafu decise di frequentare il Liceo numero otto di
Nagoya, una cittadina di provincia, a sud ovest di Tōkyō, dove completò gli studi liceali fino all’estate del 1919.
Furono anni cruciali per la sua formazione di uomo e di scrittore, in
quanto coincidenti con la maturità fisica e intellettuale. Fin dall’infanzia, Yu coltivava interessi letterari; era un fervente appassionato della
poesia classica cinese, specialmente la poesia Tang, iniziata a leggere
già alla scuola primaria. Negli anni dell’adolescenza non si risparmiò a
leggere i Quattro Classici e cosa rara per uno scolaro, tra le sue letture
ci fu anche il capolavoro della narrativa cinese, il Sogno della camera
rossa. Queste letture gli fornirono una formazione classica straordinaria che unitamente alla conoscenza delle lingue straniere, come l’ingle-
4 Cfr. “Gioventù a Tōkyō”, traduzione del testo pubblicato sulla rivista Yizhou feng, n.11,
Shanghai, 2 febbraio 1936 dal titolo ‘Xueyue, Riben guoqing de jishu: zhizhuan zhi yizhang’ (Notte
di neve, note sulla condizione del Giappone: un capitolo della mia autobiografia), in Scrittori
in Cina, a cura di Helmut Martin, Roma, 1993, pp.69-74.
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Naufragio
se, il tedesco e il giapponese ne fecero una delle figure indiscutibilmente più dotate del suo tempo.
A conferma delle sue capacità, basta leggere la descrizione che ne fa
un suo compagno di classe di allora, Guo Moruo,5 un anno dopo la
sua scomparsa, in cui gli attribuisce un talento geniale, racconta che
scriveva splendide poesie in lingua classica, che possedeva una solida
conoscenza della letteratura cinese e superava tutti i compagni anche
per la quantità di opere letterarie straniere che leggeva; grazie anche
all’eccellenza del suo multilinguismo, poteva leggere opere della narrativa europea, russa e americana. Durante la sua permanenza a Nagoya
arrivò a leggere un migliaio di opere di narrativa moderna, occidentale
e giapponese, rimanendone affascinato. Ma oltre alla lettura, durante
questi anni scrisse moltissime poesie, in stile giapponese ma in cinese
classico, pubblicate regolarmente su riviste locali, e grazie alle quali
era entrato in contatto col mondo degli artisti giapponesi, riscuotendo
una discreta fama. Diplomatosi, decise di tornare a Tōkyō per iscriversi
all’Università Imperiale per studiare economia.
La novella Naufragio (Chenlun) con cui s’intitola la raccolta, al momento della sua pubblicazione fece gridare allo scandalo gli intellettuali cinesi della vecchia generazione per la spudorata freschezza con
cui esponeva le pulsioni sessuali del protagonista, di qui l’attribuzione
di scrittore decadente, licenzioso e immorale. A sua difesa intervenne, dopo aver letto il racconto inviatogli dallo stesso A., l’autorità nel
campo della critica letteraria del tempo: Zhou Zuoren.6 Egli scrisse un
articolo in cui dichiarava che l’opera non era affatto immorale, se pur
non idonea a un pubblico ingenuo. A suo avviso l’opera descriveva con
successo lo stato d’animo della gioventù cinese moderna e da questo
punto di vista era sicuramente giudicabile un’opera d’arte.
Il protagonista, che non viene mai nominato, è uno studente che
frequenta l’università giapponese, tormentato dal desiderio e fantasie
sessuali che placa masturbandosi praticamente ogni giorno, e vivendo
continui sensi di colpa per questo. Quando gli si presenta un’occasione
reale di avere un rapporto con una prostituta giapponese, si ubriaca e
5 Guo Moruo (1892-1978), noto accademico, poeta, drammaturgo, prosatore, teorico
della letteratura, filologo, storico dell’arte, nonché uno dei fondatori della Società letteraria
Creazione nel 1921 a Shanghai. Fu Ministro della cultura nella RPC.
6 Zhou Zuoren (1885-1967), fratello minore di Lu Xun, scrittore, critico letterario,
saggista, uno dei maggiori esponenti della scena letteraria cinese dell’epoca, membro della
Società degli studi letterari (Wenxue yanjiu shehui).
Prefazione
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se ne va. Questa sua insicurezza e debolezza sessuale si sovrappongono
alla debolezza del paese e si confondono con la frustrazione per non riuscire a porvi rimedio, cui va aggiunto il disagio che prova in quel paese per l’ostilità verso la sua patria. Ciò che rende moderna questa storia
non è tanto l’interesse per l’argomento quanto per la sua descrizione
da una prospettiva psicologica, attraverso i continui tormenti mentali.7
Uno dei nodi centrali trattati dagli intellettuali agli inizi del Novecento
fu la riconcettualizzazione dell’Io (Wo) in vista di una partecipazione al
rinnovamento nazionale e al cammino globale verso la modernità. Io e
Nazione erano due entità inestricabilmente legate e la letteratura uno
dei mezzi per esplorare nuovi modelli d’individualità.8
La novella si compone di otto parti, ciascuna delle quali coincide con
un periodo della vita reale dello scrittore. La prima parte si apre con
l’eroe ‘solitario’ che vaga per la campagna leggendo un libro di prose
e poesie di W.Wordsworth. Egli è totalmente immerso nella natura, su
cui riversa tutta la sua solitudine, che nella parte successiva si fa sempre più acuta, fino a divenire ipocondria, anche quando è in mezzo ai
compagni di classe.
Nella terza parte il protagonista ripercorre attraverso un flashback gli
anni della sua giovinezza in Cina, e manifesta un forte senso di nostalgia per la terra d’origine, sentimento divenuto un tópos negli scrittori
del Quattro Maggio.9
La quarta parte racconta il trasferimento del protagonista nella cittadina di Nagoya, la rottura definitiva col fratello e il desiderio sessuale alla
vista di ragazze incrociate per la strada con la successiva fuga a casa,
per andare a rifugiarsi sul tatami, sotto le coperte, flagellandosi con
ripetuti sensi di colpa.
La quinta parte si ricollega alla prima e alla seconda, con il ritorno
dell’autunno ora è la figlia del padrone di casa che lo attrae e lui la va a
spiare mentre fa il bagno, con spiccati intenti voyeuristici, che solleveranno le critiche dei benpensanti.
7 Cfr. Kirk Denton, Romantic sentiment and the problem of the subject: Yu Dafu, in The
Columbia Companion to Modern East Asian Literature, Columbia University Press, NY,
2003, pp.378-383.
8 Cfr. Lydia H.Liu, Translingual Practice, Stanford, California University press, 1995,
pp.143-149.
9 Il 4 Maggio del 1919, con la storica dimostrazione studentesca di Pechino, è la data
passata alla storia come l’inizio del movimento per una nuova letteratura.
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Naufragio
Le ultime tre parti sono il resoconto dei motivi che indurranno l’eroe
del racconto al suicidio; dopo aver indugiato nell’osservare una coppia
di amanti, si ritrova in una casa di prostitute dove la sua indecisione lo
costringe ad ubriacarsi fino a ritrovarsi al risveglio nella disperazione
più totale che lo porterà al gesto finale.
La novella Una morte grigio argento/Yinhuise de si fu il primo esperimento narrativo di Yu Dafu, scritta circa sei mesi prima della precedente, appare più breve e immatura, ma è interessante per comprendere il
metodo narrativo dello scrittore.
Divisa in tre parti, è ambientata prevalentemente nel quartiere di
Ueno, nella Tōkyō del 1920; il nome del protagonista, del quale si parla
sempre in terza persona, è indicato una sola volta con l’iniziale Y, attraverso il breve dialogo che ha con un amico incontrato per caso verso
la fine della seconda parte. L’episodio da cui scaturisce la trama è la
morte della moglie avvenuta pochi mesi dopo averla sposata e lasciata
per riprendere i suoi studi in Giappone.
Un telegramma gliene annuncia la morte avvenuta per tubercolosi, di
cui egli aveva avuto sentore nella notte di luna in cui le disse addio. Lo
stato di depressione lo spinge a bere e a frequentare locande con prostitute, da cui esce a notte inoltrata sbronzo e senza più un soldo in tasca.
In una di queste notti di disperata solitudine, nel soffermarsi a contemplare la luna “che oscillava come un piatto d’argento nel cielo glauco”
all’improvviso le visioni del proprio matrimonio gli si presentano alla
mente “come le immagini proiettate da una lanterna magica”. Il tono
del racconto nel ripercorrere le immagini di quell’ultimo abbraccio
con la propria amata si fa struggente; il pallore della luna si sovrappone
a quello del volto ammalato della donna, e al triste presagio entrambi
si sciolgono in un pianto accorato. La trama si sviluppa tra momenti
reali e improvvise visioni, che si sovrappongono su uno sfondo naturale dove predomina l’uso impressionistico del colore come metafora
dei sentimenti espressi dal protagonista. La luna, immagine da sempre
cara ai grandi poeti classici, fa da corollario alle emozioni.
La parte finale della novella occupa solo poche righe: un impiegato della Circoscrizione di Ushigome sta affiggendo nella bacheca un avviso
che informa del ritrovamento del cadavere di uno sconosciuto, morto
per emorragia cerebrale. Dopo una descrizione del suo aspetto, sono
Prefazione
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elencati gli unici oggetti in suo possesso: un libro di prose e poesie di
Ernest Dowson e un fazzoletto bianco da donna con le iniziali S.S.10
Ad eccezione della morte del protagonista e della moglie, i fatti narrati coincidono con le vicende dell’A. al tempo in cui studiava economia all’Università Imperiale di Tōkyō, poi l’età del protagonista, il suo
aspetto fisico, i suoi interessi, ivi compresa l’abitudine di frequentare
bar in cerca di ragazze e bere sono tutti tratti tipici dell’A. Tutto ciò
farebbe quindi pensare a una novella autobiografica, tuttavia l’edizione antecedente al suo inserimento nella raccolta Naufragio, alla fine
presentava una postilla in inglese dove egli metteva in guardia il lettore
dal fatto che la storia era del tutto frutto d’immaginazione, salvo per
spunti presi dal racconto “A lodging for the night” di R.L. Stevenson e da
alcuni episodi della biografia di Ernest Dowson.11
Verso sud (Nan qian) è la terza novella presente nella raccolta, anch’essa si suddivide in più parti, mentre la vicenda si svolge nella penisola a
sud-est del golfo di Tōkyō, la famosa penisola Awa (oggi Bōsō).
Commentando le sue bellezze naturali, fatto curioso, l’A. accenna
all’Italia, dicendo che “non possiede gli incantevoli scenari della penisola dalla sagoma di stivale situata nel Mediterraneo”.
La trama questa volta è più complessa, attorno al protagonista facilmente assimilabile all’A., ruotano più personaggi identificabili solo
con l’iniziale del nome. La scena iniziale si svolge in un locale alla
moda di stile occidentale che si affaccia sul parco di Ueno a Tōkyō, e lì
stanno conversando, “con tono sommesso e lievemente melanconico”,
un occidentale di circa cinquant’anni, che dalla descrizione dell’abbigliamento sembra essere un pastore protestante, e un giovane cinese
dall’aria consunta, che in seguito sapremo chiamarsi Yi Ren, di nobile
discendenza.
Dalla conversazione si intuisce che il giovane soffre di una malattia che
necessita di un periodo di convalescenza in una località dal clima mite,
e il pastore consiglia di recarsi per un periodo da una sua amica inglese,
che ha una casa vicino al mare, ad Awa, quindi da Tōkyō la scena si sposta nel paesino di Hojo, nella penisola di Bōsō, la cui delicatezza del paesaggio ameno sembra per la prima volta far star bene il protagonista.
10 Le iniziali sul fazzoletto potrebbero appartenere alla ragazza del locale, il cui nome
in lingua giapponese si pronuncerebbe Shizuko.
11 Cfr. Yu Dafu xiaoshuo quanbian (Raccolta completa delle novelle di Yu Dafu), Hanzhou
1992, p.1.
16
Naufragio
La signora inglese dove Yi Ren alloggerà è di fede cristiana, e tutti i pomeriggi raduna i suoi ospiti per leggere dei passi della Bibbia e pregare.
Tra gli ospiti ci sono tre ragazze giapponesi, una delle quali dall’iniziale
del nome O. farà breccia nel cuore di Yi Ren, che se ne innamorerà
perdutamente. “Si accostò al cuore di O. con nobiltà d’animo e con
candore, senza nemmeno l’ombra di un pensiero malizioso”.
La narrazione, intervallata da frequenti richiami letterari, si sviluppa su
tematiche fortemente romantiche; Eros e Amore nella visione romantico estetica della letteratura cinese del periodo sono la risposta degli
intellettuali appartenenti alla generazione del Quattro Maggio.
Il protagonista in tutte e tre le novelle è un giovane intellettuale, un po’
bohémien, insoddisfatto della propria vita, deluso nelle proprie aspettative, che si sente inutile nonostante la sua preparazione culturale, conduce un’esistenza grama e disordinata, ed è incapace di porre fine alle
proprie sofferenze, per cui si lascia affondare nel vizio, logorando la
propria salute. È il simbolo dell’alienazione dell’uomo moderno, che
s’ispirava a scrittori stranieri allora molto popolari in Giappone, così
come ai maggiori scrittori giapponesi del watakushi shōsetsu (romanzo
dell’Io).
La popolarità di Yu Dafu, soprattutto tra il pubblico giovanile, era dovuta principalmente a questo suo modo moderno di raccontare la realtà attraverso descrizioni emotive, spesso di tipo sessuale. Per la prima
volta il sesso era entrato nella letteratura cinese come una componente
importante dei processi mentali dell’individuo, che poteva condurre a
stati morbosi, ossessivi o paranoici della psiche, fino all’estremo atto,
il suicidio.
Ma era legata anche alla maestria del linguaggio letterario, atipica nei
suoi contemporanei: la componente lirica della sua prosa, erede indiscutibile della migliore tradizione poetica cinese, l’uso impressionistico
e simbolico dei colori, e l’impiego metaforico delle immagini paesaggistiche12 ne hanno fatto una figura unica nel panorama letterario cinese
moderno. Yu Dafu fu uno spirito colto, indipendente e coraggioso che
merita di essere conosciuto.
Patrizia Dadò
12 Cfr. J. Průšek “Few can rival him in the delicacy of the pictures he sketches not so
much of love as of erotic desire, of erotic dreams and visions”, in Three Sketches of Chinese
Literature, Prague,1969, pag.46.
18
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Naufragio
19
Naufragio
1
Di recente una penosa sensazione di solitudine si era impossessata del
suo animo.
Il suo temperamento precoce, inoltre, lo aveva indotto a trovarsi in
circostanze che gli apparivano incompatibili con il resto del mondo; per
questa ragione la barriera fra sé e gli altri, col trascorrere del tempo,
diveniva sempre più alta.
Di giorno in giorno l’aria si rinfrescava. Erano trascorse quasi due
settimane da quando erano cominciate le lezioni nell’istituto che
frequentava. Era il ventidue settembre.
Il cielo era terso, azzurro, con delle sfumature simili al verde della
giada, senza neppure una nuvola. L’astro del sole, eterno eppur
sempre nuovo, splendeva lucente e pian piano seguiva la sua consueta
orbita. Una brezza tenue proveniva da mezzogiorno e recava con sé
un effluvio che, come un nettare delizioso e inebriante, gli sfiorava il
viso a ondate. La strada di campagna, lunga e tortuosa, era come una
linea bianca che si snodava tra il giallo e il verde delle risaie non ancora
pronte per il raccolto. Egli procedeva lentissimo e solitario lungo quel
sentiero recando in mano un volume di circa sei pollici di lunghezza,
una raccolta di poesie di Wordsworth.1 La vasta pianura circostante era
deserta. All’improvviso udì alcuni latrati provenire da lontano che si
erano propagati come suoni melodiosi, crescendo e attenuandosi alle
sue orecchie. Sollevò gli occhi dal libro e guardò trasognato verso il
luogo dal quale arrivavano le voci dei cani, ma riuscì a vedere soltanto
un ammasso d’alberi e i tetti di alcune case coperti da tegole che
scintillavano come squame di pesce. L’aria limpida rendeva il paesaggio
diafano come un miraggio: tutto fluttuava come su un velo.
“Oh you, serene gossamer! You beautiful gossamer!”
“O tu, drappo trasparente! Mussola delicata!”
1 William Wordsworth (1770-1850), poeta anglosassone ritenuto, insieme con
Samuel Taylor Coleridge, uno dei fondatori del Romanticismo e del Naturalismo
inglese.
20
沉沦
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Behold her, single in the field,
You solitary Highland Lass!
Reaping and singing by herself;
Stop here, or gently pass!
Alone she cutsand binds the grain,
And sings a melancholy strain;
Oh, listen! for the vale profound
Is overflowing with the sound.
԰J‫<ث܌‬ślĻ˗Ҽ‫܇ץ‬ʯϞ،ǵ،؊Ԟ԰
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Will no one tell me what she sings?
Naufragio
21
Declamando questo verso gli spuntarono le lacrime, senza che ne
intendesse il motivo.
Ammirò incantato per un po’ il paesaggio poi, tutt’a un tratto, sentì
provenirgli dalle spalle una fragranza di violetta. Il fruscio che il vento
alzatosi produceva sferzando delicatamente l’erbetta a lato della strada
lo riscosse dallo stato di torpore e infranse il mondo onirico nel quale
era sprofondato. Volse il capo per guardare: l’erba giovane ondeggiava
incessante scossa dalla brezza leggera spandendo un profumo di violette
che in quel momento giungeva mite e tiepido sul suo viso pallido. In
quell’armonioso e quieto scenario d’inizio autunno, nell’etere nitido e
sereno, cominciava a sentirsi inebriato e infiacchito, come se si fosse
addormentato sul seno di una madre amorevole, come se un sogno lo
avesse trasportato nella Terra dei Fiori di Pesco.2 Gli pareva di essere
su una costa dell’Europa meridionale, accovacciato sulle ginocchia di
un’amante, con l’incontrollabile desiderio di assopirsi.
Si guardò attorno: gli parve che la vegetazione gli sorridesse. Poi
osservò il cielo azzurro e gli sembrò che la natura antica e infinita
annuisse languida nella sua direzione. Indugiò a guardare il cielo e
fantasticò che sulla volta celeste un gruppo di angioletti dotati di ali e
recanti sulle spalle archi e frecce danzassero soavemente. Era al colmo
della gioia. Senza accorgersene disse ad alta voce:
« È questo il tuo rifugio. Tutte quelle persone mediocri che popolano
il mondo t’invidiano, ridono di te, ti considerano uno sciocco. Solo
la natura, questo cielo azzurro e questo sole chiaro e brillante che
esistono da sempre e che pure sembrano nuovi di zecca, questa brezza
di fine estate, quest’aria limpida del primo autunno… Sono loro i tuoi
unici amici, le tue genitrici, le tue innamorate. Non devi più tornare
nel mondo e vivere con quegli uomini e con quelle donne frivole. Devi
restare in grembo a questa natura, in questa campagna genuina, sino
alla fine dei tuoi giorni ».
Dopo aver dichiarato questo, provò un senso di compassione verso sé
stesso; era come se il suo cuore fosse afflitto da infinite inquietudini e
non riusciva più a parlare. Con le lacrime agli occhi, abbassò lo sguardo
sul libro e lesse alcuni versi.
2 Un mondo fittizio di pace lontano dai tumulti del mondo reale descritto dal
poeta Tao Qian (365-427d.C.), uno dei più grandi poeti della dinastia Jin occidentale
(265-316), nella sua celebre opera in prosa “Primavera dei fiori di pesco”. Questo termine divenne talmente famoso da designare tuttora il concetto di utopia nella lingua
cinese.
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沉沦
Perhaps the plaintive numbers flow
For old, unhappy, far–off things,
And battle ago:
Or is it some more humble lay,
Familiar matter of today?
Some natural sorrow, loss, or pain,
That has been, and may be again!
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Naufragio
23
Behold her, single in the field,
Yon solitary Highland Lass!
Reaping and singing by herself;
Stop here, or gently pass!
Alone she cuts and binds the grain,
And sings a melancholy strain;
O listen! for the vale profound
Is overflowing with the sound.
Poi, senza un’apparente ragione, voltò la pagina e passò subito a
leggere la terza strofa.
Will no one tell me what she sings?
Perhaps the plaintive numbers flow
For old, unhappy, far-off things,
And battles long ago:
Or is it some more humble lay,
Familiar matter of today?
Some natural sorrow, loss, or pain,
That has been and may be again?
Da qualche tempo aveva contratto l’abitudine di leggere a salti; non
rispettava più l’ordine di uno scritto, specialmente se si trattava di
volumi composti di qualche centinaio di pagine. Per questo motivo
preferiva i libelli con poche decine di pagine, come il saggio “Sulla
natura” di Emerson3 e “Escursioni” di Thoreau4, tuttavia a volte non
riusciva nemmero a terminare la lettura di questi. Quando prendeva
un libro, cominciava a leggere quattro o cinque righe, una o due
pagine: se il libro gli suscitava delle emozioni, era preso dalla smania
di divorarlo, poi, mentre continuava la lettura per altre tre o quattro
pagine, provava una pena invincibile e pensava:
“Non si può leggere un libro così meraviglioso tutto d’un fiato.
Bisognerebbe assaporarlo lentamente e soffermarsi su ogni passo. Se
lo leggessi con avidità dall’inizio alla fine, il mio entusiasmo svanirebbe
3 Saggio pubblicato in forma anonima nel 1836 da Ralph Waldo Emerson (18031882), poeta, saggista e filosofo americano, membro principale, insieme con Henry
David Thoreau, del movimento filosofico del trascendentalismo, sorto nella metà
del diciannovesimo secolo. Tale corrente di pensiero si opponeva al razionalismo e
mirava all’esaltazione dell’individuo nei suoi rapporti con la natura e con la società.
4 Opera del 1863 scritta da Henry David Thoreau (1817-1862), filosofo e autore
statunitense, altro esponente della corrente filosofica del trascendentalismo.
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沉沦
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Naufragio
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subito, così come i miei sogni e le mie aspettative, e perderei ogni
piacere. Non sarebbe perciò un peccato?”
Sebbene nella sua mente fosse convinto di questo, in realtà, in cuor
suo, cominciava presto a essere stufo di quel libro e lo lasciava, senza
più riprenderlo. Trascorsi alcuni giorni o soltanto delle ore, non era più
pervaso dall’entusiasmo che lo aveva catturato all’inizio e prendeva a
leggerne un altro dimenticando l’interesse che l’opera precedente gli
aveva suscitato.
Dopo aver recitato ad alta voce i versi di Wordsworth, gli venne
improvvisa la voglia di tradurli nella propria lingua, quella cinese.
Dapprima tradusse il titolo della poesia, “The solitary reaper”, “La
mietitrice solitaria”.
Osservala, ella è là, sola nel campo,
La fanciulla solitaria delle Highlands!
Miete e canta in solitudine;
Fermati qui, oppure prosegui a passi lenti!
Solinga ella falcia e lega il grano,
E canta una triste melodia;
Ascolta! ché la valle profonda
S’inonda del suo canto.
Chi mi dirà cos’ella canta?
Forse i melanconici versi fluiscono
Per vecchie, dolenti e remote cose,
per battaglie ormai estinte:
Oppure per qualche umile evento,
Un fatto familiare di oggi,
Una pena modesta,
Una perdita o un tormento
Ch’ è stato e che potrà esser ancora?
Dopo aver effettuato rapidamente la traduzione, fu sopraffatto
dalla noia e da un senso di derisione per sé stesso. Ammise in tono
denigratorio:
« Tutto questo cos’è? Non somiglia forse a un monotono inno religioso?
La poesia inglese è poesia inglese; la poesia cinese è poesia cinese.
Perché si dovrebbe tradurla? Non ve n’è alcuna necessità! »
Fatta questa considerazione, senza avvedersene, sorrise lievemente.
Rivolse lo sguardo tutt’intorno. Il sole stava tramontando. Dalla parte
opposta della grande pianura, a ponente, sulla linea dell’orizzonte,
si stagliava il profilo oscillante di un’alta montagna, tutta avvolta nel
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沉沦
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Naufragio
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fulgore del sole morente e in una foschia indistinta; i dintorni rilucevano
di un colore misto tra il rosso e il porpora.
Era ancora lì, assorto nei pensieri, quando percepì un lieve tossire
dietro di sé. Si volse e vide comparire un contadino. Smise di sorridere
e assunse un’espressione avvilita, come se il suo sorriso, timoroso di
esser scorto da uno sconosciuto, si fosse nascosto in fretta.
2
La sua ipocondria andava peggiorando sempre più.
Considerava i libri di testo in uso nell’istituto che frequentava come
se avessero l’insipido sapore della cera, del tutto inadeguati a dargli
un minimo di stimolo e di gioia nell’apprendimento. Ogni volta che
il tempo era clemente, prendeva un libro di letteratura che desiderava
leggere e si precipitava nelle lande solitarie o sulla riva appartata di un
corso d’acqua per saziare la brama profonda di solitudine che empiva
il suo animo. Quando raggiungeva finalmente lo sfavillante regno
di quiete che gli era congeniale, dove cielo e acqua s’incontravano,
osservava la vegetazione, gli insetti e i pesci, ammirava il blu intenso del
cielo e le nubi candide pensando a sé stesso come a un saggio ritiratosi
orgogliosamente a vita privata o a un eremita indipendente e riservato.
Talora gli capitava d’incontrare tra i monti un campagnolo e subito
s’immedesimava in Zarathustra e vagheggiava d’intavolare un discorso
con quell’uomo adoperando le parole che avrebbe potuto pronunciare
il profeta. La sua megalomania era direttamente proporzionale alla sua
ipocondria: aumentava con il trascorrere dei giorni. In quel periodo,
come naturale conseguenza del suo stato d’animo, frequentava
l’istituto di malavoglia e quando vi si recava lo faceva con lo spirito di
chi dovesse andar a svolgere un lavoro abitudinario. A volte si assentava
dalle lezioni anche per quattro o cinque giorni di seguito.
Spesso, quando arrivava in istituto, aveva l’impressione che tutti lo
fissassero. Evitava i compagni, tuttavia, dovunque andasse, continuava
a percepire i loro sguardi carichi di malevolenza che lo colpivano le
spalle.
A lezione, nonostante fosse seduto in mezzo ai suoi compagni, si
sentiva molto solo. Questa sensazione di solitudine che si manifestava
quando si trovava nella folla era perfino più acuta di quando si trovava