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11/IX
21.00
giovedì
CHIESA DI SAN PIO X
Corale Civica Musicainsieme
della Città di Chieri
Ensemble Strumentale
Orchestrabile
Andrea Damiano Cotti direttore
J.S. Bach
Palestrina
Pachelbel
Mendelssohn
Vaughan Williams
LA BELLA MUSICA NEL TUO QUARTIERE
Cantus firmus
Johann Sebastian Bach
(1685-1750)
Sinfonia dalla Cantata Die Elenden sollen essen BWV 75
Giovanni Pierluigi da Palestrina
(1526-1594)
Dalla Messa Aeterna Christi munera
Introitus
Kyrie
Gloria
Sanctus
Benedictus
Hosanna
Agnus Dei I
Johann Sebastian Bach
Choralvorspiel Jesu, meine Freude BWV 610 – Arrangiamento per
strumenti di A.D. Cotti dall’originale per organo
Corale Jesu, meine Freude dal Mottetto BWV 227
Johann Pachelbel
(1653-1706)
Choralvorspiel Ach Herr, mich armen Sünder – Arrangiamento
per strumenti di A.D. Cotti dall’originale per organo
Johann Sebastian Bach
Corale Der Leib zwar in der Erden dalla Cantata Komm, du süße
Todesstunde BWV 161
Johann Sebastian Bach
Corale Christe, du Lamm Gottes dalla Cantata Du wahrer Gott und
Davids Sohn BWV 23
Felix Mendelssohn-Bartholdy
(1809-1847)
Herr, nun lässest du deinen Diener in Frieden fahren
Mottetto op. 69 n. 1
Ralph Vaughan Williams
(1872-1958)
The Lover’s Ghost da Five English Folk Songs
Johann Sebastian Bach
Corale Jesus bleibet meine Freude dalla Cantata Herz und Mund
und Tat und Leben BWV 147
Corale Civica Musicainsieme della Città di Chieri
Ensemble Strumentale Orchestrabile
Andrea Damiano Cotti, direttore
Si ringraziano per la collaborazione
3
Missa Aeterna Christi munera
(inno gregoriano)
Aeterna Christi munera,
Apostolorum gloriam,
Laudes canentes debitas
Laetis canamus mentibus.
Kyrie eleison; Christe eleison; Kyrie eleison.
Gloria in excelsis Deo
et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
Laudamus te, benedicimus te, adoramus te, glorificamus te,
gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam,
Domine Deus, Rex caelestis, Deus Pater omnipotens.
Domine Fili unigenite, Iesu Christe,
Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris,
qui tollis peccata mundi, miserere nobis;
qui tollis peccata mundi, suscipe deprecationem nostram,
qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis.
Quoniam tu solus Sanctus, tu solus Dominus, tu solus Altissimus,
Iesu Christe, cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen.
Sanctus, Sanctus, Sanctus, Dominus Deus Sabaoth;
pleni sunt coeli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
Jesu, meine Freude
Jesu, meine Freude,
meines Herzens Weide,
Jesu, meine Zier,
ach wie lang, ach lange
ist dem Herzen bange,
und verlangt nach dir!
Gottes Lamm, mein Bräutigam
ausser dir soll auf Erden
nichts sonst Liebers werden.
4
I doni eterni di Cristo
e la gloria degli apostoli,
intonando le lodi dovute,
celebriamo con animo lieto.
Signore pietà; Cristo pietà; Signore pietà.
Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.
Signore, figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre,
tu che togli i peccati dal mondo abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati dal mondo, accogli la nostra supplica,
tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre. Amen.
Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo;
i cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Gesù, mia gioia,
nutrimento del mio cuore,
Gesù, mio tesoro,
ah quanto a lungo, ah da troppo
il mio cuore è inquieto
e aspira a te!
Agnello di Dio, mio sposo,
al di fuori di te
nulla sulla Terra deve essermi più caro.
5
Der Leib zwar in der Erden
Der Leib zwar in der Erden
Von Würmen wird verzehrt,
Doch auferweckt soll werden,
Durch Christum schön verklärt,
Wird leuchten als die Sonne
Und leben ohne Not
In himml’scher Freud und Wonne.
Was schadt mir denn der Tod?
Christe, du Lamm Gottes
Christe, du Lamm Gottes,
Der du trägst die Sund der Welt,
Erbarm dich unser!
Christe, du Lamm Gottes,
Der du trägst die Sund der Welt,
Erbarm dich unser!
Christe, du Lamm Gottes,
Der du trägst die Sund der Welt,
Gib uns dein’n Frieden. Amen.
Herr, nun lässest du
Herr, nun lässest du deinen Diener in Frieden fahren,
wie du verheißen hast.
Denn mein Auge hat deinen Heiland gesehn,
den du bereitet [hast] vor allen Völkern,
daß er ein Licht sei den Heiden,
und zu Preis und Ehre deines Volkes Israel.
Ehre sei dem Vater und dem Sohne und dem heiligen Geist.
Wie es war zu Anfang, jetzt und immerdar
und von Ewigkeit zu Ewigkeit. Amen
6
Il corpo sepolto nella terra
sarà consumato dai vermi,
ma risorgerà
e da Cristo sarà trasfigurato,
splenderà come il sole
e vivrà senza pene
nella gioia e felicità celesti.
Che male può farmi allora la morte?
Cristo, agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi!
Cristo, agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi!
Cristo, agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo,
dona a noi la pace. Amen.
Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
7
The Lover’s Ghost
Well met, well met, my own true love,
Long time I have been absent from thee,
I am lately come from the salt sea,
And ’tis all for the sake, my love, of thee.
I have three ships all on the salt sea,
And one of them has brought me to land,
I’ve four and twenty mariners on board,
You shall have music at your command.
The ship wherein my love shall sail
Is glorious for to behold,
The sails shall be of shining silk,
The mast shall be of the fine beaten gold.
I might have had a king’s daughter,
And fain she would have married me,
But I forsook her crown of gold
And ’tis all for the sake, my love, of thee.
Jesus bleibet meine Freude
Jesus bleibet meine Freude,
Meines Herzens Trost und Saft,
Jesus wehret allem Leide,
Er ist meines Lebens Kraft,
Meiner Augen Lust und Sonne,
Meiner Seele Schatz und Wonne;
Darum lass ich Jesum nicht
Aus dem Herzen und Gesicht.
8
Bentrovata, mia unica vera amata,
per lungo tempo sono stato lontano da te
e infine sono tornato dal mare salato
solo per te, mio amore.
Ho tre navi, tutte battono il mare salmastro,
una di queste mi ha portato fino alla costa.
Ho ventiquattro marinai a bordo,
e tu avrai la musica stessa ai tuoi ordini.
La nave con cui la mia amata navigherà
è magnifica da vedere.
Le vele saranno di seta splendente
il timone sarà del più pregiato oro battuto.
Avrei potuto avere la figlia di un re,
e sicuramente ella avrebbe acconsentito a sposarmi,
ma io ho maledetto la sua corona d’oro
e tutto ciò per te, mia amata.
Gesù rimane la mia gioia,
la speranza e la linfa del mio cuore,
Gesù mi protegge da ogni dolore,
è la forza della mia vita,
la delizia e il sole dei miei occhi,
il tesoro e la felicità della mia anima;
non lascerò fuggire Gesù
dal mio cuore e dalla mia vista.
9
«La musica [corale] è il più importante degli ornamenti». Nella
Poetica Aristotele si va a infilare in un autentico ginepraio di
sottilissime argomentazioni per difendere il ruolo, a suo dire,
assolutamente essenziale del coro all’interno di una tragedia, la
forma poetica più elevata in virtù della sua funzione catartica.
In effetti, la cultura greca, già nella Sparta nel VII secolo a.C.,
assegnava un ruolo di fondamentale importanza al canto corale
nell’educazione del cittadino.
La pratica del canto corale è uno dei fondamenti della religione
ebraica sin dai tempi più remoti. Fin dalle origini anche la chiesa
cattolica la ammise all’interno della liturgia sacra, nella convinzione che l’unione del testo sacro e della musica intonata dall’assemblea unita fosse la maniera migliore di inneggiare al Signore.
Monofonico per circa otto secoli (il cosiddetto canto gregoriano), dal X secolo d.C. il canto liturgico della chiesa cattolica
occidentale si è sviluppato in stile polifonico. La polifonia è un
portato dell’evoluzione storica della musica occidentale durante il
Medioevo. Risalgono al 900 circa le prime fonti scritte che attestano l’uso della pratica polifonica. Fu però durante il XII secolo
che la pratica del punctum contra punctum, nota contro nota,
quando cioè a ogni nota del cantus ne corrisponde una della
seconda voce, diede vita ad alcune strutture musicali formali
più specializzate rispetto ai primitivi organa a due voci, quali il
conductus, il motetus, il rondellus e l’hoquetus. L’evoluzione della
polifonia durante il periodo dell’Ars antiqua fu molto ricca, specie
in un centro di produzione dinamico come Notre-Dame di Parigi,
grazie all’opera dei due grandi magistri Leoninus e Perotinus, che
portarono a quattro il numero delle voci.
La progressiva complessificazione del contrappunto richiese
un adeguamento della notazione musicale, messo a punto da
Philippe de Vitry nel trattato Ars nova notandi del 1322. La radicale ricodificazione del sistema di notazione ritmico consentì
lo sviluppo di un’ars subtilior oltremodo complessa e raffinata,
grazie al magistero dei grandi autori della scuola franco-fiamminga dei secoli XIV-XV, la cui straordinaria téchne venne trapiantata in Italia nel corso del Cinquecento soprattutto nei due centri di
Venezia e Roma. La polifonia di Giovanni Pierluigi da Palestrina,
esponente principale della scuola romana, incarna la forma ideale
del canto liturgico romano cattolico. Con la sua «austera serenità
quasi unica nell’arte cristiana post-medievale», a detta di Curt
Sachs, la leggenda vuole che avrebbe salvato la musica sacra dalla
scure censoria che i padri conciliari riuniti a Trento avrebbero
usato per depurare la musica da chiesa da una deriva ritenuta
inaccettabile, con l’esecuzione di musiche complicatissime, estremamente sfarzose, in cui motivi profani, magari derivati perfino
da canzoni licenziose o scurrili, venivano adattati a testi liturgici,
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i quali in più risultavano incomprensibili data la sovrapposizione
delle numerose linee vocali e l’abbondanza degli abbellimenti.
Il 19 giugno 1565, di fronte a una commissione di otto cardinali tra i quali figurava San Carlo Borromeo, Palestrina avrebbe
diretto una Messa tanto bella quanto rigorosa, dalle linee pulite e
cantabili che permettevano una chiara declamazione del testo, in
coerenza con i dettami del Concilio. Con la sua arte egli avrebbe
così convinto i cardinali a non abolire la polifonia. Questa messa
non fu la Missa Papae Marcelli, come pretendeva la leggenda
messa in circolazione ancor prima della morte del musicista da
uno dei suoi migliori allievi, Giovanni Francesco Anerio, leggenda
definitivamente “smontata” dagli studi di Franz Xaver Haberl
alla fine del XIX secolo. E neanche la Missa Aeterna Christi munera composta nel 1590, che però avrebbe anch’essa perfettamente
assolto un’eventuale missione “salvifica”.
Questa Messa viene prediletta dai cori per la sua semplicità
“classica”, la sua brevità, la sua chiara cantabilità. Si basa su tre
linee melodiche tratte dalla melodia che dà il titolo alla Messa,
ricavata dall’inno per il Mattutino degli Apostoli ed Evangelisti;
la quarta linea dei versetti contiene una ripetizione della melodia
della prima riga. Palestrina impiega questi temi, di volta in volta,
in apertura delle sezioni Kyrie-Christe-Kyrie, facendoli passare
di voce in voce, trasformandoli ed elaborandoli. Nel Gloria e nel
Credo li utilizza in un modo meno complicato, alludendo ad essi
specialmente nella voce superiore. Nei movimenti successivi, egli
elabora le sue variazioni con grande delicatezza nello stile più
sereno possibile.
I presunti pericoli corsi dalla musica polifonica in seno alla
Chiesa cattolica, dovuti, a ben vedere, a un eccesso di “professionalizzazione” della pratica del canto corale, in seno alla Chiesa
luterana non li corse mai, perché in terra di Germania prese
immediatamente piede la forma musicale del corale. Basati su
una melodia piuttosto semplice, i corali sono abbastanza facili da
cantare per tutta l’assemblea dei fedeli, in quanto le parti sono
per lo più condotte in forma omoritmica. Generalmente hanno
le strofe in rima e la melodia si ripete identica in ogni strofa. La
musica di alcuni corali fu scritta dallo stesso Martin Lutero; molte
altre melodie derivano dal canto gregoriano, a volte con piccole
modifiche, o adattamenti alle nuove parole in tedesco. Prassi
usuale era armonizzare le melodie per più voci o aggiungere un
accompagnamento strumentale, seguita regolarmente in tutte le
sue Kirchemusiken, Cantate, Passioni e via dicendo, da Johann
Sebastian Bach.
Esempi significativi possono essere il Corale Der Leib zwar in der
Erden tratto dalla Cantata Komm, du süße Todesstunde BWV 161,
composta a Weimar nel 1716, per la Dominica XVI post Trinitatis,
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oppure il bellissimo Corale Christe, du Lamm Gottes, con le voci
accompagnate da una coppia di oboi, violini e una viola, tratto
dalla Cantata Du wahrer Gott und Davids Sons BWV 23, iniziata
a Köthen nel 1717 e terminata a Lipsia nel 1723, oppure ancora
il Corale Jesu, meine Freude tratto dal Mottetto funebre BWV
227, composto nel 1723 in memoria della moglie del rettore della
Nikolaischule di Lipsia, opera che si avvale del testo del Corale di
Johann Franck (1650) e di una magnifica melodia di Johannes
Crüger, oppure, infine, il Corale Jesus bleibet meine Freude tratto dalla Cantata Herz und Mund und Tat und Leben BWV 147,
composta a Lipsia sempre nel 1723 per la festa della Visitazione
di Maria.
Un’altra prassi molto diffusa era quella di anteporre al corale un
preludio, un brano generalmente per organo, a mo’ di introduzione, prassi qui testimoniata dai Choralvorspiele Ach Herr, mich
armen Sünder di Johann Pachelbel, l’organista di Norimberga
molto amico della famiglia Bach, e Jesu, meine Freude BWV 610
dello stesso Bach. Un Choralvorspiel generalmente include la
melodia del corale, che a volte utilizza come tema di un piccolo
gruppo di variazioni, spesso trattando il tema stesso come una
sorta di cantus firmus al quale si aggiungono man mano altre
linee di contrappunto.
Dalla grande coralità bachiana rimase folgorato Felix MendelssohnBartholdy, al quale – è risaputo – spetta il merito di aver riesumato la musica di Johann Sebastian Bach, caduta in oblio da
decenni, dirigendo la Passione secondo Matteo nel 1829. Oltre
a due grandi oratori biblici, Mendelssohn compose una serie di
composizioni sacre per coro a cappella o accompagnato dall’organo, molte delle quali sono ancora piuttosto popolari. Tra esse
figurano i Drei Motetten op. 69 composti nel 1847 in Svizzera,
nel pieno della pace di Thun e Interlaken, dove l’autore si era
rifugiato per riaversi dallo shock della morte dell’adorata sorella
Fanny, pochi mesi prima della propria morte. Il primo di essi è la
traduzione tedesca del Nunc dimittis.
Ateo, incline a un agnosticismo gioioso, Ralph Vaughan Williams
non fu mai un cristiano praticante. Da buon teista deluso, nutrì
sempre un profondo senso del passato, sia delle tradizioni della
chiesa inglese, sia della canzone popolare. Fu un appassionato
raccoglitore di canti popolari (già prima del 1910 ne aveva raccolti
circa ottocento). Molti li inventò lui stesso. Come direttore, al pari
di Mendelssohn, fece un gran lavoro per far conoscere la musica
di Bach agli inglesi dirigendo una serie di esecuzioni memorabili
per le qualità drammatiche e spirituali.
Agli occhi di Vaughan Williams il choral singing racchiude uno
dei segreti essenziali della musica come forma d’arte: «Un mio
amico diceva che il canto corale non è un’arte ma un gioco. Non
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può essere entrambe le cose? Il canto corale è una grande arte,
ma per diventare così deve assorbire alcune delle qualità di un
grande gioco, e sono proprio quelle caratteristiche che vanno a
fare un buon calciatore o un buon giocatore di cricket […]. Un
buon calciatore necessita di immergersi nel tutto, per coordinarsi
con attenzione con il suo omologo, per desiderare non la gloria
personale, ma il successo del tutto. Così è con un buon corista.
Queste qualità, è vero, si riferiscono più all’artigiano che all’artista, ma se il mestiere senza l’arte è morto, l’arte senza mestiere
è impotente». Un assist arguto per gustare con il giusto spirito le
delizie proposte dal programma.
Angelo Chiarle
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Fondata da Sandro Cotti nel 1985 come scuola di canto corale,
la Corale Civica Musicainsieme della Città di Chieri ha
tenuto numerosi concerti collaborando con solisti, orchestre e
gruppi strumentali, presentando un vasto repertorio che spazia
dal Cinquecento a tutto il Novecento.
La formazione del Coro si evolve di anno in anno e le varie sezioni, soprani, contralti, tenori e bassi, si compongono di conseguenza. È ospite e promotrice di importanti manifestazioni culturali e
ha sede nell’ex convento dei Salvatoriani, presso la chiesa di San
Filippo a Chieri.
L’Ensemble Strumentale Orchestrabile è una formazione nata
dalla ventennale esperienza della Scuola di musica “Musiqueros”
di Andezeno, fondata dalla violinista Erica Bruno.
Il progetto raccoglie gli studenti più dotati della scuola e li affianca a musicisti professionisti, creando un gruppo dove esperienza
ed entusiasmo si intrecciano nella volontà di conseguire un risultato artistico che sia allo stesso tempo causa ed effetto di una
crescita collettiva.
Da anni la formazione è attiva sul territorio e presenta al pubblico, in concerto e all’interno di progetti di natura artistica o didattica, un repertorio vasto e variegato. A pieni ranghi Orchestrabile
conta più di una trentina di giovani elementi che partecipano
all’iniziativa con serietà ed entusiasmo interpretandone lo spirito
nel modo più autentico.
Nato nel 1985, Andrea Damiano Cotti è diplomato in direzione di coro e in composizione con il massimo dei voti presso il
Conservatorio di Torino. Nel 2014 ha inoltre conseguito la laurea
in lettere con lode presentando una tesi di carattere musicologico. In qualità di compositore nel 2013 ha vinto numerosi concorsi
nazionali e internazionali, tra cui il Concorso “Benedetto XVI”, il
3º Concorso internazionale di composizione RDS di Conegliano, il
Concorso di composizione Claxica e il Premio “Bruno Bettinelli”.
È inoltre attivo come direttore sia in ambito vocale, grazie alla
collaborazione con la Corale Civica Musicainsieme, sia in ambito
strumentale grazie all’Orchestra giovanile Orchestrabile di cui è
promotore e direttore artistico.
Attualmente prosegue i suoi studi presso l’Accademia Nazionale
di Santa Cecilia di Roma sotto la guida di Ivan Fedele. È vincitore
della borsa di studio della De Sono Associazione per la Musica
per l’anno 2014. Le sue composizioni sono pubblicate dalle case
editrici Sillabe e Sinfonica.
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