il campanaccio 2015: impressioni degli ospiti

IL CAMPANACCIO 2015 : LE IMPRESSIONI DEGLI OSPITI
SFILATA FINALE
ANTONIO INFANTINO
FRANCO ARMINIO E ALFONSO GUIDA
Il Campanaccio di San Mauro Forte si è confermato anche quest’anno evento di straordinaria attrazione turistica e culturale.
Centinaia i partecipanti al percorso delle cantine, una moltitudine di persone alla sfilata dei liberi suonatori, insufficiente il salone di Palazzo Arcieri a contenere i
partecipanti alle iniziative culturali, la piazza gremita per Agostino Gerardi, affollati gli stand gastronomici, apprezzato il lavoro pittorico di Umberto Pierro che
ha dato vita al manifesto divulgativo della manifestazione. I veri protagonisti, però, ancora una volta, sono stati i liberi suonatori di campanacci, accanto ai tanti
ospiti di prestigio di cui abbiamo raccolto le impressioni.
FRANCO ARMINIO (paesologo e poeta)
Per me, fino a pochi giorni fa, San Mauro Forte era il paese del poeta Alfonso Guida, adesso è il paese di Alfonso e del Campanaccio.
Da anni giro per l’Italia, raramente mi è capitato di emozionarmi così tanto.
Rispetto alle feste con il cantante, i fuochi, l’illuminazione questa è veramente un’altra cosa. Una festa arcaica ma anche post-moderna, corale, ben fatta, vera, che fa onore alla
Lucania. San Mauro è uno dei punti della Lucania e del sud che ha una intensità che altrove non c’è.
L’Italia era la terra delle differenze, ora non lo è più. A San Mauro ancora si percepisce una differenza, San Mauro è ancora un luogo diverso dagli altri.
Bisogna aver cura e custodire questa differenza.
Fate di questo borgo un luogo di accoglienza superando qualche carenza, come la mancanza di un albergo, poichè, Campanaccio a parte, San Mauro ha tutte le caratteristiche per
essere un luogo, che io chiamo, di “turismo della clemenza”, della bellezza, del silenzio, della luce, del buio.
Durante la mia permanenza sono stato colpito dalla generosità delle persone e dalle due conferenze molto affollate, anche questo un fatto inusuale per un piccolo paese.
Incontri veri, partecipati, non mi sono mai sentito solo, veramente un abbraccio corale agli amministratori, ai giovani della Pro Loco e a tutti i cittadini.
Ci sono veramente tutti i motivi per essere orgogliosi. Dal prossimo anno il Campanaccio sarà per me un appuntamento fisso.
ALFONSO GUIDA (poeta)
Negli anni passati credo di aver spiato un po’ il Campanaccio alla maniera in cui Flaubert spiava la vita da dietro i vetri di una finestra, quest’anno non è stato così.
Mi è parso un Campanaccio riscoperto, nonostante le intemperie suscitate anche per certe mie dichiarazioni istintive e non solo, un campanaccio riuscitissimo perché mi sembra che
ci siamo riavvicinati alle radici, alle origini. Il programma, è vero, era esiguo, ma succulento, un programma di poca forma, ma di sostanza.
Devo ringraziare Franco Arminio, devo abbracciare Mimì Deufemia.
Franco è venuto all’Eremo, cioè dove io abito, e ha scritto un post affermando che sono stati per lui giorni indimenticabili.
Una festa organizzata perbene, con pochi mezzi, credo anche con pochi fondi, perfettamente riuscita, tanto da rendere allegro una persona come me che ha spesso a che fare con
drammi esistenziali notevoli e che spesso vive in solitudine.
FRANCESCA CATARCI (Regista Rai della trasmissione Geo)
Sono arrivata in anticipo perché amo molto, leopardianamente, le vigilie. Credo che di una festa la cosa più bella è la preparazione, il modo come essa si costruisce.
La cosa che più mi ha colpito del vostro Campanaccio è che esistono delle regole, esiste una tradizione, tuttavia, c’è anche tanta libertà di trasgredire.
Intendo, per esempio, il modo in cui sono vestiti e come si formano i gruppi di scampanatori. Bello il rapporto tra uomini e donne, tra giovani e anziani.
Uno scambio che ormai nella nostra società è così raro, ogni età ha il suo ambito e non c’è più relazione, incrocio, incontro.
I vecchi stanno da soli, i giovani stanno da soli senza una corrente di informazione e di memoria.
Altro aspetto non meno importante, il ritorno di tanti vostri compaesani che vivono fuori.
Parlando con alcuni di essi ho avvertito in loro una grande nostalgia per un tempo in cui si poteva vivere qui, non transitare, non venire per le feste e poi andar via.
Ho detto loro di essere fiduciosi perché prima o poi si tornerà a quello che Franco Arminio chiama l’umanesimo delle montagne e dell’accoglienza.
Tutta la Lucania è un luogo che accoglie e non un luogo che respinge, a San Mauro ho avvertito, però, una particolarità, una curiosità, nessuna diffidenza.
Con una telecamera ho girato per le vie del paese, avvertendo generosità, apertura, disponibilità e, devo dire, anche una bella organizzazione.
Sono grata a tutti i sammauresi, penso che stiate lavorando bene.
Sono venuta per fare un sopralluogo, mi auguro che questo sopralluogo possa trasformarsi in qualcosa di più.
ANTONIO INFANTINO (musicista e poeta leader storico dei Tarantolati di Tricarico)
Fino all’altra sera San Mauro Forte era soltanto il paese dove mia madre, maestra elementare, aveva insegnato qualche mese nel 1939.
Dopo l’incontro di domenica è divenuto il luogo dove mi auguro di poter sperimentare forme nuove di ricerca musicale.
Lavoro che va fatto partendo dal concreto, valorizzando quanto di straordinario si possiede.
A tale riguardo la campana è lo strumento che più di altri si lega al mondo arcaico e alla civiltà contadina.
Con il suo suono indeterminato, va oltre quello che uno strumento classico o elettronico può produrre.
Un suono che rende i suonatori liberi, perché il suono stesso è libero e di conseguenza produce un effetto liberatorio e di purificazione nel corpo e nella mente umana.
I suonatori girano liberamente, rompendo gli schemi, le regole, senza alcun vincolo, come gli atomi nella materia e le stelle nel cielo.
Il contrario esatto degli obblighi e dei formalismi della vita di tutti i giorni.
L’insieme dei suoni, il paese che fa da cassarmonica, il paesaggio incontaminato, la gente per le stradine del centro storico, creano una vera e propria opera d’arte, un quadro
d’autore. Ho parlato liberamente e spontaneamente.
E quando si parla in questo modo i cuori si aprono, rovesciando il rapporto tra chi parla e chi ascolta.
Anziché essere stato io a dare è stato il pubblico a darmi solidarietà e forza di continuare.
Bravissima Daniela con l’arpa di Viggiano quasi a sottolineare la continuità dei discorsi pitagorici che leggono il suono e la ricerca degli armonici.
Disponibilità a rivederci ogni qual volta lo vorrete.
AGOSTINO GERARDI (cantante)
Una festa bellissima e una accoglienza calorosa. Ne avevo sentito parlare.
La piazza ideale per il concerto di musica etnico-popolare lucana che porto in giro per il mondo. Continuate così.
DANIELA IPPOLITO (Arpista)
Cos'è il rito delle Campane se non l'immutabile che si rinnova? Cos'è un'arpa se non l'essenziale, semplice vibrazione di una o di tante corde ? Cos' è un canto? Cosa sono le parole?
Le parole, perderle è semplice. Ho finalmente una certezza: i riti, la musica,i versi non sono altro che il prepotente imporsi della verità.
La verità è naturale, sustanzia tutto. In fondo, le espressioni umane sono soltanto il mezzo con il quale gli uomini cercano di lasciarsi andare al ritmo della natura che è quanto di più
vero esista. Sono state giornate di festa e profonda riflessione.
Grazie al maestro Antonio Infantino ho capito il motivo per il quale non potrei mai rinunciare a cantare e suonare : non si può rinunciare alla verità.
MICHELE CANNISTRARO E MICHELE GUIDA (Dalla trasmissione televisiva MASTERCHEF di SKYUNO)
San Mauro Forte, paese piccolo, calore umano grande.
In Piazza Caduti uno show cooking impeccabile con prodotti del posto di prima qualità e, poi, un panorama da mozzafiato.
Ho smarrito lo smartphone……e me lo hanno ridato.