XI I talenti e la forza delle donne - Il Pungolo - FIBA

A____________A
Newsletter
25 Novembre 2014
I Talenti e la Forza delle DONNE
In Banca d’Italia, al 31.12.2013, su
una compagine di 7.027 unità il
35,7% sono donne, ma occupano
solo il 24,1% della dirigenza. Solo
2 Dipartimenti sono affidati a
donne (Informatica e Circolazione
monetaria). Su 37 Servizi abbiamo
solo 2 Capo Servizio e 9 Vice Capo
Servizio. Nella rete territoriale di
58 Filiali solo 14 sono affidate a
Direttrici e 8 sono le Vice Direttrici. (fonte: Relazione sulla gestione 2014)
La strada per la parità
è ancora lunga
Non è vero che la crisi economica
che ha coinvolto i Paesi occidentali è trasversale e colpisce tutti indistintamente: c’è qualcuno che
paga di più.
Donne, giovani, anziani,
malati e disabili.
Sono le fasce socialmente ed economicamente più deboli, le meno
rappresentate, quelle che fungono
da ammortizzatori sociali in sosti-
tuzione di uno Stato che si ritira e
che non sa tutelare i presidi di
democrazia a fronte di una finanza sempre più arrogante e spregiudicata.
La crisi economica ha acuito la
sperequazione sociale, di genere e
generazionale. Ha rallentato il fenomeno di emancipazione della
donna verso la rappresentanza
democratica paritetica e partecipata. Tagli indistinti e deregolamentazioni hanno cooptato le
donne in una pericolosa surrogazione, aggravando gli effetti della
maldistribuzione dei carichi familiari.
Giovani donne istruite, capaci, determinate, continuano a subire le
umiliazioni di forme contrattuali
meno tutelate e meno retribuite,
licenziamenti in bianco, percorsi
di carriera blindati e, spesso, discriminazioni
che
arrivano
all’harassment.
Donne di mezza età, lavoratrici,
madri, spesso nonne, ancora figlie, devono sobbarcarsi l’onere di
cura materiale e spesso economica, per 3 generazioni. Una sorta di
donne sandwich compresse in
mille ruoli da scontare e giustificare.
La riforma pensionistica degli ultimi anni pagata dalle donne, senza offrir loro un ampliamento dei
servizi sociali di supporto.
L’analisi
del
fenomeno
e
l’individuazione di migliori prassi
da importare nel welfare aziendale.
Volevamo
parlarne
insieme,
discuterne in modo trasversale
con chiunque fosse interessato ad
approfondire questi temi, con
chiunque desiderasse una società
migliore, inclusiva, più equa e
rappresentativa. Ciò non è stato
possibile. Per motivi logistici, per
motivi di opportunità politica, per
motivi di difesa di campanile, o
semplicemente per non disturbare
qualche campanaro. Peccato!
Il Pungolo 25 Novembre 2014
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I Talenti e la Forza delle Donne
La Segreteria
Una Società
Una Società inclusiva, una
Società possibile
Il Coordinamento Femminile
inclusiva, una
Società possibile
Giovani Donne
Il Coordinamento Femminile
Tutt* contro Tutt*
La Redazione
Crisi: Parola di Genere Femminile?
La Segreteria
Prostituzione
Il Coordinamento Femminile
Organismi di Parità
G.Ravitti e S.Cicin
Luciana d’Ambrosio Marri
Intervista
Il Mentoring Sindacale
La Segreteria
Questioni di Clima…
Diversità in BdI
Non c’è fango che tenga
Servizio Counceling FIBA
Il Coordinamento Femminile
La diseguaglianza tra generi esiste. È
un dato di fatto con cui quotidianamente ci confrontiamo. Ciò non significa che sia una verità ineluttabile e la
nostra azione è mirata nel predicare e
praticare una cultura di genere permeante tutti gli aspetti della nostra
vita. Non solo rivendicazioni di diritti,
ma equa ripartizione dei doveri. Non
solo riconoscimento in ambito pubblico
istituzionale,
chiedendo
l’applicazione dei principi costituzionalmente sanciti, bensì opera di tutela e salvaguardia nel campo del lavoro, per il tramite della difesa delle libertà sindacali e dei diritti del lavoratore, ma, soprattutto, correzione dei
meccanismi ove il pregiudizio si annida e si alimenta in ambito familiare.
Sono noti casi di donne impegnate,
femministe evolute, coscienze illuminate che poi scivolano nell’educazione
della prole, nel rapporto col partner o
nella cura familiare. È certamente più
difficile stanare e correggere i meccanismi sedimentati da generazioni di
donne angeli del focolare, dove la forza dei sentimenti sembra far prevalere la visione vittimistica della donna
immolata al sacrificio.
Parliamo di Famiglia
La Segreteria
Maria Luisa di Borbone
N.Verdile
Parola di Frankie
La cultura occidentale, la religione e
l’etica comune non sono di supporto.
Siamo cresciute all’ombra della misoginia clericale, filosofica e politica. I
principi democratici, considerati universali e partecipativi, che fondano la
nostra società sono minati in nuce da
un patriarcato della tradizione che
determina un vulnus applicativo.
La lunga strada per una parità effettiva nasce come una ribellione alla giustificazione della inferiorità biologica
delle donne di matrice greca, per poi
passare, con la rivoluzione francese,
alle istanze di riconoscimento dello
status di cittadina e, con la rivoluzione industriale, a rivendicazioni salariali, civili e sindacali, nonché, con
l’affermarsi del liberalismo, a partecipazione alla vita politica. Anche le
teorie socialiste, nei suoi estremi del
fascismo e comunismo, dapprima sostengono le istanze paritarie delle
donne, raffigurando la donna nuova,
portatrice di forze ed energie costruttive, ma, poi, entrambe la tradiscono,
nel
revanscismo
fascista
per
l’affermarsi della donna fattrice di
braccia per la Patria, nelle lotte comuniste per il timore maturato negli
ambienti politici di sleale concorrenza
nel mondo del lavoro.
Le rivendicazioni del riconoscimento
dei diritti per una parità egalitaria,
nel dopoguerra, si trasformano in un
ripensamento generale della società
in chiave dialettica dapprima tra sessi, poi in termine di genere. Letture
critiche e linguaggi politicamente corretti degli ultimi anni possono, però,
solo scalfire la superficie concettuale
senza intaccare l’impianto archetipo
sociale, perché il costrutto androcentrico risulta talmente sedimentato da
non esserne minimamente intaccato.
La decostruzione femminista tende a
svelare la dicotomia tra sfera politica
e sfera domestica. Queste affermazioni concettuali segnalano che la filosofia politica risulta costruita su fondamenti logici da cui le donne sono
strutturalmente assenti e escluse.
Quando la filosofia ripensa la politica
questo fondamento concettuale rimane sintomaticamente identico.
L’androreferenzialità ha prodotto una
società pensata al maschile.
Ritmi di lavoro, rappresentanze politiche e istituzionali, educazione
all’immagine e gestione dei media,
distribuzione dei carichi domestici e
attività di cura, percorsi di carriera,
tipologie di mestieri, piani di investimento pubblici, modelli educativi,
linguaggio, strumenti e programmi
didattici, architetture degli spazi,
strutture e servizi offerti alla cittadinanza, finanche la sperimentazione in
campo medico, la segnaletica stradale
Il Pungolo 25 Novembre 2014
e le intitolazioni toponomastiche: tutto intorno a noi è declinato al maschile e le donne ne sono talmente permeate da non riconoscerne le differenze.
Il modello androcentrico è sessista e
razzista perché si pretende universale, in quanto discrimina ogni differenza culturale, etnica e sociale.
Il passaggio concettuale tra uomo ed
umanità richiede una riappropriazione di identità sopita.
I tempi crediamo siano maturi
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valori equi e naturali, visto il collasso
del modello finora adottato? La questione è ancora irrisolta. La rivoluzione possibile che nessuno vuole abbracciare. Ed allora non stupiamoci
se ogni 3 giorni una donna viene sopraffatta da tutti noi, testimoni silenti
ed ignavi.
Giovani donne
Il Coordinamento Femminile
Il discorso che Emma Watson (sì,
proprio lei, la giovene attrice britannica che ha portato sugli schermi
Hermione nella saga di Harry Potter)
ha tenuto lo scorso 20 settembre davanti
all’Assemblea
Generale
dell’ONU, è forse il più bell’estratto
del pensiero femminista degli ultimi
anni. Femminismo come cambio di
visione sociale, inclusione in sostituzione ad antagonismo. E questo fa
ben sperare per le generazioni future
rispetto a giovani donne che pubblicano selfie anti femministi, senza
rendersi conto di essere piccoli ingranaggi di grandi manovre, o
dell’autorevole Times che ai suoi lettori, nel sondaggio tra le parole più
insopportabili, più abusate, che si
vorrebbero bandire dall’uso comune,
inserisce FEMMINISMO, giustificando l’uso improprio ed abuso ad opera
di personaggi dello spettacolo banalizzandolo a fenomeno pop (Rihanna,
M.Cyrus, Charli XCX, Beyoncé, Madonna, Taylor Swift, etc). Vi invito a
leggere quanto afferma la neo eletta
ambasciatrice di UnWomen e riflettere quanto sarebbe semplice abbattere
le barriere erette nel corso della storia, di come sia logico dare pari opportunità di esistenza a tutti, nel rispetto delle proprie peculiarità. Se
persino in Banca d'Italia abbiamo inserito la diversità come valore da perseguire insieme. Perché invece la rivalità uomo/donna condiziona il nostro agire ed il nostro pensare? Quale
ira ancestrale muove la mano di un
uomo che si sente minacciato
dall’affermazione paritaria della propria compagna di vita? Perché abbarbicarsi alle poltrone e non condividerle per crescere insieme e magari disegnare una nuova società fondata su
“Sono stata eletta ambasciatrice per
UnWomen 6 mesi fa, e più parlo di
femminismo e più mi rendo conto che
troppo spesso l'impegno per i diritti
delle donne viene inteso come sinonimo di "odiare gli uomini". E, se c'è
una cosa che so con certezza, è che
questo deve finire. Per la cronaca,
per definizione il femminismo è il
concetto che uomini e donne debbano
avere pari diritti e pari opportunità.
E' la teoria dell'uguaglianza politica,
economica e sociale dei sessi. Ho cominciato a diffidare delle supposizioni basate sul genere molto tempo
fa. …. Ma le mie esperienze più recenti dimostrano che femminismo è
diventata una parola impopolare. Le
donne si rifiutano di identificarsi
come femministe. A quanto pare, io
sono nel novero di quelle donne le cui
parole sono percepite come troppo
forti, troppo aggressive, isolanti e
anti-uomini, persino non attraenti.
Ma perché femminismo è diventata
una parola tanto scomoda? Provengo dalla Gran Bretagna e penso che
sia giusto che io sia pagata tanto
quanto i miei colleghi maschi; penso
giusto poter prendere decisioni riguardo al mio corpo; penso giusto
che delle donne mi rappresentino politicamente per quelle decisioni che
influenzeranno la mia vita; penso
giusto che mi sia garantito lo stesso
rispetto sociale che è garantito agli
uomini. Ma, sfortunatamente, posso
dire che non c'è neanche una nazione
al mondo in cui le donne possono
aspettarsi di vedersi riconosciuti
questi diritti. Nessuna nazione al
mondo può dire di aver raggiunto la
parità dei sessi. E considero questi
diritti come diritti umani.
Ma io sono una di quelle fortunate.
La mia vita è un vero e proprio privilegio perché i miei genitori non mi
hanno voluto meno bene perché sono
nata femmina; la mia scuola non mi
ha limitata perché ero una ragazza; i
miei mentori non hanno supposto
che dovessi limitarmi perché un
giorno avrei potuto avere un figlio.
…..Come si può influire sul cambiamento nel mondo se solo la metà di
esso partecipa alla discussione?
Uomini. Colgo quest'occasione per
rivolgervi un invito formale.
La parità di genere è anche un problema vostro. Perché finora vedo il
ruolo paterno poco importante nel
rapporto con i bambini, nonostante
da piccola avessi bisogno della presenza di mio padre come di quella di
mia madre. Ho visto ragazzi soffrire
disagi mentali, incapaci di chiedere
aiuto per paura di apparire meno
virili, o meno uomini. Nel Regno Unito la prima causa di morte degli uomini tra i 20 e i 49 anni è il suicidio,
che supera incidenti stradali, cancro
e malattie cardiache. Ho visto uomini resi fragili ed insicuri dalla percezione distorta di cosa sia il successo
maschile.
Neanche gli uomini beneficiano dei
diritti della parità di genere. Non
parliamo spesso di come anche gli
uomini siano imprigionati dagli stereotipi di genere, ma vedo bene che
lo sono. E, quando ne saranno liberati, come conseguenza naturale le cose
cambieranno anche per le donne.
Se per essere accettati gli uomini non
dovranno mostrarsi aggressivi, le
donne non si sentiranno in dovere di
essere sottomesse. Se agli uomini non
sarà richiesto di controllare, le donne
non dovranno essere controllate. Sia
gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli
uomini che le donne devono sentirsi
liberi di essere forti. E' ora di concepire il genere su uno spettro, e non
come due serie di valori opposti. Se
smettiamo di definirci l'un l'altro in
base a cosa non siamo, e cominciamo
a definire noi stessi in base a chi
siamo, possiamo essere tutti più liberi. Ed è di questo che si occupa
#HeForShe. Di libertà. Chiedo che gli
uomini si assumano questo impegno,
perché le loro sorelle, madri e figlie
possano essere libere dai pregiudizi,
Il Pungolo 25 Novembre 2014
ma anche perché ai loro figli sia concesso di essere vulnerabili e umani.
Rivendicando per loro quei lati che
hanno trascurato, permettiamo loro
di esprimere una versione più vera e
più completa di sé stessi.……. Perché
la realtà è che, se non facciamo niente, ci vorranno 75 anni, o che io compia quasi 100 anni, prima che le
donne si possano aspettare di essere
pagate quanto gli uomini per fare lo
stesso lavoro. Nei prossimi anni milioni di ragazze si sposeranno ancora
bambine. E, con questi ritmi, tutte le
ragazze della campagna africana
non potranno ricevere un'istruzione
secondaria prima del 2086.
Se credete nella parità, potreste essere uno di quei femministi involontari
di cui ho parlato prima e, se è così,
mi complimento con voi. E' difficile
trovare una parola che ci unisca, ma
la buona notizia è che abbiamo un
movimento che ci unisce.
Vi invito a farvi avanti, a farvi vedere e a chiedervi: se non io, chi? se non
ora, quando?
Vi ringrazio tantissimo”
Emma Watson, discorso all'Assemblea Generale Onu, 20 settembre
2014
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Ebbene, fatevi dire da una vecchia Befana, anche idealista e sognatrice (terribili connotati!), che il mondo cesserà di esistere quando l’indifferenza e
l’individualismo governerà i nostri
cuori.
Finché non cesseremo il dualismo tra
ego e altro, finché non smetteremo
queste sterili guerre tra colleghi, tra
pre e post 92, tra dipartimenti, tra AC
e Filiali, tra 8 sigle su 7000 dipendenti, che poi si traducono nei macro
conflitti tra sessi, generazioni, popoli,
culture, razze, religioni, resteremo
fango: rispettando gli altri, rispettiamo noi stessi.
Per questo credo nella necessità di un
cambio di marcia, nell’affermazione
di una cultura di genere inclusiva,
egalitaria e rispettosa delle differenze,
premiante dei valori peculiari di
ognuno, valorizzante i talenti e meritocratica, maggiormente democratica
perché fondata sulla dialettica e sul
confronto, non sull’adesione passiva
alla maggioranza.
Crisi parola di
genere femminile?
La Segreteria
Tutt*controTutt*
La Redazione
Siamo in tempi di recessione, economica, ma, soprattutto, culturale. Siamo in tempi di rapido trasformismo,
dove non si pensa alla funzione, solo
alla rottamazione. Questo vorticoso
apparire, fa spesso dire proprio alle
donne che il femminismo è morto,
inutile, ricordo vintage di qualche
vecchia befana, magari zitella. Stessa
logica sulla rappresentanza sindacale,
istituzione superflua, organismo desueto, reminiscenza preistorica di
contrattazioni oramai superate dalla
logica del precariato, indebolito proprio dall’assenza di condivisione della
visione comune.
Non è vero che la crisi economica che
ha coinvolto i Paesi occidentali è trasversale e colpisce tutti indistintamente: c’è qualcuno che paga di più.
Sono le fasce socialmente ed economicamente più deboli, le meno rappresentate, quelle che fungono da
ammortizzatori sociali in sostituzione
di uno Stato che si ritira e che non sa
tutelare i presidi di democrazia a
fronte di una finanza sempre più arrogante e spregiudicata. Donne, giovani, anziani, malati e disabili.
Abbiamo visto il Premier, al pari di
tante persone dello spettacolo e della
politica, questa estate farsi la doccia
gelata per la sottoscrizione di fondi
per la ricerca scientifica contro la SLA
(IceBucketChallenge). Ma la doccia
gelata il Governo l’ha fatta alla Nazione riducendo di oltre un terzo il fondo
per la non autosufficienza e
l’assistenza domiciliare, già tra i più
bassi d’Europa. L’efficienza allocativa
delle risorse in alcuni casi determina
iniquità non solo anticostituzionali
(l’art. 32 Cost. recita: “La Repubblica
tutela la salute come fondamentale
diritto dell'individuo e interesse della
collettività, e garantisce cure gratuite
agli indigenti”) e sociali, perché, spesso, il fondo è l'unico sostegno per migliaia di malati affetti da gravi disabilità e per i loro familiari (spesso costretti a rinunciare al lavoro per assistere i loro cari o a ricorrere a un aiuto esterno economicamente gravoso,
talvolta insostenibile), ma, soprattutto, per l’effetto moltiplicatore della
spesa che produce: ridurre drasticamente tali sostegni, già insufficienti,
vuol dire condannare i malati a vivere
negli istituti o nei reparti di rianimazione degli ospedali con un notevole
aggravio dei costi per lo Stato e della
spesa pubblica che si voleva contrarre.
Il mercato del lavoro reso una jungla
da improvvisazioni, deregolamentazioni, decreti lampo e tagli selvaggi,
assenza di investimenti, globalizzazione al ribasso, sta scontando, da
anni, la pochezza e la miopia
dell’azione politica dei vari Governi
che si sono succeduti. Il risultato è un
salto oramai di due generazioni in ingresso
all’attività
lavorativa,
l’impossibile ricollocazione delle risorse umane espulse dalla produzione
per effetto di tagli infondati o provvedimenti improvvidi, indeterminatezza
del futuro del Paese, insoddisfazione
e demoralizzazione, fuga di cervelli e
di talenti fuori la madrepatria: un
esercito di forza lavoro ancora utile,
inutilizzata e non operosa per la crescita del Paese.
Questa incertezza e precarietà dei
giovani nel lavoro diviene lacciolo anche
nella
sfera
privata:
l’indeterminatezza
dell’autonomia
economica non permette di uscire
dalla casa natale e formare un nuovo
nucleo, generare figli, vivere le giuste
ambizioni e progettualità. Natalità e
fecondità in Italia tengono solo aggregando i dati in ingresso delle migranti (oltre un quinto delle nascite).
Instabilità economica, insicurezza per
il futuro e strutture insufficienti, costringono molte coppie a rinviare la
decisione di avere un figlio. Meccanismi opposti convergono sull’innalzamento dell’età riproduttiva: le donne che hanno un lavoro aspettano per
non bruciare la carriera avviata, quelle che non lo hanno aspettano tempi
migliori. Ed intanto questo è un Paese
che invecchia male: bassi livelli di fecondità rendono l'Italia uno dei paesi
più vecchi al mondo (secondo le pre-
Il Pungolo 25 Novembre 2014
visioni, nel 2050 ci saranno 263 anziani ogni 100 giovani), livelli alti di
disoccupazione ed inoccupazione giovanile non rendono possibile un criterio di sostituzione nell’attività produttiva.
Gli anziani subiscono tagli, blocchi e
tassazioni senza poter mettere in atto
alcuna misura di compensazione. Risparmi oramai erosi da anni di stagnazione hanno permesso una sopravvivenza di facciata, crescita esponenziale dei prezzi di beni e servizi,
tagli su servizi, particolarmente sulla
salute pubblica, hanno esposto la terza età ad un costante depauperamento del suo reddito.
Sono anche gli anziani ad ingrossare
le fila dei nuovi poveri con tagli sulla
spesa alimentare, sui farmaci esclusi
dalle fasce di sopravvivenza, sulle visite mediche specialistiche. Una parte
della popolazione invisibile agli occhi
della politica, ma utile per il prelievo
fiscale, additata come fortunata perché, dopo una vita di lavoro, ha avuto
diritto alla restituzione delle somme
accantonate per la pensione, cui noi,
probabilmente, non accederemo, sicuramente non con le stesse forme e
tutele.
Ci sono poi le donne. In questa bolgia
infernale, ancora impegnate nella lotta al riconoscimento del diritto
all’equiparazione ed all’autodeterminazione.
All’art. 3, tra i principi fondamentali
della carta costituzionale leggiamo:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità
sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e
sociali. E` compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e
sociale del Paese”.
5
Ebbene, a distanza di 66 anni dalla
promulgazione, di questa pari dignità
sociale e giuridica è difficile trovare
traccia se ci guardiamo intorno e notiamo nel mondo del lavoro il differenziale salariale (gender wage gap),
la resilienza nella progressione delle
carriere (abbiamo dovuto imporre per
legge la rappresentanza femminile nei
CdA, L. 120/2011, c.d. Golfo Mosca),
la scarsa rappresentanza femminile
nelle cariche istituzionali (solo il governo Renzi ha proposto egual numero di ministri e ministre, ma assenza
di donne in tutte le cariche annesse e
connesse e, di fatto, la soppressione
del Ministero per le PO), fino alla piaga delle dimissioni in bianco o celate
forme di contratti di lavoro a tempo
indeterminato con contratti meno tutelati, che incidono maggiormente
sulle lavoratrici. Senza voler poi allargare lo sguardo al riconoscimento,
nell’ambito del diritto familiare, della
trasmissione del proprio cognome alla prole, della sperequata distribuzione dei carichi familiari, fino a giungere all’acme della violenza che, nel
femminicidio, rappresenta l’estremizzazione del pregiudizio e della
spersonalizzazione della donna quale
pertinenza maschile.
Assistiamo, invece, a donne sempre
più impegnate nell’oneroso compito
di sostituzione di uno Stato defilato,
incapace di offrire ai propri cittadini
strutture e servizi efficienti, orientato
ad obiettivi contabili di bilancio, prima ancora che di tutela dei propri cittadini. Il tramonto del welfare ha
comportato una contrazione degli investimenti nel sociale, cui le donne
sono state reclutate in una pericolosa
surrogazione. Finché la capacità reddituale lo ha permesso, si è fatto ricorso alla forza lavoro delle immigrate: domestiche, badanti e babysitter,
soprattutto dell’europa dell’est, sono
entrate nelle nostre famiglie. La scure
dei licenziamenti e l’aggravamento
del prelievo fiscale, negli ultimi anni,
ha fatto riprendere in casa tali attività, gravando soprattutto la donna dei
compiti di cura e di manutenzione
domestica.
La generazione di mezza età, madri,
talvolta nonne, ed ancora figlie, si
trova a fronteggiare, di fatto, il sostentamento diretto o indiretto di tre
generazioni.
Un impegno gravoso, trasparente,
non riconosciuto a livello sociale ed
economico che non riteniamo congruo con una società civile, occidentale, moderna che si dichiara democratica e paritetica.
Ed è per questo che affermiamo che la
crisi non è trasversale, c’è qualcuno
che paga per tutti!
Prostituzione
Il Coordinamento Femminile
La questione della prostituzione, definito quasi a lavarsi le coscienze "il
mestiere più antico del mondo", è
sempre legata all'indotto economico.
Ove cessasse la richiesta, crollerebbe
la domanda: se non ci fossero clienti,
chiuderebbero i postriboli e non ci sarebbero più schiave del sesso, consapevoli o meno (non credo poi la situazione delle nigeriane, albanesi o italiane agli angoli delle nostre strade
sia meno turpe!!!). La sopraffazione a
danno delle persone più deboli, donne e bambini, si combatte solo con la
cultura, ma la cultura per essere assimilata richiede l'aiuto di norme che
prevedano asprezza di pena. Naturalmente i controlli si accaniscono su
chi esercita la prostituzione, anello
debole dell'enorme traffico ignobile...Iniziamo a lavorare sui nostri uomini e reintroduciamo una sorta di
pubblico ludibrio, attestiamo il nostro
disprezzo verso chi compra un altro
essere umano. Insegnamo ai nostri
figli che è indegno solo pensare di
usare il sesso come merce di scambio.
Sotto un lampione o nelle confortevoli pareti di una villa,come scorciatoia
per incarichi o matrimoni prestigiosi.
Predichiamo con il nostro esempio
che l'amore risiede nel cuore e non in
mezzo alle gambe. Forse qualcosa
cambierà....
Il Pungolo 25 Novembre 2014
Organismi di
Parità
G.Rivitti e S.Cicin
Breve sintesi sugli Organismi di
parità verso l’incontro del prossimo 3 Dicembre a Roma, Sede
Parlamento Europeo
Le Consigliere di parità, nascono
dopo l'entrata in vigore della legge n.
125 del 1991 introducendo una figura
di presidio a garanzia della condizione della donna nel mercato del lavoro
e con il decreto n. 198 del 2000 viene
rivisitata la struttura della rete delle
consigliere, articolate in regionali,
provinciali e da una rappresentante
nazionale. La loro nomina avviene
con decreto del Ministro del Lavoro,
di concerto con il Ministro per le Pari
Opportunità e su designazione degli
organi individuati da regioni e da
province. L’imbarazzante assenza del
dicastero delle Pari Opportunità rende, forse, necessario un ripensamento
del meccanismo delle nomine, magari
sulla base di bandi qualificati.
Le Consigliere di parità possono agire
in giudizio nei casi di discriminazione, definire politiche attive del lavoro,
promuovere regole, esercitare un presidio nei confronti del territorio.
L’azione delle Consigliere si svolge sia
in ambito giudiziario, in quanto unico
soggetto abilitato dalla Legge ad agire
avverso fattispecie discriminatorie di
genere, sia collettive che individuali,
sia anche di promozione territoriale e
di vicinanza nei luoghi politici ove si
svolge l’attività lavorativa.
Le
consigliere
presiedono
l’importante ruolo di conciliazione tra
le esigenze aziendali e l’osservanza
dei diritti in materia di genere ed
hanno per legge la possibilità di convocare le aziende dettando termini
brevi e vincolanti per avere risultati
immediati, fino ad agire in giudizio.
Come spesso accade in Italia,
all’avanguardista capacità legislativa
non segue stessa abilità applicativa
delle norme emanate, così in materia
l’impossibilità di agire dal punto di
vista economico, spunta le armi e,
spesso, il malcostume politico nella
designazione delle cariche non per
merito e competenza, svuota il ruolo
di valore. Il costante taglio dei fondi
6
destinati alle questioni di genere,
l’eccesso di normazione che crea confusione istituzionale e sovrapposizioni, che non giovano alla causa.
Le Consulte femminili operano
come organismi paritari nelle regioni,
comuni e municipi rappresentando le
istanze delle donne nelle citate istituzioni, formulando proposte e promuovendo iniziative per attuare principi di parità. Esprimono, inoltre, pareri su programmazione e atti deliberativi che incidono sulle condizioni
femminili, tendono a promuovere la
presenza delle donne nella politica,
professioni e società ed è quindi composta da associazioni, partiti, organismi sindacali che si occupano di rappresentanza di genere e cultura paritaria aperta alla politica e al territorio
Gli Assessorati di parità o pari opportunità riguardano invece il monitoraggio sulle scelte operate per la
composizione delle Giunte regionali,
comunali e municipali
La L.134/2011 ha accorpato nei Comitati Unici di Garanzia per le
pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora
e contro le discriminazioni le
funzioni che erano attribuite ai Comitati Pari Opportunità e ai Comitati paritetici sul fenomeno del
mobbing, sorti per applicazione della
L.125/1991 dei Contratti Collettivi
Nazionali di Lavoro, al fine di fornire
uno strumento di contrasto specifico
per lavoratori/trici che subiscono discriminazioni sul posto di lavoro.
La legge del 2011 unifica l'interlocutore affidando al CUG anche le discriminazioni di genere, età, disabilità,
origine etnica, lingua, razza, orientamento sessuale, nonché la tutela rispetto al trattamento economico,
progressioni in carriera e sicurezza.
La funzione di vigilanza è svolta internamente all’azienda, ma i temi
trattati vengono portati all'attenzione
esterna in attività di diffusione culturale. La composizione è mista con dipendenti che rappresentano sia l'azienda che la rappresentanza sindacale, paritetica dal punto di vista del genere.
Il 16 Luglio scorso la FIBA CISL
Banca d'Italia ha ospitato, patrocinandone l’iniziativa dell’Accordo di
azione comune per la democrazia paritaria, il primo confronto tra
organismi di parità. Creare un forum
di confronto e di raccordo, trovando
un filo conduttore nelle attività
dell’universo delle rappresentanze.
La prima osservazione che sorge è la
necessità di ripristinare la figura istituzionale del Ministro delle Pari Opportunità. La composizione paritaria
dell’ultimo Governo non è esaustiva,
sia perché alle alte cariche non corrispondono eguali ripartizioni nella “filiera del comando” composta da segretari, sottosegretari, direttori generali, etc. sia perché ancora necessaria
la funzione di raccordo, di rappresentanza e di attenzione ad un nodo non
risolto nella società civile.
La successiva fase è un riordino delle
competenze ed attività tra i tanti (forse troppi) organismi di parità, individuando una omogeneità politica e di
intenti.
Il lavoro ancora da svolgere è notevole ed ha ampi margini di miglioramento da concertare tra tutte le parti
coinvolte.
Il dibattito è aperto ed il 3 dicembre
sarà una nuova occasione per tarare
piani di azione condivisi.
Noi ci saremo!
Luciana D’Ambrosio Marri
Sociologa, Psicologa del lavoro,
Formatrice ed Esperta in Gestione
dei processi formativi. Lavora nella
Selezione, Formazione, Diversity
Management, Sviluppo delle Persone
e Benessere Organizzativo iscritta
all’A.I.F.( Associazione Italiana Formatori) ed al F.I.C.(Federazione Italiana Coach).
Opera come sociologa del lavoro e
consulente nell’area gestione risorse
umane;
è cultrice della materia presso
l’Universita’ Europea di Roma;
è docente nel master di II livello
“Formatori ed esperti in Pari Opportunità” presso l’Università degli studi
Roma tre;
Il Pungolo 25 Novembre 2014
è docente nel master “Lavoro famiglia e leadership femminile” presso
l’Ateneo pontificio Regina Apostolorum;
è autrice di numerosi saggi e pubblicazioni nelle tematiche del HR.
Luciana
d’Ambrosio Marri
una Esperta in
Azienda
Il Coordinamento Femminile
Nel Suo lavoro ha avuto modo di
confrontarsi con numerose realtà lavorative, pubbliche e private. Che
idea si è fatta sull’utilizzo della compagine femminile?
Di fatto oggi il mondo del lavoro riconosce necessarie quelle qualità e
competenze che per secoli sono state
percepite come debolezze della sensibilità femminile. Empatia, visione
d’insieme, capacità di pensiero e
azione multitasking, capacità innovativa, sono solo alcuni esempi. Molte
aziende private in Italia si sono per
prime rese conto concretamente del
valore aggiunto che tali competenze
possono assumere per l’azienda e la
sua redditività, a prescindere dal fatto
che siano possedute da uomini o
donne. Sono quindi competenze soft
della professionalità che è importante
riconoscere e diffondere, anche attraverso la formazione del personale a
tutti i livelli gerarchici su questi terreni, perché - al di là delle sensibilità
personali di uomini e donne - lo sviluppo in competenza di questi e altri
tratti richiede apprendimento consapevole e politiche mirate di sviluppo
del personale a comportamenti e valori che si sostengono vicenda. Sia nel
pubblico sia nel mondo privato delle
imprese ci sono best practices caratterizzate da tale orientamento: si tratta di diffondere tali esperienze, farle
conoscere e costruirne delle nuove,
trasformando l’attuale rarità di oggi
in normale prassi! Le donne oggi sono più istruite degli uomini, manifestano capacità e potenzialità che in
team misti di direzione - dal punto di
vista di genere e dal punto di vista
culturale - possono effettivamente
trasformare positivamente realtà
produttive depresse o in forte difficoltà, così come esempi e ricerche nazionali e internazionali dimostrano.
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Quello femminile è un potenziale di
sviluppo del nostro Paese, con un forte impatto sul PIL, che quindi non
può andare sprecato.
Quali strumenti reputa idonei
all’affermazione in azienda dei talenti femminili?
Gli strumenti sono molteplici. Tra
questi, la formazione delle donne in
termini di empowerment, rivolta
all’auto-proposizione, a non censurare le proprie capacità da una parte, e
la formazione del management indirizzata alla valorizzazione delle differenze perché, oltre che applicazione
di principi democratici, essa rappresenta uno strumento concreto e
straordinario di sviluppo d’impresa e
di benessere organizzativo. Altri
strumenti sono rappresentati da politiche che aiutano anche le singole imprese, soprattutto se di piccole dimensioni, a “fare sistema” su soluzioni condivise di pratiche di work life
balance, e coraggio manageriale nel
guardare le conseguenze delle proprie
scelte gestionali in prospettiva, e non
solo l’apparente vantaggio del qui e
ora. Tale ottica è funzionale al bene
comune, non solo a quello delle donne. Non ci si può fermare a una lettura del part time o del telelavoro come
unici strumenti di facilitazione delle
presenze femminili nel mondo lavorativo. Il problema – nelle organizzazioni private e pubbliche – non è la
presenza in sé delle donne, ma il sostegno e la non discriminazione per
ciò che riguarda gli sviluppi di carriera. Questo “fare carriera” per gli uomini è culturalmente “normale”,
mentre per molte donne rappresenta
ancora un dilemma in alternativa ad
altri progetti esistenziali, e non solo a
quello della maternità. Inoltre, il
work life balance è un vantaggio e un
benessere collettivo, come la diffusione della genitorialità. Di fatto, quella
che va promossa e tradotta in comportamenti organizzativi è la cultura
della Diversity & Inclusion, che riguarda donne, uomini, generazioni,
età, culture. Ciò è possibile necessariamente in tandem a logiche meritocratiche che sono connesse a quelle
del Diversity Management.
Riguardo al mentoring, crede sia
uno strumento utile al recupero del
gap di genere?
Il mentoring può certamente essere di
supporto dare una mano: più donne
raggiungono e rompono il “soffitto di
cristallo” più costoro possono fornire
con il proprio ruolo e la propria storia
degli esempi di vita concreti e utili alle altre donne. E se fanno di tale esperienza un patrimonio e un riferimento
di consiglio alle donne più giovani, o
alle prime armi nell’intraprendere
percorsi professionali spesso complessi, questo va a vantaggio delle
donne (mentore e mentee) coinvolte
e, più in generale, dell’ambiente organizzativo in cui tale coppia si muove. L’importante è, però, da una parte
non far trascendere questo rapporto
di significato e pratica sia umani sia
professionali in un rapporto che scivoli quasi solo nella dimensione
“amicale-informale”, perché si rischia
di perdere di vista quel connotato di
legame tra le due protagoniste del
mentoring che, in qualche modo, è
legato allo scenario lavorativo di riferimento: mi riferisco al rischio intrinseco di scivolare in un rapporto emotivo madre-figlia che sarebbe per certi
punti di vista confusivo e fuorviante.
Dall’altra, è altrettanto rilevante non
trasformare il valore del mentoring in
una sorta di “bacchetta magica”, né
pretendere di trattare per mezzo del
mentoring problematiche che sono di
natura organizzativa e che non attengono esclusivamente a questioni di
genere. Perciò, oltre ad agire in termini personali, diventa fondamentale, dal punto di vista di direzione
aziendale, agire in termini di cultura e
organizzazione del lavoro promuovendo, insieme a possibilità di mentoring e coaching, chiare azioni e politiche gestionali mirate non solo a recuperare il gap di genere, ma a far crescere l’impresa valorizzando le differenze tra i generi, e responsabilizzando in tal senso tutto il personale e la
piramide organizzativa. E’ evidente,
d’altronde, che tutto contemporaneamente non si può praticare, ma è
altrettanto rilevante avere chiaro che
bisogna agire su più piani, magari con
tempi differenti, e non ritenere che
una sola azione possa essere la panacea di un problema a più dimensioni
Il Pungolo 25 Novembre 2014
Il mentoring in
Banca d'Italia?
Esiste: è il tuo
Sindacato!
La Segreteria
Abbiamo trattato delle varie figure
professionali di supporto ai percorsi
di carriera dei neo assunti o dei neo
promossi in ruoli a responsabilità
crescente ne Il Pungolo degli scorsi
mesi (febbraio 2014).
Torniamo ora sull’argomento per
condividere una riflessione che
l’attualità ci impone: il ruolo del sindacato nel luogo di lavoro. Ossia: ha
ancora senso iscriversi e farsi rappresentare da una organizzazione collettiva?
È davvero giunto il tempo di sparire
sotto lo slogan “incertezza per tutti” o
consolarci col “mal comune mezzo
gaudio”?
Ebbene, se analizziamo funzioni e
metodi attribuiti alle nuove figure di
sostegno ai lavoratori, notiamo come
coach, tutor, mentore abbiamo in
comune la capacità di inserimento
migliore
del
lavoratore
nell’organizzazione aziendale. Chi con
competenze più specificatamente tecniche, chi relazionali, con tempi diversi, ma con l’obiettivo di valorizzare
i talenti, rendere le risorse umane più
gestibili, immediatamente utilizzabili,
accelerando il fenomeno della cooptazione, accrescendo il senso di appartenenza e di condivisione della mission aziendale.
Possiamo quindi definire che il sindacalista onesto, fedele al suo ruolo,
esercita un implicito ruolo di mentore.
Chi accoglie i colleghi al loro ingresso
in Banca, quando nessuno spiega loro
non cosa sia l’Istituto, ma quali siano
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i veri diritti e doveri sottesi al rapporto di lavoro? Chi spiega ai colleghi
quali siano le fattispecie normativamente previste per assenze, istanze,
rimborsi e li assiste nella compilazione di modulistiche declinate per soli
specialisti della materia? Chi tutela i
colleghi nell’esercizio dei loro diritti
sulla fruizione di permessi, turni, assenze? Chi sorveglia l’esatta applicazione di normative sulla sicurezza dei
lavoratori, sulla gestione degli appalti? Chi ha la funzione di difensore nelle commissioni disciplinari, perorando
ragioni
e
giustificazioni
dell’operato del collega? Chi controlla
il giusto esito di valutazione nelle
prove d’esame? Chi interloquisce col
datore di lavoro per rappresentare le
ragioni dei lavoratori nella contrattazione locale? Chi funge da intermediatore tra istanze opposte, ma convergenti nel bene dell’Istituto, nostro
posto di lavoro? Chi assiste i colleghi
nel fiume di normativa per il riconoscimento di leggi nazionali, applicate
sempre in modo restrittivo dai datori
di lavoro, in tema di assistenza, natalità, etc?
Chi assiste, consiglia, difende, porge
un ascolto fidato, personale, intimo, a
tutto campo, continuato nel tempo?
Il sindacato, il buon sindacato.
Ed ecco che il mentoring migliore per
tutti i lavoratori e le lavoratrici è
l’iscrizione al sindacato!
Questioni di Clima
La Segreteria
La FIBA CISL ha salutato con piacere
l’indagine sul clima aziendale apprezzando l’articolazione delle domande
volte ad evidenziare la percezione sulla questione di genere. Conoscere
l’esito della consultazione sarà strumento utile per vagliare un’azione sinergica, di concerto con le organizzazioni sindacali, per rimuovere gli
ostacoli oggettivi e rimodulare la cultura aziendale in ottica di genere. Finalmente ieri sono stati diffusi gli esiti sul portale delle Risorse Umane.
Ci piace sottolineare: “dalla fase
quantitativa dell’indagine emerge
un’organizzazione percepita positivamente nella sua reputazione verso l’esterno, con un legame soprattutto di natura affettiva con i propri
dipendenti, che necessita di innovare lo stile direzionale dei suoi ma-
nager, oltre ad alcune prassi di gestione del personale (in particolare,
per la crescita orizzontale e la valorizzazione delle differenze)
Per il resto…buona lettura!
Diversity in Banca
d’Italia
La Segreteria
Il valore Diversità è stato inserito nel
Piano Strategico dell’Istituto. La
dott.ssa Radoni è stata posta a vertice
del progetto. È stata istituita una casella funzionale, è stato informato il
personale dell’iniziativa affermando
che “la diversità è una ricchezza da
scoprire, alimentare e potenziare.
Ogni lavoratore si caratterizza per
un mix connotazioni personali, di
genere, di età, di famiglia professionale; gli strumenti da usare e i campi di intervento sono molteplici: ogni
soggetto organizzato, sia esso istituzione o impresa – pur basandosi sulle pratiche migliori già attuate al suo
interno e all’esterno – deve trovare
la propria strada e questa deve tenere conto degli obiettivi funzionali, dei
valori collettivi, del patrimonio disponibile di risorse umane”. Bello
udire queste parole da una Capodipartimento, tra i massimi vertici
dell’Istituto. Ci auguriamo che questo
linguaggio venga declinato in tutte le
realtà lavorative della Banca, anche
quelle in cui la valutazione risente del
presenzialismo,
delle
maternità,
dell’appartenenza sindacale, della
fruizione di permessi ex L.104/92, di
residenza anagrafica e di struttura
d’appartenenza. Alla dott.ssa Radoni
il nostro più vivo augurio di buon lavoro, se riuscirà a portare la centralità
e il benessere della persona quale
mission aziendale non potremo che
esultare. La felicità fa parte della vita.
Svolgere il nostro lavoro con partecipazione, senso di appartenenza, orgoglio e dedizione accresce il livello di
soddisfazione ed azzera lo stress, causa di molte malattie e disagi psicolo-
Il Pungolo 25 Novembre 2014
gici. Sta all’Azienda trovare le giuste
leve motivazionali.
Ancora una
volta a Genova
Ancora una volta la vergogna di vedere una delle più belle terre d’Italia
violentata dal disastro che solo
l’uomo può provocare. In questo Paese dove la violenza non è mai punita.
In questo Paese dove l’incultura dello
stupro è tollerata, dove, su risorse limitate si vuole lucrare illimitamente,
dove il prepotente vuole e può sopraffare l’indifeso per il tramite della violenza. Così come afferma Vandana
Shiva, Right Livelihood Award,1993:
“ho più volte sostenuto che lo stupro
della Terra e lo stupro delle donna
sono intimamente connessi - sia metaforicamente, nel modo di cui si costruisce la visione del mondo, sia materialmente: nel modo in cui si costruiscono le vite quotidiane delle
donne.”
Si abusa della donna e del suo corpo
con la stessa feroce noncuranza con
cui di abusa dell’habitat. La donna e
la terra, fertili e portatrici di vita, abbinate in un tragico destino, cui ora
dobbiamo opporci.
La FIBA c’è ed è
solidale con colleghi/e genovesi
L’alluvione del 9 ottobre ha messo a
dura prova e nuovamente la città di
Genova.
I genovesi si sono prontamente rimboccati le maniche e con spirito di
grande solidarietà hanno soccorso le
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vittime (famglie e imprese) nelle zone
allagate.
Ancora una volta i protagonisti si
sono dimostrati essere gli ‘angeli del
fango’, i ragazzi che con la loro numerosa e operosa presenza hanno
insegnato alla città che l’unione fa la
forza… per rinascere!
Tra le iniziative proposte è stata
riavviata la campagna denominata
“Non c’è fango che tenga”, a sostegno
delle persone e attività commerciali
sconvolte dall’alluvione: vorremmo
proporre una raccolta fondi da destinare a questo progetto
LE RAPPRESENTANZE SINDACALI
LOCALI DI GENOVA
Ritorna l’iniziativa benefica a favore
delle
attività
alluvionate
del
9/10/2014 con obiettivo di raccogliere e distribuire fondi alle attività
commerciali e produttive danneggiate
in minor tempo possibile e nella maniera più equa. L’idea di Caterina Ansaldi e della Parrocchia Santa Margherita di Marassi, propone due canali per sostenere l’iniziativa:
1. Acquisto t-shirt
2. Versamento su c/c IBAN
IT06V0617501405000003132380
intestato a: Parrocchia Santa
Margherita di Marassi – NON C’è
FANGO CHE TENGA.
La donazione è esente da costi
bancari e commissioni.
La
vendita
delle t-shirt
sarà effettuata
nei punti strategici
della
città,
nelle
parrocchie e
nelle attività
commerciali
aderenti
al
progetto.
Le
prime
20.000 magliette saranno disponibili sabato 18 e domenica
19 ottobre. I fondi saranno destinati
alle attività commerciali e produttive
alluvionate della zona di Borgo Incrociati, Brignole e Foce. Verranno distribuiti in proporzione ai danni e alle
perdite subite da ciascuna attività.
L’andamento della raccolta fondi e la
distribuzione saranno trasparenti e
visibili sulla pagina di Facebook
“Non c’è fango che tenga”
Sportello CISL
Servizio di Counseling Relazionale
Un nuovo utile strumento a disposizione del personale per gestire i problemi individuali e
promuovere salute e benessere
in azienda e nella vita privata
Ricordiamo l’iniziativa gratuita in
corso. I nostri iscritti, previo appuntamento, potranno usufruire di una
consulenza con Counselor professionisti per gestire tematiche quali
l’equilibrio tra vita personale e professionale, gestione dello stress e relazioni interpersonali. I colloqui individuali avranno durata di 50 minuti,
con garanzia di massima riservatezza.
Prenota al numero 327.0215690 o invia una email alla casella funzionale:
[email protected]
Parliamo di
famiglia.
I seminari legali del
CentroPsicologicoRoma
La Segreteria
La FIBA CISL Banca d'Italia ospita e
patrocina una serie di seminari legali
aventi per tema: “Diritto di Famiglia
e Diritto del Lavoro in un' ottica di
genere: discriminazioni ed eventuale impatto sindacale” che si ter-
ranno a partire dal prossimo anno, a
cadenza settimanale.
I seminari sono organizzati dal Centro Psicologico Roma, in collaborazione con lo Studio Legale Santi
Licheri, fondato dal noto giudice
Santi Licheri ed ora condotto dalla
figlia, l'Avv. Annaluce Licheri, che
sarà anche la docente dei seminari.
Il Pungolo 25 Novembre 2014
In un momento di rapida evoluzione
sociale, fare il punto sulla normativa
vigente e sulle prospettive prossime e
future del mondo che ci circonda,
crediamo sia un servizio importante
che il sindacato debba attivare.
In questi incontri, gratuiti per gli
iscritti e loro familiari, si analizzerà la
costruzione e l'applicazione delle
norme in ambito del diritto di famiglia e del diritto del lavoro, al fine di
una applicazione sostanziale dei principi di pari opportunità. Si esamineranno le norme, compendiate con fattispecie concrete, al fine di svelare
eventuali discriminazioni o manifestare sostanziale parità tra generi.
Si approfondiranno le recenti novità
normative in tema di lavoro, le diverse tipologie contrattuali (part time,
lavoro intermittente, job sharing,
contratti di lavoro temporanei: lavoro
a termine, di somministrazione),
nonché, in ottica di genere, ci si soffermerà sulle possibili discriminazioni sul posto di lavoro. Riflessioni specifiche sul contenzioso tra datore di
lavoro e lavoratore: procedure disciplinari, rinunce, transazioni e cessazione del rapporto di lavoro attraverso licenziamenti individuali e collettivi, con particolare attenzione alle discriminazioni di genere.
Sul diritto di famiglia tratteremo di
separazione, divorzio, convivenza
more uxorio, casa coniugale, tutela
dei figli, con relativi effetti e ripercussioni civili e patrimoniali.
Si ragionerà del risarcimento danni
nelle relazioni familiari violente, della
sindrome da alienazione familiare,
dell' impresa familiare, la crisi nella
famiglia e ordini di protezione d'urgenza.
Tutte le attività del CentroPsicologicoRoma nei suoi settori della Formazione,
del Consultorio Psicologico e nella Tutela
delle Donne, pongono sempre una uno
sguardo privilegiato nei confronti dell'universo femminile e le sue esigenze.
Per info:
[email protected] tel.0647922270
Il CentroPsicologicoRoma, nasce
dall’esigenza di creare una piattaforma polivalente attenta alle problematiche psicologiche e sociali delle fasce
10
più deboli (area del Consultorio Psicologico), con uno sguardo privilegiato all’universo femminile ( area della
Tutela delle Donne), nonché alla crescita che si realizza tramite l’analisi
del momento culturale che stiamo vivendo (area della Formazione).
Anna Merolle, direttrice del CentroPsicologicoRoma e presidente
dell’Ass.culturale
ANCIS-PSICHE.
Psicologa, psicoterapeuta Gestalt –
Analitica. Esperta in PNL, Ipnosi Post
Ericksoniana – PNL ed in tecniche di
induzione e rilassamento. Svolge attività di psicoterapia di gruppo, individuale e di coppia e di formazione in
ambito clinico.
Annaluce Licheri, avvocata, collabora, dal 2004, con la Cattedra di Diritto Privato, e diritto dei Consumatori, presso l’Università degli Studi La
Sapienza di Roma.E’ docente a contratto in tema di contrattualistica e
della proprietà intellettuale, presso il
Master di II livello in diritto privato
europeo, presso Università la Sapienza. Ha maturato una significativa
esperienza in tema di malasanità, e
nell’assistenza legale per separazioni
e tutela dei minori.
Quante lezioni possiamo trarre
dal passato? Riscopriamo la modernità di Maria Luisa di Borbone
Maria Luisa, una
Borbone sullo scacchiere di Napoleone
Nadia Verdile, docente e pubblicista
Lo chiamava «il Corso» e in
quell’aggettivo c’erano dentro il dolore e la rabbia che Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, infanta di
Spagna, nutriva per Napoleone Bonaparte. Dei suoi 42 anni di vita la metà
li dedicò a sfuggire, rincorrere, implorare e maledire l’uomo che le tolse regni, figli, potere e serenità. Era nata a
San Ildefonso nel 1782. Figlia di Carlo
IV e Maria Luisa di Borbone, ramo
Parma, governò nei difficili anni della
dominazione napoleonica e della restaurazione. Fu per decisione di Bonaparte regina d’Etruria e, in seguito,
per decisione del Congresso di Vienna, duchessa di Lucca. Sesta di quattordici figli, all’età di tredici anni sposò, per ragioni dinastiche, il cugino
Ludovico di Borbone, principe ereditario di Parma. Fu un’unione felice,
come ella stessa racconta nel suo diario, ma breve. Il marito, infatti, morì
nel 1803, a soli 30 anni. Dalla loro
unione nacquero due figli: Carlo Ludovico e Maria Luisa Carlotta. Vissero
in Spagna fino al 1801 quando con il
Trattato di Lunéville, furono inviati
da Napoleone in Toscana, con il titolo
di sovrani d’Etruria. Quando giunsero
a Firenze trovarono Palazzo Pitti spoglio. Per arredarlo dovettero far ricorso a prestiti e donazioni da parte della
nobiltà
del
luogo.
Osteggiati
dall’aristocrazia che li vedeva come
emissari di Napoleone, guardati con
sospetto dall’intellighenzia che li credeva reazionari, ebbero vita difficile
sin dal loro arrivo. Con la morte di
Ludovico, Maria Luisa prese le redini
del governo dello Stato come reggente
del piccolo Carlo. Cercò di porre argini alle finanze in dissesto a causa delle ripetute carestie, delle guerre sostenute contro i Francesi, del mantenimento (suo malgrado) delle truppe
francesi di stanza in Etruria. Durante
la sua reggenza, Maria Luisa affidò a
Vittorio Fossombroni, già ministro
dell’economia di Pietro Leopoldo, il
risanamento dello Stato. Questi partì
dalla difesa della libertà di commercio
come punto fermo intorno al quale
far ruotare gli altri interventi di economia politica. Il 30 aprile 1804, Maria Luisa fece ripartire la libera esportazione delle derrate alimentari e dei
prodotti dell’agricoltura con una legge
resa ancora più ampia nel giugno
dell’anno
successivo.
Rilanciò
l’agricoltura e vennero sostenuti gli
sforzi dei produttori. Fu istituita la
Deputazione per il riordinamento delle finanze e affrontato il problema del
deficit. Furono tagliate le spese, aumentate le tasse, messe a freno le
malversazioni dei corruttori e dei corrotti, rinvigoriti i redditi dell’erario.
Ma non bastarono questi provvedimenti a farle acquistare appoggi e
simpatia. Fu intransigente nel campo
religioso. Per tutta la vita. Questo suo
atteggiamento le provocò ostilità e accuse. Appassionata d’arte, scelse co-
Il Pungolo 25 Novembre 2014
me precettore del figlio Giovanni Degli Alessandri, presidente dell’Accademia di belle arti della città. Divenne
protettrice degli studi e degli ingegni,
premiando i talenti e la creatività. Ella stessa dipingeva, con qualità e tecnica. Nel 1807 istituì il Liceo di Fisica
e Scienze Naturali con insegnamenti
di livello universitario. Le cattedre
istituite furono sei: astronomia, fisica,
chimica, mineralogia e zoologia, botanica e anatomia comparata; scelse
per la docenza di queste discipline il
meglio che le offriva il territorio. Diede fondi e sostegno all’università di
Pisa, chiamò per dar loro la cattedra il
chirurgo Andrea Vacca Berlinghieri, il
botanico Gaetano Savi, il grecista Sebastiano
Ciampi:
un
parterre
d’eccezione. Quello che desiderava
era dare corpo, cultura e forza al suo
Stato, al regno che sarebbe stato del
figlio. Ma la Francia era perennemente in agguato. Maria Luisa lavorava
per l’Etruria, Napoleone per togliergliela. Il 10 settembre 1807 fu obbligata a lasciare Firenze. Bonaparte
cambiò nome al regno e lo diede alla
sorella Elisa. Esiliata Maria Luisa, le
fu promesso il trono del Regno di Lusitania, nel nord del Portogallo, così
come stabilito nel trattato di Fontainebleau, stipulato tra i suoi genitori e
Napoleone. Non ci pensò ad accettare
uno scettro che usurpava quello della
sorella, regina del Portogallo. Mandata in esilio in Francia, con la sua famiglia, cercò di progettare la fuga. Gli
uomini della polizia intercettarono le
lettere, i suoi amici furono arrestati,
qualcuno mandato al patibolo dopo
un processo rapido, sommario e segreto. Catturata dalle truppe francesi,
le fu tolto il figlio che venne affidato
ai nonni materni e fu incarcerata nel
monastero di San Sisto, a Roma, dove
viveva la cognata suor Giacinta Domenica. Napoleone le tolse tutti i suoi
averi, lasciandole solo la figlia e la
compagnia di una dama, la sua amica
di sempre, Domenica Paglicci. Il 19
gennaio 1814, dopo tre anni di prigionia, fu liberata dalle truppe di Murat
che entrarono in Roma.
Raggiunse i suoi genitori a Palazzo
Borghese, riabbracciò il figlio, questa
volta per sempre. Del suo destino politico si discusse e decise a Vienna. Le
fu assegnato il piccolo Ducato di Lucca, già repubblica aristocratica separata dal resto della Toscana e successivamente principato napoleonico. Il
11
trattato di Parigi del 1817 stabilì che
Parma sarebbe ritornata alla sua famiglia solo dopo la morte di Maria
Luigia d’Austria, vedova di Napoleone. Nel frattempo, Maria Luisa divenne duchessa di Lucca con il rango
e i privilegi di una regina. Cancellare
ogni traccia del governo di Elisa Bonaparte, che aveva governato Lucca
dal 1805 al 1814, fu uno dei suoi
obiettivi. Nell’attività sociale cominciò dalle donne, da quelle più povere.
Dispose, appena arrivata, che fosse
assegnata a cento fanciulle dello Stato
una dote di 12 scudi. I parroci segnalarono i nominativi di quelle comprese tra i 18 e i 30 anni. Furono molte e
per questo le doti furono attribuite
con un sorteggio. Poi si occupò dei
diseredati e istituì una speciale commissione che provvide a far realizzare
cento letti da distribuire ad altrettanti
poveri della città.
Cento letti non risolvevano il problema forte della povertà, ma davano un
sollievo a quanti non possedevano di
che dormire. Stabilì anche che se fossero avanzati scudi dagli 800 deliberati per la causa, questi sarebbero stati usati per far cucire camicie ed indumenti per i più diseredati. E perché
il segnale della sua attenzione agli ultimi fosse chiaro volle che fossero restituiti ai poveri i loro beni impegnati
al Monte di Pietà e ordinò che il Tesoro si facesse carico di rimborsare
quanto dovuto. Riportò in vita diciassette monasteri, undici femminili e
sei maschili. Diede nuova vitalità alle
congregazioni e alle confraternite.
Una sterzata verso la religione che
parlava del suo vissuto, della storia
presente che era volta alla restaurazione, ma anche del suo desiderio di
rinnegare le azioni di chi l’aveva preceduta. Nel luglio 1819, decretò la nascita del Liceo reale. Carlo Ludovico
ne divenne il presidente, ma tutto il
controllo era nelle mani di Maria Luisa che ne curò i dettagli, puntando
sulla scelta di professori di primissimo livello. Nominò come direttore
Bernardino Orsetti. Un Liceo di cultura scientifica come mai c’era stato
in città. Diritto canonico e teologia,
diritto civile, diritto criminale e
commerciale, patologia, fisiologia e
anatomia, ma anche ingegneria, matematica, fisica, botanica e astronomia ed ancora sintesi, logica, metafisica ed etica.
Diciassette cattedre nel Palazzo Lucchesini di San Frediano. Vi fece realizzare laboratori e gabinetti scientifici ed anche un Teatro anatomico. Il
mese dopo fu la volta del Collegio
medico che fu seguito, a ruota, da
quelli degli ingegneri, degli avvocati e
degli agrimensori. L’anno dopo fece
istituire la scuola di idraulica ed idrostatica. Percorsi formativi maschili ai
quali furono affiancati quelli per la
formazione femminile.
L’Istituto Maria Luisa e il Conservatorio Luisa Carlotta divennero i suoi
fiori all’occhiello. Per le allieve furono
materie di studio lettura, scrittura,
catechismo, aritmetica, lingue italiana, francese e inglese, geografia, storia sacra, storia profana, logica e fisica. Era invece facoltativo, con scuole
speciali, l’apprendimento del ballo,
della musica vocale, del disegno e del
pianoforte. Contro gli antichi pregiudizi che escludevano le donne
dall’apprendimento
tecnicoscientifico, fecero capolino, anche se
timidamente, discipline afferenti al
mondo matematico. Fece realizzare
l’Orto botanico con dentro un arboreto, una collinetta, un laghetto, le serre, l’erbario, un piccolo museo, la biblioteca.
A
Marlia,
istituì
l’Osservatorio astronomico. Chiese,
per la sua costruzione, la consulenza
dell’astronomo tedesco Von Zach
Franz Xaver. I lavori iniziarono nel
1819, su un’altura all’interno del parco della Villa Reale di Marlia; li progettò e curò l’architetto Lorenzo Nottolini. A dirigere l’Osservatorio fu
chiamato il francese Jean-Louis Pons,
tra i maggiori astronomi del tempo,
scopritore di stelle comete, coadiuvato da Michele Bertini, lucchese, nel
ruolo di astronomo calcolatore. Nel
1820 Maria Luisa ipotizzò di dare al
suo Ducato una costituzione, poi non
ne fece più niente. Le mura di cinta
della città di Lucca persero il rude
ruolo militare e divennero, sempre
grazie all’azione del Nottolini, un prezioso parco pubblico, una passeggiata
chilometrica tra platani, querce rosse,
ippocastani. La città fu messa a nuovo: i mercati alimentari spostati fuori
le mura per garantire ordine e pulizia
all’interno, le abitazioni imbiancate e
sistemate, molte più strade furono illuminate con lampioni ad olio. Arrivò
l’acqua potabile in città. Il genio architettonico di Nottolini captò l’acqua
da 18 fonti purissime, la purificò, e
Il Pungolo 25 Novembre 2014
attraverso una struttura di oltre 3 chilometri di lunghezza la fece giungere
alle numerose fonti pubbliche e private
di Lucca.
Maria Luisa acquistò il cinquecentesco
palazzo Guidiccioni per farne la sede
dell’Archivio generale. Poi i teatri. A
Lucca ve ne erano quattro. Uno più prestigioso dell’altro. Dal 1817, in meno di
due anni, Maria Luisa fece costruire il
Giglio, proprietà dello Stato, diretto dal
marchese Antonio Mazzarosa. Tra i
primi teatri pubblici italiani, il Giglio
ospitò le maggiori compagnie del tempo
dando lustro al ducato e portandolo in
tournée nel mondo. Per la salute di tutti
provvide a rendere obbligatori controlli
e vaccinazioni, attraverso il lavoro del
Comitato sanitario permanente. Dichiarò guerra al vaiolo e al tifo e chiese ai
suoi medici di fare tutto quanto in loro
conoscenza per allontanarli dalla sua
comunità. Introdusse il vaccino. Trascorse, per motivi di salute, le estati a
Lucca e gli inverni a Roma. Morì, forse
di cancro ai polmoni, il 13 marzo 1824,
nella città del papa. Il suo corpo fu portato in Spagna per essere sepolto, accanto al marito Ludovico, all’Escorial. I
precordi rimasero a Lucca fino al 1870
quando, insieme a quelli di altre principesse, furono deposti a Viareggio, nella
Cappella dedicata a San Carlo Borromeo nella tenuta borbonica.
Oggi a Lucca, nella piazza di quello che
fu il suo Palazzo Ducale, campeggia una
statua marmorea che la ritrae e sul cui
basamento la città volle ricordare, anni
dopo la sua scomparsa, le grandi opere
che aveva fatto realizzare per il Ducato.
Quella piazza non porta il suo nome.
Ironia della sorte, fino alla fine, e oltre
la sua fine, la contrapposizione tra i due
continua a vivere. Quella piazza, la sua
piazza, porta il nome di Napoleone.
Frankie HighEn
Il 10 luglio 1995 papa Giovanni Paolo II
in una lettera destinata «ad ogni donna», chiedeva perdono per le ingiustizie
compiute verso le donne nel nome di
Cristo, per la violazione dei diritti femminili e per la denigrazione storica delle
donne
“…Ma il grazie non basta, lo so. Siamo
purtroppo eredi di una storia di enormi
condizionamenti che, in tutti i tempi e
in ogni latitudine, hanno reso difficile il
12
cammino della donna, misconosciuta
nella sua dignità, travisata nelle sue
prerogative, non di rado emarginata e
persino ridotta in servitù. Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa,
e ha impoverito l'intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise
responsabilità, considerando la forza
delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e
istituzioni. Ma se in questo non sono
mancate, specie in determinati contesti
storici, responsabilità oggettive anche
in non pochi figli della Chiesa, me ne
dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un
impegno di rinnovata fedeltà all'ispirazione evangelica, che proprio sul tema
della liberazione delle donne da ogni
forma di sopruso e di dominio, ha un
messaggio di perenne attualità, sgorgante dall'atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti
nella cultura del suo tempo, ebbe nei
confronti delle donne un atteggiamento
di apertura, di rispetto, di accoglienza,
di tenerezza. Onorava così nella donna
la dignità che essa ha da sempre nel
progetto e nell'amore di Dio. Guardando a Lui, sullo scorcio di questo secondo millennio, viene spontaneo di chiederci: quanto del suo messaggio è stato
recepito e attuato?...”
Dio”, soprattutto nell’aiutarci a comprendere la misericordia, la tenerezza e
l’amore che Dio ha per noi… La Chiesa è
donna, è madre, e questo è bello”
Scambio d’opinioni
Era il 1963 quando Valentina Vladimirovna Tereškova, Čaika per gli amici, a
bordo di Vostok 6 effettuò 49 orbite terrestri, la prima donna della storia a vagare nello spazio. Fu poi la volta della
statunitense Sally Ride, quasi 20 anni
dopo, nel 1986. La nostra Samantha è la
prima donna italiana ad essere selezionata come astronauta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la terza europea
dopo l'inglese Helen Sharman (1991) e
la francese Claudie André-Deshays
(2001)
Samantha Cristoforetti è riuscita a partire nello spazio, ma in Italia non riusciamo ancora ad eleggere una Presidente della Repubblica donna!
Questo non è ancora
un Paese per Donne
Papa Francesco riprende più volte il
concetto (esiste un libro “Papa Francesco e le donne” che racchiude scritti ed
interventi sull’argomento) ed approfondisce nel discorso nel XXV della Mulieris dignitatem
“Qui però ci sono due pericoli sempre
presenti, due estremi opposti che mortificano la donna e la sua vocazione. Il
primo è di ridurre la maternità ad un
ruolo sociale, ad un compito, anche se
nobile, ma che di fatto mette in disparte
la donna con le sue potenzialità, non la
valorizza pienamente nella costruzione
della comunità. Questo sia in ambito
civile, sia in ambito ecclesiale. E, come
reazione a questo, c’è l’altro pericolo, in
senso opposto, quello di promuovere
una specie di emancipazione che, per
occupare gli spazi sottratti dal maschile,
abbandona il femminile con i tratti preziosi che lo caratterizzano. E qui vorrei
sottolineare come la donna abbia una
sensibilità particolare per le “cose di
Comitato di Redazione de Il Pungolo:
Sabrina Cicin, Marco Emberti Gialloreti,
Alessandra Massetti, Vivaldo Moscatelli,
Tonino Nocera, Antonia Vizzaccaro,
La Segreteria Nazionale SAS
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Io scrivo.
Impasto il rigurgito di queste scaglie,
frammenti calati a picco, innestati
nell’anima. La solitudine che si fa
verso, gli altri che si fanno parole.
M.Maggi