Periodo devoniano (48 milioni di anni) È ben rappresentato nella

Periodo devoniano (48 milioni di anni)
È ben rappresentato nella contea inglese del Devon.
Tutto il periodo è compreso tra due grandi trasgressioni. Le rocce più comuni sono le sedimentarie
detritiche derivate dalla demolizione delle catene cambriane. Nel mediterraneo non mancano i coralli e in
Italia sono presenti in Carnia terreni calcarei coralligeni ricchissimi di fossili.
I fossili guida di questo periodo sono rappresentati dalla Calceola sandalina (tetracorallo opercolato a
forma di sandalo) e dalle Climenie (molluschi cefalopodi).
Figura 1.
Calceola
sandalina
Figura 2.
Le Climenie sono ammonoidi
che si ritrovano nei depositi di
mare profondo della fine del
devoniano (Pramosio).
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L’insediamento delle minute piante appartenenti alle Briofite progredisce, tuttavia, sulla terraferma, a
differenza dell’ambiente acquatico, le piante stentavano a trovare le sostanze nutritive indispensabili alla
vita per cui incominciarono a sviluppare tutto un sistema di radici che si ancoravano al sottosuolo per
raggiungere il giusto nutrimento. Allo stesso modo, si rese necessario lo sviluppo di un asse rigido, il fusto,
all’interno del quale si formarono «canali conduttori» capaci di trasportare acqua e sostanze nutritive.
Comunque, verso la fine di questo periodo, cominciano a formarsi le prime estese foreste.
Confortati dallo sviluppo della flora (= vegetazione), accanto agli scorpioni fecero la loro comparsa nuovi
Artropodi: ragni primitivi, acari, insetti senza ali e millepiedi di due metri di lunghezza.
Figura 3. Uno scorpione. Forse fu un
animale simile a conquistare la
terraferma. Probabilmente, i primi
animali terrestri sono gli artropodi
muniti di zampe e di una corazza.
Alcuni rimangono esseri marini, che si
differenziano nelle varietà dei
crostacei, come gamberi e granchi.
Altri subiscono alcuni cambiamenti
utili a colonizzare la terraferma. Per
esempio, l'evoluzione di una rete
ramificata di tubicini (trachee), che
mettono in comunicazione tutte le
parti del corpo con l'esterno,
permette loro di respirare, anche
senza essere dotati di un apparato per
immettere l'aria.
Comincia così un'esplosione di crostacei terrestri o isopodi, come i porcellini di terra, di chelicerati, cioè
ragni e scorpioni, e di una miriade di insetti. Tutti hanno sviluppato in acqua una riproduzione sessuata,
per copulazione, e non hanno bisogno di umido per condurre gli spermatozoi, ovvero le cellule sessuali
maschili, alle uova, le corrispondenti cellule per le femmine, perché usano delle specie di sacchetti
contenenti gli spermatozoi (spermatofore). Ma le larve rimangono nell'acqua per svilupparsi, come le
zanzare di oggi. Solo più tardi si evolvono insetti che usano involucri per assicurare ai piccoli lo sviluppo,
come i bozzoli delle farfalle.
Ora che il mondo è popolato di piante e insetti, è solo questione di tempo perché alcuni pesci possano
uscire allo scoperto. E’ probabile che la spinta verso l’ambiente ancora vergine e ricco di cibo della
terraferma sia originata dalla sovrappopolazione e dall’eccessiva competizione in acqua. Quale che sia la
ragione, il passo dai pesci agli anfibi tetrapodi (i primi Tetrapodi - gli esseri dotati di 4 piedi - furono gli
Ictiostegali, presenti in depositi del tardo Devoniano della Groenlandia) può avvenire grazie a un evento
evolutivo: lo sviluppo in alcuni pesci di una sacca piena d'aria comunicante con la faringe. In origine serve
a regolare il galleggiamento, ma può anche rivelarsi utile nel caso l'acqua venga a mancare e i pesci
abbiano bisogno di una riserva interno di ossigeno. Sono proprio queste sacche, infatti, a trasformarsi in
veri e polmoni tali da garantire una respirazione ai primi pesci che escono dalle acque (i pesci polmonati).
Nascono così gli organi respiratori tipici dei vertebrati terrestri, fatti di una membrana ripiegata più volte
su se stessa.
Una volta capaci di respirare, i pesci esploratori della terraferma devono imparare a camminare. E lo fanno
sviluppando una struttura di sostegno e supporto. Il movimento fluido dei nuotatori diventa così l'insieme
di scatti, prima lenti e poi veloci, degli anfibi. La spina dorsale allargata dei pesci, che facilita flessioni
laterali, si trasforma in una struttura dotata di nuovi muscoli per sostenere la testa. Due grosse pinne
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lobate sotto il corpo diventano adatte per aiutare il movimento in superficie. Infine, evolve la capacità di
riprodursi fuori dall'acqua o ai confini con essa.
La testa e la coda dell'Ichtystega (Figura 5), nome del primo anfibio di cui abbiamo tracce fossili, sono
quasi identiche a quelle dell’antenato comune più diretto di cui abbiamo tracce fossili, chiamato
Eusthenopteron.
Figura 4.
Eusthenopteron (Crossopterigi).
Ha, inoltre, quattro arti per camminare sulla terra e un rozzo collo a sostegno del capo. Si muove
lentamente, ma la struttura ossea è disegnata per sorreggere il peso a terra, maggiore che nell'acqua.
Figura
5.
Ichthyostega
watsoni.
l'Ittiostega
(Ichthyostega
watsoni), descritto per la
prima volta da Gunnar SäveSöderbergh nel 1932, che fu
anche il primo anfibio. Esso
viveva per lo più in acqua, ma
poteva permanere per lunghi
periodi sulla terraferma. Fu il
primo pioniere dei continenti
emersi e, naturalmente, il
primo antenato terrestre
dell'uomo.
Il successo degli anfibi è assicurato, in una terra dove regnano solo gli insetti e gli alberi, e questo sarà
anche per il Carbonifero. E il cammino avolutivo trasforma questi primitivio colonizzatori della vita fuori
dalle acque nei moderni rospi, rane, tritoni e salamandre.
Nelle acque del mare proseguì la diffusione di Tetracoralli Brachiopodi e Molluschi in particolare dei
Lamellibranchi, diventando i dominatori dei mari paleozoici, mentre scompaiono quasi totalmente i
graptoliti e regrediscono i trilobiti. Vi fu la comparsa di pesci ossei del gruppo dei Crossopterigi e il
massimo sviluppo per gli ostacodermi.
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