Boh?...tswana i predatori (perduti)

TACCUINO DI VIAGGIO | Perù
Facciamo chilometri e compriamo
una media di 18 berretti e 16
magliette cadauno, ma non c’è modo
di trovare un tappeto di gradimento
al Vigile vercellese.
Memorabile resterà il pranzo alla
Cuzquenha, locale tipico che serve
portate immonde come il Chirichiu
un’accozzaglia di carne di pollo,
cuj, alghe e uova di pesce il tutto
rigorosamente servito freddo, piatto
consigliato spassionatamente dalla
cameriera a quel babbeo di Vlao. Di
gran classe la chiusura con il Pisco
sour un cocktail a base di pisco,
limone, zucchero e chiara d’uovo
che ci dà l’energia per percorrere in
lungo ed in largo il centro storico, da
San Blas al mercato di San Pedro,
dal Choricancha a… Piazza d’armi.
Stufi ormai delle vie di Cuzco
facciamo rotta verso Lima che
chiude il cerchio del nostro viaggio.
Una passeggiata tra lo smog del
centro, una capatina al quartiere
Miraflores e l’ultima cena, per la
gioia di Fiordigransasso al ristorante
vegetariano.
Un’esperienza abominevole, su cui
stendiamo un velo pietoso.
Non ci resta altro che dieci e passa
ore di aereo con un tizio a 2 sedili di
distanza che urla NO e SALAMANCA
ogni 5 minuti, ma la prendiamo con
filosofia… diciamo che è una giusta
penitenza per dar maggior risalto ai
17 giorni memorabili passati in giro
per il Perù!
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TACCUINO DI VIAGGIO | Botswana
Boh?...tswana
i predatori (perduti)
dell’arca di Noè
da un Bot-soft-swana gruppo Grasso
Testo e foto di Giorgio Rivera
C
apitolo 1
I preliminari
eccitanti
Avevo voglia d’Africa e di bestie
feroci ma il viaggio mi sembrava irto
di incognite.
L’occhio mi cade su una pagina
dell’annuario di Avventure nel
mondo: BOT.SOFT.WANA.
Leggo: “Questo viaggio offre
un’opportunità unica a chi ha
rinunciato al Botswana per il
trauma della tenda e della vita da
campo. In effetti l’idea di puntare
ogni notte la tenda, gonfiare il
materassino, preparare un pasto
caldo e al mattino smontare, piegare
e ricaricare tutto può avere indotto
molti a rinunciare...”
Perfetto, il viaggio SOFT ideale per
me, natura selvaggia e comodità!
Mi iscrivo entusiasta.
Tre giorni dopo piomba dal cielo
una mail della coordinatrice Daniela
Grasso con il seguente messaggio:
“Mi è stato appena comunicato
che utilizzeremo aree di campeggio
libere e non attrezzate, senza servizi
(verrà montato un bagnetto) e senza
acqua (verrà presa dal fiume).
Si tratta quindi di trascorrere 6 notti
in campi senza alcuna recinzione,
in aperta savana, con gli animali
intorno. Questo ci darà la possibilità
di vivere l’Africa pienamente e
ci offrirà momenti ed emozioni
indimenticabili …”
…dentro la bocca del leone! Con un
colpo di bacchetta magica la Fata dai
Capelli Turchini ha tramutato il SOFT
in HARD! La carrozza si è trasformata
in zucca. Che fare?
Ormai l’affare è concluso e da buon
genovese non mi ritiro per non
rimetterci le “palanche”.
Un pomeriggio, camminando su per
i monti in compagnia di un amico,
gli espongo i miei assilli, primo fra
tutti la voglia di fare la pipì durante la
notte senza poter uscire dalla tenda.
Lui mi ricorda che poco prima ha
dato un calcio a una BORRACCIA di
traverso sul sentiero, forse caduta
da una mountain bike. Al ritorno,
scendendo, la recuperiamo.
“E’ l’ideale come pappagallo” mi
dice l’amico.
La mattina dopo, appena alzato a
digiuno faccio l’esperimento come
se dovessi portare l’urina in boccetta
per le analisi. Esperimento riuscito:
agevole introduzione, liquido non
traboccante. Non mi resta che
tappare col Vinavil il ciuccio della
borraccia...così il mio compagno di
tenda, se vorrà bere un sorso durante
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la notte, non avrà brutte sorprese!
Alla vigilia della partenza mi arriva
una seconda mail che elenca in
modo dettagliato gli alimenti (con
marca precisa) e le cose utili da
mettere nel bagaglio. Vada per gli
alimenti, ma perché devo portare un
rotolo di nastro adesivo per pacchi?
a cosa diavolo potrebbe servire?
E così sbuffando disfo la valigetta e
riempio una valigiona via via sempre
più pesante... il mio secondo assillo.
Arriva il giorno della partenza, sono
teso. Su per le scale della stazione
ferroviaria di Genova, stringendo
i denti, trascino sulla pancia la
valigiona, come uno schiavo trascina
il masso sul profilo della piramide,
e nella mia mente annebbiata dal
livore riaffiorano a uno a uno gli
ingredienti del menù stipati dentro:
-grammi 500 di spaghetti Barilla
Avventure nel mondo 1| 2014 - 75
TACCUINO DI VIAGGIO | Botswana
-una confezione sottovuoto di
Parmigiano-Reggiano con marchio
di garanzia
-6 insalatissime Rio Mare qualità
extra... e via elencando.
Alla faccia della vita selvaggia!
Sulla testa calco il mio cappellone
di paglia che non mi abbandonerà
più, indispensabile per avere un’aria
vissuta da TEX WILLER e per tenere
all’ombra il mio nasone rosso da
Barbera. Alla Malpensa incontro
per primo Antonello, il deus-exmachina predestinato a salvarmi
dalla valigia (reggendola) e dalla
tenda (montandola). All’aeroporto
del Cairo, tappa intermedia, ci
incontriamo tutti. Nove compagni,
nove caricature.
è PERFETTA, la modifica, la modifica
ancora, è irrimediabilmente rovinata,
la pubblica.
SARA, con un sorriso dolce, il nasetto
aerodinamico e la VOCETTA acuta
e penetrante, arriva dove vuole,
perfora suadente ogni barriera.
Dovrebbero usarla come talpa per
scavare il tunnel della Torino-Lione...
intervento non invasivo, niente più
manifestazioni No Tav.
Come può essersi imbucato nel
nostro gruppo questo MANGIATANDOORI? Lo ha mica inviato la
dea Kalì? E’ MARIO, cervellone da
THE MILLIONAIRE, fisico asciutto,
volto bronzeo, barba nera dura,
occhi scuri con una sfumatura di
languore orientale. Se si mette
l’abito-pigiama di cotone bianco,
può tranquillamente varcare la
soglia della Grande Moschea di
Delhi nell’ora della preghiera senza
che nessuno gli si pari davanti per
fermarlo!
SARA e MARIO, la coppia di colombi,
sono due giovani INFORMATICI di
Milano, vanno avanti sicuri solo
sul BINARIO, sulle strade e sulle
piste non si trovano bene, non li
troverebbe Stanley e tanto meno
Livingstone.
GIANNI, preciso e compassato,
era un BANCARIO. L’ho capito
subito dalla camicia rigida con il
collettone. I bancari si cambiano
la camicia ogni giorno, è un rito.
Alla fine della carriera ripongono le
cravatte nel cassetto e si ritrovano
con un armadio a muro zeppo di
camicie. A quel punto cominciano
a viaggiare. Gli interessano poco
le rovine di Machu Picchu o le
leonesse della Tanzania, non certo
emozionanti come i giochi in borsa.
I bancari viaggiano, anche se non lo
ammettono, per indossare le camicie
dell’ufficio e buttarle finalmente via.
Ancora tante avventure, Gianni, la
materia prima non ti manca!
MAURO è un ROMANO DE ROMA,
un omone simpatico e sfottente. Ha
lavorato da ragazzo nella redazione
del Messaggero, a 19 anni e 6
mesi è andato in pensione. I medici
hanno valutato la sua attività lavoro
usurante, che avrebbe gravemente
nociuto al suo sviluppo puberale.
Avevano ragione. Mauro, ristabilitosi,
ha subito fatto una figlia che non
merita, Alice, così ha evitato il
servizio militare. Se aggiungiamo
che è pure stato sindacalista,
possiamo concludere: “Ammazza,
quanto ha faticato quest’uomo !” Per
la legge del contrappasso al campo,
durante i bivacchi, fa tutto lui:
accende il fornello, cucina, abbina gli
ingredienti con creatività...
ALICE è una ragazza in gamba,
slanciata e “nordica”, lavora alla
RAI con Piero Angela. Quando la
immagino nello studio con Piero e
i suoi datatissimi collaboratori mi
viene in mente il quadro “Susanna e
i vecchioni”.
Se ho ben capito il suo compito
principale è cancellare il logo
d’angolo nei documentari del
National Geographic trasmessi a
Superquark. Così Piero Angela,
quando li commenta in TV, fa un
figurone e tutti credono che sia
andato in giro per il mondo a filmare
quelle cose straordinarie.
GIORGIO viene da Genova e lo si
capisce subito: accento cantilenante
da scaricatore del porto. E’ un
vecchio pseudo-cowboy con barba
incolta, borraccia e cappellaccio
rattoppato (con una dozzina di pezze
di nastro adesivo, ritrovato in fondo
alla valigia). Racconta (sarà vero?)
di aver viaggiato in tutti gli angoli
della Terra e non è nemmeno capace
di infilare il bottone nella sua asola.
E’ una specie di Ugo Fantozzi nei
panni di Indiana Jones. AVVENTURE
dovrebbe metterlo al bando con
una modesta taglia come SFATAMITI. Sogni un posto esotico, quasi
irraggiungibile? Lui c’è già stato. E
se ci ha messo piede quel vecchio
pasticcione è finita...l’alone mitico
svanisce per sempre.
“…E con la partecipazione
straordinaria di CONCETTA.” Ho
usato le parole che chiudevano in
bellezza la lista dei protagonisti di un
film per presentare la mascotte del
gruppo, il personaggio più simpatico.
Concetta è una donnotta in carne,
con lo sguardo sornione, spesso
fa la gnorri ma ha il cervello fino.
Cammina lentamente, dondolandosi
sulle sue CIABATTE.
Alle cinque della sera la
immagineresti in una chiesetta
di Frosinone a recitare il rosario
con le sue conterranee, all’uscita
sul sagrato quattro chiacchiere e
qualche innocente pettegolezzo.
E invece...alle cinque della sera la
ritroviamo nel cuore dell’Africa Nera,
sempre lei con lo stesso vestito e
le stesse CIABATTE, i calcagni e
i ditoni nudi, le caviglie scoperte,
impassibile cammina tra le spine del
bush calpestando la sabbia riarsa e
i laghi di sale pullulanti di scorpioni,
mentre laggiù a tiro di zampa il leone
ruggisce.
E quando scende la notte Concetta
SI SCATENA, vuole dormire sul
camioncino con le guide per veder
baluginare le pupille delle fiere nel
buio... ma viene richiamata all’ordine
e, pur recalcitrante, deve entrare
nella tenda come gli altri.
A questo punto l’avete capito tutti, i
nove personaggi in cerca d’autista
sono un’ARMATA BRANCALEONE, e
qui il nome è ancora più azzeccato
Botswa
Capitolo 2
Nove personaggi in cerca d’autista
Per prima DANIELA, la coordinatrice,
la boss catanese sempre puntuale
nel riscuotere la tangente per ogni
battito d’ali. Curata e a puntino
anche nel profondo bush, con le
sue unghiette laccate di rosso. E’
una PSICOTERAPEUTA che guarisce
i traumi da incidente più ostici
ingiungendo al paziente di ruotare
le pupille su-giù destra-sinistra...
una specie di yoga freudiano o di
macumba statunitense. E dove
l’hanno mandata in missione
per risolvere i casi più difficili?
nell’ospedale di Emergency a
Kabul? in un campo profughi ai
confini del Sudan? No, lavora a
Taormina, in uno studio con vetrate
stile Casa di Montalbano, vista a
180 gradi sul Mediterraneo e alle
spalle il cono dell’Etna. Daniela è
una addestrata alle situazioni limite,
grande esperienza, scorza dura, il
massimo per guidare un manipolo di
mercenari in terre desolate.
ANTONELLO, l’esuberante animatore
del gruppo, fa il consulente tecnico
per le ferrovie ad Algeri. E’ uno della
Legione Straniera, un PIED-NOIR,
vale a dire uno sporco compagno di
tenda per me... e la cosa è reciproca.
Nella notte si sveglia di soprassalto e
balza su urlando come un ossesso
“IL RAGNO!!! E’ sicuro di aver visto un
ragno peloso infilarsi nella borraccia.
Il sogno si dilegua, il ragno svanisce...
ma la borraccia resta immobile lì
nell’angolo, pronta all’uso. Ha la
passione della fotografia: scatta
una foto da concorso, la copia sul
suo iPad, la inquadra, la ottimizza,
76 - Avventure nel mondo 1 | 2014
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TACCUINO DI VIAGGIO | Botswana
dell’originale: LEONE è il soggetto,
viene per ultimo, li abbranca e se li
pappa in un sol boccone.
Capitolo 3
Il mezzo un quarto e anche
Dopo il prologo delle CASCATE
VITTORIA (visita turistica con
immancabile volo in elicottero)
passiamo la frontiera e raggiungiamo
finalmente KASANE in BOTSWANA,
l’alfa e l’omega del giro ad anello nel
selvaggio nord del paese.
Intorno al lodge circolano 4x4 tirate
a lucido, motori rombanti, autisti in
divisa che assomigliano a ufficiali
guardaparco. Ci vengono incontro
due ragazzotti neri in maglietta,
jeans e infradito: sono Tabo e Mog, il
driver e l’aiutante.
TABO è una faccia scassata, un
furbacchione e si distingue per la
sonora risata africana alla Eddie
Murphy. Lo immagino da piccolo
razzolare a piedi nudi e combinare
guai in mezzo alle capanne del suo
villaggio. E’ occupato nel terziario ma
l’agricoltura è il suo secondo lavoro:
è un seminatore di spermatozoi. Ha
tre figli sparsi per il paese e, dato che
i bambini gli piacciono, ha intenzione
di seminarne un altro.
MOG è alto e magro, buono, con gli
occhi da impala. Parlando di Bibbia,
Jesus e Satana cerca di convertire
Tabo perché non cada in tentazione.
A differenza del compagno, lui vuol
fare le cose secondo la legge di Dio,
brama un’ ITALIAN WIFE, però la
controparte ha le orecchie tappate
dalla sabbia.
E veniamo al mezzo, una LAND
ROVER-CAMIONCINO con modifiche
da safari, sedili per una dozzina di
passeggeri sul rimorchio, quattro
“pilastri” di metallo che reggono il
tettuccio. Inutile illudersi, il mezzo
è da rottamazione, è la metà di un
mezzo, anzi vale meno di un decimo
di una buona 4X4. Le gomme sono
lisce, il cruscotto cade a pezzi, la
leva della marcia slitta, il motore
borbotta, il cofano non si chiude.
In bocca all’ippopotamo, SI PARTE!
Ben presto la strada asfaltata lascia
il posto alla pista, il che significa
viaggiare nella polvere, sballottati,
per ore e ore. Tabo è un audace
driver, abile e matto, preme volentieri
sull’acceleratore, la Land scivola
ondeggiando sui due solchi nella
sabbia bianca come se scendesse
in picchiata su una pista da bob. Si
insabbia, le ruote slittano. Tutti giù
a spingere. Spingi spingi la gomma
torna a mordere il terreno e il mezzo
riparte vomitandoci addosso una
nuvola di borotalco. La storia si ripete
poco dopo... e giù tutti a spingere!
Procedendo subentra un altro
problema. Una gomma scoppia. Il
cric è difettoso. Che fare? Niente
paura, basta scavare una buca
nel terreno sotto la ruota. Anche in
questo caso l’incidente si ripete... e
si ripete ancora. Sempre la stessa
gomma, pezzata (come?) e il giorno
seguente a terra.
Dulcis in fundo, mentre incrociamo
un camion, il pesante cofano della
Land vola come una piuma, sfiora
il parabrezza e finisce con un tuono
metallico sul tetto del mezzo. Dai
passeggeri miracolati si alza un
coro:”...ma che colpa abbiamo noi?”
Poi tutto procede liscio (cioè per
dieci dannati giorni procede a
poderosi sobbalzi in un polverone
accecante) a parte la perdita del
tappo della benzina. Ma questo è
solo un dettaglio.
wana
Capitolo 4
Il bivacco delle marmotte
Prima notte di campo, che emozione!
Si piantano le tende in una radura
sotto le acacie e i baobab, poco
lontano scorre un fiume dove
sguazza un coccodrillo. Gonfiamo i
materassini forniti da AVVENTURE:
si afflosciano uno dopo l’altro, tutti
bucati… un mugugno generale. Per
fortuna abbiamo ascoltato i consigli
della boss Daniela e sfoderiamo i
nostri materassini di riserva.
Il bivacco è un’esperienza bellissima:
Mog accende il fuoco al centro con
tronchi di legna secca raccolti in
giornata. Intorno le comode sedie
pieghevoli a semicerchio. Su un
fornello Mauro e gli altri fanno
bollire gli spaghetti n.5 e preparano
il secondo. Per fortuna abbiamo una
scorta di vino rosso del Sudafrica, un
nettare degli dei. Mentre tutti quanti
lavorano, io ho il compito preciso di
tenere in mano il bicchiere e bere il
vino senza versarlo sui pantaloni del
vicino. Gli uomini spignattano come
degli chef, le donne collaborano
e sono ben liete di mantenere un
basso profilo.
La cena nella notte è un momento
magico, tutti raccolti intorno al fuoco,
con i visi illuminati dalla fiamma...
e su in cielo la luna piena e lo
Scorpione e la Croce del Sud.
Tabo fa un briefing: “Questo è il
regno degli animali, è la loro casa
dove vivono liberi da sempre. Se noi
li rispettiamo, loro ci rispetteranno.
Ma occorre prudenza. Io e Mog
dormiremo sul tetto della Land e
vigileremo. Voi tutti dovete rimanere
chiusi dentro la tenda e uscire
solo quando vi daremo il GOOD
MORNING.” Capito Concetta?
Nelle tende, al buio, si sentono i
rumori più strani e inquietanti...
il ruggito di un leone? il barrito
di un elefante? il vocione di un
ippopotamo? Tra i rumori del bush
uno ha un tono più penetrante,
spaventoso...”ruuuu...ruuuu...
ruuuu...”Quale belva? Il cuore
palpita, le orecchie si tendono, che
sarà?
Un flash, tutto chiaro! E’ il russatore
anonimo che aziona la sua micidiale
sega. Non facciamo il nome...
potrebbe essere ciascuno di noi!
... E quando l’alba comincia a
rischiarare la savana, alle 5 e mezza
la sveglia: GOOD MORNING VIETNAM!
A uno a uno usciamo dalla tenda
assonnati, sporchi, laceri, impastati,
spettinati, impolverati, puzzolenti,
stravolti però pronti a vivere un altro
giorno da leoni.
E una notte il TERRIFICANTE EVENTO.
Dopo cena stiamo chiacchierando
sazi e rilassati intorno al fuoco. Siamo
gente che sa valutare i pericoli, gente
cresciuta cibandosi del MANUALE
DELLE GIOVANI MARMOTTE (la
Bibbia dell’esploratore) che recita a
pagina 17: “Il fuoco nel buio tiene
lontane le fiere e durante il bivacco
lo scout riposa tranquillo.” Non è
un’invenzione, è successo anche a
Paperino!
All’improvviso alle spalle s’ode un
suono sordo e subito un fruscio di
frasche... un ENORME ELEFANTE
NERO sbuca dalla foresta, appare
come una visione lassù sulle quattro
colonne tra un possente baobab e
noi giù accoccolati sulle seggioline.
Per un attimo che sembra fissato
nell’eternità la scena è immobile e
muta come un grandioso affresco
nell’ombra. Poi il colosso sventola
le orecchie, le pupille riflettono la
fiamma, la proboscide benedice di
bava gli umani chini sotto. Ecco Tabo
e Mog si parano davanti al gigante,
muovono le braccia tese a V e a X
gridando “ho!ho!ho!” per sbarrargli
la strada. Tabo afferra un tronco
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02
incandescente e lo scaglia contro il
muso del bestione. Schizzano faville.
E’ il panico silenzioso. Un branco di
muti con gli occhi spalancati. Viaaa!
Chi sguscia di qua, chi si butta di là,
chi guizza dietro un albero, chi balza
sull’auto, chi scivola nella tenda.
Raggiunto il riparo, ci voltiamo di
scatto...l’elefante s’ è dileguato
“nella notte nera come il nulla”!
Qui Quo Qua, bimbi, mi sembrate
proprio contenti...ma è tardi. Basta
giocare a nascondino. Tutti a nanna
subito!
Capitolo 5
Paparazzi e diveIl SAFARI è il premio meritato dopo le
fatiche di Ercole, il momento clou. La
Land Rover si ferma a bordo strada...
davanti a noi la savana di erba gialla,
cespugli, acacie e baobab oppure il
fiume che scorre placido come un
serpente smisurato. Alla vista delle
belve tre, quattro, cinque bazooka
sbucano dalla trincea, sopra la
sponda del rimorchio, teleobiettivi
puntati sulla natura ostile. “Ti
prego, voltati, guardami negli occhi”
Antonello supplica la leoparda come
se fosse la sua fidanzata ritrosa.
Click-click-click-click gli scatti si
moltiplicano, scariche a raffica.
Avventure nel mondo 1| 2014 - 77
TACCUINO DI VIAGGIO | Botswana
“Taci. Odi? Ascolta” Dopo il CLICK,
puntuale, odi la vocina flebile,
struggente e lamentosa di Sara.
Cosa avrà sbagliato stavolta la
sventurata ragazza? la messa a
fuoco? il diaframma? il tempo?
l’inquadratura?
la
zoomata?
l’obiettivo? il controluce? o tutte
queste cose messe assieme? Auguri
per il prossimo click, Sara.
Ecco, tutti i paparazzi si
spazientiscono con le fiere, come
Roman Polanski con le sue attricette
capricciose. E’ il colmo! Poveri
animali, per ore e ore avete dovuto
sopportare quegli intrusi, siete stati
fin troppo docili, forse un po’ vanitosi
ma impeccabili. Vi siete comportati
bene, bravissimi, 10 e lode. Il leone
ci ha guardati sonnacchioso, si è
rivoltato sulla schiena, ha allargato
le zampe e ci ha mostrato i suoi
tesori. La giraffa ha allungato ancor
più il collo sbucando sopra le fronde
e ha sbattuto le ciglia. Gli impala
hanno esibito il loro sinuoso culetto.
L’aquila pescatrice si è messa in
posa su un ramo e poi ha spiccato il
volo. L’ippopotamo ha fatto capolino
affiorando dall’acqua con le narici e
ha spalancato la bocca smisurata.
La leoparda ha mosso le zampe e
si è strusciata sul tronco come una
ballerina di lap dance. Gli elefanti
hanno guadato il fiume in fila con
il piccolo in mezzo per la foto di
gruppo (uno speciale ringraziamento
va all’elefante matto che è apparso
nella notte sopra il bivacco,
donandoci emozioni indimenticabili
che potremo raccontare a tutti)...e
via di questo passo con l’intera Arca
di Noè.
Grazie della pazienza, fratelli animali.
Dobbiamo ammetterlo, siete più
umani di noi uomini!
Capitolo 6
Ritorno con souvenir e cartolina
Dopo un campo a Kubu Island sotto
l’ombra di giganteschi BAOBAB in
riva a un MARE DI SALE, in un turbine
di polvere bianca imbocchiamo la via
del ritorno. Solo due villaggi: prima
viene Kazungùla (una disavventura
che ci mancava) poi finalmente
Kasane e il cerchio si chiude.
Con un abbraccio ci congediamo
da Tabo e Mog, che ormai sono
nostri amici per la pelle, passiamo
la frontiera su un boat-zatterone
sbarcando nello Zambia, dove inizia
la catena di voli che ci riporterà in
Italia.
Ma non è finita. Al CAIRO ci aspetta
una sosta di otto ore.
Mentre io affastello i ricordi e
abbozzo la trama di questo diario di
viaggio, seduto comodamente sulla
tavoletta del WC dell’aeroporto, gli
altri trovano il tempo di fare un salto
alle PIRAMIDI, passando attraverso
la città in tumulto per la primavera
araba. Che meraviglia!
Otto turisti soli nel deserto stanno
guardando in faccia la SFINGE!
In un lampo l’ASSALTO. Gli otto
non hanno via di scampo, sono
circondati...Terroristi di Al- Qaeda?
No, venditori armati di souvenir.
Il reporter Antonello mi ha mostrato
la sua foto più significativa del fatto,
una sorta di cartolina-ricordo.
Ai quattro angoli, a occupare quasi
tutta la scena, in primo piano vedo
(mossi e sfocati) l’ascella di un
venditore, la lingua di un dromedario,
un papirello con geroglifici e una
mummietta. Al centro in uno spiraglio
(un minuscolo rombo) appare nitida
in secondo piano, piccola, laggiù in
fondo la Piramide di Cheope tra cielo
e deserto.
CIAO RAGAZZI, vi voglio bene, mi avete
regalato momenti indimenticabili.
E’ stato un viaggio bellissimo,
emozionante, MITICO...parola di
SFATA-MITI.
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TACCUINO DI VIAGGIO | Sri Lanka
01
02
Sull’isola della serendipità
Da uno Sri Lanka Solo
Gruppo Laura Marozzi
Testo e foto di Francesco Carabelli
P
iù di mille anni
fa, i viaggiatori
arabi chiamavano
lo Sri Lanka “isola di
Serendib”: l’isola della serendipità.
Serendipità, quella carezzevole
sensazione che si prova nello scoprire
qualcosa di imprevisto mentre si è in
cerca di altro.
9 agosto
Come quando parti in cerca delle
Indie e ti trovi a scoprire l’America.
Cristoforo Colombo, già, proprio lui:
arrivati in Sri Lanka si viene accolti
dalla capitale che porta il suo nome.
Colombo è città caotica e che si
ingrandisce smisuratamente senza
qualsivoglia traccia di un progetto
78 - Avventure nel mondo 1 | 2014
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