Niente postumi della sbornia dopo il party

Gennaio 2015
Investire 2015
Raiffeisen Economic Research
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Niente postumi della sbornia dopo il party
L’anno finanziario 2014 è ora alle nostre spalle. E si può essere contenti per un risultato superiore alla media soprattutto per gli investimenti svizzeri. Sia le azioni sia, in modo anche un po’ sorprendente,
le obbligazioni mostrano una notevole performance. Ciò non era assolutamente prevedibile nel corso dell’anno. I mercati hanno registrato talvolta fortissime oscillazioni. Dopo un inizio del 2014 ancora
molto positivo per l’economia mondiale le aspettative si sono dimostrate troppo euforiche. Ciò ha determinato in autunno maggiori timori per la crescita, anzitutto per la paura di una nuova recessione
nell’Eurozona. Ma anche se le previsioni di una ripresa nelle grandi
economie che non hanno avviato con decisione le riforme, quali Italia e Francia, rimangono moderate, non si riscontra un crollo della
domanda europea e soprattutto globale.
Tuttavia, la congiuntura globale più debole e in modo particolare la
ripresa estremamente lenta nell’Eurozona ha (avuto) conseguenze
per la politica monetaria: che a causa della bassa pressione inflazionistica rimane sempre molto espansiva o diventa addirittura più accomodante. L’attivismo delle banche centrali ha dato un’ulteriore
spinta ai mercati azionari. Dato che contemporaneamente i tassi a
lungo termine hanno raggiunto nuovi minimi record, il rendimento
complessivo delle obbligazioni mostra una tendenza sempre rialzista. Pertanto, nell’anno passato i titoli di stato dell’Eurozona figurano tra gli investimenti più positivi, il che all’inizio dell’anno non era
stato previsto da nessuno.
La politica monetaria non diventa un peso
Il supporto della politica monetaria non verrà meno neppure nel
2015. Dopo oltre sei anni di politica dei tassi zero, per gli Stati Uniti si
intravede l’inizio di una normalizzazione. Il fragile contesto e non da
ultimo il quadro inflazionistico sempre moderato inducono però attualmente la Fed a non agire in fretta e quindi a non intervenire rapidamente. Il Giappone e l’Eurozona, invece, continuano ad aumentare enormemente la massa monetaria a causa della peggiore situazione economica. Nel complesso, ciò dovrebbe consentire a livello
mondiale, ove possibile, solo un aumento relativamente limitato dei
tassi a lungo termine.
Pertanto, le previsioni sui rendimenti per il 2015 rimangono abbastanza accettabili anche dopo i risultati già ottimi dell’anno precedente. Il limitato potenziale rialzista dei tassi non dovrebbe determinare forti perdite di valore delle obbligazioni. Soprattutto le obbligazioni societarie con durata media dovrebbero fruttare un rendimento accettabile. Anche per le azioni lo scenario rimane positivo. Nel
frattempo, i livelli dei prezzi sono però molto elevati. Le aziende devono presentare risultati ancora migliori per giustificare la valutazione. Anche nel 2015 dovrebbero verificarsi continuamente delle correzioni che tuttavia inducono poi di nuovo a entrare nel mercato.
Infatti, nonostante l’indebolimento della congiuntura le aspettative
economiche della maggior parte delle aziende non mostrano alcun
sensibile peggioramento della situazione. Qui è di supporto la forte
svalutazione dell’EUR rispetto all’USD, che a causa della soglia minima del tasso di cambio incide nella stessa misura sulle aziende svizzere. Quest’anno, tale svalutazione dovrebbe riflettersi sempre più
positivamente nei margini degli esportatori, a differenza dell’incerta
domanda nell’Europa continentale. Alla fine dell’anno, il cambio
EUR / CHF si è avvicinato moltissimo alla soglia di 1.20. Se non si verificherà di nuovo un duraturo e drastico aumento degli afflussi di capitale, la Banca nazionale svizzera dovrebbe saper difendere bene il
limite minimo senza dover intervenire massicciamente.
Con il calo dei tassi, i previsti rendimenti dei dividendi hanno ulteriormente aumentato il loro vantaggio rispetto ai pagamenti di interessi sulle obbligazioni (vedi grafico). Ciò dovrebbe offrire un buon
cuscinetto contro i crolli e continua a rendere le azioni una categoria
d’investimento relativamente interessante.
Dividendi più interessanti delle cedole
8%
7%
6%
5%
4%
3%
2%
1%
0%
Jan.07
Jan.09
Jan.11
Jan.13
Rendimento delle obbligazioni, CHF, BBB
Rendimento dei dividendi
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
Fiducia nonostante elevata incertezza
Indubbiamente le incertezze per il nuovo anno rimangono notevoli.
Divampano tra l’altro numerosi conflitti geopolitici. Non è affatto
certo che la prevista riduzione della velocità della crescita in Cina avvenga in modo controllato. Le riforme strutturali nell’Eurozona non
sono affatto sufficienti e il focolaio della crisi del debito potrebbe riaccendersi di nuovo. La manipolazione dei mercati da parte delle
banche centrali può inoltre generare turbolenze in ogni momento.
In sintesi: le possibilità che soprattutto un portafoglio diversificato
anche quest’anno dia un risultato poco spettacolare ma comunque
soddisfacente non sono poi così negative.
Congiuntura
La congiuntura continua a lasciare margine di manovra alle banche centrali
Ultimamente, i timori di recessione per l’Eurozona sono diminuiti.
Nel terzo trimestre, l’economia è riuscita a registrare di nuovo
una crescita contenuta. Tuttavia, la previsione per la fine dell’anno
rimane moderata dopo la forte correzione degli indicatori della fiducia che però nel frattempo mandano in misura maggiore segnali
di una stabilizzazione. Ciò si riflette anche nei dati per la Svizzera.
Favorita dai bassi prezzi delle materie prime e dall’effetto stimolante del calo della valuta, all’inizio del prossimo anno la congiuntura
dovrebbe rimanere sulla buona strada. Per quanto riguarda l’Eurozona, per il 2015 vediamo però complessivamente solo una moderata crescita del PIL dell’1.0%. Con l’1.6% la Svizzera dovrebbe
continuare a registrare un andamento migliore, uguale al livello di
quest’anno.
La situazione economica negli Stati Uniti rimane sempre robusta.
La crescita è sostenuta soprattutto dalla dinamica congiunturale,
alimentata dalla continua ripresa sul mercato del lavoro. Nella seconda economia, la Cina, il calo dei prezzi immobiliari e il settore
edilizio hanno un effetto negativo. I dati del PIL per il terzo trimestre mostravano un ulteriore indebolimento della velocità della crescita, che tuttavia, come programmato dal governo, finora ha un
andamento controllato. Nel complesso, gli impulsi di crescita della
maggior parte dei paesi emergenti rimangono robusti, anche se
meno forti rispetto agli anni precedenti.
Aspettative inflazionistiche ulteriormente in calo
L’indebolimento della congiuntura mondiale ha un effetto sempre
frenante sull’inflazione. Oltre al sottoutilizzo in parte sempre elevato, soprattutto il calo dei prezzi delle materie prime determina una
bassa pressione sui prezzi. Di conseguenza le aspettative inflazionistiche sono sensibilmente diminuite non solo per l’Eurozona ma
anche per gli Stati Uniti. In Svizzera il tasso d’inflazione annuo oscilla sempre intorno allo zero e anche nel 2015 prevediamo una media annuale molto bassa.
Previsioni sui tassi posticipate
In questo contesto, dopo il pacchetto di misure già deciso la BCE
tende ad allentare ulteriormente la politica monetaria all’inizio del
2015, infine anche tramite l’acquisto di titoli di stato. La BNS continuerà a difendere la soglia minima del tasso di cambio. Ulteriori misure, quali tassi negativi, dovrebbero però essere adottate solo nel
caso di emergenza, quale massiccia fuga di capitali verso il franco.
Le proiezioni inflazionistiche molto moderate e anche l’atterraggio
morbido da noi previsto sul mercato immobiliare svizzero danno
margine di manovra alla BNS per questa evenienza. La bassa pressione inflazionistica rende meno urgente un’azione più rapida della
Fed in caso di dati sempre buoni del mercato del lavoro. Continuiamo a prevedere un primo aumento dei tassi verso la metà del 2015.
I funzionari della Fed non mostrano tuttavia alcuna fretta. Pertanto,
negli ultimi mesi anche per gli Stati Uniti le previsioni sui tassi a medio termine non si sono mosse ulteriormente al rialzo.
La correzione della fiducia nell'Eurozona sta finendo,
con prospettive sempre robuste per gli Stati Uniti
Indici dei responsabili degli acquisti dell'industria
manifatturiera
65
60
55
50
45
40
35
30
Gen.08 Gen.09 Gen.10 Gen.11 Gen.12 Gen.13 Gen.14
USA
Svizzera
Eurozona
Cina
Fonte: Markit, Raiffeisen Research
La domanda globale più debole mantiene bassa la
pressione inflazionistica a livello mondiale
Prezzi al consumo, in % rispetto all'anno precedente
9.0
8.0
7.0
6.0
5.0
4.0
3.0
2.0
1.0
0.0
-1.0
-2.0
Gen.08 Gen.09 Gen.10 Gen.11 Gen.12 Gen.13 Gen.14
USA
Svizzera
Eurozona
Cina
Fonte: Markit, Raiffeisen Research
L'allentamento della BCE diminuisce ulteriormente
le previsioni sui tassi; anche per la Fed è previsto
una normalizzazione dei tassi più lenta
Tassi d'interesse del mercato monetario previsti fra 2 anni, in %
5.0
4.5
4.0
3.5
3.0
2.5
2.0
1.5
1.0
0.5
0.0
Gen.08 Gen.09 Gen.10 Gen.11 Gen.12 Gen.13 Gen.14
USA
Eurozone
Svizzera
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
Investire 2015 | 2
Obbligazioni
Ricerca di rendimenti sempre più difficile
Le accanite discussioni sulla recessione e sulla deflazione hanno fatto scendere i rendimenti obbligazionari nel 2014 ancora a nuovi livelli minimi. La nuova valanga di misure della Banca centrale europea (BCE) ha regalato ai debitori tassi ancora più bassi e agli investitori obbligazionari lauti utili di corso. Per reinvestimenti gli attuali
rendimenti sono poco interessanti, ciononostante gli investitori si
rifugiano sempre nei sicuri titoli di stato. In Svizzera, i rendimenti dei
titoli della Confederazione inferiori allo 0.4% non riflettono più da
molto tempo i dati fondamentali. Ma anche per il 2015 non prevediamo un forte aumento dei tassi a lungo termine in Europa e quindi neppure in Svizzera. La BCE saprebbe impedire i forti aumenti dei
rendimenti con ulteriori misure, eventualmente con acquisti di titoli
di stato. Riteniamo tuttavia i rendimenti supplementari per durate
lunghe non adeguati all’aumento del rischio di modifica dei tassi
d’interesse e preferiamo le durate medie. Rimaniamo prudenti per
quanto riguarda le obbligazioni statunitensi, poiché la normalizzazione dei tassi dovrebbe iniziare molto prima rispetto all’Europa.
Titoli a lunga scadenza con rischi, titoli a breve
scadenza senza rendimento
Curva dei tassi svizzeri – negativa fino a 5 anni
Obbligazioni societarie favorite
A causa delle banche centrali espansive e della ricerca di rendimento da parte degli investitori, i rendimenti delle obbligazioni societarie mostrano una tendenza negativa da cinque anni – anche nel
settore delle obbligazioni ad alto rendimento con bassa qualità del
credito (high yield). A causa della politica monetaria sempre espansiva in Europa raccomandiamo una quota neutrale nelle obbligazioni high yield nonostante il calo dei rendimenti.
Per gli obbligazionisti riteniamo più interessanti le obbligazioni societarie nel settore investment grade inferiore (BBB). I premi di rischio rispetto ai titoli di stato di durate comparabili ammontano a
un po’ di più di 100 punti base (cfr. figura) – molto meno rispetto al
periodo successivo alla crisi finanziaria, ma sempre adeguati ai rischi. Anche le obbligazioni societarie dell’Eurozona dovrebbero
continuare a essere risparmiate dai forti aumenti dei rendimenti a
fronte della stabilizzazione economica con attività delle banche
centrali sempre intense.
La differenza degli interessi delle aziende rimane
interessante
Rendimenti delle obbligazioni svizzere e differenza di rendimento
0.7%
0.6%
0.5%
0.4%
0.3%
0.2%
0.1%
0.0%
-0.1%
-0.2%
1 A. 2 A. 3 A. 4 A. 5 A. 6 A. 7 A. 8 A. 9 A. 10 A.
Svizzera
Germania
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
6%
350
5%
300
4%
250
3%
200
2%
150
1%
100
0%
50
-1%
Gen.08 Gen.09 Gen.10 Gen.11 Gen.12 Gen.13 Gen.14
Differenza d'interesse, punti base, scala di destra
Titoli Confederazione 3-5 anni
Aziende Svizzera, CHF, BBB
0
Fonte: Datastream, Raiffeisen Research
Paesi emergenti sotto l’influenza dei tassi statunitensi
Sottoponderiamo leggermente le obbligazioni dei paesi emergenti
in valuta locale. Gli aumenti dei tassi negli Stati Uniti dovrebbero influire su questo segmento. Riteniamo più interessanti le obbligazioni dei Paesi emergenti in USD a causa dei minori rischi a fronte di un
interessante premio di rendimento.
Protezione contro l’inflazione quando le aspettative sono
basse
Le obbligazioni protette contro l’inflazione sono adatte a un contesto dei tassi, nel quale l’inflazione prevista dal mercato viene ritenuta troppo bassa, il che a nostro avviso, con l’attuale aspettativa inflazionistica è opportuno soprattutto negli Stati Uniti. Tatticamente, all’interno dei titoli di stato sovraponderiamo quindi leggermente gli «Inflation-Linker», chiamati TIPS negli Stati Uniti (Treasury
Inflation Protected Securities).
La bassa aspettativa inflazionistica è favorevole ai TIPS
L'aumento delle aspettative inflazionistiche determina
un'outperformance dei TIPS rispetto ai Treasuries
3.5%
115
3.0%
110
2.5%
105
2.0%
100
1.5%
95
0.5%
1.0%
0.0%
90
-0.5%
85
80
Dic.02
-1.0%
Dic.04
Dic.06
Dic.08
Dic.10
Dic.12
-1.5%
Performance relativa dei TIPS rispetto ai Treasu-ries, indicizzata
Inflazione USA atte-sa, scala di destra
Fonte: Datastream, Raiffeisen Research
Investire 2015 | 3
Azioni
Nel 2015 l’aria sul mercato azionario diventa più rarefatta
Per gli investitori azionari, il 2014 è stato di nuovo un anno superiore alla media, anche se nel corso dell’anno le aspettative congiunturali globali sono peggiorate. La Banca centrale europea (BCE) ha
reagito sempre con nuove contromisure. Anche la Fed statunitense
non ha accennato ad abbandonare rapidamente la politica dei tassi
zero. Nel frattempo, il margine di manovra per ulteriori misure di
stimolo da parte dei banchieri centrali è limitato. Alla BCE rimane
ancora un possibile programma di acquisti di titoli di stato. Negli
Stati Uniti, i segnali indicano invece aumenti dei tassi.
Oltre alle previsioni sui tassi, anche le incertezze congiunturali globali
dovrebbero occupare i mercati nei prossimi mesi. Il rallentamento
della crescita viene confermato dagli attuali indicatori economici
e dovrebbe impedire un rapido aumento dei corsi azionari globali,
anche se non prevediamo un’altra recessione nell’Eurozona.
In questo contesto, a differenza degli anni precedenti per il 2015
non ci aspettiamo una performance azionaria superiore alla media.
Tuttavia, le prudenti banche centrali e i solidi profitti aziendali ci
fanno prevedere un rendimento positivo. Alle attuali valutazioni
sono però sempre prevedibili correzioni lampo, come quelle del
mese di ottobre 2014.
La relativa attrattiva dei titoli con dividendi rispetto alle obbligazioni è sempre favorevole alle azioni. Dopo il continuo calo dei rendimenti dei mercati dei capitali, i dividendi azionari sono diventati ancora più interessanti rispetto alle cedole delle obbligazioni.
Anche se l’economia statunitense mostra attualmente molto slancio, soprattutto in quel Paese le elevate aspettative del mercato con
la prossima fine della politica dei tassi zero si trovano davanti a una
difficile sfida. Le aspettative per l’Eurozona sono meno ambiziose.
Inoltre, la BCE si trova sempre in modalità espansiva. Di conseguenza preferiamo l’Europa rispetto agli Stati Uniti, mentre per la Svizzera ci posizioniamo in modo neutrale.
Il mercato azionario statunitense anticipa il ciclo
dei tassi
Rally azionario di 6 anni con tasso zero negli Stati Uniti
7%
2100
6%
1900
5%
1700
4%
1500
1300
3%
1100
2%
900
1%
700
0%
Gen.99 Mag.01 Set.03 Gen.06 Mag.08 Set.10 Gen.13
S&P 500
Tasso di riferimento USA, scala di destra
Fonte: Datastream, Raiffeisen Research
Dividendi più interessanti delle cedole
Rendimenti obbligazionari rispetto ai rendimenti dei
dividendi in Svizzera
8%
7%
6%
5%
4%
3%
2%
1%
Valutazioni elevate in Svizzera
Dopo sei anni di rally azionario, in Svizzera le valutazioni sono elevate. Sulla base del rapporto corso / utile, la maggior parte dei settori in un confronto a lungo termine è piuttosto cara – soprattutto i
titoli difensivi dei settori sanità e alimentari. Il settore sanità (industria farmaceutica) rimane però uno dei nostri preferiti a causa del
costante potenziale di crescita. I titoli ciclici hanno già anticipato
gran parte del rallentamento congiunturale previsto e nel corso
2014 sono quotati chiaramente nel settore negativo – a differenza
del mercato complessivo in rialzo. Quanto ai prodotti industriali, a
fronte di una congiuntura mondiale stabile, anche se non euforica,
vediamo un certo potenziale di recupero. Anche per i titoli tecnologici rimaniamo ottimisti con una valutazione storicamente vantaggiosa.
0%
Gen.07
Gen.09
Gen.11
Gen.13
Rendimento delle obbligazioni, CHF, BBB
Rendimento dei dividendi
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
Valutazioni elevate dopo il rally azionario
Rapporto corso / utile della maggior parte dei settori
svizzeri superiore alla media di lungo termine
50%
40%
30%
20%
10%
0%
-10%
-20%
-30%
-40%
30
25
20
15
10
5
0
P/U atteso, scala di destra.
P/U a lungo termine (2005), scala di destra
P/U attualmente previsto in % della media a lungo termine
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
Investire 2015 | 4
Investimenti alternativi
Situazione moderata sui mercati delle materie prime
Per l’oro riteniamo opportuna una leggera sovraponderazione. Infatti, anche se come sempre generalmente a un basso livello per il
2015 prevediamo un leggero aumento dell’inflazione, con l’aumento più forte negli Stati Uniti e in Cina. Per questo motivo, la domanda di oro come investimento contro l’incremento dell’inflazione dovrebbe aumentare di nuovo leggermente. A ciò si aggiungono le azioni valutate in modo elevato e i rendimenti estremamente
bassi delle obbligazioni, il che proprio per gli investitori interessati
alla stabilizzazione fa sembrare interessante l’oro come protezione
del portafoglio. Ciò è complessivamente favorevole a una leggera
tendenza rialzista del prezzo dell’oro.
Per i metalli industriali, quest’anno la tendenza ribassista dovrebbe
stabilizzarsi. Anche per il 2015 è prevedibile un nuovo calo della dinamica di crescita in Cina, il che dovrebbe influenzare la domanda
di metalli industriali. Nel complesso prevediamo tuttavia che la crescita economica globale, guidata dalla solida crescita negli Stati
Uniti, accelererà leggermente rispetto al 2014. Per questo motivo
riteniamo opportuno un posizionamento neutrale per i metalli industriali.
Contesto difficile per il petrolio
Dopo la decisione dell’OPEC di non ridurre nonostante l’eccesso
dell’offerta di petrolio i quantitativi estratti target, in vigore dal
2011, il greggio rimane sotto pressione. L’attuale livello dei prezzi –
il più basso da oltre cinque anni – dovrebbe quindi rimanere ulteriormente sotto pressione nei prossimi mesi. Per il 2015 è previsto
un leggero aumento della domanda globale di petrolio, ma non
prevediamo alcuna sensibile distensione sul mercato petrolifero.
Infatti, a condizione che non si verifichino seri crolli della redditività
delle compagnie di estrazione, in primo luogo una notevole quota
dell’aumento della domanda dovrebbe essere coperta dall’ulteriore incremento della produzione statunitense. E in secondo luogo
per il primo semestre 2015 le previsioni sulla domanda di petrolio
dell’OPEC sono nettamente inferiori al quantitativo estratto dell’OPEC di 30 milioni di barili al giorno, cosicché l’eccedenza di petrolio
dovrebbe durare ancora. Sul periodo di 12 mesi vediamo quindi il
prezzo del petrolio di poco superiore al livello attuale, per cui raccomandiamo un posizionamento leggermente sovraponderato.
Interessanti investimenti alternativi
La ricerca del rendimento nel contesto di tassi bassi continua anche
nel 2015 e dovrebbe favorire quindi le strategie alternative. Come
già il mese di ottobre 2014 ha mostrato, la volatilità delle categorie
d’investimento tradizionali può aumentare improvvisamente in
poco tempo. Assieme alla valutazione già ambiziosa delle azioni,
questo fa sembra interessante per la diversificazione del portafoglio
soprattutto le strategie d’investimento alternative non direzionali.
Sovraponderiamo quindi leggermente gli investimenti alternativi.
Metalli: Consolidamento dopo la caduta libera
La svendita dei metalli dovrebbe arrestarsi nel 2015
(indicizzato, 100 = livello massimo 2014)
100
95
90
85
80
75
70
Lug.14
Ago. 14
Set.14
Ott.14
Nov.14
Oro
Argento
Palladio
Alluminio
Rame
Platino
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
Il mercato del petrolio fisico è alterato
In seguito al boom del fracking negli Stati Uniti il mondo
produce più greggio del necessario
3.0
115
2.5
105
2.0
1.5
95
1.0
85
0.5
0.0
75
-0.5
-1.0
Gen. Fév. Mars Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Nov.
65
Eccedenza / carenza di produzione globale di greggio
(milioni di barili / giorno)
Brent future a 1 mese (USD / barile; scala di destra
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
Le incertezze possono aumentare rapidamente
Anche nel 2014 erano presenti brevi fasi di forti
incertezze sui mercati azionari
28
26
24
22
20
18
16
14
12
10
Gen. Fév. Mars Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Nov.
Volatilità (S&P 500) nel corso dell'anno
Fonte: Bloomberg, Raiffeisen Research
Investire 2015 | 5
Valute
Il rally dell’USD ampiamente terminato
EUR/USD
La retorica sempre prudente della Fed, che non lascia intravedere
nessuna intenzione di procedere affrettatamente per normalizzare i
tassi, e il calo delle aspettative inflazionistiche hanno determinato
un rallentamento del movimento rialzista dell’USD. La ripresa estremamente lenta della congiuntura dell’Eurozona e la tendenza della
BCE ad adottare ulteriori misure non convenzionali sono però sfavorevoli a una duratura inversione del cambio EUR / USD. Nonostante l’avvicinarsi di un primo aumento dei tassi della Fed, non
prevediamo però neppure un’ulteriore forte rivalutazione dell’USD.
Lo sganciamento della politica monetaria dell’Eurozona da quella
degli Stati Uniti dovrebbe essere già ampiamente scontata. Anche
l’eccedenza delle partite correnti dell’Eurozona ha un effetto stabilizzante sulla domanda di euro. A breve termine vediamo ancora un
leggero potenziale ribassista a 1.22 per l’EUR / USD a causa della
probabilità di ulteriori azioni della BCE. Sul periodo di 12 mesi, con
una ripresa della congiuntura dell’Eurozona vediamo un livello di
1.26.
USD / CHF
A causa della deludente congiuntura dell’Eurozona e dell’iniziativa
sull’oro respinta il cambio EUR / CHF è di nuovo scivolato vicino alla
soglia minima del tasso di cambio di 1.20. Prima del referendum, la
BNS ha dovuto probabilmente intervenire di nuovo leggermente
dopo parecchio tempo. Ma senza un riaccendersi della crisi del debito, la necessità di difendere il cambio dovrebbe essere limitata,
nonostante l’ulteriore allentamento politico-monetario da parte
della BCE.
Pertanto, le maggiori oscillazioni del cambio USD / CHF dovrebbero
essere di nuovo alimentate dai movimenti del cambio EUR / USD. Di
conseguenza, sul periodo di 3 mesi prevediamo un cambio USD /
CHF a 0.99 e sul periodo di un anno a 0.96.
In linea di massima, a differenza della BNS vediamo il franco non
estremamente sopravvalutato. Sulla base dell’andamento relativo
dei prezzi alla produzione importanti per la competitività internazionale, il cambio EUR / CHF è scambiato attualmente vicino al suo
valore «equo».
JPY / CHF
Negli ultimi due anni il fortissimo allentamento della politica monetaria da parte della Bank of Japan (BoJ), avviato nell’ambito dell’«Abenomics», allentamento che dopo la fine degli acquisti di obbligazioni da parte della Fed è stato ancora incrementato, ha fatto
svalutare drasticamente lo yen. Dopo l’aumento dell’IVA del mese
di aprile, la congiuntura giapponese è di nuovo scivolata in recessione. E la crescita dei salari e le aspettative inflazionistiche sono inferiori a quanto auspicato dalla banca centrale. Pertanto, quest’anno sono previsti ulteriori interventi della BoJ. Di conseguenza, sul
periodo di 12 mesi vediamo il cambio JPY / CHF ancora leggermente più debole a 0.80 (per 100 JPY).
Per il nostro portafoglio la previsione valutaria significa un posizionamento aperto rispetto all’EUR. Una moderata quota di USD serve
per la diversificazione, mentre la prevista flessione dello JPY viene
interamente coperta.
CHF nettamente più- debole a causa del legame con
l'EUR; l'«Abenomics» mantiene lo JPY in caduta libera
Tassi di cambio
1.7
1.5
1.3
1.1
0.9
0.7
Gen.08 Gen.09 Gen.10 Gen.11 Gen.12 Gen.13 Gen.14
EUR/USD
USD/CHF
EUR/CHF
JPY/CHF
Fonte: Datastream, Raiffeisen Research
Al netto dei prezzi, l'USD e l'EUR rimangono vicini
al valore medio di lungo termine
Tasso di cambio effettivo reale , 100 = media di lungo termine
130
120
110
100
90
80
70
Gen.99 Mag.01 Set.03 Gen.06 Mag.08 Set.10 Gen.13
CHF
EUR
JPY
USD
Fonte: Datastream, Raiffeisen Research
CHF non eccessivamente sopravvalutato; sulla base
dei prezzi alla produzione vicino al valore «equo»
Tassi di cambio sulla base delle parità del potere
d'acquisto (PPP)
1.7
1.6
1.5
1.4
1.3
1.2
1.1
Gen.99 Apr.01 Giu.03 Oct.05 Gen.08 Apr.10 Giu.12
PPP-prezzi alla produzione
PPP-prezzi al consumo
EUR/CHF
Fonte: Datastream, Raiffeisen Research
Investire 2015 | 6
EDITORE
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Economista capo Martin Neff
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Chiusura redazionale: 1° dicembre 2014
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prese in base alla presente pubblicazione avvengono a rischio esclusivo dell‘investitore.
Esclusione di responsabilità
Raiffeisen Svizzera società cooperativa intraprenderà tutte le azioni opportune atte a garantire l‘affidabilità dei dati presentati. Raiffeisen Svizzera società cooperativa non fornisce tuttavia alcuna garanzia relativamente all‘attualità, all‘esattezza e alla completezza delle informazioni contenute in questa pubblicazione.
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Direttive per la salvaguardia dell‘indipendenza dell‘analisi finanziaria
La presente pubblicazione non è il risultato di un‘analisi finanziaria. Le «direttive per la salvaguardia dell‘indipendenza dell‘analisi finanziaria» dell‘Associazione Svizzera dei Banchieri
(ASB) non trovano di conseguenza applicazione nella presente pubblicazione.