Pubblico 8-14 - Cisl Piemonte

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PUBBLIC
Periodico sindacale della CISL Funzione Pubblica Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta
n. 8 / 27 Giugno 2014
le
Speciiazia
Giust
La grande riforma
pag. 2
Verso un nuovo modello
organizzativo
pag. 4
La “guerra” di Piera
pag. 6
La riforma della
Giustizia
pag. 10
Una piattaforma
coraggiosa
pag. 11
Il rischio di partorire
un topolino
pag. 14
Giudici di Pace, una
storia tutta italiana
pag. 17
L’attività della Corte
d’Appello di Torino
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
A
nche il Governo Renzi si è
posto come obiettivo la riforma della giustizia. In realtà quest’ultima è stata il
leitmotiv dei Governi degli ultimi
venti anni. Eppure, nessuna delle
pubbliche amministrazioni è stata riformata come la giustizia. A
partire dalla riforma del Codice di
Procedura Penale (fine anni ‘80 del
secolo scorso), che ha visto la istituzione delle cosiddette Procure
della Repubblica “circondariali”, poi
soppresse, non si contano gli interventi normativi sulla giustizia. Tali
interventi hanno avuto due fondamentali e costanti caratteristiche:
la settorialità, cioè il fatto di riguar-
dare non il “sistema” nella sua interezza ma singoli parti di esso; gli
investimenti, pari o vicino allo zero.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
nessuna politica degli organici (l’ultimo concorso risale a dieci anni fa
e la scopertura di personale ha raggiunto le circa ottomila unità); un
salario accessorio ridotto ai minimi
termini (un lavoratore del giudiziario percepisce un salario accessorio
di circa trecento euro netti all’anno);
nessun ammodernamento dei metodi di lavoro; una automazione dei
servizi rabberciata benchè costata
centinaia di milioni di euro; un massiccia chiusura degli uffici giudiziari
(la cosiddetta. riforma della geogra-
fia giudiziaria) che ha ingolfato gli
uffici “accorpanti” senza procurare
significativi risparmi. Non bisogna
allora meravigliarsi se la lunghezza
dei processi è aumentata fino all’inverosimile.
La situazione nel penitenziario
non è dissimile. Paradigmatica è la
“riforma del fine pena”: per evitare
onerosissime condanne per Stato
da parte della Corte Europea dei
Diritti dell’Uomo, la legge sul “fine
pena” ha disposto che gli ultimi anni
di pena siano scontati ai domiciliari
al fine di decongestionare le carceri.
Ebbene, gli uffici preposti al controllo delle migliaia di detenuti scarcerati (gli Uffici per l’Esecuzione Pena-
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PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
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Verso un nuovo
modello organizzativo
le Esterna), non solo non sono stati
rafforzati con nuove risorse umane
e materiali, ma probabilmente l’organico degli assistenti sociali (che
è la figura professionale cardine
dell’esecuzione penale esterna) sarà
“tagliato” in applicazione delle ultime manovre finanziarie.
Al fine di coniugare la tutela dei lavoratori della Giustizia con l’interesse
generale ad assicurare al cittadino
sicurezza ed un servizio giustizia
degno di un paese civile, la CISL,
congiuntamente a CGIL e UIL, ha
elaborato e proposto al Governo un
compiuto ed organico progetto di riforma organizzativa di tutta la Giustizia (cioè delle amministrazioni
giudiziaria, penitenziaria, della giustizia minorile e degli archivi notarili) incentrato sulla adozione di nuovi
modelli organizzativi, sulla valorizzazione del personale e sulla ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse.
Nello specifico abbiamo ritenuto indispensabile la realizzazione di un
vero decentramento amministrativo, una informatizzazione completa
dei processi civile e penale e dei servizi di cancelleria ad essi connessi,
una razionalizzazione delle spese a
parità di servizi (spending review)
ed il reimpiego dei risparmi anche
per la incentivazione del personale.
Significativa è la parte relativa alla
Fondo Unico di Amministrazione
al fine di consentire ulteriori e periodiche progressioni economiche
e la fruizione di un salario accessorio almeno pari agli standard delle
altre pubbliche amministrazioni.
Abbiamo sostenuto che il rifinanziamento del Fondo Unico di Amministrazione è possibile, pur in tempi
di crisi, senza oneri per lo Stato,
attingendo alle cospicue risorse del
Fondo Unico Giustizia (oggi destinate solo al funzionamento degli uffici) ed attraverso la realizzazione di
piani triennali di razionalizzazione
della spesa ex art.16 lege 111/2011.
Restiamo vigli in attesa che il Ministro Orlando, cui abbiamo tempestivamente inviato il nostro progetto,
scopra le carte e, al di là dei proclami, ci consenta di capire come effettivamente voglia intervenire nella
giustizia.
Eugenio Marra
Coordinatore nazionale Cisl Fp Giustizia
valorizzazione del personale che, in
questi anni, ha assicurato il servizio
nonostante le scelte, spesso sbagliate, o l’inerzia dei governi senza maturare, unico caso nelle pubbliche
amministrazioni, alcuna progressione professionale e percependo
un salario accessorio inconsistente.
Nella sostanza abbiamo ritenuto
che il personale in questi anni abbia maturato un credito verso l’amministrazione che va soddisfatto
prima di ogni altro intervento legislativo ed in particolare prima della
immissione nei ruoli di personale
proveniente dalle altre pubbliche
amministrazioni ovvero prima della revisione del mansionario anche
alla luce della introduzione dei processi, civile e penale, telematici. Tra
le priorità vi sono certamente l’avvio di un percorso di ricomposizione
dei profili professionali già collocati
su due aree ed il rifinanziamento del
PUBBLIC
Progetto editoriale Rocco Zagaria
Progetto grafico Andrea Pellissier
Comitato di redazione:
Santina Pantano, Gabriele Bertocchi,
Jean Dondeynaz
In redazione: Alessandro Bertaina,
Andrea Cappello, Mario Caserta,
Paolo Decembrino, Bruno Della Calce,
Paola Famà, Domenico Mafera,
Tiziana Matturro, Riccardo Negrino,
Gian Piero Porcheddu, Fabrizio Sala e
Rocco Zagaria
Segretaria di redazione
Roberta Potenza
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LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
LA STORIA
D
opo quasi 42 anni (22 dei quali di militanza Cisl) di onorato
servizio, Piera Rolla, funzionario amministrativo al Tribunale di Torino, va finalmente in pensione.
Emozionata per questo cambio epocale
nella sua vita, Piera ha trascorso la bellezza di 40 anni negli Uffici Giudiziari di
Torino. Dopo i primi due anni in Provincia
e i successivi 7 in Pretura, la sua vita lavorativa è stata sempre il Tribunale.
“Quarant’anni e non sentirli” scherza lei
all’inizio della nostra chiacchierata che fila
via piacevolmente e avviene proprio alla
vigilia del fatidico giorno.
Un colloquio che ripercorre non solo la
sua storia lavorativa ma anche di un’amministrazione importante come quella
della Giustizia.
Ed ecco, quindi, la sua testimonianza, che
ritengo un bel regalo per tutti noi, soprattutto per la grande umanità e l’esempio di
chi, come lei, ha dedicato la sua vita e il
suo impegno allo Stato, credendo sempre
nel suo lavoro.
Intervista a Piera
Rolla, funzionario
amministrativo al
Tribunale di Torino,
che va finalmente
in pensione dopo
quasi 42 anni di
servizio (22 dei
quali in Cisl).
La sua
testimonianza
è una sorta
di piccolo
testamento
sindacale in
un Ministero
chiave della
nostra Pubblica
amministrazione.
L’intervista a Piera Rolla diventa anche
una sorta di piccolo testamento sindacale
in un Ministero chiave della nostra Pubblica amministrazione.
Piera, dopo tanti anni, sei ancora innamorata del tuo lavoro?
Mi faccio piacere tutto quello che faccio.
La mia vita lavorativa non riesco tanto a
scinderla da quella personale.
Il tuo ufficio ti mancherà allora?
In questi ultimissimi giorni è come se
avessi una pagina bianca davanti. Non riesco a scriverci nulla. Almeno per ora.
L’album dei ricordi è certamente molto lungo. Ma guardandoti indietro
che cosa ti viene subito in mente?
L’emozione del primo giorno. E poi tante
gratificazioni.
Con quale qualifica vai in pensione?
Funzionario amministrativo. Dal punto
di vista economico sono molto rattristata
e delusa. Io mi sono sempre molto impegnata in ufficio, ma purtroppo il mio impegno non è stato ripagato. Nella riqualificazione sono stata penalizzata perché non
avevo la laurea. Se posso fare un appunto
rispetto ai miei 40 anni di lavoro negli
uffici giudiziari, ecco, c’è questa profonda delusione per quello che ho ricevuto
economicamente. Credo (forse sono un
po’ presuntuosa) che in una ditta privata,
visto l’impegno, sarei stata molto più gratificata.
Vuoi dire che non esiste nell’amministrazione giudiziaria il criterio della
meritocrazia?
Assolutamente no. Se non la gratificazione per quello che fai. Non c’è nessun ritorno economico.
Di che cosa ti sei occupata ultimamente in Tribunale a Torino?
In questi ultimi anni mi sono occupata del
processo civile telematico. Un lavoro, devo
dire, di grande soddisfazione.
Ci puoi dire in che cosa consiste?
In buona sostanza, abbiamo reso telematico il processo civile. Abbiamo istruito
il personale, i magistrati e gli avvocati.
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La “guerra” di Piera
Abbiamo fatto convegni e corsi. Di
tutto e di più. Affiancamento e assistenza continuativa. Il processo
telematico consiste essenzialmente
nell’eliminare la carta dagli uffici
giudiziari. Attraverso una pec (posta elettronica certificata) l’avvocato dal suo studio manda l’istanza al
sistema informativo della giustizia
che lo incamera e lo ritrasmette telematicamente al giudice, il quale a
sua volta, sempre telematicamente,
fa il provvedimento e la cancelleria
lo trasmette ancora telematicamente all’avvocato. Quindi, si riducono
tantissimo i tempi, con un risparmio di carta notevole.
Quali processi si possono fare in
questo modo?
Praticamente tutti. Gli atti vengono trasmessi in tempo reale tramite pec. E l’avvocato quando si fiderà
(perché ancora non si fida) potrà
stare tranquillamente nel suo studio e depositare le sue memorie telematicamente e ricevere i provvedimenti.
Un primo bilancio sul processo
telematico?
In questo momento si può dire solo
che rappresenta una svolta veramente epocale. Un modo diverso
di concepire la giustizia e l’organizzazione del lavoro. I risultati si vedranno tra qualche anno. Adesso
il lavoro più grande è convincere le
persone a crederci. Occorre il cambio di mentalità.
Da quanto tempo state lavorando a questo progetto?
Da circa quattro anni. Noi a Torino abbiamo cominciato prima e siamo più
avanti. Nel sud sono molto indietro.
Tu pensi che Torino sia un bel
laboratorio per quanto riguarda
l’innovazione e il modo di lavorare?
Assolutamente si. Abbiamo un presidente del Tribunale, Panzani, che
ci crede molto e ha creato un ufficio
ad hoc. Avere tre persone che si occupano della promozione del processo telematico fa la differenza e i
risultati si vedono.
Lasci il tuo posto di lavoro con
l’amaro in bocca per via della
gratificazione economica. Che
cosa vorresti cambiasse per chi
invece rimane?
Quando il giudice che lavora affianco a te guadagna 10 volte quello
che guadagni tu, bè socialmente ti
senti nessuno. Quando l’avvocato
guadagna 20 volte più di te, ti senti
nessuno. Lo sappiamo tutti: i soldi
fanno il livello sociale. Sei in netta
minoranza, non potrai mai essere
alla pari. Potrai essere bravo quanto
vuoi ma sei comunque nulla.
Renzi ha posto la riforma della
Giustizia tra le priorità del governo. Che ne pensi?
Ben venga per snellire i tempi, però
occorre obbligare i magistrati a non
cincischiare e a fare dei veri provvedimenti.
Secondo te quali sono i veri problemi della giustizia italiana?
I tempi. I tempi che si perdono perché ogni categoria si sente piena di
sé. Torino è l’esempio che si possono
accorciare i tempi.
Già qualche anno fa, l’allora presidente del Tribunale Barbuto aveva
fatto un programma per accorciare
enormemente i tempi al quale tutti
si sono attenuti, compresi i giudici.
E i risultati si sono visti.
Al sindacato e in particolare alla
Cisl che cosa chiedi?
Di curare di più la parte del personale che è svilito e demotivato. Non
può essere una minoranza da un
punto di vista economico. Il divario
con gli altri soggetti con cui lavora
è troppo profondo. Non è dignitoso.
Si deve pretendere di più da molti
colleghi, ma bisogna retribuire meglio il personale amministrativo. Le
cancellerie che funzionano devono
la loro efficienza al personale che ci
crede e si impegna. Allora bisogna
trovare il modo di ripagare questo
impegno. Se si paga di più si può
pretendere anche di più. Ma da chi
guadagna 1200 euro al mese che
cosa si può pretendere?
In tempi di magra per le casse
dello stato quale potrebbe essere un’altra contropartita?
Si potrebbe dare per esempio la posizione organizzativa ai responsabili. Sarebbe già una gratificazione
importante. Le persone vanno assolutamente motivate. Nell’appiattimento più totale in cui ci troviamo,
si impegna solo chi ci crede. Ma non
c’è niente e nessuno che possa farti
fare quello che non hai voglia di fare.
Nel farti tantissimi auguri per il
tuo meritato riposo quale messaggio ci consegni?
Il processo telematico può aiutare,
ma serve uno snellimento e una
semplificazione delle leggi.
Rocco Zagaria
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LA STORIA
LA PIATTAFORMA SINDACALE
Il personale
amministrativo
P
ochi sono a conoscenza di ciò che
si muove dietro le quinte di questo
Ministero e che da un po’ di mesi ha
deciso di non decidere e non è una
saggia decisione visti i risultati.
Esiste una piattaforma scritta in modo
molto preciso, forte nei contenuti, coraggiosa e innovativa ma sconosciuta. Non se
ne parla, dà fastidio forse? È imbarazzante ammetterlo, ma esiste una censura di
fatto, magari inconsapevole, ma c’è.
Una sorta di bavaglio molto ben congegnato, generato da luoghi comuni e credenze antiche. Insomma, una conoscenza
superficiale e colposamente praticata perché non si ha nessun interesse a mettere
al centro il personale amministrativo.
Questo fatto la CISL lo deve dire con coraggio in questo momento in cui si parla
di riforme, di “pin”, di prepensionamenti e
con una musica che non cambia mai.
Ecco la nostra
piattaforma,
coraggiosa e
innovativa ma
sconosciuta.
Decenni di
fallimenti per non
aver investito
sull’unica risorsa
capace di una
svolta.
Vi spieghiamo
perché e
annunciamo le
nostre proposte!
In Italia, come una sorta di lavaggio del
cervello (anzi una centrifuga perpetua), si
parla quasi sempre di:
1) soppressione delle sedi e del grande clamore suscitato dalle comunità locali per
chiusura dei tribunali;
2) rapporti tra giustizia e classe politica,
tra magistratura e potere legislativo, facendo grandi ragionamenti su cambiamenti della Costituzione e via discorrendo;
3) dei concorsi da fare per aumentare il
numero dei magistrati.
Esauriti questi argomenti si preferisce
identificare i problemi della giustizia con
rassegnazione, immaginando che in questi grandi e immensi palazzi prima o poi
qualcosa accada e addolcendo un po’ l’amaro calice con qualche iniezione di personale esterno e annunciando massicci
reclutamenti di là da venire. Il resto è fatto
di arrangiamenti, improvvisazioni, scarsa
propensione a capire come si lavora, chi ci
lavora e quanto lavora.
La gestione del personale e la valorizza-
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La riforma
della Giustizia
PUBBLIC
LA PIATTAFORMA SINDACALE
zione del suo apporto? No comment. Essa ha prodotto mortificazione e demotivazione diffuse e
profonde.
Oggi il sindacato è pure escluso dal
conoscere come si organizza il lavoro. Il personale si gestisce “da solo”
con la professionalità e l’esperienza
e null’altro.
A nessuno interessa sapere come si
lavora e quali strumenti di lavoro ci
sono.
A nessuno interessa sapere chi ci
lavora perché accusa disagio pur
essendo la risorsa che attua, predispone, produce atti e adempimenti
indispensabili per il funzionamento;
A nessuno interessa sapere quanto si lavora e che il carico di atti e
di adempimenti è tale che scoraggerebbe chiunque a volte.
Eppure c’è una piattaforma oggi
dalla quale partire, perché da qualche parte bisogna pur partire a
meno che non si voglia alzare bandiera bianca.
Cosa proponiamo
immediatamente?
Esaminiamo i punti di premessa: “il
testo completo e ufficiale lo potete chiedere ai nostri delegati
o direttamente alla Cisl Fp nelle
sedi esistenti in ogni capoluogo
di provincia”:
1) Servono risorse aggiuntive (la giustizia è un settore sul quale investire). Esse
si devono trovare non certo aumentando il numero degli organici della magistratura ma quelli del personale amministrativo e investendo sul personale
amministrativo in servizio.
2) Forze politiche, sindacali e tutti
gli operatori della giustizia devono
condividere un progetto di riorganizzazione per rendere un servizio
al paese (ci sono diritti che reclamano tutela).
3) Non praticare interventi legislativi
parziali o per soddisfare isolate rivendicazioni o situazioni di emergenza.
Se si condivide questo passaggio allora si può proseguire nei successi-
vi punti. Ne individuiamo alcuni in
sintesi:
a) quantità e qualità della giustizia
b) regole processuali
c) regole di organizzazione e gestione delle risorse
d) qualità delle risorse e loro impiego
L’art. 101 della Costituzione affida
al Ministero della Giustizia l’organizzazione dei servizi e la gestione
del personale.
Attivare le direzioni regionali e interregionali è un modo per innovare
e dare attuazione a quella norma costituzionale.
- Il personale amministrativo
deve esser gestito all’interno di un
buon sistema organizzativo e quindi la dirigenza amministrativa in
queste sedi dovrà rivestire posti di
vertice e assicurare una funzionale
gestione delle risorse umane e non
trasformare queste strutture in luoghi per spartirsi incarichi e poltrone.
- Tener conto che il personale amministrativo non ha mai effettuato alcuna progressione giuridica in
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pratica la professionalità e la esperienza non sono mai state riconosciute come meritano eppure sono
essenziali e suppliscono a lacune generate da una forte carenza risorse
e da una continua “refomatio“ delle
procedure, della tipologia e della dislocazione sul territorio degli uffici
giudiziari.
- Metter mano ad una ricomposizione dei profili professionali già posti su due sole aree per una migliore
ottimizzazione organizzativa.
tenza della gestione della edilizia giudiziaria e manutenzione immobili.
Interventi di dettaglio
da realizzarsi
Interventi
1) Piena attuazione processo civile
telematico.
2) Progetto penale telematico da
predisporre con la digitalizzazione
dell’intero sistema penale.
3) Un piano composito per evitare
sprechi e continui cambiamenti di
software e hardware, valorizzando
le competenze interne dei CISIA e
della DGSIA.
4) Controllo di gestione: individuare
indicatori trasparenti per verificare la gestione delle risorse. Gli uffici
giudiziari sono privi di programmi finalizzati ad acquisire indicatori affidabili e strumenti per consentire tale
forma di controllo. Non è una cosa
normale che questa amministrazione non abbia mai adottato programmi di controllo della gestione.
Alle istituende Direzioni Regionali e
interregionali va assegnata la compe-
Cancellerie e
Segreterie Giudiziarie
Progetto di legge da farsi per modificare l’attuale organizzazione che
va finalizzata a migliorare l’attività amministrativo-contabile e
giudiziaria e fornire all’attività
giudicante e requirente una collaborazione qualificata.
conto delle nuove tecnologie e della
informatizzazione dei servizi ed effettuare periodiche progressioni
per il personale e formazione permanente. Rotazione del personale
nei servizi per creare arricchimento
professionale.
Incremento salario accessorio
adeguato agli standard di altre PA
Come rifinanziare
il Fondo unico
amministrazione
- Piano triennale per razionalizzare
Individuare e attribuire al personale nuove funzioni paragiurisdizionali, oggi di competenza esclusiva del personale di magistratura
attraverso la rivisitazione e la modifica delle norme di legge che disciplinano la materia e la revisione
degli inquadramenti economici e
professionali del personale potenzialmente interessato.
Ampliare e riordinare le attribuzioni del personale UNEP con attività concorrenziali con guadagni per
lo Stato.
Rialzo dotazione organica e piante organiche adeguate alla missione.
Copertura posti vacanti e nel progetto di assunzione giovani determinare le condizioni per la trasmissione delle conoscenze.
Rivedere i profili professionali attuali e adeguarli al nuovo assetto
cancellerie e segreterie, tenendo
la spesa e modifica della legge istitutiva del fua modificando quella
parte che vincola le risorse del ministero al solo finanziamento e funzionamento degli uffici.
- Destinazione quota parte del contributo unificato.
Trasparenza gestione
risorse finanziarie e
misure anti-spreco
- Reinternalizzare i servizi di informatica, di fonoregistrazione e trascrizione delle udienze.
- Superare la convenzione con POSTE SPA che ha costi eccessivi e
completa attribuzione all’UNEP delle notifiche.
Relazioni interne
Ripristino relazioni sindacali corrette e monitoraggio dei comporta-
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PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
PUBBLIC
LA PIATTAFORMA SINDACALE
LA PIATTAFORMA SINDACALE
stero ha dei lavoratori del comparto
ministeri.
menti locali. Periodici incontri con
l’autorità politica del Ministero.
Nessuna attribuzione di nuove
mansioni al personale può esser realizzabile se non previo:
a) accordo con le OO.SS.
b) rifinanziamento del Fua
c) piena informatizzazione del servizio notifiche (con riferimento agli
UNEP)
d) assunzioni.
La piattaforma si addentra anche sugli altri settori del Ministero che sono
quelli preposti all’esecuzione penale.
Amministrazione
Penitenziaria Giustizia minorile Archivi notarili
cosiddetto “Piano carceri” prevede
nuovi padiglioni nelle strutture esistenti, la costruzione di nuovi istituti penitenziari. Contempla nuove
assunzioni per la Polizia Penitenziaria ma non per il personale del comparto ministeri.
Le misure alternative alla detenzione (le quali prevedono che gli ultimi
anni di detenzione siano scontati al
di fuori del carcere), vanno accompagnate dall’incremento dell’organico dei funzionari della professionalità di servizio sociale. Impiegare
poi personale di polizia nelle attività amministrativo/contabili, determinando oltretutto situazioni di
disparità di trattamento salariale a
parità di funzioni svolte, indica la
scarsa considerazione che il Mini-
Garantire l’autonomia e la persistenza
dei Centri per la Giustizia Minorile.
Sono organismi decentrati della giustizia minorile che coordinano e organizzano i servizi della giustizia minorile e
sviluppano i rapporti con le regioni e
gli enti locali per il reperimento delle
risorse utili alle politiche di prevenzione della devianza minorile.
Ridare al sistema della giustizia minorile un nuovo impulso. Si tratta di
una impostazione riconosciuta tra le
migliori del mondo. C’è un ordinamento penitenziario minorile, previsto ma non attuato ormai da quasi 40
anni! Politica di assunzione di quelle
figure professionali di cui il Dipartimento è ormai tragicamente carente
(funzionari della professionalità di
servizio sociale, contabili e dirigenti).
Archivi Notarili
Gli archivi notarili costituiscono
una amministrazione finanziariamente autonoma che non grava sul
bilancio del Ministero della Giustizia perché provvede autonomamente al proprio fabbisogno finanziario.
Il bilancio ha sempre evidenziato
importanti avanzi di gestione che
vengono annualmente versati alla
Cassa Depositi e Prestiti.
Anche qui l’idea da realizzare e metter in cantiere è fatta di punti basilari:
1) piena informatizzazione servizi
2) programmi di controllo di gestione
3) rifinanziamento FUA
4) nuove e periodiche progressioni
per il personale.
Amministrazione
Penitenziaria
Esiste uno squilibrio nel rapporto
tra personale del comparto ministeri e personale della Polizia Penitenziaria (all’incirca di uno a sette). Il
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PUBBLIC
Centri per la Giustizia
Minorile
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
N
on siamo una azienda privata, ma
abbiamo in comune con una azienda gli obiettivi di efficienza.
Un’amministrazione pubblica per
essere efficiente deve far si che il fattore
umano sia valorizzato nella professionalità e nelle competenze.
Il lavoratore non è un numero o una matricola da spostare senza un progetto.
Oggi tutta la dirigenza sembra non comprendere che, eliminando l’apporto di chi
lavora e non consultando i rappresentanti
dei lavoratori, si sta infilando in un vicolo
cieco.
I dipendenti pubblici non sono un peso da
portarsi dietro, ma siccome hanno anni di
esperienza professionale alle spalle devono esser valorizzati. Questo è il punto di
partenza e non ci sono altre strade.
Chi decide deve sapere che un lavoro male
organizzato produce solo segnali negativi
e demotivazione. Serve formazione permanente del personale con particolare
attenzione all’informatica perché questa
è la chiave per semplificare. E ci vogliono
anche investimenti!
Non basta più la sola buona volontà o inventiva del dipendente a risolvere le problematiche giornaliere. Ammettiamo pure
che ci sono uffici e sedi che hanno anche livelli di eccellenza ma non basta. Il funzionamento deve essere uguale dappertutto
e dove funziona una pratica buona la si
deve condividere e magari anche imporre.
Chi decide deve
sapere che un
lavoro male
organizzato
produce solo
segnali negativi
e demotivazione.
Serve formazione
permanente
del personale,
con particolare
attenzione
all’informatica.
Il lavoratore non
è un numero o
una matricola da
spostare senza un
progetto.
Con questa
piattaforma
dimostriamo che
abbiamo voglia di
costruire e non di
rompere.
Non basta più
la sola buona
volontà o
inventiva del
dipendente
a risolvere le
problematiche
giornaliere.
Per fare ciò, è quanto mai indispensabile
avere un confronto continuo con le parti
sociali. Con questa piattaforma dimostriamo che abbiamo voglia di costruire
e non di rompere e vogliamo essere parte
integrante dell’amministrazione. Si possono fare migliaia di processi, generare
migliaia di sentenze, di provvedimenti,
ma poi occorre una forza adeguata e strumenti idonei, altrimenti tutto si ferma.
Non basta aumentare la forza lavoro
per fare più provvedimenti, ma bisogna
proporzionalmente aumentare anche
chi mette in esecuzione questi provvedimenti.
Si possono comprare migliaia di bus al
servizio dei cittadini, ma poi se non ho
gli autisti che li guidano restano in bella
vetrina nel deposito senza che siano utili
allo scopo. C’è un dato che è sottovalutato
sempre e va considerato.
Bisogna avere il coraggio di accettare i
consigli di chi è tutti i giorni a contatto
con cittadini e lavoratori. Bisogna aver
coraggio a mettersi in discussione e guardare in faccia la realtà e avere anche tanta
umiltà che è il contrario dell’arroganza.
Come Cisl, diciamo che ci vuole trasparenza nelle risorse da investire, bisogna
evitare sprechi e cattive gestioni e vanno potenziati i servizi informatici (senza
dimenticare la formazione), ma ci vuole
anche coraggio e si può parlare di funzionamento della giustizia senza scomodare
esperti e politici. Ciò si realizza anche facendo piccole grandi cose come ad esempio rivedere discorso trascrizioni delle
udienza e sicurezza dei dati.
Ad ogni modo noi siamo fiduciosi e convinti che la strada da percorrere richieda
determinazione ma se andiamo avanti
dobbiamo saper spiegare alla nostra gente
dove siamo partiti, cosa abbiamo realizzato e dove vogliamo andare.
Roberto Pisano Coordinamento Giustizia
Cisl Fp Piemonte
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Una piattaforma
coraggiosa
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
L
a riforma della geografia giudiziaria,
varata con i D.Lgs 155 e 156 del 7 Settembre 2012 ha scatenato fin dal principio infinite polemiche e proteste.
Giusta, tutto sommato, l’idea di partenza:
una razionalizzazione delle risorse in presenza di gravi carenze e con la necessità
di effettuare risparmi di spesa, con l’ambizioso ulteriore obbiettivo di far lavorare
meglio personale, magistrati ed avvocati.
Peccato che, alla resa dei conti, mentre si
voleva cambiare il mondo si è arrivati a
partorire il classico topolino.
Parliamo del personale
Sono stati trattati come pacchi postali e
costretti spesso a un radicale peggioramento della qualità della propria vita e di
quella di tutta la famiglia a causa del trasferimento della propria sede di lavoro anche a molte decine di chilometri da casa.
- Mai ascoltati dall’Amministrazione.
- Eccessivo pendolarismo che è risaputo è
causa di logoramento.
- Scaricati nelle nuove sedi senza chiarezza sui nuovi compiti e senza nemmeno indicazione degli spazi per lavorare.
- Accolti da colleghi che si sono visti sommergere di nuovi e fascicoli.
Si tratta di una
riforma gestita in
modo superficiale,
con una fase
attuativa ancora
assai confusa, che
non porterebbe
risparmi bensì
realizzerebbe
soltanto
diseconomie nel
sistema giudiziario
(sic!).
E i lavoratori della
Giustizia? Come al
solito ignorati.
per queste ultime di lavorare regolarmente e garantire l’espletamento del servizio
- Condizioni di lavoro disagiate e al di sotto degli standard minimi di efficienza, dignità, sicurezza e persino igiene.
- Nessun risparmio di costi auspicato.
Anzi quasi tutti i locali che un tempo ospitavano i Tribunali soppressi continuano
tutt’oggi ad essere utilizzati, stante l’impossibilità di trasferire tutti i fascicoli nei
Tribunali accorpanti, ed in modo generalizzato continuano ad essere adibiti ad archivio dei Tribunali ormai soppressi.
- Incremento di spese per le notifiche e, soprattutto, per le esecuzioni, dovuto all’aumento delle distanze dalla sede del Tribunale. Tali circostanze sono confermate e
riguardano spese che gravano anche sul
bilancio pubblico (cause esenti, notifiche
penali, patrocinio a spese dello Stato ecc.).
Di tali aggravi di spese, come per tutti gli
altri, non si registra alcuna considerazione negli ondivaghi e mai giustificati calcoli
di risparmio di spesa asseriti dal Ministro
della Giustizia, con buona pace della spending review.
La Magistratura
“Una riforma lasciata nelle sue mani e il
regalo dell’aumento dei posti”.
E gli avvocati?
Non era mai accaduto che anche costoro
si unissero nella convergenza delle nostre
posizioni in misura cosi netta e si sono accorti pure della “esistenza del personale”.
Le loro proteste:
- mancata previsione di un regime transitorio con conseguenze devastanti sui ruoli e con produzione di rinvii generalizzati,
sovente superiori all’anno.
- Inadeguatezza delle strutture dei Tribunali accorpanti ad ospitare quelli accorpati
- sovraffollamento di aule di udienza e
Cancellerie con conseguente impossibilità
11
PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
PUBBLIC
Il rischio di partorire
un topolino
Una sequenza di fatti che lascia
esterrefatti, ecco la cronistoria.
La Magistratura ha sempre auspicato la realizzazione di una più moderna geografia giudiziaria e il CSM ha
ripetutamente sollecitato il legislatore ad intervenire in proposito. Da
qui il parere ampiamente positivo
in ordine alla riforma da parte del
CSM.
Certo, l’attuazione della riforma
è stata lasciata interamente nelle
mani dei Magistrati con l’assordante silenzio nei confronti delle oltre
30.000 anime che lavorano negli
uffici.
1- Si fa strada una proposta di rideterminazione al ribasso di 120 unità
delle piante organiche dei magistrati, nel nome della razionalizzazione
e del risparmio e vista la chiusura
degli uffici.
2 - Arriva, puntuale, il parere, fortemente negativo, del CSM ed altrettanto puntuale il Ministro si adegua
senza colpo ferire mentre è sordo
alle richieste, proteste, proposte
delle organizzazioni sindacali, degli ordini professionali, dei sindaci,
delle Associazioni dei cittadini, degli organi di stampa. Insomma il ministero va avanti. ”Un treno in corsa
che non può essere fermato”.
3 - A seguito richiesta del Ministro
si procede addirittura ad un incremento della pianta organica complessiva di 69 unità (50 per gli uffici
giudicanti e 19 per gli uffici requirenti) a fronte di una contrazione di
120 unità prevista nella precedente
proposta.
4 - Ma il ministro fa di più, proponendo al CSM l’istituzione di un
tavolo tecnico per l’attuazione della
seconda fase della riforma: quel famoso treno in corsa può modificare il proprio percorso ed effettuare
fermate non previste se i passeggeri
sono quelli giusti.
5 - Con delibera del 15 maggio 2013
il CSM si costituisce, di concerto
con il Ministero della Giustizia - e
quale articolazione del preesistente
comitato paritetico per l’individuazione di soluzioni condivise in ordine alle questioni in materia di organizzazione giudiziaria (istituito con
delibera del 18 maggio 2011), un
gruppo di lavoro per la risoluzione
comune delle problematiche in materia di revisione delle circoscrizioni
giudiziarie. Evviva!
6 - All’avvicinarsi del 13 settembre
2013, il CSM con stupore prende
atto come parte del mondo politico
e dell’avvocatura, oltre che alcuni dei
220 comuni delle sezioni distaccate
soppresse (ovviamente il personale e le organizzazioni sindacali non
vengono neanche citati quali soggetti che possano avere una qualche
rilevanza), a fronte degli sforzi per
il varo della riforma, opera in senso opposto, depositando in Parlamento disegni di legge e facendo
pressioni per lo slittamento della
data di avvio degli accorpamenti e
delle soppressioni di ulteriori 12 o
18 mesi.
Si tratta di una riforma gestita in
modo superficiale, con una fase attuativa ancora assai confusa, che
non porterebbe risparmi bensì realizzerebbe soltanto diseconomie nel
sistema giudiziario (sic!).
Viceversa il CSM ritiene che un differimento di efficacia della riforma
proprio nel momento in cui si è
profuso da parte dei dirigenti degli
uffici giudiziari, del ministero della
giustizia e dell’organo di autogoverno il massimo sforzo per l’attuazione della riforma si risolverebbe nel
definitivo affossamento di qualsivoglia possibilità di mutamento delle
circoscrizioni giudiziarie e produrrebbe - esso sì - un danno enorme,
sia di immagine che economico.
Dalla delibera CSM del 23 maggio
2013: “… È quindi motivo di preoccupazione apprendere che forze politiche
presenti in Parlamento avrebbero manifestato l’intenzione di differire di un
anno, al 13 settembre 2014, l’attuazione della riforma. Pur nel rispetto
delle prerogative del Parlamento, una
tale proroga rischia di determinare
uno spreco di risorse pubbliche…”.
Certo, se la concertazione avuta tra
il Ministro ed il CSM si fosse tenuta
anche con gli avvocati, il personale,
le Istituzioni sui territori, forse tali
negative reazioni non si sarebbero
verificate.
Conclusioni
Le paventate disfunzioni per gli uffici, queste sono oggi, purtroppo,
sotto gli occhi di tutti (o quasi). In
effetti, la politica ha poi avuto un
minimo di soddisfazione in quanto,
l’assalto alla diligenza delle sedi soppresse da parte di partiti, semplici
parlamentari, Sindaci e Governatori
ha avuto come risultato il salvataggio di alcune sedi.
E i lavoratori della Giustizia? Come
al solito ignorati, abbiamo subito in
pieno tutti gli effetti negativi della
riforma che nello stesso tempo abbiamo dovuto reggere sulle nostre
spalle, con il quotidiano sacrificio
volontario e personale.
Nella riforma è prevista, per i magistrati costretti a cambiare sede, una
sostanziale indennità economica
(art. 5 c.2 D.Lgs 155/2012: “Peraltro, se con l’assegnazione al nuovo
ufficio un magistrato deve mutare la
propria residenza, lo schema di decreto riconosce l’applicazione delle
disposizioni della legge n. 836/1973,
sull’indennità di missione e sul trasferimento dei dipendenti statali “).
E noi? Tacete e remate.
Francesco Scidone - Coordinamento
Giustizia Cisl Fp Liguria
12
PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
PUBBLIC
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Gli avvocati:
“Una buona piattaforma”
Dunque le richieste della nuova piattaforma possono ben essere accolte ed avviate a realizzazione con migliori prospettive di quanto sinora
avvenuto.
Mario Benni
Ordine degli Avvocati di Ivrea
PUBBLIC
L
e criticità e le cause di esse, nel settore Giustizia, non sono ignote agli
operatori che quotidianamente vi attendono. Ed essi conoscono, responsabilmente, anche i rimedi possibili. Vi è
quindi grande consapevolezza che sale e
scende nei vari piani dell’operatività sino
a permeare i settori delle decisioni “politiche”, tradizionalmente refrattari all’ascolto delle basi.
Ed allora, cosa si aspetta ad intervenire?
La consapevolezza di cui parlavo comprende, con grande serietà, la coscienza
delle limitazioni imposte al settore: riduzione dei mezzi e delle risorse, blocco delle
assunzioni, anzianità e ritardo formativo
del personale.
Mi pare che il Progetto di Piattaforma
caldeggiato da Cisl Funzione Pubblica si
muova proponendo soluzioni all’interno
del limitato spazio operativo, auspicando
riorganizzazioni più adeguate e mirate
alle risposte da dare alle nuove domande.
In particolare, non si può fare a meno di
notare che la Giustizia, nel settore civile, sta facendo transitare le vertenze in
un canale di decantazione, costituito da
procedure alternative alla soluzione delle
stesse (mediazione obbligatoria). Il carico
tradizionale sta per essere deflazionato
anche con altre iniziative di composizione, esterne al sistema giurisdizionale ordinario (camere arbitrali forensi).
Se a ciò aggiungiamo il sempre maggior
onere economico imposto a chi abbia il coraggio di affrontare una causa in sede ordinaria, noi comprenderemo finalmente
quale sorte avrà in futuro quello che oggi
appare un carico di lavoro insostenibile.
Il momento è anche particolare, visto il
cambio di tecnologia in atto nella gestione del processo civile, destinato a ridurre
sensibilmente l’esigenza della manualità
e quindi del personale tradizionalmente
impegnato.
13
PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
S
i decide di sopprimerne un po’. Ci
può stare in una logica noi diremmo
di smania riformista.
Si decide che i Comuni che li vogliono mantenere possono farlo, a condizione
di sostenere le spese.
Si immagina con grande estro di trasformare gli impiegati comunali in provetti operatori della giustizia in modo tale
che, pur rimanendo vincolati al contratto
originario, svolgano le mansioni dei loro
colleghi che dipendono dal Ministero della Giustizia. è la prima volta che un lavoratore pubblico ha due datori di lavoro: il
Ministero e il Comune. Da uno prende le
funzioni proprie del contratto dei giudiziari e dell’altro lo stipendio.
Spiegare questo ai comuni mortali è fatica
sprecata. Cosa può fregarsene il comune
cittadino se un funzionario lavori per conto Ministero o per il Comune? Proviamo
ad esagerare per capire.
E allora perché non trasformare i vigili in
carabinieri?
E perché non far svolgere le funzioni di
accertamento fiscale a dipendenti locali?
Si immagina con
grande estro
di trasformare
gli impiegati
comunali in
provetti operatori
della giustizia in
modo tale che,
pur rimanendo
vincolati al
contratto
originario,
svolgano le
mansioni dei
loro colleghi che
dipendono dal
Ministero della
Giustizia. è la
prima volta che
un lavoratore
pubblico ha due
datori di lavoro:
il Ministero e il
Comune.
Da uno prende le
funzioni proprie
del contratto
dei giudiziari
e dell’altro lo
stipendio.
E perché non far svolgere funzioni di anagrafe comunale ai dipendenti del Ministero dell’Ispettorato Repressioni Frodi?
Ci fermiamo qui perché è sin troppo chiaro che ci sono dei “difetti genetici”. Tutto
ciò rassomiglia alla idea che aleggia nel
nostro Paese sul pubblico impiego: le funzioni pubbliche sono pezzi di ricambio,
sono fatte a pezzi!
Proseguiamo. Il personale degli altri uffici
soppressi viene spostato, ovviamente non
c’è nessun confronto sindacale e quindi
inutile invocare “semafori e segnalatori
del traffico”
La conseguenza è che tanti lavoratori devono fare le valigie. Sì, ma dove? Negli uffici dei giudici di pace rimasti si direbbe.
Macchè. Complicate formule aritmetiche
per dividersi le risorse umane tra Procura
e Tribunale.
Insomma, si tolgono agli uffici del Giudice di Pace che però anche se soppressi e
accorpati ad altri non hanno soppresso i
fascicoli e i carichi di lavoro.
Gli uffici accorpanti: esempio. Oltre 170
comuni rientrano nel territorio di Ivrea,
58 faranno capo al Giudice di Pace di Pinerolo e 78 quelli facenti capo a Torino poi
ci sono situazioni analoghe in altre realtà
della regione. Insomma il carico di lavoro
si è spostato non è stato soppresso.
In questo giro c’è la soddisfazione forse
da parte di taluni di raggiungere anche
una sede richiesta volontariamente. E
le esigenze degli uffici dei giudici di pace
rimasti? Domande, domande, sempre
domande! Come sindacato abbiamo capito che è inutile far domande perché le risposte le vedranno i cittadini e capiranno
che il sindacato aveva visto giusto. È stato
sempre così d’altronde. Peccato però che
i problemi poi arrivano puntuali ma non
potranno esser addebitati a noi. Lontani
dal tavolo, lontani dal cuore.
Bruno Della Calce
Responsabile regionale Enti centralizzati
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PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
PUBBLIC
Giudici di Pace
una storia tutta italiana
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
D
a quanti anni le lavoratrici ed i lavoratori del pubblico impiego hanno subito martellanti campagne
mediatiche nelle quali di volta in
volta erano definiti fannulloni, approfittatori, e inutili zavorre?
Da quanti anni le lavoratrici ed i lavoratori
del pubblico impiego sono stati considerati il male del nostro paese?
Da quanti anni le lavoratrici ed i lavoratori
del pubblico impiego sono stati il parafulmine della politica ed i soggetti da vessare
per reperire nuove risorse da gettare nella
voragine dei conti pubblici?
Certo, non è facile mantenere la propria
credibilità per la nostra categoria quando
i primi ad attaccarci sono i nostri “datori
di lavoro”, i politici, i quali non hanno mai
avuto remore ad usarci per nascondere le
loro inefficienze, la loro incapacità ad innovare ed innovarsi, la loro miopia e mancanza di visone strategica.
La giustizia è lenta, inefficiente?
Si attui pienamente il processo civile telematico e si attui la piena digitalizzazione
del sistema penale con un piano composito a lungo termine sull’informatica.
Il bilancio della Giustizia e la gestione
dell’organizzazione sono lacunosi?
Si adottino seri programmi di controllo di
gestione con indicatori trasparenti per la
verifica puntuale della gestione delle risorse e con la predisposizione di un vero
e proprio bilancio sociale, investiamo in
progetti, adottando magari un bilancio
non più basato sullo storico ma sui progetti meritevoli di essere realizzati sulla base
delle priorità individuate con trasparenza.
Reinternalizziamo i servizi informatici, la
fonoregistrazione e la trascrizione delle
udienze e superiamo la convenzione con
Poste italiane per le notifiche degli atti,
realizzando un consistente risparmio ed
uno snellimento delle procedure.
Si deve rendere il sistema più snello, rendendolo protagonista del rilancio del paese e dando finalmente ai cittadini ed alle
imprese quelle risposte da tanto tempo richieste di ragionevole durata dei processi?
Una vera riforma,
non può che
reggersi sulle
gambe delle
donne e degli
uomini che
quotidianamente
e con grande
sacrificio personale
fanno sopravvivere
il servizio giustizia.
Noi lavoratrici
e lavoratori
della giustizia,
noi cittadini
consapevoli di
questo Paese,
vogliamo e
dobbiamo essere
in prima fila.
-Attribuiamo al personale amministrativo nuove funzioni paragiurisdizionali
oggi di competenza esclusiva dei magistrati, permettendo loro di concentrarsi
sul core della giurisdizione;
- ampliamo e riordiniamo le attribuzioni
degli Ufficiali Giudiziari, con recupero di
concorrenzialità e nuovi introiti per lo
Stato;
- rivisitiamo le varie figure professionali,
rendendole adatte all’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’informatizzazione
dei servizi;
-potenziamo gli organici come serve e
dove serve, consci che investire sulla
giustizia vuol dire necessariamente potenziarla e non adottare tagli lineari.
Certo, una riforma di questo tipo, una vera
riforma, non può che reggersi sulle gambe
delle donne e degli uomini che quotidianamente e con grande sacrificio personale
fanno sopravvivere il servizio giustizia.
Ed allora incentiviamo il personale Attraverso un rifinanziamento del Fondo
Unico di Amministrazione, a costo zero
per le casse dello stato, adottando piani
triennali di razionalizzazione della spesa,
modificando la legge istitutiva del Fondo
Unico Giustizia e destinando al personale
una parte del Contributo Unificato.
Infine, ripristiniamo le corrette relazioni sindacali estendendole alla logistica e
all’edilizia giudiziaria.
Noi lavoratrici e lavoratori della giustizia,
noi cittadini consapevoli di questo Paese,
vogliamo e dobbiamo essere in prima fila.
Perché con questa riforma, Signor Ministro, alla resa dei conti, rivogliamo finalmente indietro la nostra dignità.
Francesco Scidone - Giustizia Liguria
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PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
PUBBLIC
È il momento di agire
LA GIUSTIZIA IN PIEMONTE
Il presidente Barbuto
va a Roma
PUBBLIC
“C
on soddisfazione e orgoglio
salutiamo la nomina del presidente Mario Barbuto a capo
del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria. Barbuto, che è stato
nostro ospite al congresso della Cisl Fp di
Torino, il 7 febbraio 2013, ha saputo innovare e rendere efficiente l’organizzazione
del lavoro degli uffici giudiziari di Torino,
facendoli diventare una delle eccellenze
del sistema giudiziario italiano, con la
diminuzione degli arretrati e dei tempi
dei processi. Crediamo che sia la persona
giusta al posto giusto. E chi, meglio di lui,
potrebbe mettere mano a un compito così
complesso come quello dell’organizzazione della giustizia del nostro Paese?”
Così la segretaria regionale Cisl Fp, Santina Pantano commenta la nomina, effettuata dal ministro Orlando, del presidente della Corte d’Appello di Torino, Mario
Barbuto, a capo del Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria.
Presidente della Corte d’Appello di Torino
dal 2010, Barbuto durante la sua carriera ha svolto funzioni di pretore prima, di
giudice successivamente, sia nel settore
civile sia in quello penale. È stato presidente della II Corte d’Assise e dal 2001 al
2009 ha rivestito l’incarico di presidente
del Tribunale di Torino.
A Torino Mario Barbuto ha lavorato molto per sveltire l’iter dei procedimenti, a
cominciare da quelli civili, che per i tempi troppo lunghi sono una zavorra del sistema giustizia italiano. Il primo passo è
stato adottare un metodo che prevede di
smaltire prima le cause vecchie, poi quelle
nuove e questo ha consentito lo smaltimento del 26% dell’arretrato. Per aggredire poi la mole dei fascicoli in giacenza, il
magistrato ha predisposto una mappatura
delle pendenze con lo scopo di conoscerne
i contenuti, di accedervi con più facilità e
“Questa è l’ultima
sfida della mia
vita professionale,
e allora io ci
voglio provare:
qualche idea
ce l’ho, qualche
risultato l’ho fatto,
l’entusiasmo non mi
ha abbandonato.
Un’unica amarezza:
lasciare Torino.
A 71 anni, avevo
programmato
che qui fosse la
mia ultima tappa
professionale,
prima di andare
in pensione nel
settembre del
2017”.
Tanti auguri e buon
lavoro presidente!
di poter predisporre, dove possibile, degli
iter standardizzati.
“L’uomo dei numeri” come è stato definito
Barbuto nell’ambiente giudiziario torinese, ha davvero dato un’impronta unica al
tribunale subalpino e ora ha il compito di
ridare sprint all’intera macchina organizzativa della giustizia italiana.
“Questa - ha dichiarato al quotidiano La
Repubblica il presidente della Corte di
Appello subito dopo la sua nomina - è
l’ultima sfida della mia vita professionale,
e allora io ci voglio provare: qualche idea
ce l’ho, qualche risultato l’ho fatto, l’entusiasmo non mi ha abbandonato. Un’unica
amarezza: lasciare Torino. A 71 anni, avevo programmato che qui fosse la mia ultima tappa professionale, prima di andare
in pensione nel settembre del 2017”.
Tanti auguri e buon lavoro presidente!
Siamo certi che riuscirà a traferire anche a
Roma il “modello vincente di Torino” per
rendere più efficiente il funzionamento e
l’organizzazione della Giustizia italiana.
Ce n’è davvero un gran bisogno.
R.Z.
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PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
LA GIUSTIZIA IN PIEMONTE
Barbuto all’inaugurazione La Corte di
dell’Anno Giudiziario 2014 Appello esercita la
V
i è grande attesa sulla svolta generazionale della classe politica. La nuova
classe dirigente - che appartiene alle
generazione dei quarantenni - vuole
marcare la distanza dalle precedenti.
Il Procuratore Generale ed io abbiamo superato i 70 anni. Con il pensionamento di Giancarlo Caselli, siamo gli «ultimi dei Mohicani».
Vi è chi dice che dovremmo ritirarci, che dovremmo collaborare con i giovani solo con consigli dettati dalla nostra esperienza.
Mi permetto un consiglio. Nel settore della
giustizia la nuova classe dirigente diventi artefice e protagonista di una vera svolta culturale.
È una svolta che nel 2001 il sottoscritto, da
“giovane 58enne”, ha tentato ponendo al centro
dell’attività giudiziaria il valore dell’ «efficienza» (o «efficacia» come altri preferiscono dire).
È stato arduo superare la mentalità di chi considerava (e considera ancora) la funzione giudiziaria come il rito sacrale dei «Sacerdoti di
temi» sottratto ad ogni controllo sui risultati.
L’espressione accountability spaventava e
spaventa ancora perché evoca il tema della
responsabilità.
Diciamo allora che anche la magistratura,
tramite i dirigenti degli uffici, ha il dovere della «rendicontazione», del rendere conto periodicamente dei risultati del suo lavoro.
La svolta culturale è semplice. Consiste nel
far sì che l’efficienza della giustizia diventi un
valore condiviso, garanzia di legalità, tutela
dei diritti e crescita economica.
Che cos’è e di che si occupa la Corte d’ Appello
La Corte di Appello esercita la giurisdizione in un ambito territoriale denominato
‘Distretto’.
giurisdizione in un
ambito territoriale
denominato
‘Distretto’.
Il Distretto della
Corte di Appello di
Torino comprende
due Regioni: il
Piemonte e la Valle
d’Aosta.
Al suo interno
operano il
Tribunale di
Sorveglianza ed
il Tribunale per i
minorenni.
Il Distretto della Corte di Appello di Torino comprende due Regioni: il Piemonte e
la Valle d’Aosta.
Al suo interno operano, con competenza
estesa all’intero Distretto, il Tribunale di
Sorveglianza ed il Tribunale per i minorenni, che hanno sede a Torino. Operano
inoltre, su una base territoriale più ristretta chiamata ‘Circondario’, diciassette
Tribunali ordinari (con relative sedi distaccate), altrettante Procure della Repubblica, nonchè gli Uffici dei Giudici di Pace
e Magistratura Onoraria.
La competenza giurisdizionale principale della Corte di Appello è di secondo
grado. Ciò significa che essa decide sulle
impugnazioni (appelli) proposte contro le
sentenze in materia civile e penale dei Tribunali, e (per la sola materia penale) delle
Corti di Assise (uffici di primo grado).
Le funzioni di Pubblico Ministero (che riguardano principalmente, ma non esclusivamente, la materia penale) vengono
esercitate all’interno del Distretto, presso i singoli Tribunali, dalle Procure della
Repubblica; e, presso la Corte di Appello,
dalla Procura Generale.
Presso la Corte di Appello operano anche
altri uffici ed organismi aventi competenza estesa all’intero Distretto quali, ad
esempio: il Consiglio Giudiziario, l’Ufficio per la formazione decentrata dei Magistrati e dei Giudici di Pace; l’Ufficio dei
Magistrati Referenti per l’Informatica
giudiziaria; la Giunta distrettuale della
Associazione Nazionale Magistrati.
L’andamento del lavoro
giudiziario nel distretto
I dati statistici
I dati più rilevanti - quelli che hanno destato l’attenzione della stampa - riguardano le statistiche sull’arretrato.
Alla data di chiusura dell’anno giudiziario
17
PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
PUBBLIC
L’attività della Corte
d’Appello di Torino
LA GIUSTIZIA IN PIEMONTE
Pendenze PENALI del distretto di Torino al 30 giugno 2013
sul totale nazionale di 3.462.907
Il Distretto di TORINO (Piemonte-Valle d’Aosta)
sul territorio nazionale
TUTTO IL DISTRETTO di TORINO
SETTORE PENALE
1° luglioper2012
307,5%
giugno
il nopopolazione-residente
(censimento del2013
2011)
stro Paese registra
una
pendenza
di:
15,8%
per numero di Comuni
n. 5.257.693 procedimenti nel set6,5%
tore civile
(comprensivi
dei dati delper pianta
organica complessiva dei magistrati
(
)
la Corte di Cassazione)
n. 3.462.907 procedimenti nel set4
tore penale (compresa
la Cassazione).
Il totale è di 8.720.600 procedimenti pendenti.
Sono cifre enormi. La loro dimensione neutralizza la (relativa) soddisfazione per il trend in diminuzione
rispetto all’anno scorso:
· - 4% nel civile, rispetto al 30 giugno 2012
· - 1,3% nel penale, rispetto al 30
giugno 2012.
È una buona regola scaramantica
manifestare ottimismo, anche se
modesto. Si fa così in presenza di un
malato grave la cui febbre sia diminuita di qualche decimo di grado.
Il nostro distretto di Torino?
Ecco la cifre:
n. 155.759 pendenze nel settore
civile (comprensive di n. 4.673 proSi tengano
presenti i valoridel
percentuali
indicati con la per
carta geografica,
che
cedimenti
Tribunale
i Minodenotano il «peso reale» del distretto di Torino nel panorama nazionale e si
confrontino
con
i
valori
percentuali
sottostanti
renni - settore civile)
n. 206.346
pendenze nel settore pePendenze CIVILI del distretto di Torino
al 30 giugno 2013
nale (ivi compresi
del Tribunasul totale nazionaleididati
5.257.693
le per i Minorenni.
valore accertato nel 2010, da aggiornare nei prossimi mesi dopo
gli interventi correttivi oggi allo studio del C.S.M. e del Ministero
Il totale è di 362.105 procedimenti
pendenti.
Qual è la nostra reale incidenza sul
territorio nazionale per il settore
giustizia?
È sufficiente la carta geografica che
allego:
Il Distretto di6 TORINO (PiemonteValle d’Aosta) sul territorio nazionale
7,5% per popolazione residente
(censimento del 2011)
15,8% per numero di Comuni
6,5% per pianta organica complessiva dei magistrati (valore accertato
nel 2010, da aggiornare nei prossimi mesi dopo gli interventi correttivi oggi allo studio del C.S.M. e del
Ministero).
Si tengano presenti i valori percentuali indicati con la carta geografica,
che denotano il «peso reale» del distretto di Torino nel panorama nazionale e si confrontino con i valori
percentuali sottostanti Pendenze
CIVILI del distretto di Torino al 30
giugno 2013 sul totale nazionale di
5.257.693
Pendenze PENALI del distretto di
Torino al 30 giugno 2013 sul totale
nazionale di 3.462.907
TUTTO il DISTRETTO di TORINO
SETTORE CIVILE
PUBBLIC
Solo i TRIBUNALI del distretto
Settore civile
9
Solo i TRIBUNALI del distretto
Settore penale
10
Il colore AZZURRO è riservato al lavoro sopravvenuto in un anno; è la
domanda di giustizia dei cittadini
commisurata in 365 giorni.
Il colore VERDE è riservato alla produttività collettiva; è la risposta di
giustizia che i nostri uffici danno agli
utenti in 365 giorni. Mi piace chiamare quel dato come «prodotto interno lordo (giudiziario)», il famoso PIL.
Il colore ROSSO è riservato alle
11
pendenze; è il nostro debito verso
gli utenti; è tutto ciò che dobbiamo
tenere sotto controllo per non deludere le aspettative di giustizia e non
ritardare il nostro lavoro ordinario.
Mi piace chiamare quel dato come
«debito pubblico giudiziario».
Il problema da porsi è «da quanto tempo quelle pratiche in ROSSO sono giacenti». Da uno, due, cinque, dieci anni?
Per anni mi sono impegnato su que-
18
PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
LA GIUSTIZIA IN PIEMONTE
e comparativamente della sola PROCURA di TORINO, che gestisce gran parte
delle indagini penali del distretto (29,2% secondo i dati ufficiali DGStat)
PROCURA della Repubblica di TORINO
Tre suggerimenti da portare ai vertici
1) Cosa ritieni possa esser prioritario per lavorare meglio nel tuo
ufficio?
È un fenomeno assente nel settore
civile dove le norme di diritto sostanziale sulla interruzione della prescrizione - coincidente di solito con l’inizio di un giudizio civile e operante fino
alla sentenza definitiva -16consentono
una durata illimitata delle relative
cause (o processi, che dir si voglia).
Ecco l’entità del fenomeno nelle seLa prescrizione è la
zioni dibattimentali di TUTTI TRIpatologia del processo BUNALI del distretto (n. 17, compresi i 7 incorporati e comprese le
penale
Nel linguaggio corrente si parla di sezioni distaccate soppresse).
prescrizione dei «processi». È un’e- Le prescrizioni sono rappresentate
spressione impropria. In realtà si dalla “fetta rossa” (più scura): 0,6%
tratta di prescrizione dei «reati» esa- secondo i dati ufficiali DGStat.
TUTTI I TRIBUNALI del distretto
minati nei processi.
Ribadisco ancora oggi quanto ho af- e comparativamente il solo TRIBUNALE di TORINO, che gestisce
Ecco l’entità del fenomeno
nelle sezioni dibattimentali
fermato
lo scorso
anno.di TUTTI TRIBUNALI
del distretto (n. 17, compresi i 7 incorporati e comprese le sezioni distaccate
soppresse).
gran parte dei processi penali del diLa
prescrizione
è “fetta
l’aspetto
patologiLe prescrizioni
sono rappresentate dalla
rossa” (più scura):
0,6% secondo
i dati ufficiali DGStat.
co per eccellenza dei processi penali. stretto (0,7% secondo i dati ufficiali
l’entità del fenomeno nelle sezioni dibattimentali di TUTTI TRIBUNALI
ÈEcco
una
resaTUTTI
dello
Stato
di lefronte
alla DGStat)
IiTRIBUNALI
distretto
del distretto (n. 17, compresi
7 incorporati del
e comprese
sezioni distaccate
soppresse).
Le prescrizioni sono rappresentate
dalla “fetta rossa”
(più scura):
0,6% secondo
lunghezza
eccessiva
dei
tempi
del Ecco l’entità del fenomeno in TUTi dati ufficiali DGStat.
TE le PROCURE del distretto.
giudizio.
Le prescrizioni sono rappresentate
TUTTI I TRIBUNALI del distretto
dalla “fetta rossa” (più scura): 15%
secondo i dati ufficiali DGStat.
TUTTE le PROCURE e comparativamente della sola PROCURA di TOe comparativamente il solo TRIBUNALE di TORINO, che gestisce gran parte
RINO, che gestisce gran parte delle
dei processi penali del distretto (0,7% secondo i dati ufficiali DGStat)
indagini penali del distretto (29,2%
TRIBUNALE DI TORINO
secondo i dati ufficiali DGStat)
e comparativamente
solo TRIBUNALE
di TORINO, che
gestisce gran parte del distretto.
Ecco
l’entità del ilfenomeno
in TUTTE
le PROCURE
dei processi penali del distretto (0,7% secondo i dati ufficiali DGStat)
Si omettono
Le prescrizioni sono rappresentate dalla “fetta rossa” (più scura):
15% secondo i i dati di dettaglio dei GIP
dati ufficiali DGStat.
- Giudici delle indagini preliminari,
TRIBUNALE DI TORINO
perché l’entità del fenomeno è condiTUTTE le PROCURE
zionata dalle richieste delle Procure
in termini di provvedimenti di «ARCHIVIAZIONI per PRESCRIZIONE».
È noto che non è la Procura che “ar15
chivia” una indagine, ma è il GIP che
lo fa su “richiesta della Procura”.
Diversa è l’attività dei GUP - Giudice
15
dell’udienza preliminare, i cui dati sono
poco rilevanti e non influenzano quelli
dei Tribunali nella loro totalità.
e comparativamente della sola PROCURA di TORINO, che gestisce gran parte
delle indagini penali del distretto (29,2% secondo i dati ufficiali DGStat)
2) Quali sono le cause di disagio
(se ce ne sono) presenti nel tuo
ufficio?
3) Come ritieni che la CISL FP
possa esserti utile nel risolvere le
problematiche del tuo ufficio?
OSSERVAZIONI:
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PUBBLICO CISL FP Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta / n. 8 27 Giugno 2014
PUBBLIC
sto tema. Oggi, sia in Corte d’appello, sia nel Tribunale di Torino,
siamo in grado di fornire un quadro
completo della c.d. vetustà delle
cause pendenti. Tra poco saranno in
grado di farlo anche gli altri Tribunali, perchè da tempo è stato varato
un apposito progetto in tal senso.
Ma questo è un altro discorso.
Nelle pagine seguenti vi è la rappresentazione visiva di quanto detto.
Sono in corso progetti concreti per il
ritorno alla normalità ed ho fiducia
nella collaborazione di tutti gli interessati, magistrati e personale di
cancelleria.
LA SFIDA DELL’ INNOVAZIONE
La giustizia digitale
PUBBLIC
L’
Italia collocata agli ultimi posti in
Europa per numero dei procedimenti pendenti e durata dei processi, nonostante l’eccellente produttività dei giudici italiani.
In questo scenario l’informatizzazione
della giustizia costituisce indubbiamente
uno dei più seri investimenti verso il miglioramento del servizio al cittadino ed al
tempo stesso anche un passo importante, forse fondamentale, nella direzione di
quella maggiore efficienza della giustizia
civile che ci viene ormai richiesta, da più
parti, anche come fattore di competitività
del Paese.
Il rapporto Ocse sulla giustizia civile 2013
è chiaro in tal senso: la performance del
sistema giudiziario è migliore nei paesi
che effettuano maggiori investimenti in
informatizzazione e altresì - cito testualmente - “la durata media dei procedimenti è più bassa e la produttività dei giudici
è più elevata nei paesi che destinano una
quota maggiore del bilancio della giustizia
all’informatizzazione”.
Informatizzazione e digitalizzazione sono
quindi elementi imprescindibili del più
ampio tema della riforma della giustizia
e, come ho accennato sopra, costituiscono
una delle chiavi di volta del miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario.
Ho iniziato il mio incarico al dicastero della Giustizia incontrando le rappresentanze sindacali del personale amministrativo,
dei vertici dell’avvocatura e della magistratura associata.
Gli interventi sulla giustizia civile in direzione deflattiva del contenzioso, sulla
riqualificazione del personale, sulla ricerca di differenti moduli organizzativi che
possano accompagnare anche i processi
di innovazione sono stati comunemente
ritenuti primari e vitali.
L’informatizzazione per sé sola tuttavia
non può essere certo la panacea e sono
assolutamente consapevole, oltre che sinceramente convinto, che la sua diffusione
vada accompagnata da alcune riforme or-
“Informatizzazione
e digitalizzazione
sono elementi
imprescindibili
del più ampio
tema della riforma
della giustizia e
costituiscono una
delle chiavi di volta
del miglioramento
dell’efficienza
del sistema
giudiziario”.
ganizzative e normative, e ad una riqualificazione del personale amministrativo.
La sfida più importante che però ci attende è certamente quella del cambiamento
culturale, senza il quale qualsiasi innovazione in tema della giustizia, compresa l’informatizzazione, è destinata a non
produrre i frutti sperati.
Un nuovo modo di concepire il processo,
avvalendosi anche della più moderna tecnologia, che ci proietta alla ribalta nella
dimensione europea.
Le risorse che questo Ministero si impegna doverosamente a mettere a disposizione dell’innovazione e dell’informatizzazione della giustizia civile e penale
avranno assoluto bisogno del supporto di
quel cambiamento culturale che specialmente e soprattutto coloro che direttamente operano nel settore della Giustizia
possono contribuire ad alimentare.
Iniziative come quella di questo convegno
vanno certamente in tale direzione e mi
auguro che siano destinate ad essere seguite ed imitate.
Andrea Orlando, Ministro della Giustizia
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