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interview
Maestri
e Giardinieri
© RPBW
foto di / photo by Sebastian Abbado – Mappamundi Design
Maestri
and Gardeners
In occasione del ritorno
di Claudio Abbado alla Scala di Milano,
Abitare ha ricostruito i fili della sua
incontenibile passione per la botanica.
Con un intervento di Renzo Piano
e uno scritto di Marina Rovera
a cura di / edited by Anna Foppiano
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On the occasion of the return
of Claudio Abbado to La Scala in Milan,
Abitare has brought together all the elements
of his uncontainable passion for nature.
With an intervention by Renzo Piano
and a text by Marina Rovera
In mezzo
alle note,
in mezzo
alle foglie
Amongst
the notes,
amongst
the leaves
Un colloquio su botanica
e creatività
con Claudio Abbado
e Renzo Piano.
A discussion about botany
and creativity
with Claudio Abbado
and Renzo Piano.
Stefano Boeri Maestro, come nasce questa passione per
Stefano Boeri Maestro, how did your love for gardening
come about?
Claudio Abbado My mother Maria Carmela (Linuzza), who
was Sicilian, managed to cultivate a series of extraordinary plants
on our terrace in Milan, in via Fogazzaro. From childhood
onwards we became used to seeing fruits and plants and
vegetables of all kinds in our small domestic garden. There were
even potatoes, which were very scarce during the war. I think
I have passed on this passion to my children. Daniele, my oldest
son, for example, planted a series of aromatic plants in our garden
in Alghero, from to marjoram to thyme to…
SB How do you look after your plants? Do you have a particular
method?
CA I don’t do things in an obsessive way. I have learnt things over
time and I am happy to use small technological help when it is
available, such as a timer for automatic watering, at 7 in the
morning…
Renzo Piano I have an idea about why Claudio is so fond of
plants. Nature contains something light, temporary, other-wordly.
There is something there which is close to the momentary aspects
of music, of sound itself. I am convinced that his house in Alghero,
in Sardinia, is the house of a musician. If you were to ask me about
the type of person who creates a house surrounded by and
covered with an astonishing variety of types of plants, I would
reply that he or she were almost certainly a writer or a musician
– and in any case somebody who works with ideas. The ephemeral
beauty of plants contains something light, temporary, something
sublime – which is also true of the essence of music itself.
SB Is there a link between gardening and creative thought?
CA Yes, absolutely. I am not sure if I can explain what I mean.
But when I stop studying and take a walk in my garden in Alghero
or Engadina, the piece of music I have just left behind – the whole
thing – starts to play in my head. It is almost as if a complete repeat
of the piece takes place amongst the plants…
SB Gardening thus becomes a moment of mnemonic
re-listening...
CA Yes, but I do not have a rigid way of working. This also
happens when at night I read the notes, the music still sounds
in my head…
il giardinaggio?
Claudio Abbado Mia madre Maria Carmela (Linuzza),
siciliana, era capace di far nascere le piante più incredibili
sul nostro terrazzo di Milano, in via Fogazzaro. Così,
da bambini, ci siamo abituati a veder crescere essenze e frutti
di tutti i tipi nel nostro piccolo orto domestico, anche la
pianta delle patate, che durante la guerra mancavano…
Una passione che credo di avere trasmesso anche ai miei figli.
Per esempio Daniele, il più grande, ha messo nel giardino di
Alghero tutte le piante aromatiche possibili e immaginabili,
dalla maggiorana al timo…
SB Segui un metodo nella cura del verde?
CA La mia non è un’ossessione, ma piuttosto un’abitudine
che si affida, senza problemi, anche a piccole tecnologie
come i timer per l’irrigazione automatica alle 7 del mattino…
Renzo Piano Io ho una teoria sulla ragione per cui
a Claudio piacciono tanto le piante: nel verde c’è qualcosa
di aereo, di leggero, di temporaneo. In qualche maniera
c’è qualcosa che appartiene alla dimensione momentanea
della musica, del suono. La sua casa di Alghero,
in Sardegna, è la casa del musicista, ne sono convinto.
Se mi chiedessero che mestiere fa la persona che ha inventato
una casa completamente avvolta da piante di ogni tipo,
credo che mi verrebbe naturale dire che è un musicista
o uno scrittore; è comunque qualcuno che fa volare i pensieri;
perché nella bellezza effimera delle piante c’è qualcosa
di leggero, di passeggero, di sublime, che poi è il senso stesso
della musica.
SB C’è una qualche relazione tra il giardinaggio e il pensiero
creativo?
CA Assolutamente sì. Non so bene come spiegarlo, ma
confesso che quando ad Alghero o in Engadina interrompo
lo studio e comincio a camminare nel giardino, la partitura
che ho appena lasciato – tutta insieme – comincia a risuonare
nella mia mente; è un po’ come se il suo ripasso integrale
avvenisse tra le piante…
SB Il giardinaggio come momento di riascolto mnemonico…
CA Sì, ma anche in questo caso non ho un metodo rigido;
foto di / photo by Sebastian Abbado – Mappamundi Design
special
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Photographs by Ugo Mulas taken on the terrace of Claudio Abbado’s home in via Speronari, Milan, 1969.
Scatti di Ugo Mulas sul terrazzo della casa di Claudio Abbado di via Speronari a Milano, 1969.
foto di / photo by Ugo Mulas – © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati
foto di / photo by Ugo Mulas – © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati
Marina Rovera
Un racconto di giardini
A Story of Gardens
A
“Dove abito c’è sempre
un po’ di verde”.
Tra passione botanica,
impegno ambientale
e cultura dell’ascolto,
i terrazzi, i giardini
e le piante di ogni
genere che hanno
accompagnato la vita
di Claudio Abbado.
“Where I live there
are always some plants”.
The terraces, gardens
and different kinds
of plants which have
been part of Claudio
Abbado’s life with his
passion for gardening,
commitment to
environmental issues
and philosophy
of listening.
sorpresa, lo scorso anno, Claudio Abbado aveva dichiarato
che sarebbe finalmente ritornato a Milano, dopo tante e tante
richieste, se nella città fosse stato piantato un bel numero di alberi.
La richiesta può sembrare stravagante ma nasce da una passione
botanica, ambientale, civica ben radicata. L’obiettivo del maestro
è che a Milano, la città in cui è nato, ci siano aria pulita e ossigeno
salubre e benefico. Insomma una migliore qualità di vita.
Perché quanto Abbado chiede, in verità, mette il dito su una piaga.
E ritornare significa ritrovare la Scala, dalla quale manca
come direttore stabile da 24 anni, e alla quale ha dato tempo
ed energie (nel senso di dirigere, proporre, ideare, scegliere),
e significa anche incontrare di nuovo l’orchestra Filarmonica
da lui voluta fortemente (1982) e costruita in mezzo a non poche
difficoltà: un’orchestra “cresciuta”, in parte rinnovata
e ringiovanita nelle sue sezioni.
In ogni caso, in principio c’era l’albero, nella sua essenza.
E volendo andare alle origini ci sono quelle piante che Abbado
da bambino vedeva piantare, curare, potare sul terrazzo di casa
da mamma Maria Carmela, pianista e scrittrice di favole,
giardiniera a tempo libero: piante d’ogni genere, ornamentali e
commestibili. “Guardavo”, dice laconico, e qualche suggerimento
gli era rimasto impresso da elaborare nel tempo e sperimentare
“sul campo”, tanto che non gli dispiace autopromuoversi
“giardiniere”. Al verbo “guardare” dell’infanzia ha poi aggiunto
con determinazione quello che contraddistingue la sua filosofia
musicale: “ascoltare”. Partiamo allora dall’albero: nel suo Barone
rampante Calvino scriveva che in tempi lontani si sarebbe potuto
andare da Roma alla Spagna saltando da albero ad albero senza
mai toccare terra. Impossessiamoci dell’immagine di Calvino e
tentiamo la prova saltando invece da un terrazzo alberato all’altro,
da Milano alla Sardegna: non un percorso diretto, ma uno più
tortuoso e diciamo multiculturale, che sovrasta parchi inglesi
(120!), un Wienerwald di straussiana memoria, ma anche boschi
berlinesi e le rosse mura bolognesi per arrivare al mare di
Sardegna. Cronologicamente le cose sono ancora più complesse,
perché la Sardegna si affianca a Milano (Abbado “sbarca” in
Sardegna nel 1968, lo stesso anno dell’invito, come direttore
musicale, da parte della Scala, dove sarebbe rimasto fino al 1986),
e gli altri luoghi si succedono in un ciclo di corsi e ricorsi,
contrassegnati dalle tournée e dagli incarichi permanenti: a
Londra con la London Symphony Orchestra (negli anni Settanta),
a Vienna come Generalmusikdirektor (dal 1986), a Berlino
con i Berliner Philharmoniker (dal 1989), e a Bologna dopo
la fondazione, da lui promossa, dell’Orchestra Mozart (2004).
L
ast year Claudio Abbado surprised everyone by saying that,
after endless entreaties to do so, he would return to Milan
if a large number of trees were planted in the city. This might seem
a little over the top, but it does spring from Abbado’s deeply-rooted
commitment to and passion for botany, the environment and civic
values. His intention is that Milan – his native city – should have clean,
well oxygenated air to breathe. In short, a better quality of life.
In reality, his demand rubs salt in a rather old wound. In returning
to Milan, the maestro would be returning not only to the La Scala
opera-house (he hasn’t been permanent music director there
for 24 years) on which he has spent much time and effort, in the sense
of conducting, proposing, planning, choosing, but also to the
Filarmonica della Scala, the orchestra he was largely instrumental
in creating (1982), which he rebuilt and trained in the face of quite
some difficulties (and whose sections, meanwhile, became larger
and younger than the original ones).
But in the beginning there was, in essence, the tree. It all started with
the plants that Abbado, as a child, saw planted, pruned and tended on
their home’s terrace by mamma Maria Carmela, who was by turns a
pianist, fairytale writer, and gardener in her free time – plants of every
kind, ornamental and edible. “I saw,” he laconically comments,
and something must have stayed with him for future investigation
and experimentation “in the field”. He has no objection to being called
a “gardener” (giardiniere). To the “seeing” of his childhood
he has added the “listening” that marks his musical philosophy.
But lets get back to the trees. In Il barone rampante (The Baron
in the Trees), Italo Calvino wrote that in far-off days it would have
been possible to go from Rome to Spain by jumping from tree to tree
without ever touching the ground. Why not borrow Calvino’s idea
and go from Milan to Sardinia by jumping from one tree-planted
terrace to another. It couldn’t be done in a straight line: the journey
would be a more tortuous and, let’s say, multicultural one, taking
in English parks (120!) and a Wienerwald of Straussian memory,
as well as Berlin woods and red Bologna walls before reaching
the Sardinian sea. Chronologically things would be even more
complicated because Sardinia is directly tied to Milan (Abbado
“disembarked” in Sardinia in 1968, the same year he was invited
as musical director of La Scala, a post he held until 1986).
Milan was followed by a string of guest, resident and permanent
conductorships, including the ones in London, with
the London Symphony Orchestra (in the 1970s); Vienna,
as Generalmusikdirektor (since 1986); Berlin, with the Berlin
Philharmoniker (since 1989); and Bologna, after the creation
of the Orchestra Mozart that he himself promoted (2004).
Marina Rovera
Laureata in lettere e filosofia, inizia la professione giornalistica con “Novità”,
che nel 1965 si trasforma in “Vogue Italia”. Partecipa sin dalle fasi iniziali alle
nuove pubblicazioni “Uomo Vogue” (1967) e “Casa Vogue” (1969). Nel 1985
dirige “Scienze Digest” e nel 1990 “Do maggiore” rivista di musica,
architettura, percorsi musicali. Collabora ad “Amadeus”.
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After a degree in humanities and philosophy she began her career in journalism
at “Novità”, which became “Vogue Italia” in 1965. She was involved from the
start in new publications like “Uomo Vogue” (1967) and “Casa Vogue” (1969).
In 1985 she became editor-in-chief of “Scienze Digest”, and in 1990 of “Do
maggiore”, a music and architecture magazine. She also works with “Amadeus”.
per esempio, anche quando leggo di notte, la musica
continua a risuonare nella mia testa…
SB L’esercizio mnemonico richiede sempre una disciplina…
CA Mio padre aveva una metodologia ferrea per l’esercizio
della memoria. Dai 7 ai 20 anni la sopportavo con fatica,
eppure subito dopo ho capito che dovevo a lui l’acquisizione
di una disciplina senza la quale non sarei mai riuscito
a tenere a mente tutto quello che ho bisogno di ricordare
nel mio lavoro.
SB Di che tipo di disciplina si tratta, esattamente?
CA Una disciplina legata alle sonorità, ma in senso lato.
Per farti un esempio, io riconosco molte persone dalle loro
voci. Magari incontrando qualcuno sul momento non riesco
a capire chi sia ma, appena parla, immediatamente la colloco
in una porzione dei miei ricordi.
SB Anche se in realtà, quello del giardinaggio, è un mondo
che non parla...
CA No, non parla, ma agisce per profumi… È strano come
a volte alcune musiche rieccheggino attraverso i profumi.
Da bambino ascoltavo dei dischi a 78 giri usando i vecchi
grammofoni a manovella. Ne avevo tre: uno con il “Coriolano”
di Beethoven diretto da Mengelberg, un concerto per violino
di Mozart con Menuhin e la scena della morte di Boris
Godunov di Musorgskij. Li ascoltavo continuamente.
Quando, molti anni dopo, mi è capitato di pulire dei dischi
con una piccola spazzola con lo stesso tipo di stoffa,
il velluto, il suo profumo mi ha riportato di colpo ai timbri
e alle sensazioni di quelle musiche, di quegli ascolti
adolescenziali…
SB C’è qualche profumo di spezia, o di pianta, che ha una
risonanza musicale?
CA Certo tutte le erbe aromatiche, anche selvatiche,
che ci sono in Sardegna sprigionano sensazioni, ricordi
che possono avere connotati musicali…
SB Ma dunque i posti dove abiti, con i relativi terrazzi
e giardini, sono stati dei dispositivi mnemonici,
I giardini di Abbado
Abbado’s gardens
SB Mnemonic activities always need discipline…
CA My father had a firm way of making us use our memory.
Between the ages of 7 and 20 I found this hard, but soon
afterwards I began to understand that he had helped me acquire
a sense of discipline without which I would never have been able
to remember everything I need to in my line of work.
SB What kind of discipline are you talking about?
CA A form of discipline connected to sound, but not in an
obvious way. For example, I recognise many people through their
voices. Sometimes when I meet somebody I am not always aware
who they are, but as soon as they speak, I can immediately locate
them in my memory bank.
SB In real life, gardens do not speak…
CA No, they do not speak, but they work through smells.
And it is a strange fact that some pieces of music are also linked
to certain smells. When I was young I used to listen to 78 records
using an old wind-up grammophone. I had three records. One was
Beethoven’s “Coriolano” directed by Mengelberg, a Mozart violin
concerto performed by Menuhin, and Boris Godunov’s death
scene by Musorgskij. I listened to these records all the time.
Years later, when I had to clean a record with a little brush
and the same type of material – velvet – its smell took me back
at once to the forms of and the sensations produced by that music,
by those adolescent sounds.
SB Are there any spice smells, of those of plants, which have
musical resonance?
CA There is not doubt that those aromatic herbs, including wild
ones, which are found in Sardinia, produce sensations and create
memories which can also have musical connotations…
SB And so all the places you live in, with their own terraces
and gardens, are depositaries of memories, connected to different
moments of your life and work…
CA Yes, they possess this kind of power. And because of this
they are very important to me. When I started to work at La Scala
in 1968 in the same year, with my first earnings, I took the garden
in Sardinia. There I planted a series of necessary things to begin with
Milano, anni ’60 / 1960s
Milano, 1969
Via Sambuco. Una terrazza
quadrata, grande quasi quanto
l’appartamento, dove potevano
correre e giocare Daniele e
Alessandra bambini (p. 24). Quindi
non molte piante, tra le quali una tuia
e un immancabile limone; al centro
una vasca-aiuola con fiori di stagione.
Ospite verde: un tavolo per ping pong.
Su tutto, l’austero sguardo romanico
del campanile della chiesa
di Sant’Eustorgio.
Via Speronari. Un’istantanea,
un’immagine a sorpresa,
“conversando”, e quella
di un gazebo in aspetto invernale
(pp. 22-23): precedono la posa
per un ritratto fotografico
commissionato da una nota rivista
per accompagnare un’intervista
di Dacia Maraini ed eseguito
in un piccolo appartamento
che si apriva su minuscoli terrazzi
trasformati quasi in voliere,
con strutture metalliche sulle quali
si arrampicavano rami d’edera.
Verde a ogni costo e sempre:
d’inverno a intreccio rado che
lasciava intravvedere la Torre Velasca
e il campanile del X secolo adiacente
alla chiesa di San Satiro; fitto
in primavera ed estate per la ricerca
di frescura tra i tetti milanesi.
Le parole d’accoglienza da parte
di Abbado in ogni sua abitazione
sono sempre pressappoco le stesse
e introducono al centro d’interesse
della casa. Non varrà la pena
di ripeterle nelle situazioni
che seguiranno. Quindi: “Venite
Via Sambuco. Here there was
a square terrace which was almost
as big as the apartment itself,
and where Daniele and Alessandra
could run around and play as they
liked when they were small (p. 24).
There were not many plants here,
although here was a white cedar
and, of course, a lemon-tree, plus
a flowerbed for seasonal flowers
in the middle. A ping-pong table
was another green guest.
Overlooking it all, there was
the austerely romantic campanile
of the Church of Sant’Eustorgio.
a vedere il terrazzo”, in questo caso.
Poi, in seguito, “a vedere il glicine
o l’ulivo o la buganvillea o la palma”
(variazioni secondo la posizione
geografica o climatica). In questa
occasione l’invito fu accolto più
che mai con piacere da Ugo Mulas
che da fotografo psicologo preferiva,
prima di iniziare l’operazione-ritratto,
stabilire con il personaggio che
incontrava un rapporto discorsivo,
disteso, favorevole a un “clic”
che cogliesse l’espressione
più autentica di una persona.
Via Speronari. A snapshot, a surprise
“conversational” pose and another
image of a gazebo in its winter weeds
(pp. 22-23): they were followed by
a portrait commissioned by a leading
magazine to illustrate an interview
by Dacia Maraini. They were all taken
in a small apartment with miniscule
terraces looking almost like aviaries
because of their climbing ivy frames.
Greenery at all costs. This place
was relatively sparse in winter,
with its glimpses of the Torre Velasca
and the 10th-century campanile
of the Church of San Satiro;
but luxuriant in spring and summer,
when cool shadowy places are
a godsend above Milan’s rooftops.
Abbado’s words of welcome in all
his homes are often the same
and point to where his real centre
of interest lies (it’s hardly worth
repeating this with regard to
the various sites outlined here).
In this case, then, it’s: “Come
and see my little terrace” followed
by “Come and see the wisteria/
olive-tree/bougainvillea/palm-tree,
etc.” (depending on geographical
position and climate).
On this occasion the invitation
was accepted with more than usual
pleasure by Ugo Mulas, who,
by using photography with
a psychologist’s eye, preferred
to get to know his subject
in a relaxed, conversational way
before setting about taking his
photos, and, as always, he looked
for the forms of expressions that
lay bare the soul.
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legati a momenti della tua attività?
CA Sì, hanno questo potere… e per questo sono così
importanti per me. Del resto, ho incominciato a lavorare
alla Scala nel 1968 e nello stesso anno, con i primi guadagni,
ho preso il terreno in Sardegna. Vi ho messo le cose essenziali,
e poi lentamente, nel giro di 40 anni, il giardino
si è sviluppato con terrazze alberate e piccole costruzioni
che però sono totalmente coperte dalla vegetazione.
Dal mare non si vede niente. E oggi il giardino si è espanso
fino a Capo Caccia, è diventato un parco nazionale.
RP Il giardino di Claudio ad Alghero, come tutti i giardini,
è uno sfondo che si muove, che continua a cambiare.
Il verde dà cadenza al tempo, alle stagioni che passano.
La bellezza della sua casa in Sardegna, come di altri luoghi
verdi, è anche data dal tempo scandito dalla crescita
degli alberi. Pianti un albero, con un tronco di 5 centimetri
di diametro, e dopo un po’ di anni, senza che tu abbia fatto
nulla, se non guardarlo, sono diventati 30. La bellezza
si costruisce mano mano che il tempo passa, attraverso
il lavorio della natura, che però tu hai provocato…
CA E questo riflesso del tempo sulle piante ci aiuta a pensare,
a trovare nuove idee…
RP Il fatto è che ad Alghero il verde ti avvolge, ti fa vivere
in uno spazio quasi virtuale e vibrante. L’ombra delle foglie
crea uno spazio vivo, in continuo movimento.
CA Sicuramente l’ombra del verde è molto più bella
di quella del cemento, ma anche di quella dell’ombrellone,
che è piatta. Senza dimenticare l’ombra delle foglie dei banani,
che sono enormi…
Anna Foppiano Quello di Alghero è il tuo giardino
“costante”, mentre alcuni degli altri li hai dovuti abbandonare,
mano a mano che cambiavi città, da Milano, a Vienna,
a Berlino…
CA Ovviamente molti li ho dovuti lasciare. Ma non li ho
dimenticati. Ricordo che quando siamo entrati
nell’appartamento milanese di via Sambuco non c’era niente.
foto di / photos by Roberta Stucc
hi
Via Nirone. Continuità tra dentro
e fuori: il soggiorno si apriva
completamente sulla terrazza
e la terrazza entrava con tutta
la sua luce nel soggiorno.
Un acero, qualche geranio
ed edera variegata, ma poco
di più; non ci fu molto tempo
per l‘inserimento di altre piante,
perché la residenza
in questa abitazione fu breve.
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Milano, 1979-1986
Via Nirone. Here there was
continuity between the interior
and the exterior: the living room
opened completely on to the terrace,
and the terrace brought all its light
into the living room. A maple-tree,
one or two geraniums and some
variegated ivy, but little else
– there wasn’t much time
to add other plants because the
family didn’t stay there for long.
Piazzetta Bossi. A due passi dalla
Scala, una grande terrazza con vista
panoramica sui tetti di Milano, del
Duomo e sulla Madonnina. L’idea
originaria di formare quasi un
giardino non era stata del tutto
realizzabile per non gravare con
troppo peso sulle solette. Soluzione
scelta: disporre sui lati alcune vasche
leggere, bianche e nere, rivestite
da doghe di legno per coprirle
e uniformarle. Comunque, una ricca
varietà di piante: un ulivo, un
kumquat, un limone, un rododendro,
azalee e arbusti vari.
Sul fondo uno schermo
creato da una sequenza
di bambù in vasche rotonde.
Assoluto silenzio e molto
verde nel centro di Milano.
Piazzetta Bossi. Just a stone’s
throw from La Scala, here there
was a big terrace with panoramic
views of Milan’s rooftops,
the cathedral and the Madonnina.
The original idea was to create
what amounted to real garden,
but this proved unworkable
because the terrace floor couldn’t
take that much weight. The solution
was to put long, back-and-white
light planters along the sides and
cover them in wooden slats in order
to create a uniform effect. A wide
variety of plants were to be found
here: an olive-tree, a kumquat,
a lemon-tree, a rhododendron, some
azaleas and other shrubs. At one end,
there was a bamboo screen growing
in round planters. The overall effect
was total silence and lots of greenery
in central Milan.
Realizzazione / Technical production: Ermanno Casasco
Milano, 1974-1979
and then, slowly, gradually, over a period of forty years,
that garden developed further with tree-lined terraces and little
constructions which are entirely covered by the vegetation.
From the sea you can’t see anything at all. And today the garden
reaches as far as Capo Caccia, it has now become a national park.
RP Claudio’s garden in Alghero, like all gardens, is a moving
backdrop, which is always in flux. Plants reflect the seasons which
pass, the passing of time. The beauty of your house in Sardinia,
as with other places with plants, can also be understood through
the time which is symbolised by the growth of trees.
You plant a tree, with a trunk which is 5 cm wide, and without
doing anything, in a few years, it has become 30 cm. Beauty is built
slowly over time, through the work of nature, which you
– however – have provoked (through the original planting).
CA And the way that plants reflect passing time helps us to think,
to discover new ideas…
RP In Alghero you are immersed amongst plants – it is almost
like living in a virtual and vibrant space. The shade from the leaves
creates a living space, which is continually moving…
CA There is no doubt that the shade produced by plants is much
more beautiful than that produced by cement, and also than that
created by a big umbrella, which is flat. And lets not forget
the shade produced by banana leaves, which are enormous…
Anna Foppiano The Alghero garden has always been present
in your life, while you have had to give up on some of the others,
as you changed cities – from Milan to Vienna to Berlin…
CA Yes, I have had to leave behdind many of my gardens.
But I have never forgotten them. I remember when I first saw my
Milanese flat in via Sambuco there was nothing there at all. And
there is the bare terrace with Daniele and Alessandra on a chair.
Then, in Ugo Mulas’s photos for “Vogue”, which were taken in the
apartment in Via Speronari, you can see the nets which had been
put up for climbing plants to catch hold of. It was a bit like a cage.
In Vienna, on the other hand, where it was very cold in the winter,
I managed to grow wild strawberries and rocket thanks to the fact
that I put them in some vases heated by a chimney on the roof,
Ed ecco la terrazza nuda con Daniele e, sulla poltrona,
Alessandra. Poi nelle fotografie di Ugo Mulas per “Vogue”,
scattate nella casa di via Speronari, si vedono le reti
che stavo predisponendo per le piante rampicanti: sembra
quasi una gabbia. A Vienna invece, dove d’inverno fa molto
freddo, riuscivo a far crescere le fragoline di bosco e la rucola
perché le avevo messe in alcuni vasi riscaldati da un camino
sul tetto della casa, che usavo come terrazzo e mio orto
personale.
SB Il giardinaggio domestico è anche un modo per occuparsi
del rapporto tra lo spazio interno e quel piccolo esterno
che si riesce a controllare…
CA Sì, ed è un rapporto mobile, dinamico, dovuto anche allo
spostamento delle piante. E alla raccolta dei frutti, dei limoni,
delle olive…
RP Questa ossessione per il piantare alberi e lo spendere
tutti i risparmi in alberi mi accomuna a Claudio. Ogni anno
a Punta Nave aggiungo pitosfori, bambù, pini. Ma torniamo
alla casa di Claudio ad Alghero: la cosa più bella è che
quando si arriva dal mare non la si vede, sparisce in mezzo
alle piante, e quando si è dentro, ci si muove in uno spazio
creato dagli alberi.
CB Ogni volta che si torna a casa in barca si è accolti dal
profumo dell’elicriso. E dai colori degli hibiscus, rossi, rosa,
azzurri, bianchi, gialli, salmone… e poi gli alberi da frutta,
gli albicocchi, perfino i banani…
La pagella
SB Ma è vero che Renzo ha preparato una vera e propria
pagella sulla casa di Alghero?
CA Sì, e ha dato un bel 10 al colore del molo, che è uguale
al colore della sabbia... praticamente la spiaggia continua
sul molo. Gli è piaciuto talmente che mi ha detto: “Ti rubo
l’idea”.
RP Quel molo è la cosa più bella, insieme alla possibilità
di volare sopra gli alberi. Quella di Claudio non è una casa
which I used as a terrace and as my own little kitchen garden.
SB A domestic garden is also a way of understanding
the relationship between the interior space and that little exterior
space which you can have power over…
CA Yes, and it is a flexible relationship, dynamic, thanks also to
the way that the plants are moved around. And it also changes
when you collect the fruit, the lemons, the olives…
RP Like Claudio I am also obsessed with planting trees
and I spend all my savings on them. Every year at Punta Nave I put
in some more butterbush, bamboo plants, pines. But lets go back
to Claudio’s house in Alghero. The best thing is that you can’t see it
on your way there from the see. It is lost in the plants.
And when you are inside, you are in a space created by trees.
CB Every time we return home by sea we are welcomed by the
smells of helichrysum. And by the colours of the hibiscus, roses,
blues, whites, yellow, pink – and the fruit trees, the apricots, even
the bananas…
Exam marks
SB Is it true that Renzo gave a set of marks to your house
in Alghero?
CA Yes, and he gave 10 out of 10 to the colour of the jetty,
which is the same as the colour of the sand… it is as if the beach
continues onto the jetty. He liked it so much that he said to me
“I am going to steal that idea.”
RP That jetty is the most beautiful thing here, as well as the
possibility to move above the trees. Claudio’s house is not
a normal house. You live above and below the trees…
CA We have built wooden passageways so that you can move
from one tree to another, or from one place to another on the
terrace, at various heights…
RP Under the leaves there is a kind of natural ventilation, a vegetal
micro-climate. Italo Calvino grew up on the Ligurian coast, not far
from my office at Punta Nave. His father was an agronomist and
his mother was a botanist, and he lived in a world of trees which
had branches which were disconnected and linked together in a
Sardegna, dal / since 1968
Alghero. Un giorno di una lontana
vacanza estiva, nuotando al largo
di una baia sarda, Abbado notò
un’ampia distesa che, coperta da
una vegetazione selvaggia di mirto,
lentisco, corbezzolo, scendeva con
dolcezza verso un mare smeraldino.
Dominavano un pino marittimo
e un’agave. Di questo connubio quasi
primordiale di mare e vegetazione
il maestro si entusiasmò a tal punto
che l’estate successiva, lì, iniziava
un lungo lavoro di bonifica e di
giardinaggio, metodico, caparbio,
ininterrotto nei seguenti 40 anni,
sempre con nuovi interventi e nuove
specie di piante. Prima comparvero le
buganvillee bianche, rosa e amaranto,
poi gli oleandri, quindi i limoni,
le begonie, le amarilli, gli ibisco,
le palme, i banani. Recentemente
infine è stato “inventato”
un articolato percorso di scale
e passerelle che ha sviluppato
in verticale il terreno, raddoppiando
la possibilità di vegetazione e di
affacci sul mare. Anche la casa,
interamente ricoperta da buganvillea
e gelsomino, sembra essersi
trasformata in una singolare pianta
di nuova complessa specie. Insomma
un piccolo Eden terrestre (ed è detto
senza retorica) che cattura con
un incanto di colori, profumi, suoni,
questi ultimi non appartenenti
al pentagramma ma alla natura.
Alghero è anche il Giardino degli
Incontri. Ne avvengono molti, con
amici storici e più recenti, e hanno
sempre una connotazione affettuosa.
Anche gli incontri di lavoro sono
improntati all’amicizia. Il mare
e il giardino di Sardegna però sono
soprattutto il luogo di riferimento,
di incontro per eccellenza, per i figli
Daniele, Alessandra, Sebastian,
Misha e i nipoti Tom, Gigi e
Francesca che qui, provenendo
da città e paesi diversi, si ritrovano
insieme in un’atmosfera senza tempo.
Alghero. Swimming in a Sardinian
bay during a long-gone summer
holiday, Abbado noticed an expanse
of wild myrtle, shurbs and red
strawberries flowing gently down
to the emerald sea. A pine tree
and an agave dominated the scene.
He was so thrilled by this primordial
combination of sea and vegetation
that he doggedly set about
reclaiming the land and turning it
into a garden on his return the
following summer. Since then
he has spent 40 years methodically
reshaping the garden and
introducing new species. The first
to appear were white, pink and
amaranth bougainvilleas, followed
by oleanders, lemon-trees, begonias,
amaryllis, hibiscus, palms,
banana-trees. The most recent
“invention” is a complicated vertical
sequence of bridges and stairways
that has increased the garden’s
cultivatable land and its sea views.
The house itself, adorned with
bougainvillea and jasmine, now looks
like an example of some new,
complex species. Hyperbole aside,
the result is a miniature Garden
of Eden replete with colours and
smells and, above all, sounds that
belong to nature rather than music.
Alghero is also a Garden
of Encounters – family-style
get-togethers of old and more
recent friends, as well as equally
companionable working sessions.
Above all, the emerald bay in
Sardinia, and the garden that
overlooks it, are safe havens
for his children Daniele, Alessandra,
Sebastian and Misha, and
grandchildren Tom, Gigi and
Francesca, who flock there from
many different cities and countries
to walk in this timeless place.
502
31
foto di / photos by Sebastian Abbado – Mappamundi Design
La “pagella”
di Renzo Piano
sulla casa di Alghero
Claudio Abbado conserva nella sua casa
di Bologna questo A4 di impostazione
e grafia inconfondibile. Renzo Piano,
suo ospite ad Alghero nel luglio dello
scorso anno, ha condotto un accurato
sopralluogo nelle varie zone del giardino,
alla fine del quale ha compilato questa
pagella scherzosa ma non troppo.
Allegati, una serie di disegni, rilievi
e proposte. Le materie sono “idea”,
“esecuzione” e “design”. Voti alti,
nel complesso, con delle eccellenze
eclatanti ­– il cemento a terra che
assomiglia alla sabbia (“ruberò l’idea”),
le amache sospese (forse nella tradizione
del Barone rampante e anche di Simón
Bolívar), il camino, le palme brasiliane.
Le poche insufficienze ­– la soluzione
efficace ma maldestra per fermare
l’acqua della doccia, la scala che investe
il camino – riguardano interventi
di fortuna momentaneamente fuori
controllo ma poi risolti (la doccia),
o motivati da incalzanti motivi di
necessità (la nuova scala serve
a raggiungere una terrazza).
Renzo Piano’s
“exam marks” on
the Alghero house
series of shapes, and laid out in terraces, and which he described in
his beautiful story La Strada di San Giovanni (San Giovanni’s road).
And do you remember The Baron in the Trees? Tired of arguing
with his annoying sister he walked out of Villa d’Ombrosa,
climbed up into the trees and never came down again.
The house of the Baron in the Trees is Calvino’s house in Liguria.
It is the garden of Calvino’s house, which is full of covered
walkways – and I have always imagined that place as being similar
to a section of Claudio’s house in Alghero. And we should note this
fact: the very idea of living amongst trees, of never coming down,
contains something poetic and romantic in itself, the beauty
of living amongst leaves, but also something deeply scientific,
because it is clear that in this way you exploit the micro-climate
created by the vegetation, under which it is always cool and fresh.
CA Yes, and it is for this reason that the hammocks are so important
in Alghero – and Renzo also gave them 10 out of 10 on his marksheet.
There is one with the colours of the Venezuelan flag, which was
given to me by the director of the Simón Bolívar Orchestra.
Did you know that even Simón Bolívar used to live on a hammock,
he did everything on a hammock – politics, making love…
RP It is a relaxing vision of life, the Baron in the Trees was less
comfortable…
Alcune immagini del giardino di
Alghero. Abbado tiene molto a far
notare che la sua casa è invisibile,
completamente nascosta da un fitto
schermo vegetale (sopra, a sinistra).
In un altro scatto è visibile,
seminascosta, la scala “importuna”
secondo Piano, ma necessaria
secondo Abbado (sopra,
a destra). Ancora, una delle
passerelle che formano l’articolata
viabilità aerea del giardino (sotto,
a sinistra), un taglio verso il mare
(al centro) e una postazione immersa
nel verde (a destra).
Views of the Alghero garden.
Abbado is keen to point out that
his house is completely hidden
behind an impenetrable screen
of vegetation (above left). Other
views show the partly-visible
staircase, “intrusive” according
to Piano, “necessary” according
to Abbado (above right); one of
the bridges that form the elevated
passageways over the garden (below
left); a glimpse of the sea (centre);
and a garden emplacement, a “green
thought in a green shade” (right).
foto di / photos by Sebastian Abbado – Mappamundi Design
Claudio Abbado keeps this sheet of A4,
with its unmistakable layout and
handwriting, in his Bologna home. Renzo
Piano, who was his guest in Alghero last
July, made a thorough inspection of the
garden and then wrote this (not entirely)
playful “school report”, which also
includes drawings, surveys and proposals.
The “subjects” are idea, execution and
design. On the whole Abbado’s marks are
high, with “outstanding” for the ground
cement that looks like sand (“I’m going
to steal that idea”), the hammocks
(perhaps mindful of the Calvino’s Baron
in the Trees and even Simón Bolívar),
the chimney, and the Brazilian palms.
His only “fails” were for the clumsy if
effective way of turning off the shower,
and the staircase that “collides” with
the chimney, though these were makeshift
solutions that have since been put right
(the shower) or have had to stay as they
are out of real necessity (the new
staircase leads to a terrace).
normale, lì si vive o sotto o sopra gli alberi…
CA Abbiamo costruito delle passerelle in legno per andare
da un albero all’altro, o da un punto all’altro delle terrazze,
che sono disposte a varie altezze…
RP Sotto le fronde c’è una ventilazione naturale,
un microclima fogliare. Nel ponente ligure, non così lontano
dal mio studio di Punta Nave, è cresciuto Italo Calvino.
Suo padre era un agronomo e sua madre una botanica,
e lui viveva in un mondo di alberi dalle chiome sfalsate
e comunicanti, disposti su terrazze, che poi ha descritto
nel suo bellissimo racconto La Strada di San Giovanni.
E poi, ricordate il Barone rampante? Stufo di litigare
con la sorella antipatica, uscì da Villa d’Ombrosa, salì sugli
alberi e da lì non scese mai più. La casa del Barone rampante
è la casa di Calvino in Liguria. E il giardino della casa
di Calvino, pieno di passaggi coperti, io l’ho sempre
immaginato come un pezzo della casa di Claudio ad Alghero.
E attenzione: in questa idea di poter vivere sugli alberi, senza
scendere mai, c’è qualcosa di poetico e di romantico – come
la bellezza dello stare in mezzo alle foglie – ma c’è anche
qualcosa di profondamente scientifico, perché è chiaro che
così facendo si usufruisce del microclima creato dalle fronde,
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33
CA Well, Simón Bolívar did not live a particularly calm life
– after all he did organise a little revolution…
RP Planting something gives you immediate pleasure: when you
see it take root, it becomes a form of faith in the future because
a tree is planted for the next generations, for those who will come
after you… And it is also a way of leaving a perceptible trace,
something physically tangible. It is a gesture of hope, of faith.
And you feel that the plant is grateful to you. They do everything
on their own. You plant them, you look at them, you pay them a bit
of attention, and they move on with their work with a great sense
of calm. You watch them grow. They give sense to the passing of time.
CA Plants understand if you love them, and if you find the right
position for them they are content.
RP But also, in your garden, there are the more controversial
sections. And I gave these a lower set of marks…
CA There are some practical things which Renzo, as an architect,
doesn’t like. For example he only gave 4 out of 10 to a shower
which has a cut off tube instead of a tap. But in this way we
resolved a problem we had. And behind the chimney there is
a small walkway with a stairway – something which is clearly ugly
but works for us – which leads up to a terrace. I tried to reason
with him. “I could make it bigger if you like…” “No, he replied,
that would only make it worse…”
AF How have you been able to create these gardens, above all this
one in Alghero which is so big and so full of different kinds
of plants? Do you study, or read gardening books or do you have
an instinctive approach thanks to your experiences over the years?
SB Or maybe you have some experts who help you,
some advisors…
CA In Sardinia I have learnt a lot from Gavino Cadau,
who has a plant nursery. He is an amazing person who has told me
a series of things, and he is able to explain to me why plants react
in this way, why this or that happens to them…
SB He is a botanist…
CA Yes, of course. Thanks to him I think that this garden could
develop into a proper botanic garden with time.
© Arnoldo Mondadori Editore
sotto le quali c’è sempre frescura.
CA Sì, e per questo ad Alghero sono così importanti
le amache a cui Renzo ha dato un bel 10 in pagella. Ce n’è
una con i colori della bandiera del Venezuela, che mi hanno
regalato i giovani dell’Orchestra Simón Bolívar. Sai che
Simón Bolívar, anche lui, viveva su un’amaca, e ha fatto tutto
sull’amaca, la politica e l’amore…
RP È una versione riposante della vita, il Barone rampante
era meno comodo…
CA Beh, Simón Bolívar non era tanto tanquillo, ha fatto
una piccola rivoluzione…
RP Mettere a dimora una pianta è un piacere immediato:
quando vedi che attecchisce, diventa un gesto di fiducia
nel futuro perché un albero lo si pianta per le generazioni
future, per quelli che verranno dopo di te. Ed è anche
un modo di lasciare una traccia percepibile, una traccia
fisicamente tangibile. È un gesto sostanzialmente di fiducia,
di speranza. E poi senti la gratitudine della pianta.
Lei fa tutto da sola: tu la pianti, la guardi, stai un po’ attento,
mentre quella molto tranquillamente fa il suo lavoro,
la vedi crescere, ritma il passare del tempo.
CA Le piante percepiscono se si ha dell’amore per loro,
e se si trova la posizione giusta sono felici.
RP Poi, sempre nel giardino, ci sono dei dettagli più
discutibili, a cui ho dato dei voti bassi…
CA Ci sono alcune cose pratiche che Renzo, come architetto,
non accetta. Per esempio ha dato 4 per una doccia che ha
un tubo strozzato invece del rubinetto, ma adesso abbiamo
risolto il problema. Oppure, dietro al camino c’è un
camminamento con una scala – brutta ma funzionale –
che sale fino al terrazzo. Ho provato a dirgli: “Se vuoi
la faccio più larga...”. “No, peggio ancora”.
AF Ma per realizzare i tuoi giardini, soprattutto questo
di Alghero così esteso e così ricco nella varietà delle piante,
come ti prepari? Studi, ti documenti su dei libri di
giardinaggio, o invece procedi in maniera istintiva, anche
Maria Enrica Agostinelli,
illustrazione per “Il barone
rampante” di Italo Calvino,
Arnoldo Mondadori Editore,
Milano 2001, ora ripubblicato
nella collana Oscar Junior.
Maria Enrica Agostinelli,
drawing for “Il barone rampante”
by Italo Calvino, Arnoldo Mondadori
Editore, Milan 2001, now republished
in the series Oscar Junior.
di Desig
appamun
by
/ photos
foto di
Kensington. Until recently the
Tudor-inspired façade of this
19th-century house was largely
hidden behind a Japanese cherry-tree
which in spring bloomed in a glorious
explosion of pink. It was the pride
and joy of the entire street.
Unfortunately time has taken its toll,
the tree is now gone and the house
is now covered by a more variegated,
almost picturesque array of mahonia,
camellia and lilac, with a sturdy
olive-tree and a jasmine which gives
a kind of Mediterranean touch to the
place. The planting of the olive-tree
gave rise to some misgivings at first,
which soon faded away: the plant
is now flourishing and even producing
olives. Also the well-tended jasmine,
which was originally a small shrub,
has grown well in courageous
defiance of the English cold.
Inside, the wisteria planted
in the 1970s has never looked back.
Growing across the patio and along
the house walls, it has now reached
a neighbour’s garden, where it is
most welcome.
ado – M
an Abb
Sebasti
Kensington. La facciata della casa
dell’Ottocento, con richiami
all’architettura Tudor, fino a poco
tempo fa era quasi nascosta da un
ciliegio giapponese che in primavera
si apriva in una gloriosa esplosione di
rosa. Era il vanto della strada. Il
tempo purtroppo se lo è portato via,
e ora “il sipario” della casa ha un
aspetto più variegato e quasi
pittorico con la mahonia, la camelia,
la serenella. Si è poi aggiunta una
nota mediterranea con un robusto
ulivo e un gelsomino. La
piantumazione dell’ulivo all’inizio
aveva suscitato qualche perplessità,
ben presto dissolta: ora la pianta si
espande a meraviglia e produce olive.
Anche il gelsomino, all’inizio un
piccolo arbusto, ben curato, si è
sviluppato coraggiosamente sfidando
il freddo del Nord. All’interno, il
glicine piantato negli anni Settanta
ha continuato impavido a crescere:
attraversando il piccolo patio e
correndo lungo le pareti della casa si
è introdotto, per altro ben accolto,
persino nel giardino dei vicini.
n
London, anni ’70 / 1970s
502
35
sulla base dell’esperienza che ti sei fatto negli anni?
SB O magari hai dei maestri, dei consiglieri…
CA Qui in Sardegna ho imparato moltissimo da Gavino
Cadau, un vivaista, una persona straordinaria che viene
e mi racconta moltissime cose, e riesce a spiegarmi perché,
alle piante, succede questo o quest’altro…
SB Un botanico…
CA Sì, certo. Grazie a lui credo che questo nostro giardino
potrà diventare nel tempo un vero orto botanico.
L’Aquila
SB State progettando insieme un auditorium di legno
all’Aquila...
RP Sì, un auditorium che è un regalo alla città: un regalo
di Claudio che farà il concerto inaugurale; un regalo mio
nel fare il progetto; un regalo la costruzione perché sarà
interamente finanziata dalla Provincia di Trento e da altri
due o tre donatori, tra i quali anche l’Orchestra Mozart, che
con un concerto ha raccolto e messo a disposizione qualcosa
come 50.000 euro. È un piccolo auditorium della stessa
dimensione della sala lesionata dal sisma nel vecchio
Castello, ed è la prima architettura che si realizzerà dopo il
terremoto nel centro storico dell’Aquila, vicino alla Fontana
Luminosa. Il cantiere inizierà fra poco. L’idea naturalmente
è sempre di Claudio, lanciata nel numero di “Abitare”
dedicato al mio lavoro; come per gli alberi a Milano,
anche all’Aquila sono semplicemente, come dire, il suo
braccio, l’esecutore. Lui è la mente: lui ordina e io eseguo.
CA Diciamo che come è sempre accaduto io metto sul tavolo
delle piccole idee...
SB Anche l’arca del Prometeo – la straordinaria cassa
armonica abitabile costruita nel 1984 dentro la Chiesa
di San Lorenzo a Venezia – nacque come una “piccola idea?”
RP L’idea del Prometeo, nel 1984, nacque con Claudio
e naturalmente con la presenza fondamentale di Gigi Nono.
A promuoverlo erano la Biennale Musica di Venezia e la Scala.
L’Aquila
SB You are designing a wooden auditorium for L’Aquila, together…
RP Yes, an auditorium which is a present for the city,
a present from Claudio who will hold the inaugural concert there;
and a present from me in terms of the project I have laid out.
The construction will be a gift because all the costs will be made
by the Trento Provincial Government and from another two
or three benefactors, including the Orchestra Mozart, who held
a charity concert to bring in money for the project
and raised something like 50,000 Euros. It is a little auditorium
which is around the same size as the concert hall damaged
by the earthquake in the old Castle, and it will be the first
architectural project which will be built after the disaster
in the old centre of L’Aquila, close to the Fontana Luminosa.
The actual building site will soon open up. The idea was from
Claudio, of course, which he also put forward in the issue
of “Abitare” dedicated to my work. As with the proposal
for trees in Milan, I am simply the executor of Claudio’s idea,
his right arm. He is the brains, he gives me orders
and I carry them out.
CA Let’s say that, as always happens, I have jotted down a few little
ideas…
SB Was the arch of Prometeo – the extraordinary habitable
sound box built in 1984 inside the Church of San Lorenzo
in Venice – also born as a “little idea”?
RP The idea for the Prometeo in 1984, had its origins and was
conceived thanks to the key role of Luigi Nono. It was backed
by the Venetian Music Biennale Musica and La Scala.
The structure within which the Prometeo was performed,
that arch which I saw as a soundbox, was a project born
as an ephemeral building, something temporary…
CA And now we are trying to bring this structure back
to Venice…
RP Nothing is ever easy. It can’t go back to San Lorenzo Church,
which is now being restored. But perhaps we have found
a good space in the Arsenale, where it could be taken and rebuilt.
Vienna, 1986-1989
fragoline / wild strawberries
cassetta con fiori e rucola /
planter with flowers and rocket
camini alti circa 1 metro /
chimneys approx. 1 metre high
scala di metallo un po’ spaventosa con ringhiera verso il vuoto /
a rather scary metal staircase with railings overlooking the sheer drop
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502
Himmelpfortgasse. A Vienna,
la terrazza che sovrastava la casa
in Himmelpfortgasse (vale a dire
Vicolo alla Porta del Cielo) era
molto civilmente a disposizione
degli inquilini, nel senso che non solo
tutti vi avevano accesso, ma ognuno
poteva scegliersi e crearsi un piccolo
spazio di verde o di riposo. Abbado
aveva scelto un angolo vicino a un
comignolo perché rucola e fragole
potessero crescere protette da un po’
di calore. Un mini-orto (con vista
sulla chiesa di Santo Stefano) che si
potrebbe definire eroico dal momento
che per raggiungerlo bisognava
inerpicarsi su una stretta scala di
metallo, quasi una scalata al cielo.
Il suggestivo nome del vicolo in
questione suggerisce l’idea che il cielo
di Vienna, anche se privo di angeli
come quello sopra Berlino, possa
contare su favolosi emissari terreni,
anzi architettonici, come la suddetta
Porta, ma soprattutto certe Finestre
con vocazione e curiosità musicali.
Per esempio esso entra quasi con
sacralità, durante i concerti del
mattino, nella sala del Musikverein
(quella nota soprattutto per il
concerto di Capodanno) dalle grandi,
imperanti finestre che si aprono,
in alto, su tre lati. Succede talvolta
che in queste aperture si infili
un raggio di sole: un naturale
“effetto speciale” che a sorpresa
illumina, ulteriormente, le note
di un “Divertimento” di Mozart
o un “Adagio” di Mahler.
Nel disegno, il terrazzo di Vienna
in uno schizzo fatto in base ai ricordi
di Luciana Pestalozza, sorella
di Claudio Abbado.
Himmelpfortgasse. In Vienna,
there was a very civilized
arrangement for the roof-terrace of
the house in Himmelpfortgasse (the
Lane at Heaven’s Gate) whereby all
the residents in the building can not
only use it but also create their own
garden areas where they can relax.
Abbado chose a corner near a
chimney so that his rocket and wild
strawberries would feel the benefit
of the warmth. It’s a mini kitchen
garden (with a view of St Stephen’s)
that could be called heroic in the
sense that, to reach it, you have to
scramble up a narrow metal
staircase, like a stairway to heaven.
The poetically-named lane suggests
that the Vienna sky, though lacking
angels of Berlin’s, can count on fabled
terrestrial, or rather architectural
emissaries like the above-mentioned
Gate, and above all certain Windows
which have a musical vocation and are
of musical interest. For example, the
sky makes an almost holy entrance
during morning concerts in the
Musikverein (the one famous for the
New Year’s Concert) through the
grand – and grandiose – windows that
run high up along the walls on three
sides of the hall. Sometimes a ray of
sunshine penetrates these decorates
architectural openings, creating a
natural special effect that brings
further, surprising enlightenment
to a Mozart divertimento or Mahler
adagio. In the sketch, the Vienna
terrace as recalled by Luciana
Pestalozza, Claudio Abbado’s sister.
© RPBW
Il nuovo complesso per la musica
è articolato in tre volumi, l’auditorium
e due elementi di servizio (foyer
e camerini). Si tratta di tre semplici
cubi, tre scatole accostate in maniera
apparentemente casuale, forme
pure che si relazionano con la massa
compatta del Forte. Torna un concetto
caro a Piano, che è quello della “pura
forza della necessità”. Le facce
esterne dei cubi saranno rivestite
di doghe di larice, l’altezza massima
fuori terra è di 18,50 metri.
The new music complex comprises
the auditorium itself and two service
blocks (foyer and dressing-rooms).
The three volumes are plain cubes
seemingly juxtaposed at random,
pure forms that blend well with the
compact mass of the Fort. The “pure
force of necessity”, a concept dear
to Piano, is well illustrated here.
The cubes will have larch-slat cladding
and a maximum above-ground height
of 18.50 metres.
Renzo Piano
Una sala musicale
per L’Aquila
Pochi mesi dopo il terremoto, Claudio
Abbado lancia un appello e Renzo Piano,
prontamente, risponde. L’idea è costruire
in tempi brevi uno spazio per la musica,
risorsa fondamentale, soprattutto in un
momento di grande difficoltà, per una città
che in questo campo ha una tradizione forte
e condivisa. Il nuovo auditorium (238 posti)
sostituirà per tutto il tempo necessario
la sala della Società Barattelli all’interno
del Forte Spagnolo cinquecentesco,
danneggiato dal sisma. La scelta è di non
allontanare la struttura dalla sua posizione
originaria, collocandola nella parte di parco
compresa tra il Forte e la piazza
della Fontana Luminosa. La costruzione
sarà finanziata e coordinata dalla Provincia
di Trento.
La struttura all’interno della quale veniva eseguito, appunto
quell’“arca” che avevo concepito come una cassa armonica,
è un progetto nato con l’idea di realizzare un edificio
effimero, temporaneo.
CA Che adesso stiamo cercando di riportare a Venezia…
RP Nulla è facile, nel senso che non può tornare
a San Lorenzo, dove al momento sono in corso dei lavori,
ma ora forse abbiamo trovato uno spazio all’Arsenale,
dove potrebbe essere trasportata e ricostruita. Stiamo
lavorando con la Scala, con la Biennale, e con alcune
fondazioni veneziane tra cui quella di Gigi Nono, con Nuria
Nono, e con il costante supporto di Massimo Cacciari.
CA Il progetto dell’Aquila è invece quello di un’architettura
nata dall’emergenza ma fatta per restare. Che, come diceva
Renzo, verrà realizzato con il legname che ci portano
dal Trentino…
RP Anche questa dell’Aquila è una cassa armonica di legno,
We are working together with La Scala, the Biennale
and with some Venetian organisations such as the Gigi Nono
Foundation, with Nuria Nono, and with ongoing support from
Massimo Cacciari.
CA The L’Aquila project is a work of architecture which has its
origins in an emergency situation but which is destined to remain.
And, as Renzo says, it will be built with wood which will come
from the Trentino region…
RP The L’Aquila project is also a kind of sound box. And wood
lasts for ever, you just need to look after it. This project is
in collaboration with the local council and the various groups
who – quite rightly – would like to move back into the city centre.
We need to bring life back to the ancient heart of L’Aquila.
This is a small project – a sound box in the centre of town –
a gesture which symbolises a small part of the shift back
towards normality. And L’Aquila is a city which is very passionate
about music.
A few months after the earthquake,
Claudio Abbado launched an appeal and
Renzo Piano responded immediately with
the proposal to build a concert hall as quickly
as possible, an essential resource in such
distressing times for a city with such a strong
and widely-shared musical tradition.
The new 238-seat hall will replace for as long
as necessary the Società Barattelli hall in the
Spanish Fort, which suffered earthquake
damage. The new structure will be built near
the original concert hall in the park between
the Fort and Piazza della Fontana Luminosa.
Construction will be financed and coordinated
by the Province of Trento.
38
502
© RPBW
Renzo Piano
A concert hall
for L’Aquila
502
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e il legno dura per sempre, basta mantenerlo bene…
È un progetto condiviso con il Comune e i movimenti
che giustamente sono preoccupati di riappropriarsi
del centro storico della città: si tratta di riportare la vita
nel cuore antico dell’Aquila. Nella sua modestia dimensionale
credo che questo gesto di portare una cassa armonica
nel centro rappresenterà un altro piccolo passo avanti
verso la normalizzazione. Tra l’altro, L’Aquila è una città
di grandi passioni musicali.
Milano
SB E che ne sarà dell’altra vostra “piccola” idea?
Quella di far piantare al Comune 90.000 alberi a Milano?
RP Io sono ottimista anche perché un architetto non può
che esserlo, sennò forse dovrebbe cambiare mestiere…
Anche se molti cinicamente pensano che piantare alberi sia
solo un’operazione ornamentale, di secondaria importanza.
Ma non è vero. Del resto la provocazione è giusta e fondata
su dati oggettivi. Innanzitutto Milano ha un’umidità relativa
ottimale per il verde, in secondo luogo piantare alberi riduce
la temperatura media urbana (le città hanno una
“temperatura di città” mediamente più alta di quella
delle aree non costruite). Attorno a Milano d’estate c’è
una temperatura che è inferiore di qualche grado a quella
della città. Rinverdirla fa sì che l’asfalto non si infuochi
d’estate, serve a togliere centinaia di migliaia di condizionatori,
a risparmiare energia.
CA Senza dimenticare la riduzione dell’inquinamento
atmosferico: gli alberi assorbono le polveri sottili
e producono ossigeno. Per questo vanno piantati
sia in centro che in periferia.
RP Nella periferia per rinforzare l’idea di una cintura verde,
che poi è il destino giusto di Milano; la Milano di Stendhal
è una Milano verde, una Milano agricola, che tutt’attorno
ha grandi spazi verdi. Per questo apprezzo il vostro progetto
per l’Expo 2015 che realizza attorno a Milano un Orto
Milan
SB And what about your other “little idea”? The proposal
that the Local Council plants 90,000 trees in Milan?
RP I am an optimist – architects have to be optimist, otherwise
they would do something else with their lives. Many people
– in a cynical way – believe that the planting of trees is just
a question of aesthetics, they see them as ornaments, something
of minor importance. But this is not the case. The idea is a good
one and it is based on proper research. Milan, in the first place,
has a high level of humidity which is good for vegetation.
Secondly, trees bring down the average urban temperature (cities
have an urban climate which is higher than surrounding areas).
Around Milan, in the summer, it is cooler than in the city.
More vegetations means more shade, which means that the
asphalt doesn’t get too hot in the summer, and it helps people
to turn off thousands and thousands of air conditioners.
CA We should not forget, as well, the reduction of pollution
that results. Trees absorb dust particles and produce oxygen.
And so they should be planted in the city centre and in the suburbs.
Tra gli elaborati scaturiti dalla
richiesta di Claudio Abbado
per 90.000 nuovi alberi a Milano,
una pianta della città con
l’indicazione di un’ipotetica presenza
complessiva di verde al 2015,
che somma quello esistente alle
nuove piantumazioni, distribuite tra
le aree centrali e quelle periferiche.
Oltre a Renzo Piano, partecipano
al progetto Alessandro Traldi
(architetto), Franco Giorgetta
(architetto paesaggista),
con la consulenza di Guido Rossi,
Giorgio Ceruti, Alberica Archinto
(coordinamento). Mentre chiudiamo
il numero, l’intera operazione
sta attraversando una fase
di discussione e ripensamento
abbastanza agitata, da cui speriamo
la città possa uscire migliorata nella
sua vivibilità e non ulteriormente,
e inutilmente, impoverita.
One of the documents produced
in response to Claudio Abbado’s
proposal for 90,000 new trees
in Milan is a plan of the city showing
its total green area (centre and
outskirts) in 2015 if existing green
areas are supplemented by new ones.
As well as Renzo Piano, are involved
in the project: Alessandro Traldi
(architect), Franco Giorgetta
(landscape architect), with
the consultancy of Guido Rossi,
Giorgio Ceruti, Alberica Archinto
(coordination). As we go to press, the
entire operation is coming under fire.
It is to be hoped that the city will
emerge from this struggle as a more
liveable place instead of needlessly
ending up even more impoverished
than it already is.
Berlin, dal / since 1989
Ludwigkirchstrasse. D’inverno i venti
freddi del Nord sono una forte minaccia
per le piante da terrazzo. Sul piccolo
balcone affacciato sulla Ludwigkirche
(un nome molto evocativo per un
musicista) e su un parco giochi,
sopravviveva un pino. Quando la
stagione si addolciva uscivano all’aperto
vasi di ortensie, gerani ed erbe
aromatiche, comunque protetti da un
pannello di vetro. Ma la casa all’interno
era sempre, in ogni stagione, abitata da
non poche piante, alte e vigorose, che
s’imponevano con autorità sugli arredi.
Ludwigkirchstrasse. In winter, cold
North winds pose a serious threat to
outdoor plants. On this small balcony
overlooking the Ludwigkirche (which
is a truly evocative name for any
musician) and a children’s playground,
there was one surviving pine. With
milder weather, potted hydrangeas,
geraniums and herbs dared to venture
out of doors, albeit protected by a glass
screen. Indoors, a good many tall,
vigorous plants dominated the interior
environment throughout the year.
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Questa intervista si è svolta
il 3 aprile 2010 a Bologna.
Per le immagini pubblicate,
un ringraziamento ad Alessandra
Abbado, Sebastian Abbado, Chiara
Giorcelli, Melina Mulas, Benedetta
Scandola / This interview was held
in Bologna on 3 April 2010.
For the published images, our thanks
to: Alessandra Abbado, Sebastian
Abbado, Chiara Giorcelli, Melina
Mulas, Benedetta Scandola.
botanico planetario e recupera le cascine.
CA Ma bisogna fare qualcosa anche nel centro…
RP È il cuore della città minerale, quello che ne ha più
bisogno… Non c’è dubbio che tutti noi amiamo la città
di pietra, la città come monumento. Ma, mi domando,
che male possono farle gli alberi? Gli alberi sono effimero,
cadenzano il passare del tempo…
CA La condizione dei giardini pubblici di Milano, che mi
è capitato di visitare proprio poche settimane fa, andrebbe
molto migliorata, sostituendo un gran numero di alberi.
Infatti piantare nuovi alberi è necessario anche perché
i parchi hanno un naturale invecchiamento. Ma a Milano
nessuno sembra rendersene conto, ho l’impressione
che non ci sia un grande amore per il verde…
RP Quello che sta succedendo è che la città è fatta di persone
che amano questa idea, la sostengono, e di altre che
non la capiscono. Questi ultimi, purtroppo e come sempre,
sono quelli che parlano di più. Ma sono certo che c’è
una sorta di maggioranza silenziosa che apprezza molto
questa nostra idea…
CA Abbiamo fatto una provocazione utilissima che,
come accade per le piante, ha bisogno di tempo per radicarsi
e gemmare. Magari sarà un processo lento, ma sono convinto
che abbiamo avuto ragione a metterlo in moto.
Milano, tra l’altro, è ancora al centro di una rete idrica
incredibile, con il suo sistema di canali che Bonvesin della Riva
descriveva già nel XIII secolo…
RP È un rapporto tra l’effimero e l’utile: l’effimero dei riflessi
sull’acqua degli alberi e l’utilità delle foglie che appaiono
quando è giusto che appaiano, cioè in primavera, per poi
produrre l’ombra estiva e andarsene ubbidientemente
in inverno, perché così almeno in città c’è più sole, più luce.
Questi alberi così intelligenti, così appropriati, così benvenuti,
non nuoceranno mai alla città di pietra, alla città-monumento.
Dove sta il problema?
RP In the suburbs these trees should underline the sense of a
green belt, which is the correct way forward for Milan. Stendhal’s
Milan was a green Milan, an agricultural Milan surrounded by
green space and countryside. In this sense I appreciate your
project for the 2015 Expo which will create around Milan a global
botanic garden and will try to restore a series of old farm houses.
CA But it’s also important to do something for the city centre…
RP Also the heart of the “mineral” city is a place where this kind
of change is really needed. There is no doubt that we love the city
of stone, the city as a monument. But, what harm can trees do?
Trees are ephemeral, they change with the passing of time…
CA More needs to be done to improve the city’s parks, which
I went to see a few weeks ago. Many trees need to be replanted.
Parks get old on their own and therefore trees need to be replanted
and new ones put in. But nobody seems to realise this in Milan.
It seems to me that nobody really loves nature in the city…
RP In the city there are people who support this idea, who are
passionate about this kind of project, and others who are not,
who don’t understand the point of it. As usual, this latter group
are more vocal. But I am certain that there is a kind of silent
majority who really appreciate what we are trying to do…
CA We have put the idea out there. It was a useful thing to do.
As with plants, it will need time to take root and grow, it will
probably be a slow process. But I am convinced that we were
right to start things off. Milan is at the centre of an extraordinary
network of water courses, with its canal systems which Bonvesin
della Riva wrote about in the 13th Century…
RP This is a sign of the relationship between ephemeral
and useful things. The ephemeral nature of the reflection of trees
on water and the useful aspects of leaves which appear when they
are needed – in spring –­ to create shade, and obediently depart
in winter, so that we have more light and sun in that part of the
year. Trees are intelligent and they fit well, they are welcome, they
don’t cause any damage to the stone city, the city of monuments.
What is the problem?
Bologna, dal / since 2004
foto / photo Sebastian
Abbado – Mappamundi
Design
L’altana. Un’oasi di verde affiora
dai tetti rossi bolognesi. Si tratta
di una “cascata” che parte
da un’altana e che nella sua struttura
a scala sembra portare un’ondata
di ciclamini su uno spazio separato,
con una grande vetrata,
dal soggiorno. Su questa “terrazza”
grandi piante: un ulivo, un kumquat,
un limone e niente altro. La presenza
di un ulivo nelle terrazze e nei
giardini di Abbado è pressoché
costante: forse è quasi un sottinteso,
materno legame con la sua parte
di sicilianità. Del resto, tanto
per non allontanarsi dalla musica:
“I gialli dei limoni – come diceva
Montale – sono le trombe d’oro
della solarità”. (marina rovera)
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The altana. An oasis of green amid
the red Bolognese roof-tiles.
The stepped green waterfall flows
down from an altana in a wave
of cyclamen that reaches an area
separated from the living room
by a glass wall. On this “terrace”
there are some big plants – an
olive-tree, a kumquat, a lemon-tree.
Olive-trees are a constant
feature of Abbado’s terraces and
gardens, and represent, perhaps,
an implicit maternal link with his
partly-Sicilian origins. Just to stay
close to the music: “The yellows
of the lemon trees / come pelting
into the breast / from trumpets
of gold, all / light”, as said
by Eugenio Montale. (marina rovera)