LA GRANDE MUSICA VA SEMPRE A SEGNO

Torino . Auditorium Rai . Concerti 2013 •2014
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GIOVEDÌ 17 APR ILE 2014 ore 20.30
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VENERDÌ 18 A
Roberto Abbado direttore
Maria João Pires pianoforte
Schubert - Berio
Beethoven
Mendelssohn
20
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GIOVEDÌ 17 APR
VENERDÌ 18 A ILE 2014 ore 20.30
PRILE 2014 or
e 20.30
Roberto Abbado direttore
Maria João Pires pianoforte
Franz Schubert (1797 - 1828) - Luciano Berio (1925 - 2003)
Rendering (1828 - 1989/90)
Allegro
[Andante]
[III. -]
Durata: 30' ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino: 14 maggio 2004, Gianandrea Noseda.
Ludwig van Beethoven (1770 - 1827)
Concerto n. 2 in si bemolle maggiore op. 19
per pianoforte e orchestra (1795/98)
Allegro con brio
Adagio
Rondò. Allegro
Durata: 28' ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino: 30 aprile 2009, Alexander Lonquich, solista e direttore.
Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809 - 1847)
Sinfonia n. 5 in re minore op. 107 La Riforma (1829)
Andante – Allegro con fuoco – Meno allegro
Allegro vivace
Andante
Corale: “Ein’ feste Burg ist unser Gott”. Andante con moto – Allegro vivace –
Allegro maestoso
Durata: 30' ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino: 27 marzo 2009, Christoph-Matthias Mueller.
Il concerto di venerdì 18 aprile è trasmesso in collegamento diretto su
Radio3 per il programma “Radio3 Suite”, in streaming audio-video su
www.osn.rai.it, www.classica.rai.it e sarà trasmesso in differita su Rai5.
La ripresa televisiva è effettuata dal Centro di Produzione TV di Torino.
Franz Schubert - Luciano Berio
Rendering
Se ascoltate Radio3, Rendering la conoscete: è l'identificativo di rete" e dunque viene
usata, in estratto, per ricordarvi che siete all'ascolto del terzo canale di Radio Rai.
Non a caso: Radio3 si sforza ogni giorno di coniugare passato e presente e questo
lavoro di Berio, composto tra il 1989 e il 1990 per l'orchestra del Concertgebouw
di Amsterdam, è uno degli esempi più riusciti di come la contemporaneità possa
declinare in modo nuovo la musica della tradizione.
"Erano anni che mi veniva chiesto, da varie parti, di fare "qualcosa" con Schubert
- spiegava Berio nelle proprie note alla partitura - e non ho mai avuto difficoltà a
resistere a quell'invito tanto gentile quanto ingombrante. Fino al momento, però,
in cui ricevetti copia degli appunti che il trentunenne Franz andava accumulando
nelle ultime settimane di vita in vista di una Decima Sinfonia in re maggiore
(D 936a). Si tratta di appunti di notevole complessità e di grande bellezza:
costituiscono un segno ulteriore delle nuove strade, non più beethoveniane, che
lo Schubert delle sinfonie stava già percorrendo. Sedotto da quegli schizzi, decisi
dunque di restaurarli: restaurarli e non ricostruirli". L'idea non era intatti quella
di completare la Sinfonia come Schubert stesso avrebbe potuto farlo, seguendo
una pratica musicologica che Berio aborriva. Il gioco consisteva nell'orchestrare
gli appunti e nell'inventare un tessuto connettivo tra uno schizzo e l'altro, creando
una serie di passaggi di collegamento - intessuti di reminiscenze dell'ultimo
Schubert (la Sonata in si bemolle per pianoforte, il Trio in si bemolle) e segnalati
ogni volta dal suono della celesta - che fossero simili ai cemento o all'intonaco
nudo che viene usato negli interstizi quando si restaura un affresco lacunoso.
"Gli schizzi, redatti da Schubert in forma quasi pianistica, recano saltuarie
indicazioni strumentali ma sono talvolta stenografici - spiegava ancora Berio. Ho
dovuto quindi completarli, soprattutto nelle parti intermedie e nel basso. La loro
orchestrazione non ha posto problemi particolari. Ho usato l'organico orchestrale
dell'Incompiuta e nel primo movimento ho cercato di salvaguardare un ovvio
colore schubertiano. Ma non sempre. Ci sono brevi episodi della sviluppo musicale
che sembrano porgere la mano a Mendelssohn e l’orchestrazione naturalmente
ne prende atto. Infine il clima espressivo del secondo movimento è stupefacente:
sembra abitato dallo spirito di Mahler".
Nascosto tra le pieghe della partitura, c'è poi un altro dettaglio che Berio amava
svelare. "Negli ultimi giorni della sua vita Schubert prendeva lezioni di contrappunto.
La carta da musica era cara e scarsa, ed è forse per questo che, mescolato agli schizzi
della Decima Sinfonia, si trova un breve ed elementare esercizio di contrappunto (un
canone per moto contrario). Non ho potuto fare a meno di orchestrare anche quello
e di assimilarlo allo stupefacente percorso dell'Andante".
Come ha ricordato Oreste Bossini, "Rendering in inglese ha un duplice significato.
In primo luogo indica l'atto di restituire a qualcuno qualcosa che gli appartiene
in qualche modo di diritto. Rendere grazie, rendere un servizio, rendere onore
a qualcuno. Il secondo significato si divarica a sua volta in due corni, entrambi
suggestivi. Nella direzione dello spettacolo significa interpretare, restituire alla
vita un testo per il pubblico, incarnando la parola per un attore e creando il suono
per un musicista. Nell'ambito della scrittura, invece, il termine sta per tradurre,
portare un intero mondo da una lingua all'altra, renderlo comprensibile. Berio
si perde, felice, in questo labirinto di significati, che il suo lavoro amorevole e
geniale su Schubert racchiude e comprende tutti, in un vorticoso rispecchiarsi
d'intelligenza tra il passato e il presente, che forse indica anche il cammino per
la modernità futura".
Nicola Campogrande
(dagli archivi Rai)
Ludwig van Beethoven
Concerto n. 2 in si bemolle maggiore op. 19 per pianoforte e orchestra
Felix Mendelssohn-Bartholdy
Sinfonia n. 5 in re minore op. 107 La Riforma
Risale al 1794 la stesura del Concerto in si bemolle maggiore. Beethoven aveva
ventiquattro anni, ma da tempo stava lavorando in profondità sulle risorse espressive
del pianoforte; fu lui il primo compositore ad archiviare definitivamente in cantina
clavicembali, clavicordi e spinette. Fin da giovanissimo aveva manifestato una grande
attenzione per le tecniche costruttive, che proprio in quegli anni stavano contribuendo
ad aumentare la sonorità e la versatilità dello strumento. «Si può far cantare il
pianoforte», scrisse proprio intorno al 1794, alludendo a una ricerca timbrica che si
può toccare con mano in ogni pagina delle sue prime sonate per pianoforte. Non a
caso il Concerto in si bemolle, dopo essere stato eseguito per la prima volta il 29 marzo
del 1795 al Burgtheater di Vienna con Beethoven al pianoforte, fu rimaneggiato fino
al 1801, quando venne pubblicato come opus 19; motivo per cui, pur essendo nato
prima del Concerto in do maggiore op. 15, da sempre viene considerato il secondo
lavoro del corpus. L’esposizione del Concerto in si bemolle rivela la stessa esigenza di
rinnovamento formale, che si legge anche nelle coeve sonate op. 10. Nel momento in
cui ci si aspetterebbe l’apparizione del secondo soggetto, l’orchestra improvvisamente
modula verso un ambito totalmente inaspettato, iniziando ad elaborare alcuni
spunti del primo tema; proprio come se la forma fosse già approdata alla sezione
dedicata allo sviluppo. L’intervento del pianoforte è altrettanto ricco di ambiguità:
a presentarsi è un nuovo tema, mai citato nel corso dell’introduzione orchestrale.
L’idea era già stata sperimentata da Mozart nel Concerto in re minore KV 466, lavoro
che lascia alcune tracce anche nel dialogo tra solista e insieme orchestrale. Mentre
nessuna eco settecentesca prende forma nella cadenza solistica, scritta dallo stesso
Beethoven nel 1809, quasi quindici anni dopo la prima stesura del Concerto. La voglia
di far cantare il pianoforte emerge nel secondo movimento, dove si fa largo un tema
lineare e rassicurante come una parola materna; ma al centro della scena non c’è solo
il pianoforte, perché l’orchestra assume un ruolo dialogante, capace di dare spessore
emotivo alle riflessioni del solista: nell’apparizione del flauto che chiude il movimento
si avvertono già i toni bucolici della Sinfonia Pastorale. La prima versione del Concerto
in si bemolle terminava con un Rondò dal sapore spiccatamente mozartiano, che
Beethoven decise di sostituire in un secondo momento (il brano apparve come pezzo
sciolto nel 1825 in una versione rimaneggiata da Carl Czerny). Il movimento che venne
pubblicato nel 1801 si allinea meglio alla fisionomia degli altri finali beethoveniani:
un tema tutto ironia si combina con una serie di episodi estremamente variegati che
non disdegnano alcune inflessioni zingaresche.
Andrea Malvano
Tra Lutero, Bach e Beethoven
Nella tarda primavera del 1830 tutta Berlino, su invito di Federico Guglielmo III, si
preparava a festeggiare il trecentesimo anniversario della Confessione di Augusta.
Mendelssohn aveva ventuno anni, veniva da una famiglia israelita convertita al
cristianesimo; ma quell’evento, per un musicista che solo un anno prima aveva
riscoperto le bellezze della Passione secondo Matteo, era essenzialmente una
celebrazione bachiana, un omaggio alla confessione che aveva regalato alla
musica la grande tradizione del corale protestante. Ancora nel 1844, in una lettera
all’editore Coventry & Collier, Mendelssohn avrebbe individuato in Bach il padre
spirituale di un repertorio prettamente vocale: «Perché il nome di Bach è sempre
connesso alle fughe? Egli ha molto più a che fare con i salmi cantati che con le
fughe». Ripensare al Kantor della liturgia luterana voleva dire ripensare alla densa
produzione dei corali sacri: una Kirchensinfonie, come tenne a precisare lo stesso
Mendelssohn, destinata a esaltare il genere musicale ideato dalla Riforma. Peccato
che per ragioni non del tutto chiare, la stesura fosse ultimata solo nel 1832, a due
anni dalle celebrazioni indette da Federico Guglielmo. Mendelssohn a quel punto
decise di lasciare la partitura in un cassetto, proprio come aveva fatto Schubert
con la sua Sinfonia in do maggiore; e solo nel 1868, a più di vent’anni dalla morte
dell’autore, l’opera fu pubblicata, divenendo uno dei punti di riferimento della
cultura sinfonica di fine secolo.
Benché l’apertura del primo movimento esibisca una fattura vagamente
palestriniana, il primo vero personaggio tematico è costituito dall’antica formula
liturgica sassone dell’Amen di Dresda. E non si tratta dell’unico prestito presente
nella sinfonia di Mendelssohn, perché tutto il finale è costruito sul corale luterano
Ein’ feste Burg ist unser Gott (Il nostro Signore è una sicura fortezza), simbolo musicale
imperituro della religione riformata (Meyerbeer nel 1836 lo avrebbe utilizzato in
un’opera dal soggetto religioso come Gli Ugonotti, mentre Debussy ne avrebbe fatto
uso nel 1915 per sbeffeggiare la cultura tedesca in En blanc et noir). Ma, accanto
a Bach e alla cultura musicale protestante, è il Beethoven della Nona sinfonia il
riferimento che si staglia con maggiore nettezza nella scrittura di Mendelssohn. Gli
schizzi dell’ultimo movimento documentano un recitativo di flauto – poi eliminato
nella versione definitiva – che ricorda l’assolo di baritono che precede l’Inno alla
gioia; ma è soprattutto la presenza di un corale (in Mendelssohn solo strumentale)
al culmine del percorso sinfonico l’aspetto che avvicina con maggior convinzione la
natura poetica dei due lavori.
(dagli archivi Rai)
Perfetto esempio di Finalsinfonie, la Riforma pennella un viaggio spirituale in cui
ogni tappa non fa altro che convogliare le tensioni emotive verso la conclusione.
Il primo movimento, dopo l’introduzione contrappuntistica, avanza esplodendo di
irrequietezza e di giubilo con un tema degno di una fanfara solenne e celebrativa.
Lo Scherzo, in seconda posizione proprio come nella Nona sinfonia di Beethoven,
scorre con una spensieratezza curiosamente estranea alla severa spiritualità
degli altri movimenti. L’Andante è una breve elegia che funge esclusivamente da
introduzione all’ultimo movimento. Quindi, al culmine di ogni tensione, irrompono
le variazioni sul corale luterano; ma non è che il primo assaggio, perché seguono
due brevi interruzioni (un allegro di sonata, e un rigoroso fugato) che preparano la
riapparizione del tema principale in tutta la sua sontuosa luminosità.
Amen di Dresda
L’Amen di Dresda utilizzato da Mendelssohn nel primo movimento della Sinfonia
“La Riforma” è una formula di sei note, cantata ancora oggi nei servizi liturgici
della Sassonia. La sua origine risale all’inizio del XIX secolo, quando comparve per
la prima volta nei riti sacri celebrati nella città di Dresda. Fu composto da Johann
Gottlieb Naumann (1741-1801) su esplicita richiesta della comunità luterana;
ma ben presto cominciò a diffondersi anche nelle chiese cattoliche delle regioni
limitrofe. I primi a farne uso in ambito colto furono Louis Spohr e Carl Loewe. Ma
dopo Mendelssohn, fu Richard Wagner, Kapellmeister a Dresda dal 1842 al 1849,
a sfruttare il tema nel Parsifal per simboleggiare la sacralità del Graal. Anton
Bruckner riprese la formula melodica nella sua Nona sinfonia; e anche Gustav
Mahler la inserì nei suoi primi due lavori sinfonici.
Andrea Malvano
(dagli archivi Rai)
ROBERTO ABBADO
Premio Abbiati 2009 per la Direzione d’Orchestra, studia con Franco Ferrara alla Fenice
di Venezia e all’Accademia di Santa Cecilia di Roma, dove è il solo studente nella storia
dell’istituzione ad essere invitato a dirigere l’orchestra. Direttore principale della
Münchner Rundfunk Orchester dal ’91 al ’98, collabora con la Royal Concertgebouw,
l’Orchestre National de France, l’Orchestre de Paris, la Staatskapelle di Dresda, la
Gewandhaus Orchester di Lipsia, la NDR, i Wiener Symphoniker, la Sinfonica della Radio
Svedese, la Filarmonica d’Israele, la Royal Scottish National Orchestra e l’Orquesta
Nacional de España. In Italia dirige la Filarmonica della Scala, l’Orchestra di Santa Cecilia,
l’Orchestra del Maggio Musicale, l’OSN Rai, l’Orchestra del Comunale di Bologna. Nel ’91
debutta negli Stati Uniti con l’Orchestra of St. Luke’s al Lincoln Center di New York.
Dirige abitualmente le orchestre sinfoniche di Boston, Philadelphia, Chicago, San
Francisco. Apprezzato direttore d’opera, firma numerose nuove produzioni e prime
mondiali. Ricordiamo Fedora e Ernani al Metropolitan di New York; I vespri siciliani
alla Staatsoper di Vienna; La Gioconda, Lucia di Lammermoor, La Donna del Lago e la
prima mondiale di Teneke di Fabio Vacchi alla Scala; L’amore delle tre melarance, Aida
e La traviata alla Staatsoper di Monaco di Baviera; Simon Boccanegra e La Clemenza
di Tito al Regio di Torino; Le comte Ory, Attila, I Lombardi alla prima crociata, Il Barbiere
di Siviglia, Phaedra di Henze, in prima italiana, e Anna Bolena al Maggio Musicale
Fiorentino; Ermione, Zelmira e Mosè in Egitto (Premio Abbiati 2012) al Rossini Opera
Festival e Der Vampyr di Marschner, in prima italiana, al Comunale di Bologna. Dalla
stagione 2005-2006 avvia una stretta collaborazione con la Saint Paul Chamber
Orchestra, realizzando importanti progetti e guidandola in una tournée europea nel
2007. Appassionato interprete della musica del Novecento e contemporanea, dirige
lavori di compositori quali Berio, Maderna, Petrassi, Bussotti, Castiglioni, Corghi,
Fedele, Francesconi, Manzoni, Battistelli, Sciarrino e Vacchi. E ancora musiche di
Dusapin, Dutilleux, Messiaen, Schnittke, Henze, Lachenmann e dei nordamericani
Adams, Rorem, Rouse, Stucky e Wuorinen.
Nelle ultime stagioni ha diretto La Gioconda e Maometto II all'Opera di Roma, Macbeth e
Parsifal al Comunale di Bologna, Così Fan Tutte al Petruzzelli di Bari e La Traviata a Hong
Kong in tournée con il San Carlo di Napoli.
MARIA JOÃO PIRES
partecipano al concerto
VIOLINI PRIMI
*Roberto Ranfaldi (di spalla), °Giuseppe Lercara, °Marco Lamberti, Antonio Bassi, Irene Cardo,
Claudio Cavalli, Valerio Iaccio, Martina Mazzon, Fulvia Petruzzelli, Francesco Punturo,
Matteo Ruffo, Lynn Westerberg, Aldo Cicchini, Carola Zosi.
VIOLINI SECONDI
Nata nel 1944 a Lisbona, ha tenuto il suo primo concerto all’età di quattro anni e nel
1953 ha ottenuto il più alto riconoscimento per i giovani musicisti del Portogallo.
Dopo aver vinto nel 1970 il Primo premio al Concorso Internazionale “Beethoven” di
Bruxelles, Maria João Pires ha tenuto concerti in tutto il mondo con le più prestigiose
orchestre, inclusi i Berliner Philharmoniker, la Boston Symphony Orchestra, la Royal
Concertgebouw di Amsterdam, la London Philharmonic, l’Orchestre de Paris e i
Wiener Philharmoniker.
Ha realizzato numerose incisioni discografiche, inizialmente per l’etichetta Erato
e successivamente per Deutsche Grammophon. Le sue ultime registrazioni, un CD
dedicato a Schubert e un CD con Antonio Meneses registrati live alla Wigmore Hall di
Londra, hanno ottenuto in tutto il mondo grande successo di critica.
Nel 2002 è stata insignita del prestigioso IMC-Unesco International Music Prize.
Da circa quarant’anni anni si dedica agli aspetti educativi dell’arte, principalmente
nello sviluppo di nuovi percorsi pedagogici all’interno del contesto sociale. Predilige
nuove forme di comunicazione che possano rispettare lo sviluppo individuale, in
contrapposizione alla logica materialistica e distruttiva della globalizzazione: questa
filosofia è alla base dei Workshop da lei stessa tenuti in Giappone, Brasile, Portogallo,
Francia e Svizzera ed Europa, con studenti provenienti da tutto il mondo.
Più recentemente si è unita al corpo docente della Chapelle Musicale Reine Elisabeth
in Belgio, dove sta lavorando con un gruppo di giovani pianisti di grande talento.
Nella stagione 2013/2014, oltre ai concerti da camera con il violoncellista Antonio
Meneses, è apparsa con tutte le maggiori orchestre europee sotto la direzione di
Bernard Haitink, Claudio Abbado, Riccardo Chailly, John Eliot Gardiner e Ivan Fischer.
Ospite frequente in Giappone, vi ritornerà nella primavera 2014 per una tournée di
concerti con la Scottish Chamber Orchestra diretta da Robin Ticciati, seguita da una
serie di recital solistici.
*Paolo Giolo, Enrichetta Martellono, Carmine Evangelista, Jeffrey Fabisiak, Rodolfo Girelli,
Alessandro Mancuso, Antonello Molteni, Vincenzo Prota, Francesco Sanna, Elisa Schack,
Isabella Tarchetti, Claudia Curri.
VIOLE
*Luca Ranieri, Geri Brown, Matilde Scarponi, Massimo De Franceschi, Rossana Dindo,
Federico Maria Fabbris, Alberto Giolo, Margherita Sarchini, Davide Ortalli, Emiliano Travasino.
VIOLONCELLI
*Pierpaolo Toso, Giuseppe Ghisalberti, Giacomo Berutti, Stefano Blanc, Pietro Di Somma,
Michelangiolo Mafucci, Carlo Pezzati, Stefano Pezzi.
CONTRABBASSI
*Cesare Maghenzani, Silvio Albesiano, Gabriele Carpani, Luigi Defonte, Antonello Labanca,
Virgilio Sarro.
FLAUTI
*Giampaolo Pretto, Paolo Fratini.
OBOI
*Carlo Romano, Franco Tangari.
CLARINETTI
*Enrico Maria Baroni, Graziano Mancini.
FAGOTTI
*Elvio Di Martino, Cristian Crevena.
CONTROFAGOTTO
Bruno Giudice
CORNI
*Corrado Saglietti, Emilio Mencoboni.
TROMBE
*Marco Braito, Daniele Greco D’Alceo.
TROMBONI
*Enzo Turriziani, Devid Ceste.
TROMBONE BASSO
Gianfranco Marchesi
TIMPANI
*Claudio Romano
CELESTE
Chiara Sarchini
*prime parti ° concertini
21°
Il presente concerto è stato eseguito al Teatro “A. Ponchielli” di Cremona martedì
15 aprile e al Teatro “G. Fraschini” di Pavia mercoledì 16 aprile.
Informiamo il gentile pubblico che a causa di un errore dell'agenzia
“Opus3 artists” che la rappresenta, per il quale sono arrivate scuse
ufficiali, la pianista Yuja Wang non potrà rispettare gli impegni presi
con l’Orchestra Rai. Per tanto nei concerti previsti l’8 e il 9 maggio sarà
sostituita con la giovane Beatrice Rana, vincitrice del Primo Premio e
di tutti i premi speciali al Concorso Internazionale di Montréal nel 2011,
del Secondo Premio e del Premio del Pubblico al prestigioso Concorso
Pianistico Internazionale "Van Cliburn" nel 2013.
Ascoltare, conoscere, incontrare, ricevere inviti per concerti fuori
abbonamento, scoprire pezzi d’archivio, seguire le tournée dell’Orchestra,
avere sconti e facilitazioni. In una parola, diventare AMICI.
Sono molti i vantaggi offerti dall’associazione Amici dell’Orchestra
Sinfonica Nazionale della Rai: scegliete la quota associativa che preferite
e iscrivetevi subito!
Tutte le informazioni e gli appuntamenti sono disponibili sul sito
www.amiciosnrai.it o scrivendo a [email protected].
La Segreteria degli AMICI dell’OSN Rai è attiva mezz’ora prima di ogni
concerto presso la Biglietteria dell’Auditorium Rai, oppure il martedì e il
giovedì dalle 10 alle 12, telefonando al 335 6944539.
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VENERDÌ 2 MAG
GIO 2014 ore 20
rettore
Susanna Mälkki di
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Leila Josefowicz vio
Johannes Brahmsolle maggiore
Variazioni in si bem di Haydn
op. 56a su un tema
CONVENZIONE OSN RAI - VITTORIO PARK
Tutti gli Abbonati, i possessori di Carnet e gli acquirenti dei singoli Concerti
per la Stagione Sinfonica OSN Rai 2013/14 che utilizzeranno il VITTORIO
PARK DI PIAZZA VITTORIO VENETO nelle serate previste dal cartellone,
vidimando il biglietto di sosta nell’apposita macchinetta installata nel
foyer dell’Auditorium Toscanini, avranno diritto allo sconto del 25% sulla
tariffa oraria ordinaria.
PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI AL PERSONALE DI SALA O IN BIGLIETTERIA.
Le varie convenzioni sono consultabili sul sito www.osn.rai.it alla
sezione "riduzioni".
Redazione a cura di Irene Sala
Luca Francesconi o e orchestra
Concerto per violin na. Commissione
lia
ita
(Prima esecuzione
C)
edese, OSN Rai e BB
sv
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Joseph Haydn olle maggiore
Sinfonia in mi bem timpano
Hob I n. 103 Rullo di
21
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VENERDÌ 9 MA GIO 2014 ore 20.30
GGIO 2014 ore
20.30
Dima Slobodeniouk direttore
Beatrice Rana pianoforte
Igor Stravinskij
Concerto in re per orchestra d'archi
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21
Sergej Prokof'ev
Concerto n. 2 in sol minore op. 16
per pianoforte e orchestra
SINGOLO CONCERTO
Poltrona numerata: da 30,00 a 15,00 euro (ridotto giovani)
INGRESSO
Posto non assegnato: da 20,00 a 9,00 euro (ridotto giovani)
BIGLIETTERIA
Tel. 011/8104653 - 8104961 - Fax 011/8170861
[email protected] - www.osn.rai.it