IL TUNNEL DA UN MILIARDO E GIÀ SI SBRICIOLA

Papa Francesco come Wojtyla, vent’anni dopo: “Mafiosi, convertitevi
o andrete all’inferno”. Anche sull’antimafia la Chiesa scavalca la politica
Sabato 22 marzo 2014 – Anno 6 – n° 80
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Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009
GRANDI OPERE
Le volpi e il pollaio
IL TUNNEL DA UN MILIARDO
E GIÀ SI SBRICIOLA
Variante di Valico tra Firenze e Bologna: a causa
di una gigantesca frana, lungo 350 metri della
nuova galleria Sparvo, viene giù il calcestruzzo
L’altro scavo Val di Sambro ha cominciato
a spostarsi. Tratte nemmeno inaugurate
che rischiano di essere chiuse
Martini » pag. 3
LE CARTE DELLO SCANDALO
L’Expo col trucco:
“La Regione sapeva”
Maroni contestato
Maroni e Formigoni LaPresse
Appalti sporchi per 240 milioni, le email
sulle riunioni al Pirellone. Polemica
anche sul governatore
Milosa » pag. 2
BUCO NERO
Per scavare nel cuore dell’Appennino è stata ingaggiata
la talpa Martina, la più grande d’Europa Fotografie tratte da Autostrade.it
» INTERVISTA A LA7 » Il capo M5S su Italia e Crimea
Grillo: “Ho le prove,
Bersani al massacro
per far posto a Letta”
NIENTE SCONTI SUL 3%
Renzi torna dall’Ue
a mani vuote e trova
la grana Moretti (Fs)
Nessun miracolo. Squinzi: “Non sono stati baci
e abbracci”. Stipendi, stretta sui manager:
il re di Ferrovie si ribella Feltri e Tecce » pag. 4 e 7
PANTHEON PD
Berlinguer, l’ode
a senso unico
per insabbiare
la questione morale
COSE TURCHE
Erdogan, bavaglio
a Twitter: paura
intercettazioni
compromettenti
IL PREMIER
E IL LAVORO
MODELLO CINA
» pag. 18
Moretti (Fs): “Se tagliano gli stipendi, i manager pubblici andranno all’estero”. La Merkel: “Se
ve li tenete potete sforare il 3%”
Oppes » pag. 12
“Gargamella non voleva
governare con noi: chiedeva
dei senatori, sapendo che
avremmo detto no. Era già
pronto il Nipote, l’uomo
dell’Europa. Un mese prima
che andasse al governo,
l’ambasciatore inglese invitò
a pranzo me e Casaleggio:
‘Di là c’è Enrico che vuole
parlarvi’. Ce ne andammo
subito”
De Carolis » pag. 9
U di Carlo Ripa di Meana
LA CATTIVERIA
d’Esposito » pag. 10
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» www.forum.spinoza.it
Ferrara
Palazzo
dei Diamanti
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di Marco Travaglio
ra il 17 settembre 2009 quando si insediò al
Pirellone il “Comitato per la legalità e la
E
trasparenza delle procedure regionali”, istituito
con apposito decreto dal governatore lombardo
Roberto Formigoni. Tra gl’insigni controllori
spiccavano le preclare figure del prefetto ed ex
generale Mario Mori, già comandante del Ros
dei Carabinieri e direttore del Sisde, e dell’ex colonnello Giuseppe De Donno, già braccio destro
di Mori al Ros, poi suo capo di gabinetto al servizio segreto civile, ora amministratore delegato
di una società di sicurezza privata, la G-Risk. “Si
tratta di personalità di rilievo nazionale – dichiarò tutto tronfio Formigoni in conferenza
stampa -, servitori dello Stato che hanno accettato di affiancare la Regione nel grande processo
di modernizzazione, anche in vista di Expo2015.
Sono due i doveri che sento di avere: procedere a
tappe forzate nell’opera di modernizzazione,
realizzando tutte le infrastrutture necessarie, e al
contempo fare in modo che questa opera avvenga in assoluta trasparenza e che siano premiati gli imprenditori e il lavoro onesti. Non
voglio che la criminalità s’insinui”. Non sia mai.
Ora, a cinque anni di distanza, si può dire con
orgoglio che i risultati sono arrivati: 8 arresti per
associazione per delinquere, truffa, turbativa
d’asta e falso, fra cui quelli del direttore generale
di Infrastrutture Lombarde (la holding regionale che gestisce grandi opere per 11 miliardi) e
del responsabile delle gare e appalti; e 29 indagati, fra cui - guarda guarda - De Donno. Cioè:
colui che già il primo giorno di lavoro sottolineava “la positiva collaborazione tra magistratura e Pubblica Amministrazione” e veniva esaltato dal Celeste Governatore come perno irrinunciabile del “rafforzamento dei presìdi di legalità all’interno del sistema”, è lui stesso inquisito per alcuni appalti e incarichi vinti con gare
truccate, tra cui uno da 140 mila euro per la “rilevazione del rischio ambientale” sull’autostrada Milano-Brescia. Missione compiuta.
Conosciamo l’obiezione: ma chi poteva mai immaginare che un ex colonnello del Ros ed ex
dirigente del Sismi, anziché combattere l’illegalità, l’avrebbe praticata (come è sospettato di
aver fatto dai pm e dal gip)? La risposta è nel
curriculum di De Donno, l’ufficiale dei carabinieri che a fine maggio del ‘92, una settimana
dopo la strage di Capaci, mentre i rappresentanti
dello Stato lacrimavano ai funerali di Falcone a
favore di telecamera e dichiaravano guerra senza
quartiere a Cosa Nostra, avvicinava Massimo
Ciancimino (conosciuto anni prima per un’indagine) perché mettesse una parola buona con il
padre Vito, mafioso corleonese e politico democristiano, già sindaco e assessore ai Lavori Pubblici di Palermo, arrestato e fatto condannare da
Falcone e Borsellino, in quel momento agli arresti domiciliari per scontare la pena definitiva.
La proposta indecente del Ros a don Vito era
quella di avviare, tramite lui, una “trattativa”
(parole di De Donno e Mori, costretti ad ammettere l’immondo negoziato dopo che lo rivelò
Giovanni Brusca nel 1996) con i vertici di Cosa
Nostra che avevano appena assassinato Falcone,
la moglie e gli uomini della scorta. Trattativa che
iniziò a metà giugno con il primo incontro De
Donno-Ciancimino senior, e proseguì con molti
altri, anche con Mori, anche dopo la strage di via
D’Amelio che eliminò Borsellino, ostile alla trattativa e impegnato a bloccarla con le sue indagini. Ragion per cui sia Mori sia De Donno sono
imputati a Palermo per violenza o minaccia a
corpo politico dello Stato. Ora qualcuno domanderà: ma era proprio il caso di nominare
prima al vertice del Sisde e poi nel Comitato Legalità e Trasparenza per gli appalti lombardi due
ex ufficiali che, pagati per combattere i mafiosi,
nel ‘92 non trovarono di meglio che trattare con
i mafiosi? Non è come mettere le volpi a guardia
del pollaio? Ma sono domande ingenue: chi trattò con la mafia ha accumulato tali e tanti meriti
da garantirsi l’elisir di eterna carriera. Non nella
mafia, si capisce: nello Stato.