Metodi e strategie per la redazione di una tesi di

Metodi e strategie per la redazione di una tesi di dottorato in diritto comparto
Elena Sorda
Con le note del Prof. G. Rolla
Premessa
Questo breve scritto nasce dall’idea, espressa dal Prof. Rolla, di individuare alcuni suggerimenti e
alcune indicazioni volte a facilitare la scrittura di una tesi di dottorato in diritto comparato. Non si
pretende, tuttavia, di dare delle linee guida di portata assoluta, dato che ogni Scuola di dottorato e,
al suo interno, ogni tutor, organizza il proprio lavoro in modo specifico. Inoltre ogni persona segue
un proprio metodo in base alle proprie preferenze di studio, ragion per cui ciò che può essere utile
per qualcuno, può risultare superfluo per altri. L’elaborato qui presentato verrà diviso in due parti:
la prima è dedicata all’elaborazione della tesi in senso stretto, mentre la seconda vuole dare alcuni
suggerimenti pratici ai dottorandi.
Parte I: L’elaborazione della tesi in senso stretto
a. La scelta dell’argomento
Uno degli elementi più delicati rispetto all’elaborazione della tesi di dottorato è dato
dall’individuazione dell’argomento che ne sarà oggetto. Il tema che si sceglie deve rispondere
principalmente a due esigenze: deve essere innovativo (anche se sempre con buoni basi teoriche) e
deve presentare una domanda di fondo.
Rispetto al primo dei due profili appena evidenziati è bene ricordare che lo scopo della tesi
dovrebbe essere quello di aggiungere un quis pluris a quanto già presente sul panorama scientifico,
approfondendo un tema (o comunque un profilo) innovativo. Siffatto aspetto è funzionale a due
elementi: in primo luogo occorre dimostrare di essere degli studiosi che – per quanto ancora giovani
– siano capaci di fare ricerca e di sviluppare una propria indagine; in secondo luogo la tesi, una
volta scritta, dovrebbe rappresentare la base per la futura pubblicazione di una monografia o, in
alternativa, di articoli accademici di una certa rilevanza. Come logico, la pubblicazione di un testo
che analizzi un argomento già ampiamente arato dalla dottrina non presenterebbe alcun particolare
interesse per l’ambito accademico, anche perché si finirebbe solo per riportare le opinioni di
studiosi più esperti e autorevoli, rendendo vano il proprio apporto. Similmente è sempre bene
cercare di non optare per un certo argomento solo per seguire quelle che sono le mode del
momento.
Si osservi altresì che il tema scelto, pur dovendo essere innovativo, non deve essere totalmente
inesplorato. Avere delle basi teoriche solide per inquadrarlo è essenziale per poter costruire in modo
adeguato le fondamenta della propria ricerca e lo sviluppo delle proprie analisi. Si ricordi anche che
il lavoro richiesto per una tesi è notevole, pertanto affrontarlo senza avere nozioni scientifiche
idonee è rischioso e può portare all’elaborazione di una testo fragile. Insomma, è bene trovare un
argomento poco arato, ma non troppo di nicchia.
Il secondo profilo che deve trasparire dalla scelta del tema è la presenza di una domanda di fondo.
Non deve infatti dimenticarsi che, come dice la parola stessa, l’elaborato deve avere una tesi, cioè
un principio, un’idea, la cui validità si cerca di dimostrare. Si noti che, come logico, non si pretende
che il dottorando abbia già le risposte ai suoi interrogativi prima di sviluppare il suo lavoro, tuttavia
deve essere presente un interrogativo di base, che guidi la sua ricerca e che – nelle fasi finali del
lavoro – dovrebbe portare a una vera e propria “tesi”.
Infine l’individuazione concreta dell’argomento può seguire essenzialmente due strategie: può
corrispondere a una scelta individuale, oppure essere il frutto del lavoro di un gruppo che sta
conducendo una ricerca concentrandosi su una certa “macro-area” di indagine. In ogni caso un buon
metodo per procedere alla scelta è quello di procedere per “cerchi concentrici”: in primo luogo si
deve individuare l’area giuridica (per esempio le forme di governo, la tutela dei diritti fondamentali,
la giustizia costituzionale, ecc.), per poi restringerne la portata individuando via via un ambito
sempre più specifico, fino a giungere a un tema idoneo.
b. La struttura del lavoro
Il primo passaggio da fare, per l’elaborazione di una tesi di dottorato, è la stesura di un indice.
Quest’ultimo verrà senza dubbio modificato più e più volte, ma la sua elaborazione – anche in una
fase iniziale – è essenziale per individuare immediatamente quali sono i punti cardine del proprio
lavoro, quali gli aspetti chiari, quali quelli incerti. E’ altresì indispensabile per consultare il tutor e
ricevere da questi le indicazioni e i suggerimenti necessari per il proprio lavoro.
Una volta che si inizia a scrivere il corpo della tesi, alcuni elementi sono assolutamente
imprescindibili. Fra essi devono essere menzionati l’uso della dottrina, la giustificazione della scelta
del tema e degli ordinamenti, l’uso di modelli.
Rispetto alla dottrina è essenziale ricostruire il quadro scientifico esistente rispetto all’argomento
che si sta esaminando, tenendo conto che non ci si deve porre in concorrenza con i grandi teorici,
ma che si deve mostrare di conoscerli. Si deve anche sempre tenere ben presente che una tesi di
dottorato non costituisce già una monografia, anche se potrebbe costituire il primo passo per la
redazione di quest’ultima.
Un altro elemento essenziale è la precisa individuazione e giustificazione del tema stesso, così come
degli ordinamenti che sono stati scelti: è opportuno spiegare perché l’argomento che si vuole
sviluppare riveste un particolare interesse per la dottrina, quali sono i profili problematici, quali
quelli inesplorati e innovativi, quali quelli rilevanti (a livello costituzionale o civile, a seconda
dell’area comparatistica di riferimento). Similmente, poiché si tratta di una tesi in diritto comparato,
occorre spiegare perché si è scelto di porre a confronto e fare una comparazione fra determinati
ordinamenti e se la decisione risiede nelle analogie oppure nelle differenze presenti fra questi
ultimi. Insomma, alla base di ogni scelta deve esserci una giustificazione logica ravvisabile
all’interno del proprio lavoro.
Un altro strumento valido è il riferimento alle tassonomie o ai modelli esistenti. La loro deduzione
serve soprattutto nella parte iniziale dell’elaborato giacché sono utili per ricostruire il quadro
generale della dottrina e, in un certo senso, lo stato dell’arte relativo a una certa materia. Può
rivelarsi una valida scelta anche quella di provare a elaborare un nuovo modello, alla luce dei dati e
delle prospettive offerte dal proprio lavoro, ma questo dipende molto anche dall’argomento scelto e
dal taglio che gli si vuole dare.
Talvolta vengono redatti dei capitoli appositamente dedicati all’individuazione del metodo di
ricerca seguito, poiché c’è chi ritiene che sia necessario spiegare in modo dettagliato come si è
proceduto, mentre in altri casi si ritiene che questo emerga di per sé dall’analisi e dal lavoro. Questo
dipende molto dal tema sviluppato e dall’impostazione richiesta dal tutor della tesi.
In ogni caso, anche qualora si decidesse di fare un approfondimento che tocchi temi
multidisciplinari, occorre tenere sempre ben presente qual è la materia cui fare riferimento e
nell’ottica della quale deve essere analizzato il tutto. Quindi, per esempio, se la tesi concerne il
diritto pubblico comparato, il tema dovrà essere analizzato collocandolo all’interno del quadro del
diritto costituzionale.
Infine, per quanto concerne le conclusioni, è fondamentale che non ci si limiti a ripetere e
riproporre pedissequamente le medesime conclusioni riportate da altri autori (altrimenti si avrebbe
una mera elencazione di dati e teorie altrui), ma che si dia un’elaborazione personale a quanto si è
letto e scritto. Non è strettamente necessario individuare una nuova linea di pensiero, una nuova
lettura; ciò che si richiede, però, è che il dottorando elabori i concetti studiati, prendendo posizione
sui dati individuati, motivando le proprie scelte e spiegando perché – a suo giudizio – una certa
teoria è preferibile rispetto a un’altra.
c. La comparazione
Un aspetto delicato e talvolta sottovalutato è dato dalla comparazione in senso stretto. In questo
senso, per esempio, c’è spesso la tendenza a fare delle tesi in diritto straniero più che in diritto
comparato. La differenza sta nel modo in cui si affronta la materia. Andrebbero evitati lunghi
capitoli descrittivi di realtà diverse fra loro, collegate da una semplice giustapposizione, mentre
occorre fare un lavoro organico che analizzi assonanze e dissonanze, analogie e differenze,
valutando l’influenza di un ordinamento rispetto all’altro. Quest’ultima comparazione può essere
fatta considerando molteplici elementi fra cui possono essere menzionati la storia, le tradizioni, o i
modelli giuridici di riferimento.
In modo analogo deve esserci un certo equilibrio fra l’analisi della dottrina e quella della
giurisprudenza e del diritto vivente da essa derivante: ogni elemento individuato deve essere
corredato da un’adeguata ricostruzione degli istituiti giuridici menzionati, della loro teorizzazione e
del loro funzionamento.
Similmente la scelta degli ordinamenti, che come osservato sopra deve essere motivata nel corpo
dell’elaborato, deve essere funzionale alla soluzione degli interrogativi di fondo e allo studio dello
specifico tema che si è scelto. In questo senso possono rilevare i modelli giuridici di certe aree
geografiche individuate in modo consapevole (per esempio si possono considerare certi ordinamenti
della famiglia di civil law o di quella di common law, o ancora quelli nel Commonwealth, e così
via), mentre si deve evitare di fare comparazione fra ordinamenti scelti per mera “comodità
personale”. Deve, insomma, esserci uno stretto rapporto di funzionalità fra il tema di studio e gli
ordinamenti oggetto della comparazione.
d. Note e bibliografia
La gestione e l’organizzazione della bibliografia costituisce uno degli aspetti più personali in
assoluto, quindi i consigli che si possono dare in questo frangente sono limitati.
Uno strumento utile può essere quello di lavorare su file paralleli. Da una parte può essere creato un
file “ufficiale”, che sarà quello che poi confluirà nella tesi. I testi citati possono essere inseriti al suo
interno già con la formattazione finale: a tal fine è utile indicare lo schema che si intende adottare
per gli inserimenti bibliografici nella parte apicale del file.
Possono anche essere utilizzati files contenenti l’indicazione dei testi da reperire o già reperiti,
organizzando gli stessi per argomenti, così che sia più facile sia l’organizzazione che la
consultazione del materiale.
Si noti anche un’importante differenza fra le note e la bibliografia: le prime possono essere
utilizzate per indicare gli autori di riferimento per esprimere un certo concetto; nella seconda,
invece, deve confluire tutto il materiale utile che è stato consultato e il cui contenuto è rilevante ai
fini della tesi. Può pertanto accadere che un testo indicato nella bibliografia non sia menzionato
anche nelle note a piè di pagina.
Parte II: Alcune strategie per la scrittura
a. L’individuazione del tema
Si è già detto molto sulla scelta dell’argomento della tesi, tuttavia qualche altra cosa può forse
essere aggiunta. In primo luogo conviene scegliere un tema che piaccia e che interessi molto al
dottorando: poiché molte ore di lavoro dovranno essere dedicate allo studio e alla scrittura della
tesi, è consigliabile individuare un ambito di indagine che coinvolga in modo particolare l’interesse
di chi fa la ricerca.
È inoltre auspicabile non scegliere lo stesso tema su cui si è fatta la tesi di laurea: senza dubbio
questa soluzione è quella preferita in prima battuta dai dottorandi, tuttavia non è la più consigliabile.
Sforzarsi di esplorare nuovi temi d’indagine può disorientare in un primo momento, ma è utile
confrontarsi con argomenti nuovi, sia per incrementare le proprie conoscenze, sia per affinare per
proprie capacità di indagine.
Infine si consiglia di non avere fretta di individuare l’argomento della tesi, cercando – se
compatibile con le esigenze del corso di dottorato stesso – di utilizzare tutto il primo anno per
studiare, approfondire vari aspetti del diritto comparato e scegliere un profilo da approfondire nei
restanti due anni di studio.
b. La scansione del lavoro
Anche in questo caso, come già fatto presente in precedenza, è necessario consultarsi in prima
battuta con i tutores della propria tesi per valutare con loro come articolare il lavoro di ricerca.
Tuttavia può rivelarsi utile individuare delle scadenze intermedie che, per esempio, indichino entro
quale data completare l’invio dell’abstract e della bibliografia essenziale della tesi, la redazione
dell’indice nonché la stesura del primo capitolo e l’invio della tesi completa. L’individuazione di
alcune tappe intermedie può rivelarsi un valido sistema per organizzare il lavoro e il suo sviluppo in
modo graduale.
c. Lo studio delle lingue straniere
Gli anni del dottorato possono rappresentare l’occasione perfetta per studiare o per perfezionare la
conoscenza un’altra lingua straniera oltre all’inglese. Una buona competenza linguistica può
rappresentare un fattore essenziale per accedere a materiale scientifico, normativo e
giurisprudenziale, altrimenti difficilmente comprensibile, permettendo altresì di realizzare
un’analisi più completa e approfondita del tema oggetto di studio. Si tratta, insomma, di uno
strumento di lavoro essenziale per chi vuole occuparsi di diritto comparato.
In questo frangente ogni lingua presenta i suoi pregi, così – per esempio – il francese sarà utile per
accedere al materiale delle istituzioni europee e comunitarie, lo spagnolo sarà funzionale alla
conoscenza giuridica dell’area ibero-americana, mentre il tedesco (la cui conoscenza è
complessivamente poco diffusa fra gli studiosi italiani) darà la possibilità di accedere a materiale
giuridico di alta qualità.
d. La partecipazioni a seminati e convegni
La partecipazione a convegni e seminari (sia come pubblico, che proponendo dei papers) è
consigliabile sotto vari profili: da una parte permette a un giovane studioso di confrontarsi con altri
membri dell’area accademica, traendo spunti e suggerimenti per la sua ricerca, dall’altra può
costituire una sorta di scadenza intermedia che ci si impone per sviluppare lo studio oggetto della
tesi e per iniziare a fare circolare il risultato dei propri studi scientifici in materia.
In conclusione, come si è potuto vedere, la redazione di una tesi di dottorato in diritto comparato
presenta molteplici elementi di cui è bene tenere conto. Tuttavia organizzare il proprio lavoro per
tempo e strutturarlo in modo efficiente può rivelarsi una strategia utile per completare il proprio
percorso di studi restando nel termine curricolare dei tre anni.