NEWSLETTER 12-2015

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NOTIZIE DALL’EUROPA E DAL MONDO
FERMIAMO L’ULTIMO ATTACCO DELLA
MONSANTO!!!!!
Le coltivazioni alimentari in India sono attualmente
OGM-free - ma questo è destinato a cambiare molto
presto, se non agiamo ora e fermiamo l’ultimo attacco
della Monsanto.
Monsanto vuole introdurre le sue colture alimentari
geneticamente modificate, a cominciare dal suo mais
resistente ai pesticidi, nonostante si trovi di fronte
l'opposizione locale.
La monocoltura agricola aziendale di Monsanto, imbottita di pesticidi, è terribile per gli
agricoltori e per l'ambiente. E una volta che Monsanto ottiene il controllo del sistema
alimentare di un Paese, è praticamente impossibile per gli agricoltori liberarsi da questo
vincolo.
Non è troppo tardi. Firmiamo la petizione per fermare Monsanto ed impedire ai contadini
indiani di potersi riscattare! Il modello di business di Monsanto è semplice: tenere gli
agricoltori agganciati ai suoi semi costruiti geneticamente e/o modificati e resistenti ai
pesticidi. Forza quegli agricoltori a comprare nuovi semi ogni anno, oppure essere citati in
giudizio, e vendere enormi quantità di pesticidi da spruzzare su quei semi.
Ecco perché, una volta che la Monsanto mette il suo piede nella porta, è in grado di
prendere possesso/controllare quasi completamente il sistema agricolo di un Paese.
Abbiamo visto tutto questo già accadere una prima volta in India: un decennio fa, la
Monsanto è riuscita a ottenere l’autorizzazione in India per i suoi semi di cotone.
Ora oltre il 95% del raccolto di cotone è di proprietà di
Monsanto. E Monsanto ha lo stesso piano per le colture
alimentari in India.
Demolire gli ecosistemi, vendere prodotti chimici tossici, ed
espellere dal mercato i piccoli agricoltori sono tutti obiettivi di
una giornata di lavoro, per la Monsanto. Ma non è troppo
tardi per l'India, se agiamo ora.
“…controlla la fornitura alimentare e controlli le persone …”
SumOfUs è stato creato per sostenere le lotte popolari contro l'avidità aziendale in tutto il
mondo. E stiamo già combattendo contro Monsanto - abbiamo aiutato il piccolo stato USA
del Vermont a raccogliere quasi un quarto di milione di dollari per difendersi contro il
bullismo di Monsanto.
Se siamo in grado di porre abbastanza pressione sul governo indiano perché rifiuti le
colture OGM della Monsanto, possiamo impedirgli di sfruttare un mercato di 1,25 miliardi
di persone.
Chiediamo al Governo indiano di respingere i tentativi della Monsanto di prendere possesso
del sistema alimentare indiano, e salvare gli agricoltori indiani dall’invasione devastante
della Monsanto! È il momento di unire le forze con gli agricoltori indiani per fermarla. Con il
vostro aiuto, possiamo fare in modo che le piccole aziende agricole e gli ecosistemi nativi
non siano spazzati via dalle conseguenze della sua sfrenata brama per gli OGM.
Grazie per tutto quello che fate, da Kaytee e il team di SumOfUs
FIRMIAMO QUI LA PETIZIONE !!!!
(tradotto da SumOfUs – marzo 2015)
UNA TERRA, LA PALESTINA, BELLISSIMA MA TORMENTATA.
UNA STAGIONE, LA PRIMAVERA, CHE INVITA AD APRIRSI, A
CONOSCERE, A VIAGGIARE.
L'associazione Agronomi e Forestali senza Frontiere organizza un viaggio
di conoscenza della Palestina Rurale dal 2 al 12 aprile 2015.
Un viaggio per capire una realtà di cui i media parlano molto ma di cui si sa poco. Un
viaggio di incontro con le persone del luogo da cui ci faremo accompagnare nella
conoscenza dei posti e della storia, soprattutto recente, del paese, focalizzandoci
in maniera prevalente, ma non esclusiva, sul mondo rurale.
Incontreremo i pastori camminando nelle colline a Sud di Hebron, al limite del deserto,
passeggeremo fra gli olivi nella campagna di Betlemme, dormiremo nel campo profughi di
Dehisha ospitati da una famiglia del posto, visiteremo il centro storico di Hebron assieme
all' Hebron Rehabilitation Committee, l'organizzazione che si sta occupando di restaurare e
ripopolare le antiche case della casbah.
Visiteremo i progetti agricoli di cui ASF é partner, nella valle del Giordano e nell'area di
Jenin; incontreremo le realtà del commercio equo e solidale
palestinese. Avremo occasione di incontrare rappresentanti del
variegato mondo pacifista israeliano, parlare con soldati ed ex
soldati, e con qualche colono.
Ascolteremo diversi punti di vista su una stessa situazione e ci
sarà il tempo ed il modo di discuterne assieme. A Gerusalemme
dormiremo in un ostello della Città Vecchia, a Betlemme nel
campo profughi, ed alcune notti le passeremo ospiti delle famiglie
palestinesi.
Anche per i pasti, avremo modo di visitare qualche ristorante, di
sperimentare l'ospitalità delle famiglie locali, palestinesi ed
israeliane. Ci muoveremo utilizzando taxi e autobus, le modalità
di trasporto pubbliche usuali in Palestina.
Costo stimato del viaggio attorno ai 1000 euro (700 euro
più il volo).
Il viaggio si rivolge a tutte le persone interessate a conoscere la realtà palestinese in
Cisgiordania, in particolare quella rurale; non sono necessarie particolari competenze
tecniche, ma spirito di adattamento e la disponibilità ad ascoltare le storie di chi da
decenni vive realtà di oppressione e forte limitazione della libertà e lotta per la propria
dignità e per avere accesso a risorse come la terra, l'acqua e la libertà di muoversi.
(** scarica QUI il volantino con tutti i dettagli del viaggio **)
(da Associazione Agronomi e Forestali Senza Frontiere – marzo 2015)
"ANCH'IO SOSTENGO ECOPOLIS"
FRANCO ZECCHINATO, EL TAMISO
Intervista a Franco Zecchinato, Presidente della
Cooperativa Agricola El Tamiso di Padova,
a
sostegno della campagna di crowdfunding
per
Ecopolis,
la
newsletter
settimanale
socioambientale di Legambiente Padova.
•
(Leggi QUI il progetto di raccolta fondi su Produzioni dal Basso)
•
(Guarda QUI il video di Franco su
You Tube)
L'obiettivo è raccogliere 2.300 euro, di cui 900
per migliorare l'impostazione web, grafica e
servizi, e 1.400 per abbonarci ad una
piattaforma che ci permetta di raggiungere i
20.000 lettori.
Per versare delle quote, cliccate su QUESTO LINK
Dateci credito per questa nuova responsabilità: insieme racconteremo la
Padova diversa, che è possibile.
(da Legambiente Padova – marzo 2015)
APPELLO PER IL PARCO DEI COLLI EUGANEI
COMUNICATO
Le dimissioni di Gianni Biasetto da presidente del Parco, con le motivazioni che le hanno
determinate, segnano un altro passo del percorso agonico che da oltre un decennio l’Ente
Parco ha intrapreso. Un Parco, lo ricordiamo, che è stato fortemente voluto e
faticosamente ottenuto da chi questo territorio lo viveva e lo amava e ne riconosceva
l’enorme valore, che intendeva “difenderlo” e “valorizzarlo” : azioni che trovano
rispondenza nello stesso Piano Ambientale che ne costituisce la carta attuativa.
Negli ultimi decenni il Parco ha subito colpi pesantissimi da parte di diversi soggetti, a
partire dagli organi politici che hanno gestito l’Ente, ma anche da parte delle
amministrazioni degli stessi comuni che del Parco fanno parte, che ne hanno fatto più un
terreno di conquista e di depauperazione che di valorizzazione, assecondando speculazioni
edilizie scandalose, concedendo il rilancio di attività fortemente impattanti e incompatibili
con le finalità del parco (vedi il revamping di Italcementi), sottoscrivendo progetti folli di
vera e propria distruzione fisica e culturale dei luoghi (l’ascensore nel cuore della Rocca di
Monselice), dimostrandosi disinteressati verso la perdurante privatizzazione di numerosi
sentieri e inerti verso progetti di grande interesse culturale e turistico (uno fra tutti l’anello
ciclabile), non sapendo cogliere opportunità offerte dai bandi europei, comportandosi in
maniera vessatoria e severa nei confronti dei soggetti deboli e completamente supina e
accondiscendente nei confronti dei potenti, alimentando così il diffuso pensiero che il Parco
più che favorire i suoi abitanti, fosse un costoso carrozzone che ne ostacola le attività.
Su questo fertile terreno, in tempi recenti, è stato facile, da parte della Regione, tentare di
riformare l’ente tramite una proposta di legge che negli sbandierati intenti mirava a
razionalizzarlo e a ridurne i costi ma che nella sostanza lo voleva azzerare e svuotare del
suo significato. Noi pensiamo, come abbiamo sempre pensato, che il Parco sia una
ricchezza e non un costo.
Pensiamo che sia inconcepibile, in oltre dieci anni, non aver trovato il modo di
regolarizzare la situazione dei trenta operai forestali stagionali, che assieme agli operai
fissi, hanno sulle spalle la gestione e la cura di tutto l’aspetto naturalistico che costituisce
l’ossatura del Parco.
È una follia che ogni anno occorra
presentare dei “progetti” per ottenere dalla
Regione i finanziamenti necessari a far
lavorare e pagare i lavoratori ed è una follia
anche che quest’anno non un euro sia stato
erogato al Parco per questi lavori.
A fianco del gravissimo danno che questo
comporta al territorio, ci sono tutti i
problemi e i drammi familiari che ciascuna di
queste persone si porta. Per questo motivo
siamo a fianco a loro nella protesta e nelle
richieste che venerdì 20 marzo verranno
portate alle sedi della Regione.
Siamo convinti che questo sia l’ultimo momento utile per poter ricomporre i pezzi di questo
complicato mosaico che è il Parco e di dargli un nuovo impulso. Un lavoro che non può
svolgersi a livello centrale ma deve percorrere i territori. Per questo ci rivolgiamo a tutti i
soggetti che del parco sono i protagonisti: dalle figure che operano nel turismo (compreso
quello termale che, con i Colli, ha un rapporto di simbiosi), nella cultura, nell’agricoltura,
nell’arte, nella ristorazione, alle associazioni di categoria, alle altre associazioni
ambientaliste, culturali, sportive, ai comitati, ai singoli cittadini che amano il Parco e a tutti
quelli che si sentono coinvolti. Proponiamo quindi un tavolo di riflessione e di lavoro
comune che, evitando di ripercorrere le logoranti liturgie degli ultimi anni, diventi il
motore di un nuovo Parco che favorisca un dialogo proficuo tra economia, lavoro, qualità
della vita e dell’ambiente.
A nome dei Comitati e Associazioni Ambientaliste area Colli Euganei:
Francesco Miazzi - Christianne Bergamin - Flores Baccini - Paolo Bonaldi - Michelina Rossi
- Alessandra Romano - Paolo Merlini - Filippo Zodio.
** Proponiamo in questo link l’intervista sul tema fatta da Legambiente
Padova a Flores Baccini, Presidente del Circolo Legambiente di Este: ci
parla del Parco dei Colli, una scommessa di tutela, rispetto al quale
bisogna tenere alta l'attenzione **
”SENTIERI CHE UNISCONO”
DOMENICA 22 MARZO - VALLE SAN GIORGIO – BAONE (PD)
“Mille passi cominciano sempre da uno” (Proverbio Africano)
Si camminerà la prima domenica dell’equinozio di marzo, per
segnare insieme la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Nel
momento in cui il giorno e la notte sono uguali, la
Camminata Solidale “SENTIERI CHE UNISCONO“ rappresenta
un piccolo passo verso un mondo non più segnato da divisioni
fra Nord e Sud, fra le persone e la natura, un mondo in cui tutti
abbiano uguali diritti e opportunità.
Prendendo parte alla camminata sosterrete la creazione di
percorsi culturali-naturalistici in un’altra parte del mondo:
l’altopiano delle Lubombo Mountains, fra Swaziland, Sud Africa e
Mozambico. Un progetto COSPE per riabilitare sentieri tra paesi
diversi, tra comunità locali ed aree protette ed offrire
opportunità di lavoro ai giovani e alle donne.
In collaborazione con CAI Este, Associazione Culturale Novecentonovantanove,
Associazione Culturale Giovani d’Este, Associazione Culturale Totem, Gruppo
Trekking Colli Euganei, Gruppo Alpini di Este, Circolo Legambiente Alex Langer
di Viareggio, Officine Arte Teatro (OAT), Associazione Culturale El Filo’.
(da Euganeamente – marzo 2015)
EXPO 2015: PRESENZA MCDONALD'S?
…COME SE ERODE FOSSE TESTIMONIAL UNICEF …
Dopo Nestlè, acqua ufficiale di Expo, dopo Coca Cola
partner soft drink di Expo, ora sbarca alla “fiera del
cibo” il simbolo stesso della cattiva alimentazione
globalizzata, ovvero: McDonald’s; Sarà presente con un
ristorante da 300 posti, il più grande ristorante di Expo,
e con il progetto «Fattore futuro» a sostegno della filiera
italiana.
«Se la missione dichiarata dei dirigenti di Expo e dei
molti, più o meno dubbiosi, aderenti a questo evento è
“dare una risposta a all'esigenza vitale di garantire cibo sano, sicuro, che non produca
obesità e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del pianeta e dei suoi equilibri”, rendere
oggi questa missione compatibile con la partnership di McDonald's e Coca Cola è cosa per
stomaci molto forti». Così Emilio Molinari e Vittorio Agnoletto, di Costituzione Beni comuni,
esponenti entrambi dei movimenti anti globalizzazione.
"Sarebbe come - proseguono - “far diventare Erode testimonial d'onore di Unicef”. E'
sufficiente ricordare, a proposito dell'industria del fast food, che gran parte del mangime di
soia utilizzato per far ingrassare alla velocità della luce i polli è, infatti, coltivato in
Amazzonia attraverso la distruzione di rilevanti porzioni di quella foresta che resta il
principale polmone del Pianeta, e che 1 Kg. di carne e frattaglie tritate produce diversi Kg.
di anidride carbonica, con un disastroso equilibrio fra rendimento alimentare ed
inquinamento. Inoltre non è certo un segreto il contributo che questo tipo di alimentazione
fornisce all'obesità e all'ipertensione, patologie caratteristiche della nostra epoca.
“Speriamo sinceramente di non essere rimasti soli ad indignarci delle continue
manifestazioni d'imbroglio culturale che caratterizzano Expo, dell'uso spregiudicato del
termine “sostenibilità” e del furto del linguaggio dei movimenti che lo contestano, mentre
si fanno scelte che vanno in direzione opposta e contraria”.
“Sono tempi nei quali sembra non esistere più alcun tabù, ma noi vorremmo rivolgere
ugualmente un appello alla riflessione a quanti, impegnati in prospettive alternative alla
globalizzazione alimentare, hanno dato la loro adesione, seppure in forme diverse, al
contenitore Expo, fornendole l'alibi di un impegno sociale per il bene comune del quale
francamente si fatica a trovarne traccia".
(dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa da Vittorio Agnoletto ed Emilio
Molinari di CostituzioneBeniComuni – marzo 2015)
IL MALAFFARE IL VERO MOTORE DELLA ORTE-MESTRE
Grandi Opere” uguale malaffare”: l’ennesima riprova arriva con l’arresto per corruzione,
induzione indebita, turbativa d’asta ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione
dell’ex super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza.
Incalza, già coinvolto nello scandalo MOSE, è stato negli ultimi quindici anni uno dei
funzionari chiave per l’approvazione di tutte le grandi opere inserite nella Legge Obiettivo,
tra queste non fa eccezione la nuova autostrada Orte-Mestre. Un’opera totalmente inutile e
distruttiva, ma che potrebbe garantire una “torta” molto ghiotta per le cricche del
cemento, almeno 10 miliardi di euro già in fase preliminare.
Del resto non è un caso che insieme all’ex super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici,
tra le altre 50 persone indagate figura anche il pregiudicato Vito Bonsignore; ex
europarlamentare collega di partito dei ministri Lupi e Alfano, Bonsignore è a capo del
gruppo privato GEFIP Holding, il proponente dell’autostrada Orte-Mestre.
Va ricordato poi che nonostante parere negativo dello
scorso agosto da parte della Corte dei Conti, e i gravi
sospetti di malaffare che emergono dalle intercettazioni
dell’inchiesta MOSE, la Orte-Mestre è stata rimessa
letteralmente in pista dal Governo Renzi con apposito
“codicillo” (comma 2 dell’Art. 4) introdotto nello
“Sblocca Italia”.
E’ in questo quadro sconfortante che tra pochi mesi
ANAS potrebbe indire il bando per la progettazione
definitiva e la concessione della nuova autostrada,
un’opera che il Presidente della Regione Veneto, così
come il Partito Democratico, continuano a considerare strategica ed indifferibile, mentre la
messa in sicurezza della statale Romea e della E-45 rimangono un miraggio.
Se si tratti di miopia o di opportunismo lo si saprà presto, ma quello che oggi deve essere
chiaro è che chi oggi ha ancora il coraggio di sostenere il sistema delle “grandi opere”, con
tutto il corollario di norme straordinarie pensate ad arte per promuoverle e gestirle senza
trasparenza e fuori dal controllo democratico delle comunità locali, ha una responsabilità
politica enorme. La Orte-Mestre è un mostro pronto a divorarsi i territori, la salute dei
cittadini e miliardi di euro dei contribuenti.
Bisogna fermarla subito prima che diventi un altro gigantesco caso di malaffare, della
portata almeno doppia di quello del MOSE. Non ci sono più alibi per nessuno.
(da Opzione Zero – marzo 2015)
CRESCE LA CO2, L'UOMO NON HA MAI RESPIRATO UN'ARIA COSÌ
Livelli in aumento, 2015 rischia una media di oltre 400 ppm
Un'aria così satura di anidride carbonica l'uomo non l'ha mai respirata. Da quando 200mila
anni fa ha fatto la sua comparsa l'Homo sapiens fino a tempi relativamente recenti, la
concentrazione di CO2 in atmosfera ha oscillato tra le 170 e le 280 parti per milione (ppm).
Il 2014 si è chiuso con una media di 397 ppm e il
2015, non promette nulla di buono: è stata già
superata più volte quota 400. Una soglia
raggiunta intorno ai 3 milioni di anni fa, nel
Pliocene, quando la temperatura era di 2-3 gradi
più alta rispetto a quella attuale.
Da allora si è tornati per la prima volta a 400 il 9
maggio del 2013, mentre nel 2014 solo i mesi di
marzo, aprile e giugno avevano avuto medie
superiori.
Il punto non sono tanto i numeri, quanto ciò che
rappresentano: per la scienza se in questo secolo si andrà oltre le 450 ppm, gli effetti del
cambiamento climatico saranno irreversibili. Già a gennaio secondo l'Amministrazione
Nazionale Oceanica ed Atmosferica - NOAA, l'agenzia Usa che si occupa di
meteorologia, a livello globale, si è saliti a 400,14 ppm.
L'osservatorio del NOAA di Manua Loa, nelle Hawaii, a febbraio ha registrato 400,26 ppm. I
dati provenienti dall'Europa non sono più incoraggianti. Il Climate-Kic - una delle
"comunità della conoscenza e dell'innovazione" create dall'Istituto europeo per
l'innovazione e la tecnologia - ad ottobre scorso ha messo online un contatore globale
di CO2, che al suo debutto segnava 392 ppm.
Adesso è fisso sopra 400: 404,68 il dato di oggi (15 marzo – n.d.r.) e 405,02 quello più
alto registrato finora, il 27 febbraio scorso, dall'osservatorio irlandese di Mace Head. Anche
se i livelli di anidride carbonica hanno oscillazioni stagionali, il 2015 sembra candidarsi a
essere il primo anno con una concentrazione media oltre le 400 ppm. Soglia psicologica, sì,
ma che dimostra comunque un trend di progressiva crescita della CO2. A questo ritmo,
secondo il responsabile dell'osservatorio delle Hawaii Ralph Keeling, si arriverà a picchi di
450 ppm entro il 2040. E questo sarebbe un problema.
Per l'IPCC, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, solo
restando entro le 450 ppm si avrebbero probabilità ragionevoli di contenere l'aumento
delle temperature entro 2 gradi rispetto al livello preindustriale. E i +2 gradi sono il limite
fissato dalla comunità scientifica per provare a scongiurare l'irreversibilità degli effetti,
imprevedibili, del mutamento climatico.
Per sapere se il 2015 sarà il primo anno oltre quota 400 bisognerà attendere il passare dei
mesi. La situazione sarà più chiara a fine novembre, quando i decisori mondiali si
riuniranno a Parigi per la Conferenza delle parti sul clima dove, si auspica, verranno decise
le contromisure per rallentare il surriscaldamento della Terra. Contromisure che, stando
sempre all'Ipcc, implicherebbero un taglio delle emissioni del 40-70%, rispetto al 2010,
entro il 2050, ed emissioni prossime allo zero per i 50 anni seguenti.
(da ANSA.it Ambiente&Energia – marzo 2015)
CASERMA ROMAGNOLI: UN’OCCASIONE DA
NON SPRECARE
Come illustrato dallo stesso Sindaco in Consiglio
Comunale poco meno di un mese fa, l’attuale giunta ha
in programma di restituire alla città fra gli altri impianti
militari anche la Caserma Romagnoli in via Chiesanuova.
La promessa del Sindaco è quella di dimezzare il
volume esistente (125.000 mc, su una superficie di
150.000 mq) per destinarlo a residenza e commercio,
con spazi pubblici per servizi, impianti sportivi e verde dando spazio alle osservazioni dei
cittadini entro il 28 marzo per arrivare ad una progettazione condivisa del nuovo centro
urbano di Chiesanuova, in coerenza con le promesse fatte in campagna elettorale che
parlavano di recupero del territorio.
Un obiettivo senz’altro apprezzabile, ma il progetto del Comune potrebbe avere maggior
significato urbanistico se considerasse anche le vaste aree ancora libere che si trovano a
sud: quel grande polmone verde che si attesta ad ovest sul canale Brentella e che a sud,
travalicando via Pelosa, raggiunge l’Istituto Agrario.
Quest’area, in parte compromessa dalla variante ai servizi che vi ha calato sopra due aree
di perequazione, dovrebbe essere integralmente restituita all’uso agricolo. Si potrebbe così
realizzare il primo nucleo cittadino del Parco Agro Paesaggistico Metropolitano con
finalità di contenimento dell’ingiustificata espansione edilizia e di soddisfacimento della
domanda alimentare dei cittadini metropolitani. Quel Parco che non riesce a decollare
nonostante sia stato condiviso da molti Consigli Comunali della cintura urbana di Padova
che hanno recepito il protocollo d’intenti (per vedere il protocollo clicca QUI) presentato
circa tre anni fa da Legambiente e da altre associazioni.
La variante estesa ad un’area più vasta potrebbe dare una prima risposta a queste
esigenze, individuando il limite oltre il quale non si può costruire, salvaguardando il
polmone verde di Chiesanuova per usi agricoli e ricreativi, mentre la valorizzazione della
caserma potrebbe prevedere attività di ricerca in campo agronomico, spazi di vendita dei
prodotti coltivati all’interno del Parco, il mercato rionale ed altre funzioni compatibili con le
finalità del Parco stesso.
Una maggiore scala dell’intervento consentirebbe, inoltre, di risolvere meglio alcuni
problemi che riguardano il futuro centro identitario del rione. È auspicabile l’istituzione di
un’isola pedonale che faccia deviare la viabilità in corrispondenza del nuovo centro del
rione facendolo diventare così realmente fruibile e vero luogo di riferimento di
Chiesanuova. Va altresì previsto il rafforzamento del servizio di trasporto pubblico al fine di
ridurre il traffico privato con una soluzione che rappresenti una valida alternativa al tram
stralciato dall’attuale Giunta (per il quale si auspica un ripensamento) e che comprenda
anche un accurato studio dei parcheggi scambiatori.
Ma quel che più conta nell’adozione della variante è la revisione del sovradimensionamento
del PAT. Come più volte denunciato, per evitare un ingiustificato consumo di suolo e
salvare la campagna, bisogna ridurre non solo l’espansione edilizia prevista dal nuovo PAT
ma anche quella residua del vecchio PRG, ed in particolare quella delle zone di
perequazione il cui volume edificabile è di oltre 1.100.000 metri cubi.
Si cominci quindi stralciando le aree di perequazione a sud di via Pelosa e salvando, così, il
polmone verde di Chiesanuova. Sul tema Legambiente ha già dato utili indicazioni nella
scheda sull’area Brentelle, predisposta lo scorso anno in occasione della campagna
“Luoghi del Paesaggio”.
(da Ecopolis Newsletter di Legambiente Padova – marzo 2015)
ALBERI SPONTANEI, ABBATTIMENTI INCOMPRENSIBILI…
Come tutti possono osservare esistono a Padova molte aree marginali dove si sono
sviluppati dei veri e propri boschetti naturali, magari lineari, generalmente di essenze
“povere”, quali pioppi, salici, ontani, qualche acero, ecc.. Povere nel senso di scarsa qualità
per uso combustione domestica, o per usi più nobili del legname.
Vedi lungo alcuni tratti della tangenziale, nelle
aree morte di qualche svincolo, in qualche
scampolo di terreno residuo da precedenti
espropri, in qualche pezzo di aree produttive
dismesse e così via.
Però molto belle sul piano paesaggistico e
certamente molto utili sul piano della
riduzione della famosa CO2, principale
responsabile dell’effetto serra che affligge i
nostri tempi, derivante dalla nostra endemica
fissazione di fare PIL “bruciando” qualsiasi
combustibile ci venga a tiro, rinnovabile o meno, che serva o no. Utili anche come barriere
anti-rumore ed a migliorare con la loro ombra la qualità della guida.
Per questo mi piacerebbe tanto sapere per quale motivo, e per ordine di chi, sono
stati abbattuti tutti gli alberi sulle sponde del pezzo di idrovia alle spalle di
Granze di Camin. A chi davano fastidio e per farne che…
Dove prima si potevano percorrere le due sponde all’ombra di un gradevole boschetto, ora
è rimasto un desolante, ed inutile, stagno lineare di alcune centinaia di metri, squallido, e
con in bella vista un bel po’ di immondizie lungo le sponde; cumuli di piante raccolte lungo
le sponde con gli escavatori (ognuno con un bel cartello di divieto di “prelievo”……..),
ancora da pulire dai rami, se non ancora nell’acqua. Provo ad indovinare?... quelli vanno a
finire in qualche impianto privato che brucia biomasse, per fare energia elettrica da
energie rinnovabili, lautamente incentivata dalle risorse delle nostre bollette elettriche, ed
a produrre ulteriore e dannosa CO2 !!!
Poi ancora, all’incrocio tra Corso Stati Uniti e via Messico, nell’area della vecchia Osteria
All’olmo, dietro l’attuale Hotel Campanile, c’erano tre enormi e bellissimi pioppi. Morti
ammazzati lo scorso autunno… perché?! Il legname è di scarsa qualità, nell’area non credo
proprio che con l’aria che tira ci siano prospettive edificabili, facevano “sporco” con le
foglie?! Sono lì per terra, fatti a pezzi.
Io credo che il nostro Comune dovrebbe intervenire anche nell’autorizzare il taglio in area
privata, quando si tratti di piante di una certa età, non soggette a taglio periodico e magari
trasformatesi nel tempo in macchie verdi, tutte utili agli scopi di cui sopra.
Meglio ancora sarebbe incentivare i privati, qualora le aree marginali siano di loro
competenza, all’impianto ed all’allevamento di boschetti, magari con essenze meno fragili
dei soli pioppo e salice (di vita più breve e più soggetti a crolli), utilizzando anche gli
incentivi del Piano di Sviluppo Rurale e dell’Unione Europea.
O magari anche in appezzamenti in proprietà non inseriti in aziende agricole funzionali, e
sono tanti, sottrae doli ad inutili e dannose monocolture di mais e soia, insostenibili sul
piano ambientale e sanitario, ormai i dati sono di dominio pubblico (vedi ISPRA
sull’inquinamento da pesticidi delle acque superficiali e profonde).
Ma se da qualche parte non si comincia…
Franco Zecchinato - Cooperativa El Tamiso
PIÙ FREDDO NEGLI USA? COLPA DEI CINESI!
L'inquinamento delle regioni asiatiche causerebbe l'inasprirsi delle condizioni
atmosferiche negli USA. Con le polveri sottili le nuvole si ingrossano e provocano
precipitazioni più frequenti: il caso studiato alla Nasa...
Gli Stati Uniti negli ultimi anni sono stati
attraversati da ondate di freddo polare mai
conosciute, che hanno colpito in particolare le
città costiere orientali del paese, tra cui New
York e Washington. La nuova “guerra fredda”
se così si può chiamare potrebbe essere stata
scatenata dalla potenza cinese.
Secondo alcuni ricercatori della Nasa, il
fenomeno potrebbe essere infatti legato ai
tassi di inquinamento atmosferico presenti in
Asia
(...come
se
gli
americani
non
inquinassero già abbastanza ...).
L’ipotesi è allo studio di due ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, secondo
quanto riportato sul sito di NPR: il fisico Jonathan Jiang ha spiegato che le polveri sottili si
mescolano alle tempeste al di sopra dell’Oceano Pacifico. Ciò «nutre» le nuvole, che si
ingrossano e provocano precipitazioni più frequenti, modificando il clima e provocando
conseguenze anche sulle coste nord-americane. Le polveri concedono infatti al vapore
acque la materia necessaria per condensarsi.
Le analisi sono in atto, hanno sottolineato i ricercatori, ed ulteriori verifiche devono essere
effettuate per stabilire con certezza il rapporto di causa-effetto tra l’inquinamento asiatico
e il clima statunitense. Intanto, sul sito della Nasa è stata pubblicata un’animazione che
mostra la traiettoria sul globo terrestre delle polveri sottili naturali, provenienti da oceani e
deserti, assieme a quelle originate dall’attività umana. Da essa, appare evidente che le
particelle interagiscono con le nuvole che si trovano sopra gli oceani.
(da Terra Nuova – marzo 2015)
SHED, IL CAPANNONE SOSTENIBILE
A Healdsburg, in California è stato appena inaugurato un capannone di 10.800 mq,
denominato SHED, Un luogo dove acquistare e degustare i prodotti biologici degli
agricoltori locali ed entrare in contatto con un sistema di vita sostenibile ed ecologica.
Un'idea nata da uno studio di architetti, Jensen Architects, che ha realizzato l'edificio in soli
5 settimane complesso che, è realizzato per il 70% da materiali di recupero gli archittetti
che hanno partecipato all'ideazione di questo bello e interessante progetti di
ecosostenibilità, per ridurre al minimo l’impatto ambientale ed ottimizzare i tempi di
costruzione e i costi, hanno deciso di prefabbricare le parti strutturali del capannone,
riducendo notevolmente le fasi di cantiere.
Tutte le vernici utilizzate per lo Shed
sono atossiche mentre, i materiali privi
di composti organici volatili (VOC) e
quindi privi di formaldeide, solventi,
benzene, pericolose per la salute e
contenute in molti prodotti per l’edilizia
e componenti d’arredo.
Gli architetti di Shed hanno avuto un
triplice intento: quello di tutelare
l’ambiente, la salute dei visitatori e dei
lavoratori stessi. Ogni forma di energia
consumata
è
generata
da
fonti
rinnovabili: pannelli fotovoltaici, mentre
l’utilizzo di ampie vetrate consente di sfruttare al massimo la luce naturale.
Altri elementi che caratterizzano l’ecosostenibilità di SHED sono i giardini pensiliche
raccolgono l’acqua piovana, limitando i consumi idrici e la coibentazione dell’edificio, e
mantenendo stabile la temperatura degli ambienti interni in tutte le stagioni. Passando alla
parte interna dell'edificio e precisamente al piano terra gli spazi sono dedicati
all’esposizione e alla vendita di prodotti alimentari locali, articoli per la casa e il giardino,
mobili e accessori mentre, la parte centrale è occupata da una zona per la ristorazione,
passando al piano superiore è invece possibile disporre di un ampio salone per incontri e
dibattiti sulla vita sostenibile.
(da Bio@gricultura Notizie di AIAB – marzo 2015)
CAMPAGNA “A PRIMAVERA MANGIAMO SENZA O.G.M.”
Boicottiamo i prodotti derivati da OGM e blocchiamo il T.T.I.P.:
dal 21 marzo parte la campagna “A Primavera mangiamo senza OGM” promossa
dal Coordinamento Zero OGM.
Questo sabato 21 marzo, la campagna si farà
sentire in più di 50 comuni del Veneto con
volantinaggi davanti a supermercati e in mercatini
e consegna di lettere alla direzione di
supermercati.
L'obiettivo è da una parte quello di invitare le
persone ad evitare i prodotti che sono derivati da
OGM, da un'altra parte si tratta anche di spingere
i supermercati a smettere di acquistare prodotti con OGM, o derivati da animali alimentati
con OGM, e di garantire trasparenza sui prodotti, utilizzando etichette che indichino come
sono stati alimentati gli animali da cui derivano latticini, carni, uova, ecc.
In Italia, mangiamo prodotti OGM senza nemmeno saperlo. L’importazione degli OGM non
è vietata e l’80% dei mangimi ne contiene! Praticamente tutte le carni, uova, latticini, ecc.
che non abbiano la garanzia di essere free-ogm o biologici, sono molto probabilmente
derivati da animali alimentati con OGM . Tra i principali attori di questo mercato c’è il
Gruppo Veronesi che nel 2009 ha dichiarato di importare 40 mila tonnellate di soia OGM al
mese e solo 9 mila tonnellate OGM free.
Gran parte del mangime prodotto da Veronesi contiene soia e mais transgenici, tuttavia
l'Azienda nonostante le nostre reiterate richieste (si vedano le lettere che abbiamo
consegnato durante le manifestazioni davanti ai mangimifici) non ha mai voluto dirci se tra
i suoi marchi ci sono linee produttive free-ogm. Per questo riteniamo molto probabile che
uova, carni di pollo, tacchino, suino e coniglio di marchio AIA - appartenente al gruppo
Veronesi- siano derivati da animali alimentati con OGM Tra questi anche i würstel di pollo
Wudy, preparati con carne separata meccanicamente.
Il gruppo Veronesi è anche proprietario del marchio Negroni, quindi prodotti come il
Culatello di Zibello D.O.P., Prosciutto crudo di Parma, San Daniele D.O.P., salame
Negronetto o gli affettati detti «di altissima qualità» sono a rischio di contaminazione con
OGM; Per lo stesso motivo anche le salsicce pronte Dakota, le carni bianche Aequilibrium,
gli arrosti di carni bianche BonRoll, piatti pronti Buongust’Aia, ecc. sono molto
probabilmente derivati da animali alimentati con OGM.
L’utilizzo di prodotti transgenici é ormai così diffuso nella mangimistica che tutte le filiere
rischiano di essere compromesse. Anche la società Progeo, che è una delle principali
aziende produttrici di mangimi biologici, è allo stesso tempo coinvolta nella produzione e
commercializzazione di mangimi contenenti OGM. Ci teniamo a sottolineare che si trovano
in circolazione mangimi contenenti OGM che vantano nelle etichette convenzioni con il
consorzio Parmigiano Reggiano, o ammessi dal disciplinare del Grana Padano.
Questa campagna inviterà anche le persone a firmare l'iniziativa per bloccare il T.T.I.P., o
Trattato di Partenariato Transatlantico su commercio e Investimenti. Il TTIP é un trattato
di libero commercio che gli USA e l’Unione Europea stanno cercando di concludere da circa
un anno, e rappresenta un tentativo di ulteriore erosione delle garanzie conquistate in anni
di lotte sociali dal punto di vista degli OGM e della tutela dell’ambiente, della salute, dei
prodotti alimentari, del diritto al lavoro: rafforza il potere delle multinazionali e gli
permette di citare in giudizio uno Stato se impedisse i loro interessi.
L'iniziativa da continuità alla campagna che il coordinamento sta portando avanti da
ottobre 2014 sul tema degli OGM nei mangimi, e che l'ha portato in varie occasioni a
manifestare davanti ai mangimifici del gruppo Veronesi a San Pietro in Gù (PD) e
Ospedaletto Euganeo (PD) e davanti alla sede del gruppo a Quinto di Verona (VR).
(**scarica QUI il volantino e QUI la locandina dell’iniziativa**)
COORDINAMENTO ZERO O.G.M.
www.zeroogm.wordpress.com - [email protected] - Facebook Tel: 339-1610100
(da Altragricoltura Nord Est – marzo 2015)
Queste le ultimissime:
Pesticidi in quasi tutti i cibi che mettiamo nel piatto, parola dell'Efsa
da Greenme.it – marzo 2015
Canapa: la nuova star della green economy. memoria, conoscenza,
e opportunità della canapa sativa
da Econewsweb.it – marzo 2015
Xylella: l'UE ordina di abbattere tutti gli ulivi infetti
da Greenme.it – marzo 2015
Strage ulivi Puglia, spunta ipotesi dolosa
e
Chi inquina paga
da Bio@gricultura Notizie di AIAB – marzo 2015
Scuola, limiti e demagogia della riforma
da MicroMega di Repubblica – marzo 2015
L’unica cosa certa
e
da Low Living High Thinking – marzo 2015
IMU agricola, parametri incostituzionali
Intervento in Parlamento di Silvia Benedetti del M5S – marzo 2015
Terminiamo con quattro “chicche” dalla Newsletter di Slow Food:
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Mense: vogliamo un cibo buono, pulito e giusto
Parassiti resistenti al mais gm: i primi limiti made Usa
Sprecare il cibo è rubare al futuro
«Goccia dopo goccia si svuota il mare»: le buone pratiche che
fan la differenza
ma solo dopo avervi anche proposto la lettura della
Newsletter di marzo de La Terra e Il Cielo
…troppo interessante!!!!!
Ciaooooo …