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FLP Affari Esteri
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Segreteria Nazionale
LA MONGOLFIERA
Commentario n. 20
e p.c. Procura della Repubblica, Corte dei Conti, ANAC
Passando sul Medio Oriente un fortissimo vento monsonico ci impedisce di
atterrare a Teheran, per ora proseguiamo quindi per approdare sulla
“collina della primavera”, Tel Aviv, lì apprendiamo che la nostra
rappresentanza è chiamata “Madame Menefré.” Di tutto quello che
succede non interessa niente a nessuno. C’è stata un’aggressione su
personale italiano dell’ambasciata, con gravi lesioni e ricovero in ospedale.
Per accorgersi del fatto ed evidenziarlo ci sono voluti vari giorni di
riflessione e approfonditi studi di fattibilità e di settore. Ci risulta che in casi
analoghi i tedeschi risolvono tutto in un solo giorno. Probabilmente nella
nostra rappresentanza il livello di benessere è così elevato che tutta l’attenzione è dedicata al
proseguimento degli aspetti ludico-gioiosi. Quindi personale abbandonato a se stesso anche in
caso di necessità. Il personale dipendente riceve un trattamento ostile, come se non facesse
nemmeno parte della missione. Mai un invito alle feste ufficiali. Chi invita a quelle feste ha il
dovere di coinvolgere tutto personale dipendente. E’ una questione di democrazia, oltre che di
buona educazione. In tutte le altre rappresentanze non si fa distinzione tra servi e padroni, ma
sono considerati, com’e giusto, tutti collaboratori e rappresentanti, ciascuno con la sua funzione,
del proprio paese. Non è una buona politica del personale inimicarsi i collaboratori. Dopo l’India
storica, l’Italia resta il paese in cui le barriere delle caste sono invalicabili.
Scendendo lungo il Golfo e costeggiando la “pista del ghiaccio”, apprendiamo ad Abu Dhabi da
italiani azzeccagarbugli che l’attuale rappresentante ufficiale, nonostante che il suo mandato sia
scaduto da un anno e avrebbe tante buone ragioni per rientrare in patria, è ancora in sede.
Qualcuno dice che abbia contratto una strana malattia, tipica della casta e molto diffusa tra di
essa: la proroghite acuta. E’ una malattia che piace tanto, anzi tantissimo alla direzione del
Personale. Molti vorrebbero sapere perché, chi lo sta proteggendo e che cosa nasconde questa
permanenza eccezionale! Il fatto dovrebbe suscitare un minimo di curiosità, soprattutto in coloro
che certe cose le fanno per mestiere. Non pensiamo al nostro Ispettorato che non ce la fa più a
seguire tutto il lavoro accumulatosi negli ultimi decenni. Non vorremmo che l’eccesso di lavoro
abbia favorito distrazioni, amnesie, lentezze negli spostamenti, attenzione ondivaga etc. Si
potrebbe rafforzare il delicato lavoro dell’Ispettorato con l’ausilio di un o più magistrati, autorizzati
dal governo.
Trasvoliamo l’oceano per dirigerci sul continente americano dove, nel famoso Circolo italiano di
Buenos Aires, apprendiamo che il rappresentante consolare forse sarà premiato con
l’assegnazione di un’ulteriore destinazione. Si domandano i connazionali: come mai, se ha lavorato
in modo tale da farci odiare quel consolato virtuale, i capi del personale lo vogliano premiare? Non
conoscono i fatti? Molti invece non conoscono il canone inverso - qui meglio noto come “teorema
Farnesiano” - imperante con i dirigenti attuali del personale.
“Chi lavora male è premiato e chi lavora bene è punito.”
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Torniamo in Perù. Situazione ancora confusissima con la scuola sempre più contestata e i concorsi
ad hoc a favore degli amici.
Siamo curiosi poi di sapere come verrà normalizzata la situazione presso la rappresentanza a
Pechino.
Il rappresentante presso il Principato di Monaco prepara le sue valigie per rientrare ma nell’attesa
silenziosa e malinconica si diverte a scrivere articoli autocelebrativi su giornaletti periferici, anche
per farsi compagnia. Evidentemente si sente solo e abbandonato, ci dispiace!
Comunque qui al ministero al suo rientro potrà festeggiare insieme a noi nella fornitissima,
capiente e gioiosa mensa, certo non sarà come negli hotel del Principato, ma sicuramente saprà
francescanamente accontentarsi. Chi, invece, non si accontenta è il MAE che insiste nel tenere
aperta l’ambasciata mentre tutti gli altri paesi, tranne la Francia, hanno soltanto un consolato.
Evidentemente, qui alla Farnesina, abbiamo soldi da buttare che gli altri paesi non hanno. E
chisseneimporta del paese che va a rotoli!
Con un piccolo spostamento passiamo sulla Svizzera dove ci capita di leggere il bando dell’asta per
la messa in vendita della Casa d’Italia di Locarno. Un bell’edificio che in sole tre settimane si vuol
piazzare a un compratore privato, mentre enti pubblici elvetici vorrebbero concorrere per
acquisirlo e utilizzarlo a fini istituzionali rivolti alle comunità presenti. Non possono però
concorrere all’asta per i tempi molto ridotti scelti dal nostro Consolato. Che strane politiche di
vendita, o di svendita? E che opportunità persa.
Girando, senza precisa meta, su e giù per vari paesi, abbiamo scoperto e già denunciato che i
concorsi banditi per assumere nuovi contrattisti sono fuori norma. Con questi concorsi non ci sarà
nessun risparmio, anzi si aggraverà la spesa. In molti casi si tratta di personale assunto con metodi
assai discutibili da mettere in provocatoria concorrenza con coloro cui spetta la titolarità del posto,
ossia Il personale di ruolo che svolge già quei compiti e che non può essere ulteriormente ridotto.
Inoltre molti di quegli impiegati a contratto vorranno passare nei ruoli, come sempre è avvenuto
nei decenni precedenti. E quindi nuovi concorsi e altre assunzioni.
Se alcuni concorsi per contrattisti si devono fare, che si facciano a Roma, come da noi già
dichiarato, per trasparenza, competenza e uguaglianza verso tutti i cittadini italiani. Diamo una
speranza ai tanti giovani qualificati disoccupati e basta con le dinastie radicate fuori dai confini.
Tornando alla Farnesina, sul piazzale, in fase di atterraggio, mentre notiamo che la garitta di
sorveglianza è in uno stato pietoso, così sporca e arrugginita rappresenta un bel bigliettino da
visita per gli ospiti. Ma visto che la Cooperazione butta tanti soldi a destra e a manca, li può
utilizzare per una bella ripulita e tinteggiatura, altrimenti continua a sembrare una struttura da
Terzo Mondo e quindi a maggior ragione l’intervento si rende necessario l’intervento della
Cooperazione. E se non ce la dovesse fare quella nostrana, possiamo sempre chiedere l’intervento
di un paese straniero o lanciare una raccolta fondi.
La giostra dei contrattisti non si ferma mai. E nemmeno il debito pubblico. Comunque per fortuna
organi esterni cominciano a voler vederci chiaro nelle spese e negli sprechi della Farnesina.
Debito pubblico oggi: 2.228miliardi di euro
Senza l’eliminazione degli sprechi della PA e la riduzione delle spese per le caste non ne usciremo mai.
Roma, 16 aprile 2015
UFFICIO STAMPA