Leggi il formato PDF del Bollettino

Bollettino Parrocchiale
Ai piè dell’Avena
Dicembre 2014
Parrocchie di S.Pietro Apostolo, S.Giovanni Battista, Presentazione di Maria
Dio si è incarnato
I
l Natale porta con sé tanti
sentimenti, si dice che ha Natale
tutti siano più buoni, in molti il periodo
natalizio fa tornare alla mente tanti
momenti del passato, diverse persone
sentono accentuarsi la sensazione
di solitudine, sia positivi che
negativi i sentimenti la fanno da
padrone.
In periodi di crisi, come quello
che stiamo vivendo, i pensieri
negativi tendono a prendere il
sopravento su tutti gli altri. Se
guardiamo i giornali il presente
appare molto triste. La televisione
riempie i palinsesti di programmi
dove uomini con il fare di profeti
di disgrazie ricordano quanto
triste sia il presente e quale
tragedie ci aspettano per il
futuro. Ci si presenta un’umanità
incapace di fare del bene sempre
intenta a imbrogliare e sfruttare il
prossimo. Queste notizie poi pian
piano si depositano in noi e una
volta stratificate ci condizionano
nelle nostre relazioni con le altre
persone.
La prima risposta che noi diamo alla
valanga di informazioni che ci arrivano
è la diffidenza che cresce sempre più
nei confronti del prossimo. Vediamo
le altre persone come un rischio,
come se fossero sempre pronte a
toglierci un po’ della nostra felicità
e quindi dei nemici da allontanare
o da tenere sotto controllo. L’uomo
diventa per gli altri uomini un lupo
dal quale difendersi, la diffidenza
diventa l’occhio con il quale guardare
al genere umano. Insegniamo alle
nuove generazioni a non fidarsi di
nessuno. Se andiamo in qualsiasi
posto temiamo che chi è in fila con noi
ci voglia superare, che chi è dietro a
uno sportello non sappia fare, o non
abbia voglia di fare, il suo lavoro.
Eppure in questa umanità che tanto ci
intimorisce Dio è voluto entrare come
uno di noi. Ha voluto condividere la
sua natura divina con quella carne
umana che noi tanto disprezziamo.
Dio ha guardato all’uomo provando
amore per la sua natura e compassione
per i suoi difetti. Ha scommesso su di
noi. Dio si fida di più della nostra
capacità di fare del bene di quanto noi
ci fidiamo dei nostri simili.
Dio guarda a noi con occhio
benevolo ci incoraggia non si
spaventa, non da sprovveduto
ma da Creatore che conosce il
nostro cuore più di quanto lo
conosciamo noi. Se si fida Lui di
noi perché in questo natale non
proviamo a far crescere in noi,
un cuore nuovo capace di farci
guardare con sentimenti buoni a
tutti gli uomini.
Gli angeli, la notte di Natale,
annunciano la pace in terra agli
uomini che Dio ama, siamo noi
quegli uomini, Dio ama ogni
uomo. In quella affermazione
degli angeli nasce la nostra
speranza per il futuro, In
Quella affermazione nasce, non
l’ottimismo, ma la fiducia in una
umanità che Dio Ama e ha voluto
visitare entrandone a far parte per
camminare con lei e per insegnarci a
guardare agli uomini come a compagni
di strada limitati ma amabili, con tanti
difetti ma amati da Dio e penso che
di Lui ci possiamo fidare più di tutti i
nostri timori. Auguri a tutti.
don Ivano
Don Ivano, Don Aldo e Padre Adriano augurano a tutti
un Buon Natale e un felice anno nuovo
2
O
G
IO V
A NI P
ED
A
Giovani in cammino
GR
NA
U
E
P
V
Tutto da scoprire quello che ci porta a Te!!!
C
Grazie Stefano
n
a
.it
on questo spirito e con tanto
entusiasmo noi ragazzi e gli
educatori ACR abbiamo ripreso il
nuovo cammino, alla scoperta dei
talenti che Dio ha dato ad ognuno
per condividerli e farli fruttificare.
Come in un vero laboratorio la ricerca
è accurata e attenta per trovare gli
strumenti che ci aiutano a crescere
nel cammino della fede e si studiano
le situazioni del nostro quotidiano per
rileggerle alla luce del Vangelo, come
fosse una lente d’ingrandimento.
Domenica 9 novembre abbiamo
condiviso a San Vittore con gli altri
p
gruppi della diocesi la prima fase del
cammino con la mitica festa del Ciao.
Diventare grandi è un’avventura che
richiede impegno e seguire Te, Gesù,
ci impegna in ogni istante . A volte ci
chiediamo:”Ci riusciremo a scoprire chi
siamo ? Ci riusciremo a seguirTi come
discepoli?“.
Noi ci stiamo provando e contiamo
sull’aiuto di tutta la Comunità perché
il nostro ”laboratorio” sia sempre
entusiasmante, ricco di sorprese e di
grandi scoperte.
Grazie a tutti e Buon Natale dai
ragazzi dell’ ACR
Festa di Cristo Re 2014:
I
3
Ai piè dell’Avena
P
Ai piè dell’Avena
il Coretto avanti va e per le coriste hip hip hurrà!
n quest’occasione provo sempre una grande emozione, perché la nostra festa tutti gli anni è diversa
ed il suo ricordo nella mente imprime un pezzo di storia da conservare gelosamente.
È un momento per dirvi grazie, perché ci siete e, di cantare, tanto volete;
grazie perché mi date tanta gioia e tanta energia, tanto entusiasmo con la vostra simpatia.
Grazie alle coriste più piccoline che ce la mettono tutta cantando con le loro vocine;
grazie alle coriste di metà che
dimostrano sicurezza e tanta buona
volontà.
Grazie alle coriste di vecchia data che
proseguono senza fermata.
Insieme siamo un gruppo assortito
e affiatato che rende “meraviglioso”
tutto ciò che viene cantato.
Grazie a don Ivano che… ci porta in
palmo di mano… e, soprattutto, grazie
al Signore che ci accompagna con
tutto il suo amore.
Quindi, carichiamoci sempre più e
lodiamo forte, con il canto, il buon
Gesù… …che dalla croce ascolta e
aiuta chi canta a piena voce!
Marisa
a
rr
o c c hia p e
da
v
e
C
on l’apertura del nuovo anno
sociale, il gruppo giovani si è
trovato a dover affrontare l’assenza
di Stefano Perenzin. Da molti anni
Stefano ha collaborato con i parroci
di Pedavena, partendo da don Aldo
Barbon, per animare e curare i vari
gruppi di giovani-issimi che si sono
formati in parrocchia.
Stefano ha curato con grande
generosità tutte le attività legate ai
giovani, sia con impegni Diocesani
che zonali e anche curando i rapporti
con la Pubblica Amministrazione. E’
stato negli ultimi anni l’anima dello
spettacolo natalizio organizzato dai
giovani e tanto altro che non si può
materialmente scrivere.
Oggi Stefano ha deciso, giustamente,
di dedicare il suo tempo anche ad
altre passioni. Per nostra fortuna
ha però garantito il suo appoggio
organizzativo per le attività che i nuovi
giovani affronteranno nei prossimi
anni rendendo disponibile la sua
esperienza in campo informatico e
per tutto quello che riguardo il mondo
degli audiovisivi. Questa assenza di
Il vero dono del Natale
7
3
4
6
1
2
Soluzione a pagina 9
5
Stefano ha obbligato il gruppo giovani
a rivedere alcuni aspetti del cammino
formativo, gli altri educatori stanno
cercando di trovare un nuovo assetto
al gruppo e questo richiederà un
po’ di tempo. Il gruppo giovani oggi
è chiamato a fare un passo in più
stimolato dall’esempio di Stefano e
dall’impegno di chi è rimasto.
A Stefano il grazie di tutti i giovani
passati in parrocchia, ma un grazie
ancora più grande per la tua generosità
per il futuro.
Con affetto. Don Ivano
9
8
10
11
1. Come si chiamava l’Angelo che annunciò a Maria che avrebbe dato alla
luce un figlio di nome Gesù?
2. Cosa rispose Maria all’Angelo?
3. Chi erano coloro che, avvisati da un Angelo, accorsero ad adorare il
Piccolo Gesù dopo la sua nascita?
4. Come si chiamava lo sposo di Maria che allevò Gesù come un padre?
5. Come veniva chiamato Giovanni (figlio di Elisabetta, cugina di Maria)
che invitava le persone ad immergersi nell’acqua del fiume Giordano
come segno del pentimento per i peccati e del perdono di Dio?
6. Come si chiamavano gli uomini venuti dall’Oriente che furono guidati da
una stella fino al Piccolo Gesù?
7. Maria era la …… di Gesù. (qual è la parola mancante?)
8. Il giorno del Battesimo viene consegnata una veste che simboleggia
l’uomo nuovo venuto da Dio, senza macchia di peccato. Di che colore è la
veste?
9. Come si chiamava quell’uomo che andò a trovare Gesù durante la
notte e al quale Gesù disse che per entrare nel regno di Dio occorreva
rinascere “dall’alto”, dall’acqua e dallo Spirito Santo?
10. Chi erano coloro che cantavano “Gloria” alla nascita di Gesù?
11. Durante il Battesimo si accende il cero pasquale per ricordare che noi
tutti dobbiamo essere la luce del….?
4
Ai piè dell’Avena
Ai piè dell’Avena
Pellegrinaggio al Santuario di Fatima
D
all’11 al 15 ottobre con un gruppo
di parrocchiani mi sono recata in
pellegrinaggio al Santuario di Fatima,
luogo legato alle apparizioni nel 1917
della Madonna ai tre pastorelli.
All’arrivo nell’aeroporto di Lisbona
abbiamo conosciuto Cristina, la guida
che ci ha assistito ed accompagnato
per tutto il viaggio; dopo un’oretta di
pullman siamo arrivati a Fatima dove
abbiamo partecipato alle celebrazioni
serali con S. Rosario e processione
con fiaccolata. Da subito si è potuto
gustare un profondo clima spirituale
e di preghiera sia comunitaria
che personale nei momenti di
raccoglimento.
Nei giorni seguenti ci siamo recati
a Valinhos, le case natali dei tre
pastorelli e al luogo delle apparizioni
dell’angelo ai tre bambini; abbiamo
visitato l’esposizione “Fatima Luce e
Pace” che raccoglie migliaia di oggetti
preziosi ed ex voto, tra cui la corona
della Madonna con incastonato il
proiettile che colpì Giovanni Paolo II
nell’attentato in piazza San Pietro.
Siamo andati al monastero di Batalha
che ricorda la battaglia con la quale il
Portogallo ha riconquistato la libertà e
sono rimasta incantata dalle splendide
vetrate colorate e dalle decorazioni
gotiche e manueline.
I due momenti per me più belli di tutti
il pellegrinaggio li ho vissuti uno, la
domenica sera (vigilia della ricorrenza
dell’ultima apparizione della Madonna
a Giacinta, Lucia e Francesco) quando
al termine del Rosario internazionale,
ogni fedele con la propria candela
accesa ha riaccompagnato cantando,
la statua della Madonna, pellegrina con
noi, all’interno della cappellina delle
apparizioni. Più volte in quella ventosa
serata mi è venuto da pensare come la
nostra fede assomigli tante volte alla
fiammella della candela, che con le
folate di vento sembra spegnersi sotto
il peso dei nostri peccati. Allo stesso
tempo però anche quella piccola
fiamma, seppur fragile può servire per
illuminare nella notta buia la strada di
ciascun credente. Il secondo momento
che mi ha emozionato è stato alla
fine della S. Messa internazionale del
13 ottobre, lo sventolio festoso dei
fazzoletti bianchi agitati da noi fedeli al
passaggio della statua della Madonna
Offerte per la
Chiesa di Murle
L
a tradizionale questua di S. Antonio, che si è tenuta a
gennaio 2014, ha portato nelle casse del comitato di
gestione delle Chiesa di Murle 1376 €.
Questi soldi sono stati usati per pagare le spese vive
(bollette varie) e
per la realizzazione
di alcuni lavori di
manutenzione
straordinaria
(le Grondaie e
il ripristino di
alcune funzioni del
Campanile).
Grazie a tutti.
in segno di saluto.
Il viaggio è poi proseguito verso
Lisbona; abbiamo visitato città famose
per storia e cultura con palazzi, chiese
(tra cui la casa natale di S. Antonio) ed
enormi cattedrali di interesse artistico
ed architettonico.Vedere per la prima
volta Fatima mi ha dato gioia e mi
ha fatto provare una grandissima
emozione soprattutto quando ho
visto da vicino la piccola statua della
Madonna del Rosario, il Suo sguardo
dolce rivolto verso noi invitava tutti
alla preghiera e alla bontà. Il santuario
semplice ma nello stesso tempo
maestoso l’ho visto come una madre
che tende le braccia verso i suoi figli
per abbracciarli e consolarli. La gente
del luogo, sorridente e cordiale, mi
ha invece colpito per la sua semplicità
e religiosità. Un grazie di cuore va
a tutti gli altri pellegrini che sono
venuti a Fatima e a don Ivano che ci
ha accompagnato in questo viaggio
ricco di spiritualità che mi è servito
per “ricaricare le pile” di cristiana ed
affrontare la vita quotidiana con forza
e serenità.
Sara
Ben arrivato
Don Aldo!
L
e comunità di Facen, Norcen e Pedavena sono grate
a Don Aldo Giazzon per esser venuto qui a vivere
prestando il proprio servizio Pastorale in queste comunità.
Don Aldo come un buon soldato dopo aver prestato
la sua opera in Brasile
e in alcune parrocchie
della nostra diocesi ora
si è ritirato sotto la sua
tenda (a Facen) non
per riposare ma per
continuare la sua opera
e vegliare sulla porzione
del Popolo di Dio che in
questi anni incontrerà.
Grazie don Aldo
5
La sezione di Pedavena
ha un nuovo striscione
D
urante una delle riunioni del nostro
consiglio sezionale, svoltasi nell’
autunno scorso, l’ordine del giorno era
focalizzato sulle attività da mettere
in cantiere per il 2014 . Tra le varie
proposte una in particolare ha attirato
l’ attenzione dei consiglieri presenti :
cosa possiamo fare per coinvolgere gli
studenti del nostro istituto comprensivo?
Alla fine di una animata e costruttiva
discussione è emersa l’ idea di far
realizzare ai nostri ragazzi dei disegni
incentrati sulla donazione del sangue
e sulla prevenzione degli incidenti
stradali. Confidando sulla sensibilità
dei giovani abbiamo subito pensato di
realizzare uno striscione con il disegno
più significativo, striscione da appendere
nel nostro comune, in un punto ad alta
visibilità, affinché fossi di stimolo alla
donazione, specialmente nel periodo
estivo, solitamente di scarsa affluenza
alla donazione. Dopo la riunione ci siamo
immediatamente attivati contattando
il Preside, per verificare se la nostra
idea potesse avere attuazione pratica
presso gli studenti e, avendo avuto
parere favorevole, abbiamo subito
coinvolto l’insegnante di educazione
artistica che ha subito accettato con
grande entusiasmo la nostra proposta,
identificando negli studenti di seconda
media quelli che meglio potevano
realizzare il nostro progetto. Quando
i disegni sono stati, poi, consegnati
al consiglio che ha avuto modo di
esaminarli, siamo rimasti davvero stupiti
dalla bravura e dalla sensibilità espressa
attraverso il disegno ed i messaggi,
tanto che è stato davvero difficile
identificare in un solo disegno quello
meritevole di comparire nello striscione
della nostra sezione. Dopo una lunga e
difficile selezione, la scelta è ricaduta su
due disegni ricchi di contenuto: uno che
invita a non correre perché a casa c’è
chi è in attesa del nostro rientro, mentre
l’altro ricorda di andare a donare sangue
anche nel periodo estivo perché le
malattie non vanno in vacanza. Disegni
che, grazie alla bravura del nostro
grafico, sono stati trasferiti sul nostro
nuovo striscione che ora campeggia
sul ponte che porta al parcheggio
della birreria Pedavena, dove può
essere ammirato da tutti coloro che vi
transitano. Per la presentazione dello
striscione alla comunità di Pedavena
si è scelto l’abbinamento con un’altra
manifestazione organizzata con successo
dalla nostra sezione: la “Festa di fine
anno scolastico”, evento che da due anni
riscuote un grandissimo successo, grazie
alla disponibilità e all’indiscussa bravura
dei due giocolieri, Pedavenesi Doc, Yari e
Fabio, che anche quest’anno ha riunione
nella piccola arena della biblioteca oltre
300 persone (le abbiamo contante),
incluso il sindaco, il preside, don Ivano
ed il nostro presidente, ma soprattutto
tantissimi ragazzi, compresi i giovani
artisti delle classi di seconda media, che
hanno avuto, così, modo di ammirare
i loro lavori esposti nella piccola area.
Alla fine di questa bellissima e
importante giornata è stato allestito
anche un rinfresco, preparato dalle
nostre consigliere, che è stato più che
apprezzato, oserei dire spazzolato, dai
presenti.
Cogliamo l’ occasione per ringraziare
l’ istituto comprensivo di Pedavena
che con la sua collaborazione , unita
alla bravura dei piccoli artisti, ha
aiutato la nostra sezione a creare uno
striscione dai significati molto profondi.
Ci auguriamo che il messaggio che se
ne evince porti anche altre persone a
porgere il braccio per donare il proprio
sangue, per aiutare chi ne ha bisogno,
ma anche ad avere una guida più serena
per un sicuro rientro a casa.
Caposezione Pedavena
Gianfranco Bellot
Gruppo del Vangelo
I
l nostro gruppo è iniziato tra il
1999 e il 2000 in occasione del
Sinodo fatto dalla nostra diocesi
nell’anno giubilare. E’ guidato dalla
signora Romana Bergamo, che oltre
ad essere sempre disponibile a
coltivare l’aspetto spirituale è una
persona molto semplice, sorridente
e allegra. Abita a Foen, ha tre figli
ed è nonna di diversi nipoti e, segue
anche un altro gruppo di preghiera
a Farra. Il nostro gruppo, formato
circa da una trentina di persone di
tutte le età, si trova il martedì ogni
quindici giorni; ogni incontro inizia
con una preghiera, solitamente allo
Spirito Santo affinché ci illumini, di
seguito ascoltiamo un brano del
Vangelo (in questo periodo stiamo
meditando tutto il vangelo di Luca).
Romana ci spiega approfonditamente
il contenuto, insieme lo discutiamo
ed infine facciamo una preghiera di
ringraziamento alla Madonna. Molto
spesso oltre a compiere questo iter
recitiamo il Rosario o la Coroncina
alla Divina Misericordia per qualche
parente o parrocchiano che ha bisogno
delle nostre preghiere. Appartenere a
questo gruppo significa condividere
non solo il brano del vangelo, ma
vivere in relazione tra noi, confidare le
nostre perplessità, le nostre difficoltà e
anche i nostri timori nel seguire Gesù
e sua Madre, inoltre vuol dire anche
partecipare alla gioia che nasce dalla
scoperta dei segni che compongono
la nostra quotidianità e nelle cose
straordinarie che ci accadono nella
vita. Questo gruppo è aperto a quanti
si vogliano aggiungere.
Un membro del gruppo
6
Ai piè dell’Avena
Facen
70 anni della Parrocchia
C
hiesa di montagna
Percorro, senza la solita fretta, la
strada pedemontana in questo strano
scorcio di fine estate che ci regala
insolite giornate di sole, al termine di
ottobre, prima dei giorni del ricordo dei
defunti.
Ti vedo da varie angolature, là a mezza
costa, puntino bianco fra colori che già
avvisano che l'autunno sta arrivando.
Se lascio la bassa e salgo a nord, tu non
ti nascondi, anzi domini tutta la vallata
feltrina dal Grappa fino alle anse del
Piave, perché ti hanno voluto lì in un
punto strategico, in modo che tu possa
seguire il fluire del tempo con dentro la
vita della tua gente.
Non hai navate imponenti, progettate da
insigni architetti, ma semplici mura tirate
su con passione da ruvide mani incallite.
Le tue campane non hanno il timbro
possente delle importanti cattedrali,
ma la voce chiara, squillante, argentina
come le acque limpide del torrente che
scorre nella vallata poco distante.
Negli anni venti del secolo scorso
ti volevano ampliare, ma un forte
temporale ed un vento furioso di
novembre hanno fatto crollare il di
più per lasciarti nella tua semplicità
volumetrica. Forse non ti è dispiaciuto,
sarai invece rimasta male quando ti
hanno tolto il camposanto, in cima al
colle su cui poggia il tuo fianco.
Ora al suo posto hai un prato sempre
ben curato, circondato da cipressi e una
traccia di quel luogo ti è rimasta: un
frammento di lapide in cui si legge con
difficoltà "I° curato" e una data: 1867.
Davanti a te, quasi una corsia per
occasioni di festa, sale la suggestiva
gradinata, a dire il vero un po' decurtata
per via della strada che si snoda a lato
fino al piazzale dedicato a Don Orione.
Cosa vuoi, non si può avere tutto; a volte
per ottenere la comodità si deve pur
rinunciare a qualcosa e poi i tempi negli
ultimi cinquanta anni sono cambiati; non
si cammina più a piedi e per di più in
salita, per cui le auto abbisognano di un
nastro d'asfalto.
Che importa, anche se i gradini non
sono più sessantasei, come li contavamo
salendo e scendendo di corsa da ragazzi,
essi spiccano ugualmente tra il nero
granito dell'alzata e il bianco acciottolato
della pedata, alternati dagli ampi
pianerottoli, fiancheggiati un tempo da
alti abeti, poi da cipressi e ora dal prato.
E quando si arriva in cima, accanto a te il
cuore si allarga per lo spettacolo naturale
a 360 gradi e nell'alternarsi delle stagioni
si ammirano le Vette innevate d'inverno,
gli alberi in fiore nelle vigne a primavera,
il vigore dell'estate, i raccolti colorati
dell'autunno.
Si respira anche un po' di quiete, di
tranquillità, perché il trambusto della
vita frenetica arriva quassù attutito,
tuttalpiù si sente il rumore di qualche
mezzo o strumento agricolo, alternato
dal ragliare degli asini che pascolano
poco lontano o dell'abbaiare dei cani
che vanno per caccia in questo periodo
e sempre ti allieta il canto degli uccelli
stanziali o di passaggio.
E quando la nebbia arriva fitta ad
avvolgere perfino il pese che si stende
ai tuoi piedi, tu spunti fuori come una
nave con il campanile per fumarolo e
navighi tranquilla sopra un denso mare
biancastro.
Durante la messa del mattino, i raggi
del sole entrano dalle finestre dell'abside
poste ad oriente, mentre nel vespro
giocano sul pavimento filtrando dal
rosone della tua facciata principale e
disegnano caleidoscopici colori sulle
pietre.
Quanta gente hai visto entrare durante
i tuoi giorni centenari. Tutti sono venuti
da Colui che in te fa la sua dimora
per raccontare, per chiedere, per
ringraziare, per gioire o per piangere.
Inizialmente nell'abside avevano
costruito l'altare maggiore con ai lati le
statue di San Pietro e di San Giuseppe
e sopra loro una volta celeste era
trapuntata di stelle dorate; poi "gli
esperti" hanno voluto coprire il tutto con
un monocromo colore, ma in compenso
hanno portato alla luce dipinti eseguiti
in tempi lontani chissà da chi e perché.
Ai lati della navata, cinque statue di
Santi raccontano la devozione di coloro
che li hanno scelti come protettori.
La Madonna Žeriola del due febbraio,
l'immancabile S. Antonio a cui tutti
ricorrono in ogni parte del mondo per
qualsiasi bisogno, Santa Lucia e Santa
Barbara a cui, non tanti anni fa, erano
riservate le feste più solenni, perché
la loro ricorrenza cadeva in inverno,
quando i lavori agricoli rallentavano e
col cader della prima neve ritornavano
gli emigranti dalla Svizzera.
Allora, la vigilia della festa, nel silenzio
delle sere innevate il “barba Ico” e
i suoi abitanti facevano risuonare a
distesa le campane e il giorno dopo,
finita la "Messa Granda" le osterie
del paese si riempivano fino a tardi
e mentre il portafoglio si apriva per
pagare "l'ombretta" spuntata anche
l'immagine di Santa Barbara con la
palma del martirio in mano, un po'
sgualcita, ma sicuramente fiera di essere
vicina a quegli uomini che alternavano
imprecazioni dettate dall'abbruttimento
del faticoso lavoro in galleria o in miniera
alle invocazioni silenziose e schive per
essere protetti nel pericolo sempre
incombente.
E che dire della povera Santa Libera
posta a destra dell'entrata in chiesa?
Un tempo aveva sempre una candela
accesa ai piedi dell'altare, perché le
donne partorienti erano parecchie in
7
Ai piè dell’Avena
paese e non c'erano monitoraggi e parti
programmati, per cui non restava loro
che affidarsi alla sua protezione.
Ora se ne sta muta, quasi dimenticata
s e n z a p a r t i c o l a r i a tt e n z i o n i d a l
momento che la tecnologia prevale
abbondantemente sulla fede.
Da padrona, la fa invece Santa Rita. Se
si guarda la litografia di Renato Nesi,
commissionata da Villa San Francesco,
in cui spunta la figura del parroco
don Giuseppe Peressini attorniato da
donne con ceste di uova sottobraccio,
si capisce come e perché fu edificata la
cappella a lui dedicata. Si era in piena
guerra, tra il '40 e il '45, e i giovani al
fronte morivano in gran numero, così
il sacerdote pensò bene di mettere chi
ancora era in combattimento sotto la sua
protezione. Le donne si diedero da fare
raccogliendo di casa in casa tante uova
da vendere per acquistare i materiali e
la statua della Santa, mentre gli uomini
pensarono alla porta muraria. Da allora,
il 22 maggio, ma non solamente in
questa data, arrivano dal feltrino e
anche da fuori provincia, fedeli devoti
alla Santa degli impossibili.
Sulla parete della navata, a sinistra
c'è un affresco con i Santi Vittore e
Corona, mentre sul soffitto da una parte
e dall'altra della volta a botte c'erano i
medaglioni con l'effige dei santi Tiburzio
e Susanna, ora nascosti, come detto
prima, dalla nuova tinteggiatura.
Chi ti visita, chiesa di mezza costa,
provenendo da fuori, per cui non è né
partigiano né campanilista, ti definisce
una bella chiesetta per la tua posizione,
per la tua struttura, per tutto l'insieme
armonioso.
Se ti arrivano questi apprezzamenti il
merito va ai parroci che si sono succeduti
nel tempo, i quali con lungimiranza,
passione e competenza, supportati
dal contributo dei parrocchiani, hanno
pensato ad abbellirti, a renderti
confortevole in modo che chi entra
stia bene e possa meglio mettersi in
comunione con il Signore.
Ed ora ti confesso di avere un debito
nei tuoi confronti: scoprire, tra gli scritti,
pressoché illeggibili, notizie nascoste,
fatti che ti riguardano, annotazioni di
parroci solerti e decisi, per trovare le
regioni di un passato che non è solo
memoria, ma substrato su cui affondano
le radici di una comunità che si proietta
nel futuro, consapevole che nella
struttura dei propri edifici si legge in ogni
tempo l'immagine di sé stessa.
Buon compleanno, piccola chiesa
sull'Avena, che tu possa essere ancora
per tanti secoli tenda tra noi e segno di
presenza del Figlio di Dio.
DON ROBERTO è DIACONO
L’emozione di condividere una gioia
U
n limpido e caldo pomeriggio di sole,
le montagne “come una corolla di un
prezioso fiore, un abbraccio di natura
lussureggiante” hanno reso la festa
di sabato venticinque ottobre ancora
più bella e sentita. Roberto De Nardin,
originario di la Valle Agordina , è stato
ordinato Diacono da mons. Giuseppe
Andrich nella chiesa parrocchiale di San
Michele arcangelo.
Protagonista di una liturgia molto
partecipata ma allo stesso tempo
familiare, Roberto è stato accolto da un
abbraccio di folla festosa e commossa.
Molte le persone dal paese, da Belluno
dove ha svolto attività caritativa
presso l’ospedale “San Martino”, dalle
Parrocchie di Farra D’alpago, Pedavena,
dalla comunità “Nuovi orizzonti” di Piglio
in Frosinone. Alcuni del nostro paese di
Facen, dove Roberto ha vissuto presso
la canonica nel periodo in cui ha prestato
attività lavorativa presso la Birreria
Pedavena, sono stati presenti a questa
importante passo del suo cammino di
fede e posso dirvi, è stata davvero una
bella esperienza averla vissuta assieme!
Il Vescovo con le parole ricche di
significato “Roberto oggi risponde ad un
Amore che ha riconosciuto, che per ogni
persona consacrata ha i lineamenti delle
tante persone avvicinate, incontrate,
ascoltate e dalle quali un ministro non
smette mai di imparare, respirando a
pieni polmoni dal popolo di Dio” ha
sottolineato l’importanza della scelta di
Roberto, della sua volontà a donarsi agli
altri. La parte che mi ha più emozionata
è stata l’ordinazione; il momento in
cui Roberto ha risposto “lo voglio” al
vescovo, con fede, volontà, coraggio.
L’abbraccio alla madre, alla sorella al
papà appena dopo; il canto delle litanie
dei santi mentre Roberto era steso
davanti al vescovo.
In una parola:toccante.
Gli occhi colmi di gioia profonda della
mamma di Roberto non li potrò mai
dimenticare.
Anche io da mamma ho cercato di
immedesimarmi in lei, di specchiarmi
nella sua anima, di ascoltare la voce
del suo cuore: un figlio che si dona
a Dio e ai fratelli, per annunciare il
vangelo, l’amore, la fratellanza la pace...
non penso possa esistere nulla di più
sublime, di più grande e positivo...di più
forte per sconfiggere o almeno tentare
di farlo, la fragilità della natura umana.
Grazie Roberto, ci saremo e ancor
più numerosi quando diventerai
SACERDOTE!
Orietta
IL GREMBIULE SENZA TASCHE
L
a cosa più bella di ogni bambino
è quella di sognare. Il sogno crea
un mondo che non c’è -ma che è
realissimo- cerca un rifugio, insegue
la sottile traccia di un progetto. Con
la fantasia ogni bambino crea il suo
futuro e lo sogna ricco di giorni,
sovrabbondante di bellezza, carico di
attese che un po’ alla volta si rivestono
di speranza. Anch’io, come ogni
bambino di questo mondo, ho sognato
il mio futuro...Il sogno di compiere
grandi imprese, di diventare un grande
eroe, famoso e ricordato, presto però
ha ceduto il passo ad un desiderio
ben più recondito e profondo, che
stava fermo e mi comandava: “spendi
al meglio il tuo tempo e ricerca il
modo di esserne contento!” Grande
conquista arrivare a questo punto:
è un sogno che merita davvero di
essere custodito! E poi l’incontro,
preparato anche se inatteso con Colui
che questo stesso sogno su di me lo
ha fatto da tanto tempo ma che solo
piano piano si svela e mi sussurra:
“vieni con Me, lo realizzo insieme a
te!” La chiamata (che mistero…), da
consapevolezza ora si è fatta risposta,
vagliata, provata, sofferta. Custodirla
anche nelle ore più dure senza tradire
il grande sogno è solo frutto della forza
di chi chiama e che svela, giorno dopo
giorno, la sua caparbia fedeltà. Ed
ora, arrivare all’ordinazione diaconale
e gustare l’affetto dei tanti fratelli
che camminano con te, dà rinnovato
vigore al sogno antico e lo purifica:
diventare diacono è infatti farsi servo,
sognare la propria felicità è in realtà
spendersi per quella degli altri.
E’ questa la base di ogni ministero,
la condizione per divenire prete del
domani: mettersi a servire senza
tenere nulla per sé, senza pretendere
di portarsi via niente. Come mettersi
addosso un grembiule…a cui hanno
tolto le tasche!
Don Roberto
semplicità di don Aldo che da qualche
mese vive tra noi.
Non è proprio tutto nostro però ci offre
un motivo per farci conoscere, per
far vedere chi siamo, per cercare di
meritarcelo dimostrando che quando ci
impegniamo siamo capaci di realizzare
qualche momento per stare insieme
...e lo facciamo bene! Eccoci allora qui
oggi a festeggiare una parrocchia che
con i suoi 70 anni aspira ad arrivare
TORUM P
E
A
E
ccellenza, oggi davanti a lei c’è
una comunità in festa, un cuore
che batte e partecipa gioioso non solo
alla Confermazione di questi 7 ragazzi
ma anche al 70° anniversario della
Parrocchia di Facen. Non tutti i paesani,
io credo, ricordano come sia nata e
per merito o battaglia di chi, certo è
che tutti noi abbiamo un momento
della nostra vita, un’emozione,
legata a questa Chiesa e a questa
N
CA
VEN
DA
Il saluto di Facen al Vescovo
in occasione dei 70 anni della Parrocchia
SCHOLA CANTORUM
passato simbolicamente il testimone
affinché non lascino cadere nel
dimenticatoio questo giorno di festa,
questo privilegio che Lei oggi concede
con la Sua presenza tra noi, ma siamo
attivi nella comunità, promotori e un
po’ guerrieri se serve perché a Facen
ci siano altri momenti come questo, di
festa e condivisione.
Solo continuando a difendere alcune
tradizioni dei nostri vecchi, coltivandole
A
comunità. Le nostre famiglie qui
hanno potuto festeggiare Matrimoni,
Battesimi, Comunioni e Cresime,
hanno purtroppo pianto per qualcuno
che ci ha lasciato, hanno gioito per
avvenimenti che sono diventati storia
di Facen e di questa comunità. Ecco
in una parola: tra queste mura siamo
diventati COMUNITÀ! Certo non è
facile collaborare e far gruppo e
come spesso succede ci vuole sempre
qualcuno che fa il primo passo ma una
volta trovato, Facen porta alla luce
quelle qualità sopite, quella voglia di
stupire ancora tutti insieme!
Fino a qualche anno fa avevamo
la guida e lo stimolo di un prete
tutto nostro, ora ci siamo abituati
a condividere Don Ivano con le
parrocchie vicine ben consapevoli,
tuttavia, di essere stati fino ad ora dei
privilegiati.
Abbiamo infatti Padre Adriano che
veglia su di noi, abbiamo apprezzato
la presenza di don Saijo e ora, grazie a
Lei, possiamo godere dell’esperienza e
ancora lontano perché ha ancora un
cuore che batte.
E oggi ce l’ha in questi ragazzi che si
pregiano di ricevere la S. Cresima nella
chiesa che è loro, e prima è stata dei
loro genitori e nonni!
A questi paesani giovani viene oggi
e migliorandole possiamo auspicare di
rivivere giornate come quella di oggi,
per fare questo serve l’impegno di tutti
vecchi e giovani. Questa la speranza
di tutti noi qui, riuscire a camminare
numerosi verso gli 80 ANNI della
Parrocchia!
9
Ai piè dell’Avena
A
Ai piè dell’Avena
SCHOL
8
nche il 2014 sta per terminare e
come di consuetudine ci chiedono
di scrivere qualche riga sull’attività
del coro parrocchiale da inserire sulle
pagine del bollettino parrocchiale di fine
anno. La prassi sarebbe di elencare le
varie attività effettuate durante l’anno,
elencando le trasferte effettuate dalla
nostra corale ma, tutto questo mi
sembra un po’ riduttivo, sembra cioè
la lettura di un bilancio aziendale fatto
solo di numeri e resoconti. Perciò
vorrei cercare nel limite del possibile
di dare un’immagine di quello che è
e cosa comporta far parte del coro.
Innanzi tutto prove per quasi tutto
l’arco dell’anno e, diciamolo pure,
qualche sera specialmente d’inverno
l’idea sarebbe quella di starsene al
calduccio della propria casa invece
“de ingiazarse“ su nell’orchestra
della nostra chiesa... e che dire dei
componenti provenienti da fuori
parrocchia che, si sobbarcano anche
vari kilometri. Alcuni vengono da
vicino come Foen, Lamen, Mugnai ma
qualcuno viene da Arina, si proprio da
quella frazione di Lamon; e poi non si
dica che non c’è passione.
Altra cosa da ricordare è che quasi
la totalità dei componenti del coro
sono dei dilettanti armati solo di
una grande passione, ma, poco
addentro alle note musicali e qui
Soluzione Cruciverba
P
G
A
I
bisogna dare atto al nostro direttore
che riesce a far entrare nelle nostre
teste brani che comportano discrete
difficoltà.Naturalmente complimenti
a Raffaele che dimostra capacita e
pazienza nell’insegnare, ma altrettanti
complimenti ai componenti del coro
che in qualche prova passano mezza
sera per imparare poche battute di
uno spartito, data la proverbiale mania
della perfezione del nostro direttore.
Una cosa da evidenziare è che durante
tutto l’arco dell’anno quando si
effettuano le prove mai una volta
queste sono saltate per mancanza
di componenti o per l’assenza di un
settore, magari a ranghi ridotti, ma
sempre in numero sufficiente per
effettuare la prova.
Naturalmente durante le prove non
mancano mai le battute e, se il riso
fa buon sangue, diciamo pure che i
componenti del coro allora godono
di buona salute. Così il direttore ha il
suo daffare a gestire il gruppo anche
se talvolta si lascia coinvolgere in
quei momenti di divagazioni varie.
Per concludere due parole sul nostro
organista Claudio che ci accompagna
con grande pazienza, sia nelle prove
che durante le festività ma, soprattutto
dimostra la sua capacità nel cercare di
seguire con l’organo le varie variazioni
sul tema intonate da Don Ivano
durante le varie funzioni religiose.
Schola Cantorum
di Pedavena
M
A
M
M
N
A
M
G
E
S
Ù
B
A
M
B
I
N
O
A
C
T
S
A
G
A
I
C
G
N
B
C
O
E
T
I
A
O
E
D
R
O
R
P
T
N
D
L
O
I
M
I
P
I
C
E
I
E
I
E
S
A
M
L
T
E
A
O
Auguri per il loro 50° di Matrimonio
a Bonan Mario e Donazzolo Carmela
26 Settembre 1964
26 Settembre 2014
10
Ai piè dell’Avena
Norcen
NORCEN: AIUTO
C
ome già annunciato lo scorso
anno, i tarli hanno deciso di
pranzare con il Coro della Chiesa di
Norcen. Questo pranzo ci sta costando
molto caro, corriamo il rischio che nei
prossimi anni sparisca completamente
quella pregiata opera in legno fatta
oltre 300 anni fa.
E' finito il tempo di pensare oggi
dobbiamo decidere se vogliamo che
tutto sparisca lasciando che i tarli
finiscano il loro pranzo o vogliamo
salvare quello che i vostri Padri di
Norcen vi hanno lasciato in custodia.
Durante l'assemblea pubblica che si è
tenuta qualche settimana fa la gente
di Norcen mi ha sfidato dicendo: “lei
ha paura a chiedere, chieda e vedrà
che noi di Norcen le nostre cose le
sappiamo curare”.
Oggi ho vinto la mia paura e sono qui
a chiedere alle famiglie di Norcen un
aiuto economico per salvare il coro
della nostra Chiesa.
Il costo dell'opera si aggira intorno
ai 13000 € in cassa ci sono 400 € e
un debito di 1200 €, l' US Paradis ha
messo a disposizione oltre 2000 €
per salvare il coro. Come trovare gli
altri soldi? La Fondazione Cariverona
ha risposto che al momento non può
aiutarci. E' Rimasta solo la gente di
Norcen.
Ci sono solo le vostre offerte, oppure
dei prestiti, la
gente di Facen
qualche hanno
fa per resturare
la Chiesa di S.
Pietro ha fatto
dei prestiti alla
parrocchia,
anche questa
potrebbe esser
una possibilità.
Perchè tutto
questo non
rimanga solo
un discorso, è
bene che tutti
noi abbiamo una
data dove fare i
conti e penso che questa data può
esser il 25 aprile. Durante la festa del
“giro delle Cros” vedremo se saremo
riusciti a mantenere quello che i vostri
padri ci hanno dato con tanti sacrifici.
Per informazioni e offerte contattate
don Ivano.
Don Ivano
Mantenere le tradizioni è importante,significa non dimenticare il passato,significa essere consapevoli della propria
identità,significa avere un punto di riferimento quando si guarda al futuro.
Ma soprattutto significa tenere unita una collettività. Ed è a questo scopo che la comunità di Norcen,ogni anno,nel
giorno del suo patrono,La Madonna della salute,si ritrova davanti a un piatto di trippe,di minestrone o di ciò che
offre la fornitissima cucina per passare in compagnia una serata di festa.
Colgo l’occasione di ringraziare i volontari,i cuochi,i manovali,i camerieri che permettono la perfetta riuscita della
sagra e senza i quali questa bellissima tradizione andrebbe persa.
Tommaso Tonet
Rinnovo Consigli per gli affari economici
C
on il 31 dicembre 2014 scadono tutti
i consigli per gli affari economici
di tutte le parrocchie della diocesi,
quindi anche quelli di Norcen, Facen
e Pedavena. Il Vescovo Andrich ha
invitato i parroci a rinnovarli per il primo
di gennaio, ricordando che spetta al
parroco presentare i candidati e alla
Curia nominare il consiglio.
Inoltre i parroci sono stati invitati a
evitare di bloccare le rose di candidati,
cercando, dove possibile, di non
superare più di due mandati (10 anni)
aumentando così la partecipazione dei
parrocchiani alla vita amministrativa
della Parrocchia.
Progetto “Maternità” VOICA – Togo 2014
L
e offerte raccolte durante le sante
messe della giornata del 24 giugno
2014, santo Patrono, sono state da me
portate in terra africana a sostegno
del progetto “Maternità” adiacente
al Blocco Operatorio Dispensario
St. Josephine Bakhita in Togo. Il
VOICA (Volontariato Internazionale
Canossiano) opera in numerose zone
dell’Africa e del Brasile, questo progetto
missionario si colloca nell’ottica
dell’ampliamento del servizio alla
comunità, con l’attenzione verso la
maternità e l’accompagnamento della
donna nel percorso per diventare
madre, nelle fasi prima, durante e
dopo il parto.
Il progetto è oggi ben avviato e si
conta di poter inaugurare la nuova
struttura entro il gennaio 2015. A
P
Madonna della salute
Prima di presentare le nuove candidature
voglio ringraziare tutti coloro che in
questi anni hanno prestato un prezioso
servizio alle comunità di Norcen, Facen
e Pedavena, sperando che coloro che
verranno interpellati abbiano la stessa
generosità e spirito di sacrificio.
Don Ivano
11
Ai piè dell’Avena
nome del VOICA ringrazio tutti coloro
che hanno voluto, secondo le proprie
disponibilità, aiutarmi ad aiutare chi
ha molto meno di noi, perché l’oceano
è costituito da un’immensità di gocce
e io con voi ho potuto essere una di
queste.
Giorgia Boz
“Non abbiate paura della Tenerezza”
er quanto forti possano essere
le motivazioni che ti spingono a
partire per raggiungere l’Africa, queste
si scontreranno sempre e comunque
con le paure e i desideri ai quali siamo
stati abituati fin da quando eravamo
piccoli. Non è possibile realizzare da
subito il contesto nel quale “atterri”,
perché dentro di te hai ancora molte,
forse troppe, tendenze europee. Con
il passare dei giorni, con il sorgere e
il tramontare del sole, ti abitui a quei
dolci e lenti ritmi africani, che scopri
non essere solo un modo di dire. È
come vivere senza orologio. È come
vivere davvero; senza preoccupazioni,
senza impegni per il giorno successivo,
senza pretese dalle altre persone, con
l’incertezza del pranzo o della cena pur
con la consapevolezza che se non è riso
con le verdure, è pollo con le verdure.
Al contrario, in questa terra ti senti
accettata e stimata per quello che sei,
diventi lo zimbello della popolazione,
ma chiunque per strada ti saluterà con
affetto.
La cosa che resta sicuramente più
impressa nel mio cuore è il sorriso
africano, un’arma a doppio taglio, che
ti perfora all’interno, che in un primo
momento ti stimola nel salutare, nel
prendere in braccio e nel far giocare i
bimbi, ma successivamente ti fa riflettere
e spesso ti rattrista. Ti chiede perché nel
mondo ci sia questa disuguaglianza
che non permette di avere un sistema
di cure sanitarie, di avere la possibilità
di studiare fino ai dieci anni, di avere
semplicemente del tempo per giocare.
Dell’esperienza in Africa restano tante,
troppe cose. In ogni cosa, in ogni
sguardo, in ogni situazione che vivi trovi
una motivazione alternativa rispetto
alla semplice mentalità europea. Credo
che certe emozioni non possano essere
trascritte in un foglio, perché non
arriveranno mai alle altre persone con
la stessa intensità con cui sono state
vissute, con cui hanno impregnato la
mia pelle.
Se oggi penso al Togo, mi sovviene
l’immagine di due gemelline di un
anno e mezzo, che ho incontrato
in un villaggio. A loro ho donato un
braccialetto, oltre al mio sorriso, ma
la cosa che più mi ha preso è stata la
loro madre davvero giovanissima. Il
suo sguardo di richiesta e di attesa, in
cerca di attenzioni, quelle stesse che da
piccola, che è ancora, non ha ricevuto
perché ha dovuto crescere i fratelli e poi
subito le figlie. Le sue parole “moi aussi
cadeaux” mi hanno commosso dentro,
mi hanno fatto riflettere e spesso non
mi fanno dormire. Accendono in me il
desiderio di vivere, anche in Europa,
anche in Italia, con un’unica frase
stimolante: Alcuni cercano un mondo
migliore, altri lo creano.
Penso che le nostre piccole scelte
quotidiane possano “cambiare” in
misura diversa questo mondo, questa
Terra, che seppur abbia i colori diversi,
necessita costantemente delle stesse
attenzioni d’amore.
12
Ai piè dell’Avena
Come che l’era
na olta...
Ermanno Boaretto,
durante una gara di sci a Croce d’Aune.
Fonte: Archivio Fotostorico Feltrino
Anagrafe parrocchiale 2014
PEDAVENA
Battezzati
Zanesco Elide
Cossalter Vittorino
Tranquillin Antonino
Cossalter Rita
De Martini Rina De Carli Maurizio
Luciani Achille
Perotto Vito Bortolas Giovanni
Salomone Maria Antonietta
Paoletti Franca
Polesana Gianpietro
Faoro Isaia
Budai Nives
De Bortoli Lina Sartor Argia
Polloni Graziella Zabot Giovanni
Cambruzzi Elvira(Norcen)
Tonet Maria Cristina (Norcen)
Turrin Lina (Facen)
Perotto Carlo (Facen)
De Lunardi Allison
23 marzo 2014
Venturin Erica Virginia
6 aprile 2014
Fent Maddalena
13 aprile 2014
Anesi Andrea 19 aprile 2014
Ansesi Diego
19 aprile 2014
Dalla Libera Federico
4 maggio 2014
Sampieri Agnese 11 maggio 2014
Zanvettor Lorenzo
18 maggio 2014
Bellencin Christian 18 maggio 2014
Colmanet Giovanni
24 maggio 2014
De Bacco Gemma
6 luglio 2014
Alberioli Alice 3 agosto 2014
D’Incau Margherita
17 agosto 2014
Zagarola Alice20 settembre 2014
Lusa Leonardo
28 settembre 2014
Cecchin Giulia
28 settembre 2014
De Toffoli Julian Gregory
19 ottobre 2014
Rento Mathias
7 dicembre 2014
Matrimoni celebrati in PARROCCHIA
Zanella Luca e Bordin Teresa
Zuglian Matteo e Corona Ursula
Defunti
22 marzo 2014
15 giugno 2014
20 gennaio 2014
21 gennaio 2014
7 febbraio 2014
10 febbraio 2014
22 febbraio 2014
10 aprile 2014
12 aprile 2014
14 aprile 2014
28 aprile 2014
10 maggio 2014
11 luglio 2014
6 agosto 2014
21 agosto 2014
28 agosto 2014
3 ottobre 2014
6 ottobre 2014
7 ottobre 2014
5 dicembre 2014
19 luglio 2014
17 ottobre 2014
25 ottobre 2014
16 ottobre 2014
NORCEN
Battesimi
Gambato Teresa
19 ottobre 2014
FACEN
Battesimi
De Bacco Gabriele
Bertelle Martino
Matrimoni celebrati in PARROCCHIA
11 maggio 2014
19 ottobre 2014
Ricordiamo che è sempre possibile conoscere le nostre attività in tempo reale
consultando il sito parrocchiale:
www.parrocchiapedavena.it
Per qualsiasi suggerimento o informazione riguardante il bollettino:
[email protected]
Gelisio Alessandro e De Carli Alberta
Polesana Loris e Cuccurullo Michela
1 maggio 2014
12 luglio 2014
Iscrizione Tribunale di Belluno n°1/2001
Resp.ai sensi di legge Dell’Andrea don Lorenzo
Direttore Responsabile Don Ivano Brambilla
Redazione: Barbara Susin, Chiara Viel, Orietta Bertelle,
Sonia De Bacco, Stefano Perenzin, Luca Schenal, I ragazzi di Norcen.
Grafica: Elle Esse - Pedavena (BL)
Stampa: Grafiche Trabella - Lentiai (BL)