"Le distanze tra noi e i giovani"

TRENTINO
23 gennaio 2014
prima pagina
"Le distanze tra noi e i giovani"
di Giuseppe Raspadori
Si può cominciare da dove si vuole, tanto è tutto collegato. È da più di trent’anni che inizio con
queste parole gli psico/colloqui con le persone.
Il modello delle “cose” che riguardano la vita biologica, personale, sociale, economica, politica, non
è mai un modello lineare, è sempre un intreccio. Se si indulge in una semplificazione specialistica le
soluzioni saranno sempliciotte e non dureranno più di un dì, poi verrà notte, con il suo caos, proprio
di quando il conscio si mischia con l’inconscio. Per non subire le apparenti confusioni oniriche
reagiremo con l’insonnia, ci lamenteremo, prenderemo lo “specifico”, una qualsiasi “addormentina”
in gocce o pillole, e tireremo avanti. A rischio di schiantarci.
Il modello/base delle cose è fatto a “rete”, eh eh, come nel web, come nel tecno/digitale, a cui siamo
arrivati nel duemila, a partire dalla ruota.
Il modello/ base delle cose è fatto a rete, come nel cervello le sinapsi che collegano i neuroni, come
il reticolo glutinico del pane che ci sfama da almeno cinquemila anni, oppure, chissà, come forse
anche in amore, dove con la libertà la linearità è bandita.
Oggi, poi, succede che, a contatto diretto fin dai primi mesi di vita con il mondo digitale interattivo,
l’intelligenza dei bambini ha sviluppato una capacità di simultaneità mai conosciuta prima che si
differenzia, non poco, dalla linearità sequenziale che contraddistinse i primi passi del nostro
apprendimento quaranta, cinquanta e più anni fa.
È la capacità “multitasking”, come afferma il giovane e nitido psicologo Michele Facci del Centro
di cultura Erickson di Gardolo, di connettere e svolgere contemporaneamente diverse operazioni.
Ah, a questo proposito, avete mai provato di farvi spiegare, voi sessantenni, un aggeggio digitale,
che so un cellulare smartphone, da un ragazzino di 14 anni che “smanetta” a perfezione ? Semplice,
ti dice, si fa così e poi così e ancora così. Tu guardi esterefatto la velocità dei suoi movimenti -ma
dove hai imparato ?- gli chiedi, boh, è semplice, l’ho sempre saputo, ti risponde. Tu non capisci,
non sai ripetere, e sfogli il manuale di spiegazioni “lineari sequenziali” annesso all’oggetto.
Manuali che i giovanissimi non degnano di uno sguardo.
Se i giovanissimi fossero presuntuosi e giudicanti come lo siamo noi nei loro confronti
guarderebbero irridenti le nostre difficoltà “sei disturbato mentalmente ? rivolgiti be’ ai Servizi…”.
In questo modo, come illustravo la settimana scorsa (16 gennaio), noi agiamo nei loro confronti fin
dai primissimi anni della loro scuola elementare. Creiamo una distanza pedagogica a partire da
quella che è una diversa struttura intellettiva, che si è sviluppata in noi e in loro lungo esperienze
del tutto diverse, per poi produrre supponenti giudizi, classificazioni e diagnosi.
Non dovremmo mai trasformare le distanze in trincee contrapposte, ma attrezzarci agli incontri con
più empatia. Vabbè.
In realtà volevo parlare di Renzi e Berlusconi. L'Italia l'è malada, si cantava molti decenni fa, ed ora
visibilmente è in fase terminale. Solo un miracolo può salvarla, non certo un nuovo uomo della
provvidenza...o, forse, è necessario l'uovo di Colombo dell'incontro, un incontro senza paraocchi,
che non ripete la linearità contrapposta delle ideologie, dei giudizi e dei pregiudizi. Cercare di
sintonizzarsi sugli accordi dopo decenni in cui la politica si è nutrita delle differenze: la politica è
ingrassata, l'Italia è dimagrita, e c'era ancora, ovviamente, chi avrebbe voluto perpetuare questo
gioco al massacro.
La “profonda sintonia” nasce, in questo come in mille altri casi, dall'aver semplicemente abbattuto
un muro, aver sostituito lo scontro con l'incontro possibile.
Una volta, nella prima repubblica, arrivammo, stufi delle vecchie pratiche impotenti, a fantasticare
"le divergenze parallele" delle linee politiche. Oggi simo andati oltre: si sono fatte convergere le
linee contrapposte per iniziare a tessere qualche nodo di una rete, che senza nodi, va là, non peschi
niente.