“ B U ON SE R VIZIO! ”

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NATALE 2013
Carissimi,
per la seconda volta avete voluto darmi la fiducia e confesso che qualche perplessità
nell’accettare l’ho avuta, gli anni passano, la mente non è sempre pronta e, data
l’esperienza, il pensiero delle responsabilità fa talvolta tremare le vene e i polsi, ma
ha prevalso lo spirito di servizio, e la promessa da parte del nuovo Consiglio di essere parte attiva mi ha aiutato, anche se devo confessare che l’operare sul campo
in ospedale mi manca.
Anche quest’anno ha portato tante novità, l’Assemblea di aprile aperta a tutti i
nuovi soci ha visto una numerosa partecipazione che fa ben sperare in quel progetto di vita sociale partecipata di cui ho parlato fin dai miei primi interventi.
Abbiamo dato vita al n. 0 del Bilancio Sociale che è stato la prova di come si può
lavorare in gruppo; abbiamo continuato a collaborare per costruire e portare in
porto il progetto “acasalontanidacasa” che è stato una prova di lavoro in rete con
altre associazioni (nominato come esempio nel corso del Sodalitas Stakeholder
Forum e in occasione degli Stati Generali del Volontariato); siamo riusciti a realizzare il sogno di un giornalino di AVO Milano di cui è appena uscito il n. 0; la
realizzazione più importante è l’apertura di una nostra nuova sede presso l’Istituto
Ortopedico Galeazzi, fatto che adempie al nostro fine sociale, essere di aiuto e
supporto ai malati..
Come vedete è stato un anno di inizi, non per niente si parla di “Era nuova dell’AVO”, abbiamo buttato tanti semi che cominciano a crescere, l’anno che si apre
dovrà essere di conferme e consolidamento per quanto iniziato e di costruzione
di nuovi progetti che ci sono già stati proposti.
Si è pensato anche ai volontari, a come sostenerli e incoraggiarli, preparando dei
corsi di aggiornamento che risultano aver soddisfatto le aspettative; anche i due
corsi annuali per nuovi volontari hanno portato linfa nuova e un ricambio generazionale che ha permesso l’apertura di nuovi reparti.
Tutto ciò è la prova che siamo vitali, che insieme possiamo percorrere ed aprire
tante strade e proprio in nome di questo essere “insieme” faccio a voi e alle vostre
famiglie i più affettuosi auguri.
Maria
“ BUON SERVIZIO! ”
N.1 - Gennaio-Marzo 2014
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TESSERAMENTO 2014
Entro la metà di febbraio dovremo
provvedere al pagamento della quota
sociale per l’anno 2014, stabilita in
Euro 25,00.
Vi preghiamo di rivolgervi al vostro
responsabile di ospedale.
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CORSO DI FORMAZIONE N. 111 PER NUOVI VOLONTARI
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A NIGUARDA IL 111° CORSO PER VOLONTARI AVO
Testimonianza di una corsista
Il 12 ottobre arrivavamo tutti alla spicciolata all’ingresso dell’Ospedale di Niguarda alla volta dell’ aula
che ci era stata indicata come sede del nostro corso, presso l’Unità Spinale.
Ma ci è voluto poco per capire che le persone che davvero arrivavano per il corso, dopo i colloqui e
gli accordi preliminari, erano proprio tante e dunque l’aula predisposta non sarebbe stata sufficiente.
Detto fatto, una buona parte di noi, accompagnati dai volontari ” veterani” con il loro rassicurante
camice azzurro, si è trasferita in una delle aule didattiche del blocco Dea.
Abbiamo appreso che si era reso necessario duplicare il programma degli interventi e i relatori avevano raddoppiato il loro impegno per portare la propria voce in entrambe le aule.
Sono state 5 mattinate ricche di momenti di studio, riflessione, scambio, partecipazione.
Sorprendente quanti aspetti psicologici , umani, esistenziali stanno dietro all’impegno del volontariato.
Il volontario, mi è piaciuto sentire, è innanzitutto un cittadino responsabile che contribuisce a migliorare la società in cui vive.
Laura Cerruti, volontaria di lungo corso, ha invitato a riflettere sulla Comunicazione relazionale e
l’ascolto attivo : non dare mai per scontato l’altro, ritenendo che i nostri pensieri e sentimenti valgano
necessariamente anche per lui.
Con Vittore Formenti abbiamo esplorato il campo dell’empatia nella relazione d’aiuto. Dio ci ha donato
due occhi, braccia, mani ma una sola bocca : forse per ascoltare, abbracciare, toccare più ancora
che parlare...
Stefano Marianeschi , cardiochirurgo pediatrico del Niguarda e volontario in missione per il mondo
ci ha portato una testimonianza di prima mano sulla situazione sanitaria di Paesi poveri, con particolare attenzione ai bambini cardiopatici che, in mancanza di cure adeguate, vanno incontro a problemi
gravissimi. Sullo schermo l’indicatore si spostava dall’ Africa all’ America Latina, dall’ Afganistan
all’ Uganda… e dietro ad ogni puntino luminoso immaginavamo tanti bambini salvati dalla morte e
dalla sofferenza. Con grande merito dell’ istituzione del volontariato in tutte le sue declinazioni.
Con le psicologhe Elisa Andrighi e Valentina Piroli si è parlato dell’ importante problema del Burn
Out, la sindrome da stress che può colpire chi, per professione o altro, aiuta i sofferenti ma rischia di
rimanere frustrato fino ad esaurire entusiasmo ed interesse.
Lo psicoanalista e operatore sociale Sandro Venturoli si è presentato, come un “manovale dei rapporti umani”. Ma solo dopo una ricca esposizione sul senso dell’uomo , il suo vivere di relazione, le
dimensioni spirituali, le emozioni, i dolori e la fuga dal malessere, il relatore ha puntualizzato che
tale espressione non è affatto di modestia : in realtà non c’è nulla di semplice nel ricomporre (come
un manovale) la dimensione unitaria dell’uomo.
Molto apprezzata la professionalità e l’empatia nei confronti dei corsisti di Antonio Vicentini, infermiere di Cardiochirurgia a Niguarda sull’argomento del ruolo del volontario in ospedale, su ciò che
gli compete ma soprattutto ciò che non gli compete e i rapporti con il personale ospedaliero.
Grande attenzione naturalmente da tutti noi alle testimonianze dei volontari, con il loro entusiasmo e
la gioia dell’esperienza vissuta.
Alla fine nei volti e nelle parole dei nuovi volontari si leggeva la soddisfazione di aver partecipato ad
una esperienza davvero importante, resa possibile anche dalla continua presenza e disponibilità di
tutto lo staff organizzativo, coordinatori e volontari (un grazie per i “gustosi” intervalli con caffè, bevande e tanti dolcetti…) che hanno lasciato una sensazione di un bel gruppo coeso e partecipativo.
Ave Giorgianni (nuova volontaria segreteria Niguarda)
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COMMENTI SUL CORSO N. 111 TENUTOSI A NIGUARDA DAL 12 OTT0BRE AL 23 NOVEMBRE 2013
SUDDIVISIONE PER ETà
Il corso si è svolto con la manifesta soddisfazione dei partecipanti; sarà la tabulazione del questionario di fine corso a confermare quanto espresso verbalmente
nelle brevi conversazioni durante il coffee break.
Per quanto riguarda il materiale del corso, sarà cura dei responsabili di ospedale richiedere alla segreteria le copie da consegnare a chi ne facesse richiesta. Non
ci sono stati grossi problemi nel suddividere i partecipanti in due aule diverse, anche se piuttosto lontane; si è dovuto fare la spola più volte ma anche l’organizzazione del coffee break è andata molto bene. Il secondo giorno di spostamento di tutti i partecipanti in aule contigue c’è stata qualche difficoltà perché è mancata
una segnalazione puntuale agli assenti della lezione precedente.
Le scelte degli ospedali da parte dei partecipanti sono così risultate (la procedura utilizzata è la solita che permette di decidere liberamente senza costrizioni):
SCELTA OSPEDALI
Besta CTO Don Gnocchi Niguarda Trivulzio Pini Policlinico
S.Giuseppe
San Paolo
Galeazzi
Melzo
Segreteria Dezza Sacco e Sesto TOTALE
Corso 111
1
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1
11
7
5
22
4
10
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1
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70
Corso 110
5
3
3
4
10
6
11
2
7
-
1
-
1
53
Un grazie a tutti i volontari di Niguarda che hanno offerto disponibilità sia con la presenza che con la loro collaborazione nell’organizzazione, dando una buona
immagine dell’AVO. I ringraziamenti vanno anche a Laura Cerruti che, grazie alla sua professionalità, ha completato il corso di Formenti che per motivi di tempo era risultato mutilato; grazie a tutti coloro che hanno lavorato in segreteria di via Dezza in tutte la varie fasi di preparazione del corso: telefonate, colloqui, fotocopie, prospetti,
fino ai...bustoni.
Dal prossimo corso al mio posto ci saranno nuove persone che hanno dichiarato in Consiglio di essere disponibili a seguire i corsi di base. A loro buon lavoro, certamente non potranno che migliorare quanto già esistente. A tale proposito con Laura abbiamo deciso di proporre, dopo la prima decade di gennaio, un incontro
per dare le consegne, con le persone interessate, comprese le volontarie di segreteria che si occupano dei corsi, naturalmente sarà gradita la presenza di Maria.
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LA MESSA DI NATALE PER I VOLONTARI
La nostra Associazione, per celebrare la S. Messa di Natale e promuovere lo scambio di auguri, ha dato appuntamento,
mercoledì 11 dicembre, nella bella Chiesa di San Francesco d'Assisi al Fopponino, progettata dal noto architetto Gio
Ponti e costruita in vicinanza dell'omonima antica chiesa. Adiacente ad essa è ancora visibile un ex cimitero, detto il "Fopponino", che sta a significare proprio "piccolo cimitero".
Il Celebrante, Don Serafino, nell'Omelia ci ha parlato degli Angeli, figure importanti e costantemente presenti nel mistero
della Natività del Signore.
Infatti, nel racconto della nascita, essi compaiono dall'Annunciazione a Maria al Canto di Gloria dopo la nascita di Gesù.
Don Serafino, prendendo spunto dalla sigla A.V.O. della nostra Associazione, ci ha "ufficialmente" ribattezzati "Angeli
Volontari Ospedalieri".
Considerato che, sovente, nello svolgimento del nostro volontariato, veniamo benevolmente accolti dai pazienti con il
saluto "ecco i nostri angeli", la qualifica dataci dal Celebrante parrebbe quasi una "ufficialità" del parere espresso dai pazienti.
La definizione di Don Serafino non può che lusingarci e renderci orgogliosi di appartenere a questa Associazione, facendoci meditare ed impegnare per meritare veramente tale gratificante qualificazione.
Felicita
Milano, 12 dicembre 2013
“Fopponino” è un nome che suscita una certa curiosità. Per scoprirne le origini occorre fare un salto indietro nel tempo, fino al XVI secolo.
La storia di Milano racconta che la città nel 1576 e anche nel 1630 fu colpita da una grave epidemia di peste. La necessità di fronte alla peste costrinse ad aprire
numerosi lazzaretti alle porte della città, fuori le mura spagnole che circondavano il centro abitato, dove poter curare gli ammalati isolandoli dal resto della popolazione.
Inevitabilmente accanto ai lazzaretti sorsero i cimiteri, più che altro grandi fosse comuni. I milanesi chiamavano” foppa” cioè fossa questi luoghi di sepoltura, “foppon”
o “fopponin” secondo le dimensioni. Il Fopponino di Porta Vercellina continuò a servire come cimitero anche dopo le epidemie e conservò il nome fino ai giorni nostri.
Nel 1958 alle spalle della piccola chiesa del 1630 l’architetto Giò Ponti ebbe l’incarico di edificare l’attuale moderna ed essenziale parrocchia.
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Quest’anno una solenne funzione natalizia è stata
celebrata nella chiesa di San Francesco d’Assisi al
Fopponino parrocchia della sede AVO di via
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Erano presenti la presidentessa Maria Saraceno e
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Messa cantata si è conclusa con la Preo ne de
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Al temine della funzione è stato allestito
un piccolo rinfresco per lo scambio degli auguri.
Elisabetta Scevola
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NOTIZIE DAGLI OSPEDALI
PIO ALBERGO TRIVULZIO
MERCATINO NATALIZIO
Come da tradizione anche quest’ anno durante la prima settimana di dicembre
e’ stato allestito il Mercato Benefico nei corridoi dell’ala est al Pio Albergo Trivulzio.
Vi erano molte bancarelle la maggior parte delle quali ha esposto merce prodotta dagli ospiti del Trivulzio, in particolare caldi maglioni lavorati ai ferri, presine colorate realizzate all’uncinetto, piccoli oggetti di artigianato creati negli
atelier di animazione, oltre a prodotti provenienti dall’esterno.
Il Mercatino era aperto a tutti : ospiti, familiari, amici ed il ricavato e’stato devoluto a favore degli ospiti del PAT più indigenti.
FESTA DI NATALE DEL NUCLEO ALZHEIMER
Il 13 dicembre si è svolta la Festa di Natale per gli Ospiti del Nucleo Alzheimer
Fornari del PAT.
Come ogni anno una grande festa è stata allestita al quinto piano della Palazzina Fornari: gli ospiti, durante le precedenti settimane, avevano preparato colorati addobbi natalizi, un grande albero arricchito di luci multicolori e il presepe
per rendere più accogliente il salone.
Alla festa hanno partecipato non solo i degenti del reparto , ma anche un buon
numero di parenti e amici, oltre al personale sanitario medico e paramedico,
per condividere con loro la gioia del Santo Natale.
Il pomeriggio è stato deliziato dalla splendida voce della cantante Delli Ponti
che ha trascinato i partecipanti in un coro di
canti natalizi e in danze sfrenate!
Ma non poteva certo mancare Babbo Natale
che, con il suo sacco ricolmo di doni, ha regalato a ciascun ospite uno scintillante pacchetto !
Ed infine, come da tradizione meneghina, e’
stata offerta e assai gradita una squisita fetta
di panettone e un bicchiere di spumante per
tutti!
Buon Natale a tutti gli ospiti del Nucleo Alzheimer dai suoi Volontari Avo: Simona,Cesira, Lina, Graziella, Roberto, Giusi, Mina,
Anna, Maria, Riz, Paola.
Simona Maria Civardi
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DON GNOCCHI
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(Volontaria AV
Crepax al carcere di S.Vittore
Una visita di Adriana e Maria Paola
A metà novembre riceviamo via mail un invito dalla Galleria
Nuages per una mostra delle riproduzioni di Crepax nel carcere di San Vittore con la finalità di sovvenzionare il laboratorio di sartoria del carcere.
Dopo la prenotazione on line con documenti di identità ci rechiamo in piazza Filangeri.
Per chi è di Milano è tutto un percorso anche nella memoria
e nella speranza che la città attorno al carcere, coi suoi suoni
e rumori, possa far sentire meno soli i reclusi.
Entriamo, ci registriamo, lasciamo documento ed effetti personali e a gruppi di dieci entriamo accompagnati dagli agenti.
Percorriamo corridoi spogli con tante porte e arriviamo al
punto da cui si dipartono i raggi e dove abbiamo visto in tv
tante celebrazioni di messe coi reclusi assiepati alle inferriate.
E’ già un impatto forte che ammutolisce. Saliamo per una scala
scalcinata, poiché l’esposizione è in una sezione dismessa.
Le tavole che riproducono i lavori di Crepax e sagome a grandezza naturale sono esposte nelle celle che “ ospitavano” i reclusi fino a qualche anno fa.
Niente finestre, solo inferriate, muri e soffitti scalcinati che
recano le testimonianze di una vita ristretta… Immagini
sacre, foto di nazionali di calcio, pacchetti di sigarette posti a
decorazione, donnine, disegni, scritte… e lo spazio della cella
che ognuno di noi si è trovato a valutare per sgomentarsi.
Insomma un luogo di dolore che ci ha veramente toccato e
interrogato sul senso con cui la società si pone di fronte a chi
ha sbagliato.
Le opere stridevano con l’ambiente, ma abbiamo visto molta
gente acquistare generosamente.
Infine la sorpresa di una calda accoglienza: in fondo a lungo
corridoio tavoli imbanditi con deliziosi stuizzichini preparati
dal servizio catering di S.Vittore e servito dai giovani studenti dell’Istituto alberghiero “Verpucci”.
Noi siamo potute uscire da S. Vittore, tornando a casa con
la maggiore consapevolezza di quanto sia importante prendere coscienza del tanto dolore che si può vivere e di quanto
sia necessario operare per favorire il recupero e il reinserimento di chi si è smarrito.
Adriana e Maria Paola
Ci piace segnalare la “Sartoria SanVittore” in via Terraggio, 28
e la galleria “Nuages” in via del Lauro, 10
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ISTITUTO BESTA
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SAN PAOLO - LA CENA DI NATALE
LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE
ENTRATE
LA CIURMA AFFAMATA DI BABORDO
ANCHE LA CIURMA DI TRIBORDO NON
SCHERZA
IL GAGAí
DON LUIGI ñ IL CAP PELLANO DEL SAN PAOLO
DOPO QUESTA
SERATA….TUTTI A
LOURDES!!!
DALLA PLANCIA DI COMANDO
IL PERSONALE DEL RISTORANTE CI SALUTA
CON SQUISITA CORTESIA
BUON APPETITO
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PROGRAMMA DI FORMAZIONE OSPEDALE SAN PAOLO
LE LEZIONI DI PADRE ESTERINO (NUMERO 2)
CHE SI TERRANNO PRESSO LA CAPPELLA AL PRIMO PIANO DELL’OSPEDALE SAN PAOLO,
GIOVEDÌ DALLE ORE 17 ALLE ORE 18
ASCOLTO EMPATICO E OFFRIRE SPERANzA AL MALATO
Il volontario è chiamato a offrire al malato una presenza fatta di ascolto.
Il malato ha un profondo bisogno di sentirsi ascoltato perché così le sue paure, le sue angosce, le
sue preoccupazioni diventano più sopportabili. Purtroppo oggi l’ascolto è una merce rara.
L’ascolto vero è molto difficile perché tutti tendono a parlare di sé. Ci sono tanti modi di ascoltare:
anche il curioso ascolta, anche il professore che sta interrogando ascolta, anche il vigile mentre scrive
la multa ascolta. Ma non è questo l’ascolto che va offerto al malato. Al malato va offerto un ascolto attento, empatico che è proprio di chi cerca di comprendere lo stato d’animo del paziente. Questo tipo
di ascolto richiede impegno.
L’ascolto non va confuso con il sentire che è molto diverso. Sentire è un fatto fisiologico. Basta avere
l’apparato uditivo integro ed essere svegli per sentire. Si può sentire e contemporaneamente fare altre
cose.
Ascoltare richiede concentrazione, attenzione, sospensione di ogni altra attività. L’ascolto e faticoso
perché richiede compartecipazione, non si può infatti restare indifferenti di fronte a una persona che
piange. La scuola insegna tante cose ma non ad ascoltare. Nella nostra società per fare carriera occorre sapere parlare, l’ascolto è considerato un atteggiamento passivo, persino negativo.
Un ascolto attento fa tanto bene a l malato, perché una sofferenza condivisa diventa più sopportabile.
Il volontario deve sapere offrire speranza al malato.
La speranza è come il sangue. Il sangue è vita, la speranza è vita. Si dice finché c’è vita c’è speranza
ma è giusto anche il contrario: finché c’è speranza c’è vita.
Speranza significa sapere scoprire delle opportunità di bene anche nelle situazioni più difficili, più disperate: invece di stare lì a lamentarsi per i guai che ci sono capitati rimboccarsi le maniche per trovare
una via di uscita, saper scoprire altre opportunità per realizzarsi, sentirsi utili agli altri e amare la vita.
Speranza è accendere una candela nell’oscurità invece di imprecare contro le tenebre.
Il volontario è di grande aiuto al malato perché gli restituisce un futuro
EZIONI
degno di essere vissuto, aiuta il malato a ritrovare la voglia di vivere,
LE PROSSIME LERINO
DI PADRE EST la vita
nonostante le sue menomazioni.
viaggio dentro
Il volontario di fronte a un malato che è caduto in un pozzo non si sof10-04 Il lutto: un
vita
a di un senso della
ferma a fare tanti ragionamenti sul perché si trova in quella situazione
15-05 Alla ricerc
e vissute
nz
rie
erto sulle espe
ma protende le mani e aiuta il poveretto a uscire.
19-06 Dialogo ap
in reparto
nell’arco dell’anno
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C.T.O. - CENTRO TRAMAUTOLOGICO ORTOPEDICO
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Tra gli innumerevoli incontri che il caso permette di fare a una volontaria AVO durante il
servizio in reparto ogni settimana, ve n’è uno a carattere speciale: quello in cui una degente,
osservando il camice e il distintivo, si apre ad un largo sorriso e soggiunge con fierezza:
anch’io sono stata volontaria AVO.
Se poi emerge che con la ricoverata, si è condiviso il servizio nello stesso ospedale (C.T.O.)
e nelle stesse corsie (reparto medullolesi), a solo pochi anni di distanza ma in decenni diversi l’incontro si trasforma in un’occasione preziosa di dialogo, confronto e scambio di idee
ed esperienze che è un peccato tenere per sè.
Ho chiesto quindi alla signora Palmira, ex volontaria AVO ora ricoverata al reparto ortopedia
per un intervento di protesi all’anca, se era disponibile a concedermi una breve intervista
da condividere con gli altri volontari sul nostro neo-nato giornalino di Avo Milano. Palmira
ha accettato volentieri e così la settimana successiva, in attesa della consegna dei vassoi
della cena, abbiamo trovato il tempo per chiacchierare con tranquillità.
Palmira, in quale periodo è stata volontaria dell’associazione?
Sono stata volontaria Avo per sei anni, dal 1993 al 1998.
Com’è iniziata la sua avventura? Quale motivazione l’ha spinta a scegliere il servizio ospedaliero?
Mi decisi a questo passo una volta rimasta vedova, a seguito di una lunga malattia di mio
marito. Fu colpito da un infarto da cui si riprese con molta difficoltà e con gravi impedimenti
fisici, che lo resero bisognoso di assistenza. Quando morì dopo sette anni d’invalidità, sentii
il desiderio di entrare in ospedale, in un luogo di sofferenza e fare qualcosa per gli altri.
Avevo in me anche il desiderio di verificare se mi ero comportata con mio marito nel modo
giusto nel corso degli anni della sua malattia; il volontariato ospedaliero mi sembrò la scuola
migliore per scoprirlo. E’ iniziato così.
Dove fece il corso preparatorio nel 1993?
Al Policlinico di via Francesco Sforza.
Come giudica questa fomazione, a posteriori?
La trovai adeguata, sicuramente interessante Ricordo una psicoterapeuta molto brava tra
i docenti. Certo, erano insegnamenti teorici. La pratica sarebbe stata un’altra cosa.
Come scelse l’ospedale dove prestare servizio?
In base alla vicinanza all’abitazione. Le scelte più idonee erano il Niguarda o il C.T.O.; decisi
per quest’ultimo.
La scelta del reparto fu sua?
No, fu presa dalla coordinatrice di ospedale. Insieme ad altri tirocinanti, ci smistò nei vari
reparti a seconda della necessità. Non avevo preferenze o preclusioni.
Mi descriva com’era il volontariato nel reparto negli anni 90; io ci sono entrata nel 2000.
Quanti erano i volontari allora? Quale turno svolgeva?
Eravamo un gruppo numeroso, circa una trentina (attualmente sono undici: N.d.R.). Io facevo due turni settimanali pomeridiani, dalle 17 alle 19. Il martedì facevo il turno insieme
ad un volontario di nome Gherardo (è ancora in servizio N.d.R) che mi affiancò nel tirocinio
e mi insegnò tanto. Il reparto accoglieva i malati con lesioni al midollo spinale, quindi paralizzati in forma totale o parziale. Erano quasi tutti giovani destinati a degenze prolungate,
a un periodo di due o tre mesi fino all’anno.
Come fu l’impatto?
Non facile. Erano malati spesso “respingenti” a causa della loro sofferenza e non di rado
esprimevano rifiuto verso la presenza del volontario. E’ vero che la lunga assistenza a mio
marito mi aveva reso avvezza alle problematiche degli invalidi, ma la diversità del piano relazionale era evidente: una cosa era il rapporto con il marito, un’altra il rapporto con il ricoverato estraneo sul piano della parentela. Ricordo il disagio che mi procuravano gli
atteggiamenti di rifiuto manifestati da alcuni degenti; più di una volta cercai rifugio nel corridoio deserto fuori dal reparto per piangere in solitudine. Ma oltre a questi momenti di scoraggiamento ho bellissimi ricordi legati ad altri degenti con cui avevo instaurato dei rapporti
molto positivi.
Cosa ricorda in particolare di questi?
Ricordo con molto piacere le ragazze ricoverate nel reparto. Con loro la relazione era più
semplice probabilmente scattava un rapporto di complicità femminile che rendeva loro naturale accettare la mia compagnia. Con qualche degente il rapporto continuava anche dopo
le dimissioni dal reparto, una telefonata o un incontro mantenevano viva la relazione.
In cosa consisteva principalmente il suo servizio?
Tenevo compagnia ai degenti, naturalmente. Ma era un reparto dove rendersi utili su un
piano pratico. Facevo da aiutante a Gherardo mentre faceva la barba ai giovani ricoverati.
Imboccavo i malati soli. Aiutavo nelle piccole cose pratiche che per un paralizzato sono
molto difficili se non impossibili.
Come le appariva l’Associazione? Si sentiva seguita o al contrario individuava carenze da
colmare?
Apprezzavo molto i corsi di formazione che offriva, e non ne perdevo uno. Ero consapevole
del divario esistente tra il mio desiderio di essere una buona volontaria e la difficoltà oggettive che poneva la relazione con malati così sofferenti nel morale e nel fisico, e cercavo di
impadronirmi di ogni strumento utile a migliorarmi. Anche le assemblee di reparto erano
valide sotto quel profilo, con gli altri volontari ci si scambiava suggerimenti, opinioni, idee
di miglioramento. I volontari più giovani si rivolgevano a noi volontari più maturi per avere
supporto, eravamo animati tutti dallo stesso desiderio di migliorare costantemente le nostre
capacità.
Il personale ospedaliero collaborava con i volontari?
Si collaborava, ma va osservato che nel reparto di lungodegenti gravi dove ero assegnata,
il volontario si trovava sottoposto a un maggiore controllo da parte loro. Una parola vissuta
male dal paziente veniva riferita da lui o da un familiare al personale e non era infrequente
essere ripresi dal caposala o dai medici. Ma erano tutte occasioni di riflessione e miglioramento.
La realtà ospedaliera degli anni ’90 le appare molto cambiata rispetto a quella odierna?
A ripensarci sì, erano anni difficili. Ricordo che durante il mio servizio ci fu un’ondata di scioperi del personale del C.T.O. per protesta contro la proposta di chiusura dell’ospedale avanzata dall’allora Presidente della Regione. Anche noi volontari fummo coinvolti nella protesta
che ebbe successo ed impedì la chiusura della struttura. Poi i reparti specializzati nel trattamento dei medullolesi e loro riabilitazione all’epoca erano meno numerosi ed il CTO
accoglieva degenti da tutta Italia per colmare le carenze esistenti altrove; infatti i medici del
reparto collaboravano con strutture di altri ospedali. Adesso sotto quel profilo la situazione
di questi malati ha beneficiato di notevoli miglioramenti. Ricordo infine nel reparto i primi
malati di SLA, una malattia di cui si iniziava appena a parlare negli anni ’90, quasi sconosciuta.
Palmira, adesso si trova ricoverata qui al reparto Ortopedia del C.T.O per un intervento di
protesi all’anca. Ritiene che essere stata una volontaria ospedaliera modifichi la prospettiva
verso la sofferenza e la propria malattia? Aiuta a viverla diversamente?
Non ho mai riflettuto su questo, forse mi aiuta la serenità d’animo che ho acquisito nel corso
degli anni: la vita mi ha portato in tanti sentieri diversi, ora alla mia età, - sono nata nel 1928
- non mi pongo queste domande.
Palmira, ritornando al racconto dei suoi inizi in AVO, aveva cominciato nel 1993 con il pensiero retrospettivo di “verificare” quanto il suo comportamento verso il marito malato fosse
stato adeguato. Al termine dell’esperienza di servizio ospedaliero quale risposta si è data
a questo interrogativo che custodiva?
Ne ho concluso che con mio marito mi ero comportata bene, da persona normale, responsabile. Si sono sciolti questi dubbi e questo ha contribuito alla mia attuale tranquillità
d’animo.
Palmira, la ringrazio moltissimo della disponibilità. Andrei avanti ancora a lungo ma vedo
che è arrivata la cena. Un caro saluto e auguri di pronta ripresa da tutta AVO.
Alessandra Baldis
S
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SAN GIUSEPPE
IL NATALE ALL’OSPEDALE SAN GIUSEPPE
Noi volontari dell’Ospedale San Giuseppe abbiamo festeggiato il Santo Natale
nel pomeriggio del 19 dicembre. Ci siamo recate nei vari reparti con dei grandi
cesti ben confezionati e abbiamo distribuito a tutti i degenti delle profumate e
colorate saponette.
Questi piccoli, ma significativi doni sono stati offerti da una nostra collega che
tutti gli anni si fa carico di questa lodevole iniziativa.
I malati hanno dimostrato di apprezzare molto questo inaspettato e generoso
gesto da parte dell’Associazione e hanno risposto con un sorriso e un pizzico
di buon umore in più.
Alle diciassette è stata celebrata da Don Carlo una Messa e alle diciotto abbiamo imbandito un ricco buffet, con leccornie dolci e salate preparate dalle
coordinatrici di buona volontà, per brindare e scambiare gli auguri con le
maestranze dell’ospedale.
Elisabetta Scevola
UNA DIVERTENTE E NUOVA INIzIATIVA
ALL’OSPEDALE SAN GIUSEPPE
Anche quest'anno nelle prossimità delle feste abbiamo fatto gli Auguri ai
Nostri Amici pazienti con un piccolo pensiero; ma, sorpresa tra le sorprese,
si sono proposte due studentesse universitarie, le quali camuffandosi da
Grande Puffo e da Puffetta ci hanno accompagnato nel nostro cammino. La gioia, lo
stupore e l'ammirazione dei bimbi che incontravamo nei vari angoli dell'ospedale
erano grandissimi e noi eravamo orgogliose di questo fuori programma. La sorpresa
maggiormente inaspettata è stata vedere degenti di diverse età divertirsi, sorridere,
farsi fotografare fra le braccia delle ragazze. Le infermiere di chirurgia della mano Sonia e
Anna così come la nostra coordinatrice Angela si sono lasciate abbracciare dai Puffi per siglare l'esito della meravigliosa giornata. E'stato il mio primo regalo di Natale che, come ben
sapete anche Voi care volontarie
che mi state leggendo è il più bello.
Un grazie di cuore va alle studentesse Elena e Chiara.
Enrica Bosini
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A CASA LONTANI DA CASA - Rete milanese e lombarda di Case di Accoglienza per malati e familiari
Il progetto “A casa lontani da casa” nasce per rispondere a
un bisogno: quello della ricerca di un alloggio adeguato a
costi contenuti da parte di più di 100.000 persone (malati e
parenti accompagnatori) che ogni anno giungono a Milano
e dintorni da tutta Italia, e anche dall’estero, per essere curati
in strutture sanitarie specializzate.
E’ un fenomeno definito “mobilità sanitaria”, di migliaia di
“viaggi della speranza” che comportano comprensibili disagi
per la lontananza da casa, dagli affetti e dalle proprie sicurezze, spesso con gravi difficoltà di carattere economico. Il
mondo del no profit si è fatto carico da tempo del problema,
organizzando e gestendo strutture di accoglienza che ospitano migliaia di malati.
Il progetto è stato realizzato congiuntamente da cinque Associazioni da tempo attive nel sostegno ai malati: PROMETEO, AVO, LILT, CasAmica, Associazione Marta
Nurizzo.
L’obiettivo è stato di creare una “rete” fra le numerose strutture di accoglienza presenti sul territorio, attivando strumenti che rendano agevole per il malato che giunge da
lontano, senza punti di riferimento, spesso con l’apprensione
che incute la grande
città a chi proviene
da realtà diverse, la
ricerca di una sistemazione consona alle proprie esigenze.
L’iter del progetto ha
approfondito i diversi aspetti dell’accoglienza attraverso
un questionario sottoposto agli utenti
dei principali ospedali specialistici della
città e un questionario/intervista propo-
sto ai responsabili delle strutture di accoglienza sul territorio.
Si è aperto così un dialogo che ha consentito di rilevare le
caratteristiche delle varie “case”, spesso molto diversificate,
e di creare una “rete di accoglienza”, accessibile attraverso
un sito internet dedicato e un call center attivo nelle 24 h a
disposizione degli utenti in cerca di alloggio.
I risultati della rilevazione vengono pubblicati anche in versione cartacea, in una guida messa a disposizione dei Servizi
Sociali e degli Uffici di Relazione con il Pubblico degli
Ospedali, delle ASL e di altre strutture che potrebbero diffonderne la conoscenza.
L’obiettivo è di offrire al malato e a chi lo accompagna un
“porto sicuro” cui approdare nel suo viaggio di speranza,
consentendogli di affrontare con maggior serenità il percorso di cura, sentendosi “a casa lontano da casa”.
Le strutture di accoglienza agiscono al di fuori di ogni logica
di profitto, tuttavia devono essere messe in grado di sostenere i costi vivi e poter offrire un servizio dignitoso, prezioso
per tutta la collettività. Viene pertanto richiesta, nella maggioranza dei casi, una contribuzione che varia a seconda
delle caratteristiche dell’alloggio e del servizio fornito, e che
è stata indicata come
“fascia di offerta per
persona in camera
doppia”.
Da parte delle Associazioni no profit vi è
comunque sempre la
disponibilità a vagliare
i casi di grande diffi!
coltà, segnalati dai
servizi sociali, per venire incontro alle necessità di persone doppiamente svantaggiate.
S
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L’ANGOLO DELLA POESIA
CONSIGLI DI LETTURA
Mi fa piacere segnalare un libro
che ho letto di recente e che ritengo possa essere molto utile a
chi fa volontariato e non solo.
Si intitola “Le parole sono finestre”. Il suo autore Marshall Rosemberg spiega che cos’è la CNV,
(la comunicazione non violenta),
mettendoci a disposizione uno
strumento molto semplice, ma
estremamente efficace per migliorare e rendere autentica la nostra
relazione con gli altri.
Ascoltare senza giudicare e tra-
Nonno
Aldo
durre in sentimenti e bisogni ciò
che dice l’altro è la chiave per comunicare utilizzando il potere curativo dell’empatia.
Elisabetta Scevola
«Se una delle nostre facoltà può dirsi più meravigliosa
delle altre, questa è la memoria, penso.
Nei suoi poteri, nelle sue deficienze, nella sua mutabilità
sembra esservi qualcosa di più misterioso che in ogni altra
attrattiva della nostra mente.
La memoria a volte è così tenace, così servizievole, così
obbediente, e altre volte così confusa e così debole –
e altre volte ancora così tirannica, così incontrollabile!…
Siamo certamente un miracolo da tutti i punti
di vista, ma la natura della nostra facoltà
di ricordare e di dimenticare sembra proprio
al di là di ogni comprensione.»
Mandaci i tuoi elaborati e noi li pubblicheremo! [email protected]
S
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L’ANGOLO DELLA RIFLESSIONE
Una sera ho ricevuto una telefonata da
un caro amico.
Mi ha fatto molto piacere la sua telefonata, la prima cosa
che mi ha chiesto è stata: “Come stai?” Non so perché gli ho risposto: “Mi sento molto solo”
“Vuoi che parliamo?” mi disse.
Gli ho risposto di si, e mi ha subito detto: “Vuoi che venga a casa tua?”
Io ho risposto di si. Depose la cornetta del telefono e in meno di 15 minuti stava
già bussando alla mia porta. E così io gli ho parlato per molte ore di tutto, del mio
lavoro, della mia famiglia, della mia fidanzata, dei miei dubbi e lui sempre attento
mi ascoltava.
E così si è fatto giorno, mi sentivo rilassato mentalmente, mi ha fatto bene la sua
compagnia, soprattutto il suo ascolto, mi sono sentito sostenuto e mi ha fatto vedere
i miei sbagli. Mi sentivo molto bene e quando lui si è accorto che mi sentivo meglio,
mi ha detto: “Bene, ora me ne vado, perché devo andare al lavoro” Io mi sono sorpreso e gli ho detto: “Perché non mi hai avvisato che dovevi andare al lavoro?
Guarda che ora è, non hai dormito niente, ti ho tolto tutto il tempo questa notte”
Lui ha sorriso e mi disse: “Non c’è problema, per questo ci sono gli amici!” Mi sono
sentito molto felice e orgoglioso di avere un amico così.
L’ho accompagnato alla porta di casa e mentre lui camminava verso l’auto gli ho
gridato da lontano: “Ora è tutto a posto, ma perché mi hai telefonato ieri
sera così tardi?” Lui ritornò verso di me e mi disse a voce bassa che desiderava darmi una notizia, ed io gli ho chiesto: “Cos’è successo?” Mi rispose: “Sono andato dal dottore che mi ha detto che sono molto
malato” Io rimasi muto …. ma lui mi sorrise e mi disse: “ Ne riparleremo, ti auguro una bella giornata”
Questa è la prima parte di una delle tante “parabole” che girano
sui social network e naturalmente è seguita dal racconto delle sensazioni, delle riflessioni, delle conclusioni del protagonista.
Ma noi scegliamo di finirla qui, lasciando a ciascun
lettore la propria personale conclusione del racconto.
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