S. Eustorgio - parrocchia Ognissanti Milano

Scheda 11
GRUPPOPRIMAMEDIA
LA BASILICA
DEI SANTI MAGI E DELLA
TESTIMONIANZA CRISTIANA
Di origine antichissima, la chiesa di Sant’Eustorgio riveste un’importanza unica per il valore storico
artistico e per il ruolo che ha avuto
nella storia della città
Alla figura di Eustorgio, 9° Vescovo di Milano vissuto nel IV secolo (fu anche governatore di Milano. Fu eletto Vescovo nel 344), è
legato il leggendario e rocambolesco arrivo in città delle reliquie dei
re Magi, che Eustorgio ha portato
da Costantinopoli a Milano.
Poi il Barbarossa nel 1164 trafugò le celebri e preziose reliquie
dei re Magi per portarle a Colonia in Germania (da Colonia alcuni frammenti
delle ossa e degli abiti furono restituiti alla Basilica nel 1903, sono ora conservati in una preziosa urna posta sopra l’altare dei Magi).
La secolare processione dei pellegrini alle reliquie dei re Magi è tuttora un
momento importante della vita religiosa della città, che si rinnova ogni anno per
l’Epifania con un corteo dal Duomo alla basilica.
ALL’ESTERNO DELLA CHIESA
Il fonte battesimale e i primi Vescovi della Chiesa di Milano.
Fuori dalla Basilica, a sinistra, si trova un edificio color rosa sulla cui facciata è apposta una lapide, che attesta la presenza del primo fonte battesimale di
Milano, costruito nei tempi apostolici, restaurato e benedetto dal Card. Federico
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Borromeo il 28 ottobre 1623. Tale luogo viene fatto coincidere con l’area tuttora
attigua alla basilica.
Questa sede fu scelta perché scorrendo proprio lì un corso d’acqua, la Vettabbia, l’evangelizzatore di Milano la utilizzò per fondare il primo fonte battesimale; inoltre, esso era situato in prossimità di un cimitero pagano già esistente.
Una tradizione afferma che il primo Vescovo della Chiesa di Milano fosse S.
Anatalone, al quale successe S. Caio. Per essere in piena comunione con Roma
si racconta che volle recarsi proprio nella città degli Apostoli Pietro e Paolo e da
lì ritornare a Milano per confortare e confermare nella fede la nascente comunità
cristiana che, si dice, si ritrovasse proprio nell’area di Porta Ticinese per celebrare i divini Misteri.
San Barnaba
Secondo un’antichissima tradizione. i primi cristiani di Milano furono battezzati a quel fonte da San Barnaba, uomo di fiducia degli apostoli e compagno
di San Paolo nel primo dei suoi viaggi tra i pagani. Barnaba sarebbe così entrato
in Milano da Porta Ticinese, quartiere nel quale è situata la Basilica di S. Eustorgio. Il Vescovo che entra in Milano per prendere possesso della sua diocesi
lo fa da qui, da Porta Ticinese. E la sosta in Sant’Eustorgio è di rito.
L’ingresso in Diocesi dei nuovi Vescovi
La storia e la tradizione testimoniano ulteriormente l’importanza di questa
chiesa per la città di Milano: ogni nuovo Vescovo, infatti, parte in processione
da Sant’Eustorgio per arrivare al Duomo ad imitazione dell’entrata di Gesù in Gerusalemme. Questa chiesa ci ricorda il legame con la Chiesa delle origini, la Chiesa degli Atti degli Apostoli, che continua ad essere modello del nostro esistere.
LA NECROPOLI PALEOCRISTIANA
Al di sotto del pavimento della Basilica, è situato un cimitero pre-cristiano e
paleocristiano, cioè con tombe cristiane e pagane, che Sant’Ambrogio, patrono
di Milano, chiamò “cimitero dei martiri”, perché vi trovarono sepoltura anche le
ultime vittime delle persecuzioni precedenti l’editto di Costantino del 313.
Il nucleo più antico è inquadrabile tra III e IV secolo e riguarda l’originario
sepolcreto a cielo aperto. Già in relazione con l’aula di culto cristiana sono le
sepolture successive. Nei primi secoli i cristiani si riunivano dove potevano,
spesso nei cimiteri, per celebrare il culto.
L’orante di Sant’Eustorgio
Il frammento conserva un graffito raffigurante un uomo con le braccia allargate
in atteggiamento di preghiera, con le braccia alzate. È la più antica posizione di
preghiera dei cristiani, quella che esprimeva meglio il movimento dell’anima e il
suo desiderio di Dio. Dal vestito potrebbe essere un soldato o un funzionario
della burocrazia imperiale.
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La raccolta epigrafica
Ci sono molte iscrizioni (epigrafi) funerarie.
I testi delle iscrizioni testimoniano della composizione della società milanese di allora segnalando
la presenza di orientali e di militari.
Il “cristogramma” con a e w invertite
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Un’ancora coricata
LA CAPPELLA
PORTINARI
Cappelle dei Santi Paolo
e Francesco (Solariane)
La tela di Cristoforo
Bossi rappresenta S. Pietro Martire mentre scrive
con il suo sangue la parola
“Credo”, mentre Carino
da Balsamo lo colpisce
con il “falcastro”; a destra,
il secondo sicario, Albertino Porro, si arresta spaventato, e, dalla parte opposta,
frate Domenico, impaurito, osserva la scena.
Il XIII secolo: l’arrivo dell’ordine domenicano - S. Pietro martire
Nell’autunno del 1219 Sant’Eustorgio passò sorto la tutela dei Domenicani. Il priore della chiesa, Pietro da Verona, ebbe un ruolo di particolare rilievo:
predicatore domenicano formidabile per la dottrina e lo zelo.
Nato a Verona, incontrò a Bologna i frati domenicani e affascinato dal loro
stile di vita, chiese di essere anch’egli ammesso nella comunità. Fu trasferito qui
a Milano; fu nominato inquisitore di Milano e Como e in un viaggio tra le due
città fu assassinato il 6 aprile 1252 in un agguato tesogli dai sicari di alcuni eretici presso l’attuale cittadina di Seveso. Prima di morire Pietro da Verona intinse
un dito nel suo sangue e con quell’inchiostro, che era anche vita che fuggiva,
scrisse la parola: “Credo”.
Il frate fu canonizzato in meno di un anno e le sue spoglie, divennero oggetto
di venerazione. In memoria di questo “martire della verità” fu edificata questa
splendida cappella per contenervi le reliquie, cappella ora denominata “Portinari”. Nella lotta all’eresia la vera arma di Pietro da Verona era la Parola di Dio
illuminata dallo Spirito Santo.
Gli uccisori, toccati dalla fama di santità di Pietro da Verona, si pentirono e
anch’essi chiesero di entrare a far parte dell’ordine domenicano.
Anche nella piazza antistante la nostra basilica si pigiava una folla incontenibile per ascoltare Pietro da Verona che predicava da un pulpito ora ricostruito
sulla facciata della chiesa; le sue spoglie sono conservate nell’arca marmorea
posta al centro della Cappella Portinari.
I tre grandi Santi domenicani
Tre sono i grandi santi domenicani che qui hanno pregato, predicato e operato: San Domenico, San Pietro Martire e San Tommaso. Ognuno di loro ha lasciato un suo esempio per noi oggi: un’eredità di santità.
1. Il dono di Domenico è quello dell’evangelizzazione. Per lui il convento è
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un punto dal quale irradiarsi, un trampolino di lancio dal quale si staccano per
diventare evangelizzatori in tutto il mondo. Per questo Domenico porterà i conventi dentro la città, nel cuore del mondo che vuole cambiare.
2. Pietro da Verona è il secondo grande santo domenicano che è stato di casa
qui, primo martire del suo ordine. Il dono di Pietro alla nostra comunità è quello
della testimonianza.
3. Tommaso d’Aquino, ha scritto qui alcune pagine della sua “Summa theologica”, che fanno di lui un grandissimo teologo. Un giorno però, appena terminato di celebrare la Messa, Tommaso annunciò la sua decisione di smettere di
scrivere. Aveva scritto fino a quel momento più di mille pagine all’anno. A chi
lo supplicava di tornare sulla sua decisione, rispose: “Non posso. È paglia... Tutto quello che ho scritto è soltanto paglia”. In un altro episodio della vita, quando
ebbe terminato il suo trattato sull’Eucarestia, Tommaso si recò in un’ora notturna a deporlo ai piedi del Crocefisso, che gli parlò: “Hai scritto bene di me,
Tommaso. Che cosa vuoi in cambio?” “Nulla – rispose Tommaso – all’infuori di
te, Signore!”. Si può supporre che nel suo cammino di avvicinamento a Dio e al
suo mistero, fosse arrivato a un punto di non ritorno, dove risorse e capacità umane non servivano più, anzi diventavano un appesantimento e un ingombro e
dovevano essere deposte per consentirgli di raggiungere la meta. In vista di Dio,
non rimane a Tommaso altro che il silenzio, l’ascolto, l’adorazione.
Ecco, adesso sappiamo dove siamo e con chi siamo: i Santi che hanno fatto e
continuano a fare la storia della Chiesa di Milano. Una volta, tanti anni fa, il
Card. Montini, allora Arcivescovo di Milano, disse: “Tutto qui parla, anche
quando questa basilica è vuota. Questa basilica è piena di voci”.
La cappella Portinari
La serie delle cappelle si conclude con il gioiello di Sant’Eustorgio: la Cappella Portinari.
Nelle lunette (sotto la cupola): storia della Madonna, e di S. Pietro martire
Nell’abside della cappella, l’arca contenente il corpo di s. Pietro Martire. L’arca è in marmo di Carrara, sorretta da otto pilastrini in marmo rosso di Verona. Sul sarcofago sono scolpiti otto rilievi con le storie di S.
Pietro Martire. Le scene sono intervallate da otto statuine. Al di sopra di
esse, in corrispondenza della base del coperchio a tronco di piramide, si
elevano otto sculture simboleggianti i cori angelici. Sugli spioventi dello
stesso, sono scolpite varie figure. Al di sopra del coperchio, è posto un finimento, a forma di tabernacolo cuspidato, entro il quale sono scolpite le
statue a tutto tondo di Maria, S. Domenico e S. Pietro Martire; sulla cimasa si trova il Salvatore con due serafini.
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SOTTO L’ABSIDE DELLA BASILICA
Il Vescovo Eustorgio…
Eustorgio viene ricordato come anticipatore del grande Vescovo Ambrogio,
il quale ricorda Eustorgio come “testimone esemplare” della fede. Ad Eustorgio
fu dedicata la basilichetta cimiteriale del VI secolo tuttora visitabile in alcune
sue strutture nella zona absidale dell’attuale complesso.
… e i 4 Santi Vescovi
Sant’Eustorgio è stato il primo di quattro Santi Vescovi di cui si custodiscono i resti in basilica. Quelli di Eustorgio sono conservati in un’urna sotto l’altare
maggiore, assieme a quelli di S. Onorato e S. Magno che vissero nel VI secolo,
in un’ora drammatica per Milano, a seguito della calata dei Longobardi di re Alboino. La basilica si trova nella posizione privilegiata lungo la strada verso la
capitale longobarda Pavia.
Il quarto Santo Vescovo è Eugenio, al quale i milanesi sarebbero debitori
della loro stessa identità religiosa. Sarebbe stato infatti Eugenio a ottenere dal
Papa nel 774 che il rito ambrosiano, minacciato di essere soppresso, rimanesse
nei secoli, salvando così quella diversità e quella autonomia nei confronti di
Roma, che sarebbero diventate simbolo di fierezza e di capacità creativa della
nostra città. Nel primo altare di sinistra è conservata un’urna che contiene il corpo di S. Eugenio.
LE RELIQUIE DEI MAGI
Questa tradizione ci unisce alle origini della Chiesa e ci riporta addirittura ai
Vangeli dell’infanzia di Gesù.
Se, arrivando qui, avete dato un’occhiata al campanile della basilica, avrete
notato una “stranezza”. Sulla sua cima non c’è una croce, ma una stella a otto
punte: la stella dei Magi, per indicare la presenza delle loro reliquie, oggetto da
sempre della devozione dei fedeli.
La leggenda vuole che i Magi siano
morti a Gerusalemme, dove erano tornati, dopo la crocefissione di Gesù, per
testimoniare la fede di cui si erano fatti
annunciatori nei loro paesi.
La tradizione sostiene che le loro
spoglie siano state trovate dalla regina
Elena, madre di Costante, capo dell’Impero Romano d’Oriente, e trasferite nella chiesa di S. Sofia a Costantinopoli. Costante le donò a Eustorgio
quando questi, eletto Vescovo, si recò
da lui per rimettere nelle sue mani il
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mandato di governatore di Milano da lui ricevuto. Eustorgio le trasportò, assieme al pesante sarcofago nel quale erano state riposte, usando un carro trainato da
buoi. Dopo un lungo e avventuroso viaggio di ritorno, giunse proprio qui, all’ingresso nella città da Porta Ticinese, dove il carro sprofondò nel fango e non fu
possibile rimuoverlo. L’incidente fu interpretato da Eustorgio come un segno
divino, e per questo fece erigere la prima basilica nella
quale custodire le reliquie dei
Magi.
La devozione dei Magi ripropone il cammino di ogni
credente: quando giungi a
piegare il ginocchio davanti a
Gesù, alla Parola diventata
carne, puoi porgere il cuore
al tuo Salvatore. Uno scrigno
che non contiene oro, incenso
o mirra, ma soltanto quell’unica povera ricchezza che
è il tuo peccato. E da quel
momento non puoi fare a meno di essere, a tua volta, annunciatore e testimone.
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LA CATECHESI
I Magi ci richiamano ai misteri dell’incarnazione e del Natale del Signore
Gesù. Prepararsi alla Cresima significa anche meditare e fare nostri questi momenti. Gesù viene a noi: in che modo? L’angelo appare ad una ragazza di nome
Maria: il suo sì, vigile e pronto, diviene modello delle nostre risposte alle chiamate di Dio.
Da Maria impariamo a meditare la parola del Signore nel nostro cuore per
comprendere in ogni situazione della vita il progetto che Dio ha su di noi. Come
Maria, anche noi ci facciamo attenti alla presenza dello Spirito per collaborare
con la sua azione, vincere i dubbi e le paure, essere disponibili a compiere la
Parola del Signore. La Vergine Maria è benedetta fra le donne perché, resa piena
di grazia, ha creduto alla parola del Signore ed è diventata la Madre di Dio.
La nascita di Gesù porta nel mondo la luce che sconfigge le tenebre del peccato. Una luce, la stella, guida i santi Magi alla grotta di Betlemme, a testimonianza del fatto che a tutti gli uomini dell’universo è rivolto l’invito di farsi illuminare dalla luce e dalla presenza di Cristo.
Io sono la luce del mondo. Chi non accoglie Gesù rimane nelle tenebre. Chi
crede in Lui e lo segue, toglie le tenebre dal proprio cuore e diventa figlio di
Dio. «Io sono la luce del mondo: chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma
avrà la luce della vita». (Gv 8,12). Cosa possiamo fare perché tutti conoscano e
accolgano Gesù come luce della loro vita? Lo Spirito Santo apre il nostro cuore
perché accogliamo l’annuncio di Gesù e lo riconosciamo come nostro Salvatore.
Io sono la vita. Gesù è vivo, presente nella nostra vita. Con il dono dello
Spirito, possiamo vivere come Lui, scegliere come ha scelto Lui, amare come ha
amato Lui e sconfiggere la morte. Durante tutto l’anno, di domenica in domenica, i cristiani nell’Eucaristia ascoltano il Vangelo di Gesù, celebrano gli avvenimenti della sua vita, fanno memoria della sua morte e della sua risurrezione,
per accogliere il dono della sua salvezza.
L’incontro con il Signore Gesù ci fa uomini nuovi, grazie al dono del suo
Spirito, della sua presenza che ci fa forti fino al martirio (cfr. la vicenda di S.
Pietro Martire).
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