Giallo milanese

Giallo milanese
Io sono nato con due caratteristiche che prescindono dai miei tratti somatici. La prima : ho la
capacità, un po’ diabolica, lo ammetto, di far cadere per terra oggetti e persone, quando voglio,
devo solo concentrarmi e guardare fisso il mio obiettivo. Me ne sono accorto da poco tempo, circa
un paio d’anni, prima pensavo a semplici coincidenze. E’ accaduto mentre guardavo intensamente
un quadro nel salotto di casa mia, una crosta che non mi era mai piaciuta, una veduta di Venezia
con una gondola, orribile. Mia mamma la adorava, era un ricordo del suo viaggio di nozze. La
guardavo e poi pensai “Ma perché non cadi?” e cadde, bum per terra, un buco nella parete dove il
chiodo aveva ceduto. Perché aveva ceduto dopo almeno venticinque anni? Mi venne il sospetto.
Allora andai alla finestra, stava passando diversa gente in quel momento e mi concentrai su una
signora che conoscevo e mi era proprio antipatica, una cicciona che stava andando ad aprire il suo
negozio di alimentari. Sentii una fitta alla testa, e il mio sguardo si fissò intenso sul sederone della
donna che, patapumfete, si ritrovò distesa sul selciato. Dopo un po’, un sacco di gente intorno a lei,
ma, da quello che seppi in seguito, nessuna frattura. Io non sono cattivo, non voglio fare del male a
nessuno, ragion per cui mi spaventai di questo potere. Dovevo conoscerlo meglio e dominarlo.
Riprovai, ma non con una persona perché, ripeto, non sono cattivo. La terza prova quindi la feci con
un vaso di gerani su un davanzale dirimpetto alla mia finestra, ben attento che in quel momento
nessuno transitasse di sotto. Solita fitta in testa e poi, patatrac, vaso a terra. Allora ne fui sicuro,
potevo far cadere gli oggetti. In seguito, con prove successive, accertai che il mio potere aveva un
raggio d’azione di circa cinquanta metri, oltre non andava, e venni anche a sapere che il fenomeno
aveva un nome : telecinesi. Ebbi modo di sfruttare le mie capacità di telecinesi per fare alcuni
scherzi ai miei amici, piccole cose per niente pericolose. Come quella volta che , in gita a Venezia
con Ornella, la mia ragazza del momento, che esibiva orgogliosamente un cappellino di paglia,
mentre eravamo affacciati su un ponte, glielo feci cadere in acqua. Ma poi lei cominciò a piangere
come una fontana e io mi pentii. Ovviamente, di questa mia capacità non ho mai parlato con
nessuno. Chissà, in futuro potrebbe venirmi utile per cose più serie.
La mia seconda caratteristica, molto più importante, è che so scrivere bene. Hanno cominciato
a dirmelo dalle elementari in poi “Come scrivi bene, devi diventare uno scrittore”. Già, diventare
uno scrittore, il sogno della mia vita ma finora scarsi risultati, collaborazioni al giornale della
scuola, poi a quello del quartiere, scritti inviati ai più vari concorsi, quelli gratuiti, gli altri non me li
posso permettere. So benissimo che potrei pubblicare ma le case editrici chiedono una
partecipazione, il che vuol dire soldi da pagare, soldi che non ho. Mio padre è un operaio edile, in
altre parole un muratore, e fa una fatica boia a mantenermi all’università, facoltà di filosofia. Io
collaboro scrivendo tesi di laurea in italiano per ricchi studenti ignoranti, ma è poco. Voglio il mio
nome pubblicato e non voglio pagare per questo, perché io so di essere bravo. Immodestia? No,
semplice autocoscienza di valere. C’è un concorso gratuito intitolato ‘Giallo milanese’, proprio
simpatico. Ho inviato lavori miei per tre anni di seguito , dal 2011 al 2013 compresi, mi hanno
pubblicato sul loro sito ma poi mi hanno scartato, mai entrato nella rosa dei 16 che sono finiti su un
libro, un libro vero, il mio sogno. Ma niente! Sono giovane, ho tanto tempo davanti a me ma mi
sento anche dentro un’urgenza che mi rende nervoso. Non mi consola il pensiero che molti altri
hanno faticato non poco prima di vedersi riconosciuti. Per esempio, Tomasi di Lampedusa : il suo
‘Gattopardo’ fu rifiutato da due grosse case editrici prima di venir pubblicato, ma intanto lui era
morto. Bella soddisfazione!e i diritto d’autore agli eredi! Eh, no, io voglio qualcosa prima di morire,
molto prima. L’anno scorso ho deciso di partecipare alla yellow league di ‘Giallo milanese’, aperta
a tutti, una specie di selezione popolare tra i 16 finalisti per trovare il vincitore. I racconti li avevo
letti tutti naturalmente, alcuni li avevo trovati carini, altri proprio banali, il mio era meglio. L’ultima
sera, alla Feltrinelli di via Manzoni, ci sono andato proprio arrabbiato e sapevo che mi sarei
permesso di usufruire del mio potere, dovevo sfogarmi in qualche modo. Quelli della redazione no,
non potevo, tutte belle facce, sorridenti, simpatiche. No nemmeno per la vincitrice, una bella
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ragazza bruna dall’aspetto timido e aggraziato. Poi il mio sguardo si è indirizzato sulla vecchia, una
degli eletti. Che ci stava a fare quel rudere tra tutti gli altri , tutti giovani, tutti che potevano trovare
da quell’esperienza un trampolino di lancio, ma quella lì che c’entrava, voleva diventare scrittrice a
74 anni? ma andasse a quel paese! E intanto si era presa uno dei 16 posti, magari il mio. Quel suo
cognome doppio, forse di nobile stirpe, guarda te, questa vecchia! Ma sta a casa tua a guardare la
TV! Il suo racconto poi! piccioni assassini, figurarsi! Allora decisi, sarebbe stata lei il mio
obiettivo. La lasciai gustare lo spumantino che la casa editrice offriva e poi, all’uscita dalla libreria,
le scoccai il mio sguardo magico e dopo un attimo la vecchia era lunga distesa sul pavimento. Uno
spettacolo! Tutti intorno preoccupati, lei impegnata a fare la Duse padrona della scena. Quando
arrivò l’ambulanza, io me ne andai, soddisfatto. In seguito venni a sapere che si era fratturata
l’omero, cavolo, ero andato troppo oltre, ma ormai era fatta.
Ho partecipato a ‘Giallo milanese’ anche quest’anno ma non mi faccio più illusioni. Se non
sarò tra gli eletti, come prevedo, interverrò alla serata finale e farò qualcosa anche quest’anno ma
sarò più cattivo, altro che frattura dell’omero!
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