Alessandro Pertini nacque a Stella in provincia di Savona il 25

ALESSANDRO PERTINI: PARTIGIANO E PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA ITALIANA
Alessandro Pertini nacque a Stella in provincia di Savona il 25 settembre 1896 da
famiglia benestante (il padre Alberto era proprietario terriero). Quattro i suoi
fratelli: Luigi, il primogenito, divenne pittore; Marion sposò un diplomatico
italiano; Giuseppe fu ufficiale di carriera, mentre Eugenio sarebbe tragicamente
scomparso giovanissimo nel carcere di concentramento di Flossenbürg il 25 aprile
1945.
Legatissimo alla madre, Maria Muzio, Pertini compì i suoi studi presso il collegio
dei salesiani "Don Bosco" di Varazze, quindi al Liceo "Chiabrera" di Savona. Qui
ebbe come professore di filosofia Adelchi Baratono, socialista riformista e collaboratore di Critica Sociale di
Filippo Turati, che certo contribuì ad avvicinarlo al socialismo e agli ambienti del movimento operaio ligure.
Iscrittosi all'Università di Genova, Pertini si laureò in giurisprudenza.
LA GRANDE GUERRA e L'INIZIO DELLA MILITANZA POLITICA
Nel 1917, il giovane Pertini venne richiamato come sottotenente di complemento e inviato sul fronte
dell'Isonzo e sulla Bainsizza. Sebbene segnalato alle autorità militari come simpatizzante socialista e
neutralista, il giovane tenente Pertini si distinse per una serie di atti di eroismo e venne proposto per la
medaglia d'argento al valore militare per aver guidato, nell'agosto 1917 un assalto al monte Jelenik.
Nel 1918 Sandro Pertini iniziò la propria militanza nelle fila del PSI.
In questi anni si trasferì a Firenze, ospite del fratello Luigi, si iscrisse all'Istituto "Cesare Alfieri"
conseguendo la Laurea in Scienze Politiche nel 1924 con una tesi dal titolo "La Cooperazione". A Firenze,
Pertini entrò in contatto con gli ambienti dell'interventismo democratico e socialista vicini a Gaetano
Salvemini, ai fratelli Rosselli e a Ernesto Rossi.
In questo periodo aderì al movimento di opposizione al fascismo "Italia Libera".
Trovatosi subito in conflitto irriducibile con il fascismo, che proprio nell'ottobre del 1922 era salito al potere
con la marcia su Roma, il giovane avvocato Pertini divenne ben presto il bersaglio di ripetute violenze
squadriste. Nel 1924, dopo il barbaro assassinio di Giacomo Matteotti da parte dei fascisti, entro' nel PSU.
L'ANTIFASCISMO
All'indomani del delitto Matteotti, Pertini iniziò un'intensa attività di lotta contro il fascismo. Il suo studio
di avvocato a Savona venne più volte distrutto, egli stesso fu bastonato in più occasioni dagli squadristi.
Il 22 maggio 1925, Pertini venne arrestato a Stella per aver distribuito il foglio clandestino Sotto il barbaro
dominio fascista. Negli articoli pubblicati in quell'opuscolo e rivendicati da Pertini come propri venivano
posti in rilevo le responsabilità della monarchia verso il perdurare del regime fascista e delle sue illegalità e
violenze.
Inoltre, si esprimeva sfiducia nell'operato del Senato del Regno, composto in maggioranza da filofascisti,
chiamato a giudicare in Alta Corte di Giustizia le eventuale complicità del generale Emilio De Bono nel
delitto Matteotti.
Accusato di "istigazione all'odio tra le classi sociali" (art. 120 del Codice Zanardelli), oltre che dei reati di
stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa della irresponsabilità del re per gli atti di governo,
Pertini, sia nell'interrogatorio dopo l'arresto sia di fronte al procuratore del re, sia durante l'udienza
pubblica davanti al Tribunale di Savona, rivendicò il proprio operato assumendosi ogni responsabilità e si
disse disposto, qualunque fosse la condanna inflittagli, a proseguire nella lotta antifascista e per il socialismo
e la libertà.
Il 3 giugno di quello stesso anno fu condannato a otto mesi di detenzione e al pagamento di una ammenda
per i reati di stampa clandestina, oltraggio al Senato e lesa prerogativa regia ma fu invece assolto per
l'accusa di istigazione all'odio di classe.
Liberato dopo il vittorioso appello del suo difensore, G.B. Pera, Pertini proseguì nella sua lotta.
Il 9 giugno 1925, alla vigilia dell'anniversario del delitto Matteotti, con l'aiuto di alcuni operai, Pertini riuscì
ad appendere sotto la lapide che alla fortezza di Savona ricordava la progionia di Giuseppe Mazzini una
corona con un nastro rosso e la scritta "Gloria a Giacomo Matteotti".
Le violenze e le bastonature fasciste proseguirono con maggiore violenza. La più grave, nell'estate del 1926,
lo costrinse al ricovero all'ospedale.
Nel novembre 1926, dopo il fallito attentato a Mussolini di Zamboni, Pertini, come molti altri antifascisti in
tutta Italia, fu oggetto di nuove violenze da parte dei fascisti e fu quindi costretto ad abbandonare Savona e
a rifiugiarsi a Milano. Il 4
dicembre 1926, con la proclamazione delle leggi eccezionali antifasciste, Pertini venne assegnato al confino
per la durata di cinque anni (il massimo previsto dalla legge).
LA FUGA DI TURATI E L’ESILIO IN FRANCIA
Ormai in clandestinità, rifugiatosi presso l'abitazione milanese di Carlo Rosselli, Pertini ebbe modo di
conoscere di persona il "maestro" del socialismo riformista Filippo Turati.
Pertini fu tra gli organizzatori del clamoroso espatrio del leader del socialismo riformista italiano, deciso
per sottrarre il leader socialista alle mani dei fascisti.
All'ultimo momento, anche in considerazione dell'avvenuta assegnazione al confino, Pertini venne prescelto
come accompagnatore di Turati verso l'esilio francese. Per prima cosa, fu deciso di dirigersi verso Savona.
Dall'8 all'11 dicembre, Pertini e Turati trovarono rifugio in casa di Italo Oxilia a Quigliano. Nella notte tra
l'11 e il 12 dicembre, accompagnati da Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e Adriano Olivetti, nonché da
Boyancé, Oxilia, Da Bove e dal meccanico Amelio, Turati e Pertini si imbarcarono da uno dei moli di
Savona su un motoscafo guidato da Oxilia e Da Bove. Dopo una tempestosa navigazione, raggiunsero, la
mattina del 12, la città di Calvi, in Corsica. Mentre gli altri ripartivano per l'Italia nel pomeriggio del
giorno successivo, Pertini e Turati rimasero, come stabilito, in Francia.
In una pagina piena di commozione, Pertini rievocherà l'amarezza del distacco di Filippo Turati,
consapevole che mai più sarebbe tornato in Italia, dal suo paese.
Il mattino del 14 dicembre, Parri e Rosselli, scoperti dalla polizia mentre attraccavano con il motoscafo a
Marina di Carrara, vennero subito collegati al clamoroso espatrio di Turati. La vicenda si concluse con il
famoso Processo di Savona, che si concluse il 14 settembre 1927 con la condanna a 10 mesi di reclusione per
Ferruccio Parri, Carlo Rosselli, Da Bove e Boyancé, nonché di Turati e Pertini, in contumacia. Anche Oxilia,
in quanto capo della spedizione, subì una dura condanna.
Il processo di Savona fu anche una delle ultime manifestazioni collettive contro il fascismo.
In esilio, Pertini strinse contatti con gli altri antifascisti italiani e partecipò al Congresso della Lega dei
diritti dell'uomo tenutosi a Marsiglia. Trasferitosi a Parigi e poi a Nizza, fece diversi lavori per
sopravvivere: dal lavatore di taxi al manovale, al muratore, dal peintre en bâtiment alla comparsa
cinematografica. Nel 1928, con il denaro ricavato dalla vendita di una masseria ereditata in Liguria, Pertini,
sotto il nome falso di Jean Gauvin, impiantò una trasmittente radio a Eze, vicino a Nizza, per svolgere
propaganda contro il fascismo. Scoperto, fu processato e condannato dal Tribunale di Nizza ad un mese di
reclusione (sospeso per la condizionale) e al pagamento di una ammenda.
Fin dal primo momento del suo soggiorno francese, Pertini si dimostrò insofferente alla vita dell'esule. Il suo
carattere gli imponeva di rientrare quanto prima in Italia e a partire dai primi mesi del 1929 cominciò a
predisporre un piano per rientrare in patria.
IL RIENTRO IN ITALIA E IL CARCERE
Il 26 marzo 1929, utilizzando un passaporto falso intestato al cittadino svizzero Luigi Roncaglia, Pertini
riuscì finalmente a rientrare in Italia. Qui riprese contatti con la rete clandestina di antifascisti.
Riconosciuto, venne arrestato a Pisa il 14 aprile 1929. Deferito al Tribunale Speciale, Pertini venne
condannato il 30 novembre del 1929 a 10 anni e 9 mesi di reclusione e a 3 anni di vigilanza speciale. Per
tutto il processo tenne quello che il Prefetto definì "un contegno altezzoso e sprezzante", rifiutandosi di
riconoscere l'autorità del Tribunale stesso. All'annuncio della condanna rispose con il grido "Viva il
Socialismo" e "Abbasso il fascismo".
Questo atteggiamento costò a Pertini la reclusione a Regina Coeli e all'ergastolo di Santo Stefano.
Nonostante le vessazioni, in carcere mantenne sempre un atteggiamento sereno e nello stesso tempo fermo.
Ben presto il suo nome fu associato a quello degli altri leader antifascisti. Dal carcere egli riuscì a tenere
contatti, anche se sporadici e avventurosi, con gli altri antifascisti. Ben presto, però, le sue condizioni di
salute peggiorarono. Ne scaturì una campagna di opinione che ebbe un qualche minimo risultato. Nel
dicembre 1930, infatti, a Pertini, ammalatosi, venne tolto il regime di carcere duro e venne disposto il
trasferimento nella casa per cronici di Turi. A Turi, Pertini conobbe e divenne amico di un altro leader
dell'antifascismo in carcere, Antonio Gramsci.
Nell'aprile 1932, Pertini venne trasferito presso il sanatorio giudiziario di Pianosa. Nonostante questo, le sue
condizioni di salute non migliorarono, al punto che la madre fu indotta a presentare alle autorità domanda
di grazia.
Per la prima volta i rapporti tra madre e figlio si incrinarono.
Pertini respinse la domanda di grazia con parole durissime per la madre e per il presidente del Tribunale
Speciale.
Nel settembre 1935 Pertini uscì dal carcere e fu condotto al confino di Ponza. Nel 1939 fu disposto il suo
trasferimento al confino prima a Tremiti e poi a Ventotene. Riacquistò la libertà, dopo oltre 14 anni,
soltanto nell'agosto del 1943, un mese dopo la caduta del fascismo.
LA RESISTENZA
Dopo il 25 luglio, tornato in libertà, Pertini divenne uno dei principali protagonisti del movimento di
liberazione nazionale. Tra coloro che, a Roma, parteciparono alla costituzione del partito socialista, egli ne
divenne il responsabile dell'organizzazione militare. Dopo l'8 settembre e la fuga dei Savoia, Pertini
combatté assieme ai militari e ai civili in difesa della capitale a Porta San Paolo. Entrato in clandestinità
dopo l'occupazione nazista di parte della penisola, operò fino al 18 ottobre 1943, allorché, assieme a
Giuseppe Saragat, venne arrestato dai nazi-fascisti.
Tradotto a Regina Coeli venne duramente interrogato e
quindi condannato a morte, senza tuttavia aver tradito i
compagni. Il 24 gennaio 1944, grazie ad un'azione di
partigiani, venne liberato.
Riacquistata libertà di movimento, Pertini entrò dunque
nella giunta militare centrale del Comitato di Liberazione
Nazionale come rappresentante del PSIUP.
Trasferitosi nel Nord, riorganizzò il partito socialista
dell'Alta Italia, divenendone dopo poco segretario e operò
alle attività del CLNAI.
Nel luglio 1944, dopo la liberazione della capitale da parte
degli Alleati, rientrò a Roma attraversando le linee. Fu
quindi tra coloro che presero parte alla battaglia per la
Liberazione di Firenze.
Nell'ottobre 1944 tornò nuovamente al Nord. Giunto in Francia in aereo, attraversò il Monte Bianco e
rientrò in Italia riassumendo le funzioni di comando nel PSIUP e nel CLNAI. Nell'aprile del 1945 fu con
Leo Valiani e Luigi Longo tra gli organizzatori dell'insurrezione di Milano. In questi mesi conobbe una
staffetta partigiana, Carla Voltolina, che sarebbe divenuta sua moglie.
IL SECONDO DOPOGUERRA
Segretario del PSI nel 1945, eletto alla Costituente e quindi deputato, direttore dell'Avanti! nel 1945-1946 e
nel 1950-1951 Pertini fu uno degli esponenti di spicco del partito socialista dell'immediato secondo
dopoguerra.
Pur favorevole all'alleanza politica con il PCI, egli difese sempre l'autonomia della tradizione socialista,
intesa come esaltazione della democrazia e della libertà, della tutela degli interessi delle classi più disagiate e
in particolare della classe operaia. In questa ottica, il ruolo del PSI sarebbe stato quello di "coscienza
democratica in mezzo alle masse lavoratrici".
Fautore della pace e della distensione tra i blocchi, nel clima della guerra fredda condivise l'orientamento
prevalente nella sinistra italiana secondo il quale l'URSS, vincitrice contro il nazismo e il fascismo, era la
paladina degli equilibri seguiti alla fine del secondo conflitto mondiale.
PRESIDENTE DELLA CAMERA, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA E SENATORE A
VITA
Dopo la creazione dei governi di centro-sinistra, che accolse favorevolmente come il segnale di una
significativa (anche se non maggioritaria) rappresentanza della classe operaia, Pertini si aprì all'atlantismo,
inteso in funzione difensiva e stabilizzatrice, e soprattutto all'europeismo, anzi ad una Europa della gente
comune e non soltanto degli apparati diplomatici e dei capitali.
Nel 1968 venne eletto presidente della Camera dei Deputati.
Pertini ricoprì questa carica con grande equilibrio e rispetto della istituzione,
inaugurando già allora la consuetudine di incontrarsi periodicamente con i giovani di
tutta Italia.
L'8 luglio 1978, dopo un estenuante scrutinio, Sandro Pertini venne eletto settimo
presidente della Repubblica. Erano questi gli anni di piombo e del terrorismo, della crisi
economica e della crisi politico-parlamentare seguita al fallimento dell'esperienza della solidarietà nazionale
successiva al rapimento e delitto Moro. Al di là del ruolo politico-istituzionale svolto da Pertini - che nel
corso del suo mandato conferì l'incarico al primo presidente del Consiglio laico, Giovanni Spadolini, e poi al
primo socialista, Bettino Craxi - da questi anni emerse prepotentemente la sua personalità e umanità. Molto
anziano, Sandro Pertini riuscì a riaccendere la fiducia degli italiani nelle istituzioni. Molto anziano, egli
viaggiò in Italia e all'estero rappresentando lo Stato in molte circostanze, liete e tragiche. Con la sua
autorevole e intransigente denuncia e con la testimonianza della sua presenza contribuì ad isolare il
terrorismo presso l'opinione pubblica e presso i lavoratori facendolo percepire come un corpo estraneo,
anzi avverso. Analogo atteggiamento assunse nei confronti della criminalità organizzata denunciando "la
nefasta attività contro l'umanità" della Mafia. Negli anni della sua presidenza, Pertini si orientò ancor più
nella lotta per la difesa dei diritti civili e umani a livello internazionale, ad esempio contro l'Apartheid in
Sudafrica, contro le dittature sudamericane o contro l'intervento sovietico in Afghanistan.
Grande comunicatore, Pertini mise in evidenza anche in occasioni inevitabilmente ufficiali una
straordinaria schiettezza e, al tempo stesso, un respiro consapevole e misurato che conferivano alle sue
parole il carattere del messaggio universale. Nessun capo di Stato o uomo politico italiano ha conosciuto
all'estero una popolarità paragonabile, e ciò nelle sedi più diverse. Ricevette lauree honoris causa nelle più
prestigiose università, divenne accademico di Francia, fu costantemente ricercato dagli organi di
informazione stranieri. Con lui l'immagine dell'Italia nel mondo migliorò.
Finito il mandato presidenziale ricoprì la carica di senatore a vita.
L'unico incarico ufficiale che decise di accogliere, dietro l'invito di alcuni accademici e studiosi del
movimento operaio e socialista, fu la presidenza della Fondazione di Studi Storici "Filippo Turati" di
Firenze, costituitasi a Firenze nel 1985 con l'obiettivo di conservare il patrimonio documentario del
socialismo italiano. Morì a Roma il 24 febbraio 1990.
Pertini nella cultura popolare italiana
La sua costante presenza nei momenti cruciali della vita pubblica italiana, nelle situazioni piacevoli come
nei momenti difficili, è stata probabilmente uno dei motivi della sua grande popolarità.
Egli è ricordato per l'amore verso l'Italia, per il suo carisma, per il suo modo di fare schietto e ironico, per
l'onestà, per l'amore verso i bambini e per aver inaugurato un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini,
con uno stile diretto e amichevole. La schiettezza e la pragmaticità di Pertini si riflesse inoltre anche nella
sua azione politica ed istituzionale, facendolo apparire come un presidente che puntava alla concretezza,
rifiutando compromessi e imponendosi con il suo rigore morale.
Il suo comportamento strettamente legato alla vita di tutti i giorni, che prima di essere quella di presidente,
era quello di cittadino italiano, si nota dalle sue scelte e dal suo interesse e contatto con i cittadini. Egli
infatti fu tra i presidenti che scelsero di non abitare nel Palazzo del Quirinale, mantenendo la propria
residenza nel suo appartamento romano, secondo lo stesso Pertini per espresso desiderio della moglie. Gli
abitanti del quartiere lo incontravano spesso, quando la mattina la macchina andava a prenderlo per
andare "in ufficio" al Quirinale senza grandi apparati di sicurezza; Era inoltre solito trascorrere le sue
vacanze estive a Selva di Val Gardena, alloggiando nella locale caserma dei carabinieri, per non disturbare
la cittadinanza con ulteriori misure di sicurezza durante la sua permanenza. Per chi lo riconosceva e lo
salutava, soprattutto i bambini, il Presidente aveva sempre
un sorriso e un gesto di saluto.
Spesso si ricorda la sua presenza ai tentativi di salvataggio
di Alfredino Rampi, un bambino di sei anni di Vermicino
caduto in un pozzo nel 1981, e la sua esultanza allo stadio
di Madrid per la vittoria ai Campionati del mondo di
Calcio del 1982 (di fronte ad un impassibile re Juan
Carlos).
La sua popolarità fece sì che diventasse spesso anche
oggetto di attenzione da parte del mondo dello spettacolo:
nelgli anni ottanta, vi sono stati almeno due noti imitatori
di Sandro Pertini: Alfredo Papa e Massimo Lopez. Toto Cutugno lo citò infine nella sua canzone L'Italiano,
con le parole «buongiorno Italia, gli spaghetti al dente e un partigiano come presidente», al festival di
Sanremo 1983.
Pertini è stato inoltre protagonista di una striscia a fumetti (Pertini, o Pertini Partigiano) disegnata da
Andrea Pazienza e pubblicata su varie testate storiche della satira italiana, tra cui Il male, Cannibale,
Frigidaire e successivamente Cuore. Le strisce e il materiale prodotto sono in seguito state pubblicate in
volume da Primo Carnera Editore nel 1983 e da Baldini & Castoldi nel 1998. La striscia immergeva il
Presidente negli anni della Resistenza italiana al nazismo, dipingendolo come coraggioso e pragmatico
guerrigliero, affiancato e intralciato dall'inetto aiutante Paz, l'autore stesso.
È cosi che Pertini risulta un personaggio riconosciuto dal popolo italiano sia per la sua presenza, sia per le
sue gesta, che per l’umanità e normalità che lo caratterizzavano. Dai giornali ai fumetti, dallo spettacolo
allo sport, egli rimane un personaggio integrante della storia e politica italiana del quale, senza le divisioni
dell’ideologia politica, bisogna attribuire importanza e riconoscimento.
Il contesto storico
LE ORIGINI DEL MOVIMENTO SOCIALISTA IN ITALIA
In Italia la crescita del movimento operaio si delinea sulla fine del XIX secolo. Le prime organizzazioni di
lavoratori sono le società di mutuo soccorso e le cooperative di tradizione mazziniana e a fine solidaristico.
La presenza in Italia di Bakunin dal 1864 al 1867 dà impulso all'anarchismo. L'episodio anarchico di
propaganda più noto è quello del 1877 (un gruppo di anarchici tentò di far sollevare i contadini del Matese).
La strategia insurrezionale fallisce mentre riscuote molto successo il partito Socialdemocratico nelle elezioni
del 1877. I primi a sostenere la necessità di incanalare le energie rivoluzionarie in un'organizzazione
partitica sono Bignami e Gnocchi-Viani con la rivista " La Plebe" al quale poi si affiancano le "Lettere
aperte agli amici di Romagna", dove si denuncia il carattere settario del movimento anarchico e
l'astensionismo elettorale. Nel 1881 Andrea Costa organizza il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna,
che sosteneva, fra l'altro, le lotte dei lavoratori, l'agitazione per riforme economiche e politiche, la
partecipazione alle elezioni amministrative e politiche. Il partito di Costa incontrò grandi difficoltà anche se
riesce ad essere eletto alla Camera come primo deputato socialista. Alle elezioni del 1882 si presenta il
Partito Operaio Italiano ma senza successo. Frattanto il movimento operaio si organizza in forme più
complesse: Federazioni di mestiere, Camere di lavoro, etc. Le Camere di Lavoro si trasformano in
organizzazioni autonome e divengono il punto di aggregazione a livello cittadino di tutti i lavoratori.
Il 22 agosto 1943 nasce a Roma il Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP) che raggruppa una parte
consistente di personalità influenti della sinistra italiana antifascista, come i futuri presidenti della
Repubblica Giuseppe Saragat e Sandro Pertini, il giurista Giuliano Vassalli, lo scrittore Ignazio Silone e
l'avvocato Lelio Basso. A diventare segretario del partito è il romagnolo Pietro Nenni.
Il PSIUP durante la Resistenza partecipa attivamente al Comitato di Liberazione Nazionale e si avvicina in
particolare al Partito Comunista Italiano, con una politica di unità d'azione volta a modificare le istituzioni
in senso socialista. Questa politica, osteggiata dalla destra del partito guidata da Giuseppe Saragat, è in
buona parte legata alla preoccupazione che divisioni interne alla classe operaia possano favorire l'ascesa di
movimenti di destra autoritaria, come era avvenuto nel primo dopoguerra con il fascismo.
In occasione del referendum istituzionale del 2 giugno del 1946, il PSIUP è uno dei partiti più impegnati sul
fronte repubblicano, al punto da venire identificato come "il partito della Repubblica".
IL PRIMO DOPOGUERRA
All'indomani della Grande Guerra l'Italia si trovò in una situazione economica, politica e sociale precaria e
difficile. Il drammatico conto presentato dalla guerra in termini di perdite umane era pesantissimo, con
oltre 650.000 caduti e circa un milione e mezzo tra mutilati, feriti e dispersi, senza contare le distruzioni
occorse nel Nord-Est del Paese, divenuto fronte bellico, con il dislocamento e, sovente, la perdita della casa
di ogni bene da parte di centinaia di migliaia di profughi che erano fuggiti dalle loro case trovatesi nel
mezzo di assalti e bombardamenti.
Politicamente ci fu una crescita dei movimenti rivoluzionari di sinistra, in particolar modo del Partito
Socialista, la cui componente minoritaria rivoluzionaria era galvanizzata dal successo della rivoluzione
sovietica in Russia. La fine della guerra e delle restrizioni politiche e della censura permise di riprendere le
attività propagandistiche e sindacali. A destra, invece, le formazioni nazionaliste ed interventiste si
scatenavano nella contestazione del governo e dei trattati di pace e attorno ai circoli dannunziani nasceva la
locuzione "Vittoria mutilata", che sarebbe divenuta la parola d'ordine degli insoddisfatti. Ci furono
l'acuirsi del radicalismo e della violenza, l'urto fra le compagini socialiste e internazionaliste (compresse
durante gli anni del conflitto ed ora libere di agire nuovamente) e quelle nazionaliste e militariste.
NASCITA DEL FASCISMO
Immediatamente prima della fine del conflitto mondiale, Benito Mussolini, uno degli esponenti più
importanti dell' Interventismo, agì cercando varie sponde per dar vita ad un movimento che imprimesse
alla guerra una svolta rivoluzionaria. Era la nascita dei Fasci di Combattimento, il cui programmatore si
configurava come rivoluzionario, socialista e nazionalista ad un tempo.
Il 23 marzo 1919 a Milano fu fondato il primo fascio di combattimento, adottando simboli che sino ad allora
avevano contraddistinto gli arditi, come le camicie nere e il teschio.
MARCIA SU ROMA E PRIMI ANNI DI GOVERNO
Il 30 ottobre, a compimento della Marcia su Roma, il re incaricò Benito Mussolini di formare il nuovo
governo. Il capo del fascismo aveva lasciato Milano per Roma, ed immediatamente si mise all'opera. A soli
39 anni Mussolini diveniva presidente del consiglio, il più giovane nella storia dell'Italia unita. Il nuovo
governo comprendeva elementi dei partiti moderati di centro e di destra e militari, ed alcuni fascisti.
SECONDA GUERRA MONDIALE è il conflitto che tra il 1939 e il 1945 ha visto confrontarsi da un lato le
potenze dell'Asse ( Germania, Italia, Giappone) e dall'altro i paesi alleati (tra cui: l’Inghilterra, la Francia,
la Cina, la Russia e gli Stati Uniti). Viene definito «mondiale» in quanto, così come già accaduto per la
Grande Guerra, vi parteciparono nazioni di tutti i continenti e le operazioni belliche interessarono gran
parte del pianeta.
Ebbe inizio il 1º settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte della Germania; terminò, nel teatro
europeo, l'8 maggio 1945 con la resa tedesca e, nel teatro asiatico, il successivo 2 settembre con la resa
dell'Impero giapponese a seguito dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
È considerato il più grande conflitto armato della storia, e costò all'umanità sei anni di sofferenze,
distruzioni e massacri per un totale di 55 milioni di morti. Le popolazioni civili si trovarono infatti
direttamente coinvolte nel conflitto a causa dell'utilizzo di armi sempre più potenti e distruttive. Nel corso
della guerra si consumò anche la tragedia dell'Olocausto perpetrata dai nazisti nei confronti del popolo
ebraico.
L' Europa uscì dalla Seconda Guerra Mondiale in condizioni disastrose:
- la guerra aveva causato 30 milioni di morti;
- le industrie erano distrutte, l’agricoltura in ginocchio. Mancavano le materia prime e il denaro per la
ripresa e la ricostruzione;
- molte città erano state distrutte: i senzatetto erano milioni.
Stati Uniti e Unione Sovietica, le due nuove superpotenze, erano in contrasto ideologico: occorreva evitare
altri conflitti mondiali. Per questo nel 1945 nacque l’ONU, un organismo garante della pace e dell’ordine
internazione, erede della Società delle Nazioni.
I nuovi confini del mondo non furono decisi dalle trattative della Conferenza di pace di Parigi (1946), ma
dai carri armati. In tutti i territori occupati dagli Anglo-Americano nacquero Stati democratici, alleati degli
Stati Uniti. Nelle zone controllate dall’Armata Rossa nacquero Stati sottoposti all’influenza sovietica.
La Germania fu divisa in due parti: a ovest la Repubblica Federale Tedesca e a est la Repubblica
Democratica Tedesca.
L’Austria tornò indipendente, l’Unione Sovietica recuperò territori persi con la prima Guerra Mondiale e
ne ottenne altri, l’Italia perse le coloni e cedette alcune zone di confine.
Il Giappone restò sotto l’occupazione dell’America fino al 1951.
…IN ITALIA
Il 25 luglio, dopo lunghe pressioni, il Duce si vide costretto a convocare il Gran Consiglio del Fascismo che
votando l'ordine del giorno Grandi portò alla destituzione e all'arresto di Mussolini e al ritorno dei poteri
militari al re.
Nell'Italia del sud liberata dagli Alleati e formalmente guidata dal re e dal suo governo si cercava di tornare
lentamente alla normalità, ripristinando - per quanto possibile - l'ordinamento pre-fascista.
Contemporaneamente Mussolini, liberato dalla prigionia dai tedeschi su ordine di Adolf Hitler, dette vita ad
uno stato nell'Italia settentrionale. Si trattava della Repubblica Sociale Italiana, fondata a Salò in provincia
di Brescia e riconosciuta internazionalmente solo dalle forze dell'Asse.
Per oltre due anni, dal 14 novembre 1943 fino al 25 aprile 1945, la penisola fu quindi divisa in due da una
linea di confine non ben definita: una linea che continuò a spostarsi nel sempre più a nord durante il corso
del conflitto, fino a che l'esercito tedesco non si ritirò completamente dal suolo italiano.
La Repubblica Sociale Italiana si fondò sui principi della Carta di Verona riaffermando allo stesso tempo i
principi iniziali del Fascismo repubblicano persi, a detta degli estensori della Carta stessa, durante il
ventennio fascista; tra questi primeggiava, per originalità, una politica economica tendente alla
socializzazione delle fabbriche.
Venne anche costituito un esercito, spesso male armato, composto da reclutati a forza (pena di morte per i
renitenti) e da un limitato numero di volontari.
Con la Costituzione Italiana del 1948 il Partito Nazionale Fascista venne messo definitivamente fuorilegge e
la sua ricostituzione fu vietata. Per anni dopo la fine della guerra si registrarono omicidi e regolamenti di
conti tra fascisti e antifascisti, come vendetta per tutto quello che accadde durante il ventennio precedente.
Lavoro svolto dagli allievi di IV A
Bonetto Giorgia
Del Sal Beatrice
Sguassero Caterina
Zentilin Nicolò