Periodico delle Suore Orsoline di S. Carlo MARZO 2014

PER
VIVERE
UNITE
Periodico delle Suore Orsoline di S. Carlo
MARZO 2014
dalla Redazione
"L'esortazione del Papa mi piace tutta perché la gioia del vangelo dà senso alla mia vita. Lo affermo dopo
averla letta, meditata e studiata a fondo. Per le sue tante e belle caratteristiche che trovo sparse un po' in tutto
iltesto...
Anzitutto mi piace per lo stile adottato, ricco di immagini che si susseguono a spron battuto. Ne ho enumerate
moltissime... ed eccone solo alcune: la Chiesa non è una dogana (47), è una montagna di tenerezza (246);
non ha la faccia da funerale(10) perché c'è ilprofumo delvangelo (39); è necessario sostituire la ginnastica con
la cosmesi (232) e ilconfessionale non deve essere una sala di tortura (44).
In secondo luogo mi piace perché dimostra di avere una mentalità aperta alla collegialità episcopale...
Mi piace anche perché Papa Francesco spesso rimanda ai decreti conciliari. È troppo poco dire che li conosce:
li ha assimilati fino a farne linfa delle sue vene.
Consiglio di leggere con attenzione la Evangelii gaudium per condividere lo stesso piacere di conoscerla a
fondo e di conoscere meglio le intenzioni e la persona di papa Francesco". (CG)
Questo numero della nostra rivista sembra pervaso dalla gioia del Vangelo, quella che
ciascuno di noi ha ritrovato tra le pieghe del quotidiano nelle sue varie forme: dalla
consapevolezza di un disegno provvidente che si dispiega lungo i secoli a quella dell'incontro
con le persone nelle nostre attività educative e pastorali, dalle feste "di famiglia" alla
gratitudine per le sorelle che ci hanno lasciato un esempio luminoso nella dedizione della loro
intera vita.
Invitiamo, dunque, alla lettura con la consapevolezza del dono prezioso che abbiamo
ricevuto e che possiamo condividere parecipando anche attraverso questa pagine alla vita
delle comunità orsoline e di coloro che ne condividono il cammino.
la Redazione
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Vita
del
Consiglio
La vita del Consiglio può
apparire ripetitiva e monotona,
e ben sappiamo che tanti possono chiedersi a che cosa
servano i nostri ripetuti
incontri.
È vero che i problemi da
affrontare sono quasi sempre
gli stessi, ma sono di una tale
complessità da richiedere veramente tempo e impegno, pur
non potendo far emergere soluzioni immediate.
La frequenza delle nostre riunioni è sempre la stessa, anche
se deve accordarsi con i molti
impegni di ciascuna di noi.
Madre Paola, oltre che della
Congregazione, deve occuparsi
dell’USMI, dei contatti con i
Vescovi, dei problemi della vita
religiosa in Lombardia, ecc.; le
consigliere, per i loro vari incarichi, sono sempre più impegnate nelle attività apostoliche,
in un mondo burocratizzato ed
esigente.
Crediamo però che questo sia
il nostro modo di vivere inserite nella storia di oggi con lo
spirito con cui S. Angela ha
vissuto le difficoltà e le
contraddizioni del suo tempo.
Il nostro impegno apostolico
viene sempre più condiviso dai
molti laici con i quali stiamo
rinnovando le attività che non
vogliamo - e non possiamo più ritenere solo nostre.
Ci sentiamo cittadine di un
mondo in cui le distanze si sono accorciate e i contatti col
Brasile diventano incredibilmente facili e immediati.
Condividiamo la fatica di chi
deve stendere o rinnovare
contratti di affitto, di chi è costretto a vendere una casa, di
chi deve assicurare assistenza
dignitosa a familiari ammalati o
anziani, di chi firma
convenzioni con enti pubblici
ben sapendo che i tempi saranno infiniti…
e affascinante della nostra
Congregazione nella Chiesa
per il mondo.
In questi giorni siamo tutte
particolarmente vicine con
grande affetto e riconoscenza a
Madre Paola, chiedendo per lei
forza e gioia nel suo prezioso
servizio, così come ci insegna
Papa Francesco, con la parola e
con la vita.
Viviamo insieme, tutte unite
“di un cuor solo e di un’anima
sola” questi giorni di grazia
nella memoria di S. Angela!
suor M. Luisa
Ma accompagniamo anche con
grande gioia la scelta delle giovani che si impegnano a condividere la nostra vita di orsoline
sia in Italia, sia in Brasile e
chiediamo al Signore, per
intercessione di S. Angela, di
donarci altre vocazioni che
possano incarnare nel dinamismo dell’oggi il carisma sicuro
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A proposito del 28 febbraio
Come vi dicevo nella lettera per Sant'Angela, in questi giorni mi è capitato di fare delle ricerche storiche
nel nostro archivio di Casa Madre.
Lì ho scoperto che, oltre che la data della salita al
cielo di Madre Barioli, questa del 28 febbraio è stata
la data in cui nel 1483, per volontà del cardinale di
Milano, i monaci del monastero di Sant'Ambrogio
diedero la chiesa di S. Michele sul Dosso e parte degli orti lì vicini alle monache benedettine, che vivevano già lì, in angusti locali, per ampliare il piccolo
monastero e rendere più agili e decorosi il culto e la
preghiera liturgica.
Grazie agli atti notarili, verbali precisi e dettagliati,
possiamo ricostruire la vicenda: abbiamo fedele testimonianza di tutto questo in alcune pergamene
che vi presento.
«in nome delSignore amen!
Nell'anno dalla natività 1483 giovedì 21 agosto,...... alla
presenza della venerabile signora Scolastica dei Marinoni,
Madre del detto monastero di Santa Chiara dell'Ordine di
San Benedetto, e, in Capitolo, sorelle donna Margherita da
Pietrasanta, donna Caterina de la Croce, donna Placida
della Croce, donna Maria della Rocha, donna Maddalena
dei Borromeo, donna Maura di Appiano, donna Jeronima di
Dalle pergamene:
Cannobio, donna Paola dei Porreti, donna Benedetta dei
Missironi, donna Elisabetta dei Grassi, donna Prudenzia di
Vendita e investitura livellaria fatta dai frati del Monastero Mandello
di Sant'Ambrogio a favore delle monache di santa Chiara viene fatta, inoltre, a favore delle monache, dai frati del Modella Ciresa di 2 pertiche di terreno e della Chiesa di San nastero di Sant'Ambrogio una vendita ed una investitura liMichele:
vellaria di 5 pertiche di terreno». (Notaio Battista
«nel nome del Signore, anno dalla Natività 1483, venerdì
28 febbraio, dopo i Vespri.
Alla presenza di donna Scolastica dei Marinoni, abbadessa,
di donna Caterina della Croce, di donna Placida della Croce,
di donna Maria della Rocha, di donna Maddalena dei
Borromeo, di donna Maura di Appiano, di donna Jeronima
di Cannobio, di donna Marta di Concorezzo, di donna Benedetta dei Missironi, di donna Paola dei Porreti, di donna
Prudenzia di Mandello, assente donna Elisabetta dei Grassi,
per impegni riguardanti lo stesso monastero e donna Margherita di Pietrasanta, inferma,
viene concessa in perpetuo dal monastero di Sant'Ambrogio a
favore delle monache la chiesa di San Michele
per le celebrazioni, per loro e per coloro che a loro succederanno, con il patto che la tengano, la custodiscano, la governino, la mantengano con onore, la ornino per gli uffici divini in
essa celebrati. Da questo anno, in perpetuo, nella festa di San
Michele, consegnino 1 libbra di cera ai monaci di
Sant'Ambrogio e offrano in perpetuo la colazione, refezione,
a chi, dei monaci, fosse venuto a celebrare in detto giorno di
festa (sic!)». (Notaio Giovanni Pietro Ciocca)
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Daverio)
Allora, commossa, ho compreso, con grande riconoscenza al Signore, che anche la storia che si
svolgeva qui a Milano, con i desideri delle monache
benedettine qui residenti e i Monaci di Sant'Ambrogio, con il coinvolgimento di Ludovico il Moro e del
cardinale Ascanio Sforza, del papa Sisto IV (per
motivazioni di amicizia molto umane), era storia già
intrecciata secondo i piani provvidenziali di Dio con
quanto Angela aveva vissuto a Desenzano, a Brescia,
a Venezia, in terra Santa, a Roma e ancora a Brescia
e con quanto stava facendo la Compagnia di
Sant'Orsola, appena nata.
Il Signore Gesù stava preparando la chiesa per il nostro futuro già nella metà del XV secolo...
La storia, che si snoda apparentemente in modo
frammentato, in verità si evolve secondo un disegno
provvidenziale...
La nostra Cappella ha raccolto e presentato al Signore Dio la preghiera, la lode, i desideri di santità,
di generazioni e generazioni di donne consacrate,
prima di arrivare al 1841, anno del trasferimento di
Madre Barioli in questa casa.
Da queste pergamene abbiamo i nomi delle prime
monache che celebrarono la Diurna Laus e l'Eucarestia per la prima volta nella Chiesa di San Michele
sul Dosso... Quando entreremo in questa Cappella
ci sentiremo avvolte da questa lunga teoria di vergini
intercedenti per noi! Non conosciamo i volti, ma i
loro nomi ora sì!
Il coro ligneo e la sinopia sopra l'altare (con il dipinto staccato) sono le tracce rimaste, assieme alle
pergamene, di questa presenza e dei lavori di
ampliamento della Chiesa di San Michele e della edificazione successiva della parte di clausura relativa al
Coro.
Tra quei nomi uno da sottolineare per le conseguenze che verranno in seguito: quello della monaca
Borromeo Maddalena, parente stretta di San Carlo,
antenata di tante nostre allieve... questa monaca ha
fatto sì che un podere dei Borromeo detto "Gentili-
no" (vicino a S. Gottardo) venisse dato al Monastero di San Michele (un’altra pergamena, datata 29
aprile 1493, ci dice come i Borromeo ne vennero in
possesso) ed arrivasse, dopo la parentesi imperiale
asburgica, alla madre Barioli, così da essere ancora
citato come primissima meta di uscita delle interne
nelle prime Cronache, a metà dell'Ottocento; ancora
agli inizi del Novecento le interne e le suore potevano andare a vedere la vendemmia, che lì si faceva, e
goderne i frutti!
suor Paola
Un pellegrinaggio insolito
In questi giorni mi è capitato molto spesso, più volte
al giorno, di scendere nella comunità di San Michele
e di intrattenermi in modo ancora più affettuoso
con le sorelle, sorprese dal vuoto lasciato da Madre
Giovanna.
Mi è sovvenuto, allora, un commento di Papa
Francesco fatto alle letture del giorno a Santa Marta,
riguardante il pellegrinaggio più caro, anche se insolito, da poter fare in una congregazione: quello alla
comunità delle sorelle più anziane, non per rattristarsi o incupirci, ma per incontrare sorelle che sono
testimoni della gioia di una vita intera donata al Signore; in pienezza testimoni dell'apparente tramonto di un apostolo!
La nostra esistenza consacrata nella sua totalità e
concretezza è dono al Padre, indipendentemente
dall'età e da una efficienza fisica.
Il battesimo e la professione religiosa collocano
tutta la vita sotto il segno particolare dell'amore. Lo
spirito Santo comunica la fecondità spirituale
all'energia giovanile, alla maturità adulta, alla stagione dell'anzianità .
La crescita nella vita nello Spirito non si ferma né
con gli anni né con la malattia. La costruzione
dell'uomo interiore non è questione di età, ma di
adesione sempre più profonda all'opera dello Spirito
Santo in noi.
Ho visto in questi ultimi anni tante sorelle che nella
sofferenza e anche di fronte alla morte hanno testimoniato la gioia di aver vissuto fino alla fine alla
Presenza di Dio, e sempre in prospettiva dell'eternità ... della Vita vera (vedi gli ultimi giorni di Madre
Giovanna). Quale nuova possibilità di evangelizzazione e di testimonianza può significare, allora, in
Congregazione la presenza di sorelle anziane? Credo
possa essere una provvidenziale testimonianza verso
le giovani che stanno iniziando la vita religiosa e che
vedono confortata la loro scelta dalla vita di persone
"belle anziane" che, se riescono ancora a comunicare le loro passioni interiori, sono "istruzioni viventi"
più incisive di qualsiasi lettura. Poterne incontrare
ancora di sorelle così: non permettiamo alla nostra
presente fretta, superficialità o distrazione di farci
rimpiangere, un domani, di non averle intervistate al
momento opportuno.... allora, quando ne sentiremo
la necessità o la nostalgia, esse non saranno più in
grado di parlare!
Esse sono, davvero, segni di una crescita ininterrotta
in Dio, crescita in cui si rafforzano i valori del
Vangelo. «Per questo non ci scoraggiamo, ma, se
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anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo,
quello interiore invece si rinnova di giorno in
giorno».(cfr. 2 Cor 4,16)
Con ragione diceva Romano Guardini: «A mano
mano che si diventa vecchi la "dinamys", cioè la
forza vitale, diminuisce. Tuttavia nella misura in cui
l'uomo consegue le sue vittorie interiori, la sua
persona lascia trasparire il senso delle cose a cui è
pervenuto (sic!). Egli non è più attivo, bensì "irradia"... Rende manifesto il senso delle cose e gli dà
un'efficacia particolare» (da "Le età della vita" ).
Invito ciascuna di voi a fare questo “pellegrinaggio
particolare” a San Michele, per essere irradiate soprattutto da alcune madri e sorelle... e vi lascio le
parole di Papa Francesco.
suor Paola
PAPA FRANCESCO “Il tramonto dell’apostolo”
Meditazione mattutina della cappella della Domus Sanctae Marthae, Venerdì, 18 ottobre 2013 (da: L'Osservatore Romano, ed.
quotidiana, Anno CLIII, n. 240, Sab. 19/10/2013)
Un pellegrinaggio singolare è quello indicato da Papa Francesco durante la messa celebrata stamane, venerdì 18
ottobre, a Santa Marta. È la visita alle case di riposo dove sono ospitati preti e suore anziani. Si tratta di veri e propri «santuari - ha detto il Vescovo di Roma – che abbiamo nella Chiesa» dove dunque vale la pena andare come
«in pellegrinaggio». Questa indicazione è stata il punto di arrivo di una riflessione che ha preso spunto dal
confronto tra le letture della liturgia del giorno: il brano del Vangelo di Luca (10, 1-9) — nel quale si racconta
«l’inizio della vita apostolica», quando i discepoli sono stati chiamati ed erano «giovani, forti e gioiosi» — e la seconda lettera di san Paolo a Timoteo (4, 10-17) nella quale l’apostolo, ormai vicino al «tramonto della sua esistenza», si sofferma sulla «fine della vita apostolica». Da questo confronto si capisce, ha spiegato il Papa, che ogni
«apostolo ha un inizio gioioso, entusiasta, con Dio dentro; ma non gli è risparmiato il tramonto». E, ha confidato,
«a me fa bene pensare al tramonto dell’apostolo».
Il pensiero è quindi andato a «tre icone»: Mosè, Giovanni il Battista e Paolo. Mosè è «quel capo del popolo di Dio,
coraggioso, che lottava contro i nemici e lottava anche con Dio per salvare il popolo. È forte, ma alla fine si ritrova solo sul monte Nebo a guardare la terra promessa», nella quale però non può entrare. Anche al Battista «negli
ultimi tempi non vengono risparmiate le angosce». Si domanda se ha sbagliato, se ha preso la vera strada, e ai suoi
amici chiede di andare a domandare a Gesù «sei tu o dobbiamo aspettare ancora?». È tormentato dall’angoscia; al
punto che «l’uomo più grande nato da donna», come lo ha definito Cristo stesso, finisce «sotto il potere di un governante debole, ubriaco e corrotto, sottoposto al potere dell’invidia di un’adultera e del capriccio di una ballerina».
Infine c’è Paolo, il quale confida a Timoteo tutta la sua amarezza. Per descriverne la sofferenza, il vescovo di Roma ha usato l’espressione «non è nel settimo cielo». E ha poi riproposto le parole dell’apostolo: «Figlio mio, Dema
mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia.
Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, mi sarà utile; portami il mantello che ho lasciato, i libri e le
pergamene. E ancora: Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni. Anche tu guardati da lui, perché si è
accanito contro la nostra predicazione». Il Papa ha proseguito ricordando il racconto che Paolo fa del processo:
«nella prima difesa nessuno mi ha assistito, tutti mi hanno abbandonato, però il Signore mi è stato vicino e mi ha
dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annunzio del Vangelo». Un’immagine che, secondo il Pontefice, racchiude in sé il "tramonto" di ogni apostolo: «solo, abbandonato, tradito»; assistito soltanto dal Signore che
«non abbandona, non tradisce», perché «Lui è fedele, non può rinnegare se stesso».
La grandezza dell’apostolo — ha sottolineato il Papa — sta dunque nel fare con la vita quello che il Battista diceva: «è necessario che lui cresca e io diminuisca»; l’apostolo è colui «che dà la vita perché il Signore cresca. E alla fine c’è il tramonto». È stato così anche per Pietro, ha fatto notare Papa Francesco, al quale Gesù ha predetto:
«Quando tu sarai vecchio ti porteranno dove tu non vorrai andare».
La meditazione sulle fasi finali delle vite di questi personaggi ha così suggerito al Santo Padre «il ricordo di quei
santuari di apostolicità e di santità che sono le case di riposo dei preti e delle suore». Strutture che ospitano, ha
aggiunto, «bravi preti e brave suore, invecchiati, con il peso della solitudine, che aspettano che venga il Signore a
bussare alla porta dei loro cuori». Purtroppo, ha commentato il Papa, noi tendiamo a dimenticare questi santuari:
«non sono posti belli, perché uno vede cosa ci aspetta». Di contro però «se guardiamo più nel profondo, sono
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bellissimi», per la ricchezza di umanità che vi è dentro. Visitarli dunque significa fare «veri pellegrinaggi, verso
questi santuari di santità e di apostolicità», alla stessa stregua dei pellegrinaggi che si fanno nei santuari mariani o
in quelli dedicati ai santi.
«Ma mi chiedo — ha aggiunto il Papa — noi cristiani abbiamo la voglia di fare una visita — che sarà un vero
pellegrinaggio! — a questi santuari di santità e di apostolicità che sono le case di riposo dei preti e delle suore?
Uno di voi mi diceva, giorni fa, che quando andava in un Paese di missione, andava al cimitero e vedeva tutte le
tombe dei vecchi missionari, preti e suore, lì da 50, 100, 200 anni, sconosciuti. E mi diceva: “Ma, tutti questi possono essere canonizzati, perché alla fine conta soltanto questa santità quotidiana, questa santità di tutti i giorni”».
Nelle case di riposo «queste suore e questi preti — ha detto il Papa — aspettano il Signore un po’ come Paolo: un
po’ tristi, davvero, ma anche con una certa pace, col volto allegro». Proprio per questo fa «bene a tutti pensare a
questa tappa della vita che è il tramonto dell’apostolo». E, concludendo, ha chiesto di pregare il Signore di custodire i sacerdoti e le religiose che si trovano nella fase finale della loro esistenza, affinché possano ripetere almeno
un’altra volta «sì, Signore, voglio seguirti».
Sulla cresta dell'onda
Se dovessi descrivere con
un'immagine l'incontro di gennaio al Mericianum lo farei con
delle curve che vanno su e giù: se
fossi uno statista direi un grafico,
se fossi amante delle montagne
direi i dolci pendii di una catena
montuosa, siccome sono ligure e
amante del mare, dico le onde
dell'acqua, le onde dolci e lievi di
quel bellissimo lago di Garda che
la pioggia di quei giorni non ci ha
lasciato godere, o le onde alte e
impetuose dell'oceano che bagna
la terra che mi ospita... I giorni di
Desenzano ci hanno proposto le
onde naturali, gli alti e bassi
normali, i cicli vitali di chi intraprende e porta avanti con responsabilità
l'avventura
dell'adultità nelle sue varie fasi. È
stato bello riconoscermi dentro
questo mare, e immaginare ogni
sorella che vedevo seduta in sala
con me ciascuna nella sua onda,
in cresta o no, in cammino nei cicli di crescita; è stato interessante
vedere come fosse generoso questo mare che mette a disposizione
per ciascuna la sua onda al mo-
mento giusto, perché possa surfare divertendosi a risalirla; è stato
illuminante pensare come sia
entusiasmante arrivare “sulla cresta dell'onda”, ma come lo sia
ancora di più il coraggio di non
volerci rimanere troppo, fino a
farsi sbattere giù dalla troppa
schiuma, e avere il desiderio e
l'umiltà di scendere dalla cresta
per intraprendere la risalita di
un'altra onda, colmando la
distanza tra le due! Un sali e
scendi di passioni e compassioni
che “muovono le acque” della vita e le allontanano dal rischio di
diventare stagnanti.
La tre giorni di Desenzano,
inoltre, è stata per me come il
dolce cullarmi tra le onde morbide di un mare calmo, anche per
l'occasione di incontrarsi e
raccontarsi con sorelle che vedo
per pochissimo tempo ogni due
anni, al mio ritorno dal Brasile;
magari sorelle con cui ho vissuto
un tempo, sorelle che allora mi
hanno aiutato a risalire la mia
onda, in ogni caso sorelle che per
il semplice fatto di essere tali
fanno parte del mio mare, e
quando ci si incontra si condividono fatiche e speranze, ricordi e
progetti.
Nel succedersi degli anni e dei cicli di adultità della nostra
Congregazione,
insomma,
l'appuntamento del Mericianum
sta diventando sempre più
qualcosa che scuote, che culla,
che mostra orizzonti ampi, che
accende la speranza, che infonde
il desiderio di imprese
grandi....come il mare.... E se il
desiderio è un'espressione della
passione, ora sappiamo che chi si
appassiona è capace di allontanarsi da ciò che è ed è pronto a
compatire, a compatirsi, per
colmare la distanza con il nuovo,
il diverso, l'affascinante e promettente sconosciuto!
suor Irene
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Indovina da chi vado a cena
Rispetto all’edizione del 2012, la
missione vocazionale a Cesate
dello scorso novembre ha presentato una bella e simpatica novità: l’incontro con i ragazzi, i
giovani e le famiglie non è avvenuto solo durante i momenti di
catechesi o di preghiera previsti
in calendario, ma ha avuto una
prosecuzione molto significativa
ed intensa negli incontri conviviali durante i quali tutte noi, singolarmente o a coppie, siamo state
ospiti di alcune famiglie della comunità.
Nell’incontro di programmazione
delle giornate dello scorso
settembre, infatti, era emerso da
parte nostra il desiderio di creare
occasioni per incontrare in un
tempo più lungo ed in circostanze più “informali” le persone
conosciute durante le celebrazioni o la catechesi; perciò abbiamo
pensato che poter condividere la
cena con alcune famiglie potesse
costituire una bella opportunità
per uno scambio ed una conoscenza reciproca. Abbiamo
dunque esposto la nostra richiesta a Don Achille, responsabile
della pastorale giovanile, con un
po’ di timore di invadere gli spazi
familiari ed invece… è bastata la
parola perché numerose famiglie
dessero la loro disponibilità per
averci ospiti nelle loro case, tanto
che non è stato possibile
accontentare tutte le richieste!
La cosa mi ha entusiasmato fin
dall’inizio, ma non nascondo di
aver provato un po’di timore
all’idea di trovarmi - magari da
sola - in una casa sconosciuta a
condividere un momento così
intimo e familiare come la cena
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con persone estranee ed invece
ho vissuto, in queste occasioni,
alcuni dei momenti più belli della
settimana.
La prima sera sono stata ospite di
Laura, Massimo e dei loro figli
Giulia, Arianna, Carola e Andrea,
di età compresa tra i 16 e i 10
anni: non ho fatto nemmeno in
tempo a provare imbarazzo
perché appena varcata la soglia
mi sono sentita subito a casa,
accolta come una di famiglia, con
semplicità e affetto; la conversazione, lungi dal languire, è stata
vivacissima: ha spaziato dalla
scuola al lavoro, dalle richieste su
com’è la vita in comunità ai gusti
musicali! Come sempre, quando
si sta bene insieme, il tempo vola
ed in batter d’occhio si è fatta
l’ora dell’incontro con gli adolescenti ed in fretta e furia Laura ha
scarrozzato me Giulia ed Arianna
in oratorio; il tempo è stato poco,
ma sufficiente per stabilire
un’intesa istantanea e far nascere
un’amicizia che sta
continuando.
Ho trascorso la seconda sera in casa di
Candida,
decana
delle catechiste della
parrocchia
di
Sant’Alessandro che
per l’occasione ha
riunito a casa sua,
oltre a Cinzia e Mario (figlia e genero),
un folto gruppo di
catechiste; in questo
caso la cena è stata
l’occasione per un
confronto su quali
siano le modalità più
adatte per trasmette-
re il messaggio evangelico ai ragazzi e per uno scambio sulle
difficoltà e sulle gioie che derivano da questo importante servizio.
Mi hanno contagiato il loro entusiasmo, il grande desiderio di
aggiornarsi, di conoscere, di
imparare cose nuove e la generosità con cui, pur nella consapevolezza dei propri limiti, portano
avanti il loro impegno senza nascondersi dietro la stanchezza, la
fatica e lo scoraggiamento.
Conservo un vivido ricordo di
questi incontri; anche se solo per
pochi
momenti
abbiamo
intercettato la vita di queste
persone: la profondità di ciò che
abbiamo condiviso li rende ai
miei occhi un punto luminoso, in
cui ho riconosciuto i tratti
dell’ospitalità di cui parla la
Bibbia, che la ritiene la virtù per
eccellenza perché amare il prossimo significa, in concreto, offrirgli
ospitalità.
suor Silvia
PARTILHANDO@CONDIVIDENDO@PARTILHANDO@CONDIVIDENDO
Se Dicembre vuol dire fine anno
scolastico e pastorale, conclusione della attività e verifica dei progetti, Gennaio vuol dire ripresa,
ritorno, inizio. In una manciata di
ore non solo si gira pagina, ma si
cambia il calendario, ci si
permette il tempo di scrivere
sulla lavagna “Buon Anno 2014!”
e si riparte in velocità! Da quando
sono in Brasile, questo passaggio
rapido dell’anno scolastico e pastorale mi ha sempre fatto
mancare un po’ il respiro, ma che
fare? Non ci sono altre scelte...
solo è possibile cercare di dimenticare
la
stanchezza,
pensando, per consolarsi, alle
lontane ferie di luglio.
Così gennaio è tutto dedicato alla
programmazione, allo studio, a
costruire l’agenda dell’anno,
almeno al CEISU è così.
Quest’anno lo studio ha previsto
per tutti, insegnanti e altri dipendenti, un Corso di elementi
fondamentali di Pronto Soccorso
e di Anti-incendio, con l’aiuto di
un medico del Corpo dei
Pompieri, ed un approfondimento di Etica Professionale, con
una Professoressa dell’Università
Cattolica del Goiás. Le insegnanti
poi hanno rivisitato il rapporto
scuola-famiglia ed hanno elaborato nei dettagli nuovi progetti didattici. Attività nuove si stanno
prospettando per le ore pomeridiane, tra cui educazione fisica,
laboratorio musicale e - perché
no - anche Inglese, al fine di
offrire ai bambini nuovi stimoli,
di incentivare il dialogo, favorire
l’apertura e l’accoglienza delle
differenze. Con l’obiettivo di trasmettere e vivere il carisma educativo orsolino si dedica
costantemente
un
tempo
all’incontro con S. Angela, attraverso la sua pedagogia e alcuni
stralci degli scritti, in particolare
per i nuovi che iniziano o da poco hanno intrapreso un contratto
di lavoro con il CEISU.
L’aspetto più delicato al CEISU
in questo periodo è lo studio e
l’analisi, che da alcuni mesi stiamo portando avanti in modo più
preciso noi suore ed alcuni laici,
delle possibilità di trasformare la
scuola in un progetto capace di
auto-sostenersi nel futuro, sia da
un punto di vista economico
(considerate le difficoltà dell’Italia), sia amministrativo e gestio-
nale, come indicatoci dall’ultimo
Capitolo.
È inutile dire che i tempi, le procedure, i contatti, le consulenze,
la burocrazia, i pro e i contro, il
discernimento camminano di pari
passo con stress e insicurezza, ma
le suore brasiliane e il nostro popolo mi insegnano che non si
può desistere, che si deve lottare
per cercare e costruire la soluzione più valida ed efficace.
Intanto i bambini, ignari dei
grandi pensieri che riempiono la
testa ed il cuore di direttrice, presidente, assistente sociale ( =
suore) con coordinatrice e
qualche socio, da alcuni giorni
sono tornati a rallegrare gli spazi,
a colorire di sorrisi, a riempire di
voci, riuscendo a farci dimenticare la fatica e a credere ancora
che... ne vale la pena!
Ed ora, per non farvi dire che
anche qui finora si è parlato solo
di scuola, potremmo raccontare
di noi e dell’amore che ci anima
nella missione.
In Aparecida - come già è stato
comunicato - dopo il rientro in
Italia di Padre Flavio è arrivato
un nuovo parroco e con lui vari
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cambiamenti anche nei ministeri
affidati alle suore, alcuni dei quali
più in una linea di coordinamento
e di trasversalità, mentre su altri
aspetti non nascondiamo alcuni
interrogativi e delusioni sul modo
di essere Chiesa oggi qui in Goiânia.
Abbiamo celebrato la Festa di S.
Angela in semplicità, con una
Messa al CEISU, invitando amici
e persone che camminano con
noi ogni giorno e fanno parte
delle nostre comunità. Molta gioia, canti eseguiti con vigore, alcuni segni e la consegna di un
cartoncino di S. Angela costruito
come un puzzle... dove ciascuno
è invitato a fare la sua parte! A
rafforzare la presenza orsolina
c’era con noi anche irmã Sirlene,
venuta in Goiás per visitare la famiglia durante il suo tempo di vacanza. Come ogni festa che si
rispetti, anche questa ci ha regalato un momento di fraternità
fatto di dolce e di salato per tutti i
gusti.
Da ultimo, è di oggi la partenza
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anche della novizia Elize, di ritorno in Amazzonia, dopo la
pausa mineira e goiana. Elize,
infatti, dopo gli Esercizi Spirituali
è passata da Indianópolis, dove è
rimasta una ventina di giorni per
un’esperienza missionaria e di seguito ha condiviso con noi alcuni
giorni a Nazaré.
In un orizzonte più grande, la
Chiesa brasiliana continua a
raccogliere i frutti della GMG, ha
gioito recentemente per la nomi-
na a Cardinale di Dom Orani
Tempesta, arcivescovo di Rio de
Janeiro, il Vescovo della GMG, ed
ora si prepara a celebrare la
Campanha de Fraternidade che
ogni anno si apre con la quaresima. Quest’anno il tema è
“Fraternità e traffico di persone
umane”, una cruda realtà che
viola la grandezza dei figli e delle
figlie di Dio, dramma presente
anche in Brasile e scelto appositamente dalla Chiesa in questo
2014, anno della Coppa del
mondo che porterà turismo, denaro e problemi. Ogni comunità
cristiana sarà invitata a sensibilizzarsi al tema, per non essere
vittima della «globalizzazione
dell’indifferenza che ci priva della
capacità di piangere» - come dice
Papa Francesco, e a collaborare
con forme di informazione e di
prevenzione.
Dentro le notizie, la nostra amicizia ed il ricordo affettuoso.
suor Giovanna
Il Governo di Goiás va incontro ai poveri
Un viavai fuori dell’ordinario, un
accorrere di bambini, di biciclette, di moto, uno strombazzare
di clacson. Sono anch’io contagiata dalla novità e mi affretto
verso uno spiazzo interamente
coperto da tende bianche, non
lontano dalla nostra casa.
«È arrivato il Governo» mi dice
una signora anziana «e c’è anche
il Governatore, e ho visto il Prefetto perché, sa, lui è alto...»
Ebbene sì, è proprio arrivato il
“Governo”! Colina Azul ha la
fortuna di vivere, per quattro
giorni, un’avventura abbastanza
fuori del comune: sotto quelle
tende ci sono stand dove si possono ottenere la carta di identità,
i certificati di nascita dei figli, il titolo di elettore. Il tutto rigorosamente gratis.
Ma non c’é solo questo: c’é un
palco dal quale le autorità civili e
religiose intrattengono per una
buona ora e mezza i cittadini sull’
importanza di avere - almeno per
un po’ - il Governo a portata di
mano; c’é la banda della città e
quella, più modesta ma non meno interessante, dei ragazzi del
Centro tenuto dai Fratelli Maristi;
c’è il tappeto elastico, gioia dei
bambini; c’é la degustazione di
prodotti tipici del Goiás; c’è
l’esposizione dei fiori e frutti del
nostro Cerrado; ci sono i
pompieri che insegnano i rudimenti del salvataggio sulle strade
o in acqua; c’è la fila per l’oculista
che farà la diagnosi e provvederà
perché gli occhiali vengano recapitati gratuitamente; c’è la fila per
il dentista, la fila per il pediatra, la
fila per il matrimonio civile o per
i certificati di morte. E c’è la fila
per un paio di stampelle o per
una carrozzella.
Un avvocato in toga aspetta i
clienti che vogliono separarsi o
divorziare dal coniuge, il rappresentante della Compagnia Elettrica
accetta
reclami e pazientemente risponde.
In
totale è un’area
enorme con
decine, anzi
centinaia di
piccoli uffici
prefabbricati
dove si può fare di tutto: una
manna per gli ormai 650.000 abitanti della nostra Aparecida,
perché non si paga niente, proprio niente.
Vado un po’ a zonzo, saluto chi
conosco, accarezzo bambini e
procuro sgabelli per gli anziani.
Intanto dall’altoparlante il Pastore
Ernesto tuona: «Lo dico a voi,
autorità che avete la responsabilità di questo popolo, abbiate
“l’odore delle pecore”, l’odore
della vostra gente di Aparecida».
Tutti applaudono a questa frase.
Ma io mi dico: «Non l’aveva detta
qualcun altro prima di lui?». Papa
Francesco, hai fatto centro anche
coi protestanti brasileri!
suor Emanuela
11
Notizie da Indianópolis
Il 3 febbraio 2010 la nostra
parrocchia, dopo 8 anni trascorsi
con Padre Ernane, aveva ricevuto
Il nuovo parroco, Padre Mozart
Fernandes de Andrade.
Era originario di Barbacena, un
municipio che si trova a sud dello
stato del Minas Gerais, conosciuto in tutto il Brasile come “la città
delle rose” per via della grande
produzione di tali fiori.
Padre Mozart, nelle varie
parrocchie e stati del Brasile in
cui ha realizzato il suo ministero,
ha sempre dimostrato umiltà, fede, devozione al suo servizio a
Dio e ai fratelli, anche quando si
è trovato in situazioni di rischio,
come per esempio nelle “favelas”
di Rio de Janeiro. Abbiamo potuto constatarlo dai racconti che fa12
ceva a tutti.
A Indianópolis ha vissuto per
quattro anni, dedicandosi a
chiunque lo cercava; si è mostrato
amico di tutti, specialmente delle
persone che più avevano bisogno
di attenzione: visitava le famiglie
consigliando
e
dialogando, era
molto
attento agli
ammalati.
Con
noi
suore si è
sempre mostrato amico, e la
collaborazione nelle
varie “Pa-
storali” è stata molto efficace.
Ma per motivi di salute, e dopo
un attentato nelle campagne di
Ângico, i suoi problemi fisici ed
emozionali si sono aggravati,
tanto da chiedere al vescovo di
essere trasferito.
catechisti, l’equipe di liturgia, i
giovani perché possano conoscere e approfondire la Parola di
Dio.
È proprio vero che lo Spirito
Santo è portatore di “novità” e
che le vie del Signore ci
raggiungono in modo inaspettato! Occorre essere aperti e
corrispondere al dono. Noi tutti,
in parrocchia, oltre ad essere riconoscenti rinnoviamo la disponibilità
all’ascolto
e
all’approfondimento della Parola.
Il 31 dicembre ha celebrato la sua
ultima messa e la comunità si è
molto emozionata. Il gruppo dei
giovani aveva preparato un breve
filmato sulla sua presenza tra noi
e lo abbiamo visto commosso.
Il passaggio di Padre Mozart, la
sua presenza in mezzo a noi, ci
hanno aiutato a capire che ogni
persona è importante, è - nel piano di Dio - una tessera del mosaico della vita! Ogni tessera ha un
suo colore, taglio e posizione, secondo il ruolo affidato, ma la
bellezza sta nell’insieme, in quel
Regno di Dio che, malgrado la
nostra debolezza, formiamo!
Grazie, Padre Mozart, per tutto!
Ti accompagnamo con la nostra
preghiera e il nostro affetto. Vai
com Deus!
semplice, umile e che prega
molto. Per il momento sta conoscendo la realtà della parrocchia,
raduna le varie “Pastorali” per
conoscerne il cammino e dare
nuove idee. È molto preparato in
Sacra Scrittura e il suo desiderio è
radunare, ogni tanto, i ministri
straordinari dell’Eucarestia, i
La luce del Vangelo ci sosterrà
nei giorni futuri e sarà sicuramente una gioia per ogni fedele
Indianopolense!
Benvenuto tra noi, Padre Francisco! Cammineremo insieme
diffondendo la gioia del Vangelo.
le suore di Indianópolis
Il 5 gennaio 2014 il vescovo di
Uberlândia, Dom Paulo Machado, ha accompagnato nella nostra
parrocchia di Santa Anna Padre
Francisco De Assis, che sarà il
nuovo parroco di Indianópólis.
È originario di Divinópolis, una
cittadina che si trova al
centro–ovest del Minas Gerais,
caratterizzata da industrie metallurgiche e siderurgiche. Padre
Francisco era parroco in una periferia di Uberlândia e già abbiamo capito che è una persona
13
Natale all'Istituto S. Angela Merici
È tradizione all'Istituto S. Angela Merici di Milano
festeggiare il Natale con un pranzo "speciale" prima
dell'inizio delle vacanze natalizie. Durante il pranzo
di quest'anno i bambini della scuola dell’Infanzia e,
successivamente, quelli della scuola Primaria hanno
percepito un clima natalizio che, a poco a poco, si è
concretizzato nella presenza di due zampognari. I
refettori sono stati allietati da musiche della tradizione zampognara; grande curiosità nel conoscere da
vicino strumenti e abbigliamenti “originali”. Anche i
ragazzi della scuola Secondaria hanno gioiosamente
interrotto le lezioni per accogliere ed ascoltare musiche natalizie. Alle ore 16.00, all’apertura del cancello
della scuola, i genitori e i nonni dei bambini
dell’Infanzia e della Primaria hanno gradito un dono
inaspettato: quanti nonni si sono commossi nel rivivere i loro ricordi dell’infanzia al suono delle
zampogne e del “Piva Piva...” e hanno scattato foto
ricordo!
Il 13 dicembre l’Istituto Sant’Angela Merici ha celebrato il Natale condividendo con le famiglie e con la
comunità cristiana di San Vito l’ascolto della Parola
di Dio e di passi tratti da testi letterari scelti dai docenti di tutti i settori, così da raggiungere il cuore dei
credenti e dei non credenti. Il tutto coronato da esecuzioni canore natalizie della tradizione cristiana e
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profana. I tre momenti della preghiera (l’Annunciazione, la Nascita, l’Adorazione dei Magi) sono stati
accompagnati da gesti concreti, che hanno coinvolto
tutte le componenti della comunità educante: nella
processione iniziale sono state rappresentate le diverse vocazioni; il presepe vivente (papà e mamma
della nostra scuola con il loro bimbo); i pastori
impersonati dai bambini di I Primaria; le stelle comete portate all’altare dai bambini di II Primaria. In
una gerla i bambini hanno deposto salami e caciotte
da presentare a Gesù e da consegnare, il giorno dopo, alla mensa dei poveri in piazzale Velasquez. I
cori della scuola Primaria e della scuola Secondaria
hanno contribuito alla preghiera e alla commozione
di numerosi presenti. I canti polifonici dei cori
Händel e Sacro Volto hanno trasformato la chiesa di
San Vito in un tempio di cori angelici. Importante
l’apporto dei ragazzi di III Secondaria nel gestire il
servizio d’ordine di circa 500 persone.
La riflessione sintetica ma profonda del nostro
Parroco, Antonio Torresin, ha concluso la meravigliosa serata, nella quale la nostra scuola è stata una
risorsa per la Parrocchia e la Parrocchia è stata il segno visibile della comunità cristiana in cui la scuola
opera.
suor Rosangela
In macchina... arriva la Befana in carcere!
dei genitori!
Alcuni bambini hanno poi voluto portare la calza in
regalo ai papà ed è stato veramente un momento
emozionante.
Per rendere partecipi tutte… accludo la mia foto
vestita da befana: questa mancava negli archivi della
Congregazione vero?
Il 2 gennaio non sono venuta al Mericianum perché
la direttrice del Carcere mi ha chiesto di organizzare
la befana per i bambini dei detenuti
Befana – Epifania = Manifestazione. Cosa c’è di più
bello che “manifestare” un po’ di gioia ai bambini?
Cosa fare? Vestita da befana sono arrivata in carcere.
“in macchina” e con l’immancabile scopa, nei due
giorni dei colloqui e ho distribuito la tradizionale
calza a tutti i bambini, intrattenendomi con loro, rispondendo alle loro curiosità sulla befana, giocando
con loro; ho cercato di donare un po’ di serenità
almeno per un piccolo spazio di tempo.
Inutile dire la gioia dei bambini e la soddisfazione
suor M. Fabiola
Cara Sant’Angela
Ascoltare la Parola partendo dalle domande
Ogni anno la festa di Sant’Angela
rappresenta davvero un momento
importante per la vita del collegio e riesce, di volta in volta, a regalare emozioni sempre più forti attraverso
interpretazioni del messaggio di Angela via via più elaborate e complesse. La
collaborazione messa in atto per la realizzazione della festa crea sempre nuove
amicizie, e le amicizie forti generano
una collaborazione più salda. Questa è
la grandezza del lavoro delle collegiali,
un lavoro che non smette mai di approfondire la conoscenza di noi stesse, delle
persone che ci vivono accanto, di
Sant’Angela Merici e soprattutto di
Dio.
più nutrito gruppo di ragazze ha
portato “in scena” uno spettacolo
originale e in grado di toccare le
corde di una platea visibilmente
coinvolta.
“Gioisce il cuore di chi cerca il
Signore” è il titolo scelto per
l’evento di quest’anno, emblematico di un percorso compiuto
da tutte le persone che si sono
impegnate nella realizzazione
dello spettacolo, una ricerca che
parte inevitabilmente dal Signore,
passa attraverso la figura
esemplare di Sant’Angela e al Signore poi ritorna. Mai come questa volta la stesura del copione ha
impegnato le collegiali, chiamate
Lo scorso 9 febbraio un sempre a condividere il proprio mondo
interiore, i propri dubbi ma anche
i propri successi, con l’intento di
realizzare
uno
spettacolo
realmente in grado di parlare a
tutti. Il fil rouge della rappresentazione è stata un’attualissima
nonché personale risposta alle
domande, quasi come sfide provocatorie, “come può una donna
del
Cinquecento
quale
Sant’Angela parlare a noi del
Duemila? Come possono i suoi
insegnamenti essere ancora attuali
e attualizzabili oggi?”. Sembrava
una sfida inizialmente impossibile, ma cercando aiuto in primis
proprio nelle parole della Santa di
Desenzano la risposta si è fatta
sempre più chiara, e di lì a poco
15
ha preso forma la rappresentazione portata in scena. Il testo, una
lunga lettera corale, alterna i
dubbi che attanagliano chiunque
al giorno d’oggi e le parole di
Sant’Angela, che risuonano come
risposte quanto mai contemporanee.
Lo spettacolo interpretato dalle
ragazze che si sono scoperte - o
riscoperte - attrici è stato curato
da Chiara Stoppa, ormai al suo
secondo anno di collaborazione
con il collegio Paolo VI. A rendere ancora più coinvolgente la
rappresentazione sono state le
incursioni delle altre arti. Un
enorme applauso lo meritano
senza alcun dubbio le ballerine
Rossella Distante e Roberta
Santoro, che hanno coreografato
e ballato sulle note di “Eppure
sentire” di Elisa, dimostrando
con le loro movenze e con la loro
gestualità come anche la danza
possa essere una forma di espressione tanto degli stati d’animo del
genere umano quanto di una ricerca di Dio. Un posto d’onore lo
merita il coro formato da un
folto gruppo di collegiali guidate
dal maestro Dario La Fauci,
ormai figura di riferimento durante le ricorrenze più importanti
al Paolo VI, che quest’anno ha
fatto emergere alcune “voci fuori
dal coro” in grado di regalare
forti emozioni al pubblico. I
complimenti allora sono d’obbligo per Noemi Calabrese, Roberta
Conte, Nuccia Primerano, Benedetta Venezia e per una emozionatissima Elena Della Bona, che
senza saperlo si è ritrovata a
cantare “Con allegrezza grande”
davanti all’autrice stessa, suor Irene.
A conclusione dello spettacolo la
professoressa Antonella Sciarrone in veste di pro Rettore e Presidente Educatt - nonché legata al
16
collegio Paolo VI
per ricordi personali del periodo in
cui lei stessa è
stata studentessa
universitaria - ha
voluto ancora una
volta sottolineare
l’attualità e l’universalità tanto del
messaggio
di
Sant’Angela
quanto dei sentimenti delle ragazze.
Dopo i meritatissimi applausi per
la rappresentazione, il salone del
Paolo VI ha
cambiato le proprie vesti da
palcoscenico ad
altare per la Santa
Messa. La funzione è stata concelebrata da don Luca Violoni, che
le ragazze avevano avuto modo di
conoscere e apprezzare già come
predicatore nella basilica di
Sant’Ambrogio durante gli esercizi spirituali di Avvento, da padre
Marco Salvioli, padre Enzo Viscardi e don Serafino.
Dopo la Celebrazione eucaristica
le Collegiali hanno voluto ringraziare con dei fiori e con un canto
le Suore presenti al Paolo VI: uno
spontaneo gesto d’affetto accolto
con grande sorpresa dalle stesse
interessate.
Come ogni festa che si rispetti,
non è mancato il momento più
conviviale. I festeggiamenti sono
proseguiti per tutta la serata con il
buffet e con i commenti gioiosi
sia di chi ha preso parte attivamente allo spettacolo che di chi è
stato spettatore lietamente
sorpreso da un così poco consueto evento.
Annalisa C.
Festa di S. Angela
Ogni 27 gennaio, oltre al “giorno
della memoria”, alla mente di
ogni suora ritornano tradizioni e
ricordi di tanti anni passati tra le
Orsoline, prima come alunne e
poi come religiose. Indimenticabile è per chi tra noi ha i capelli
bianchi il ricordo delle mattine in
cui, per tradizione, la festa di
Angela era associata alla cioccolata calda, servita in una tazza decorata a mano che riproduceva lo
stemma delle Orsoline.
Di stemma si trattava e non di logo, come di direbbe oggi , perché
era una composizione di simboli
vari: una lunga scala a pioli univa
la terra al cielo, ovvero ad un
triangolo che rappresentava Dio.
A lato vi erano delle onde azzurre
che indicavano il lago sul quale
stava una barca sospinta dl vento
a vele spegate. Non ho mai capito
perché in questo stemma sia stata
dipinta una scala a pioli e non
una regale scala a gradini come
nell’antico dipinto di Carcinardi.
La scala a pioli mi fa immaginare
la fatica che dovevano affrontare
le creature celesti per scendere e
salire dal cielo fino alla terra, con
il corpo rivolto all’esterno della
scala senza cadere, perché sarebbe impensabile per una schiera scendere di piolo in piolo con
le “terga” rivolte al chi osserva lo
stemma.
Festa di S. Angela… e anche quest’anno non abbiamo fatto
mancare ai piccolissimi della
scuola dell’infanzia una serie di
puntate per raccontare la bella
storia di Angela (che qualche
bimbo, con nostro stupore, ricordava dallo scorso anno).
Abbiamo raccontato che Angela
raccomanda di essere soavi e
dolci e, per non far rimpiangere
la cioccolata, ecco che la storia è
terminata con il ritrovamento di
un baule nella stanzetta di Angela, dove era racchiusa una pergamena con il suo testamento, che
diceva espressamente che insieme
all’amore non bisogna mai far
mancare anche una bella e dolce
brioche! Segno certo di un
dolcezza che resterà nei loro ricordi.
suor M. Fiorina
27 gennaio 2014, un giorno tra gli altri, ma non come gli altri
La festa di Sant’Angela coincide con la
celebrazione della Giornata della memoria e questa felice concomitanza
arricchisce di un valore aggiunto le due
ricorrenze; anche quest’anno il 27
gennaio abbiamo avuto modo di
arricchire la festa di Sant’Angela con
una testimonianza che ha lasciato il segno nel cuore e nella mente di chi l’ha
ascoltata; Martina, studentessa del liceo
di Saronno, ci racconta che cosa abbiamo vissuto.
Ci sono giorni carichi di emozioni, giorni in cui i ricordi invadono
la vita rendendola viva, piena di
quel senso e di quella essenza che
spesso trascuriamo tuffandoci
nella quotidianità. Son questi i
giorni in cui non puoi fare a meno di riflettere e di pensare che
gli eroi e i santi, dopotutto, non
sono tanto diversi: sono persone
che, con tutte le loro forze,
hanno lottato per raggiungere i
loro obiettivi.
Ricordare deriva dal latino recordis: ripassare dalle parti del
cuore. Ed è proprio nel cuore
delle persone piccole, comuni,
che troviamo delle persone
grandi. Questo giorno ci offre
due grandi esempi, lontani tra loro, diversi: don Giovanni Barba-
reschi e Sant’Angela Merici. Un
eroe e una santa.
Con Don Giovanni veniamo a
contatto in una mattina
d’inverno; siamo 500 ragazzi e
insegnanti, riuniti nel teatro saronnese Giuditta Pasta, per celebrare la Giornata della Memoria
ascoltando la testimonianza di chi
ha vissuto eventi che sente l’esigenza di non nascondere o dimenticare, e vuole fare in modo
che il ricordo passi anche dai
cuori di chi è più giovane in modo che possa conoscere, riflettere,
capire.
Il ricordo è in quegli occhi tra17
sparenti, in quelle rughe, segno di
una vita passata senza rimpianti;
ricordo sono le parole commosse
e coincise che don Barbareschi
esprime con calma, con le mani
giunte, lasciando trasparire le
emozioni e tutto ciò che il ricordo desta in lui, seppur dopo
molti anni. Anni in cui Don Giovanni, scout del gruppo clandestino Aquile Randagie (1943-45),
partigiano, cappellano delle Brigate Fiamme Verdi, Medaglia
d’Argento della Resistenza e giusto tra le Nazioni vive
inneggiando alla libertà e all’amore per gli altri e per la vita.
Sono queste le esperienze che
racconta con semplicità ed estrema sintesi nel suo intervento durante la mattinata senza che
manchino frasi di grande impatto.
«È stato il momento più difficile
della mia vita partigiana, alla fine
siamo scappati con il ferito su
una barella costruita al momento.
E ci siamo salvati tutti. Qualsiasi
codice ci avrebbe permesso di
uccidere quella creatura come
estrema difesa, ma era un uomo.
E l’uomo va sempre rispettato».
Il rispetto per gli altri come
persone non è il solo principio
che, con le sue parole, don Giovanni vuole lasciare ai ragazzi, tra
quelli più importanti ci sono la libertà e l’amore: «Io ho rischiato
molto e l’ho fatto perché credevo
che aiutare gli altri, in qualsiasi
circostanza, fosse la cosa più
bella e l’unica che dava un senso
alla vita. Oggi non rischia più
nessuno. Nessuno si mette più in
gioco per amore della libertà, si
preferisce stare seduti e pensare
alla carriera». Sono parole forti
che fanno riflettere e mettono in
discussione il quotidiano in cui
ognuno, più che vivere, sopravvive.
La mattina scorre, lasciando in
ognuno un segno, un ricordo che
passato per il cuore ha lasciato
una traccia forte che vuole essere
libera di potersi esprimere, libera
di essere memoria. Ma memoria,
in questo stesso giorno, è anche
quella di Sant’Angela Merici, colei
che avvicinandosi a Dio ed affidandosi a Lui ha avuto il coraggio
di lanciarsi in una grande
avventura. 27 gennaio 2014, un
giorno tra gli altri, ma non come
gli altri.
Martina Ferré, 3^ Liceo scientifico
Chi semina... raccoglie
È pervenuta via mail questa comunicazione, che è anche una testimonianza di vita su quanto la presenza delle Suore
Orsoline rimanga nelcuore e riemerga dalcuore nei vari momenti dell’esistenza.
Carissime,
Ho appena visitato il sito delle Suore Orsoline di Sant'Angela Merici e ho avuto immediatamente la
necessità di contattarVi.
Ho frequentato il Vostro meraviglioso Istituto dal 1977 al 1989. Rivedendo la struttura, ho rivissuto i
momenti più belli della mia vita. Oramai, a causa di diverse vicissitudini negative, mi trovo ad abitare in
provincia di Salerno, ma Vi ho sempre mantenuto nel cuore e nei miei più bei ricordi. Con chiunque ne
parlo, dico sempre che in questa scuola ho imparato il rispetto per gli altri, il senso di sacrificio e l'amore
per il prossimo; siete state per me uno dei più grandi punti fermi della mia vita. Una delle più grandi,
vere scuole che un alunno possa frequentare. Grazie di tutto! L'amorevole insegnamento di Suor
Caterina e il suo animo nobile, il sarcasmo con un pizzico di severità di Suor Diomira, la dolcezza di
suor Erminia, l'incantevole voce e la simpatia di Suor Patrizia,
nonché il perfetto e professionale insegnamento della signorina
Bianca Maria Rossi hanno fatto di me la donna che sono.
Buon lavoro a tutti e un forte abbraccio!
Infinitamente riconoscente,
Annarita Raffaella Cavaliere - classe 1974
18
Fabiola Gianotti
«Come in un sol corpo abbiamo molte poi il liceo classico dalle Orsoline «Ci fermavamo ogni tre metri per
membra e queste membra non hanno di S. Carlo in viale Maino.
guardare, anzi esaminare ogni cotutte la medesima funzione, così anche Per una formazione completa vo- sa; per lui ogni sasso, ogni fossile,
noi, pur essendo molti, siamo un solo luta dalla madre e per la moltepli- ogni coleottero aveva una storia
corpo in Cristo e, ciascuno per la sua cità dei suoi interessi, sceglie tra da raccontare».
parte, siamo membri gli uni degli altri. le attività extrascolastiche la Si laurea in Fisica all’Università
Abbiamo doni diversi, secondo la gra- danza classica e il pianoforte. degli Studi di Milano nel 1984 e
zia data a ciscuno di noi: chi ha il dono Consegue il diploma in piano- cinque anni dopo, nello stesso
della profezia, …. chi ha il ministe- forte al Conservatorio di Milano ateneo, consegue il Dottorato di
ro,… chi insegna, … chi esorta … Suo padre le insegna l’amore per Ricerca in Fisica delle particelle
Chi dona, lo faccia con semplicità; chi la natura. «Ogni occasione era elementari, quelle che lei considepresiede, presieda con diligenza… .» buona per passeggiare in monta- ra “mattoncini” dell’Universo.
(Romani 12,4-8)
gna», cosa che fa ancora adesso. Nel 1994 vince una borsa di stu«Grazie ad un’applicazione
puntuale, attenta e attiva, la Fabiola Gianotti si racconta:
candidata ha acquisito piena pa- «Il bosone [di Higgs] è una particella molto speciale, che non appartiene
dronanza degli argomenti studiati alle due classi in cui si suddividono le altre particelle: quelle di materia,
… mostra di privilegiare uno stu- che sono i costituenti fondamentali dell’atomo, e quelle di interazione,
dio caratterizzato da rigore che trasmettono l’interazione elettromagnetica, quella debole e quella
scientifico-filosofico … (per) le forte. Il Bosone di Higgs è diverso, perché ha il compito di dare massa a
sue spiccate attitudini teoretiche» tutte le altre particelle e, se così non fosse, il nostro universo non
(dal giudizio di Maturità Classica, esisterebbe e ovviamente non esiteremmo neppure noi»(1)
conseguita con il massimo dei voti presso l’Istituto Ghislanzoni Così lei stessa illustra la scoperta:
delle Orsoline di S. Carlo - viale «Il meccanismo di Higgs entrò in azione dopo un centesimo di
miliardesimo di secondo dalla esplosione del Big Bang e diede massa ad
Maino 39 - Milano, 26/7/1979)
Il giudizio di Maturità - che non alcune particelle, lasciandone altre senza massa. Dal Modello Standard,
si è potuto riportare inte- che è l’insieme delle nostre conoscenze che finora meglio descrivono la
gralmente - evidenzia i doni che il composizione della materia e le forze che fanno interagire le particelle,
Signore ha dato alla futura sapevamo che ci sono particelle come il fotone che non hanno massa,
scienziata e richiama il brano di ma sono pura energia e viaggiano alla velocità della luce e altre invece
Paolo sulla diversità e sulla che hanno massa. La ragione era un mistero. Adesso abbiamo capito che
ricchezza dei carismi, che Dio dà questo fatto dipendeva dalle differenti interazioni che queste particelle
avevano con il bosone».(1)
a ciascuno per il bene di tutti.
Fabiola Gianotti nasce a Roma il
29 ottobre 1960, figlia di un geologo piemontese e di una letterata
siciliana appassionata di musica.
«L’atmosfera di casa era vivace,
molto stimolante. Si discuteva di
tutto e io ero molto curiosa. Volevo sapere. Tutto… ».
Quando Fabiola ha 7 anni la famiglia si trasferisce a Milano, dove lei frequenta prima una scuola
media di quartiere, il Tommaseo,
«Le applicazioni pratiche delle nostre ricerche? Il bosone di Higgs ha già
cambiato la nostra vita, perché per trovarlo abbiamo dovuto sviluppare
tecnologie di punta in moltissimi settori. Per esempio, oggi esistono
30.000 acceleratori al mondo, di cui 17.000 sono usati in campo medico.
Sono stati costruiti utilizzando tecnologie sviluppate al CERN e in altri
laboratori del nostro campo. Ma al di là delle ricadute pratiche, pur
importantissime, la conoscenza, come l’arte, sono fra le espressioni più
alte dell’uomo in quanto essere pensante»(2).
(1) Bosone di Higgs, Fabiola Gianotti si racconta: “Ora cerco la materia
oscura”. Il Messaggero, 15-18 marzo 2013.
(2) Dentro il Big Bang - Parla Fabiola Gianotti , Fisica da Nobel, La Repubblica
7 settembre 2013.
19
dio per giovani ricercatori al
CERN, dove inizia una scalata
che la porta nel 2009 a essere
scelta
come
responsabile
dell’esperimento ATLAS
Il successo e l’esposizione mediatica non le hanno dato alla testa. Al posto di “io” usa
volentieri il “noi”: Abbiamo studiato, abbiamo scoperto... un plurale che non smette di dar credito
alle persone che hanno lavorato
con lei. «È inutile essere arroganti
nel mio lavoro. Non sappiamo
nulla. O molto poco. L’umiltà è il
modo migliore per andare avanti
nella vita». È l’umiltà che gli
scienziati imparano in laboratorio.
Alla domanda su cosa crede risponde: «Scienza e religione si
muovono su piani diversi, ma
non sono affatto in contraddizione».
suor Teresa Maria
Un augurio speciale
All’inizio del nuovo anno viene
consegnato a scuola un biglietto
con due pensieri scritti su due
facciate distinte che trascrivo
integralmente.
La prima facciata a sinistra riporta un pensiero rivolto ai ragazzi «Vorei fare anche ai
compagni di C. un augurio di
buon anno. Ha tutti voi e alle vostre famiglie tanta salute e felicità,
e che i vostri desideri potrano averarsi perché siete tutti bambini
speciali come i vostri maestri e i
vostri genitori. Vi auguro carissimi bambini tanti auguri e felicità
(e ascoltate sempre i vostri professori che vi vogliono bene).
Con affetto vi mando un grosso
abbracio da papà di C.».
La seconda facciata del biglietto
riporta un pensiero rivolto agli
insegnanti: «Vorei fare un augurio
alla scuola di mio figlio C. e a
tutti i professori, maestri e tutti
che si impegniano tutti i giorni per
mio figlio e per gli altri bambini.
Vorei farvi un augurio a voi e alle
vostre famiglie, tanta salute e felicità per impegnio che lo fatte nei
confronti di tutti i bambini della
scuola di mio figlio. Grazie con
20
tutto il cuore da papà di C.».
Questo pensiero non ha nulla di
insolito, se non gli errori di
grammatica … ma se diciamo
che arriva da un padre che sta
scontando una pena detentiva da
diversi anni e che ha ottenuto solo da poco la possibilità di vedere
suo figlio, che ha 12 anni, forse
diventa un biglietto speciale.
Quest’uomo proviene da uno dei
paesi dell’Est e non ha frequentato scuole. Il figlio è stato
sottratto anche alla madre e vive
in una comunità che ha voluto
scegliere, per un ragazzo molto
intelligente, una scuola che lo
prepari alla vita. Qui ha trovato
compagni che conoscono la sua
situazione e ne parlano con molta
discrezione; qualche famiglia lo
invita nelle feste e qualche
altra lo porta in vacanza con il proprio
figlio. Se poi diciamo
che questo accade in
un delle nostre scuole
nel centro di Milano,
questo rende questo
scritto ancora più
importante.
Un giorno un genitore
a colloquio per iscrivere la propria figlia nella nostra scuola mi
chiedeva: «Mi dica un motivo per
cui dovrei portare mia figlia da
voi e non al S. Carlo o al Leone»
e la mia risposta fu:«In quelle
scuole sua figlia incontra ragazzi
delle famiglie che “contano” per
la città di Milano, da noi incontra
“chi conta e chi non conta nulla”
(secondo la mentalità del
mondo), perché è importante per
un giovane sapersi confronatre
con tutta la realtà che lo
circonda». Quel genitore, pur
apprezzando la risposta, non è
tornato però ad iscrivere la figlia… peccato, ha perso una
grande esperienza di vita!
suor M. Fiorina
Apertura nuovo corso regionale a Saronno
Vogliamo condividere con tutti la nostra soddisfazione per aver ottenuto, dopo un lungo lavoro di preparazione e un “infinito” iter burocratico, l’Accreditamento presso la Regione Lombardia.
Col prossimo anno scolastico 2014/15 inizieremo pertanto nella nostra sede di Via S. Giuseppe un
corso regionale di Istruzione e Formazione Professionale per Operatore ai Servizi di Promozione e
Accoglienza – Servizi Turistici.
Siamo felici di poter offrire un corso totalmente gratuito per le famiglie meno abbienti e per i ragazzi
che pensano di non poter affrontare una Scuola Superiore della
durata di cinque anni. Il corso è pertanto triennale e dà adito
alla Qualifica. Potrà essere seguito da un quarto anno e forse
anche da un quinto.
È un bel servizio al territorio, che ha già apprezzato la nostra
iniziativa facendoci giungere rallegramenti e sostegno anche
dall’Ufficio della Formazione Professionale della Provincia di
Varese e dagli altri enti che ci conoscono.
Lo spirito di S. Angela, che ci ha animati nel cercare una via
nuova per i più deboli e i più poveri, continuerà a sostenerci ne siamo certi - nella concreta attuazione di questa attività.
Noi suore ringraziamo di cuore i laici che hanno lavorato a
stendere il progetto e ora ancor più si impegneranno nella preparazione dei Programmi e nella loro realizzazione.
Chiediamo a tutti di sostenerci con la preghiera e con l’affetto.
suor M. Luisa e docenti della Commissione “Promozione e sviluppo”
Luce dei miei passi
Da alcuni anni vivo l’esperienza
dei “Gruppi di ascolto della Parola”, un’iniziativa nata in tempi
ormai non più recenti, ma
sempre attuale, come è sempre
attuale la Parola di Dio.
Sono previsti sette incontri
all’anno su alcuni brani biblici
dell’Antico o del Nuovo Testamento. Noi animatori ci prepariamo accuratamente con l’aiuto di
un testo predisposto e di altri
sussidi che possono essere utili, e
ogni volta ci troviamo prima
dell’incontro per approfondire il
tema trattato, cogliere i punti più
suggestivi, lasciarci interpellare a
nostra volta, rispondere agli
interrogativi che nascono, dialogare, lasciarci sorprendere e stupire sempre di nuovo.
Agli incontri, che si svolgono
nelle case o all’oratorio, vengono
invitati adulti di ogni età; unico
requisito: ascoltare la voce del desiderio che si fa strada nel proprio cuore! Ci si invita per
amicizia, si partecipa per provare,
per curiosità forse; e ci si ritrova
con il cuore pieno di gioia! Radunarsi attorno alla Parola è
un’esperienza straordinaria: è
incredibile come il Signore ha
sempre qualcosa di nuovo da dire, proprio a te! È bello vedere le
persone che si lasciano
coinvolgere, gli occhi che si illuminano, la gratitudine spontanea
e sincera.
Cerchiamo sempre di dare spazio
alla testimonianza dei propri vissuti, perché è ciò che davvero
convince; talvolta è bello per me
ascoltare i racconti semplici ma
anche toccanti di alcuni membri
dei gruppi.
Tra le tante opportunità di bene
che il Signore mette sulla mia
strada, e di cui lo ringrazio, questa è sicuramente una delle più significative.
suor Donata
21
a Tambre: nuovi stili e vecchi amici...
Incontro con p. Adriano Sella
Il giorno 01/12/2013 la nostra
Associazione, Il Tralcio onlus, ha
organizzato a Tambre un
incontro con p. Adriano Sella, direttore dell’Ufficio Nuovi Stili di
Vita della Diocesi di Padova.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere il lavoro di sensibilizzazione e di formazione che p.
Adriano svolge, come coordinatore interdiocesano sugli stili di
vita, rispetto al tema della “Salvaguardia del Creato”
Nella presentazione iniziale del
relatore all’assemblea ci siamo
chiesti in modo provocatorio: ma
è veramente necessario modificare i nostri stili di vita? P. Adriano
si è rivolto ai presenti illustrando
attraverso un video la precaria situazione della nostra vita sulla
Terra, mettendo in evidenza le
cause ed ipotizzando le soluzioni
dei problemi.
Il suo intervento è servito per
crescere nella consapevolezza che
la situazione del nostro pianeta
Terra, la crisi economica e sociale, la scarsa qualità delle relazioni
interpersonali e comunitarie, ci
impongono un cambiamento e
scelte di discontinuità che forse
non vogliamo, ma se non realizziamo tale cambiamento al più
presto la nostra corsa verso il declino sarà inesorabile.
L’invito dunque è quello di diventare tutti protagonisti del
cambiamento e di adottare, sia
nel privato che nel pubblico, azioni e comportamenti virtuosi,
capaci di riconsegnarci una buona
qualità di vita.
suor Carola
Per saperne di più:
www.nuovistilidivitapadova.org
www.famigliacristiana.it/articolo/
vince-il-nuovo-stile-di-vita-.aspx
Alpini: se non ci fossero… bisognerebbe inventarli!
Li conoscevamo leggendo
qualche articolo sui giornali o
quando la televisione passava
sullo schermo le loro grandi e
commoventi
manifestazioni,
oppure quando, con grande generosità e disinteresse, operavano e
operano ancora oggi dove c’è bisogno del loro soccorso e aiuto.
Da quando siamo arrivate a
Tambre abbiamo potuto conoscerli da vicino e, quindi,
apprezzarli maggiormente. Persone serie, sempre disponibili, che
mettono allegria con i loro canti,
ristorano con i succulenti piatti tipici preparati con amore in tante
occasioni e accompagnati da un
22
buon bicchiere di vino dei nostri
colli. Ma non è tutto qui.
Fanno riflettere quando, nelle loro manifestazioni, passano con le
loro penne nere sul cappello
portando con orgoglio e fierezza
i gonfaloni che molto hanno da
raccontare di quella che è stata la
nostra storia italiana. Gli alpini,
con la loro disponibilità e generosità, ci parlano ancora oggi
concretamente.
Noi del’Associazione Il Tralcio
onlus li abbiamo visti come
abbattitori di enormi faggi per riportare alla luce la casa di accoglienza di via Cate 110 a Pianon
di Tambre.
Con grande maestria e competenza hanno sostituito la recinzione intorno alla casa, che
ormai non si riconosceva come
tale; hanno lavorato con grande
impegno, donando il loro tempo
a favore dell’Associazione e soprattutto a beneficio delle persone svantaggiate che la struttura
accoglie.
Vogliamo dire a ciascuno di loro
il nostro grazie riconoscente per
il bene che abbiamo ricevuto e
per la testimonianza che danno.
suor Carola e suor Maria Angela
Un nuovo battistero nella Comunità Pastorale S. Eusebio
Le sollecitazioni della Chiesa a entrare
nella logica della Nuova Evangelizzazione, a partire dal nostro riscoprirci e
riconoscerci Figli di Dio, hanno guidato
il lavoro dell’equipe battesimale e delle
commissioni che si prendono a cuore il
cammino dell’iniziazione cristiana nelle
parrocchie di Barasso, Casciago, Luvinate e Morosolo fino a maturare insieme il desiderio di dare ampia visibilità
alle sorgenti della nostra vita cristiana.
Da qui l’idea del parroco, don
Norberto, di costruire un nuovo battistero per la comunità pastorale
sant’Eusebio. L’opera deve essere frutto
della Provvidenza, inserirsi in un
contesto ecclesiale di ampio respiro e deve essere un messaggio chiaro non solo
per le nostre quattro parrocchie, ma per
chiunque si fermi per una sosta davanti
al tabernacolo nella chiesa di Casciago,
dedicata a sant’Agostino e a santa
Monica.
L’opera è pensata dentro un percorso
artistico particolare del nostro territorio
in provincia di Varese, come spiega il
parroco della Comunità Pastorale di S.
Eusebio neltesto che segue.
Il battistero nell'arte cristiana ha
un’importanza fondamentale perchè,
attraverso l'immersione nell'acqua
lustrale, si entra nella vita divina, resa
visibile dalla morte e resurrezione di
Gesù e a cui tutti - ma proprio tutti possono accedere se lo vogliono.
Il battistero nella Chiesa antica ha
avuto grande rilevanza anche artistica ed architettonica. Possiamo citare
l'antico battistero nel duomo di Milano, quello di Parma o di Firenze,
per accennare a quelli più famosi.
Ma non possiamo dimenticare, nella
provincia di Varese, famosi e antichi
battisteri che fanno la storia dell'arte
e della spiritualità locale: il battistero
nella parrocchia di san Vittore in Varese, il battistero nella parrocchia di
san Giovanni a Busto Arsizio, il
battistero di Arsago Seprio, di Arcisate, di Castiglione Olona.
In questa ottica si colloca la scelta di
predisporre un battistero completamente nuovo nella chiesa
parrocchiale di Casciago, edificio più
adeguato per la comunità pastorale
sant'Eusebio.
L'opera avrà un’importanza particolare per il contributo artistico del
Centro Aletti di Roma con il gesuita
padre Marko Rupnik e la sua équipe
di artisti. Seguiranno il progetto gli
architetti Francesca e Dario Antonino di Cherasco (Cn).
Rinnovare lo spazio liturgico in una
dimensione spirituale che tiene
conto degli orientamenti del Concilio Vaticano II e del recupero
dell'arte sacra è il presupposto su cui
si muoveranno gli artisti.
Il Centro Aletti - voluto da Giovanni
Paolo II per favorire l'incontro della
spiritualità occidentale e di quella
orientale - opera soprattutto attraverso l'arte del mosaico.
L'arte di padre Marko Rupnik e della
sua équipe si dispiega a livello
internazionale con opere in diverse
parti del mondo. Ricordiamo, solo
per una esemplificazione, i mosaici
nella cappella papale in Vaticano,
nella cripta del santuario a san Giovanni Rotondo, i mosaici presso la
basilica di Lourdes e presso la nuova
chiesa del santuario di Fatima. Ma ne
sono state realizzati anche in
Francia, Spagna, Repubblica Ceca,
Polonia, Romania, Slovenia, Austria,
Serbia, Croazia, Libano, Siria e in
23
numerose località dell'Italia.
Crediamo che poter realizzare questa opera all'interno dell'arte locale,
ma con un respiro internazionale,
possa essere l'aspetto più nuovo e
particolare: sarebbe l'unica dell'artista nella Provincia di Varese.
Così l'antico patrimonio artistico,
presente nelle chiese di Arcisate,
Arsago Seprio, Varese e Castiglione
Olona, potrà arricchirsi dell'arte moderna in una prospettiva di continuità ma anche di sviluppo.
Il turista - attirato dalla vicinanza del
Sacro Monte di Varese, con la sua
arte e la sua spiritualità - potrà così
accedere all'arte sacra espressa sul
territorio varesino nei diversi mo-
menti storici e ritrovare a Casciago
un altro tassello di quello stile che
sta attraversando l'Europa e la Chiesa.
Nel nuovo battistero di S. Eusebio
l'artista realizzerà un mosaico raffigurante l'antica immagine della
discesa agli inferi di
Gesù, che va a liberare l'umanità sepolta nel male nella
figura di Adamo ed
Eva. La vasca battesimale sarà al centro
di questo nuovo
spazio
liturgico
(attualmente non
debitamente
uti-
lizzato) e in questo stesso spazio il
sacerdote potrà amministrare il sacramento della Riconciliazione, indicato dalla tradizione cristiana come il
"secondo battesimo".
don Norberto
La città di Como e S. Lucia
Como è conosciuta in tutto il
mondo come la “città della luce”
in quanto Volta l’ha resa
immortale per le sue invenzioni
geniali. Le sorprese e le scoperte
non finiscono mai! Como è
anche legata a Santa Lucia, che
certamente collabora per “far vedere meglio” le cose che davvero
contano. È vero anche che “un
Santo tira l’altro” ed ora che il
Sant’Andrea è tornato al proprio
posto nella Chiesa, quale apostolo insostituibile, è bello grazie agli
esperti rivisitare anche qualche figura femminile, la cui devozione
non è sempre conosciuta.
Ogni anno mi meravigliava la celebrazione in Cattedrale di una
messa solenne dei canonici per
Santa Lucia, finché ho capito che
nella navata laterale c’è una pala
d’altare con scultura lignea raffigurante la santa con un occhio in
mano! Siccome nel periodo prenatalizio questa Santa è festeggiata un po’ dovunque, anche
nel Veneto e a Desenzano dove
24
sono le nostre radici, ho pensato
che qualcosa sulla Santa Siracusana possa interessare.
A Como Santa Lucia non porta i
doni, è ricordata perché portatrice di luce e di un dono
importantissimo: la pace. Siamo
nel lontano XV secolo: Como era
in preda a lotte di fazioni. Le
principali famiglie del luogo, quali
i Rusca e i Vittani, erano
schiacciate dai Visconti di Milano.
Il Vescovo era spesso lontano
dalla città ed impegnato in imprese diplomatiche e studi umanistici
anche se si avvaleva, per la gestione della cittadella, di ottimi collaboratori in quanto desiderava una
rinascita, anche spirituale, della
città. In una Chiesa inaridita dal
potere e dalla trascuratezza
sorgevano i conventi di San Donato- è ancora visibile, anche se
ora è abitato da famiglie - e di
Santa Croce in boscaglia, e circolavano per la città ottimi predicatori quali Bernardino da Siena e
un suo discepolo frate Silvestro.
Nel 1439 questi artefici di pace
ottennero, grazie alla costanza
della loro predicazione e
dell’annuncio evangelico, frutti di
riconciliazione. Il giorno di Santa
Lucia ci fu una riconciliazione
cittadina completa e visibile in
forma di processione, che
coinvolse la grande varietà delle
fazioni in un nodo di pace. Il ricordo della pace raggiunta si
rinnovò di anno in anno, proprio
come la luce che torna dopo il
buio dell’inverno! Il duomo di
Como era allora in allestimento e
Santa Lucia – che già era presente
in una cappella, poi distrutta venne onorata, con altri santi,
nella bellissima pala d’altare della
navata destra. Apriamoci, con la
nostra Madre Sant’Angela, a stimoli di luce, a gesti di pace, a
cammini d’amore!
suor Elisabetta e Suore
Suor M. Lisetta
Cara suor M. Lisetta,
l’ultima volta che ci siamo viste ti
ho chiesto quando avremmo
potuto salire insieme verso un
rifugio alpino. Tu mi hai risposto
“subito”, perché la sete del bello
non si è mai spenta nel tuo cuore
e non potevano essere le forze
fisiche a limitarne il desiderio.
Quando si arriva al rifugio si
scordano le fatiche e lo sguardo
può spaziare sulle cime e a valle.
Adesso che hai raggiunto la vetta
più alta, e stai contemplando quel
Signore che è stata la meta della
tua vita, posso far scorrere alcuni
bei ricordi del tuo passaggio.
Quando ero tua allieva, ho
ammirato la tua versatilità, il tuo
buon gusto, la tua cultura e quel
tratto simpatico e semplice, un
po’ sognante da artista, che
faceva cadere le distanze tra noi
ragazze e la suora.
Ti ho poi ritrovata consorella e
ancor più ho potuto apprezzare
la tua bontà d’animo, il tuo fine
umorismo e l’amore per tutte le
cose belle che sapevi mettere a
disposizione di tutte, si trattasse
di un disegno come di una gita, di
una lettura o di un gelato, dei
fiori che coltivavi con passione o
della
musica
con
cui
accompagnavi i nostri canti. Se
scavo nella memoria non trovo
sul tuo labbro parole amare,
giudizi avventati o malevoli; il tuo
sguardo sapeva vedere in tutte le
persone gli aspetti positivi. Le tue
trovate sapevano creare ilarità e
buono spirito.
Quando sei stata la mia Superiora
hai sostenuto noi più giovani alla
ricerca del nuovo: ti sentivamo in
questo vera compagna, ci volevi
bene, da orsolina sempre alla
ricerca delle vie nuove da
percorrere per essere più vicine al
mondo giovanile che ci è affidato.
Quando salivano in montagna tu
eri fornita di tutto: ti portavi
quello zaino pesante da cui
sbucava di tutto e per tutte, al
bisogno… perfino la caffettiera!
Lo zaino pesante l’hai portato
anche in questi ultimi tempi nella
inattività di San Michele, tu che
non sei mai stata capace di
rimanere inattiva, che sapevi
creare con le tue mani bellezza,
che sapevi imparare da
autodidatta ogni disciplina.
Carissima Lisetta, suora, madre e
sorella, compagna, zia affettuosa,
siamo in molti a guardare a te con
affetto e con riconoscenza. E
proprio a nome di tutti quelli che
hai amato ti dico grazie e
arrivederci, Il Signore che ti ha
accolto ti ricompensi.
suor Chiara
Suor M. Giovanna
Madre Giovanna: agli occhi di
tutti quelli che la incontravano
una donna di Dio e una madre
nello Spirito.
Già da giovane ha sempre dimostrato di avere “passione” per la
vita: ricca di vari interessi, colta,
pianista, sportiva, amante della
montagna, scalatrice e... innamorata! Si sentì chiamata dal Signore
e, semplicemente, lasciò tutto: agi
e vita brillante per seguirLo. Nel
1939 attraversò la strada ed entrò
dalle “sue “Orsoline, insieme alla
sorella Cecilia.
Delicata e attenta, con spiccati
tratti di vera signorilità, il suo
sguardo intenso scorreva su chi le
stava davanti a cogliere ogni richiesta, anche non espressa, alla
ricerca di un rapporto più profondo che potesse risalire alla
sorgente del Bene.
Sì, perché il suo segreto erano le
lunghe ore passate davanti al Signore, anche di notte… (la fatica,
talvolta, durante il giorno a tenere
gli occhi aperti lo testimoniava!);
il Maestro le insegnò, progressivamente a spendere la vita nella
passione per Lui e per i fratelli.
E la vita, la sua lunga vita, madre
Giovanna, l’ha spesa nella dedizione mai interrotta alla sua cara
Congregazione in cui autenticamente si sentiva “madre”: aveva,
infatti rinunciato alla maternità
fisica, non facilmente, per vivere
un’ altra maternità, più aperta ed
25
universale.
Dai primi anni della professione,
fu chiamata, infatti, ad incarichi
che misero in luce il suo tratto
materno. Una maternità dolce ma
ferma, come sant’Angela ci ha
insegnato: volta a confortare, sostenere, ma anche a correggere
ed orientare per mantenere coerenza nella strada della santità.
[...] Offrì con generosità il servizio all’intera Congregazione
anche come Segretaria generale,
Consigliera, e quindi Vicaria Generale, contraddistinta da una
attenta disponibilità ad aiutare là
dove occorressero, oltre che la
sua sensibilità e la sua sapienza,
anche il suo spiccato senso realistico femminile [...].
In questi ultimi anni ha
“accompagnato” con attenta delicatezza la sua ultima Comunità di
San Michele e, con il suo tenero
consiglio e la sua continua pre-
ghiera, anche le ultime Madri generali.[...]
La sua presenza evangelica la
indusse a sfidare anche le ultime
tecnologie di comunicazione:
quanti sms scriveva ancora la
scorsa primavera per incoraggiare
e promettere preghiere, con lo
stupore di chi capiva che i messaggi erano stati inviati da una
ultracentenaria!
Il suo cuore testimoniò la fede e
la gioia di chi sa di appartenere al
Signore. [...]
Grata a chi le prestava le cure, fino alla fine sei stata teneramente
sorridente e dolcissima! Così ti ha
accolto lo Sposo, sempre atteso
con “cuore grande e pieno di desiderio “– come sant’Angela
chiede- in questi 103 anni di fedeltà.
Oggi è un giorno di festa perché
ti sappiamo, finalmente, là con la
tua lampada accesa, con l’Amato,
dopo averlo tanto desiderato:
intercedi presso di Lui per i tuoi
familiari, da te sempre amati, e
per tutta la Congregazione, soprattutto per i nuovi germogli già
a te affidati. Grazie Madre Giovanna!
suor Paola
Lettere tra cielo e terra
«Perché, per essere cristiani, è necessario andare a Messa?» Questo interrogativo, posto da un cattolico
non praticante all'amico sacerdote durante una cena, è il fil rouge del libro.
Non un saggio di teologia, ma dodici lettere scritte in un linguaggio accessibile, nelle quali, attraverso
episodi personali e passi della Bibbia, si cerca di spiegare la
Messa: un atto di culto ancora e sempre presente, ma del quale
si è finito per dimenticare il senso e che troppo spesso è vissuto
solo come un rito scollato dalla vita quotidiana.
Don Ricardo Reyes si rivolge a credenti e non, in un percorso
sorprendente e di facile lettura, per aiutarli a riscoprire
l'esperienza eucaristica della Messa e la bellezza di Dio.
RICARDO REYES È nato a Grenoble nel 1974 da genitori
panamensi. Dal 2003 è presbitero della diocesi di Roma. Ha
conseguito il dottorato in Sacra Liturgia presso il Pontificio
Istituto Liturgico di Sant'Anselmo a Roma. Attualmente svolge
il suo ministero pastorale nella parrocchia di San Basilio a
Roma. Ha pubblicato: L'umiltà nel pensiero liturgico di Joseph
Ratzinger (BEL Subsidia 158), CLV, Roma 2011.
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Da leggere e da vedere
(a cura di suor Silvia)
Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli
Baldini & Castoldi 2013 Pag.155 €8.99
Trama
Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può
capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a
giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto
lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato
perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché, quando bussano alla
porta, corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca
che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che
dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa
promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico
atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e
l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la
Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli
uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia né a
cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah ha infine trovato
un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia.
Commento
Una storia vera: il protagonista, colui che in prima persona racconta la sua
storia, è un ragazzo afghano che oggi vive a Torino e che, per essere salvato, è
stato "abbandonato" dalla madre...
Sin dall’incipit di questo libro irrompe la voce narrante del protagonista, che,
ormai stabilitosi in Italia, all’età di ventun’anni racconta in una sofferta e
dettagliata narrazione il suo incredibile viaggio dall’Afghanistan fino in Italia
caratterizzato da pericoli, disagi e fatiche .
Un lungo dialogo tra Fabio ed Enaiatollah è la struttura portante di questo
libro: la voce di Geda interviene solo sporadicamente per sottolineare alcuni
punti o sollecitare chiarimenti al suo interlocutore, lasciando spazio ai ricordi
del ragazzo.
Enaiatollah è uno di quelli che ce l’ha fatta e oggi sente la necessità di
raccontare il suo passato; noi allo stesso tempo proviamo il desiderio di
ascoltare le sue parole. Dalla sua voce giunge fino a noi una lucidissima e
semplicissima analisi del senso dell’essere “umani”. In questa storia
riconosciamo la storia di tutti coloro che sono costretti a lasciare la loro casa
per andare in cerca di un futuro migliore, e che, da quel momento, orfani delle
loro radici, si perdono nel grande mare dell’umanità: se riusciranno a
raggiungere la loro mèta, non sarà solo grazie alla fortuna, alla tenacia e al
coraggio, ma anche alla mano tesa di chi avrà visto in loro il proprio fratello.
La caratteristica principale di questo libro è la delicatezza, la capacità di
ripercorrere una cupa avventura con il passo lieve dell’infanzia; una storia che
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coinvolge da subito e che sfocia in un finale struggente e commovente. Da
non perdere!
Paola Natalicchio, Il regno di OP
Einaudi 2013 Pag. 158 €15
Trama
Quando stai per avere un figlio lo sai che ad aspettarti c'è l'uragano. Sai che alla
meraviglia si mescolerà la fatica delle notti in bianco, dei pianti incomprensibili
e del tempo che sparisce. Quello che non ti aspetti, mai, è che da un giorno
all'altro l'uragano ti trascini nello stesso ospedale in cui tuo figlio è nato poche
settimane prima. In un luogo cosi impronunciabile che devi inventartene un
altro, di nome: Oncologia pediatrica, il Regno di Op. Ma c'è un'altra cosa che
non ti aspetti, e che scopri pian piano, una verità che ha il profumo dei popcorn, i colori dei pennarelli, il suono di una canzone o di una ninnananna. Ed è
che i bambini, anche quando sono malati, restano sempre soprattutto bambini.
La battaglia di Paola e di suo figlio si intreccia con quella di tante altre famiglie,
di tanti bimbi di tutte le età, combattenti piccolissimi e invincibili, e con quella
di chi nelle stanze del Grande Ospedale non è di passaggio: le infermiere, i
portantini, i medici che "ogni giorno, come i pompieri, provano a spegnere il
fuoco". Ma la guerra finisce, prima o poi. E quando esci in piedi, da una guerra
cosi, ti senti che la vuoi raccontare. Ecco come nasce questa storia di
solidarietà e resistenza, questa "maratona sui carboni ardenti" che Paola
Natalicchio ci restituisce con una voce nitida e pungente, persino allegra,
capace di scardinare il dolore per trasformarlo in coraggio.
Commento
Titolo e disegno di copertina a prima vista sembrano innocui, quasi lievi, da
libro per ragazzi: non è così. Le storie comprese nelle sue pagine non
appartengono al regno fatato della fantasia perché sono successe e succedono
davvero, sono racconti crudeli di bimbi ammalati di tumori dai nomi difficili e
dei loro medici-maghi che fanno di tutto per sottrarli ad un finale altrimenti già
scritto. Sono racconti di padri e madri-coraggio, vite sospese tra una seduta e
l’altra di chemioterapia. Sono racconti di infanzie comunque interrotte, di
banchi di scuola, cortili e palloni abbandonati controvoglia. Le storie racchiuse
dentro lo scrigno segreto di OP sono vere e, a volte per fortuna, finiscono
bene, a cominciare da quella di Angelo, il neonato dell’autrice, sopravvissuto a
una neoplasia pediatrica, raccolte e raccontate, di volta in volta, con rispetto, e
pudicizia di stile.
Il libro è il ritratto di esistenze emblematiche, la comprova di come certe
situazioni ti riconducano, vuoi o non vuoi, alla dimensione essenziale delle
relazioni, dei valori, delle cose che contano veramente. In ultima analisi: la
forma di questa discesa all’inferno e ritorno (oggi come oggi il 70% dei
bambini-soldato ce la fa) è soffice, distillata, quasi poetica, malgrado i
contenuti risultino spesso di peso insostenibile. Un libro redatto con una
scrittura leggera e luminosa da una mamma che ha lottato contro il drago e ne
è uscita vittoriosa e che ha saputo condividere con altri il suo peso per
trasformarlo in forza. Da leggere senza indugio!