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La filosofia di fronte alla guerra 1. Platone
Freud scrive a Einstein, in una lettera datata 30 luglio 1932:
“Abbiamo visto che gli elementi che tengono insieme una comunità sono due: la
coercizione violenta e i legami emotivi tra i suoi membri (ossia, in termini tecnici,
quelle che si chiamano identificazioni).[…]
Le idee cui ci si appella hanno un significato solo se
esprimono importanti elementi comuni ai membri di
una determinata comunità. Sorge poi il problema:
che forza si può attribuire a queste idee? La storia
insegna che una certa funzione l’hanno pur svolta.
L’idea panellenica, per esempio, la coscienza di
essere migliori dei barbari confinanti – idea che
trovò così potente espressione nelle anfizionie
(lega sacra di poleis), negli oracoli e nei Giuochi –
fu abbastanza forte per mitigare i costumi nella
conduzione della guerra fra i Greci; non fu però in
grado di impedire il ricorso alle armi fra le diverse
componenti del popolo ellenico, e neppure fu mai in
grado di trattenere una città o una federazione di
città dallo stringere alleanza con il nemico persiano
per abbattere un rivale.
Posso ora procedere a commentare un’altra delle
Sue proposizioni. Lei si meraviglia che sia tanto
facile infiammare gli uomini alla guerra, e presume che in loro ci sia effettivamente
qualcosa, una pulsione all’odio e alla distruzione, che è pronta ad accogliere
un’istigazione siffatta. Di nuovo non posso far altro che convenire senza riserve con
Lei. Noi crediamo all’esistenza di tale istinto e negli ultimi anni abbiamo appunto
tentato di studiare le sue manifestazioni. Mi consente, in proposito, di esporLe parte
della teoria delle pulsioni cui siamo giunti nella psicoanalisi dopo molti passi falsi e
molte esitazioni?
Noi presumiamo che le pulsioni dell’uomo siano soltanto di due specie, quelle che
tendono a conservare e a unire – da noi chiamate sia erotiche (esattamente nel
senso di Eros nel Simposio di Platone) sia sessuali, estendendo intenzionalmente il
concetto popolare di sessualità, – e quelle che tendono a distruggere e a uccidere;
queste ultime le comprendiamo tutte nella denominazione di pulsione aggressiva o
distruttiva.”
Approfondire Platone a partire da Freud
Queste riflessioni suggeriscono una serie di considerazioni sul mondo classico e, in
particolare, permettono alcuni approfondimenti sui dialoghi platonici (le Leggi,
la Repubblica e il Simposio), in modo da rendere più chiaro e comprensibile
quali siano le origini e insieme le conferme della teoria freudiana sulla
sessualità e sulla civiltà.
Le Leggi rappresentano un elemento di novità rispetto alla precedente
produzione politica, in particolare rispetto al dialogo più famoso la Repubblica, in cui le
speculazioni filosofiche sull’idea di giustizia e del Sommo Bene sono a fondamento
dello Stato ideale descritto dall’autore.
L'intento delle Leggi, considerate un trattato storico che confronta la legislazione
ateniese, spartana e cretese del tempo, è quello di concretizzare, attraverso
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l'attività del legislatore e il suo sforzo normativo, lo Stato ideale delineato in
precedenza. Per questo motivo, il filosofo analizza il diritto positivo dell’epoca e le
diverse disposizioni normative, facendo emergere i limiti presenti nelle costituzioni
spartane e cretesi, e l’eccessivo dispotismo che determinò il fallimento dell'Impero
persiano e la demagogia e l’eccesso di libertà presenti nello Stato ateniese.
I primi tre libri costituiscono una lunga introduzione al vero e proprio trattato
sulle leggi. Il primo, in particolare, si apre con una discussione fra tre personaggi:
l'Ateniese, identificato sin dall'antichità con Platone stesso, il cretese Clinia e lo
spartano Megillo, i quali si confrontano sulle costituzioni e sulle leggi nella magnifica
cornice della campagna cretese alle prime ore del mattino di una calda giornata
estiva.
Il cretese Clinia sostiene che la legislazione della propria città s’ispira alla
guerra, a causa delle consuetudini del suo popolo e della conformazione geografica
del luogo, aspra ed accidentata:
L’introduzione alle Leggi
“CLINIA: Credo, straniero, che a chiunque sia facile comprendere le nostre usanze.
Come vedete, la natura di tutta la regione di Creta non è pianeggiante come
quella dei Tessali, ed è per questo motivo che quelli si servono per lo più di cavalli,
mentre noi corriamo a piedi: il nostro territorio infatti è irregolare, ed è più adatto
alla pratica della corsa. In questa regione è necessario possedere armi leggere e
correre senza portare con sé cose pesanti: la leggerezza degli archi e delle frecce
sembra dunque essere adatta. Tutte queste cose ci preparano ad affrontare la
guerra, e, mi sembra, tutto è stato ordinato dal legislatore in vista di questo
obbiettivo: perché anche per i pasti in comune, forse li ha introdotti, vedendo che
tutti, quando fanno una guerra, sono costretti dalla situazione stessa a mangiare
insieme durante questo tempo per motivi di sicurezza. Del resto mi sembra che abbia
voluto condannare la stoltezza della maggior parte di coloro i quali non capiscono che
ogni stato si trova sempre in una guerra incessante contro un altro stato
finché vive. Se allora in tempo di guerra bisogna mangiare insieme per ragioni di
sicurezza, e comandanti e soldati devono essere addestrati per la guardia, questo
dev'essere fatto anche in tempo di pace. Infatti, quella che la maggior parte degli
uomini chiama pace, è soltanto un nome, perché di fatto ogni stato è per
natura sempre in guerra, anche se non dichiarata, contro un altro stato.
Considerando la cosa da questo punto di vista, scoprirai che il legislatore di Creta
stabilì tutte le nostre consuetudini pubbliche e private in vista della guerra, e che per
questa ragione ci comandò di osservarle, poiché pensava che nessun'altra ricchezza o
possesso fosse utile, se non si vincesse in guerra, dato che tutti i beni dei vinti
finiscono nelle mani dei vincitori.
Platone, Le Leggi, Libro I, 2
L'Ateniese non è d'accordo con le posizioni di Clinia, in particolare con le
considerazioni sulla condizione in cui vige lo Stato, ossia, quella di guerra
incessante, che presuppone una natura umana malvagia, aggressiva,
diffidente, competitiva e alla ricerca di gloria.
Secondo l’Ateniese, la guerra rappresenta senz'altro un evento necessario nel
complesso delle relazioni umane, ma non è la norma, per cui il legislatore non può
scrivere le leggi solo in vista della guerra, ma deve tener conto anche della pace e
della ragione dell’uomo realizzando, così, le virtù della giustizia, della saggezza.
Nella Repubblica Platone distinse lo Stato ideale in tre classi (governanti, custodi e
produttori) sulla base della tripartizione dell’anima del singolo individuo (razionale,
irascibile, concupiscibile) per cui è proprio l’indole naturale, la preponderanza di una
parte dell’anima sulle altre a decidere la differente destinazione sociale.
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Il percorso formativo del giovane
Per coloro cui dovrà essere affidata la funzione di governo, il percorso formativo è
particolarmente lungo e impegnativo: ginnastica e mousiké, il complesso delle arti
presiedute dalle Muse che comprende la poesia (come veniva declamata nel mondo
greco, ossia per mezzo del canto accompagnato da uno strumento musicale), la
letteratura, la musica in senso stretto, il teatro, il canto, la danza. In questo modo, il
bambino acquisisce “la propensione ad apprezzare il [moralmente] bello e a
disprezzare il [moralmente] brutto, prima di essere in grado di afferrarne il logos”
(Repubblica, 402a). Così i bambini vengono indirizzati alla virtù senza che se ne
rendano conto, mentre chi li educa ha presenti come principi saldi gli eide (forme)
della sophrosyne (prudenza), del coraggio, della eleutheriotes (generosità), della
magnanimità e delle altre virtù sorelle (Repubblica, 402c). I selezionatori, a loro volta,
distinguono coloro che potranno accedere alla classe dei custodi e difensori della
Città, costituita da uomini o donne, in cui prevale la forza irascibile dell’anima e per
questo dotati di coraggio, fierezza, fortezza.
I custodi dovranno vigilare non solo sui pericoli che possono venire dall’esterno,
ma anche su quelli che vengono dall’interno: l’arte militare non riguarda solo
l’apprendimento delle tecniche di combattimento, ma anche l’arte della guerra, la
conduzione delle battaglie, il saper riconoscere i propri nemici. Il criterio fondamentale
da seguire per potenziare la propria indole è la mimesi-imitazione di modelli positivi,
in questo modo il bene dell'anima dei custodi coinciderà con quello della città,
acquisendo virtù come coraggio, lealtà, amicizia, dedizione, abnegazione, e una certa
disposizione all'indignazione e all'ira di fronte all'ingiustizia:
“Sulla base di questa capacità di custodire sé stessi, si seleziona un ordinamento
gerarchico di custodi veri e propri, di ausiliari e di semplici cittadini (Repubblica, 414b
ss.); governanti e ausiliari saranno sottoposti a una rigida disciplina, di tipo spartano:
dovranno fare una vita comunitaria, e non dovranno avere proprietà, in modo da non
avere nessun interesse personale, che li trasformi, da alleati, in padroni odiosi per i
loro concittadini.” (Repubblica, 417a-b)
La funzione del quadrivium
Il quadrivium raccoglie quelle discipline connesse con la cittadinanza, e
dunque, afferma Socrate non senza ironia, utili dal punto di vista bellico. Le discipline
del quadrivium fungono da preludio alla dialettica, il cui scopo è formare uomini
capaci di dare e rendere ragione (logos) di ciò di cui si parla (Repubblica, 531e):
“Intorno ai vent'anni, cessati gli esercizi ginnici obbligatori, verranno selezionati i
candidati alla dialettica, in base alla loro abilità sinottica, cioè alla capacità di avere
uno sguardo complessivo e sistematico su quello che studiano. A trent'anni, i più solidi
fra questi – quelli che discutono per conoscere il vero – verranno prescelti per la
dialettica. Fino a cinquant'anni, alterneranno, ogni cinque anni, lo studio e il servizio
politico, negli uffici propri dei giovani, come il comando militare. Infine, quelli che si
sanno conservati integri alterneranno, a turno, lo studio della parte più alta della
filosofia con incarichi di governo.” (Repubblica, 538d ss)
Il ruolo del mito in Platone
Il progetto educativo platonico rivela una ‘cacofonia’ nei rapporti della
comunicazione del sapere: gli educatori detengono il logos, ma agli educandi
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si rivolgono col mito. Platone è onesto, però, ed esprime questa stonatura e i
meccanismi propri della manipolazione, rimanendo fedele al suo disegno e trasparente
nella comunicazione di questa distorsione. Il mito fenicio delle stirpi si distingue
dai miti narrati dai poeti proprio per il suo carattere artificiale e
dichiaratamente falso. La sua funzione è la legittimazione della gerarchia politica,
prima per i governati e, dopo una generazione, anche per i governanti:
“Voi tutti nella polis siete fratelli, diremo loro narrando il mito, ma il dio, mentre vi
plasmava, a quelli di voi che sono adatti al governo mescolò, nella loro genesi,
dell’oro, e perciò sono di grandissimo valore; agli ausiliari, argento; ferro e bronzo agli
agricoltori e agli altri artigiani. Poiché siete congeneri tutti dovreste generare figli per
lo più simili a voi; ma c’è caso che da oro nasca discendenza argentea, e da argentea
aurea, e così reciprocamente in tutto il resto. Perciò il dio ordina prima e soprattutto ai
governanti di non essere di niente tanto buoni guardiani e di non custodire nulla tanto
forte quanto i figli, badando a quale di questi si sia mescolato nelle loro anime; e se
un loro figlio nasce con del bronzo o del ferro, non si facciano per nulla impietosire,
ma assegnando alla physis il riguardo che le si addice, lo respingano tra gli artigiani o
i contadini; e se di contro da questi nasce qualcuno con dell’oro o dell’argento, lo
onorino e innalzino l'uno a custode, l'altro ad ausiliario; perché c’è un oracolo per il
quale la polis andrà in rovina, quando la custodisca il custode di ferro o il custode di
bronzo.” (Repubblica, 415a-c)
Gli educatori sono già adulti e ricchi di sapere, mentre gli educati sono bambini e
giovani vulnerabili a ogni influenza. Il medium usato, il mito, non si avvale
dell’autorità della tradizione e del suo fascino per imprimere in menti vulnerabili le
auctoritates? Questo progetto non è forse un disegno di manipolazione delle
menti e di controllo della conoscenza?
Platone, sostiene che la divinità, nei miti usati a scopo educativo, non dovrebbe essere
sentita come menzognera: è vero, nessuno desidera essere ingannato; nessuno
accetta volontariamente e consapevolmente di essere indottrinato. Per questo, il
progetto platonico sulla giustizia rileva e sottolinea le asimmetrie del controllo della
conoscenza e della costruzione del consenso.
Benché il Socrate platonico esponga con esitazione il mito, sottolineandone la
vergognosa menzogna, allo stesso tempo ne rivela la necessaria e nobile verità.
Ma per quale motivo Platone sceglie di dichiarare la falsità del mito?
Lo scopo del mito fenicio
Franco Trabattoni ritiene che il mito fenicio abbia la funzione retorica di far accettare
al pubblico dell’epoca un’organizzazione diversa della società, non più a partire
dall’aristocrazia di nascita o dalla ricchezza, ma grazie all’indole naturale dell’uomo e a
un lungo e faticoso processo di educazione e di confronto con gli altri. E in questa
conquista emerge la disuguaglianza, una differenza data dal dominio di sé e di ciò che
si sa. L’uomo diventa ciò che è solo grazie alla propria storia, all’educazione e al
proprio merito.
Il Platone politico è stato soggetto a numerose interpretazioni nel corso del Novecento
secondo chiavi contrastanti, da Simone Weil, che legge il filosofo come modello per
rifondare il discorso politico su esempi eticamente più virtuosi, alla celebre critica di
Popper che ne La società aperta e i suoi nemici ribattezza il racconto fenicio, con una
assonanza nazista, il mito del Sangue e del Suolo e lo interpreta come una prova del
razzismo e del totalitarismo di Platone.
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L’eros platonico
L’altro riferimento fondamentale di Freud riguarda l’eros platonico, questo il passo in
cui Socrate racconta attraverso le parole della sacerdotessa Diotima chi sia realmente
Eros:
“Perciò, in quanto figlio di Poros e di Penìa, Amore si trova in questa condizione: in
primo luogo è sempre povero e tutt'altro che tenero e bello, come invece ritengono i
più, anzi è aspro, incolto, sempre scalzo e senza casa, e si sdraia sulla terra nuda,
dormendo all'aperto davanti alle porte e per le strade secondo la natura di sua madre,
e sempre accompagnato dall'indigenza. Invece per parte di padre insidia i belli e i
virtuosi, in quanto è coraggioso e ardito e veemente, e cacciatore astuto, sempre
pronto a tessere intrighi, avido di sapienza, ricco di risorse, e per tutta la vita
innamorato del sapere, mago ingegnoso e incantatore e sofista; e non è nato né
immortale né mortale, ma in un'ora dello stesso giorno fiorisce e vive, se la fortuna gli
è propizia, in altra invece muore, ma poi rinasce in virtù della natura del padre, e quel
che acquista gli sfugge sempre via, di modo che Amore non è mai né povero né ricco,
e d'altra parte sta in mezzo fra la sapienza e l'ignoranza (Simposio, 203c-d-e)”.
Amore, dunque ricerca la sapienza, che è fra le cose più belle, dunque egli ricerca il
bello. Diotima, si chiede: e “se sostituiamo il bello con il bene? Chi desidera il bene
non lo fa per essere felice? E chi è felice non vuole restarlo per sempre?”
Colui che desidera il bene, lo desidera eternamente, in questo senso, per
ottenerlo l’uomo è portato a riprodursi, il bello stimola alla generazione fino alla
contemplazione dell’Intelligibile. La procreazione del bello nel corpo e nell'anima è
ispirato da Amore.
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Una parentesi musicale
Al fine di rendere più leggera e stimolante la
lezione per gli studenti, si potrebbe creare una
piccola parentesi coinvolgendoli sul piano dei
collegamenti interdisciplinari attraverso l’uso della
lingua inglese e della musica. Infatti, in un altro
ambito e sempre sulla scia popperiana, potrebbe
annoverarsi la critica svolta al sistema
educativo da Roger Waters e compagni, i Pink
Floyd, nell’album The Wall.
L’album, attraverso le sue canzoni come Another
Brick in the Wall critica il processo educativo;
attraverso il video Goodbye Blue Sky critica la
brutalità della Seconda
guerra mondiale; nella
canzone In the Thin Ice, si può carpire il richiamo
alla battaglia di Anzio (lo sbarco ad Anzio il 22
gennaio del 1944 è la soluzione strategica per
sbloccare l'impasse di Cassino e raggiungere la futura capitale) dove morì il padre di
Roger, Fletcher Waters, il cui corpo non fu mai ritrovato.
Nella canzone In the Flesh - parte seconda, il protagonista dell’album Pink si comporta
proprio come un nazista e in Waiting for the Worms raggiunge il culmine della propria
pazzia nel discorso urlato al megafono di un'adunata nazista.
Pink Floyd, The Wall
Undicesimo album pubblicato come doppio album il 30 novembre 1979 ebbe un
successo enorme, il più venduto negli Usa nel 1980.
L'album è un'opera rock che racconta la storia di un personaggio inventato, la
rockstar Pink, la quale si costruisce un muro mentale per proteggere sé
stesso e i propri sentimenti dagli altri. Il muro non è altro che l’ultima conseguenza
fatale di una storia di traumi psicologici vissuti, tra cui la morte del padre, una madre
iperprotettiva, gli insegnanti scolastici eccessivamente autoritari e avvezzi alle
punizioni corporali, i tradimenti della moglie (in età adulta). Proprio all’interno della
canzone Another Brick in the Wall parte seconda, si possono trovare i riferimenti della
sua esperienza scolastica:
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Another Brick In The Wall (part Two)
We don't need no education
We don't need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave the kids alone
Hey teacher leave us kids alone
All in all it's just another brick in the wall
All in all you're just another brick in the wall
(all repeating)
Teacher: "Wrong, Do it again."
"If you don't eat yer meat, you can't have any
pudding.
How can you have any pudding if you don't eat your
meat?"
"You! Yes, you behind the bike sheds! Stand still
laddy!"
Un Altro Mattone Nel Muro (parte
Seconda)
Non abbiamo bisogno di educazione
Non abbiamo bisogno di controllo del pensiero
Niente tetro sarcasmo in classe
Insegnanti, lasciate in pace i ragazzi
Ehi, professore, lascia stare noi ragazzi
Dopo tutto, è solo un altro mattone nel muro
Dopo tutto, sei solo un altro mattone nel muro
(a ripetizione)
Maestro: "Sbagliato, rifallo da capo"
"Se non mangi la tua carne, non potrai avere
nessun dolce.
Come pensi di avere il dolce se non mangi la tua
carne?"
"Tu! Sì, tu dietro le rastrelliere! Stai fermo,
ragazzino!"
Video: Pink Floyd-Another Brick In The Wall
https://www.youtube.com/watch?v=kAGkuPaatdc
Sia il video sia la parte dedicata a questa canzone nel film The Wall di Alan Parker,
mostrano – sia pur con delle differenze (il film attraverso un cartone) – un maestro
soffocare le ambizioni di Pink, picchiare gli studenti e, infine, addirittura farne carne
per la mensa: famosa, infatti, è la parte dei bambini che, privi di ogni volontà,
marciano verso il tritacarne. Alla fine del video gli studenti stanchi di questi soprusi
distruggono la scuola e anche il maestro così è solo un altro mattone nel muro.
Pink Floyd The Wall, di Alan Parker. Con Bob Geldof, Christine Hargreaves, James
Laurenson, Eleanor David, Kevin McKeon. Musicale, durata 99' min. - Gran Bretagna
1982.
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