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Periodico dell’Associazione Maggio Eugubino Pro Gubbio - Gubbio Perugia Anno LXV
Giugno 2014 - Sped. in abb. 45%, Legge 662/96, at. 2, comma 20/B, Filiale di Perugia.
fondato nel 1950
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eve
nti
mag
gio
2014
Pubblicità
editoriale
l’eugubino
Buon lavoro alla nuova amministrazione!
Di nuovo elezioni amministrative dopo appena tre anni dalle ultime a testimonianza di un energico disagio politico
amministrativo.
Un compito difficile quello che si presenta ai nuovi amministratori perché è complesso il quadro politico, economico e
sociale entro il quale dovrà muoversi ma anche perché Gubbio ha oggettivamente dei gravi ritardi da recuperare e degli
indugi da superare.
La singolarità di una variegata coalizione di maggioranza di centro sinistra, con una opposizione composta da una
coalizione di centro sinistra ed un’altra di sinistra oltre i cinque stelle e lo sparuto centro destra, ci consegna un consiglio
comunale eccentrico che potrebbe produrre nel tempo grandi forze o grandi debolezze.
Al nuovo Sindaco prof. Stirati ed alla sua Giunta auspichiamo di essere la migliore soluzione alle grandi attese ed alle
grandi speranze della nostra città.
Alle opposizione auguriamo di contribuire al bene della comunità non sfidando la maggioranza in improduttive ed ostili
avversioni ma piuttosto in un ruolo attivo di controllo attento e brillante ed ancor più in un ruolo di proposta e di riflessione politico amministrativa di alto profilo.
Da tutto il Consiglio Comunale ci aspettiamo che sia il luogo simbolo capace di captare e portare a sintesi le aspirazioni
di futuro della città e non una inutile palestra per esercizi verbali più o meno adeguati ed opportuni.
Ai cittadini, alle forze economiche e sociali, ai soggetti intermedi, alle associazioni, ai comitati l’obbligo della partecipazione attiva alla vita pubblica con la intima convinzione che non si possiede la verità né il diritto di veto ma invece
con la disponibilità al dialogo ed al confronto ed in particolare riconoscendo eventualmente che il prevalere di una tesi
altrui debba essere accettata senza rigurgiti e senza aprirsi automaticamente al purtroppo abituale e diffuso gioco strano e
improduttivo della lamentela se non della denigrazione.
“C’è un fascino anche nei “no” purché non imposti con arroganza ma motivati con dolcezza” dice Massimo Gramellini in
uno dei suoi bei corsivi intitolati “Buongiorno”
Lucio Lupini
Presidente Associazione
Maggio Eugubino
sommario
Attualità
Storia, Arte e Cultura
Vita dell’Associazione
Chiarezza e misura Stefano
Sciutto
12
8
Graffiti medievali
14
Vita cittadina
11
Gli esordi eugubini
16
Vita cittadina
sarò il sindaco di tutti
4
Inedita Festa dei Ceri 2014
7
Memoria viva
passaggio della campana
di Braccio da Montone
Vita dell’Associazione
18 - 21
22 - 27
Direttore Editoriale
Lucio Lupini
Grafica
L’Arte Grafica Gubbio
Stampa
Tipografia Eugubina
Direttore Responsabile
Ubaldo Gini
redazione
Michela Biccheri
Anno LXV, n. 3
giugno 2014
Cover
Giampaolo Pauselli
Photostudio
L’Eugubino - Periodico di attualità, informazione e cultura dell’Associazione Maggio Eugubino Pro-Loco
Redazione: Piazza Oderisi - 06024 Gubbio (Pg) - Tel. e Fax 075 9273912 - CC Postale n. 15463060
Aut. Trib. Perugia n°. 334 del 15/01/1965. Sped. in abb. postale 45%, comma 20/B, legge 662/96, filiale di Perugia.
Il periodico viene inviato a tutti i soci dell’Associazione Maggio Eugubino.
Le opinioni espresse negli articoli impegnano unicamente le responsabilità dei singoli autori.
3
4
attualità
l’eugubino
di Giampiero Bedini
“sarò il
sindaco
di tutti”
È Filippo Mario Stirati Il nuovo sindaco di
Gubbio: sessantenne, laurea in lettere, docente di latino e greco al “Mazzatinti”, personalità di spicco della vita politico-amministrativa e culturale cittadina e non solo,
alle spalle esperienze di consigliere, assessore comunale e vice sindaco oltre che di
vice presidente della Provincia di Perugia.
Alla testa della coalizione Scelgo Gubbio,
Liberi e Democratici, da taluni definito
Pd 2, Psi e Sel, ha vinto alla grande il
ballottaggio con Ennio Palazzari, sostenuto da Pd, Impegno per Gubbio, Popolari
per Gubbio. Un successo indiscusso,
tanto da non essere fuori luogo definirlo
plebiscitario. Nonostante l’astensionismo,
Stirati ha ottenuto 10383 voti (2716 in
più rispetto al 25 maggio), il 73,24%,
Palazzari 3793 (1068 in meno della prima
tornata), il 26.76%. È ovvio che un mandato così ampio rappresenta una autentica
investitura, gratificante, ma <pesante>
rispetto alle attese ed ai tanti problemi di
una realtà che insegue una <normalità> da
anni perduta. C’è un’altra sottolineatura
da operare: gli elettori hanno apprezzato
la disponibilità di Stirati, oltre ovviamente
alle sue capacità, a mettersi in gioco senza
la copertura del maggior partito del territorio, il Pd, accettando la sollecitazione dei
movimenti civici, risultati alla fine i più
vicini ad interpretare le attese dell’elettorato. Da parte sua Ennio Palazzari, persona
di valore ed espressione di un progetto
valido, è stato lasciato solo scontando
la distanza tra la dirigenza piddina ed
il corpo elettorale, tra un modo di fare
politica forse troppo autoreferenziale e per
questo poco portato a percepire gli umori
di una realtà che chiedeva coinvolgimento,
ascolto. Strategie diverse che hanno visto il
partito democratico ancora una volta fare
della dialettica interna non un percorso di
crescita per arrivare ad una sintesi, ma un
muro contro muro sfociato nella divisione
come nel 2001 e nel 2006, allora opportunamente incoraggiata da Orfeo Goracci
per costruire il suo decennio di dominio
incontrastato, finito come tutti sanno. Su
Filippo Mario Stirati e sulla sua coalizione
la città ha operato un investimento in un
momento difficilissimo, come sul consiglio
comunale che per la prima volta non vede
consiglieri di Rifondazione Comunista,
che registra l’ingresso, anche se non nelle
dimensioni attese, ma comunque significa-
Stirati
ha ottenuto
10.383 voti
(73,24%),
Palazzari
3.793
(26.76%)
attualità
tive, del Movimento5Stelle, che ha ridotto
al minimo le presenze del centro destra,
“Sarò il Sindaco di tutti – si è affrettato a
garantire – per costruire insieme un progetto per il rilancio di Gubbio”, che punta
su un esecutivo costruito privilegiando
le competenze, non l’antico manuale
Cencelli. I problemi sono davvero tanti.
Si parte dal Bilancio dell’esercizio in corso,
da approvare entro il trenta luglio; tempi
ristretti per scelte importanti destinate a
rappresentare da subito quelle che sono
le priorità per la neo maggioranza. Sul
tappeto le difficoltà non mancano e sono
quelle ben note alla città ed alle forze politiche, eredità pesante di scelte opinabili se
non proprio sbagliate operate negli ultimi
anni. Su tutti il Puc1 di San Pietro, che si
vorrebbe portare a termine dopo averne
modificato l’impatto per ridurne almeno
la dimensione di <economostro>, il Puc
2, riferito all’edificio del vecchio ospedale, per il quale la Commissario Maria
Luisa D’Alessandro ha dovuto restituire
– per evitare il dissesto del bilancio - il
contributo di oltre sei milioni concesso
per un progetto che per la sua impostazione non ha riscosso l’attenzione indispensabile dei privati. Due “macigni” non
solo amministrativi; saranno affrontati
con la Presidente della Regione Marini.
L’elencazione è lunga; manutenzioni
stradali, sia all’interno del centro storico
che della periferia più o meno immediata;
il problema del lavoro, aggravato dalla
crisi che ha coinvolto purtroppo anche i
cementifici sui quali e grazie ai quali sono
stati costruiti decenni di benessere e occupazione; l’aggancio del treno che porta
ai fondi europei, risorse essenziali, ricostruire una rete di rapporti istituzionali
a livello territoriale, regionale, interregionale e nazionale, rilancio del turismo
anche attraverso manifestazioni di livello,
la riqualificazione culturale della città.
Sotto questo profilo la destinazione di un
assessorato per il Prof. Augusto Ancillotti
è di per sé indice di forte attenzione. C’è
poi la richiesta pressante di un ritorno
alla normalità, di un <palazzo> che sappia
dialogare con tutti, lasciandosi alle spalle
una volta per sempre etichette e pregiudizi. Normalità che deve riguardare pure
la politica; quanto accaduto il 25 maggio
e l’otto giugno è un messaggio sul quale
riflettere.
l’eugubino
Ballottaggio
(8 GIUGNO 2014)
Filippo Mario Stirati e Ennio Palazzari
N. votanti: 15.062 su 28017 aventi diritto,
pari al 53,76% (contro il 74.75% del 25
Maggio ed il 66.87% del 2006)
FILIPPO STIRATI : VOTI 10383 (73,24%)
ENNIO PALAZZARI 3793 (26.76%)
La giunta
del Sindaco Filippo Stirati
Lista dei Consiglieri
Rita Cecchetti - vicesindaco
con deleghe Politiche sociali e di
promozione della salute; politiche
educative e diritto allo studio; pari
opportunità; edilizia socio-residenziale
(social housing).
Alessia Tasso
Gabriele Lepri
Aldo Cacciamani
Giovanni Menichetti
Giuseppe Biancarelli
Valerio Piergentili
Moreno Zebi
Paola Biraschi
Letizia Bellucci
Rita Cecchetti
GIORDANO MANCINI
con deleghe Bilancio; patrimonio;
politiche manutentive, energetiche ed
infrastrutturali;
LORENZO RUGHI
con deleghe Programmazione dello
sviluppo economico locale; fondi europei;
turismo; marketing territoriale; artigianato;
commercio; agricoltura e agroalimentare;
politiche innovative per il lavoro e per
l’impresa; “Stirati Sindaco-Liberi e democratici”
“Scelgo Gubbio-Stirati Sindaco”
Mattia Martinelli
Giacomo Faramelli
Lorenzo Rughi
“Partito Socialista Italiano”
AUGUSTO ANCILLOTTI
con deleghe Cultura; beni culturali;
sistema museale; valorizzazione e
promozione del patrimonio antropologico,
folclorico, archeologico, storico e artistico;
formazione, rapporti con l’università e la
ricerca; sinergie territoriali e relazioni con
istituzioni nazionali ed internazionali; Massimo Ceccarelli
ALESSIA TASSO
con deleghe Ambiente; ciclo dei rifiuti;
mobilità; smart city; decoro urbano; tutela,
valorizzazione e recupero del patrimonio
architettonico;
Ennio Palazzari
LORENA ANASTASI con deleghe Risorse umane e
organizzazione; informatizzazione
(agenda digitale), semplificazione
amministrativa e accesso ai servizi
comunali; trasparenza; politiche giovanili e
associazionismo;
FRANCESCO PIEROTTI con deleghe Partecipazione territoriale;
gemellaggi; pratica sportiva; gestione e
promozione dei servizi e degli impianti
sportivi; istruzione ed edilizia scolastica;
sicurezza urbana. riserva sulle seguenti deleghe:
urbanistica, rigenerazione urbana; centro
storico; paesaggio.
“Sinistra Ecologica Libertà”
Stefano Ceccarelli
Opposizione
“Partito Democratico”
Virna Venerucci
Marco Cardile
Luca Barilari
“Movimento cinque stelle”
Rodolfo Rughi
Mauro Salciarini
Sara Mariucci
“RifondazioneComunista”
“Gubbio Libera”
Pavilio Lupini
“Svolta Comune”
“Forza Italia”
“Bene Comune”
Francesco Gagliardi
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esso perfe
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sp
attualità
l’eugubino
A cura della redazione
Inedita
Festa dei
Ceri
2014
Riceviamo e pubblichiamo dallo studioso dell’iridio Walter Alvarez
Carissimo Ettore,
io e Milly ti ringraziamo proprio di cuore del bellisimo film dei ceri fatto coi
drone! Non avendo mai potuto andare a Gubbio il 15 Maggio, e avendo solamente
visto delle fotografie dei Ceri, il film ci ha fatto capire per la prima volta lo spettacolo
che è la Corsa dei Ceri. È assolutamente magnifico... i nostri complimenti al tuo
amico che ha saputo fare questo film magico.
Walter
Ph. Giampoalo Pauselli
www.youtube.com/watch?v=DDHEM8yNikY&feature=youtu.be
U
n’edizione della Festa dei
Ceri davvero interessante,
dai colori vivi e dalle immagini inedite. Una Corsa
epica dai risvolti imprevedibili; su tutti
il chiostro di Sant’Ubaldo finalmente
gremito di camicie di tutti e tre i colori a
festeggiare in unità, quella che risultava
essere la conclusione del lungo cammino
fatto di ognuno di noi, con ognuna delle
nostre possibilità e delle nostre storie.
Un caleidoscopio di colori e forme, un
ornamento degno e dignitoso per il
patrono. Tre Ceri insieme ad esultare. E
tutto è apparso come un disegno, come
se fosse giunto il momento di lasciar
coincidere ogni tassello e vedere la figura
d’insieme, senza proferire parola, con la
pace dell’anima. Si parte con un triduo
carico di pioggia che ha schiuso una
finestra di sole nei due giorni seguenti,
si parte con la benedizione dall’alto per
giungere alla celebrazione vera, terrena,
30.973 visualizzazioni
fatta di corpo e di spirito umano, di
sudore, di rabbia, di cadute. E poi di
nuovo in piedi, a concludere con fierezza
e tenerezza quanto di meglio c’era da
offrire. Anche con le lacrime agli occhi.
Come il saluto estremo a due amici e
ceraioli che sono volati in cielo appena
dopo la Festa. Anche col sorriso sulle
labbra. Come la spensierata apparizione
di un san giorgio a cavallo per le vie della Città. È tutto parte della meravigliosa
Festa dei Ceri. E dei Ceri mezzani, vistosamente cresciuti nello spirito e nella
Corsa: bravi ragazzi!
E concludiamo con i più piccoli, che ci
inondano sempre dei sentimenti e delle
emozioni più forti: capodieci e capitani, tamburini e chiarine, ogni piccolo
ceraiolo che ha corso col proprio Cero
in spalla, affrontando le insicurezze e
le paure e rendendo la Festa dei Ceri,
l’augurio più autentico per la loro vita
da ceraioli.
7
8
attualità
l’eugubino
di Pina Pizzichelli
memoria
viva
IL MAUSOLEO
DEI QUARANTA
MARTIRI DI GUBBIO
C
Memoria viva
un libro di G. Sannipoli, C. D.
Bellini ed E. Sebastiani
i sono libri che non dovrebbero
mai mancare nella biblioteca di
casa. Uno di questi è “Memoria
Viva – il Mausoleo dei Quaranta Martiri
di Gubbio” Media Video Editore, autori:
Gianluca Sannipoli, Catia Doriana Bellini, Enrica Sebastiani.
Se alla strage del 22 giugno 1944 sono
stati dedicati testimonianze, pubblicazioni, studi innumerevoli sul Mausoleo
che conserva le spoglie degli uccisi, poco
o forse nulla di organico è stato scritto
finora. Il libro di Sannipoli, Bellini,
Sebastiani colma egregiamente questa lacuna. Il libro si compone di 3 parti, con
documenti inediti, come sono inedite le
oltre 300 fotografie che lo completano.
Il Mausoleo, costruito a pochi passi
dove ancora la ruggine dei buchi delle
pallottole della 114° divisione di fanteria dell’esercito tedesco sembra sangue
raggrumato, è insieme al luogo creato
intorno ad esso da Porcinai con i cipressi,
e fiori e verde dappertutto quasi a cancellare con la bellezza perfetta della natura
l’orribilis della guerra, dell’odio, è per le
future generazioni non solo una memoria viva, ma anche e soprattutto monito
perché sia la pace il bene supremo.
”Il Mausoleo è – come scrive Sannipoli – espressione della volontà di tutti gli
eugubini di onorare le vittime e tramandare ai posteri la memoria di quanto
accaduto. Il Mausoleo doveva rappresentare l’omaggio della città agli sfortunati concittadini trucidati, ma anche lo
spazio fisico della memoria. Il luogo dove
indicare il volto orrendo della guerra,
della violenza cieca e brutale, atroce
tratto della vendetta.”
Sannipoli ha affiancato al suo lavoro
(prima e seconda parte del volume) anche due studi preziosi: due tesi di laurea
inedite, ma per chi volesse può consultarle alla Sperelliana.
La prima è “La strage di Gubbio. Una
memoria contrastata” di Catia Doriana
Bellini, scomparsa prematuramente, che
ha “raccontato” e cercato di capirne le
dinamiche, il dopo di quel 22 giugno,
e come il dolore e la perdita siano stati
vissuti ed eleborati nel lungo periodo
fino quasi ai nostri giorni. Della tesi della
Bellini sono stati pubblicati il primo ed
il terzo capitolo. Un lavoro indubbiamente importante. Si può essere più o
meno d’accordo; ma ciò non esclude la
profonda onestà intellettuale e l’acutezza
dell’analisi dell’autrice. Per questo sarebbe auspicabile pubblicare questo lavoro
per intero.
L’altra tesi è di Enrica Sebastiani, una
giovane laureata in ingegneria che ha
ricostruito la storia dell’ edificio del
Mausoleo e dell’area circostante, partendo dai due progettisti Pietro Frenguelli e
attualità
Pietro Porcinai.
Mentre l’ultima parte è stata scritta
da Sannipoli, che ha parlato dell’iter
economico-finanziario di una “avventura”, iniziata tra le macerie fisiche e
morali ancora vive della guerra, intuita e
poi portata coraggiosamente avanti dal
medico dott. Elio Tabarrini che fu, fino
al termine, presidente del Comitato Pro
Quaranta Martiri, animatore instancabile
fino alla inaugurazione avvenuta cinque
anni più tardi il 22 giugno 1949.
l’eugubino
storia soprattutto dell’impegno civile che
animò il Comitato Pro Quaranta Martiri
ed il suo presidente dott. Elio Tabarrini.
Che cosa ti ha colpito in questo tuo
lavoro?
In un periodo di totale miseria, ci fu
una partecipazione corale nel contribuire anche con piccole somme, di gente
umile, di tutte le categorie sociali e
non soltanto eugubine. Moltissime le
difficoltà affrontate specialmente dal
dott. Tabarrini che cercò comunque di
solidarietà
per Villa
Garibaldi
Archivio F. Tabarrini - Gubbio
Per realizzare il Mausoleo ci sono
voluti 5 anni, per leggerne le vicissitudini ce ne sono voluti 70. Perché?
Lo chiediamo allo stesso Gianluca Sannipoli.
Perché nei decenni scorsi non se ne è
sentita l’urgenza: solo negli anni ’90
l’attenzione si è focalizzata sul fatto con
“l’armadio della vergogna” ecc. L’idea in
sé è nata circa 3 anni fa. Una sera Elisa
Neri, figlia di Cecilia – l’altra figlia del
dott. Tabarrini è Francesca – mi mostrò
un album fotografico del nonno in cui
c’erano delle foto del 1944-45 scattate
appena dopo il passaggio del fronte. Foto
interessanti e soprattutto inedite. Inoltre
molto altro materiale anch’esso inedito è
stato conservato dall’altra figlia di Tabarrini Francesca. Da qui l’idea di scrivere la
fare del Mausoleo un’opera importante
contattando i migliori professionisti e
maestranze dell’epoca. Uno per tutti
l’architetto paesaggista Pietro Porcinai
che a sua volta forse aveva contattato
l’architetto Frenquelli per la progettazione dell’edificio.
Un’opera che ha visto il compimento
dell’ideale primitivo con la costituzione
dell’Associazione Famiglie 40 Martiri e
con i primi due presidenti: la signora
Guglielmina Roncigli e l’attuale Marcello
Rogari.
Mons. Ceccobelli consegna
a Mons. Telò una reliquia dei
Santi Mariano e Giacomo
Si consolidano i rapporti tra la diocesi
eugubina e Villa Garibaldi, frazione di
Roncoferraro, un comune del mantovano pesantemente danneggiato dal terremoto del giugno 2012. La parrocchia
è intitolata ai santi africani Mariano e
Giacomo, titolari della Cattedrale eugubina, martirizzati a Cirta di Numidia nel
259 d.C.. I loro resti mortali,dal quintosesto secolo d.C., sono conservati sotto
l’altare maggiore. Dopo aver contribuito
al restauro della chiesa, destinando a
tale scopo la raccolta della “Quaresima
di carità”, lunedì 16 giugno il Vescovo
Mons. Mario Ceccobelli, alla testa di una
delegazione di cui faceva parte anche il
direttore dell’ufficio beni culturali della
diocesi Paolo Salciarini, è stato di nuovo
in visita a sarà di nuovo in visita ufficiale
a Villa Garibaldi consegnando al parroco
Mons. Telò una reliquia dei due Santi.
L’inaugurazione dei restauri della chiesa è
stata fissata per il prossimo 13 settembre.
9
io Maggio Eugubino-Colacem
Capitani e Capodieci per il 2012
alta quota,
alte prestazioni
o Psico Pedagogico), GreLiceo Classico-Scientifico),
oni (IPSIA), Elisa Monacbel Poeta (ISA); i vincitori
Studio per l’anno scolastico
A
A
Capitani e Capodieci per il 2012
2010-2011: Angela Binacci (ITIS), Federica Rossi (Liceo Socio Psico Pedagogico),
Davide Lispi (Liceo Classico-Scientifico),
Laura Ferranti (IPSIA), Valerio Miozzi
(ITC), Hafid Assia (ISA).
di Michela Biccheri
solo da
Gioielleria Celso Bedini
corso Garibaldi, 40
075 9273801
Vita dell’associazione
Eccoci ancora in quel periodo dell’anno che si affaccia trepidi Michela Biccheri
dante sui preparativi per la Festa più bella del mondo. Eccoci
dunque a presentare ai lettori, agli eugubini, ai ceraioli tutti,
coloro
che in
saranno
i protagonisti
deitrepiCeri del
Eccoci
ancora
quel periodo
dell’annodella
che siFesta
affaccia
2012.
dante sui preparativi per la Festa più bella del mondo. Eccoci
Guarderemo
guidareaia lettori,
cavallo agli
la varie
fasi della
Festa i tutsignori,
dunque a presentare
eugubini,
ai ceraioli
Massimo
Faramelli
“de
Peppebello”
e
Stefano
Vagnarelli
ti, coloro che saranno i protagonisti della Festa dei Ceri del“Spara”,
rispettivamente Primo e Secondo Capitano, estratti dal
2012.
Guarderemo
guidare a cavallo
la varie
fasi della Festa i signori,
bussolo
pubblicamente
lo scorso
anno.
Massimo
Faramelli
“de
Peppebello”
e
Stefano
Vagnarelli
I santubaldari hanno affidato il compito di
alzare il“SpaCero di
ra”,
rispettivamente
Primo
e
Secondo
Capitano,
estratti
dal maSant’Ubaldo al ceraiolo Giovanni Barbetti, per la zona est,
bussolo
pubblicamente
lo
scorso
anno.
nicchia di San Marco. Ha guidato il Cero di Sant’Ubaldo lunI santubaldari
hannodel
affidato
di alzaregirata
il Cero
di sera
go
il secondo pezzo
Corsoil ecompito
nella seconda
della
Sant’Ubaldo al ceraiolo Giovanni Barbetti, per la zona est, maa punta d’avanti. Dopo due anni di attesa, Giovanni si troverà e forte emozione di questa straordinaria e unica esperienza,
nicchia di San Marco. Ha guidato il Cero di Sant’Ubaldo lunA compito unificatore, ad la prima domenica di marzo, durante la solenne celebrazione
agovivere
in prima persona l’esclusivo
il secondo pezzo del Corso e nella21 seconda girata della sera
essere
guida dei
ceraioli.
Giovanni
della
S. Messa
occasione
della canonizzazione
di Sant’Ubala puntalad’avanti.
Dopo
due anni
di attesa,realizzerà
Giovannilasi prima
troverà vera
e forte
emozione
di in
questa
straordinaria
e unica esperienza,
a vivere in prima persona l’esclusivo compito unificatore, ad
essere la guida dei ceraioli. Giovanni realizzerà la prima vera
la prima domenica di marzo, durante la solenne celebrazione
della S. Messa in occasione della canonizzazione di Sant’Ubal-
Come amici, collaboratori e soci non potevamo non pub- festato attaccamento al Cero giustamente riconosciuto ora,
blicare con massimo orgoglio la notizia che ha coinvolto il ma innegabilmente da sempre e soprattutto da parte di tutti
festato
attaccamento
al Cero
giustamente
riconosciuto
ora, ci uniaCome amici,
collaboratori
e socidel
non
potevamo
non pubi ceraioli;
una scelta
inevitabile
e naturale
alla quale
nostro
Direttore
e Consigliere
Maggio
Eugubino,
UbalCorso
Garibaldi,
43
Gubbio
(PG)
ma
innegabilmente
da
sempre
e
soprattutto
da
parte
di
tutti
blicare
con
massimo
orgoglio
la
notizia
che
ha
coinvolto
il
do Gini. Il Senato santantoniaro lo ha proclamato Primo mo per l’affetto che ci lega a lui e per la condivisione di una
una scelta
inevitabile
naturale
quale
unianostro Direttore
e Consigliere
del Maggio
Ubaltel.lae 075
0887
passione
comune
verso
Festa922
piùalla
bella
delcimondo.
Capodieci
del Cero
di Sant’Antonio
perEugubino,
l’anno
2013!
Corso
Garibaldi,
46 i ceraioli;
mo
per
l’affetto
che
ci
lega
a
lui
e
per
la
condivisione
di
una
do
Gini.
Il
Senato
santantoniaro
lo
ha
proclamato
Primo
075 927 3991
Una lunga carriera ceraiola degnamente tel.
coronata,
un mani-
Valigeria - Pelletteria
Capodieci del Cero di Sant’Antonio per l’anno 2013!
Una lunga carriera ceraiola degnamente coronata, un mani-
passione comune verso la Festa più bella del mondo.
infissi · porte · arredamenti su misura
portoni blindati · semilavorati e porte in massello
da oggi anche infissi in legno, alluminio e PVC
Gubbio - Fraz. S. Marco
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per il r ato
ecuper
fiscale o
attualità
l’eugubino
passaggio
della campana
Conclusione
dell’anno rotariano
2013-2014
P
assaggio della Campana nel Rotary
Club di Gubbio, a conclusione
dell’anno rotariano 2013-2014.
La cerimonia è avvenuta alla presenza di
varie autorità militari, civili, politiche,
numerosi ospiti e soci. Ha avuto come
protagonisti il Past-president ceramista
ed imprenditore Giampietro Rampini
ed il nuovo Presidente avv. Dr. Claudio
Fiorucci. In occasione della serata sono
stati presentati tre nuovi soci, consegnati
i diplomi di merito ed esposti i discorsi
di chiusura ed apertura mandato.
Gli occhi
di Kim
U
na malattia ha spento gradualmente i suoi occhi, da dieci anni
<riaccesi> da un cane guida
che l’ha restituita ad una <normalità> che
sembrava dimenticata. Antonella Mocci e
Kim vivono in simbiosi da dieci anni ed
hanno voluto festeggiare questo significativo traguardo con amici e conoscenti
nell’agriturismo San Bartolo, poco sopra
l’abitato della frazione di Padule. Dopo
aver perduto la vista, era stata inserita in
un progetto che la portò ad ottenere, grazie alla Scuola Nazionale di cani per ciechi
di Scadicci (Fi), un cane guida. Appunto
Kim, un bel Labrador Retriver nero fem-
Antonella e Kim
vivono in simbiosi
da 10 anni
mina, allora di due anni; con lei al fianco è
tornata a <vivere> con un notevole livello
di autonomia. Kim l’accompagna al
lavoro (è centralinista in un ente pubblico a Perugia) e le consente di condurre
un’esistenza attiva. A San Bartolo c’erano
anche il sindaco Filippo Mario Stirati,
Don Armando Minelli e Padre Paolo della
comunità conventuale di San Francesco, rappresentanze di Umbria Mobilità,
operatori dello “Sportello a 4 zampe “ e
tanti amici Nel corso della serata sono stati
raccolti fondi da destinare in parte alla
Scuola per cani guida di Scandicci. Kim ha
regalato a tutti una bomboniera ricordo.
tornare alla normalità
grazie ad un amicoa 4 zampe
11
12
storia arte cultura
l’eugubino
di Ettore A. Sannipoli
Chiarezza e misura
Stefano Sciutto
(ferroscultura, ceramica e altro)
1. Stefano Sciutto, Comunità 3, [1963],
scultura in metallo.
1960. L’anno della prima Biennale eugubina
è anche quello della prima mostra di Stefano
Sciutto, alla Galleria Sant’Andrea di Savona.
Classe 1921, Sciutto è scomparso otto anni
fa nella città della Torretta. Ha portato
sempre Gubbio nel cuore: fin da quando,
poco più che quarantenne, partecipò alla
II Biennale d’Arte del Metallo (1963),
aggiudicandosi il terzo premio «per il
complesso delle opere». Due anni dopo il bis:
alla terza Biennale d’Arte del Metallo (1965)
terzo premio ex aequo con Mario Ceroli e
Angelo Biancini, sempre «per il complesso
delle opere». Sono edizioni importantissime
per la storia della manifestazione eugubina:
«All’alba di una consistenza ricreativa della
cosa» – come si afferma nella presentazione
della Biennale del ’65 – le sperimentazioni
materiche lasciano il posto a un astratto
geometrico mirante a una funzione
ordinatrice, con veri e propri tentativi di
“neofiguratismo”.
Così nel «Ponente d’Italia» (agosto 1963)
vengono recensite le opera da Sciutto allora
presentate a Gubbio: «Sono state tenute in
considerazione l’austera suggestiva poesia,
sospesa – per così dire – tra il mondo
della materia ed il dominio del sogno; la
ponderata inventiva che esclude ogni facile
e comoda improvvisazione esente da incubi
oscuri, ma illuminata da accenti di serenità;
il sufficiente distacco da un pericoloso
accademismo di maniera che potrebbe
condurre fatalmente verso opere artigianali,
una eguale, prudente distanza dai tanti
odierni cerebralismi; la felice dimostrazione
schietta e robusta, dalle forme armoniose,
ampie e semplificate, parlante un linguaggio
semplice ed immediato».
E queste sono le parole con le quali Giovanni
Mamberto commenta proprio nel 1963 una
scultura dell’artista savonese: «Saremo lieti se
figurerà in una nostra moderna chiesa quel
gruppo “Golgota” che ci commosse quando
era bozzetto: drammatica e insieme poetica
rappresentazione, pur nella essenzialità
disadorna, non solo della Passione di Cristo,
ma di quanto le tre Croci esprimono: la
solitudine dell’uomo nel dolore, la protervia
dei nostri errori, la Speranza in una
redenzione consolatrice».
Sempre Mamberto, in un articolo del ’65
intitolato Chiarezza e misura di invenzioni
metalliche, chiosa alcune opere di Sciutto
3. Stefano Sciutto, Golgota, [1963],
scultura in metallo.
2. Stefano Sciutto, Comunità 4, [1963],
scultura in metallo.
subito dopo l’affermazione dello scultore
alla terza Biennale eugubina: «Davanti a
“Comunità”, “Golgota”, “Arciere”, “Ala”,
niente dà l’impressione di tecnicismo: parti
saldate, pezzi torniti, superfici cromate,
non che problemi risolti, cedono a un
tutto plasmato e armonizzato, che non
ha né la pesantezza del ferro né l’aridità
della meccanica. Linee e volumi, superfici
piane o ricurve sono in funzione dell’idea
rappresentata: ora la forza compatta e ben
ordinata di una ideale Comunità, ora una
dolente suggestiva meditazione del dolore e
della speranza cristiani, ora l’anelito ad un
volo senza confini, come ad una conquista
grado a grado raggiunta, ora il senso di
dura lotta nell’incessante ricerca del perché
dell’esistenza, ricca di valori ma anche di
misteriose ambiguità».
Insomma un astrattismo simbolico
ricondotto a lucida e vibrante morfologia
geometrica: memore di certi esiti del secondo
futurismo ma anche in linea con le tendenze
del tempo, dalla op art all’arte programmata
e, soprattutto, alle nuove esigenze di rigore
costruttivo e formale nel campo della
scultura.
storia arte cultura
4. Stefano Sciutto, F. 16, 1966, ceramica a lustro.
dicevano i Latini) le cose grandi alle piccole;
ma i gradini inferiori sarebbero riservati solo
ad alpinisti del sesto grado superiore».
Da queste e da altre composizioni Stefano
Sciutto ricavò quelle “sculture dipinte su
piatti” documentate nell’ultimo ventennio
della sua vita: penso, per esempio, alla bella
“Maternità” riprodotta nel 1990 su di un
tagliere di 60 centrimetri di diametro.
La ceramica era stata la «favola policroma», il
«segreto sogno di pittura» di Leandro Sciutto
(Savona 1924 – Albisola Marina 1958),
amato fratello di Stefano, che aveva appreso
le «stupefacenti magie della terra e del fuoco»
nell’antro del Pozzo Garitta in Albisola, «fra
una pleiade rutilante d’artisti». «Una lirica
suggestione di fantastica capacità evocativa
ed una innata raffinatezza di gusto» furono
alla base delle sue ceramiche, «brulicanti di
luminose figurazioni di squisita eleganza». Su
tutto i cavalli, «i suoi cavalli normanni dalle
groppe poderose e dai guizzanti muscoli
“in folle”» (Pennone). Una tragica, banale
fatalità interruppe la sua avventura umana
ed artistica. La stessa tremenda sorte riservata
ad altri due giovani, «identici nell’amore
dell’arte e della terra di Albisola»: Luigi
5. Stefano Sciutto e Rosalina Venturino,
Maternità, 1990, piatto in maiolica policroma.
In seguito Sciutto parteciperà ad altre tre
edizioni della Biennale di Gubbio: la IV
d’Arte della Ceramica (1966), la IV e la V
d’Arte del Metallo (1967, 1969). Particolare
interesse riveste il primo evento, nel quale
lo scultore presenta opere realizzate con
un materiale da lui usato molto meno del
ferro ma che, comunque, gli è familiare e
forse si concilia meglio del metallo con il
portato dell’insigne tradizione savonese. I
due pezzi esposti nel 1966, intitolati “F. 8”
e “F. 16”, sono quelli ora conservati al Park
Hotel Ai Cappuccini di Gubbio. Ambedue
realizzati seguendo uno schema compositivo
così descritto (con un po’ di humour) da
«gielle» ne «Il Letimbro» dell’8 settembre
1966: «in esso figura una piramide doppia,
unita alla base quadrangolare, a gradini;
quelli superiori accessibili ad un essere
proporzionato (intendo alle dimensioni del
“pezzo”) come lo sono le piramidi d’Egitto;
se è lecito paragonare (componere, come
7. Leandro Sciutto, Cavallo, forma
plastica in maiolica policroma.
8. Rosalina Venturino, servizio da the in
blu antico Savona, maiolica monocroma.
l’eugubino
6. Leandro Sciutto, Cavalli, pannello in
maiolica policroma.
Colombo (noto con lo pseudonimo di Fillia)
e Salvatore Fancello.
Decorò a lungo maioliche anche Rosalina
Venturino, moglie di Stefano, la quale presso
la ditta “Ceramiche Giuliano Giacchino” di
Albisola Superiore abbellì vasi e piatti con
molteplici delicate decorazioni: Levantino, in
antico Savona colorato, in blu antico Savona,
a fiori blu e arancio e così via.
Nel 1994 Stefano Sciutto donò a Gubbio
numerose sue opere scultoree, in buona parte
conservate nei locali del Centro Servizi Santo
Spirito, attualmente chiuso al pubblico.
Sarebbe bene che oggi, in occasione del
ventennale di questa generosa donazione,
la comunità eugubina promuovesse con tali
opere una mostra in memoria dell’artista
savonese: anche come segno di riconoscenza
per l’affetto da lui dimostrato nei confronti
della nostra città.
Bibliografia essenziale
Su Stefano Sciutto, oltre ai ritagli stampa che mi ha
gentilmente trasmesso la vedova dell’artista («Ponente
d’Italia», «Il Letimbro», «Il porto di Savona», «Savona
Notizie» etc.), cfr. tra l’altro: P. Pizzichelli, Donate a
Gubbio due opere di Stefano Sciutto, in «Gubbio Arte», a.
XII (1994), n. 2, p. 12; XXIV Biennale di Gubbio. Opere
delle Biennali di Gubbio. Collezione Comunale. 19591996, a cura di G. Bonomi, Gubbio 2005, pp. 40, 50.
Su Leandro Sciutto cfr. tra l’altro: Leandro Sciutto,
Savona 1958; C. Chilosi, L. Ughetto, La ceramica del
Novecento in Liguria, Genova 1995, p. 218.
Grazie a Giuliano Traversini e a Rosalina Venturino.
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storia arte cultura
l’eugubino
di Elisabetta Carlino
Graffiti
medievali
Graffiti medievali
sulla facciata
della Chiesa
di San Giovanni
foto n. 1
A
distanza di due anni, mi sono imbattuta nuovamente nella scoperta
di “scritte esposte” di pellegrini
medievali, sopravvissute alle intemperie
fino ai giorni nostri, stavolta grazie ad una
bella giornata di sole primaverile che ha
illuminato la facciata della chiesa di San
Giovanni.
Le iscrizioni, sono situate nei due lati
del portone, nella muratura di facciata
immediatamente aderente allo strombo
del portale ma sono ben nascosti alla vista,
infatti appaiono nitidamente soltanto
quando la luce del sole le illumina in maniera diretta ma quando le giornate sono
più buie sono davvero difficili da scorgere
ad occhio nudo.
Queste iscrizioni venivano realizzate con
tecnica a sgraffio ottenuta mediante uno
strumento acuminato, questa pratica
affonda e sue origini nella preistoria, passa
attraverso i secoli ma la sua frequenza
aumenta esponenzialmente dal XIII sec.,
periodo in cui si riscontra un aumento
dell’alfabetizzazione anche fra i ceti minori.
All’inizio nasce con una valenza funeraria,
in particolare dal IV –VII sec. fino al XII
sec., in cui il graffito si lega in un sodalizio
indissolubile con i santuari e si configura
con una facies prevalentemente devozionale, lasciando le proprie testimonianze
su mense eucaristiche, lastre marmoree e
pareti affrescate.
L’Umbria è piena di testimonianza di
storia arte cultura
memorie graffite, intimissime e consegnate
all’eternità, in tutte le epoche, ricordiamo la chiesa di San Claudio a Spello,
patrono degli scalpellini e definita una
delle maggiori “ graffitoteche” umbre e
la Narni sotterranea, nelle cui segrete un
soldato massone imprigionato dal Tribunale dell’Inquisizione lasciò ai posteri il
messaggio della sua innocenza, codificato
nei simboli della sua associazione.
Era infatti prassi comune sia di laici che di
ecclesiastici usare dei marchi come segno
distintivo o vera e propria firma, come nel
caso dei monogrammi che apponevano i
notai nei loro atti, i simboli delle corporazioni o degli ordini religiosi, ma anche le
filigrane, che venivano impresse nei fogli
di carta per indicarne la data e la cartiera
di provenienza, oppure ancora i sigilli nelle
ceramiche altomedievali che ne determinavano i luogo di provenienza.
Si caratterizzano da una forma monogrammatica specchio del pensiero medievale abituato a ragionare per simboli, in
maniera cosi frequente in ogni ambito del
quotidiano che per noi oggi è molto difficile a volte sciogliere quei criptogrammi.
Nel caso di monogrammi cristiani e
simboli cristologici, possiamo scovare la
loro origine nei graffiti presenti nelle catacombe e scaturiti dalla fantasia dei primi
cristiani che hanno dato vita ai principali
simboli a noi conosciuti, come il Chrismon, formato dalle due lettere dell’alfabeto greco chi e rho a significare Khristòs, il
pesce, il buon pastore etc...
Nel nostro caso, come si evince dalle foto1,
per quanto sia difficile un’interpretazione
ad una analisi preliminare, sembra di riconoscere il monogramma bernardiniano,
costituito dalle lettere I H S con una croce
che si innesta nella lettera H ed è in genere
circondato da un sole raggiato, anche
se qui non è presente questo simbolo si
distingue per poco da quello dei Gesuiti
soltanto per i tre chiodi sottostanti aggiunti da quest’ordine; infine si legge il simbolo
mariano costituito da una M sormontata
da una croce.
Vi sono altre lettere singole, quali una “R”
ed una “I” di tipo capitale e due trigrammi
circondati da una linea circolare ed apparentemente realizzati in scrittura gotica
corsiva, usata dal XII al XVI sec., inoltre
possiamo vedere che le iscrizioni si trovano
sui due lati alla stessa altezza, in maniera
quasi speculare.
Sappiamo dagli studi di storia della
scrittura che questi graffiti hanno una
stretta relazione con la superficie scrittorea
e che necessariamente sono posteriori ad
essa, perciò sapendo che la facciata della
nostra chiesa risale alla fine del XIII sec.,
inizi XIV e che San Bernardino visse dal
1380 al 1444 e che la sua canonizzazione
avvenne nel 1450, possiamo costituire un
arco cronologico che faccia da post quem a
quelle memorie graffite.
Dai libri delle Riformanze si evince che
nell’anno 950 d.C., durante la ricostruzione della città in seguito alla distruzione ad
opera degli Ungari nel 917 d. C., si inizia
a costruire suddetta chiesa, che si trovava
però fuori le mura.
Nella prima metà del XIII sec. il “vicus
platae” dove si trovava il battistero viene
annesso alla città, infatti la chiesa era ed
è tutt’ora dotata di fonte battesimale, a
differenza dell’attuale cattedrale, a testimonianza del suo ruolo originario, in quanto
il battesimo poteva essere imposto solo
dal Vescovo nella cattedrali o nei battisteri, edifici posti poco lontano da questa e
dedicati al Battista.
Come già accennato le “scritte esposte”
erano in maggior parte apposte dai pellegrini, questa considerazione ci fa pensare al
ruolo che ebbe nell’alto medioevo la chiesa
di San Giovanni per la comunità eugubina, infatti non tutti sanno che questa era la
primigenia cattedrale.
Ma la pieve aveva qualcosa di molto importante per attrarre pellegrini, ovvero la
reliquia del dito di San Giovanni!.
Lo Statutum Comunale ci da testimonianza di una luminaria, una processione che
si svolgeva ogni anno, con la cittadinanza
che recando in mano della candele si riuniva alla Piazza del Mercato per raggiungere la chiesa di San Giovanni, seguendo
un Grifo che doveva essere una macchina
devozionale lignea.
A testimoniare il calore della cittadinanza
per il culto del santo ci sono delle pratiche
giunte fino a noi come quella dell’ “Acqua di San Giovanni”, ovvero l’abitudine
di raccogliere fiori la vigilia della festa e
lasciarli in infusione la notte in un catino
l’eugubino
Piazza S. Giovanni - Gubbio
d’acqua di sette fontane, eco di riti pagani
legati alla fertilità; in cui si credeva che in
questa notte il sole si sposasse con la luna e
dal loro matrimonio si sarebbero riversate
energie benefiche sulla terra ed in particolare sulle erbe bagnate dalla rugiada che
avrebbero cosi ottenuto il potere taumaturgico.
Possiamo concludere che i segni tracciati
sulla facciata sono testimonianza di questa
devozione siano essi opera di pellegrini
venuti per venerare l’importantissima
reliquia o di eugubini che avevano voluto
rendere eterna la loro preghiera.
Per approfondire:
• Per lo studio dei graffiti medievali. Caratteri, categorie, esempi, in Storie di Cultura Scritta. Scritti per
Francesco Magistrale, a. c. di P. Fioretti, Spoleto,
2012, CISAM.
• Archeologia cristiana, Pasquale Testini, Bari, 1980.
• Per la chiesa di San Giovanni, P. Salciarini, La
chiesa di San Giovanni Battista in Gubbio, Gubbio, 2007.
Le foto sono dell’autrice.
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15
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storia arte cultura
l’eugubino
di Fabrizio Cece
Gli esordi
eugubini
di Braccio
da Montone
La figura e la carriera di Braccio da Montone (1368-1424) è abbastanza conosciuta. Capitano di ventura, fondatore di
una delle due scuole di guerra della prima
metà del Quattrocento – l’altra era quella
di Muzio Sforza –, signore di un vasto
territorio che comprendeva buona parte
dell’attuale Umbria – ma non Gubbio, che
sempre seppe resistergli –, ultimo “Etrusco” a conquistare Roma, seppure per
breve tempo, delle sue gesta sono piene le
cronache italiane del primo quarto del XV
secolo.
Gli esordi militari di Braccio sono legati
al conte Antonio di Montefeltro, presso
il quale il montonese si rifugiò dopo aver
partecipato all’omicidio di un castellano con conseguente fuga dal territorio
perugino onde evitare spiacevolissime
conseguenze. Siamo in epoca imprecisata,
ma attorno al 1390. Ricevuto il comando
di 15 celate – o lance – dal conte Antonio,
Braccio si batté, tra l’altro, nell’assedio di
Fossombrone, allora in mano ai Malatesti.
Ferito, riparò nel 1392 a Perugia dove
sposò Elisabetta degli Armanni.
Risulta poco noto, per non dire del tutto
inedito, il fatto che in virtù del suo servizio
feltresco, Braccio ebbe modo di frequentare assiduamente Gubbio negli anni
1391-1392 in qualità, come si è già detto,
di caporale di un gruppo armato formato
da quindici lance. La cosiddetta “lancia”,
era in realtà costituita mediamente da tre
uomini: il cavaliere pesantemente armato,
uno scudiero a cavallo e un paggio servente. Ogni lancia aveva in media cinque
cavalli, di vario genere.
I registri del Camerlengo e delle Riformanze conservati nella Sezione di Archivio
di Stato di Gubbio contengono alcuni
riferimenti al montonese che qui si riassumono.
Bernardo di Giovanni da Firenze e “Braccius domini Oddonis de Montone”, con
quindici lance furono assunti dal comune
eugubino per quattro mesi, ad iniziare dal
12 luglio 1391, per sorvegliare la città,
visto lo stato di guerra che allora vigeva
tra Antonio di Montefeltro e i fuoriusciti
ribelli che mal sopportavano la sua signoria su Gubbio. Il 30 giugno i due caporali
ricevettero un acconto di 600 fiorini sui
1080 concordati.
Ricordo, al volo, che le spese militari costituivano allora una delle più importanti,
se non la più importante, voci di uscita del
bilancio comunale su cui certamente, in
parte o in toto, il conte Antonia caricava
gli oneri maggiori.
Il 24 ottobre 1391 fu rilasciata dai due
caporali formale quietanza per la somma
pattuita. L’atto fu rogato nella casa di
Venciolo di Rosciolo. Bernardo e “Braccius
domini Oddonis de Perusio”, caporali delle lance poste a custodia della città, fecero
finale quietanza a Francesco di Mascio,
camerario del comune di Gubbio, che stipulò l’atto anche in nome e per conto del
magnifico ed eccelso signor conte Antonio
di Montefeltro.
Il 10 gennaio 1392 Nello Pellini di Perugia, militare pure lui, ma in questo caso
procuratore del “Nobilis Viri Bracci domini Oddonis de Montone” e di Bernardo
di Giovanni da Firenze, una volta caporali
della cavalleria stipendiata dal Comune,
ricevette da Francesco di Mascio, sempre
per conto del Comune di Gubbio e in
nome del conte Antonio la somma di
Braccio ebbe modo
di frequentare
Gubbio negli anni
1391-1392
60 fiorini in acconto dei 480 fiorini che
ancora mancavano per il completamento
dello stipendio dei quattro mesi di servizio
iniziati il 12 luglio 1391. In questo caso
presenziò all’atto anche il notaio Piero
in rappresentanza del conte di Galasso
di Montefeltro, fratello “subordinato” di
Antonio.
Il nobile uomo Braccio del signor Oddone
del castello di Montone del comitato di
Perugia fu liquidato totalmente solo il 19
marzo 1392.
Salvatore Fiume
Braccio Fortebraccio da Montone
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l’eugubino
Mirabilia Urbis
golpe
ceraiolo
U
Alzata dei Ceri
15 maggio 1932
non abituiamoci a
quella vista mostruosa
del parcheggio!
n messaggio pacifico e di gran
gusto quello esposto ad hoc
sull’impalcatura dell’ecomostro
che, da troppo tempo, dilania la vista e
la pazienza dei cittadini. E’ un messaggio
ceraiolo legato alla tradizione, alla storia,
al culto che attrae lo sguardo dei passanti
quasi a donare sollievo. E’ un’immagine
del momento dell’alzata dei Ceri
risalente al 15 maggio 1932 ingrandita
e stampata su telo impermeabile, che
trasmette tutta la forza di uno strappo
alla regola, all’abitudine che oramai è
diventata peggiore dello scheletro stesso
del parcheggio. Un plauso agli ideatori e
realizzatori del messaggio.
horribilia urbis
vista dal retro, verso il fiume
TORNIAMO
SULL’ EX
MATTATOIO
L
’ex mattatoio continua aversare
in condizioni inaccettabili per l
dignità di una Città civile. Non
è questione di mancanza di fondi e di
risorse è una questione di mancanza
di amor proprio e di amore e tutela
per i beni della nostra Città. Cosa si
aspetta ad intervenire? Un monumento
della nostra Città come indicato anche
nella pubblicazione di Paolo Micalizzi
“Gubbio storia dell’architettura e della
Città”. Cari dirigenti comunali e dunque
amministratori pubblici mettetelo all’asta
e mettetevi in gioco per fare qualche cosa
per la nostra città.
ingresso pericolante
interno ormai irriconoscibile
vita dell’associazione
l’eugubino
di Ettore A. Sannipoli
Brocche
d’autore 2014
Luigi Stefano Cannelli
foto G. Pauselli
S
i è conclusa la tredicesima edizione
della mostra Brocche d’autore,
organizzata dall’Associazione ‘Maggio
Eugubino’ nella Sezione Archeologica del
Museo Comunale di Palazzo dei Consoli,
con l’intento di arricchire le tradizionali
manifestazioni di maggio per mezzo di
un’iniziativa culturale pertinente al clima
festivo, tale da destare l’interesse sia dei
visitatori sia degli eugubini, ma anche
opportunamente legata al settore della
ceramica di artigianato artistico con
delle proposte di qualità relative a uno
dei prodotti tipici dell’odierna maiolica
eugubina, vale a dire le brocche dei Ceri.
Oltre agli esemplari appositamente realizzati
per il 2014, sono state presentate nelle
vetrine dei negozi del Centro Storico, grazie
alla disponibilità dell’Associazione Gubbio
fa Centro, le brocche realizzate nel corso
delle precedenti edizioni della mostra (ad
esclusione di quelle di Mario Boldrini, in
restauro, di Eduardo Alamaro e di Gabriele
Tognoloni) vale a dire le opere di Nello
Bocci, Edgardo Abbozzo, Alan Peascod,
Lucia Angeloni, Oscar Piattella, Germano
Cilento, Toni Bellucci, Giulio Busti, Mirta
Morigi, Marilena Scavizzi, Alexis Miguel
Pantoja Pérez, Nello Teodori, Emidio
Galassi, Gennaro Esca, Luciano Tittarelli,
Rolando Giovannini, Elio Cerbella, Eraldo
Chiucchiù, Antonella Cimatti, Paolo
Biagioli, Caterina Calabresi, Luciano Laghi,
Giampietro Rampini, Bruno Ceccobelli,
Gianfranco Budini, Gabriele Mengoni,
Marino Moretti, Sandro Soravia, Graziano
Pericoli, Giuliano Giganti, Stefano
Pascolini, Maurizio Tittarelli Rubboli,
Francesco Ardini con l’aggiunta delle
brocche eseguite nel 2002 dagli allievi
dell’Istituto Statale d’Arte di Gubbio.
Le brocche dei Ceri sono state quest’anno
interpretate da Luigi Stefano Cannelli,
Roberto Fugnanesi, Martha Pachon
Rodriguez.
Luigi Stefano Cannelli
Le brocche scelte da Stefano Cannelli
sono quelle di foggia tradizionale, a
corpo ovoidale su base cercinata, collo
svasato con orlo a ‘doccio’ flessuoso e
sinuosa ansa a fascia. Grazie alla tecnica
– di ottocentesca memoria – della
“maiolica ferma”, preparata per questo
lavoro da Giampietro Rampini nella
sua bottega ceramica, l’artista eugubino
è stato in grado di nobilitare con
delicate e raffinate pitture la superficie
smaltata, minuziosamente decorata in
ogni singola parte. La personificazione
oserei dire ‘mitologica’ dell’acqua che
fresca e abbondante fuoriesce dal becco
della brocca, funge quasi da elemento
propulsivo per la dolce fatica della corsa
da parte di uomini che, sotto le stanghe,
ambiscono a elevarsi e a raggiungere
così la dimensione metafisica del cielo.
Entro una natura rigogliosa, l’ascesa
dei ceraioli volge infatti verso uno
sfolgorante splendore dorato, dipinto
sul retro del vaso, al centro del quale
campeggia la figura a mezzo busto del
rispettivo santo del Cero. Attribuiti
peculiari di Sant’Ubaldo, di San Giorgio
e di Sant’Antonio Abate abbelliscono
la superficie esterna delle anse,
riecheggiando nei colori le vivaci cromie
delle divise dei ceraioli.
Roberto Fugnanesi
foto G. Pauselli
18
vita dell’associazione
Martha Pachon Rodriguez
Quelle di Martha Pachon Rodriguez
sono le brocche più innovative, le più
lontane dai modelli di riferimento.
L’artista ha realizzato i suoi tre oggetti
ceramici in leggerissima porcellana paper
clay, e ha immaginato fogge di grande
purezza geometrica, basate su profili
leggermente convessi che si incontrano
in cima, partendo da una carenatura
basale che separa il corpo dell’oggetto
dall’instabile base tondeggiante. Della
brocca vera e propria rimane soltanto
un beccuccio atrofizzato e scompare
addirittura l’ansa. Procedendo verso l’alto
le superfici bianche, contraddistinte da
una raffinatissima texture, lasciano il
posto a un folto insieme di esili elementi
appuntiti, gradatamente colorati, che
riecheggiano la cromia delle divise
ceraiole, con rari ed opportuni tocchi
di lucentezza metallica. L’effetto è
quello di un fiore inconsueto che sta
sbocciando, ancora in parte racchiuso
dal perigonio o dalle brattee. Sono
brocche immaginate già in volo, nella
loro parabola aerea, che si staccano come
navicelle spaziali dalla terra (per questo
non hanno più bisogno del manico).
Sono brocche che col tributo dell’acqua
inaugurano la bella stagione, il periodo
nel quale tutto fiorisce.
Martha Pachon Rodriguez
foto G. Pauselli
Roberto Fugnanesi
Nella singolare invenzione delle sue
brocche, l’artista e ‘artiere’ sigillano ha
voluto coniugare due differenti tradizioni:
quella aulica, derivante dal Rinascimento
italiano, dei candidi incarnati di personaggi
– in genere sacri – rappresentati nelle
monumentali plastiche maiolicate note
con il nome di ‘robbiane’, tipiche di
botteghe come quelle dei Della Robbia
(per l’appunto) o dei Buglioni; e l’altra,
popolareggiante, delle ‘teste di moro’
caratteristiche della ceramica siciliana,
calatina in particolare. I tre vasi in terra
bianca sono trasfigurati nelle teste dei santi
dei Ceri, provviste sul retro di un’ansa a
forma di ‘manicchia’ ottagonale sulla cui
superficie, ingobbiata secondo il colore del
rispettivo Cero, è ripetuto a sgraffio il nome
del Santo di appartenenza, con un effetto
analogo a quello dei caratteri delle Tavole
Eugubine. Identificare la brocche con le
teste di Sant’Ubaldo, di San Giorgio e di
Sant’Antonio significa prefigurare nel lancio
dei contenitori rituali quel percorso che
dalla terra è rivolto necessariamente verso
il cielo ovvero che dalla spalla del ceraiolo
risale fino al simulacro del santo intercessore
tra la sfera terrena e quella celeste.
l’eugubino
info segreteria
Maggio
Eugubino
Il Maggio Eugubino nelle sue componenti
e i soci dell’Associazione salutano la segretaria Patrizia Martelli, che dopo 30 anni di
servizio ha consegnato le proprie dimissioni.
L’orario di apetura dell’ufficio, per motivi,
organizzativi, subirà delle variazioni, pertanto
vi invitiamo a chiamare lo 075/9273912 e
lasciare un messaggio o un fax in segreteria in
caso di mancata risposta. Segnaliamo l’indirizzo mail [email protected].
Le elezioni per il rinnovo del Consiglio e della
Presidenza del Maggio Eugubino sono prossime. Per poter partecipare alla votazione basta
essere socio o rinnovare la propria quota di
iscrizione. Le schede elettorali vi giungeranno
con il numero di ottobre del nostro periodico
“L’Eugubino”, dove troverete riportate anche
le modalità di votazione. Intanto Vi ricordiamo che è necessario mettersi in regola con la
quota di iscrizione all’Associazione.
elezioni
Maggio
Eugubino
Festa dei Ceri Piccoli 2014
A
rchiviata con successo e grande
soddisfazione anche quest’anno, la
Festa dei Ceri pIccoli. L’impegno
di ognuno ha fatto sì che la Festa dei Ceri
piccoli potesse essere degnamente vissuta
dai ceraioli e celebrata con la stessa passione
in onore del Santo Patrono Ubaldo. Quindi
bravissimi! ai piccoli ceraioli, ai capodieci e
ai capitani, ai tamburini diligenti e ordinati
e alle giovani chiarine, che come sempre,
tutti, hanno saputo cogliere il vero senso
della Festa e l’hanno manifestato con
l’energia e l’esuberanza tipica dei bambini.
Il Maggio Eugubino è sempre orgoglioso
di disporre al meglio tutto quanto serva
ai ceraioli perché il loro percorso sia
guidato con serenità ed esterna tutta la sua
soddisfazione per la grande risposta ricevuta
con la solida partecipazione al pranzo
dei ceraioli. Si ringraziano sentitamente:
C.A.F.F., Motette e Nestlè. Alla prossima
edizione dela Festa dei Ceri piccoli!
momento di preghiera
durante la messa
19
events
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Esperienza, professionalità, qualità
Gli ingredienti di un’organizzazione flessibile e dinamica,
capace di soddisfare tutte le vostre esigenze,
rendendo il vostro evento unico e speciale.
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vita dell’associazione
l’eugubino
Convivio
degli eugubini
vicini e lontani
PREMI
assegnati
fotoservizio PHOTOSTUDIO
Il Maggio Eugubino ha rinnovato il
suo legame con quegli eugubini che per
motivi di lavoro hanno dovuto lasciare
Gubbio, ma che continuano ad avere con
essa e le sue tradizioni un fortissimo legame. Ma lasciamo spazio alle immagini
degli ospiti alla cena del 16 maggio che il
Maggio Eugubino ha voluto onorare con
le pergamene e con la simpatica e peculiare assegnazione delle Patenti da Matto.
Serata conviviale AME
16 maggio 2014 - Park Hotel ai Cappuccini
Maria Luisa D’Alessandro Commissario straordinario
Comune di Gubbio uscente
(Patente da Matto)
Famiglia dei Santubaldari
40 anni dalla fondazione
Corrado Baldinelli Segretario Generale dell’Istituto
per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS)
(Premio Attaccamento a Gubbio e alle tradizioni)
Roberto Sollevanti partner/socio dal 2006
della PWC (PricewaterhouseCoopers) SpA
(Premio Attaccamento a Gubbio e alle tradizioni)
Maestro Giordano Palazzari ideatore e
oragnizzatore delle chiarine dei Ceri Piccoli
(Premio Attaccamento a Gubbio e alle tradizioni)
Marcello Cencetti eugubino emigrato
in Lussemburgo
(Premio Attaccamento a Gubbio e alle tradizioni)
Luigi Pierucci
Capodieci Sant’Ubaldo 2014
Massimiliano Tosti
Capodieci San Giorgio 2014
Fabio Latini
Capodieci Sant’Antonio 2014
Mauro Tognoloni
Primo Capitano dei Ceri 2014
Luca Grilli
Secondo Capitano dei Ceri 2014
Silvano Scarponi
Primario di Ostetricia e Ginecologia (Osp. di Branca)
(Patente da Matto)
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22
vita cittadina
l’eugubino
di Euro Puletti
Foce
del
Bottaccione
Aspetti
storico-antropologici
Le gole rupestri, probabilmente sin da
epoca romana, vengono, da noi, chiamate
foci. Il termine foce, infatti, deriva dal latino
fauce(m), ‘fauce’, ‘bocca spalancata d’un
animale’. Si tratta, come appare chiaro,
d’una metafora zoonimica, che realizza una
calzante analogia tra le fauci d’un animale
ed il varco scavato, tra due monti, da un
torrente. La gola del Bottaccione, stretta
dall’abbraccio dei monti Foce, o Calvo (già
Mons Filiorum Ugonis, Monte S. Jacopo o
Jacobo, o M. di S. Giacomo), ed Ingino (già
Monte di S. Gervasio) deriva il suo nome
dal termine dialettale “bot(t)accio”, ‘bacino
di raccolta delle acque d’un mulino’. La
forma toponimica Camignano, propria
del torrente che ha scavato la gola stessa, e
da confrontarsi con Camugnano, nome di
un comune in provincia di Bologna, è un
chiaro nome prediale, indicante l’antico
proprietario terriero di un praedius, d’epoca
epoca romana, presente lungo il corso
del torrente omonimo. Il Camignano,
forse chiamato Oserclo in epoca umbra,
è oggi popolarmente detto anche Fiume
de Gubbio, o, ben più raramente, specie
in riferimento al suo tratto sorgentizio,
Fosso Canalecce. La più antica attestazione
del toponimo Foce del Camignano la
ritroviamo nell’indicazione della locale
ed antichissima chiesa, oggi barocca, di
Santa Croce della Foce (“Sancta Cruce de
Fauce Caminiana”, sec. XII, in Pio Cenci).
Nel luglio del 1190 si cita un mulino “in
Foce Caminiana” (cfr. Pio Cenci, Carte e
diplomi di Gubbio dall’anno 900 al 1200,
perg. 408). Un’altra foce eugubina, quella
della Valle della Contessa (o del Torrente di
San Donato o della Madonna del Ponte),
è ricordata, nel XII secolo, assieme al
nome della chiesetta romanica che sorse,
presso Madonna del Ponte, al suo sbocco
nella piana: “Sancti Donati de Fuce”. Nel
1217, si cita nuovamente la “Foce de
Camigano”. La stradicciuola di Santa Croce
è l’antichissimo ingresso, forse già umbro,
a Gubbio, mentre il primo ponte che,
attualmente, s’incontra sul Camignano è,
in realtà, il resto d’un muro di cinta della
stessa città di Gubbio, o linea di prima
fortificazione della medesima. In epoca
umbra, un arcaico tracciato immetteva
i viandanti all’interno di Ikuvium, per
il tramite della Porta Trebulana. Nel
Medioevo, invece, la stradicciuola di
“Sancta Cruce de Fauce Caminiana”
entrava in Gubbio attraverso la Porta
Munaldi (ancora parzialmente visibile
nel Parco Ranghiasci-Brancaleoni). Sopra
la chiesa, dalla parte del monte, esistono
molti alberi, forse di ceppo spontaneo, di
Bagolaro (Celtis australis). Fino al XVIII
secolo, qui sorgevano case, le cui pietre
(armille di archi, ecc.) sono servite a
costruire il muro attuale. La stradicciuola
di Santa Croce doveva iniziare dal 1°
mulino, dove ancora, sulla roccia della
gola, v’è un esiguo vestigio della citata
Porta Trebulana, dalla quale si dipartiva un
arcaico tracciato viario che conduceva a
Scheggia, anticamente chiamata Trebbio,
cioè ‘casale’, ‘centro abitato’. Gli archi
a sesto ribassato, sottostanti alla strada
attuale, appartengono ad una più moderna
via medioevale d’accesso a Gubbio. Nel
XVI e XIX secolo, alcune furibonde piene
del Camignano (non per nulla chiamato,
spesso, “fiume”) allagarono i fondi della
chiesa di Santa Croce. Quando, del
Bottaccione, si apriva la paratia stagna
principale, un uomo urlava a squarciagola:
“Còlta!” (cioè ‘raccolta [d’acqua]’). A
quel grido, tutti i “mulinari”, presenti
lungo il Camignano, sapevano di dover
immediatamente alzare il “maschietto” dei
loro “botàcci”, per farvi entrare l’acqua con
cui azionare le macine. Il mulino urbano
più grande era quello “dell’Abbondanza”,
a due piani, con magazzini e botteghe.
Sulle mura urbiche di Via del Fosso fiorisce,
esuberante e sgargiante, la Valeriana rossa
(Centranthus ruber). Sotto alla cascata
grande del Camignano, sùbito prima di
Santa Croce, vi è la pianta d’Alatèrno
(Rhamnus alaternus) più bassa in quota
del Bottaccione. Da quel lato della roccia
si dipartiva un antico acquedotto, scavato
nella viva roccia calcarea (Maiolica) della
balza. Santa Croce ebbe tale dedicazione il
14 settembre, festa liturgica dell’Esaltazione
della Croce. Nel palazzo della chiesa di
Santa Croce si celebrò, inoltre, la prima
seduta del processo ai cavalieri templari,
quando questo fece tappa a Gubbio, tra il
tre ed il sette marzo dell’anno 1310.
vita cittadina
l’eugubino
Aspetti
floristico-vegetazionali
La magnifica gola calcarea del Bottaccione,
assieme a quella del Torrente Cavarello, e
del Fosso di Zappacenere, conserva aspetti
storico-culturali e floristico-vegetazionali di
grande rilevanza antropologica e scientifica.
Non ci soffermeremo qui sull’importanza,
geologica e paleontologica, mondiale della
gola del Bottaccione, già ampiamente ed
esaurientemente trattata da esperti del
settore, quanto, piuttosto, sui suoi, tuttora
ignorati, aspetti botanici. Sulle pareti delle
antichissime rocce carbonatiche, separate
dall’alveo del Torrente Camignano,
s’insediano, infatti, rare specie botaniche, in
prevalenza tipiche della flora mediterranea,
e, segnatamente, dell’orizzonte
vegetazionale della lecceta. Entrambi i
versanti della Gola del Bottaccione sono,
così, punteggiati da arbusti e piante erbacee
rupestri, come l’Alatèrno (Rhamnus
alaternus), il Laurotìno (Viburnum tinus),
il Léccio (Quercus ilex), il Terebìnto
(Pistacia terebinthus), lo Scòtano (Cotinus
coggygria), il Siliquastro o Albero di
Giuda (Cercis siliquastrum), forse l’Allòro
(Laurus nobilis), che è sicuramente presente
nella Foce del Cavarello. L’Euforbia
cespugliosa (Euphorbia characias),
anch’essa esistente lungo il Torrente
Cavarello, è di frequente rinvenimento
lungo la porzione iniziale e mediana
della gola, mentre l’Acanto (Acanthus
mollis) è rinvenibile soltanto nei pressi
del Palazzo Ducale, nel Parco RanghiasciBrancaleoni e nei dintorni dell’ex
monastero benedettino femminile di San
Marziale. La Violacciòcca (Cheiranthus
cheiri), si abbarbica sia alle rupi sia alle
poderose mura urbiche. Comuni sono,
poi, la Sassifraga meridionale (Saxifraga
lingulata), la Valeriana rossa (Centranthus
ruber), e la Bocca di leone (Anthirrinum
majus), dai bei fiori rosso bordò. Presente,
sia sulle pareti rocciose del Bottaccione sia
sulle mura urbiche di Gubbio, è, altresì,
il Fico selvatico (Ficus carica caprificus).
Lungo le praterie collinari, situate verso la
testata della valle del Torrente Camignano,
si riscontra, inoltre, quella non comune
orchidea che va sotto il nome volgare di
Barbone (Himantoglossum adriaticum).
Risalendo la gola del Bottaccione,
in alto e a destra, in corrispondenza
del ”Condotto”, cioè dell’ardito
acquedotto trecentesco, progettato dal
grande architetto eugubino Matteo di
Giovannello, detto Gattapone, insiste,
probabilmente, la maggior concentrazione
di Alatèrno di tutti e cinque i monti di
Gubbio. Altri bellissimi accantonamenti
rupestri d’Alatèrno si rilevano sul diedro
roccioso sovrastante la Grotta de Sant’Agnese
del Monte Ingino, a quote comprese
tra i 650 ed i 750 m s.l.m. Fra i funghi,
va, quantomeno, segnalata la presenza
del dialettalmente detto “spignòlo” o
“fóngo da lo spino” (Tricholoma georgii),
rinvenibile su alcune piccole praterie
(“pratelle”) che punteggiano il versante
settentrionale della Gola del Bottaccione.
La pianta forse più rara dell’Ingino è,
però, probabilmente, la Dripide comune
(Drypis spinosa), vegetante (non lontano
dalla basilica minore di Sant’Ubaldo), in
rarefatta stazione eterotopica, su di un
ghiaione del versante sudorientale della
montagna, poco al di sopra degli 800
m s.l.m. Sui monti di Gubbio, specie ai
lati del citato “Condotto”, e nelle parti
alte del Parco Ranghiasci-Brancaleoni,
è frequentissimo anche il Laurotìno,
che, in forma coltivata, si ritrova anche
nei giardini della città. Al Bottaccione, il
leccio è presente, con individui rupestri
L’acquedotto
anche plurisecolari, specie lungo il versante
idrografico sinistro della gola, in stazioni
ombrose ed umide, rivolte a settentrione.
Non mancano, comunque, lecci di
ragguardevoli dimensioni anche nell’altro
versante della gola. Molto abbondante,
specie, per chi risalga la foce, sul margine
destro della strada, è la bella Euforbia
cespugliosa (Euphorbia characias), un
arbusto di medie dimensioni, dal cui
latice, caustico e rubefacente, occorre,
però, guardarsi bene. Sulle più basse
pareti rocciose di inizio gola, in primavera
si può assistere alla bella fioritura della
gialla violacciocca, che diventa addirittura
spettacolare sul parametro interno
delle mura di Gubbio, nei pressi del
“Buchetto”. Sempre risalendo la gola,
lungo l’attuale Via di Giove Pennino, sulle
rocce del suo lato idrografico sinistro, si
può notare, durante la bella stagione, una
vistosa fioritura primaverile di Sassifraga
meridionale (Saxifraga lingulata), con i
bei fiori bianchi, raccolti in una sorta di
spiga, ed estroflessi a mo’ di lingua, da cui
lo specifico nome latino di lingulata, cioè
‘linguiforme’, attribuito alla pianta. Usciti
dalla gola del Bottaccione, e superato il
locale ponte di pietra sul Camignano,
dall’altra parte del torrente si può
osservare un bell’esemplare d’Ontano
nero (Alnus glutinosa), probabilmente
piantato dall’uomo.
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24
vita cittadina
l’eugubino
di Oscar Terradura
Storia
di personaggi
eugubini
del XIX secolo:
La “sora Rosa”
La sora Rosa
a ottanta anni
si fece sposa
“La sora Rosa a ottanta anni si fece sposa”, così diceva un’aria canticchiata nella
vecchia San Martino nel secolo scorso.
Ma chi era la sora Rosa?
Questo nostro personaggio trova i natali
nella terra della Scheggia il giorno 3
aprile 1815, figlia di Tommaso Andreoli,
possidente terriero, e di Maria Baldelli della parrocchia di Vallingegno di
Gubbio.
A 18 anni nel settembre del 1833 sposa
Eugenio Bruschi, di professione possidente, nativo di Fossato di Vico ma
originario di Sassoferrato.
Nello Stato d’anime della Scheggia del
1838 la troviamo nella condizione di
vedova, ma l’anno successivo, il 15 Giugno, si risposa con Domenico Marini
detto “mandolino”, anche lui vedovo da
soli 3 mesi, nella chiesa di San Secondo
di Gubbio.
Il Marini ha la sua abitazione posta in
via del Teatro (l’attuale via del Popolo)
insieme ad un forno e un negozio di generi alimentari e un’altra casa di 4 piani
situata in via del Loggione.
Nel 1840 Rosa diventa mamma ma la
figlia Eutrosina muore a breve.
Nell’aprile del 1848 muore il “mandolino” e la nostra sora Rosa, dopo breve
vedovanza, convola nuovamente a nozze
per la terza volta (14 luglio 1849) con il
ventiquattrenne Antonio Spiti di professione fornaio.
Nel 1850 è di nuovo mamma ma anche
questa volta la figlia Zoa muore subito
dopo.
La “storia” ci porta all’agosto del 1869
quando anche lo Spiti muore e … la nostra? Nel 1871 a 56 anni si risposa per
la quarta volta con Tommaso Pierelli,
fornaio, di anni 25.
Siamo alla fine della storia? Ancora no.
Nel 1891 muore il Pierelli e la Rosa è di
nuovo vedova e sempre più ricca.
Non tollerando lo stato di vedovanza,
con un colpo di coda, convola a nozze Il
13 gennaio 1892, alla veneranda età di
anni 77, con Enrico Terradura, di anni
29, di professione fornaio.
Cessa di vivere il 26 maggio del 1898.
È sepolta nel cimitero di Gubbio nella
tomba dei Terradura dove sono sepolti
anche il quarto e quinto marito.
Quartiere di S. Martino
archivio privato
vita cittadina
l’eugubino
25 anni di
episcopato
Volevamo anche noi dell’Associazione
Maggio Eugubino, stringerci all’affetto
che ha circondato mons. Pietro Bottaccioli, durante la celebrazione della Santa
Messa in onore del Santo Patrono, il 16
maggio. In quell’occasione, lo ricordiamo,
Don Pietro ha festeggiato XXV anni di
episcopato e per l’esattezza è stato nostro
Vescovo dal 1989 al 2004. Gli rivolgiamo
la nostra più sentita gratitudine per essere
stato un padre, una guida e rifugio per
tutti i membri della diocesi. A sigillo del
suo lunghissimo cammino di fede, un
libro a marcarne i passaggi, “Vi darò dei
Pastori secondo il mio cuore...”, a cura di
Don Mirko Orsini e Anna Maria Trepaoli
grazie al contributo della Colacem.
l’estate a
Teatro
Romano
Anniversario del
xxv episcopato
di Don Pietro
Bottaccioli
Don Pietro Bottaccioli
Tra le priorità del nuovo governo della
città c’è la ripresa della stagione estiva
al Teatro Romano, rimasto inattivo lo
scorso anno per molteplici ragioni. Un
appuntamento che vuol dare il segno,
anche se in tempi brevissimi e con le casse
comunali al lumicino, che qualcosa si sta
muovendo, partendo proprio da uno dei
simboli di Gubbio.
Il Teatro Romano non ha certo bisogno
di presentazione: unico in Umbria assolve
egregiamente il suo ruolo come quando
fu costruito (ma era più grande) nel I
sec. a.C. La speranza si è fatta avanti con
un magnifico happening degli oltre 800
ragazzi delle scuole medie Nelli e Mastro
Giorgio, orchestra e laboratori musicali si sono esibiti per la inaugurazione
dei “nuovi restauri al Teatro Romano”,
organizzata dalla Sovrintendenza per i
Beni Archeologici dell’Umbria in collaborazione con il Comune e la scuola.
Alla festa era presente anche la Dott.ssa
Cenciaioli che in una intervista rilasciataci, ha riaffermato la validità dell’intervento archeologico di Spartaco Capannelli
--- ci riferiamo al palco --- e si è augurata
che riprenda, non solo per Gubbio ma
per tutta l’Umbria, la stagione estiva, con
l’obiettivo non soltanto sul teatro ma
anche sulla musica sulla danza ed altro.
Ne risentirebbe in maniera positiva anche
il turismo di questi tempi sempre più
asfittico.
Al momento in cui andiamo in macchina
null’altro si sa sul cartellone e né su altre
iniziative, come Gubbio No Borders, ad
esempio; ma si sa soltanto che tutti, con
in testa l’assessore alla cultura il Prof. Ancillotti, si stanno facendo in quattro per
una estate eugubina al Teatro Romano
che sia all’altezza della sua fama.
di Pina Pizzichelli
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26
vita cittadina
palio
2014
Il Palio della
Balestra 2014
va agli eugubini
Si è brillantemente laureata Giovanna
Barbetti, discutendo la tesi “Un mondo lontano eppure così vicino:
il popolo degli Umbri
nella città di pietra.”
Costruire la storia nella
primaria attraverso l’ipertesto, per il Corso di laurea
in Scienze della Formazione Primaria, modulo di sostegno
dell’Università degli Studi di Pe-
l’eugubino
Primo, secondo e terzo posto alla Società
Balestrieri di Gubbio durante lo storico
Palio della Balestra che da 553 anni emoziona la tradizionale sfida con Sansepolcro: a guadagnarsi l’ambito podio sono
stati Giuseppe Forti (Panfuria), vincitore
per la prima volta, Andrea Rueca e Gabriele Rogari, già quattro volte vincitore
dal 2003 e oggi il terzo posto. Gubbio si
aggiudica la sua quarta vittoria consecutiva in piazza della Signoria.
Ci complimentiamo con i nostri balestrieri e salutiamo il neo presidente Marcello Cerbella augurando a tutti una sfida
avvincente a settembre, a Sansepolcro.
Giuseppe Forti
rugia. Alla carissima Giovanna, auguriamo di essere la guida e il sostegno
più autentico per tutti gli alunni che
la vita le presenterà. Formuliamo
le nostre più sentite felicitazioni ai genitori, amici e soci
Maddalena Farneti e Mauro
Barbetti, agli zii, in particolar
modo a Riccardo Farneti, quale vice presidente del Maggio
Eugubino e a tutta la numerossissima famiglia.
A Gianni Chiocci
Andrea Casagrande Fioretti (Paco)
Per ricordare Gianni Chiocci, chi e cosa è
stato per ognuno di noi, per la comunità
eugubina, per i ceraioli, per il giornalismo,
per la famiglia occorre ripetere quanto
già sappiamo. E non è per mancanza di
desiderio se non elenchiamo i meritevoli
fatti della sua vita, dei quali gli siamo
grati, tanto da annoverarlo spesso nei
nostri discorsi, traendone ispirazione; ma
desideriamo di più fare dell’altro: generare, in questo modo, un sorriso e la pace
in chi l’ha vissuto e in chi lo conosce solo
oggi. Grazie, Gianni!
Ciao Andrea, ci mancherà la tua straordinaria bontà testimoniata dal forte legame,
affetto e generosità della tua famiglia. Anche gli amici e i soci attraverso le pagine del
nostro giornale, vogliono ricordarti col sorriso che sempre ti ha accompagnato nella
tua giovane vita, vogliono sottolineare la vitalità e l’attaccamento a Gubbio che, insieme a tuo padre, il Pachito, avete manifestato con verace eugubinità.
Riz Pauselli
Un eugubino d’eccezione ha appena
lasciato questa terra. Aveva intrapreso
la carriera canora giovanissimo riscuotendo successo con la “magia del bel
canto”. Più volte premiato nei concorsi
radiofonici Rai, aveva scelto l’attività
concertistica. Aveva sempre Gubbio
nel cuore, che citava nei suoi repertori
quale “perla dell’Umbria” e che aveva
omaggiato con “L’inno dei ceraioli”.
Formuliamo alla famiglia e ai parenti le
più sentite condoglianze dall’Associa-
zione Maggio Eugubino e dall redazione de “L’Eugubino”.
Il Maggio Eugubino vi invita ad
iscrivervi alla nostra Associazione
che si occupa da sempre
di divulgazione e tutela
delle tradizioni.
per info:
www.maggioeugubino.it
075 927 3912
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