Ill.mo Signor Bruno Dorigatti Presidente del Consiglio provinciale

Ill.mo Signor
Bruno Dorigatti
Presidente del Consiglio provinciale
SEDE
Interrogazione n.
In un’epoca storica segnata da un riassetto dell’economia, il turismo rappresenta una
componente rilevante del sistema provinciale. Anche questo settore purtroppo è
caratterizzato da un andamento non positivo, dovuto a cause molteplici, ma su una cosa
tutti concordano: l’ambiente montano con caratteristiche uniche rappresenta un valore
aggiunto non sostituibile e non replicabile altrove, e deve essere valorizzato al meglio.
Questo non significa portare avanti politiche meramente conservative, anzi: la presenza
dell’uomo, la cura del territorio, sono un elemento fondamentale per garantire un territorio
attrattivo e non abbandonato. Ma il confine tra l’intervento che “si prende cura” del
territorio e quello che lo ferisce a volte è sottile.
In particolare esistono delle zone, i parchi, che al di là della sottesa volontà di preservare
aree con caratteristiche di biodiversità uniche e delicate, hanno un alto significato
simbolico dell’immagine che vogliamo dare del Trentino, e dovrebbero essere un motore
di sviluppo proprio in quanto veicolo di natura incontaminata.
Purtroppo non sempre si comprende l’importanza nella visione complessiva del Trentino,
e accade che vi siano spinte che vorrebbero i parchi essere delle mere etichette da vendere,
anche a costo di abbassare in realtà il livello della qualità presente al proprio interno. Ma
questo segnerebbe l’inizio della fine, una via che produrrebbe gravi danni ad una immagine
costruita negli anni con fatica.
Un punto di equilibrio deve essere trovato nella pratica della caccia. La caccia, se ben
disciplinata, garantisce controllo del territorio e una gestione efficacie della fauna, e la
caccia autentica, fatta di cammino e fatica, richiama ad un atavico rapporto tra uomo e
natura che non è necessariamente in antitesi con chi crede nella necessità della tutela
dell’ambiente. Il conflitto con la natura e la sua conservazione nasce quando si cercano
scorciatoie, si pretende di cacciare senza fatica, usando strade forestali che arrivano in
prossimità delle prede, opportunamente foraggiate in precedenza; viene meno un’etica nel
rapporto cacciatore-preda che incrina l’idea stessa e nobile che sta dietro la caccia.
Ritornando ai parchi, è in fase di adozione il nuovo Piano del Parco Naturale Adamello
Brenta. Sul sito internet del PNAB è possibile visionare la delibera di giugno del Comitato
di gestione, che ora attende solo l’approvazione definitiva da parte della Giunta
provinciale.
Tra le varie proposte di modifica dell’attuale Piano pare vi sia anche quella di liberalizzare
l'uso di motoslitte per la caccia e il foraggiamento degli animali selvatici.
Infatti si prevede, come eccezione al “divieto di impiego di motoslitte, di gatti delle nevi e
mezzi cingolati similari, al di fuori piste e delle aree innevate destinate all'esercizio sportivo
dello sci, fatto salvo quanto previsto dall’Art. 15 e quanto segue”:
6.1.27.4 nel rispetto della normativa statale e provinciale di riferimento, limitatamente alle strade, per
attività di foraggiamento per esigenze venatorie nei siti e nelle modalità individuati dalla normativa di
riferimento e previa comunicazione al Parco; sono escluse le strade forestali ad esclusivo servizio del bosco
ai sensi dell’art. 100 della L.P. 11/2007;
6.1.27.5 nel rispetto della normativa statale e provinciale di riferimento, limitatamente alle strade, per
l’esercizio dell’attività venatoria degli aventi diritto come definiti dal presente Piano, solamente previo il
deposito della denuncia di uscita o altro titolo certificante; sono escluse le strade forestali ad esclusivo servizio
del bosco ai sensi dell’art. 100 della L.P. 11/2007;
Sulla stampa vengono riportate dichiarazioni rassicuranti da parte del Presidente del Parco,
che esclude l’apertura alla caccia con la motoslitta e ritiene saranno pochissimi i casi, ma
la lettera della norma lascia aperte interpretazioni ben più estensive.
Se tale modifica del Piano dovesse essere adottata definitivamente in questi termini, la
situazione nel Parco potrebbe cambiare, sicuramente minando il rapporto finora esistente
tra ambiente naturale e fruitori del Parco ed in particolare tra gli animali selvatici ed i
cacciatori, con un evidente favore per questi ultimi. Così come scritta, la modifica al Piano
potrebbe consentire ai cacciatori, dentro il Parco Adamello Brenta, l’utilizzo di mezzi a
motore come motoslitte sulle strade forestali innevate, per foraggiare gli ungulati e per
andare a caccia. Fino ad ora il Parco si era, giustamente, speso per far utilizzare il meno
possibile mezzi motorizzati all’interno dei suoi confini, limitandone l’uso ad esigenze
specifiche e necessità urgenti, e sempre previa autorizzazione individuale da parte di
sindaci o del ente Parco. Si è sempre ritenuto e sostenuto che la montagna invernale,
periodo critico per molte specie animali, dovrebbe essere lasciata il più possibile tranquilla.
Guardaparco e forestali hanno sanzionato l'uso di tali mezzi in difetto di autorizzazione
specifica, e il Parco ha sempre comunicato a turisti, bambini delle scuole e residenti, la
necessità di avvicinarsi alla montagna il più possibile "in punta di piedi", garantendo
tranquillità alla fauna, e pure agli altri fruitori della silenziosa natura invernale.
Ora, con la nuova proposta di Piano, si rende molto più facile l’utilizzo (basta una semplice
comunicazione), e questo incentiverà l’uso di motoslitte o quad per una caccia sempre
meno autentica. Gli ungulati potranno venire foraggiati comodamente, diventando sempre
meno natura selvatica e sempre più "allevamento da caccia".
Tutto ciò è in evidente contrasto con lo stesso concetto di parco naturale: una attività che
interferisce con le normali dinamiche naturali -come il foraggiamento- non dovrebbe
essere autorizzata, e la caccia stessa dovrebbe essere limitata a soli interventi straordinari
in caso di problemi legati ad eccessiva densità di qualche specie animale.
Se non si vuole imboccare una strada che incrinerà la fiducia dei cittadini trentini e dei
tanti turisti che vedono nel Trentino un’area con un ambiente incontaminato e una cultura
della montagna degna di tal nome, occorre mantenere fermi i principi che devono ispirare
la gestione di un parco naturale, frenando la richieste specifiche di allargare le maglie. A
rischio non c’è solo un parco che rischia col tempo di rimanere un involucro vuoto, ma la
credibilità stessa della politica ambientale e della montagna del Trentino.
Tanto premesso
interrogo il Presidente della Provincia e l’Assessore competente
per sapere se si ritenga che le norme contenute nella proposta di modifica del Piano Parco
Adamello Brenta illustrate in premessa siano compatibili con una gestione corretta di un
parco naturale;
per sapere se la Giunta provinciale intenda approvare la proposta del nuovo Piano parco,
nella parte che allarga la possibilità di uso di motoslitte e altri mezzi, considerando anche
l’impatto che tali norme finirebbero con l’avere nell’immagine turistica del Trentino,
impatto probabilmente alla lunga molto più negativo della cattura di un orso
“problematico”.
cons. Luca Zeni
Trento, 27 agosto 2014
A norma di regolamento chiedo risposta scritta.