Cronache Ipogee di novembre 2014 - FSR

cronache ipogee
pagine di informazione speleologica per il Friuli Venezia Giulia - n. 11/2014
«SpeleoDuemilaQuattordici»
Incontro della speleologia del Friuli Venezia Giulia
il Sindaco di Caneva Andrea Attilio Gava e il
Presidente del CAI Regionale Antonio Zambon,
a Polcenigo.
(Antonella Miani)
“Gutta cavat lapidem”, ancora una volta questa antica formula di
saggezza ha trovato concreta conferma nelle giornate speleologiche di Polcenigo volute e perfettamente curate dalla NOSTRA
Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia.
In questo fine settimana si è potuto costatare quanto le varie
“anime” della speleologia regionale abbiano realizzato, progettato, ideato negli
ultimi anni.
Vari momenti e temi del comune impegno a favore della conoscenza, della
valorizzazione e della protezione del mondo sotterraneo non solo regionale.
Testimonianze di Speleologi e di Gruppi Speleologici competenti, appassionati,
vivi.
Credo che sia non solo giusto ma doveroso ringraziare per tutto questo coloro che in vario modo e tempo hanno permesso la realizzazione di questo
importante incontro: il Presidente e il C.D. della FSR FVG, l’Amministrazione
Comunale di Polcenigo, il Comitato Organizzatore (Mila, Giuliana, Roberto,
Giorgio), i Relatori e quanti si sono dedicati alla Segreteria e all'“Assistenza
Tecnica e FotoVideoAudio” dell’Incontro nonché a coloro che si sono occupati
della logistica dell’Evento.
Un forte ringraziamento e un personale apprezzamento a tutti coloro che hanno
partecipato (fisicamente e spiritualmente) all’Iniziativa.
Mi dispiace molto per gli assenti e per gli assenteisti per quanto si sono
persi.
Con l’augurio di ritrovarci, sempre più numerosi, attivi, curiosi e partecipativi
a SpeleoDuemilaQuindici”.
Gianpaolo Fornasier
cronache ipogee
novembre 2014...
RICORDO
DI Fausto Biloslavo sr.
Fausto Biloslavo, in grotta con il GEST,
nel 1961.
Mando questo scritto per avvisarvi,
di non andare ASSOLUTAMENTE
nella Grotta del Maestro (n. 4168).
Ci siamo appena stati con il corso
di speleologia di Cividale ed è una
fortuna che siamo riusciti ad uscire
senza danni.
Cosa è successo?
Probabilmente a causa delle pioggie insistenti sta venendo via tutta
l'argilla che tiene cementati i massi
dell'ingresso, sotto la botola.
È franata improvvisamente una
grande quantità di pietre quando,
per fortuna, avevamo salito l'ultimo
pozzo e ci trovavamo nella prima
saletta.
Senza che nessuno fosse nel cunicolo e smuovesse qualcosa, ogni
2/3 minuti si verificava una scarica
di pietre e soltanto dopo 30 minuti
di attesa siamo usciti stando attentissimi e sperando che non franasse
più nulla.
Quando sono uscita ho visto che si
era creato un grande vuoto sotto al
tombino e anche altre pietre adesso
sono assolutamente instabili e pronte a cadere perchè non c'è più la
terra che li trattiene.
Inutile dire che se vengono giù quei
massi non si fermano nella saletta
ma vanno fino in fondo al primo
pozzo con le probabili conseguenze
che possiamo immaginare.
Quindi, prima di scendere nella grotta, sarà necessario provvedere alla
messa in sicurezza dell'ingresso.
Simona Franz
Fausto Biloslavo, istriano della diaspora, atleta che ha fatto sport sino
all’ultimo (il giorno prima di morire si
era fatto 90 chilometri in bicicletta),
per un certo periodo della sua vita ha
anche fatto parte del variegato mondo
grottistico triestino.
Nato a Momiano d’Istria il 14 giugno
1937 si era trasferito a Trieste, al pari di
molti altri istriani, nel 1952, seguendo
suo padre riparato nella città giuliana
l’anno precedente.
Completate a Grado le scuole dell’obbligo trova lavoro come apprendista
presso l’AGEGAT, ente in cui segue e
supera un corso triennale di idraulico
che gli permette di ottenervi poi un
posto di operaio.
Vi rimarrà sino agli anni ’80, periodo
in cui viene messo, su sua richiesta,
in quiescenza.
Atleta fisicamente molto ben portante
gareggia nella Società Sportiva Fiamma, in quei tempi allenata e diretta dal
prof. Costantino Desilla, diventando in
seguito allenatore pure lui.
Successivamente gareggia, sino ai primi anni di questo secolo, con l’Olimpia
Club, club cui fornisce la sua opera
anche come allenatore.
Fra il 1956 e il 1957, nel gruppo sindacale intitolato a Filippo Corridoni,
incontra e stringe amicizia con Mario
Bussani. A fine dicembre i giovani di
questo piccolo sindacato vengono contattati dal GEST - Gruppo Escursionisti
Speleologi Triestini.
I membri di questo gruppo, politicamente orientato a destra, stavano
aprendo un nuovo ramo all’interno della
Grotta del Cane di Basovizza, 136 VG;
a causa della loro colorazione politica
avevano ricevuto minacce da parte di
grottisti di un non meglio identificato
gruppo speleo del rione di San Sabba,
politicamente inquadrato a sinistra.
Avrebbero saputo cavarsela da soli in
uno scontro in campo aperto, ma loro
temevano che potessero danneggiare
le scale sul pozzo d’accesso mentre
loro erano all’interno.
Così nel gennaio successivo Biloslavo,
Bussani e altri membri del sindacato, passarono alcune domeniche a
Basovizza, nei pressi della grotta, in
cronache ipogee
attesa di questi fantomatici speleo
avversari.
Che non si videro, la minaccia evidentemente non ebbe seguito e il servizio
di protezione venne sospeso.
Biloslavo però era rimasto incuriosito
da questo mondo sino ad allora per
lui sconosciuto per cui il 21 gennaio
1958 decise di tentare l’avventura
scendendo assieme ai ragazzi del
GEST nella grotta a scavare prima e
ad esplorare poi il nuovo ramo, una
caverna battezzata “Caverna Mussolini”, ambiente cui si può accedere
attraverso il disagevole pertugio da
loro aperto e chiamato (sempre dal
GEST) “Cunicolo De Gasperi”.
Pur non potendo, a causa dei suoi
impegni agonistici, essere presente a
tutte le uscite domenicali del gruppo
continuerà a partecipare all’attività dello stesso sia in Carso (grotta Natale,
grotta del monte Spaccato, grotta del
Cane di Gropada) che nel vicino Friuli
(grotta Doviza, giugno 1961).
Alla fine del 1961, a seguito di un episodio di “nonnismo”, il GEST incontra
una piccola crisi che vede allontanarsi
alcuni dei suoi elementi più anziani,
trasferitisi ad altri gruppi.
L’uscita soprattutto dell’amico Bussani
fa allontanare dal GEST anche Fausto
Biloslavo che così, passato pure lui
come Bussani all’Alpina delle Giulie,
interrompe, ma non elimina del tutto,
la sua attività speleologica.
Oltre a varie occasionali discese in
grotta lo troveremo, infatti, nella primavera del 1998 a collaborare con
i “vecchi” della Commissione Grotte
negli scavi che porteranno la Grotta
Gualtiero ad avere uno sviluppo di
oltre quattro chilometri.
Ma il suo amore più grande era per
le montagne: Giulie, Carniche, Dolomiti
lo hanno visto salire su quasi tutte le
cime.
Si è spento serenamente la mattina
del 13 maggio di quest’anno.
Aveva espresso il desiderio che le sue
ceneri fossero disperse su una delle
cime della Carnia da lui tanto amate,
e così è stato.
In un plumbeo 14 giugno 2014 i figli,
assieme ad un gruppo di amici, recatisi
sul Floris hanno affidato al vento le
sue ceneri ed il suo spirito.
Pino Guidi
cronache ipogee
Conferenza
“L’idrologia
del Basso Isontino
e il pericolo
di allagamenti”
La Società di Studi Carsici
“A. F. Lindner” di Ronchi dei
Legionari, visto il problema dei continui
allagamenti che i cittadini della pianura
isontina sono costretti ad affrontare in
questo periodo di intensa piovosità,
ha pensato di organizzare un incontro
pubblico per parlare dell’argomento,
delle sue cause e degli accorgimenti
che i singoli possono adottare.
È nata così la Conferenza “L’idrologia
del Basso Isontino e il pericolo di allagamenti” svoltasi venerdì 21 novembre
2014, presso la Sala Consigliare del
Comune di Ronchi dei Legionari, che
ha dato il Patrocinio all’inizitiva.
La serata ha visto la partecipazione
di un folto pubblico, anche di esperti
del settore, che alla fine della presentazione ha partecipato vivacemente al
dibattito.
Si è voluto prendere in esame innanzitutto la geologia e idrologia della zona,
le problematiche dell’alveo dei fiumi e
loro manutenzione, argomento questo
trattato dal geologo Maurizio Comar,
che ha presentato "Emergenze idrogeologiche per effetto di cause meteo
violente".
Il secondo intervento, del geologo
Roberto Ferrari, socio del Centro Ricerche Carsiche Carlo Seppenhofer
di Gorizia verteva su “Perchè ancora
e solo cemento?”.
Si è parlato di dissesto idrogeologico,
erosione del suolo, uso consumo ed
abuso di suolo, interventi invasivi e
non risolutivi sul territorio, assenza di
prevenzione e manutenzione.
Su un territorio sempre più antropizzato e quindi indebolito nelle sue
potenziali difese naturali, il rischio
idrogeologico viene normalmente contrastato con metodologie invasive e
cementificatorie che possono causare
spesso ulteriori danni.
L’antica esperienza delle popolazioni
montane abituate a convivere con i
naturali fenomeni erosivi, ha portato
alla possibilità di intervenire sul territorio con metodologie a basso impatto
che utilizzano materiali vivi.
Ferrari ha parlato quindi di Ingegneria
Naturalistica, la disciplina tecnicoscientifica che ha ereditato, sviluppato
ed ampliato queste conoscenze.
Sono state fatte alcune considerazioni
anche alla luce di casi di studio tratti
da esperienze locali e in Centro e
Sud America.
Il punto conclusivo: “Prevenzione - sicurezza - consigli e interventi" è stato
trattato da Ennio Medeot, Coordinatore
della Protezione Civile di Ronchi dei
Legionari che, coadiuvato da un suo
collaboratore, ha dato suggerimenti
sui comportamenti da adottare prima,
durante e dopo gli allagamenti.
Cosa molto interessante, è stato spiegato come i singoli cittadini di Ronchi
possano vedere, utilizzando semplicemente il proprio personal computer,
tablet o smartphone il livello di falda nei
pressi della propria casa, in maniera
da poter prevenire l’allagamento, cosa
importantissima soprattutto per chi ha
garage, rimesse sotterranee, etc.
Nel mese di novembre del 2000, dopo
un periodo di intense piogge, le falde
del sottosuolo si erano alzate ad un
livello tale che tutte le case costruite
con dei locali al di sotto del piano di
campagna, sono state allagate dalle
acque delle falde.
Dopo questo fatto, il Comune di
Ronchi dei Legionari si è dotato di
un sistema di misurazione delle falde
nel sottosuolo, che è stato poi affidato
alla Protezione Civile per la gestione e
lo scarico dei dati. Il monitoraggio del
livello dell’acqua di falda viene fatto 24
ore su 24 da quattro sonde piezometriche, dislocate in punti strategici del
territorio. I dati vengono elaborati e
trasmessi alla centrale della Protezione
Civile, che li rende accessibili e fruibili
da tutti on-line sul sito:
www.protezionecivileronchideileg.it.
Antonella Miani
Conferenza su Idrologia e allagamenti a Ronchi
dei Legionari.
(Sara Baldo)
Il pubblico presente alla conferenza. (Sara Baldo)
L'intervento del geologo Maurizio Comar.
(Sara Baldo)
L'intervento del geologo Roberto Ferrari.
(Sara Baldo)
associazione culturale naica
rassegna di cinema etico
e ambientale
“voci dal silenzio”
2014
cinema dei Fabbri
Via dei Fabbri, 2/a - trieste
il gruppo grotte del club alpinistico triestino
presenta:
l’ultimo continente
le grotte: un bene naturale da proteggere
Venerdì, 21 novembre 2014 alle ore 21.00
Programma della serata:
21 novembre (trieste)
conferenza e video:
"le grotte: un bene naturale
da proteggere"
Il 14° appuntamento della Rassegna
ha visto come protagonista il Gruppo
Grotte del Club Alpinistico Triestino.
La sala si è affollata per ascoltare
le interessanti conferenze e la proie-
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Conferenza: “Carso, carsismo e fenomeni carsici” (dott. Sergio Dolce)
Video: “L’ultimo continente”. Le grotte: un bene da proteggere” (Franco Gherlizza e Lino Monaco)
Conferenza: “Il problema dell’inquinamento delle grotte. Situazione attuale” (Franco Gherlizza)
Video: “Pala in groppa, tutti in grotta” (pulizia dell’abisso di Padriciano) (Daniela Perhinek)
Il Gruppo Grotte del Club Alpinistico Triestino ha avviato, nel 1990, una campagna di informazione
sul tema delle grotte a rischio ambientale.
Da quell’anno il CAT ha tenuto aggiornato l’elenco delle grotte a rischio ambientale, ostruite o distrutte, segnalando i casi al Catasto Regionale delle Grotte del Friuli Venezia Giulia che provvedeva, qualora l’informazione risultasse inedita, all’inserimento dei dati nella scheda catastale.
Nel 2000 è iniziata la catalogazione differenziata di queste grotte e, all’epoca, vennero individuate
383 cavità che presentavano degradi di vario tipo.
Oggi il fenomeno si è sensibilmente ridotto grazie, esclusivamente, all’impegno volontaristico dei
gruppi speleologici che hanno provveduto, autonomamente, alla pulizia di alcune grotte.
Nell’elenco aggiornato dal Gruppo Grotte del Club Alpinistico Triestino sono state individuate, sul
Carso triestino, 373 grotte a rischio ambientale.
Nel censimento non sono comprese le cavità artificiali, le cave dismesse e le doline.
Lago di olio combustibile in una grotta nei pressi di Trebiciano e grotta completamente ostruita, da ogni sorta di rifiuti, a Prosecco.
zione di due documentari di cui uno
inedito.
Il dott. Sergio Dolce ci ha fornito
informazioni generali sul carsismo e
sulla fauna sotterranea, mentre Franco
Gherlizza ci ha illustrato la situazione
del degrado e ostruzione delle grotte,
nonchè inquinamento delle stesse che
porta contaminazione anche delle falde
acquifere.
Moreno Tommasini, direttore istruttore della "Scuola di Speleologia
Ennio Gherlizza", ci ha raccontato
dell'intervento di pulizia dell'Abisso di
Padriciano.
Durante le conferenze sono state
proiettate delle slide e successivamente due documentari: "L’ultimo continente”. Le grotte: un bene da proteggere"
e "Pala in groppa tutti in grotta".
Patrizia Coga
La sala del Teatro dei Fabbri.
Giovedì 27 novembre dalle 9.30 fino
alle 18, presso la Sala Incontri del
Museo Civico di Storia Naturale si è
svolta una giornata di incontri con presentazione degli operatori che si occupano di Educazione alla Sostenibilità,
nell'ambito della Settimana UNESCO
dello Sviluppo Sostenibile.
L'incontro è stato organizzato dal
Comune di Trieste - Servizio Musei
Scientifici e dalla Società Adriatica di
Speleologia - Speleovivarium Erwin
Pichl ed il pubblico poteva assistere
gratuitamente.
Nel corso della presentazione dei lavori
si è voluto fare il punto della variegata
offerta di educazione e divulgazione
all'Ambiente e alla Sostenibilità offerta
sul territorio.
Tra i vari partecipanti è stata significativa la presenza di alcuni gruppi speleologici che hanno illustrato i rispettivi
programmi outdoor rivolti soprattutto
agli studenti di ogni ordine e grado.
Fine comune quello di dar conoscere
l'ambiente carsico (e non solo) per
arrivare ad una coscienza di rispetto
e di tutela di ogni sua forma.
I numerosi interventi hanno comunque
spaziato dal mare alle grotte, dalla
botanica alla paleontologia, dai rifiuti
alla fisica, mettendo in rete una straordinaria offerta educativa che Trieste
"città della scienza" e Trieste "tra Mare
e Carso" possono offrire in un unico
ventaglio di differenti opportunità da
cogliere e sperimentare.
Sergio Dolce
Edgardo Mauri (organizzatore), Nicola Bressi
(Direttore del Civico Museo di Storia Naturale di
Trieste e Antonella Grim (Assessore all'istruzione
del Comune di Trieste).
(Alberto Maizan)
Panoramica della sala conferenze del Civico
Museo di Storia Naturale di Trieste con una
parte del pubblico presente all'incontro.
(Alberto Maizan)
27 novembre (trieste)
tavola rotonda unesco:
Un aula sotto il cielo
e laboratori di esperienza
(foto Asefrid)
Sergio Dolce introduce la serata. (foto Asefrid)
Franco Gherlizza.
(foto Asefrid)
L'intervento di Moreno Tommasini. (foto Asefrid)
La sala conferenze del Civico Museo di Storia Naturale di Trieste e il pubblico presente all'incontro.
(Alberto Maizan)
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ALCUNE ATTIVITà
DEL GRUPPO GROTTE
del cat IN novemBRE
Osoppo. Sergio Dolce illustra ai presenti la
mostra "Un anno da pipistrello". (Lino Monaco)
33° Corso di Speleologia del CAT. Prima uscita,
in cava, con gli allievi.
(Franco Gherlizza)
1 novembre (Osoppo)
conferenza e visita guidata
alla mostra "un anno da
pipistrello"
Su invito del Comitato Organizzatore
dell'Halloween Fest il Club Alpinistico
Triestino ha allestito la mostra didattica
"Un anno da pipistrello" nella tenda
che ospitava gli eventi ricreativi della
manifestazione, nel Parco del Rivellino,
a Osoppo (Friuli).
Una ventina di persone hanno poi
seguito la visita guidata alla mostra,
da parte di Sergio Dolce, intervenendo
più volte con domande, più o meno
curiose, sui nostri simpatici compagni
di grotta: i chirotteri.
Hanno partecipato per il CAT: Sergio
Dolce, Guglielmo Esposito, Franco
Gherlizza e Lino Monaco.
4 novembre (CARSO CLASSICO)
33° corso di speleologia
Con il CAI di Muggia alla Grotta dei Pipistrelli.
Andrea Colla e Sergio Dolce durante il Corso
di secondo livello SSI.
(Lino Monaco)
Molto soddisfacente l'adesione al
nostro 33° Corso di speleologia di
primo livello SSI.
Undici le persone che si sono iscritte
e che stanno affrontando, dopo la
prima prova in cava, le altre tre grotte
in programma.
La Scuola di Speleologia del CAT
"Ennio Gherlizza" ha avuto il permesso
di portare i suoi allievi anche in alcune
grotte della vicina Slovenia e, così,
le uscite sul campo si sono svolte in
parte sul territorio nazionale e in parte
oltre confine.
La chiusura del corso, con festa finale
e consegna degli attestati, è prevista
per martedì 2 dicembre ma, dalle voci
sussurrate in giro, probabilmente ...non
finisce qui.
Bat's Life (VAL ROSANDRA)
Panoramica sui partecipanti al Corso di secondo
livello SSI.
(Lino Monaco)
All'inizio di novembre si è svolta un'interessante iniziativa rivolta a far conoscere i chirotteri e le loro abitudini.
L'iniziativa, organizzata dalla Sottosezione del CAI di Muggia con la collaborazione del Club Alpinistico Triestino,
è stata divisa in due fasi: dapprima un
incontro nella sede della sottosezione
del CAI a Muggia (6 novembre) con
la proiezione di molte immagini sui
cronache ipogee
pipistrelli, illustrate da Sergio Dolce;
la seconda si è svolta invece in Val
Rosandra (9 novembre) con la visita
alla Grotta del Guano (527/23686 VG)
e a quella delle Gallerie (290/420 VG),
guidati da Sergio Dolce e Stefano
Demonte.
Al Casello Modugno si sono dati
appuntamento una quindicina di partecipanti che, sfidando l'incertezza
climatica del tempo, si sono avviati
lungo il percorso ciclopedonale fino
all'ingresso della Grotta del Guano.
La visita è stata premiata dalla vista
di una ventina di pipistrelli ancora in
fase attiva date le temperature ancora
mediamente alte.
Pure interessante la Grotta delle
Gallerie, situata più in alto e in bella
posizione panoramica, anche se non
si sono visti i pipistrelli.
È stata comunque un' occasione per
ricordare l'importanza di questo sito
per quanto riguarda gli scavi archeologici che hanno dato alla luce resti del
neolitico, dell'età del rame, del bronzo
e del ferro.
Una leggera pioggerellina ha accompagnato il rientro al Casello Modugno.
Soci e simpatizzanti partecipanti: Serena Zamola, Guido Bottin e
Sergio Dolce
15 novembre (sede e slovenia)
Corso di Speleologia
di secondo livello SSI
"carso triestino. le grotte
quale ecosistema ipogeo"
Sono stati più di 30 i partecipati al
corso di secondo livello dedicato alla
speleobiologia.
Un corso coinvolgente, interessante,
iniziato in sede, al CAT, con tre lezioni
teoriche, per capire cosa avremmo poi
potuto vedere in grotta.
Insegnanti pazienti ed entusiasti sono
stati due soci del CAT: Sergio Dolce,
ex direttore dei Civici Musei Scientifici
di Trieste, biologo con una grande
passione per l’erpetologia, e Andrea
Colla, entomologo del Civico Museo
di Storia Naturale di Trieste.
Con l’aiuto di foto, diagrammi, rilievi e
disegni Dolce ha raccontato il Carso
triestino e l’ambiente delle grotte e poi
le peculiarità del vertebrati del Carso
ipogeo. Colla, poi, ha dedicato il suo
intervento agli invertebrati.
Sono state lezioni intense: ci hanno
ricordato che nel buio assoluto delle
grotte crescono solo muffe, perché non
hanno bisogno di fotosintesi, hanno
svelato che c’è una relazione tra i
cambiamenti climatici e la scoperta di
nuove specie troglobie e ci hanno fatto
riflettere sul fatto che la grotta Noè si
trovi sulla linea ipotetica del Timavo e
che potrebbe rappresentare un antico
livello di base.
Dopo due ore e mezza circa di lezione
ci siamo goduti la pausa - con pizza
e le delizie vegane dell’Associazione
Culturale Naica - e poi abbiamo raggiunto la Voragine di Štorje (Slovenia),
un grande portale con una profondità
di circa 60 metri.
Qui Sergio Dolce, Andrea Colla e Gianfranco Tomasin ci hanno mostrato “dal
vivo” un prezioso Neobisium spelaeum
istriacum, uno speudo scorpione raro e
affascinante, depigmentato, con chele
lunghissime e pelose.
Abbiamo scoperto farfalle fagocitate
dalle muffe, boli di allocco dove si
riconoscevano resti di ghiri, alghe
azzurre che parevano una tappezzeria
in velluto, ma soprattutto abbiamo ricevuto consigli e suggerimenti preziosi
per riuscire a scoprire, da soli, dove si
celano i veri abitanti delle grotte.
Anna Pugliese
24 novembre (BASOVIZZA)
con la scuola materna
di hrvatini (slovenija)
alla grotta bac
I bambini più piccoli non finiranno mai
di stupirci.
Così, anche i 22 piccoli esploratori del
Giardino d'Infanzia "Delfino verde" di
Hrvatini (Slovenia) non hanno tradito
le nostre aspettative.
Bravi, disciplinati, attenti, simpaticamente curiosi e vivaci si sono dimostrati degli ottimi "speleologi" in erba.
Sono riusciti anche a restare completamente in silenzio e nel buio, senza
alcun timore, per ascoltare la "voce"
della grotta e dell'acqua che cade.
Un po' di genuino entusiasmo che
ha dato anche a noi una immensa
soddisfazione e un ulteriore stimolo di
continuare su questa strada.
Il prossimo appuntamento con questi
nostri nuovi, piccoli, amici sarà per
conoscere gli animali di grotta e per
parlare di tutela ambientale.
Dobbiamo fare i complimenti anche
alle maestre per il loro entusiasmo.
Come citava uno slogan televisivo degli
anni '60 "...non è mai troppo tardi".
Verissimo: ma non è neanche "...mai
troppo presto".
Franco Gherlizza
25 novembre (sede e regione)
corso di speleo-subacquea
martedì 26 novrembre ha preso il via il
primo corso di speleologia subacquea,
tenuto dalla Scuola di subacquea e
speleosubacquea del Club Alpinistico
Triestino.
Direttore del Corso è Duilio Cobol
che ha iniziato ad istruire i sei iscritti
con una lezione teorica introduttiva
in sede. La prima uscita è prevista
in piscina e poi le seguenti vedranno
il gruppo impegnato in alcune grotte
della nostra Regione.
26 novembre 2014
SPELEOLOGI IRANIANI OSPITI
DEL CAT E DELLA Ka.W.E.
Al mattino, sono giunti nella nostra
città tre degli speleologi iraniani della
città di Sharekord che, a giugno, ci
avevano ospitato nella loro città durante la spedizione speleologica del
CAT/Ka.W.E in quel Paese.
Si tratterranno fino al 5 dicembre partecipando alle uscite del corso del CAT
e agli incontri del Soccorso Speleologico per uno scambio di tecniche e di
insegnamento della speleologia.
Neobisium spelaeum istriacum.
Voragine di Štorje.
Grotta Bac (Carso triestino). Foto ricordo con i 22
bambini e le tre insegnanti della Scuola Materna
di Hrvatini (Slovenija).
(Franco Gherlizza)
USCITO IL "TUTTOCAT"
CON LE ATTIVITÀ
DELL'ANNO 2013
Seppur con notevole ritardo sulle
previsioni di stampa, è uscito il nuovo
"Tuttocat" che riporta le principali attività svolte dai soci nell'anno 2013.
Il numero, di 44 pagine, contiene 7
articoli di alpinismo (Gruppo Montagna;
Campanile di Val Montanaia; Bivacco
Luca Vuerich; Alta Via n 1; Sentiero Roma e Monte Disgrazia; Dents
d'Ayatse; Monserrat), 4 di speleologia
e speleo-subacquea (Abisso di Padriciano; Grotta del Poligono militare,
Grotta sopra Le Moelis e Fontanone
di Rio Neri) 2 di didattica speleologica
(Progetto "Orizzonti ipogei" 2013 e
7° Campo Scuola di Speleologia in
Abruzzo).
Gli altri contributi si riferiscono alla
spedizione speleo-archeologica alle
Canarie (Alla ricerca delle Esperidi);
alla spedizione speleo-geografica in
Bosnia Erzegovina (Report "Exploring
Visoko 2013) e alle leggende sui pipistrelli (seconda parte).
Chiude il volume la consueta rubrica
sul collezionismo speleologico (la grotta murata di Črni Kal, in Slovenija).
cronache ipogee
Iran, giugno 2014. Con i colleghi iraniani
durante le esercitazioni di soccorso speleologico
congiunte.
(Franco Gherlizza)
Avanzi di biblioteca...
dicembre 2014...
Il Club Alpinistico Triestino, allega al
presente numero una lista di riviste,
libri, ecc. che chiude il ciclo delle copie in esubero presso la sua biblioteca sociale.
Chi volesse approfittare dell'occasione può indirizzare la richiesta al Club e ricevere, nel minor tempo possibile le copie
che mancano alla vostra biblioteca.
Vi verrà richiesto un contributo per le spese di spedizione.
(Informazioni e prenotazioni: [email protected])
COMUNICATO STAMPA
"ALPI GIULIE CINEMA" venticinquesima edizione
3 dicembre2014: terza giornata di cinema di giornata
Si terrà mercoledì 3 dicembre 2014, con ingresso libero, al Bar Libreria KNULP, in via Madonna del Mare 7/a (Trieste),la
terza giornata della venticinquesima edizione della Rassegna Alpi Giulie Cinema, organizzata dall’Associazione Monte
Analogo, grazie al contributo del Comune di Trieste, il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia e Provincia di
Trieste, la collaborazione del CAI sezione di Gorizia, Cooperativa Bonawentura e ARCI Servizio Civile.
Alle ore 18.00 verrà presentato il film Mein Erster Berg (Svizzera - 2012) 97’, regia di Erich Langjahr.
Il regista analizza il cuore di un magnifico paesaggio e il cuore di un individuo, per catturare un’istantanea del cuore
della Svizzera attraverso la vita silenziosa del montanaro e infaticabile Märtel Schindler; lui che la montagna la vive
davvero e non vi si reca soltanto un istante per ammirarne i panorami mozzafiato; colui che deve fare i conti tutti i
giorni con quella natura meravigliosa ma durissima, mentre fa mille lavori, mette a posto sentieri, porta al pascolo le
capre, costruisce la sua casa.
Alle ore 20.30 si terrà invece la proiezione del film The Grocer (Grecia - 2013) 81’, regia di Dimitris Koutsiabasakos.
Una famiglia greca di venditori ambulanti percorre lo stesso itinerario tra le montagne dal 1980.
La coppia non solo fornisce cibo a questi remoti villaggi montanari ma anche notizie diventando la loro finestra sul
mondo. Il loro lavoro non consiste soltanto nella vendita di frutta e verdura fresca ma anche nell’assistenza con strumenti complicati come telefoni e fornelli a gas. Una fotografia del territorio greco montano abbandonato.
La rassegna si concluderà mercoledì 10 dicembre per poi continuare nel 2015 al teatro Miela di Trieste sviluppandosi
successivamente anche in varie sedi della nostra regione.
Scade inoltre il giorno 31 dicembre 2014 la presentazione dei film per partecipare ai due concorsi Premio La Scabiosa
Trenta e HELLS BELLS Speleo Awardorganizzati in parallelo alla Rassegna.
Per l'iscrizione si può scaricare i bandi di concorso e le schede di partecipazione dal sito www.monteanalogo.net.
Il Premio la Scabiosa Trenta, riservato alle produzioni cinematografiche di autori originari delle regioni alpine del Friuli
Venezia Giulia, Slovenia e Carinzia dedicate alla montagna (sport, cultura e ambiente) verrà consegnato il 5 marzo 2015
al Bar Libreria KNULP quando verranno proiettate le produzioni premiate dalla giuria, formata da autorevoli operatori
nel campo della comunicazione, della cultura ed esperti della montagna.
Il nome del premio richiama il fiore alpino immaginario cercato per una vita dal grande pioniere delle Alpi Giulie, Julius Kugy. Un artista scelto nell'ambito regionale interpreta questo fiore che costituisce il principale riconoscimento del
concorso.
Viene assegnato anche un premio per il miglior soggetto, intitolato alla memoria di Luigi Medeot, direttore della rivista
Alpinismo Goriziano e componente del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna).
Il Premio è giunto alla ventunesima edizione.
Dal 2012 si tiene inoltre, in collaborazione con la Commissione Grotte Eugenio Boegan Società Alpina delle Giulie,
Sezione CAI di Trieste, HELLS BELLS Speleo Award.
Ultimo nato della famiglia Alpi Giulie Cinema il concorso è dedicato specificamente a documentari, reportages e fiction
di speleologia: girati dunque nel complesso e molto poco sconosciuto mondo ipogeo.
Creato appena da tre anni, anche grazie alla prestigiosa collaborazione con le sezioni di speleologia del Club Alpino
Italiano, il premio ha avuto immediatamente un grande successo, sia di pubblico, anche qui internazionale, sia di opere
presentate, le quali hanno messo lo spettatore davanti a una vera e propria maratona visiva di oltre 7 ore! con filmati
da Slovenia, Croazia, Francia, Inghilterra, Messico e naturalmente Italia.
Non a caso, alcune campane (premi) nelle prime edizioni sono andate anche a produzioni inglesi e messicane.
Le produzioni premiate verranno proiettate al Teatro Miela il 26 febbraio 2015.
MONTE ANALOGO
Via Fabio Severo 31 - Trieste
Tel. (+39) 040 761683 - Cell. (+39) 335 5279319
[email protected]
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cronache ipogee
Il Gruppo Montagna del Club Alpinistico Triestino
presenta:
KILIMANJARO
e parchi della Tanzania
di Patrizia Mosetti e Paolo Siligato
martedì, 9 dicembre 2014 - ore 21.00 - sede CAT
Da un paio di timbri impressi sul libretto nuovo nel corso di una gita
sul Taiano 22 anni fa alla realizzazione di un sogno, seppur non inseguito
in modo ossessivo, che ci ha portati sul tetto del “Continente Nero”
(paraponzi-ponzi-pò) a 5895 metri sul livello del mare.
Sicuramente non una grande impresa alpinistica, piuttosto un trekking
in quota, ma in ambienti a lungo immaginati e percorsi con guide locali
e portatori gentilissimi.
A seguire un bel safari e incontri con tanti animali, bestie feroci
e spazi immensi.
cronache ipogee
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Cari amici speleologi
Ho il piacere di annunciarvi che è nata la pagina Speleo Foto Italia, su facebook, visibile anche per chi non ha
facebook, che raccoglierà immagini condivise di grotte italiane e di fotografie realizzate da speleologi italiani.
Eccola:
https://www.facebook.com/grotteitaliane
Siamo partiti il 20 novembre, ci sono già molte foto pubblicate, di molti autori, e la pagina in quattro giorni ha
già parecchi "ammiratori".
Perchè una raccolta di foto italiane?
Oggi l'immagine è tutto, viviamo in un mondo fatto di immagini; le nuove tecnologie mettono a disposizione una
quantità enorme di immagini che stanno cambiando il modo di vivere e di pensare.
I nostri nonni avevano pochissime fotografie che ritraevano momenti della loro vita, i nostri padri forse comparivano su un centinaio di fotografie in album di famiglia. la fotografia digitale prima, e i social network oggi, con
i cellulari, ci spingono ad essere sempre più "visibili".
Non si parla più di facebook, non è solo quello social network, ci sono molti altri luoghi dove mettere e trovare
fotografie, da siti specializzati a fotografi professionisti, a un mare di social network (Flickr, Instagram, ecc.) dove
vengono pubblicate costantemente fotografie, milioni di fotografie.
La raccolta di foto che stiamo mettendo insieme già nel nome dice tutto, o almeno molto di quello che vuole
prefiggersi:
Speleo - Siamo speleologi
Foto - che fanno foto
Italia - con una collocazione geografica definita.
Mentre il mondo ci corre avanti e miliardi di fotografie girano per il mondo e vengono viste e condivise, noi
speleologi stiamo ancora a pensare a chi potrebbe utilizzare le nostre foto (il dettaglio di facebook le riduce a
mille pixel sul lato maggiore) quindi con una pessima definizione, per pubblicarle chissà dove.
Mi viene in mente il film "Il nome della rosa" dove in un monastero medioevale si cercava di uccidere chi leggeva
un libro che diceva che la felicità faceva bene all'anima.
Sto cercando di mettere insieme foto e speleologi italiani, voi tutti siete invitati a guardare, ma anche a segnalare foto particolarmente belle da condividere, e lo potete fare pubblicando direttamente la foto sul diario della
pagina, che subirà un "filtro" mio per comparire nelle ultime foto inserite (sennò diventa una pagina di brutte
foto se tutti pubblicano tutto). I fotografi speleo invece sono invitati a condividere le loro foto, se sono già on
line si può inserire il link alla loro pagina, alle loro raccolte ecc.
A una settimana dalla partenza della pagina facebook "Speleo Foto Italia" sono state pubblicate circa 100 foto
di una ventina di speleologi italiani e c'è un discreto successo di pubblico (quasi mille iscritti).
Il sistema dei "Mi piace" di facebook fa in modo che si possa "premiare" una foto migliore di un'altra.
Per stimolare i fotografi, ma anche per porre l'attenzione su temi speleologici oltre che fotografici, è stato istituito
un contest, dove non si vince niente, e come primo tema è stato dato "Acque Sotterranee" e la foto che otterrà
più voti "mi piace" diventerà la foto di copertina della pagina facebook.
L'invito è rivolto a tutti gli speleologi e a tutti i fotografi più o meno bravi, a pubblicare in questo "Evento".
Il tema di questo primo "Contest Copertina" è:
"Acque Sotterranee"
Impetuose, ferme, sospese, raccolte in vaschette, scure e misteriose, spumeggianti, le acque sotterranee sono
uno dei componenti principali nel processo carsico. È all'acqua sotterranea che dedichiamo questa prima gara
interna. Acqua fonte di vita, acqua fonte di creazione ed evoluzione continua delle forme del pianeta.
Vi invitiamo a raccontare attraverso immagini dell'Acqua che Berremo, dell'idrologia dei massicci carsici, dei
campionamenti, dei tramenti, delle esplorazioni speleosubacquee, dei grandi e piccoli fiumi delle nostre grotte
italiane, di gocce, di laghi neri, dei fiumi della notte.
Inizio: 28/11/2014 - Fine: 20 dicembre 2014 a mezzanotte
Regolamento:
- massimo 3 foto ciascuno;
- si vota da subito senza limite di voti, fino alla mezzanotte del 20 Dicembre a mezzanotte;
- ogni "Mi piace" è 1 voto (possono votare solo gli speleologi iscritti al gruppo "Speleo Foto Italia");
- foto anche vecchie ma non tanto rovinate e non usate in altri contest di Speleo Foto Italia;
- non ci si può autovotare.
-non create cartelle con foto, ma postate singole foto.
Premi: Il vincitore del contest avrà l'onore di vedere la sua foto nell'immagine di copertina della pagina.
Buon divertimento, mettetevi in gioco!!!!!!!
Si può pubblicare e votare qui: https://www.facebook.com/events/1405250179720480/
Andrea Scatolini
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cronache ipogee
Andrea POLLITZER,
industriale di professione e
fotografo attivo in campo
internazionale, fu per 25 anni
(dal 1947 al 1971) Presidente
del Circolo Fotografico Triestino.
Durante la sua presidenza il
Circolo, con la denominazione
attuale, contribuì alla fondazione
della F.I.A.F. (8° Circolo in Italia).
La Città di
Trieste ha dedicato una via
a questo concittadino illustre.
BREVE CRONISTORIA DEL CIRCOLO
Le origini del Circolo Fotografico Triestino,
risalgono al lontano 1925, anno in cui Roberto
ZUCCULIN fondò il Circolo Fotografico Trieste la cui
attività fotografica durò sino al 1935. Ricostituito nel
1936 con la nuova denominazione di “Gruppo Triestino
Fotografi Dilettanti”, ebbe per presidente Nino
PONTINI che seppe dare nuovo slancio all’attività
sociale: ricordiamo, in particolare, una mostra
nazionale svoltasi al Castello di S. Giusto nel 1940. Nel
1947 fu eletto presidente Andrea POLLITZER, rimasto
in carica fino al 1971; durante la sua presidenza il
Circolo, con la denominazione attuale, contribuì alla
fondazione della F.I.A.F. (8° Circolo in Italia).
Dal 1972 al 1993 la presidenza fu assunta da Tullio
STRAVISI.
Il Circolo Fotografico Triestino è stato uno dei pochi
circoli in Italia ad aver avuto un importante apporto da
parte di fotoamatrici, come Maria VIANELLO e Carmen
CREPAZ, quest’ultima fotografa di fama internazionale,
insignita del titolo EFIAP.
L’attuale Consiglio Direttivo, presieduto da Alida
Cartagine,
profondamente
rinnovato
rispetto
ai
precedenti, ha promosso l’evoluzione del Circolo verso
forme nuove di contatti e collaborazioni con realtà
esterne nell’ottica del più ampio confronto costruttivo
finalizzato alla crescita individuale e collettiva, pur
mantenendo in essere i canoni tradizionali.
FINALITÀ: Tutte le attività del Circolo sono
improntate alla diffusione della cultura fotografica.
Il Circolo è aperto ai soci e a tutti i simpatizzanti.
Attività - concorso fotografico internazionale ‘’Andrea
Pollitzer’’ (novembre); - concorso fotografico ‘’...in
rosa” (riservato alle sole socie); - proiezioni e mostre
di soci e non; stages fotografici; incontri con
“l’autore”; conferenze dedicate alla fotografia ed alle
arti affini.
E’ SEDE DI UNA SCUOLA PERMANENTE DI
FOTOGRAFIA,
con –un corso di fotografia per principianti (periodo
gennaio-maggio di ogni anno) ed – un corso di
fotografia avanzato (periodo ottobre/novembre).
REGOLAMENTO:
1) Il Circolo Fotografico Triestino organizza il “XXXIV TROFEO
ANDREA POLLITZER”, concorso fotografico internazionale aperto
a tutti i fotoamatori.
2) La manifestazione fotografica, a carattere annuale, è
suddivisa in due categorie:
a)
TEMA LIBERO
a1) stampe in B/N
a2) stampe C/P
b)
TEMA OBBLIGATO dal titolo
“VEDERE POSITIVO”
tutto il bello ed il buono
che ci accompagna silenziosamente
-vedi testo sul retro pagina al centro -
b1) stampe in B/N
3) Ogni partecipante può presentare fino ad un massimo di
quattro (4) opere inedite per sezione. Immagini già presentate in
questo
Circolo
in
precedenti
Concorsi
saranno
automaticamente escluse.
4) Le stampe – formato 20x30 cm montate su supporto leggero
30x40 cm beige o nero) – dovranno recare sul retro nome e
cognome dell’autore, titolo, anno di realizzazione e nome
dell’eventuale Circolo di appartenenza. Le opere non montate
su supporto oppure se il supporto sarà di altro colore, saranno
automaticamente escluse.
5) Ogni autore è personalmente responsabile di quanto
costituisce oggetto delle opere presentate.
6) La quota di partecipazione, a titolo di rimborso spese, è fissata
in Euro 12,00 (euro dodici). Per gli iscritti FIAF la quota è fissata in
Euro 10,00 (euro dieci).
7) Il Circolo organizzatore riserverà la massima cura per la
conservazione delle opere, ma declina ogni responsabilità per
eventuali danni, smarrimenti o furti. Le stampe saranno esposte
in cornice sotto vetro.
8) Il giudizio della Giuria è inappellabile.
9) Le opere, accuratamente imballate in modo da consentirne
la rispedizione, dovranno pervenire entro le ore 20.00 della
giornata di sabato 29 novembre 2014, al seguente indirizzo:
CIRCOLO FOTOGRAFICO TRIESTINO
CASELLA POSTALE 1001 - 34100 TRIESTE CENTRO
“VEDERE POSITIVO”
tutto il bello ed il buono
che ci accompagna silenziosamente
Da qualche anno il nostro quotidiano viene
dipinto, non solo dai mezzi di informazione, a
tinte oscure. L’ottimismo e la speranza sono stati
sostituiti dal pessimismo e dalla rassegnazione.
Proviamo la sensazione di essere rinchiusi in una
gabbia senza via d’uscita.
Anche l’ambiente in cui viviamo sembra
essere
solo
oggetto
di
degrado
e
di
inquinamento. Ci sentiamo immobilizzati da una
situazione che, in apparenza, non presenta
alternative e ci impone l’ansia e, per reazione,
tanta rabbia.
A questo punto sorge spontanea una
domanda: “Perché non riusciamo più a vedere
tutto il bello ed il buono che esistono – negli
uomini e nella natura – anche oggi e che ci
accompagnano
costantemente
e
silenziosamente?”
E inoltre, “Perché l’operosità, la generosità,
il senso del dovere, il pensiero per l’altro non
fanno notizia?”
Se solo per un attimo ci fermiamo ad
osservare il nostro percorso, ci accorgeremmo
che è attraversato da questo tappeto di aspetti
positivi, sul quale camminiamo con disinvolta
leggerezza e le cui trame sono giornalmente
intrecciate da coloro dei quali non si parla.
Persone che operano eticamente con
coscienza ed amore, che dicono «grazie, prego,
scusi», vocaboli poco usati che permettono di
vivere
con
dignità
e
con
l’avvolgente
consapevolezza che non siamo soli.
Che
ci
forniscono
quello
di
cui
necessitiamo, nutrono il nostro corpo e la nostra
mente, ci assistono e ci soccorrono quando
abbiamo bisogno.
Allora, vogliamo portarli alla luce dello
sguardo con uno scatto che, almeno per un
momento, sia il ringraziamento che non chiedono
ma sentiamo di far loro?
Ed anche, perché non cercare il bello della
natura per valorizzarlo e renderlo unico?
Alida Cartagine
CIRCOLO FOTOGRAFICO
TRIESTINO
Via Zovenzoni n.4 – 34125 Trieste
Tel.040 – 635396/328.8170212
www.circolofotograficotriestino.it
e-mail: [email protected]; [email protected];
CONCORSO
FOTOGRAFICO
INTERNAZIONALE
Inaugurazione:
Domenica 14 dicembre 2014 - ore 11.00
Mostra: fino al 13 gennaio 2015
Orario: martedì dalle ore 18.00 alle 20.00 sabato dalle ore 17.00 alle 19.00
12) La partecipazione al concorso impegna all’accettazione
del presente regolamento.
SCHEDA DI PARTECIPAZIONE N. ............................../POLL.2014
13) Le opere giunte per posta saranno rispedite nello stesso
imballaggio.
SI PREGA DI COMPILARE IN STAMPATELLO ED IN MANIERA LEGGIBILE
14) Ritiro opere: dal 13 febbraio 2015 in poi ogni martedì
dalle 18.00 alle 20.00
Le opere consegnate a mano e non ritirate entro il 31 marzo
2015 entreranno a far parte dell’archivio del Circolo il quale si
riserverà di utilizzarle nell’ambito di manifestazioni varie
collegate alla valorizzazione dell’immagine, con l’indicazione
del nome dell’autore, il quale già da ora dà il suo assenso.
15) Le opere vincitrici entreranno a far parte dell’archivio del
Circolo, saranno esposte sulla pagina web
www.circolofotograficotriestino.it
e potranno essere utilizzate nell’ambito delle attività di
divulgazione didattico culturale del Circolo.
15) Per quanto non espressamente indicato, si fa riferimento al
regolamento FIAF.
CALENDARIO:
Termine accettazione opere
Sabato 29 novembre 2014 ore
20.00
Inaugurazione mostra,
e premiazione vincitori:
Domenica 14 dicembre 2014
Ore 11.00
da Domenica 14 dicembre 2014
a martedì 13 gennaio 2015
Mostra in sede:
La mostra è visitabile il martedì
dalle 18.00 alle 20.00
ed il sabato dalle 17.00 alle 19.00
GIURIA: In fase di definizione
Cognome e nome ......................…..........................................
Via ................................................................................................
Cap. ..................... Città ...................................... Stato ............
Codice Fiscale............................................................................
Tel. ..........................…........... cell................……..................…...
E-mail: ……………………...................….……...…...…………..….
Circolo di appartenenza...........................…......……................
Tessera FIAF N.ro …………………....................……………………
Quota di Euro. ...................... inviata a mezzo..........................
Data..............................................................................….............
In base all'articolo 13 del D.Lgs. 196/2003, presto il mio
consenso al trattamento dei dati personali per i fini indicati
nella suddetta informativa.
Firma leggibile
................................……….......………………..................
(per i minori di 18 anni firma di uno dei due genitori)
###
La mancanza della prevista firma sulla presente scheda impedirà la
partecipazione al concorso comportando la restituzione delle opere e della
quota di partecipazione, detratte le spese occorrenti per la spedizione stessa.
A1 – STAMPE IN B/N TEMA LIBERO
OPERE
GIURIA
A2 – STAMPE IN C/P TEMA LIBERO
OPERE
GIURIA
B1 – STAMPE IN B/N TEMAOBBLIGATO
OPERE
GIURIA
1)
2)
3)
PREMI:
4)
ALLA MIGLIORE OPERA PRESENTATA IN ASSOLUTO
TROFEO POLLITZER + Euro 300,00 (in buono acquisto)
1)
TEMA LIBERO:
2)
1° CLASSIFICATO: Targa o coppa + Euro 250,00 (in buono acquisto)
2° CLASSIFICATO: Targa o coppa + Euro 200,00 (in buono acquisto)
3° CLASSIFICATO: Targa o coppa + Euro 150,00 (in buono acquisto)
3)
4)
oppure essere consegnate in Via Zovenzoni 4, da lunedì 24
novembre a sabato 29 novembre 2014, tutti i giorni dalle 18.00
alle 20.00 e nei martedì precedenti dalle 18.00 alle 20.00
TEMA OBBLIGATO: PREMIO UNICO
COPPA CARMEN CREPAZ + Euro 300,00 (in buono acquisto)
1)
10) La quota di partecipazione potrà essere inviata allo stesso
indirizzo, oppure versata direttamente al momento della
consegna delle opere
I segnalati sono a discrezione della giuria.
I premi non sono cumulabili..
2)
11) I premiati saranno avvisati telefonicamente o per mail.
Il riferimento per l’utilizzo dei buoni acquisto (di materiale fotografico
o affine) sarà concordato con i fotoamatori premiati.
cronache ipogee
3)
4)
13
14
cronache ipogee
V CONCURSO INTERNACIONAL DE FOTOGRAFÍA DE FLORA Y FAUNA CAVERNÍCOLA
ORGANIZA: Grupo de Espeleología de Villacarrillo (G.E.V.)
COLABORAN: VILLANATURAX (www.villanaturax.blogspot.com) y Sociedad Entomológica Melansis.
Objetivo: Incentivar la divulgación y la conservación de los ecosistemas del medio subterráneo.
BASES DEL CONCURSO
Tema: Flora y Fauna cavernícola.
Número de Obras: Ilimitado.
Modalidad y Técnica: Libre.
Formato: Digital, en formato imagen (jpg., tiff., bmp., etc…) (sin marcas de agua, letras ni autorías).
Junto a la fotografía se enviará un documento en formato texto en el que se indique título, autor, email, nombre de
la cavidad, término municipal, país.
Jurado: El jurado lo comprenderán los miembros del G.E.V. El fallo del jurado será inapelable.
Envíos: Se deberán enviar al correo electrónico [email protected], y en el título del email deberá aparecer “Concurso Internacional de Fotografía”.
Aquellas fotografías que no reúnan las características citada y no tengan calidad suficiente, serán denegadas.
El plazo es desde el mes de Noviembre hasta el 10 Enero de 2015.
Las fotografías participantes se expondrán posteriormente en el blog www.bioespeleologia.blogspot.com.
PREMIOS: Los premios serán publicaciones bioespeleológicas, habiendo un primer y un segundo premio exclusivamente.
V INTERNATIONAL PHOTOGRAPHY CONTEST OF FLORA AND FAUNA OF CAVES
ORGANIZES: Grupo de Espeleología de Villacarrillo (G.E.V.).
COLABORATE: VILLANATURAX (www.villanaturax.blogspot.com) y Sociedad Entomológica Melansis.
Objective: Encourage the diffusion and preservation of the subsurface environment ecosystems.
Topic: Flora and Fauna of the caves.
Number of Photos: Unlimited.
Modality and Technique: Free.
Format: Digital image format (jpg., tiff., bmp., etc…) (without watersmarks, letters or authorship). Attach the image to
a text document indicating the title, autor, email, address, name of the cavity, municipality, country.
Jury: The jury will include members of the GEV. In the special awards will also be composed by persons of the associations that offer such awards. The jury’s decision is final.
Shipping: Be sent to the email [email protected] with the subject “International Photography Contest”.
The photos that don’t meet the above characteristics and don’t have sufficient quality will be denied.
The period is from November to the 10th January 2015.
All the photos will be published later in any of the blog www.biospeleologia.blogspot.com.
AWARDS: The International Awards of the Contest are caving and biospeoelogicals publications.
cronache ipogee
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L’importanza degli Inception horizons nella speleogenesi:
considerazioni scientifiche con introspezioni sulla speleologia
di Rino Semeraro
Uno dei temi di studio maggiormente approfonditi in quest’ultimo decennio, nel panorama mondiale della
speleologia, è senz’altro quello sugli Inception horizons. Vedremo cosa sono, a quale stato della conoscenza si è
pervenuti, quali sono gli scenari futuri. Soprattutto, perché sono così importanti? Importanti, perché gli inception
horizons sono strettamente materia dello speleologo, non quello che sta dietro una scrivania bensì quello che va in
grotta con intenti non solo esplorativi ma anche di ricerca (cioè di quelli che io vorrei fossero di più, poiché qui da noi
siamo drammaticamente al lumicino), sì, proprio dello speleologo che, appropriatamente acculturato, attraverso il
riconoscimento, il rilevamento e l’osservazione di queste strutture, va a tracciare (con tuta, casco e imbraghi) i grandi
tratti del proto-carsismo nei sistemi sotterranei.
Cos’è un Inception horizon? Per semplicità riporto, testualmente, la definizione tratta dal GLOSSARY OF KARST AND
CAVE TERMS (1): “A part of a rock succession that is particularly susceptible to the effects of the earliest cave forming
processes and hence is critical to the origin of most non-tectonic caves. By virtue of physical, lithological or chemical
deviation from the predominant carbonate facies within the sequence, it passively or actively favors the localized
inception of dissolutional activity”. Come dire, in italiano, una porzione di una successione geologica particolarmente
sensibile alla speleogenesi iniziale che presiede alla formazione delle cavità carsiche, non tettoniche, in funzione delle
differenziazioni fisiche, litologiche o chimiche delle facies carbonatiche all’interno della sequenza che, passivamente o
attivamente, favorisce la localizzazione dei processi dissolutivi.
Anticipo, però, che questa definizione, nel corso dei recenti studi
sulla speleogenesi è stata allargata inglobando fattori tettonici.
Come a questo punto bisogna ricordare che il termine “inception
horizon” è stato coniato dall’inglese David Love nel 1992 (2),
precisando poi il concetto e la casistica anche in altri lavori tra cui, il
più noto, quello comparso su “Speleogenesis” nel 2000 (3).
Se io chiedessi al “vecchio” speleologo triestino-tipo
sull’inception horizon, mi risponderebbe “roba vecchia”, o déjà vu
se proprio volesse far sfoggio di finezze (parlo sempre del “vecchio”
speleologo triestino che di scienza masticava abbastanza bene, oltre
che saper andare in grotta). Certo, risponderei a mia volta, non è un
concetto nuovo ma oggi le ricerche geologiche e di speleogenesi in
grotta
hanno fatto grandi passi in avanti, per cui le conoscenze del
Fig. 1. Esempio di probabili inception horizons dove i
passato
sono state ampliate, talora rivoluzionate e in parecchi casi
carsismi ipogei sono chiaramente impostati su
particolari orizzonti (in primo piano e sullo sfondo):
completamente riscritte, per cui si può parlare di onestà intellettuale
sono le famose grotte di Qumran (Israele), dove furono
quando un “giovane” studioso va a ribattezzare alcune forme o
scoperti i “rotoli del Mar Morto”, datati dal I secolo a.C.
strutture ipogee, onestà che non può esser messa in discussione
all’inizio del I secolo d.C., che riportano della “Guerra
giacché l’innovazione è tale da giustificarla.
dei Figli della Luce contro il Figli delle Tenebre”. Dalle
cime di questo massiccio lo sguardo spazia sul Mar
Mi spiego meglio. Tutti sanno come nell’ambito dei contatti tra
Morto, toccato a settentrione dalla predicazione di Gesù
differenti litologie si possano insediare processi localizzati e
nel 30-33.
preferenziali di speleogenesi. Qui da noi, come ho detto, non sono
concetti nuovi trattandosi di processi e relativi effetti morfologici messi a fuoco soprattutto durante gli studi di
carsologia di Forti (p. es. 4) e di speleogenesi dello scrivente (p. es. 5) negli anni ’60-‘70 (scorso secolo); infatti,
dapprima queste fenomenologie furono studiate nell’ambito del carsismo epigeo per arrivare subito dopo a quello
ipogeo. Allora, chiamammo queste fenomenologie con altri nomi, sempre pertinenti e coerenti con la terminologia
geologica e carsica italiana, e fu “zuppa”, mentre oggi attraverso ricerche più dettagliate la “densità” della loro
conoscenza è aumentata, ed è “pan bagnato”; ciò senza sminuire di un grammo il valore delle nuove ricerche ma
semplicemente per mettere un po’ di verve nel discorso. D’altronde, almeno per il carsismo ipogeo, cosa erano queste
fenomenologie se non, sostanzialmente, le medesime che furono denominate “Schichtgrenzhöhle” ancora dal viennese
Hubert Trimmel (6) (che ben ricordo nei vari congressi!) nel 1956? Cosa c’era dentro quelle stringate righe di Trimmel
risalenti a quasi sessant’anni fa? C’era l’intuizione (e nemmeno allora era una vera novità), l’esposizione del concetto,
però tutto si fermava lì, poiché la comprensione estesa del fenomeno nello spazio, o meglio nella massa rocciosa a
livello dell’intero Karst, non oltrepassava l’idea, anche perché a quel tempo mancava i risultati delle grandi esplorazioni
dei Karst alpini che consentiranno invece nei decenni successivi, topografando reticoli chilometrici, di ottenere una
visione ampia e complessa del fenomeno che porterà a “reinterpretarlo” chiamandolo “inception horizon”.
Ragion per cui, meglio non farsi prendere dalla “sindrome di Maria Teresa” che, con mielata malinconia, affligge
una buona fetta di triestini, tra cui gli speleologi che vedono primati (odierni) nella speleologia anche dove non ci sono
(ho detto “anche”, non me ne vogliate). Tanto, in un suadente abbraccio di “Mitteleuropa+Triestinità” (un vero cocktail
obnubilante), da rifiutare perlopiù con repulsione ogni intromissione da parte di speleologi “forèsti” (nel dialetto
16
cronache ipogee
triestino) i quali, anche animati da buone intenzioni ma forse un po’ arditamente pur nella sottile argomentazione,
vogliono (e l’hanno fatto) parlare, a modo loro, delle “faccende” di casa nostra. Certo anche sbagliando, bisogna dar
atto, ma anche cogliendo l’essenza di molte cose. Si sa, però, come qui la “sindrome di Maria Teresa” sbaragli, pur
aggrappandosi a una Mitteleuropa che non c’è più; e serve a nulla che letterati eruditi come Claudio Magris ne ravvisino
i limiti – e lui da buon triestino e germanista se ne intende – tanto da aver scritto ancora sul Corriere della Sera del 1977
(quarant’anni fa!) di quella “insicurezza latente, uno stato d’animo tipicamente triestino, oscuramente insidiato dal
timore di essere un figlio trascurato della famiglia [lo Stato, la società italiana] e quindi bramoso di ricevere un
attestato speciale di figlio prediletto”. Personalmente, la “sindrome di Maria Teresa” non l’ho mai avuta, pur
ascoltando passionalmente Bruckner, Mahler e Berg, struggendomi davanti a un Klimt, intenerendomi sugli abbandoni
alla tristezza di Roth e rimanendo coinvolto nella spazialità della poesia di Rilke, conscio che il mito del vecchio
imperatore (assolutista che sbagliò tutto e regalò una guerra mondiale all’umanità) è démodé e fuori tempo massimo.
Tutto con buona pace della “defònta” (sempre nel dialetto triestino), che per i triestini è l’imperatrice Maria Teresa
d’Austria, la quale, in duemila anni di storia della mia città natale è stata la persona, dopo il predecessore Carlo VI che
rilasciò la Patente di Porto Franco, che più gli ha dato con i provvedimenti del 1749.... ma son passati 265 anni.
Torniamo alla speleologia.
Nella nostra area, agli inception horizons è stato dato parecchio risalto
verso la fine degli anni Novanta, per esempio nella genesi delle Grotte di
San Canziano dagli speleologi-ricercatori sloveni Mihevc (7) e Knez (8)
che hanno individuato una serie di bedding planes con caratteristiche tali
da aver favorito, e localizzato, le iniziali condotte freatiche su cui si
sarebbe sviluppata la speleogenesi pre-erosiva che ha prodotto
l’inghiottitoio del Timavo. Da questi studi, poi, ne sono fioriti altri che
hanno ampliato l’interpretazione della genesi e sviluppo di San Canziano,
anche con il completo (o quasi, cioè non oltre il sifone) rilevamento
geostrutturale eseguito da Stanka Šebela (9). Per farla breve, a San
Canziano il fenomeno dell’inception horizon si è rivelato decisivo nei
confronti della speleogenesi iniziale. Anche se chiamati altrimenti, si è
scoperto che gli inception horizons sono stati fondamentali nella genesi
Fig. 2. Sezione di un campione in un inception
delle più vaste grotte del mondo. Com’è il caso proprio per la maggior
horizon che mostra la dissoluzione prodotta da
10
grotta, poiché le ricerche di Palmer ( ) sui livelli della Mammoth Cave nel
un cristallo di pirite a seguito della produzione
di acido-forte (solforico) (tratto da Filipponi,
Kentucky hanno evidenziato come molti di essi siano preferenzialmente
scala 200 m).
impostati su alcuni particolari contatti, per esempio tra calcari argillosi e
spariti, costituenti veri inception horizons.
È stato però lo svizzero di origine italiana Marco Filipponi che ha esteso il tema degli inception horizons (11)
studiando approfonditamente i grandi complessi ipogei delle Alpi Svizzere ed esponendo, contemporaneamente, i
risultati in una serie di pubblicazioni (12, 13, 14, etc.). Vale a questo punto ricordare che gli inception horizons,
infelicemente traducibili in italiano, sono stati denominati, più che “orizzonti iniziali” che da noi suonano male, come
“orizzonti suscettibili” o anche “orizzonti guida” (quest’ultimo sbagliato poiché crea confusione con l’omonimo
stratigrafico) e altri nomi ancora (secondo la fantasia dello studioso).
Sostanzialmente, sui grandi complessi ipogei svizzeri – inutile citarli, tutti
li conosciamo – il giovane Filipponi ha dimostrato come meno del 10%
degli strati/interstrati di una sequenza calcarea siano orizzonti suscettibili
ma come questi guidino oltre il 70% delle condotte freatiche, confermando
chiaramente l’alta influenza di tali orizzonti sulla geometria
tridimensionale dei sistemi di grotte. Filipponi ha basato le sue conclusioni
su 18 inception horizons in 6 sistemi di cavità, selezionando campioni,
studiando proprietà e processi di particolari orizzonti litostratigrafici
favorevoli all’incarsimento. Oltre 200 campioni rocciosi di questi
inception horizons e loro intorno (solitamente al letto e al tetto) sono stati
analizzati, evidenziando come gli orizzonti abbiano spessori da
centimetrici
a decimetrici. È stato possibile distinguere 3 tipi di inception
Fig. 3. Sezione di un campione in un inception
horizon. Essi sono: Tipo 1 – Inception horizon dove l’origine della cavità
horizon che mostra la dissoluzione attorno ai
granuli di quarzo, i quali concentrano il flusso
ha avuto luogo entro un livello caratterizzato da una leggermente più
nel percorso micro accelerandone il processo
elevata permeabilità primaria, con contenuti di piriti e quarzo, rispetto ai
(tratto da Filipponi, scala 500 m).
più bassi inclusi nella roccia circostante. Solitamente le fratture si
propagano attraverso questi orizzonti o si estendono al loro interno. Tipo 2 – Inception horizon dove l’origine della
cavità ha avuto luogo al contatto con l’inception horizon, caratterizzato da bassa permeabilità primaria e carbonati ma
alti contenuti di pirite rispetto la roccia circostante. Le fratture solitamente si estendono entro l’orizzonte. Tipo 3 –
Inception horizon dove l’origine della cavità ha avuto luogo lungo le fratture dello strato, ove ci sono spostamenti di
pochi millimetri, striature, brecce e superfici irregolari lungo gli scorrimenti che incrementano significativamente la
permeabilità.
cronache ipogee
17
Come si vede Filipponi ha esteso ai concetti di David Lowe (riferibili ai Tipi 1 e 2) un inception horizon (Tipo 3)
non vocato da caratteristiche petrogafico-litologiche bensì tettonico-strutturali. Giustamente. Attenzione però: questi
sono i risultati sui carsismi ipogei insediati sugli inception horizons delle successioni stratigrafiche delle Alpi Svizzere,
in altre situazioni geologiche i condizionamenti petrografico-litologici possono essere di ben altra natura. Come nei casi
di strati/interstrati argillosi, marnosi – vedi gli studi in Slovenia (15) –, o – un esempio italiano – i ben noti ciclotemi
carbonatici della serie di Monte Cucco, dalle cui porosità sindiagenetiche si sono sviluppati i principali livelli di
condotte individuati per la prima volta dagli studi di Leonsevero Passeri ancora risalenti agli anni Settanta: veri
inception horizons (16). Un’altra cosa: sulla distinzione fatta da Filipponi, lo speleologo attento si sarà chiesto… OK per
le piriti, dato l’effetto iper-acido, però come mai i minerali di quarzo? Nelle primissime fasi della speleogenesi, quindi
ancora a livello di scala della granulometria, l’ostacolo provocato dai granuli quarzosi all’interno di una matrice
“omogeneo-permeabile” calcarea determinerebbe una concentrazione del flusso (solitamente laminare) con effetti
turbolenti e perciò favorevoli alla corrosione; effetto che diverrebbe poi insignificante con l’ampliamento del microcondotto, ma che intanto avrebbe raggiunto la funzione dell’inception horizon. Poi, Filipponi pone l’attenzione sulla
geometria indotta dalle fratture che intersecano l’inception horizon, determinando i reticoli di cavità e nello specifico
rivangando i vecchi studi di Kiraly (17) del 1969 (lavoro, ricordo bene, che il mio carissimo amico Enrico Merlak ed io,
assieme, analizzammo a fondo negli anni Sessanta), quindi geometria e strutturazione delle cavità nel livello in funzione
Fig. 4. Vista 3D del sistema Siebenhengste con gli inception horizon riconosciuti, aventi influenza regionale, tutti compresi nella Facies
urgoniana della Formazione dello Schrattenkalk di età barremiano-aptiana (tratto da Filipponi).
delle caratteristiche di frequenza, cinematica dei sistemi deformativi, vettore idraulico, etc.: cose però note. Inoltre i
bedding-planes anastomoses, tipici della freaticità in orizzonti rocciosi preferenziali per il carsismo, a tutti gli effetti,
sono da considerarsi veri inception horizon e residuali di una fase iniziale. Queste strutture, in una parte della massa
calcarea possono avere un certo tipo di sviluppo e abortire mentre in un’altra, magari con il concorso di una
concentrazione del flusso, possono evolversi verso livelli di condotte vere e proprie. Sui bedding-planes anastomoses
(anche nelle forme a canalicoli distanziati e separati), nella nostra area, come abbiamo visto, in particolare Knez (18) si è
soffermato: a San Canziano, su 63 piani di strato osservati solo 3 erano stati interessati da questo processo (cioè il 5%
scarso), e tale fenomeno era particolarmente evidente al tetto di piani dove i calcari mostravano (rispetto allo strato
inferiore) una litologia con cracking zeppo di vene di calcite e spesso confinato da faglie. Da altre parti, però, le
condizioni possono essere ben diverse. In casa nostra (area triestina del Carso, etc.), invece, su questi studi non si è
tenuto il passo dei colleghi sloveni, sfortunatamente. Tuttavia, almeno dalle mie ricerche (e nella fattispecie non ne ho
viste purtroppo altre) sicuramente un inception horizon (o più) risulta aver condizionato la formazione di tutta la parte
terminale della Grotta di Padriciano (cunicolo) e quasi sicuramente la stessa grande caverna (19), poi, ancora, sono
impostate su inception horizons molte delle condotte freatiche esumate nella Cava Faccanoni fino a quelle presenti
nell’abisso ivi esistente (20), localizzate, in particolare, su due specifici piani di strato che marcano, in entrambi i casi, un
cambio litologico, biomicrite al tetto e calcare marnoso al letto: fenomeni che abbiamo chiamato con nomi diversi.
Tempo addietro, avevo verificato alcuni inception horizons nell’area della Val Rosandra (dati inediti), interessanti per le
implicazioni sull’estensione in profondità del carsismo freatico, lungo piani molto inclinati, ma chiaramente sono
fenomeni appena da studiare. Chissà se riuscirò un giorno a farlo?
Altro, sul Carso triestino (parlo sempre da noi) sostanzialmente non si conosce, ma che si può pretendere se nei
nostri gruppi grotte non si formano giovani speleologi che si dedicano alla ricerca? Cosa si può avere da qualche
giovane speleologo che fa, magari, la tesi sul carsismo e che poi abbandona la speleologia, pubblicando prima i risultati
(perché così va bene anche al relatore) e poi nei 4-5 anni che segue, per inerzia, qualche lavoro (…perché gli viene
chiesto) con i vecchi dati riscritti senza dir cose nuove? Che cosa fanno oggi le dirigenze dei gruppi per favorire la
ricerca in grotta e per incoraggiare i giovani a dedicarsi a essa? Come ho già scritto, a parte esplorazione e
documentazione (rilievo e foto) – il minimo per la ragione d’esistenza di un gruppo – perché mai non si va oltre
all’orizzonte di corsi, bicchierate, pulizie in grotta, targhette, incontri, eccetera? Tutte belle cose (e anche giusto farle),
ma la saldatura della catena della speleologia ossia esplorazione-ricerca, dove diavolo sta? Perché mai nei gruppi, un
18
cronache ipogee
tempo, la saldatura della catena c’era e oggi non c’è più? Noi incolpiamo le università, come ho sentito dire da
qualcuno, che qui non hanno niente a che fare.
Sempre per restare in casa nostra e in un ambito conosciuto, sul Carso, vecchi appunti di grotta alla mano ancora
sporchi di fango e col senno di poi, io penso che il fenomeno possa essere maggiormente esteso di quel che sembri.
Soprattutto nel condizionamento strutturale (strati che hanno subito un cracking, movimenti stratali con relative
indentazioni e micro vuoti, con cortei intrastratali di fratture sia di distensione sia di taglio, etc.), che, localmente, forse
supererebbe come importanza addirittura gli stessi condizionamenti litologici, spiegando così la genesi di parecchie
grotte che s’infilano, apparentemente, secondo gli strati, ma, giacché “assai poco si vede” per riempimenti e
concrezionamenti, rimangono “misteri” (almeno per me).
Il tema degli inception horizons, come del resto altri temi, è
perfettamente pertinente allo speleologo che intende mettere il naso in
grotta un po’ oltre il mezzo metro che ha tra la sua appendice facciale
e la corda quando scende un pozzo. Il tema trattato è semplicemente
un esempio, ma – mi chiedo – quanto gioverebbe alla speleologia la
scoperta di alcuni dei motivi perché grandi livelli di condotte si son
formati e sulla possibile, teorica, estensione nel massiccio roccioso
delle condotte stesse? A me sembra un tema affascinante, più che
produrre la relazione del tipo “ho fatto il traverso, poi ho raggiunto la
finestra, una condotta e infine un altro pozzo, dove tira l’aria”, di cui
sovrabbondiamo e che pare essere il traguardo di giovani interessati al
puro confronto fisico-avventuroso con il mondo ipogeo e quindi
Fig. 5. Stratificazione a San Canziano, ove sono stati
essenzialmente ludico, che però oltre il contributo all’esplorazione (si
individuati alcuni inception horizons; l’immagine
dirà, e niente?) non vanno, e spesso, dopo un po’ si mettono a fare
mostra una struttura particolarmente evidente in cui
il carsismo ha agito nel corpo dello strato superiore.
altro. Si dirà, ancora, è anche grazie a questi se le grotte si conoscono,
e così è per i grandi abissi (dove i vecchi non ci vanno). Giustissimo,
verissimo, ma tutto finisce nel banale, nel botta e risposta, nel tutto e l’incontrario di tutto, cioè nella chiacchiera poiché
il nocciolo della questione resta, inamovibile.
Penso, a questo punto, andando in grotta anche per verificare e scoprire questi fenomeni, quanto ne potrebbe giovare
ad esempio la conoscenza del carsismo profondo del Canin? Sempre per restare dalle parti nostre e su un’area carsica
che è nel nostro DNA di speleologi. Già durante i miei studi sull’evoluzione del carsismo profondo del Canin ( 21), in
particolare sui paleo-livelli di gallerie, scrissi [tradotto in italiano] come “…l’impianto di talune condotte appare
semplicemente dovuto a cause geolitologiche predisponenti, come cambi di sequenze di strati a diverso spessore, o
strati dolomitici, o di brecce, intercalati nella successione del Calcare del Dachstein, generalmente costituto da micriti
più o meno ricristallizzate, inglobanti resti organici, organizzate in cicli peritidali loferitici … perciò alcuni paleolivelli, se pur originatisi in condizioni freatiche, potrebbero avere un basso grado di correlabilità con la geometria
delle antiche zone semisature-sature…”. Ecco, il tema degli inception horizons era avviato, sul Canin, ma per
svilupparlo ci vogliono braccia e menti giovani!
Va perciò acquisito il concetto che gli inception horizon,
statisticamente, sono tra i maggiori fattori litologici e strutturali deputati
alla formazione dei livelli di cavità, poiché orizzonti particolarmente
sensibili nella conduttività idraulica dei Karst incipienti, come
sottolineato da Palmer (22), sui grandi volumi di roccia, a livello
regionale. Anche in Italia, abbastanza di recente, si comincia applicare
questi concetti, specie utilizzando i rilievi 3D dei sistemi di grotte
abbinati a rilevamenti in cavità, riconoscendo superfici di controllo
litologico e strutturale, e valutando il loro rapporto con la paleo-tavola
d’acqua. Come nel caso delle Dolomiti Bellunesi dove, nel sistema
carsico dei Piani Eterni, che ha trentacinque chilometri di sviluppo, in
particolare l’Unità Bituminosa tra la Dolomia Principale e la Formazione
di Monte Zugna (Calcari Grigi) costituisce un importante inception
Fig. 6. Uno degli inception horizons della
horizon a livello regionale, vedi (23), anche se – in quest’occasione – di
Mammoth Cave, in un’immagine nota e riportata
dai vari testi sull’argomento. In questo caso
facile individuazione.
l’inception horizon è un vero bedding-plane
Vorrei concludere dicendo che gli inception horizons, naturalmente,
anastomoses che canalizzò, in fase freatica, lo
non sono il toccasana per risolvere i problemi sull’origine dei grandi
strato superiore.
livelli di condotte freatiche, ma semplicemente, con i bedding-planes
anastomoses e altre forme ancora (24), uno dei tanti elementi e chiavi di lettura. Tuttavia, costituiscono un aspetto
importante e – ripeto – perfettamente alla portata dello speleologo. C’è poi da dire che le moderne ricerche citate, svolte
in Svizzera, sono sbordate nell’oggetto misterioso e tanto amato dai carsologi, nella possibile “prediction”, così da esser
portate all’attenzione della geologia applicata e dell’ingegneria ( 25, 26) nella fattibilità dei tunnel da realizzare nei
massicci carsici, magari eseguendo perforazioni esplorative adeguate. È un sogno, anche se fondato su presupposti
scientifici, giacché – si sa – un massiccio carsico è ben più complesso, nel suo enorme interno, di quelle quattro cose
che riusciamo a vedere sulle porzioni di superfici esposte e nelle minuscole entità fisiche dei carotaggi recuperati dalle
cronache ipogee
19
perforazioni o ricavato dai log geofisici in foro, o in un complesso ipogeo che pur sempre è minuscolo. Poi, nessuno
statistico (vero) si azzarderebbe mai a tirar conclusioni. D’altra parte questa è la differenza di visione tra il geologo e
l’ingegnere (parlo d’ingegneri seri), che ho verificato per decenni avendoli alle mie dipendenze. Certo, poi, che
nell’ingegneria i dati sugli inception horizons possono essere interessanti, ma come tanti altri portati dal corredo
geologico e, da soli, assolutamente non risolutivi. Se si sovrastimano, si va a un equilibrio portato “al limite”, come una
ballerina classica che fa un’arabesque tendendosi all’inverosimile per assumere una plasticità che trascende per poi
rovinare sul parquet. Dobbiamo farcene una ragione. Mentre la ricerca, scoperta, riconoscimento, mappatura, etc. degli
inception horizons, in grotta e sulle superfici esposte dei Karst, può essere al contrario anche fondamentale per la
comprensione del quadro speleogenetico ed evolutivo di un massiccio carsico: un tema – lo dico ancora – affascinante e
fatto apposta per lo speleologo.
Note bibliografiche
(1)GLOSSARY OF KARST AND CAVE TERMS, 2014: Based on “A Lexicon of Cave and Karst Terminology with Special to Environmental
Karst Hydrology” EPA/600/R-02/003, 2002, EPA: Washington, DC., Speleogenesis Glossary includes 2699 cave & karst terms,
http://www.speleogenesis.info/directory/glossary/?keyword=inception+horizon& button=Search
(2)LOWE D., 1992: The origin of limestone caverns: in inception horizon hypothesis. PhD thesis, Manchester Polytechnic, UK, 511 S,
Manchester.
(3)LOWE D., 2000: Role of stratigraphic elements in speleogenesis: the speleoinception concept. In: Klimchouk, Ford, Palmer &
Dreybrodt (eds.), Speleogenesis, evolution of karst aquifers, 65-76. Huntsville.
(4)FORTI F. & TOMMASINI T., 1966: Una sezione geologica del Carso Triestino. Osservazioni di geomorfologia carsica in rapporto
con la litostratigrafia e la tettonica eseguite lungo una sezione trasversale all’andamento assiale del Carso Triestino, dal Monte
Lanaro alla località Cedas. Atti e Memorie Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, 6, 43-139.
(5)SEMERARO R., 1977: Considerazioni sui rapporti tra geolitologia e speleogenesi delle rocce carbonatiche carsificabili. Mondo
Sotterraneo, n. s., 1 (2), 14-25.
(6)TRIMMEL H., 1958: Schichtengebundene Höhlen. Atti VIII Congresso Nazionale di Speleologia, Como, 30 settembre - 6 ottobre
1956, to. 2, 15-19.
(7)MIHEVC A., 1998: Škocjanske jame. A contribution to speleogenesis. Naše jame, 40, 11-27, Ljubljana.
(8)KNEZ M., 1998: The influence of bedding-planes on the development of karst caves (a study of Velika Dolina at Škocjanske jame
Caves, Slovenia). Carbonates and Evaporites, 13, 2, 121-131.
(9)ŠEBELA S., 2009: Structural geology of the Škocjan Caves. Acta Carsologica 38/2-3, 165-177, Postojna.
(10)PALMER A.N., 1987: Cave levels and their interpretation. National Speleological Society Bulletin, 49, 50-66.
(11)FILIPPONI M., 2009: Spatial Analysis of Karst Conduit Networks and Determination of Parameters Controlling the Speleogenesis
along Preferential Lithostratigraphic Horizons. Thèse N. 4376, Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, 291 pp.
(12)FILIPPONI M., 2007: Speläologische Erscheinungen im Zusammenhang mit stratigraphischen Initialfugen. Laichinger
Höhlenfreund, 42, 21-32.
(13)FILIPPONI M. & JENNIN P.-Y, 2008: What makes a bedding plane favourable to karstification? – The role of the primary rock
permeability. Proceeding of 4th European Speleological Congress, Vercors 2008, 32-37.
14
( )FILIPPONI M., JEANNIN P.‐Y. & TACHER L., 2009: Evidence of inception horizons in karst conduit networks. Geomorphology 106,
86‐99.
(15)PEZDIČ J., ŠUŠTERŠIČ F., MIŠIČ M., 1998: On the role of clay carbonate reactions in speleo inception. A contribution to the
understanding of the earliest stage of karst channel formation. Acta Carsologica 27/1, 187-200.
(16)PASSERI L., 1972: Ricerche sulla porosità delle rocce carbonatiche nella zona di M. Cucco (Appennino Umbro-Marchigiano) in
relazione alla genesi della canalizzazione interna. Le Grotte d'Italia (IV), 3, 5-44.
(17)KIRALY L., 1969: Anisotropie et hétérogénéité de perméabilités dans les calcaires fissurés. Eclogea Geologica Helvetica 62/2,
613-619.
(18)KNEZ M., 1997: Karst cave development from the bedding-plane point of view (Skocjanske jame, Slovenia). Proceedings of the
International Congress Environmental Geology. Karst and Environment, 96-105.
(19)CUCCHI F., FORTI F. & SEMERARO R., 1976: Studio geomorfologico della Grotta di Padriciano (VG 12). Atti e Memorie
Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, 15, 21-55.
(20)ANSELMI M., BALLARIN L., FORTI F., FORTI FU. & SEMERARO R., 1994: Geologia e carsismo sotterraneo recente della cava
Faccanoni (Trieste). Ipogea, 1, 17-48.
(21)SEMERARO R., 2000: A hypothesis of paleogeography in the Western Julian Alps and its role in the karstic development of Mt.
Canin. Ipogea, 3, 117-166.
(22)PALMER A.N., 1999: A statistical evaluation of the structural influence on solution-conduit patterns. Proceedings of the
symposium held February 24-27, 1999, Charlottesville, Virginia, in A.N. Palmer & V.M. Palmer (eds.), Karst modeling. Karst
Water Institute Special Publication 5, 187-195.
(23)SAURO F., ZAMPIERI D. & FILIPPONI M., 2011: Analisi morfologica di sistemi carsici tramite software di elaborazione 3D: il caso
dei Piani Eterni nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Veneto, Italia. Atti del XXI Congresso Nazionale di Speleologia,
Sessione Attività di esplorazione e ricerca, Trieste 2-5 giugno 2011, 470-481.
(24)CALCIC-LJUBOJEVIC J., 2002: Bedding-plane anastomoses as one the early stages of karst evolution. Acta Geologica Polonica, 51,
1, 111-115.
(25)FILIPPONI, M. & JEANNIN, P.-Y., 2006: “Is it possible to predict karstified horizons in tunneling?”. Austrian Journal of Earth
Sciences 99, 24-30.
(26)FILIPPONI M. & JEANNIN P.-Y., 2008: Prediction of karst occurrences by interpreting borehole data within the Inception Horizon
Hypothesis. Sinkholes and the Engineering and Environmental Impacts of Karst 2008, Proceedings of the 11 th Multidisciplinary
Sinkhole Conference, Geotechnical Special Publication 183, 120-130.
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