adorazione per Francesco

Adorare Dio secondo Francesco d’Assisi.
Come commissione Giustizia e pace vogliamo proporre delle riflessioni su come debba intendersi la
lode a Dio secondo l’insegnamento di Francesco d’Assisi, lui che non ha scritto molto, ma ciò che
stupisce nei suoi scritti è proprio l’importanza dell’adorazione e del ringraziamento nei confronti
dell’Onnipotente e Buon Signore.
Francesco era un uomo povero in spirito e questa sua particolarità non poteva che sfociare nella
speranza e quindi nella gioia e nella lode per Dio. Il cristiano, pur di fronte alle situazioni difficili
della vita, in cui giustamente si sente male e depresso, non può dare segni di duratura tristezza e
malinconia, percorrendo, con convinzione, la strada che porta dalle tenebre alla speranza, alla luce e
quindi alla lode.
Se ci pensiamo bene è la strada della croce, è la strada che Francesco d’Assisi fece sua. Francesco
pensava spesso che se sapessimo lodare e pregare Dio, niente potrebbe più turbarci, perché
percorreremmo la terra con la tranquilla sicurezza dei grandi fiumi. Immaginiamoli questi fiumi,
quanta pace, forza e tranquillità esprimono e quindi donano a chi li sa guardare.
E’ vero che in Francesco siamo in una dimensione ascetica, profetica forse teologica, ma una
teologia vissuta, che lo faceva giungere al nocciolo di tutti i problemi con una semplice frase..
Innanzi tutto dobbiamo aspirare ad avere lo Spirito del Signore..Lui solo può renderci buoni fin nel
profondo dell’anima e quindi lodare e restituire a Lui di ogni bene.
Uno dei desideri più grandi di Francesco, era di entrare in comunione con Dio, con questo Dio
silenzioso, nascosto, misterioso. Questo perché, pur convinto che l’uomo non potrà mai vederlo,
pensava che Lui si potesse comunque rivelare. Come? L’incontro tra Francesco e il lebbroso e tanti
altri avvenimenti avrebbero soddisfatto il Santo di Assisi riguardo la manifestazione di Dio.
Per Francesco adorare voleva dire contemplare il mistero di Dio che si è fatto uomo, e quindi
nell’incarnazione vedere il senso della fraternità, della fragilità, il senso della minorità, verso gli
uomini che Dio in terra ama.Poi contemplerà la passione e morte di Gesù, vedendo che in croce ci è
andato un uomo che sembrava fallito, percosso, un umiliato che risorgerà insieme a tutti i falliti e i
bastonati della storia.
La lode e la preghiera di Francesco avvengono perché si sente amato personalmente.
Quando si ama, l’amato è sempre il fine dell’amante. Dunque Francesco si sente l’importantissimo
fine ultimo di Dio, anche se di fronte a frate Masseo che invidioso gli diceva…Ma chi sei tu, che
tutti ti ascoltano, non sei bello, non sei colto, non sei grande..perché a te..
La risposta di Francesco la conosciamo..Perché sono il più piccolo e il più povero di tutti…
Parlando il linguaggio della povertà vera, ogni persona si riconosceva in lui e lo ascoltava.
Si parla certo di povertà di spirito, ma non solo, soprattutto in quei tempi.
Francesco, pur riconoscendo il suo nulla, non ha bisogno dello psichiatra per sentirsi vivo, perché
non dubita nemmeno per un attimo di essere amato, e amato da un Dio, il Dio di Gesù di Nazaret,
non il Dio dei potenti.
Questa è l’origine prima dell’esperienza religiosa di Francesco d’Assisi.Un’esperienza che si
trasforma in lode, ringraziamento e restituzione verso Dio.
Francesco nella lode a Dio abbraccia tutto il creato, non è piccolo di mentalità e la sua universalità,
la sua fraternità abbraccia qualunque cosa o persona.
Allora per Francesco adorare, lodare, pregare voleva dire vedere, capire, rendersi conto, gustare ed
è per questo che a Natale inventa il presepe animato, non come atto banale, ma come momento di
amore.Celebra la più grande delle Lodi che un uomo possa fare. E cioè la partecipazione
all’Eucarestia.
Un amore che rende giustizia persino all’asino nel presepe, verso cui Francesco prova
tenerezza.Allora per Francesco, la preghiera non è dire qualcosa, ma un dono che viene da Dio, un
dono che non ti fa preoccupare troppo di quello che devi dire, ma che ti penetra dentro. Se non è
così facciamo solo dei monologhi e l’elenco dei nostri problemi. Pregare non è solo chiedere,
spesso è ascoltare ed ascoltarsi. Francesco che è uomo di grande preghiera e adorazione, aveva
molto ascoltato. La sua è la preghiera della chiesa, quella autentica, lui infatti pregava spesso con i
salmi, ed entrava in tale comunione con Dio che persino gli ebrei, che di preghiera se ne intendono
ma sono un po’ scettici sul nostro comune modo di pregare, dicono che molti scritti di Francesco
sono preghiere perché lui dice quello che ha dentro e dentro ha una preghiera di lode. Anche gli
ebrei sono convinti che Francesco ha colto il vero senso della preghiera.La preghiera per Francesco
è soprattutto un lodare e ringraziare Dio.
Un esempio al riguardo, e qui lo diciamo in particolar modo ai francescani, è l’Ufficio della
Passione, che è un insieme di versetti e salmi, apparentemente nemmeno tanto originali, ma che
all’orecchio attento si rivelano in realtà come la preghiera di Gesù verso il Padre. Francesco dice
chiaramente che qui presta la sua voce a Gesù che prega il Padre. Dobbiamo sapere che poche sono
le preghiere che Francesco rivolge direttamente a Gesù, quasi tutte hanno come destinatario il
Padre, per mezzo di Gesù.Ecco allora un’altra considerazione: Francesco con Gesù prega e loda il
Padre.Un Dio, quello di Francesco, che si rivela in Gesù, quindi un Dio che non va cercato con
clamori, con fuochi d’artificio, con manifestazioni eclatanti, in Pompa Magna, come spesso
succede, anche in qualche celebrazione ufficiale. Quasi Dio fosse lontano e più si fa rumore, più si
accorge di noi, della nostra esistenza in qualche sperduto angolo dello spazio.
Francesco ci insegna invece, nella preghiera e lode a Cristo, che trova Dio nelle piccole cose, trova
un rapporto con Dio sussurrato, consapevole che Dio ci conosce personalmente, che fa il primo
passo, che viene nonostante le nostre miserie, i nostri tradimenti, le nostre infedeltà. Lui le conosce,
ed è questa la vera novità che Francesco capisce e vive su di se. Un Dio che per questo motivo
prende le nostre sembianze, per ricordarsi dei pianti delle vedove, a cui sembra dire, non
preoccupatevi, per ricordarsi degli orfani, poiché non lo sono, anche se è difficile crederlo, per far
capire a chi tradisce che c’è sempre speranza e la possibilità di riscatto.
Francesco è alla ricerca del vero volto di Dio, cioè il volto di un Papà e questo è il Dio di Gesù,
questo è il Dio di Francesco e che questo sia, a Lui piacendo, il nostro Dio.
In Francesco e Chiara, poichè i due personaggi scomodi di Assisi sono uno complementare all’altro
nascendo essi da una esigenza dei loro tempi, la preghiera a di Dio si fa Lode. Francesco lodava Dio
per tutto, lo lodava attraverso Gesù, non tanto per quello che fa, ma per quello che è, perché Lui
esiste.Famosa è la Lode a Dio Altissimo, in cui incessantemente ad ogni riga, Francesco ripete: Tu
sei speranza…Tu sei carità..Tu sei..Tu sei..Tu sei..
Ecco, io ti lodo perché ci sei e ciò mi basta. Famosa la frase di Francesco quando diceva: Quanto un
uomo vale davanti a Dio, tanto vale e niente di più. Ci vuole una grande fede, e quindi un grande
senso di povertà per dire e vivere tutto questo, soprattutto di fronte alle difficoltà della vita.
Pensiamo, allora, che la lode più conosciuta che Francesco abbia scritto, il Cantico di Frate Sole ,
lui la scrive da cieco, mentre passava un momento di profonda sofferenza, ma l’effetto dello Spirito
di Dio porta Francesco d’Assisi a lodare Dio in ogni creatura.In queste stupende lodi, Francesco
loda sì le creature, ma il centro è Dio, perché vede Dio nelle creature. Vede un agnello e pensa a
Gesù, vede un verme per terra e non lo vuole schiacciare perché Gesù non si è vergognato di farsi
piccolissimo per noi.La lode a Dio si fa carne e quindi amore.
Un’ultima breve riflessione può essere che, come nella Perfetta Letizia, la vera lode e la vera gioia
affondano la proprie radici nella sofferenza. La vera gioia è data solo a coloro che hanno cercato di
seguire il Signore nella tribolazione quotidiana, nelle offese e calunnie ricevute, nelle tentazioni.
Allora seguiamo l’esortazione di Francesco che ci invita a Lodare il Signore perché è buono per e
con le sue creature.