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ANNO 3, NUMERO 14
SETTEMBRE 2014
EPOCHE’ MAGAZINE
Editoriale
Chi è il cacciatore e chi è la preda?
S. Bertolotti
La selezione del personale è un
mestiere che ha visto una crescita
importante alla fine degli anni Novanta e nei primi anni Duemila.
Ricordo che in quegli anni era sempre aperta la stagione di caccia di
professionalità rare sia a livello
tecnico che a livello manageriale.
Le aziende commissionavano ricerche dirette a più non posso per
rubare alla concorrenza manager
che si facevano pagare a peso d’oro. A volte durante i colloqui di
selezione più che valutare il candidato si procedeva ad un’opera di
convincimento dei candidati più
rari affinché questi si convincessero
che l’opportunità proposta era la
cosa migliore che sarebbe potuta
capitargli nella loro vita professionale… in realtà era solo questione
di soldi… Poi è iniziata la crisi. Le
teste hanno cominciato a rotolare
peggio che sulla ghigliottina durante la Rivoluzione Francese. Molti di
questi manager pagati più che adeguatamente si sono trovati dall’oggi
al domani a essere costretti a reinventarsi: chi ha cambiato mestiere,
chi è finalmente andato in pensione
senza continuare a stare strenuamente attaccato al lavoro, chi si è
messo in proprio, chi ha iniziato
a fare il consulente. Il rapporto
tra domanda e offerta si è molto
sbilanciato verso la domanda
mentre l’offerta si è contratta così
come si sono significativamente
contratti i compensi. Il coltello
dalla parte del manico ora ce l’ha
l’impresa. Possiamo continuare
a raccontarci la storia che tutti i
manager più validi sono rimasti
in sella ed è stata fatta una politica che ha premiato i meriti... ma
siamo in Italia e questo non è
credibile. La mia domanda è
questa: possiamo ancora parlare
di Head Hunting e di ricerca diretta? Le aziende sono ancora
disponibili a mettere mano al
portafoglio per portarsi a casa
professionalità a discapito della
concorrenza? Forse questa è
l’occasione giusta per rimetterci
tutti nell’ottica che il curriculum
vitae della persona che stiamo
cercando è fondamentale nella
sua interezza e non solo perché
lavora presso un’azienda concorrente. Ricordiamoci che non tutte
le persone si integrano con tutti
gli ambienti di lavoro e che difficilmente due aziende hanno dei
punti in comune così importanti
da giustificare una valutazione
positiva di un candidato solo
dalla sua provenienza. Allora
invito tutti i cacciatori di teste ad
applicate maggiormente le tecniche di valutazione di esperienza,
personalità e motivazione al lavoro per evitare di procurare
danni ai propri clienti e disagi
alle persone che ingaggiano.
Editoriale
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S. Bertolotti
Il parere dell’esperto
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L. Bergamo
Le nostre interviste
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A. Gandaglia
I corsi del mese
7
La nostra vignetta
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EPOCHE’ MAGAZINE
“Lei è una persona disponibile?”
Selezionare persone commettendo “pochi errori”
A cura di Luigi Bergamo
Mi è capitato sovente, affiancando nella mia attività professionale i manager che in Azienda
svolgono talvolta attività di selezione, di sentir rivolgere ai candidati domande di questo tipo e
ogni volta che accade non riesco a non pensare ad un film di
Sydney Pollack dei primi anni
80: Tootsie.
In esso, un giovanissimo Dustin
Hofmann interpreta Michael
Dorsey, un attore disoccupato
che le prova tutte per ottenere
una scrittura e che, a una domanda di questo tipo fatta da
una regista che lo stava selezionando replica sorridente: “Con
quale risposta otterrò la parte?”.
Alla fine si traveste da donna e
spopola.
Formulare le domande sbagliate ai candidati in un colloquio di
selezione è solo uno degli errori più frequenti che un selezionatore non professionista commette e queste sono le riflessioni che gli suggerisco di fare
prima di iniziare un colloquio.
Mi basta la buona volontà?
Selezionare la persone giuste per la posizione giusta è
un’attività strategica che ha
implicazioni molto profonde
sia sull’Azienda, che corre il
rischio di commettere errori
più o meno clamorosi, con
notevoli esborsi di tempo e
risorse (inserimento, formazione, valutazione, rigetto),
sia per le conseguenze
umane e sociali sul candidato (aspettative, soddisfazione, ricadute negative, reputazione).
Quindi: pensa alla selezione
come ad un’attività da fare
seriamente e senza improvvisare.
Ho le idee chiare su chi sto cercando?
È fondamentale domandarsi:
cosa deve sapere, fare, essere, la persona che cerco? E
ancora, in quale contesto dovrà muoversi? Con chi dovrà
interagire? Quale carico di
lavoro dovrà sostenere?
Se devo coprire una posizione di manager, le mie aspettative saranno differenti se la
persona andrà a dirigere un
team problematico in un contesto competitivo, oppure una
squadra ben affiatata in uno
scenario di consolidamento
del mercato.
Quindi: definite prima le vostre attese verso la posizione
e formalizzatele con un linguaggio chiaro in un documento.
A cosa mi serve il curriculum
che ho ricevuto?
“Ohh… lei è laureato in economia alla Bocconi”.. “Vedo
che ha lavorato per la ditta
Alfa”… “ “Ah… ha la passione
per i cani”
Il curriculum è un documento
in cui il candidato inserisce le
cose che maggiormente pensa possano essergli utili per
presentarsi, ma rileggere i
vari punti che lo compongono
senza aggiungere ad essi un
valore è un’operazione totalmente inutile.
Se il candidato negli ultimi
cinque anni ha cambiato tre
aziende o se è rimasto nella
stessa e magari nella stessa
posizione, devo per forza
fare qualche riflessione e se
la mia Azienda tende a fidelizzare e far crescere i collaboratori, il dinamismo potrebbe non necessariamente essere un punto a favore.
Quindi: leggete il curriculum con il terzo occhio. Scoprirete un sacco di domande interessanti da fare.
Quante parole sto dicendo?
“Sa… la nostra Azienda esiste da 30 anni… è come una
grande famiglia… siamo
all’avanguardia…”. In certi
colloqui il selezionatore si
prodiga, illustrando le virtù
dell’Azienda e le opportunità che essa riserva, ma
spesso sembra che debba
essere il candidato a doversi convincere della bontà
dell’offerta di lavoro.
Quindi: il vostro obiettivo è
ottenere informazioni, non
di darne, se non quelle che
il candidato vi richiede e
soprattutto, occhio alla regola di Pareto: nel parlare,
80% lui, 20% voi.
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EPOCHE’ MAGAZINE
Quale traccia di lavoro sto seguendo?
La selezione è un’attività di
valutazione del potenziale
che si sviluppa nel tempo
estremamente limitato di un
incontro, di norma non più di
40 minuti e ogni colloquio deve possedere una tattica definita dalle competenze che
volete esplorare. Se avete
chiesto “Quali hobby ha?” e
dopo mezz’ora sapete tutto su
come si alleva il bracco italiano, ma siete ancora ai preliminari, probabilmente avete fatto la domanda sbagliata e il
colloquio lo sta conducendo il
candidato.
Quindi: delineate e mantenete la vostra rotta formulando
domande precise e riconducendo sempre il colloquio alle
vostre finalità.
Che cosa sto cercando nel candidato?
complesse da rilevare?
Le competenze legate al sapere e al saper fare sono più
facili da rintracciare: per entrambe bastano delle semplici prove pratiche. Per il saper
essere invece, quelle che a
mio avviso erroneamente
vengono definite competenze trasversali (motivazioni,
tratti di carattere, atteggiamenti, pregiudizi, immagine di
sé ecc.) la storia si fa più complicata.
Il candidato su queste ultime
ha formalmente il diritto di
non darvi informazioni che
potrebbero nuocergli e sta a
voi scoprire dove è celato ciò
che vi interessa; ovvia dunque l’inutilità della domanda
“Lei è una persona disponibile?”, che da il titolo all’articolo.
Quindi: dotatevi degli strumenti e delle tecniche che
possano far emergere le informazioni, soprattutto quelle
che vi servono prioritariamente e che il candidato potrebbe volervi nascondere.
Avere dei criteri oggettivi con
cui descrivere le competenze
che state cercando in un candidato, permette di essere lineari e tracciabili, garantendo
al processo una maggiore affidabilità e comparabilità.
Quali strumenti servono per
farle emergere?
“Attitudine alla direzione”,
“orientamento agli obiettivi”,
“flessibilità”, “autonomia”, rimangono concetti vuoti se non
siete in grado di descriverli
attraverso dei comportamenti, individuando con precisione quelli che maggiormente
servono nella vostra Azienda.
Lo strumento principe per
esplorare sono le domande.
Fate però attenzione ad usare
le domande aperte, quelle
cioè che iniziano con chi, come, cosa, quale, quanto, ma
soprattutto perché, e sollecitano l’apertura della finestre
privata del candidato.
Quindi: date un senso concreto alle competenze che state
cercando, associandole a comportamenti oggettivi e misurabili, ma soprattutto utili alla
vostra Azienda.
L’uso delle domande chiuse,
quelle che per intenderci iniziano con un verbo (avete, siete, fate…), che partono dalla
visione di chi le formula e che
presuppongono una risposta
dicotomica (Si/No), sono
molto meno utili.
Quali sono le competenze più
Quindi: esercitate la vostra
capacità di fare domande
aperte: sono più funzionali e
rendono il dialogo meno formale e inquisitorio.
Quali tecniche devo possedere?
Rimanendo solamente nell’ambito degli strumenti linguistici (non parlando cioè di
quelli che esplorano le componenti non verbali) una tecnica
utile da approfondire è quella
della BEI (Behavioural Event
Interview) o tecnica dell’incidente critico, attraverso la quale il candidato viene sollecitato a narrare episodi legati alla
sua esperienza soggettiva e
relativi alle competenze che
voglio esplorare.
Banalizzando, non chiederete
“Lei è una persona responsabile?” bensì “Qual è la cosa più
impegnativa che ha fatto” ; dal
range della sua risposta (ho
organizzato lo sbarco in Normandia vs. ho organizzato un
torneo di canasta alla bocciofila) potrete capire dove si collocano le sue percezioni.
Quindi: attrezzatevi per avere
un approccio evoluto al colloquio di selezione e se necessario, almeno per i profili più
impegnativi, appoggiatevi alla
competenza di un professionista.
Quale atteggiamento devo avere
in un colloquio?
In un colloquio ogni giudizio a
priori fa calare un velo percettivo che rende meno lucida la
valutazione della potenzialità.
Se il candidato si è presentato
con bermuda e infradito e in
Azienda ci si muove solo in
giacca e cravatta, fategli (e
fatevi) tutte le domande che
volete sulle ragioni del suo
abbigliamento, ma traete le
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EPOCHE’ MAGAZINE
vostre conclusioni solamente
al termine del colloquio.
Quindi: sospendete ogni giudizio, positivo o negativo che
sia: avrete tempo dopo, a freddo, per trarre le vostre conclusioni finali
Che clima devo favorire durante
il colloquio?
Il vostro scopo è quello di far
sentire il candidato a suo agio:
più esso si sentirà minacciato
e meno si renderà accessibile.
È interesse comune per tutti,
che le informazioni che emergono siano le più veritiere e
conformi alla realtà, anche
perché ogni furbata sarebbe
comunque smascherata durante un periodo di inserimento
progettato adeguatamente e
questo il candidato deve percepirlo chiaramente.
direttamente connesse quali ricerca e inserimento, deve necessariamente rientrare in un sistema più ampio di gestione integrata delle Risorse Umane basato
sul Modello delle Competenze,
onde garantire alle entità più importanti e significative di ogni
Organizzazione, le persone che in
essa operano, le migliori opportunità di valorizzazione e reciproca soddisfazione.
Quindi: siate leali con il candidato, esponendo in modo
chiaro le vostre aspettative e
stando ad ascoltare le sue, in
un gioco paritetico tra persone
serie che si rispettano e si stimano.
Come avete avuto modo di vedere, questo decalogo (in realtà i
punti sono 11) illustra i fondamentali con cui un colloquio di selezione ragionevolmente serio deve
svolgersi, ma non ha assolutamente la velleità di essere esaustivo.
Selezionare è difficile soprattutto
per la grande responsabilità che
tale attività comporta e una selezione fatta bene, svolta da persone
coscienziose e responsabili che
seguono un metodo consolidato,
permette di ridurre considerevolmente i rischi di errori clamorosi.
Sottolineo nuovamente, come già
riportato nei miei precedenti articoli, che anche il processo di selezione, assieme le attività ad esso
Luigi Bergamo, Laurea in Scienze della Formazione,
Founder, Managing Director, Senior Consultant Adforma ideas & people.(www.adforma.com)
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EPOCHE’ MAGAZINE
Le nostre interviste
A cura di Anna Gandaglia
Gian Luca Lacasella
Promotore finanziario
Quali sono i profili manageriali più ricercati in ambito finanziario?
Nell’ambito finanziario, ricerchiamo maggiormente quattro tipi di figure professionali: Promotori Senior
(dai quarant’anni in su), che hanno maturato un’esperienza di almeno sei anni e gestiscono un portafoglio
di almeno 8 milioni di euro. Advisor: sono figure junior che operano da circa 4/5 anni e gestiscono un
portafoglio di almeno 3 milioni di euro. Supervisor/area manager: hanno più di dieci anni di esperienza e
a loro volta gestiscono un gruppo di circa 8/10 persone dirette; gestiscono non meno di 40/50 milioni di
portafoglio. Infine abbiamo i private banker, che oggi sono merce rarissima, e hanno tra i 35 ed i 55 anni
mediamente.
Quali sono i canali privilegiati utilizzati per l’head hunting?
Sicuramente le piattaforme web rappresentano il sistema più autorevole per cercare talenti. Stiamo parlando però di talenti esclusivamente italiani, figure unicamente italiane.
Le maggiori criticità che ha incontrato facendo questo tipo di mestiere?
Sicuramente la prima criticità che mi viene in mente è rappresentata dalla puntualità della committente
nel processare le candidature che le assegniamo. Spesso capita che passino addirittura più di 40 giorni, e
una cosa del genere è inammissibile, anche perché in questo modo i candidati migliori vengono persi. La
seconda criticità invece è rappresentata dal costo di figure come i supervisor o i private banker.
Quali sono invece le soddisfazioni più grandi nel fare questo lavoro?
La cosa che mi piace maggiormente del mio lavoro è riuscire a dare un’opportunità a qualsiasi lavoratore,
qualsiasi lavoro voglia. Riuscire in qualche modo a dargli una speranza.
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EPOCHE’ MAGAZINE
l’head hunter ho scoperto la mia
vera vocazione.
Quali ritiene essere le caratteristiche di esperienza e personali per poter ricoprire con successo questo ruolo?
Stewart Conal Wynne
Hr Director & General Manager
Qual è stato il suo percorso
professionale?
Nasco nel settore acquisti, sono
un irlandese di 47 anni, di cui 33
vissuti, anche se non consecutivamente, in Italia. Inizio il mio
percorso in Fuji Film Italia, un
anno dopo a Dusseldorf divento
Direttore Acquisti con il duplice
obiettivo di ottimizzare e razionalizzare il parco fornitori. Otto
anni fa Fuji Film Europa , riconoscendomi uno spiccato spirito
multiculturale, mi permette di
decidere dove collocarmi: inizio
quindi a ricoprire una mansione
nel reparto HR (dal 1999 sono
infatti Head Hunter per un’azienda di Londra). Nel 2011 ho frequentato un master in Human
Resources presso Epoché Service Integrator. Ho anche conseguito una laurea in psicologia.
Adesso sto aprendo un mio studio, ho due figli piccoli e vorrei
passare maggiore tempo con
loro, visto che non sono mai riuscito a farlo. Inoltre facendo
Secondo il mio personalissimo
parere, per riuscire a fare bene il
mio lavoro, occorre avere avuto
almeno un’esperienza lavorativa
in azienda, ricoprendo questo
ruolo per almeno 4/5 anni: sono
loro i migliori head hunter. Io le
peggiori esperienze le ho avute,
ad esempio, con laureati in filosofia o scienze umanistiche che,
subito dopo l’università, hanno
iniziato immediatamente a ricoprire questo ruolo, senza aver
prima maturato un’esperienza in
una realtà aziendale. Inoltre, per
svolgere questo mestiere al meglio, bisogna essere anche un po’
“sgamati”, ma questa caratteristica si acquisisce solo con tanta
esperienza. Quando entro in contatto con un’azienda, anche andando contro il mio interesse,
prima di iniziare la vera e propria
ricerca, chiedo sempre se la figura che stanno ricercando non
potrebbe essere tra i loro attuali
dipendenti, anche e soprattutto
perché, spesso e volentieri mi è
capitato di presentare diversi
candidati e poi alla fine è stato
scelto qualcuno dell’organico già
presente in azienda. E spesso il
metodo di pagamento era in base
al raggiungimento dell’obiettivo:
per questo preferisco (avendo
tanta esperienza), farmi pagare il
30% all’inizio, così non corro il
rischio di non venire pagato affatto.
Quanto è importante avere una
visione di respiro internazionale?
Non è importante, è fondamentale, è la conditio sine qua non. Io,
tra le varie nazioni, lavoro con
Irlanda (il mio paese d’origine) e
la Spagna, dove attualmente ci
sono più posizioni aperte che
gente disponibile. Grazie ai mezzi di comunicazione che ci sono
adesso, lavoro da Shanghai a San
Francisco, semplicemente seduto
davanti ad un pc. Prima facevo
anche due viaggi a settimana,
adesso, per rendere il tutto più
economico, usiamo Skype.
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EPOCHÉ SERVICE INTEGRATOR S.R.L.
CORSI DI AGGIORNAMENTO
IN DIRITTO AMBIENTALE-INDUSTRIALE
E DEI BENI CULTURALI
Epochè Service Integrator, ente di Formazione accreditato in Regione Lombardia, organizza, con l’alto Patrocinio della Fondazione Aurelio Beltrami, seminari di aggiornamento in diritto ambientale-industriale e dei beni culturali,
rivolti ai dipendenti della pubblica amministrazione e agli avvocati. I corsi si
terranno a Milano, presso la sede dell’Ordine degli Avvocati con il seguente
calendario:
26/09/2014 L’inquinamento elettromagnetico
10/10/2014 Gestione Rifiuti
24/10/2014 Legislazione delle energie in Italia e le energie rinnovabili
07/11/2014 Le procedure ambientali
21/11/2014 La tutela del paesaggio e delle aree naturali protette
04/12/2014 La valorizzazione del territorio e la qualità alimentare
19/12/2014 Beni culturali e patrimonio storico-artistico in Italia
Il comitato scientifico, presieduto dal Prof. Avv. Luciano Maria Delfino, è composto da Prof. Avv. Paola Brambilla, Avv. Elisabetta Cicigoi, Avv. Valeria Affer , coordinato da Abg. Giampaolo Giorgio Berni Ferretti e Abg. Claudia
Pengue e garantisce l’elevata qualità dei contenuti. Tutti i corsi sono in fase
di accreditamento presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano.
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La nostra vignetta
Staff
NEL PROSSIMO NUMERO:
Quando un ex dipendente ti fa causa
Editore
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