ElEna KostiouKovitch sEttE notti ROMANZO BOMPIANI Grazie a Mariarosa Bricchi, Alberto Cristofori, Federica Matteoli, Daniela Rizzi, Paolo Savasta, Vincenzo Santarcangelo e specialmente a Sarah De Sanctis per aver letto il libro e suggerito buone soluzioni e modi per la miglior resa della versione russa in questa mia autotraduzione. Grazie a Emanuela Guercetti per il sostegno linguistico di base. A p. 184 la citazione da 1984 di George Orwell è tratta da http://vho.org/ aaargh/fran/livres6/1984-it.pdf. Traduzione di Stefano Manferlotti KostiouKovitch, ElEna, Zwinger Copyright © 2012 Elena Kostioukovitch Published by arrangement with ELKOST Intl. Literary Agency Published with the support of the Institute for Literary Translation, Russia. © 2014 Bompiani / RCS Libri S.p.A. Via Angelo Rizzoli 8 – 20132 Milano ISBN 978-88-452-7814-3 Prima edizione Bompiani novembre 2014 sette notti 6 sabato 15 ottobre 2005, milano 7 Quando a Viktor Zieman... Quando a Viktor Zieman mandarono via fax la testa mozzata della sua assistente Mireille, lui stava mangiando tempura con Behr all’Iroha di Francoforte. Era mercoledì. Tutto era cominciato sabato, prima della Fiera, a Milano, a casa di Viktor, dove ogni cosa procedeva esattamente come sempre. 9 SaBaTo 15 ottobre 2005 Milano Non c’è momento più crudele nell’anno della settimana centrale di ottobre, che mette fine agli ultimi strascichi d’estate. La festa è finita, addio nuotate, scordati delle torbide acque del mar Ligure! Non te ne andrai più in giro con la camicia hawaiana. L’abbronzatura resiste ancora. Vabbe’, invecchierà sotto i polsini abbottonati. a Francoforte andrà già bene se non nevicherà, ma la pioggia, quella è senz’altro inclusa nel programma della Fiera, non ci sarà scampo... lì in Germania ti inzupperai per bene, e a Milano ti aspetterà l’uggia dell’autunno. oggi comunque il ballatoio è inondato di sole. Si intravede l’ombra di una grande testa vaporosa. “Ciao, Mireille! Sei arrivata! Che velocità! Ma che cos’hai nei capelli, una matita?” “Fa da fermaglio.” “Però. Solo in mezzo ai tuoi ricci può reggere... Sono felice di rivederti.” Viktor manda giù l’ultimo boccone di toast, si pulisce la bocca, mette il bicchiere e il piatto nel lavandino. Mireille è già arrivata, e lui sta ancora facendo colazione... che idiota. “Vuoi anche tu un toast?” Lei non vuole nessun toast, è venuta per lavorare. ormai 11 sette notti viene solo per lavorare. Quel che c’è stato... be’, è come se non ci fosse mai stato. amen. Con questo bel sole, sarebbe la giornata giusta per spassarsela insieme. Ma quale spasso vuoi che ci sia con questa gente? Mireille, Behr, Natalia non ne parliamo... Tutti stacanovisti uno peggio dell’altro. “Sei la tipica stacanovista.” “Che cosa borbotti? Non capisco.” “Stakan vuol dire bicchiere, dal bicchiere si beve la vodka. Stachanov era un minatore sovietico, un eroe del lavoro. Da voi in Francia non lo conoscono, Stachanov. Neanch’io lo conoscevo, finché vivevo da voi. E nonostante io sia russo.” È perfino strano, riflette Viktor, che non ne abbia mai sentito parlare da sua madre. Con tutte quelle storie russe che gli aveva letto e raccontato. Ma di Stachanov aveva saputo solo dopo il trasferimento a Milano. Ventitré anni prima. andava di moda il lessico sovietico, allora. “Mireille, mi daresti l’ultima versione degli appuntamenti di Francoforte? Qui ho un programma vecchio di tre giorni. Guarda: ‘Fiera del libro di Francoforte. agenzia omnibus. Incontri di Viktor Zieman. Ultime modifiche inserite da Mireille Robier il 12.10.2005.’ E oggi è già il 15.” “Infatti ti ho mandato il file da Parigi. Ma non ho avuto conferma.” “Mi si è cancellato il messaggio per errore, Mireille.” “Pare che abbiano inventato un sistema perché le email restino nel server, in modo da poterle recuperare. Si controllerà la posta anche da altri computer.” “Che meraviglia! Così non dovremo più essere schiavi dei nostri The Bat. Facciamo installare questo nuovo sistema all’agenzia, per tutti quanti.” “Installare, non installare, tanto tu le email in ogni caso non 12 sabato 15 ottobre 2005, milano le guardi. Le inoltri a me, così rispondo io. Tranne quelle dalla ‘Stampa’, naturalmente!” È chiaro quel che intende dire Mireille: “Qualche messaggio della tua bella l’ho comunque pescato, in mezzo alla corrispondenza di lavoro.” “Ma se cerco di rispondere io a tutte...” “oh sì, si vede. Non importa. L’agenda di ieri comunque non vale più. È stato rimescolato tutto di nuovo. adesso ti mando la versione aggiornata. Dov’è il cavo di rete, sotto il tavolo? Collego?” In cortile qualcuno fischia da vero professionista. È un sessantenne calvo e molleggiato. Chissà perché, non si serve di un fischietto ma di due dita. a forza di arbitrare nei pomeriggi estivi si è guadagnato un’abbronzatura tropicale anche a Milano. È un entusiasta. Il cortiletto del palazzo di Viktor, di sabato, si trasforma in un campo di calcio: i condomini qui sono di buon cuore o, piuttosto, di scarso carattere, per cui i ragazzi dell’istituto vicino vengono a giocare a pallone. La palla va a sbattere contro le antenne paraboliche e i bidoni dell’immondizia. Le case di ringhiera dei Navigli non sono più tuguri proletari: oggi questo è territorio della bohème, del design e del bel mondo dell’arte. Ma, come ai tempi del sottoproletariato, i panni sono stesi sui ballatoi. Il bucato, naturalmente, soffre per via delle pallonate. I malcapitati inquilini del pianterreno si barricano dietro panciute inferriate, dove i gerani tremano e perdono petali per il trambusto calcistico. Sì, è un sabato maturo di metà ottobre. Luminoso, senza vento, profumato dagli aromi che si sprigionano dall’uscita posteriore della panetteria: di rosmarino caldo, di olio. Dalla strada giunge un tintinnio di sedie metalliche contro le gambe dei tavolini. 13 sette notti Gambe, gambe. Di sedie e di ragazze. Gambe, donne... quanti numeri di telefono accumulati nel cellulare... Ma Viktor Zieman è tenuto a starsene rinchiuso qui, ad annoiarsi come “nel miserabile lunedì”, secondo l’espressione di quel cantautore che si squarciò a morte la gola rauca venticinque anni fa, a Mosca, al culmine della torrida estate olimpica. Il suo nome altisonante, Vysotsky, è sconosciuto in Italia, paese che aveva cercato inutilmente di sedurre. Eppure, quando nel luglio dell’80, rischiando di scivolare giù dal tetto dell’edicola su cui si era appollaiato, Viktor fotografava la calca nella piazza, le divise sudate dei poliziotti, le teste che si sporgevano dai cornicioni, e la folla che piangeva e ascoltava quella voce brigantesca (c’erano casse su ogni davanzale!), sembrava che quello fosse il funerale più affollato della Terra. Nessuno si uccise gettandosi dal balcone sulla bara, come lo studentello al funerale di Sartre, ma il livello d’isteria era talmente alto che fu un miracolo se ciò non accadde... Tipica esagerazione russa. ai funerali di John Lennon, a New York, cinque mesi più tardi, probabilmente c’era più gente; ma quelli di Lennon Viktor non li aveva visti, aveva altre disgrazie di cui occuparsi. Mentre la morte di Vysotsky, trovandosi a Mosca, Viktor l’aveva vissuta come una tragedia personale; e poi anche antonia era impazzita per la disperazione e aveva fatto la veglia per tutta la notte con altre migliaia di persone sotto il teatro Taganka. E non poteva fare altrimenti, considerato il ruolo di antonia in quella storia e perfino nella faccenda della scomparsa del genio ribelle. Per tutto il 26 luglio, per la prima volta nel suo secondo (e ultimo) mese con Viktor, antonia si era sottratta ai suoi abbracci e aveva pianto come una forsennata. aveva disertato il turno allo stadio con i turisti italiani. Venne denunciata per questa 14
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