nazionale - 1 - Conquiste del Lavoro

conquiste dellavoro
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Anno 67 - N. 32
VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2015
Quotidiano della Cisl fondato nel 1948 da Giulio Pastore ---------- ISSN 0010-6348
www.conquistedellavoro.it
Migranti. Cisl: “L’Europa si è arresa alla tratta degli essere umani. Italia lasciata sola a gestire un fenomeno drammatico”
Lampedusa,unanuovatragediacheindigna
A
ncora una volta “una tragedia che non solo ci
indigna ma che testimonia il fallimento e la
resa da parte della comunità internazionale ed in
particolare dell’Europa che ancora una volta non
ha saputo rispondere all’emergenza umanitaria
in maniera adeguata, né in termini di contrasto al
traffico di esseri umani né tantomeno di soccorso, lasciando, come da copione, l’Italia sola a gestire un fenomeno drammatico”. Così Annamaria
Furlan a proposito dei 330 migranti morti al largo
di Lampedusa. “Non ci sono parole per esprimere
il cordoglio e la commozione di fronte a questa
ennesima strage di uomini, donne e bambini. Bisogna affrontare seriamente il tema della cooperazione e del dialogo con i Paesi di partenza dei
flussi al fine di creare in loco strutture adeguate
di accoglienza e tutela dignitosa. Occorre poi rivedere il regolamento di Dublino 3 per favorire
un’equa e sostenibile gestione e distribuzione
dei profughi e richiedenti asilo nell’ambito di corridoi umanitari e nel rispetto del reale progetto
migratorio. Non servono ulteriori sterili dibattiti
ma azioni concrete e serie per dare risposte di
buonsenso ad una questione che va ben oltre i
confini dei singoli Paesi e che richiede un impegno non improvvisato ma strutturale”.
Ce.Au.
AccendileRsu
Pubblico impiego: parte
la campagna Cisl per
le elezioni del 3, 4 e 5 marzo.
Furlan: “Altro che slide,
per una buona riforma
serve il protagonismo
dei lavoratori. Senza
un’amministrazione pubblica
di qualità, l’Italia non cambia
e non esce dalla crisi”
Storti a pagina 5
Ilva, corsa contro il tempo
Jobs act, licenziamenti collettivi
Fim: tempi stretti sul decreto verso l’esclusione dalla riforma art.18
C
orsa contro il tempo per salvare l’Ilva. Ieri è iniziato
nell’aula del Senato l’esame degli emendamenti al decreto approvato dal governo alla vigilia di Natale. Ma a
Taranto l’allarme resta alto, anche se ieri sono stati pagati gli stipendi ai lavoratori. Oggi gli autotrasportatori porteranno la loro protesta davanti a Palazzo Chigi. Per il
segretario generale della Fim Taranto Brindisi Mimmo
Panarelli “il decreto va convertito in tempi strettissimi”
D’Onofrio a pagina 7
L
a Cisl condivide l’integrazione al parere sul
Jobs act della commissione Lavoro del Senato
che mercoledì sera ha
spaccato la maggioranza
(è stato votato da Pd, Sel
e M5s, mentre Ncd ha
detto no) e si augura che
il Governo la ascolti. “At-
traverso la contrattazione - ha detto ieri Annamaria Furlan - abbiamo gestito migliaia di uscite dal lavoro garantendo la coesione sociale”. Con l’integrazione la Commissione
chiede al Governo di rivedere le regole sanzionatorie sui licenziamenti col-
Note Book
L’ardua mediazione tra Atene e Berlino
L
o sbarco dunque è rinviato. Anche se
non sono mancati colpi di mortai e
qualche assalto alla baionetta. Il D-Day
della Grecia, com’era stato annunciato
l’Eurogruppo di mercoledì sera, serve a
solo a destare antichi rancori e a rimandare tutto a lunedì, nella speranza che il
summit dei leader Ue possa contribuire
a smuovere qualcosa. Gli stracci insomma sono volati. E non poteva essere altrimenti visto com’era cominciata.
Nelle pagine 2 e 3
CURIOSAmente IL BLOG DEL DIRETTORE
Cavalli di Troika
a pagina 3
1 million net!
La Cisl lancia
il network 2.0
C
on la Campagna Cisl sul fisco, si registra l’avvio di
un progetto sperimentale di
Network digitale per mettere in rete 1 milione di contatti con il coinvolgimento degli operatori della comunicazione confederali. Un progetto ambizioso ma, numeri
alla mano, realizzabile.
Benvenuti a pagina 8
lettivi.
Intanto, nel parere favorevole al decreto attuativo sul contratto a tutele
crescenti, viene sottolineato che “la regolazione
dei nuovi contratti permanenti deve allinearsi
alle discipline vigenti negli altri paesi europei, anche a quelle più protettive”. Rimarcata poi la necessità di applicare le
nuove regole anche al lavoro pubblico.
Ieri è anche arrivata l’intesa delle Regioni, in Conferenza Stato-Regioni,
sul decreto attuativo relativamente alla riforma
degli ammortizzatori sociali. In sostanza, viene allargata la fascia dei soggetti disoccupati beneficiari delle risorse le quali,
invece che essere erogate dall’Inps come previsto inizialmente, saranno
erogate dal ministero del
Lavoro e gestite dalle Regioni.
Giampiero Guadagni
2
CONTROsterzo IL BLOG DI ESTER CREA
VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2015
L’avvocato che sfida la Merkel
T
sipras vuole chiedere alla Germania il risarcimento dei danni perpetrati dai nazisti durante
la Seconda Guerra mondiale? Allora, si metta in coda perché, comunque la pensi Berlino, c’è uno
studio legale pronto a far valere
le ragioni di Atene. E non solo.
Sulla scrivania dell’avvocato Lucio Olivieri di San Benedetto del
Tronto sono già state depositate
le richieste del Comune di For-
nelli (Isernia) che il 4 ottobre del
1943 fu teatro di una strage nazista in cui sei civili furono impiccati, per rappresaglia, dai tedeschi. Ma anche le stragi di Pietransieri a Roccaraso (131 morti) in Abruzzo e, in provincia di
Ascoli Piceno, quelle di Massignano (12 vittime), Castignano
(4), Acquasanta (12) oltre a quattro casi singoli di San Benedetto
del Tronto di persone deportate
in Germania, hanno trovato
udienza presso lo studio Olivieri.
Peccato che fino ad oggi gli unici
che abbiano preteso ed ottenuto dalla Germania il pagamento
dei danni di guerra fino all’ultimo centesimo siano stati i sovietici. Tanto l’Italia quanto la povera e malandata Grecia nella conferenza di Londra del 1953 decisero di non esigere il conto. Un
sacrificio che consentì ai tedeschi di dimezzare il 50% del loro
debito. L’altro 50% avrebbe do-
vuto essere rimborsato dopo
l’eventuale riunificazione delle
due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si
oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe causato il
default della Germania. Ci fu
una mediazione con l’Italia e la
Grecia che ancora una volta acconsentirono a non esigere il dovuto. Che possibilità ha ora l’avvocato Olivieri di ottenere giustizia per i suoi clienti? Pari a zero,
secondo Berlino. Ma il nostro
non demorde, nonostante le bat-
taglie legali avviate dal suo studio fin dal 2010 siano state interrotte da una sentenza della Corte internazionale di giustizia dell'
Aia del 2012 secondo cui l'Italia
non avrebbe giurisdizione in merito. “Il 22 ottobre 2014 è però
arrivata una sentenza della Corte costituzionale italiana che ha
annullato gli effetti della sentenze dell'Aia, così che abbiamo riattivato tutti i processi”, esulta.
D’altra parte, l’unico guadagno
assicurato sarà proprio il suo.
Ester Crea
L’analisi. L’uscita dall’euro del paese ellenico potrebbe produrre effetti a catena e squilibri nefasti per tutta l’Unione,
SeAtenefallisceneppure
La “soluzione Ue” non interrompe la spirale di recessione, disoccupazione e povertà
PerchéilcasoGrecia
deveinteressarci
di Sebastiano Fadda *
conquiste del lavoro
attualità
D
i fronte agli apparenti sussulti di ribellione della Grecia, che per risolvere i problemi della sua disastrata economia vorrebbe
sottrarsi alle misure imposte
dalla Troika, la risposta dell’unione europea corre sulla
solita “trivial solution”. “Trivial” in inglese non significa
triviale, ma banale. E la soluzione banale è: ridurre drasticamente la spesa pubblica e aumentare drasticamente le tasse. Questa soluzione
è banale perché risolve (forse, ma si potrebbe pensare
di no a meno che non si spingano queste misure fino ad
estremi disumani) il problema della restituzione del debito, ma non quello dell’interruzione della spirale di recessione, disoccupazione e
povertà che sta affamando il
paese. Prosciugare il reddito
disponibile per consumi e
per investimenti innesca la
trappola del sottosviluppo.
Qualcuno dirà che queste misure non sono state imposte
ma sono state “concordate”
con la Troika. Vero, ma esse
sono state accettate perché
imposte come condizione
per l’erogazione degli aiuti finanziari. Così, come notava
Stiglitz, il Fondo Monetario
Internazionale ha di fatto abbandonato la funzione di
concedere aiuti finanziari
per evitare la recessione ai
paesi in difficoltà, e ha abbracciato invece quella di imporre la recessione come
condizione per ricevere gli
aiuti. Qualcuno dirà pure
che la Grecia è colpevole della politica economica che ha
prodotto l’eccessivo indebitamento ed ha truccato i conti per entrare nell’eurozona. Pertanto è la
Grecia
che deve pagare. Vero; però
la colpa va condivisa con chi
non è stato in grado di controllare la correttezza dei
conti e di chi ha “generosamente” concesso finanziamenti per brama dei futuri
rendimenti senza verificare
la solvibilità del debitore
(qualcosa che ricorda sinistramente la vicenda dei “subprimes”). Qualcun altro dirà che comunque i debiti vanno pagati, subito e sull’unghia, indipendentemente da
quanto costi al debitore. E’
vero anche questo, ma bisogna ricordare due cose. Primo, che i titoli del debito
pubblico “rischiosi” (con basso rating) comportano un
rendimento alto proprio come premio per il rischio; ma
questo presuppone che il rischio sia effettivo: non si
può pretendere di avere contemporaneamente un alto
premio per il rischio e un rischio nullo. Quindi fa parte
del gioco correre il rischio
che il debito possa non essere ripagato. Secondo, come
in molti altri casi, il recente
caso del salvataggio/vendita
di Alitalia ha mostrato la possibilità che l’esposizione debitoria verso grandi banche
possa trasformarsi in perdita irrecuperabile per le stesse.
Detto questo, il problema attuale non è quello di stabilire di chi sia la colpa, ma quello di individuare la terapia
giusta per risanare l’economia e la finanza pubblica. La
terapia somministrata dalla
Troika e dalla politica economica europea (risolvere i problemi di finanza pubblica attraverso una riduzione del
reddito), già teoricamente
contestabile, si è dimostrata
ovunque empiricamente fallimentare: i danni economici sono stati notevoli
e la ripresa dalla crisi è
stata ostacolata o ritardata.
Purtroppo, questa è la situazione greca da cui partire:
una ecatombe economica
accompagnata da un debito
di circa 320 miliardi di euro,
pari a circa il 175% del Pil. Circa 230 di questi miliardi sono detenuti dal Fondo Monetario Internazionale e dai paesi dell’Eurozona (Specialmente Germania, Francia e
Olanda). Posto che le politiche economiche dell’Unione Europea finora hanno soltanto stretto la morsa della
“austerità”” in nome dell’obiettivo primario del consolidamento fiscale, c’è da
chiedersi se le recenti aperture del “Quantitative easing” costituiscano un passo
significativo ed efficace in favore della crescita. E’ lecito
dubitarne; infatti, in primo
luogo va notato che il problema attuale non sta tanto nell’insufficiente
liquidità,
quanto nell’insufficiente domanda aggregata, soffocata
dalle misure recessive. Pertanto un incremento della liquidità non accompagnato
da adeguate misure espansive (cioè in assenza di politiche fiscali espansive) è insufficiente per stimolare la crescita: la liquidità rischia di restare nelle banche. D’altra
parte l’obiettivo dichiarato è
soprattutto quello di provocare un po’ d’inflazione (intorno al 2%), che peraltro, se
così provocata, può benissimo coesistere con la stagnazione. In secondo luogo va
sottolineata la dimensione
modesta dell’iniezione di liquidità: 60 miliardi di euro al
mese da marzo 2015 a settembre 2016, circa un terzo
di quanto sarebbe necessario per seguire l’esempio degli Stati Uniti. Infine, va considerata la distribuzione degli
acquisti della banca Centrale Europea tra i diversi paesi;
questa avverrà in proporzione alle quote di partecipazione nel capitale della Bce. Ciò
significa che la Germania ne
sarà il maggior beneficiario
(alla Grecia, per esempio,
spetterà solo il 2%).
L’intervento della Bce non
porta quindi di per sé un
grande aiuto. Per uscire dalla morsa la Grecia ha annunciato una serie di misure opposte alle politiche recessive dell’austerità contrabbandate con l’eufemismo delle
“riforme strutturali”, tra cui:
ripristino di livelli decenti di
welfare; rinuncia alla svendita del patrimonio pubblico,
innalzamento dei livelli salariali (accompagnate da razionalizzazione della spesa e lotta alla corruzione e all’evasione fiscale). Tutto questo,
assieme ad altre misure di
spesa pubblica funzionali a scatenare effetti
moltiplicativi di crescita del livello di
attività economica, dovrebbe far
parte di una inversione radicale della politica economica dell’Unione, e comportare quindi
una generale
rimodulazione dei tempi
e dei modi
del consolida-
mento fiscale. Il caso della
Grecia ci interessa proprio
per questo: perché il nuovo
governo ha aperto una nuova strada impostando un negoziato con l’Unione europea su queste linee. Non
chiede infatti né di uscire dall’euro, né la cancellazione
del debito. Ne chiede soltanto una rimodulazione, che,
secondo le proposte specifiche del nuovo ministro delle
finanze dovrebbe realizzarsi
(previa concessione di un piccolo prestito ponte) in parte
attraverso la trasformazione dei titoli greci in nuovi
bonds con rendimento indicizzato al tasso di crescita nominale e in parte trasformando i titoli in possesso della
Bce in obbligazioni perpetue. Nel contempo La Grecia
garantirebbe il mantenimento di un avanzo primario (se
pure intorno all’1,5 anziché
al 4,5 come richiesto).
Queste proposte dovrebbero essere sostenute dai paesi membri dell’Unione, che
dovrebbero considerarle come un’occasione per cambiare l’intera politica economica europea, approfittando
anche della favorevole congiuntura
internazionale.
Questa, attraverso la riduzione del prezzo del petrolio (attualmente stabilizzato intorno a 50 dollari al barile) e attraverso il deprezzamento
dell’euro (attualmente stabilizzato intorno a 1,13 rispetto al dollaro), offre le condizioni ideali per adottare vigorose
politiche di rilancio della crescita in tutta l’eurozona. Ma
purtroppo sembra che dai
paesi membri, e anche dal
governo italiano, giungano
solo chiacchiere, ma non decise posizioni favorevoli, e il
negoziato sia lasciato tutto
nelle mani della Germania,
con i suoi inappropriati e stupidi slogans come “bisogna
fare i compiti a casa” e “i patti (capestro) vanno rispettati”. Se questa occasione favorevole non venisse sfruttata,
un possibile rialzo del prezzo
del petrolio e della quotazione dell’euro, potrebbe cacciarci di nuovo in difficoltà
con le nostre idolatrate “politiche di austerità”. Se anche
i negoziati con la Grecia fallissero, il paese verrebbe forse
praticamente spinto fuori
dall’euro: non avrebbe altra
via di uscita dato il grave vuoto di liquidità creato dal mancato accesso agli aiuti finanziari dell’Ee e al quantitative
easing (ricordiamo che gli acquisti della Bce sono riservati ai titoli con qualifica “investment grade” attribuita dalle agenzie di rating). Ma ciò
potrebbe produrre effetti a
catena e squilibri nefasti per
l’intera zona euro e per tutta
l’Unione, Germania compresa. Una prospettiva oscura
anche per le controindicazioni di carattere geopolitico.
Per tutte queste ragioni i paesi dell’euro dovrebbero collaborare per trovare una soluzione positiva al problema
greco, e non lasciare che la
Germania impedisca il raggiungimento di un accordo.
La recente decisione della
Bce di non accettare i titoli
pubblici greci come collaterali è un grave segnale di difficoltà a raggiungere una soluzione. A meno che non si
ritenga, come suggerisce P.
Krugman, che Draghi abbia
in questo modo voluto mettere la Germania davanti ai
rischi e ai costi di una ostinata rigidità. Un po’ di “teoria
dei giochi” potrebbe sostenere questa interpretazione.
Professore ordinario
di economia politica
Facoltà di economia
Università Roma 3
A
Giornata
di azione
globale per
il diritto
di sciopero,
aderisce anche
la Fim Cisl
nche la Fim Cisl aderisce alla giornata di azione globale in difesa
del diritto di sciopero promossa in
tutto il mondo dalla Confederazione
internazionale dei sindacati (Ituc).
L’iniziativa, che si terrà il prossimo
18 febbraio, è una risposta agli attacchi senza precedenti da parte degli
imprenditori e di diversi governi (fra
i quali il Giappone, il Cile, il Brasile, il
Pakistan e la Turchia) contro il diritto di sciopero, fino al punto da trasformarlo in un reato.Clamoroso il
caso del governo Erdogan che, re-
centemente, ha emanato un decreto per impedire ai metalmeccanici di
scioperare per il loro contratto di lavoro. La Fim-Cisl parteciperà impegnando le proprie strutture sindacali in azioni dimostrative con cartelli e
striscioni davanti alle sedi di Confindustria; informando i lavoratori e i
media sull’origine del conflitto e l’importanza della difesa di un diritto
fondamentale per la libertà sindacale; disseminando i social networks
con le notizie sulla giornata di azione globale in difesa del diritto di sciopero.
Germania compresa. Una prospettiva oscura anche per le controindicazioni di carattere geopolitico che tale esito comporterebbe
neppureDraghicisalverà
Eurogruppo. Dopo lo scontro, si tornerà al tavolo lunedì prossimo
Tsiprasisolato.Vince
lapauradelcontagio
B
ruxelles (nostro servizio) – Lo sbarco
dunque è rinviato.
Anche se non sono
mancati colpi di mortai e
qualche assalto alla baionetta. Il D-Day della Grecia, com’era stato annunciato l’Eurogruppo di mercoledì sera,
serve a solo a destare antichi rancori e a rimandare
tutto a lunedì, nella speranza che il summit dei leader
Ue di queste ore possa contribuire a smuovere qualcosa. Lo dice lo stesso ministro
Padoan che parla di discussione “fruttuosa” e “a tratti
un pochino franca nei toni”.
Gli stracci insomma sono volati, e del resto non poteva
essere altrimenti visto com’era cominciata. Il solito
Schaeuble, deux ex machina dell’ortodossia tedesca e
ministro delle finanze un
po’ di tutti noi, aveva voluto
subito chiarire alla vigilia
della riunione, che la Grecia
“o accetta l’ultima tranche
di aiuti o è finita”, per poi rincarare chiarendo che “ognuno è libero di fare quello che
vuole: un programma esiste, o si porta a compimento o non abbiamo più un programma”. Cattivo al punto
giusto, per parlare a nuora
perché suocera intenda. Altrimenti non si capirebbero
neanche tanto le dichiarazioni di giovedì mattina del
CURIOSAmente
primo ministro finlandese
Stubb, quando parla di “una
situazione di 18 Paesi dell'
euro contro uno”, come a
voler ribadire che il mini
tour europeo di Tsipras è
stato un vero fallimento e
soprattutto che a essere
spaventati non devono sentirsi solo i greci ma tutti quegli Stati in deficit che magari
a parole hanno mostrato solidarietà o qualcosa in più al
nuovo governo di Atene,
ma che nei fatti sono stati riportati a consigli più miti da
Berlino e dai padroni del vapore Ue. Il messaggio di
Schaeuble vale anche e soprattutto per Italia e Francia
subito rimesse in riga dopo
le prime carezze al golden
boy di Syriza. Nonostante i
bazooka di Mario Draghi,
sembra dire la Germania, il
rischio contagio per Paesi in
crisi, e quindi anche per Spagna e Portogallo, resta ancora alto, ecco perché non conviene spaccare il fronte dell’austerity, ma occorre invece mostrarsi uniti contro l’apostata Tsipras. L’Eurogruppo di mercoledì sera aspettava dalla Grecia una proposta ufficiale che non è ancora arrivata, e che entro lunedì deve assolutamente essere sul tavolo dei 19 ministri
economici. Guardare a
un’estensione del programma, significa, osserva ancora Stubb, che la Grecia dovrà attenersi a ulteriori cambiamenti strutturali imposti
dalla troika. Estendere il pia-
dal 1 marzo, senza un nuovo accordo con l'Ue, la Grecia si troverebbe subito a dover pagare 4,6 al Fmi, e tra
luglio e agosto deve rimborsare 6,6 miliardi alla Bce:
con quali soldi?). Una lunga
telefonata notturna tra Tsipras e il suo ministro delle finanze ha posto fine, per
ora, alla possibilità di continuare a farsi dettare la linea
da Bruxelles, Francoforte e
Washington. Il problema,
spiega una fonte interna, nasce dalla domanda se si debba o no lavorare nella logica
del precedente governo,
quello di Samaras che ha accettato gli aiuti della troika,
o di quello attuale, che invece vuole sparigliare tutto.
La morale dell’impasse attuale, di fatto, è che i ministri economici dell’Eurozona non possono pensare di
chiedere a Tsipras di continuare ad applicare le riforme di chi c’era prima al suo
posto: sarebbe come, si sostiene, fare finta che l’elezioni non ci siano mai state. Si
torna, dunque, al punto di
partenza. L’Ue non può non
tenere conto della volontà
popolare, e la scelta dei greci, sostiene Atene, deve pesare sull’opportunità di ripartire praticamente da zero, e convincere Bruxelles a
prendere in considerazione
il prestito ponte di 10 miliardi per arrivare vivi fino ad
agosto e negoziare nel frattempo i 5 punti del piano di
Syriza per risollevare la Grecia: il permesso di emettere
8 miliardi di titoli di Stato oltre la soglia consentita;
prendere 1,9 miliardi di profitti che le banche centrali
della zona euro hanno realizzato sui bond greci; rottamare il 30 per cento del Memorandum con l'Ue, sostituendolo con dieci riforme decise da Atene in collaborazione con l'Ocse; aggiornare la
legge di bilancio 2015 riducendo l'avanzo primario da
3 a 1,5 per cento, e recuperando 2,8 miliardi da usare
come coperture per le misure di sostegno alla popolazione annunciate in campagna elettorale; uno swap
dei titoli con nuovi bond a
più lunga scadenza o indicizzati alla crescita del Pil.
Pierpaolo Arzilla
IL BLOG DEL DIRETTORE
Cavalli di Troika
A
no di Fmi, Ue e Bce, significa
per Tsipras rinnegare il programma elettorale che vuole chiudere la stagione dell’austerità, e dunque di “aiuti” che hanno ulteriormente
strozzato la società greca,
avvitandola su se stessa senza possibilità di ripresa (come i 3 miliardi di aumento di
tasse e gli 11,5 miliardi di tagli in due anni che nel settore pubblico hanno messo in
mobilità 25mila lavoratori,
ridotto gli stipendi del 20
per cento, aumentato l'età
pensionabile e ridotto tutte
le pensioni sotto i mille euro), se non con un diverso
progetto di assistenza economica che non preveda ulteriori ferite, ma che permetta al governo di avere
un margine di manovra sufficiente per allentare la pressione su famiglie e imprese.
I 18 (contro 1) per ora legano la possibilità di Atene di
negoziare (e presentare
uno schema di riforme) all’estensione tecnica del programma di aiuti che terminerà il 28 febbraio, e che
per Varoufakis significa allungare le sofferenze (ma
ngela Merkel al Vertice Ue annuncia la possibilità di un compromesso sulla Grecia mentre dall’Ucraina giungono venti di tregua:
accordo sul cessate il fuoco dal 15
febbraio. Poco importa che Putin
spezzi matite durante un delicatissimo vertice. Ora è importante valutare tre fatti solo in apparenza distanti: la triangolazione Russia-Nato-Grecia; la questione del debito e
della sovranità monetaria; il freno
della cancelliera tedesca sull’escalation in Ucraina. Così, tre emergenze (l’Isis, la crisi greca, e il conflitto
russo-ucraino) s’intrecciano con soluzioni debitamente soppesate e
decisamente collegate, anche perchè le diverse cordate che influen-
zano i processi globali spesso sono
solo in apparente contrasto tra di loro. Prendiamo la questione Tsipras,
tema non solo economico ma anche geopolitico. La dimensione finanziaria svetta oggi centrale come
in altri tornanti epocali. Se il leader
greco tornasse a stampare dracme,
l’ipotesi guerra si farebbe più concreta: ricordiamoci che dietro le primavere arabe ci fu il fattore banche; dietro la guerra di Libia il dinaro d'oro africano; la seconda guerra
mondiale scoppiò dopo la nazionalizzazione della Banca centrale tedesca. I cavalli di Troika sono insomma all’opera. Pensiamo a certe durezze europee in apparenza inspiegabili ma in realtà funzionali al pro-
gressivo scivolamento della Grecia verso
Mosca. Gli interessi di Atene non sono ovviamente né quelli di Putin né
quelli di Soros, ma coincidono comunque con quelli di una Europa
che complessivamente ha tutto da
perdere dalle sanzioni contro la Russia. Non dimentichiamoci poi che
dopo il blocco del gasdotto South
Stream potrebbe essere la Grecia
ad ospitare l’infrastruttura del gasdotto per l’Europa del Sud. Per un
paese che tra poco non saprà più come pagare stipendi e pensioni, è
pur sempre un’opportunità. La politica del rischio calcolato della Teoria dei Giochi consiste nel convincere gli avversari che la sfida è totale,
che si è totalmente incuranti del pericolo, quasi folli, e disposti a far
crollare tutto. Poi sorridere, e dire
finalmente quello che si pensa veramente. Il ministro delle finanze
Yanis Varoufakis è un teorico dell’argomento. Nel 1995 ha scritto un
libro, “Game Theory: A Critical
Text” , che ora sta mettendo in pratica con gran gusto. Una tattica che
potrebbe spingere Francia e Germania - che hanno riaperto i canali diplomatici con Putin senza consultare previamente Obama - a dire con
grande chiarezza che, a meno di un
ritiro degli Usa dall’Ucraina, e di un
impegno politicamente vincolante,
l’Ucraina non otterrà un solo euro
dalla Ue. Linguaggio troppo diretto,
ma qualcosa, forse, si sta muovendo nell’Ue: gli Stati, al contrario degli eurocrati, stanno prendendo atto dei danni geopolitici e delle ma-
cerie economiche del Vecchio Continente. Tsipras più di altri giovani
leader sta mettendo in atto il superamento della contrapposizione destra sinistra; si legge negli accordi
economici e in quelli militari. E comincia a filtrare attraverso le maglie dei servizi dei paesi che non vorrebbero vedersi coinvolti in una
guerra di Troika. La stampa inglese,
infatti, riporta un accordo che sarà
firmato il 25 febbraio e che concederà ai russi una base navale ed una
aeronavale non lontana da quelle
inglesi ancora presenti a Cipro: non
è un caso che i depositi bancari ciprioti, prevalentemente a capitale
russo, subirono un prelievo forzoso
ad opera della Troika. I paesi del
Mediterraneo rialzeranno la testa?
Raffaella Vitulano
4
SPARLAMENTO IL BLOG DI MASSIMILIANO LENZI
VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2015
C’è sempre un italiano su due che...
“L
asciatemi cantare sono un
italiano”. Chissà, forse aveva ragione Toto Cutugno quando, a Sanremo, intonava la strofa di quella che sarebbe diventata la sua canzone più famosa al
ritornello di “lasciatemi cantare
perché ne sono fiero, sono un italiano, un italiano vero”. Correva
l’anno 1983, un'epoca edonista,
con l’Italia che era diventata
campione del mondo l’anno pri-
ma e con i socialisti al potere,
Bettino Craxi presidente del Consiglio e Sandro Pertini Capo dello
Stato. Gli italiani ancora non
odiavano la politica e non la chiamavano neppure casta ma soprattutto amavano votare, scegliere. Oggi, nel 2015, le cose sono cambiate e mentre un italiano su due guarda il Festival di
Sanremo condotto da Carlo Conti (lo share di quest’anno è da re-
cord), quasi un italiano su
due non vota più. Che accade
al nostro Paese ed alla nostra politica? Una domanda amletica visto che questa crisi di rappresentanza e di partecipazione civile
va avanti e cresce ormai da tempo. Sembra che nel Belpaese si
preferisca appunto il lasciateci
cantare al fateci votare. A guardare i dati dell'astensionismo degli ultimi anni, c'è di che rabbrividire. Un numero su tutti: l'affluenza alle ultime elezioni europee del 2014 si è fermata poco
sopra il 58%, con alcune zone dove addirittura il non voto è diventato maggioranza assoluta. Eppure mai come in questo momento difficile - per la crisi economica, per le riforme di cui l'Italia ha bisogno, per le crisi internazionali, dal terrorismo jihadista
al rischio guerra tra Ucraina e
Russia - servirebbe partecipazione, coinvolgimento dell’opinione pubblica. Certo, i politici italiani han messo del loro nell’allontanare sempre di più i cittadini
dal Palazzo ma pensare di poter
Fist Cisl, seminario su decreti attuativi Jobs act. Petteni e Raineri: puntare su II livello
vivere meglio senza interessarsi
del proprio destino di comunità
civile e sociale rappresenta un
male peggiore della ferita che
vorrebbe curare. Per cui, sì, cantiamo ancora due giorni, fino a
sabato quando Sanremo finirà
ma poi torniamo ad interessarci
di noi stessi. Perché "la libertà come cantava Giorgio Gaber non è star sopra un albero, non è
neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione”.
Bonfanti (Fnp): Boeri
diaall’Inps stabilità
enuova governance
attualità
Riformadellavoro
piùforteconunnuovo S
modellocontrattuale
A
pprofondire gli aspetti normativi del Jobs Act ed assicurare una corretta conoscenza della riforma in divenire
con il varo dei decreti attuativi. E’
questa la finalità del primo seminario sulla riforma del lavoro promosso dalla Fist, la Federazione Italiana
dei Sindacati del Terziario affiliata alla Cisl nata dalla sinergia di Fisascat e
Felsa, che all’indomani del parere
delle competenti commissioni parlamentari sul Decreto sul contratto a
tutele crescenti ha voluto approfondire i dettagli della riforma.
Gli interventi di Marco Lai, docente
dell’Università di Firenze; Livia Ricciardi, del dipartimento formazione
e lavoro Cisl; e di Emmanuele Massagli, presidente Adapt, hanno messo
in evidenza luci e ombre di una riforma che si appresterà ad essere completata nelle prossime settimane
con la definizione dei decreti attuativi più attesi, quelli sul riordino delle
tipologie contrattuali e sulla definizione delle politiche attive del lavoro.
Il beneficio normativo degli sgravi
contributivi previsto dal nuovo contratto a tutele crescenti e la probabile riduzione delle forme di collaborazione, che sarà decisa nel decreto
che verrà varato nell’Esecutivo del
20 febbraio prossimo, pur finalizzati
a contrastare l’abuso del falso lavoro autonomo, potrebbero esporre il
mercato del lavoro a potenziali rischi: la creazione di nuove sacche di
lavoro nero e sommerso e l’esclusione dei giovani nell’ingresso nel mercato.
Un argomento che scalda e anima il
dibattito in casa Cisl, dove si ragiona
sugli effetti applicativi della norma e
sulle migliorie da apportare, anche
conquiste del lavoro
L
'interesse di un Governo per i problemi reali
delle persone non si
misura solo a parole ma,
soprattutto, con i fatti: e il
bonus bebè è un fatto. Il
Governo rilancia così il bonus bebé, che ha durata
triennale. Sarà sufficiente
richiederlo solo il primo anno. Per il secondo e il terzo
sarà sufficiente rinnovare
l'Isee. Questa è una delle
indicazioni operative che
verranno fornite con il decreto del Presidente del
consiglio dei ministri che
attua l'incentivo introdotto dalla legge di stabilità
2015, consistente in 960
euro all'anno per ogni fi-
per via contrattuale. Per la Fist bisogna puntare ad un rafforzamento
delle tutele e dei diritti da prevedere
per il lavoro “atipico”, una realtà importante del nostro Paese che contribuisce
fattivamente
alla
sostenibilità del sistema Paese. Parere complessivamente positivo sulla
definizione di una nuova tipologia di
contratto di lavoro subordinato pur
riflettendo su alcune criticità legate
all’applicazione normativa: prima
tra tutte il doppio regime per i vecchi e i nuovi assunti che riguarda in
particolare gli esiti dei licenziamenti
illegittimi.
Per la Fist andranno poi chiariti alcuni aspetti collegati alla normativa:
sui licenziamenti collettivi, sulle politiche attive del lavoro e sulle tutele
in costanza di rapporto di lavoro.
E’ evidente che la contrattazione è
destinata ad assumere un nuovo ruolo e ad entrare a pieno titolo nel dibattito perché ad essa sarà affidato
il compito di recepire l’evoluzione
normativa. Un concetto ribadito nel
corso dei lavori dal segretario generale della Fist Pierangelo Raineri. “In
linea con il pensiero Cisl siamo convinti sia arrivato il momento di rivisitare il modello contrattuale fin qui
utilizzato per la definizione dei contratti di lavoro”, afferma Raineri sottolineando la necessità di adattare i
meccanismi contrattuali al nuovo andamento inflattivo puntando al rilancio del secondo livello di contrattazione.
Un impegno prioritario anche per la
Cisl, come ha sottolineato il segretario confederale Gigi Petteni nel corso delle conclusioni ai lavori del seminario. “Sono settimane decisive e la
Cisl è fortemente impegnata per migliorare l’evoluzione normativa della riforma del lavoro che dovrà esse-
re a nostro avviso orientata a debellare la precarietà”. Petteni ribasisce
la necessità di adattare il modello
contrattuale ai nuovi scenari per accompagnare la ripresa. A marzo la Cisl chiederà di aprire un confronto tra
Governo e parti sociali.
Paola Mele
tabilità e una nuova governance all’Inps, necessaria per una più corretta gestione dell’Istituto. E’ l’augurio che il segretario generale della Cisl Pensionati, Gigi Bonfanti, rivolge al nuovo presidente dell’Istituto di previdenza sociale Tito Boeri, la cui nomina è stata
approvata dal Consiglio
dei ministri a seguito dei
pareri favorevoli espressi
dalle Commissioni parlamentari competenti. Aggiunge Bonfanti: “Ci auguriamo che la nuova fase
che si apre con la presidenza Boeri – conclude
Bonfanti - possa caratterizzarsi per una più fattiva collaborazione con i
sindacati affinché l’Inps
possa continuare ad
adempiere al ruolo al quale è chiamato quotidianamente, e cioè quello di garantire tutele previdenziali adeguate, soprattutto in una fase così delicata come quella che l’Italia
sta vivendo in questi anni”.
G.G.
“Raggio verde” in EmiliaRomagna:
9 giovani assunti con il progetto Fnp
B
ologna (nostro servizio). Sara ha incontrato il sindacato lavorando al caf durante il periodo della dichiarazione dei
redditi. Una laurea in Statistica, ha seguito il
corso formativo ed ora è inserita nel settore
socio-sanitario della Fnp di Modena, dove
svolge un ruolo ‘tecnico’, partecipando agli
incontri con i Comuni sui bilanci. Laura, una
laurea in Relazioni internazionali, per la Fnp
Romagna segue sul piano normativo il settore socio-sanitario. Daniele, laureando in Veterinaria, ha incontrato “casualmente” la
Fnp a Reggio Emilia. Ora si occupa per il sindacato di comunicazione, in particolare di
audiovisivi e nuove tecnologie. “Quella della
Fnp - osserva Daniele - è stata una grande
proposta fatta ai giovani, specie ora che sempre più sono le carenze formativo-occupazionali loro dedicate”. Debora, laurea in Psicologa, svolge per la Fnp Emilia-Romagna anche la funzione di supporto psicologico per
gli iscritti/anziani che hanno subito un furto.
“Abbiamo iniziato facendo le cose più semplici - ricorda Debora- poi grazie alla formazione abbiamo fatto un percorso che ha conciliato le linee di indirizzo comuni con le caratteristiche peculiari del territorio e le competenze personali”. Sono queste alcune del-
le nove ‘voci giovani’ della Fnp dell’Emilia-Romagna distribuite sul territorio. Sei
donne e tre uomini. Tutti di età inferiore ai
30 anni. Sette laureati e due diplomati. Provenienti da esperienze diverse, hanno tutti
seguito il medesimo percorso formativo di
un anno relativo a welfare, settore sociosanitario e bilanci predisposto da Fnp e Cisl. Un
approccio metodico formativo legato al progetto ‘Raggio verde’, voluto dalla Fnp nazionale e realizzato sul territorio, al fine di avvicinare i giovani al sindacato Pensionati Cisl,
far loro conoscere la Fnp ed introdurre così
nuova linfa, attraverso il loro ingresso a tempo pieno nell’organizzazione. Antonio Ragazzi, della segreteria regionale e coordinatore del progetto, ha definito l’esperienza
“estremamente positiva. Ho vissuto - spiega
l’esponente dei Pensionati Cisl - la forte motivazione di questi giovani a mettersi in gioco e sentirsi parte integrante della famiglia
Fnp”. Per Loris Cavalletti, responsabile Pensionati Cisl ER non ci sono dubbi: “Questa
esperienza tiene insieme giovani ed anziani.
Inserire giovani nella Fnp –ha osservato- significa portare novità e dinamismo fondamentali per la società tutta”.
La domanda deve essere presentata entro 90 giorni dalla nascita del figlio
Bonusbebèdiventatriennale:
bastarinnovareilmodelloIsee
glio nato o adottato nel triennio 2015-2017. Come
annunciato l'altro ieri dal
ministro dell'Interno Angelino Alfano al termine del
Consiglio dei ministri, il
Dpcm è stato sottoscritto
dai ministri del Lavoro e
della Sanità, ma perché il
bonus diventi effettivamente fruibile sarà neces-
Massimiliano Lenzi
saria ancora qualche settimana. Il decreto, infatti,
deve ricevere il concerto
formale del ministero dell'
Economia per poi essere
inviato alla Corte dei conti
e quindi pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale. Dopodiché serviranno altri 15
giorni per l'entrata in vigore a cui seguirà il recepi-
mento da parte dell'Inps.
La domanda dovrà essere
presentata all'istituto di
previdenza entro 90 giorni
dalla nascita del figlio. In
tal caso non si perde alcuna mensilità, mentre se la
richiesta sarà effettuata
dopo i 90 giorni il bonus decorrerà da tale data. Il bonus, inoltre, sarà collegato
al bambino e non ai genitori. Ciò significa che, per
esempio, in caso di cambio di affidamento da un
genitore all'altro, il primo
perderà il diritto e il secondo dovrà fare domanda.
Procedura analoga in caso
di perdità della potestà genitoriale o di affidamento
a terzi. Come previsto dal-
Ileana Rossi
la clausola di salvaguardia
contenuta nel comma 127
della legge di stabilità, inoltre, sarà effettuato un monitoraggio mensile della
spesa legata al bonus. A
fronte di tre mesi consecutivi di sforamento della soglia prevista oltre il 10%
scatterà la sospensione
dell'accettazione delle domande in attesa della revisione dell'importo o delle
soglie di accesso che prevedono un Isee familiare
non superiore a 25mila euro per ottenere il bonus di
960 euro annui e non superiore a 7mila euro per quello da 1.920 euro.
Rodolfo Ricci
TERRITORIO & IMPRESE
VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2015
Riordino Camere P
di commercio,
arrivano
le linee guida
Raineri (Fisascat):
”Priorità
all’occupazione”
assi avanti per il riordino del sistema delle Camere di Commercio che interessa
3mila dipendenti. Un documento raccoglie
le linee guida messe a punto dal tavolo permanente composto da Fisascat, Filcams, Uiltucs e da Unioncamere. Le parti hanno infatti definito un documento di indirizzo contenente le linee guida a cui dovranno attenersi le unioni regionali, le aziende speciali e le
società partecipate, coinvolte da un importante processo di riforma legislativa e dalla
progressiva riduzione del diritto annuale.
Il documento, stilato con l’obiettivo di perseguire un equilibrio complessivo tra il livello
di servizi da erogare e la salvaguardia dei li-
legi un approccio finalizzato ad ottimizzare i
servizi ed accrescere la produttività del fattore lavoro”. Procede, dunque, nella giusta
direzione, il percorso avviato a dicembre dello scorso anno. “Il Ddl di riforma della P.A.
non ha risparmiato le Camere di Commercio
che tutt’ora sono un punto di riferimento
per tutti i settori produttivi - aggiunge il segretario generale Fisascat Pierangelo Raineri - La necessità di ridurre i costi di gestione
non deve tuttavia incidere sul mantenimento dei livelli occupazionali e retributivi e le
linee guida condivise con Unioncamere si
muovono proprio in questa direzione”.
S.B.
Elezioni Rsu: parte la campagna Cisl. Furlan: altro che slide, la riforma Pa si fa con la partecipazione dei lavoratori
C
conquiste del lavoro
velli occupazionali e retributivi, definisce le
strategie di riorganizzazione da adottare in
risposta al calo delle entrate finanziarie.
“Con la stesura di queste linee guida abbiamo condiviso le misure volte al mantenimento dell’occupazione degli oltre 3mila dipendenti dalle Unioni regionali, dalle aziende
speciali e dalle società partecipate variamente coinvolti nel processo di riordino del
sistema camerale - dichiara il segretario nazionale della Fisascat Vincenzo Dell’Orefice
-. Ciò che è stato condiviso ha l’ambizione di
costituire un minimo comune denominatore affinché nei territori si eviti il ricorso a soluzioni penalizzanti per i lavoratori e si privi-
VotoPubblico
entinaia di migliaia di
lavoratori, migliaia di
candidati, 100mila persone coinvolte solo sul
fronte Cisl, 35mila posti di lavoro, 580 professioni diverse. Sono queste cifre a dare la misura della portata del voto per le
elezioni Rsu nel pubblico impiego (3, 4 e 5 marzo). Elezioni cruciali per la Cisl, come ricorda
Annamaria Furlan, lanciando a
Roma la campagna elettorale
cislina di fronte ai delegati di
pubblico impiego, scuola, università. “Per una buona riforma della pubblica amministrazione che migliori la situazione
del Paese serve il protagonismo dei lavoratori”, sottolinea
Furlan. La Cisl, dunque, chiede
una riforma vera, nella consapevolezza che vittime di una
cattiva Pa non sono solo i cittadini ma anche i lavoratori. Non
solo. Come ricorda la numero
uno di Via Po, senza un settore
pubblico di qualità non si esce
dalla crisi e non si crea un Paese più equo. Non a caso, mentre in Italia andava in scena il
decennio dei tagli lineari che
non risparmiavano istruzione
e ricerca, tutti i Paesi occidentali, evidenzia la leader cislina,
continuavano a puntare le loro
risorse su questi settori. Per
questo la Cisl chiede una riforma vera e un confronto vero:
partecipazione, dialogo, protagonismo dei lavoratori. Parole
archiviate da certa politica. “Se
nella crisi economica c'è una
grande responsabilità politica
- dice a proposito Furlan - è
quella di rompere la coesione
sociale, istigare invidia sociale,
dividere il mondo del lavoro
tra chi ha un’occupazione sicura e chi invece precaria, dividere giovani e anziani. Non si costruisce così l'Italia che vuole
uscire dalla crisi”. Nella spinta
rottamatrice, osserva il segretario generale, “qualcuno forse pensa che anche la coesione
sociale e i valori del lavoro siano da rottamare, o che sia sufficiente qualche tweet o qualche slide per dire che si sono
fatte le riforme per cambiare
l’Italia”. Non è così. Il Paese, aggiunge Furlan, “ha bisogno di
giustizia, legalità ed equità; ha
bisogno di riforme”. E la contrattazione “è lo strumento
principale per fare riforme”,
che altrimenti rischiano di “restare sulla carta”. “Senza il protagonismo del mondo del lavoro - ribadisce la numero uno di
Via Po - non si riforma il Paese
e non si gestisce un cambiamento per rendere l'Italia migliore. Gli italiani vogliono un
grande patto sociale, non mangiano con il patto del Nazareno”.
In assenza di confronto, invece, più che riforme, si collezionano “danni”. L’ultimo commesso dal governo, ricorda il
coordinatore della Cisl Lavoro
pubblico, Francesco Scrima,
colpisce “2mila lavoratori della
scuola (1000 collaboratori scolastici e altrettanti assistenti
amministrativi) che grazie ai tagli previsti dalla legge di stabilità resteranno da settembre
senza lavoro”. “E dire - sottolinea Scrima - che l’organico Ata
si dimostra già oggi del tutto insufficiente, tant’è vero che è
stato necessario incrementarlo di circa 5mila posti perché le
scuole potessero funzionare regolarmente. Ci vuol poco a capire che se rimarranno i tagli
annunciati, ne faranno le spese il tempo scuola e la qualità
dell’offerta formativa”. I precari Ata, secondo il ministero, sarebbero costretti a lasciare il
posto ai dipendenti in esubero
delle Province. “È una scelta
che non esitiamo a definire
aberrante - dice Scrima - perché non è certo togliendolo ad
altri che si può pensare di difendere il lavoro tagliato con scelte di cosiddetta razionalizzazione, improvvisate e demagogiche”. La perdita del lavoro è la
sorte cui potrebbero andare incontro anche decine di migliaia di docenti precari, se il piano
di assunzioni verrà attuato con
i criteri del rapporto Buona
Scuola. Proprio per cambiare
questi criteri, per evitare che altre persone passino dalla
precarietà alla disoccupazione, il sindacato manifesterà davanti al Miur il 17 febbraio.
Il problema dei sistematici tagli sul lavoro non riguarda purtroppo solo la scuola. “I dati nazionali - spiega il segretario generale della Cisl Fp, Giovani Faverin - parlano di 400mila dipendenti usciti negli ultimi 10
anni. E ne perderemo altri
70mila nei prossimi 4 anni, perché a fronte di 150mila dipendenti che andranno in pensione, ne verranno sostituiti solo
80mila. Il costo salari del pubblico impiego, però, è sceso da
172 miliardi a 162 e, solo usando 11miliardi di risparmi dovuti a contratti non rinnovati, potrebbero essere assunti 100mila giovani all'anno in apprendistato, riportando competenze
nella Pa e facendo innovazione
e digitalizzazione”. Il premier
Renzi, ricorda Faverin, “predica la necessità della crescita
dell'occupazione nel privato,
usando gli sgravi per le assunzioni e non fa nulla per i 250mila precari della Pa, pur avendo
le risorse sufficienti per iniziare a fare stabilizzazione”.
Questi sono i temi e gli obiettivi che la Cisl mette al centro
della sua campagna Rsu e della
battaglia sindacale. “L’assemblea - sottolinea Mario Bertone, segretario della Cisl di Roma - serve ad iniziare un lavoro
politico che porti ad ottenere
un risultato adeguato di rappresentanza cislina nelle Rsu,
per essere in grado di rimettere al centro i bisogni della gente di Roma e del Lazio e il sistema di relazioni sindacali che è
condivisione e non antagonismo”.
Ilaria Storti
6
VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2015
è l’accordo per il rinnovo del contratto integrativo aziendale alla LucLucchini di Lovere. C’
chini R.S. di Lovere (Bergamo). L’intesa,
firmata definitivamente la prossiC’è l’intesa verrà
ma settimana dopo la consultazione dei
poichè il sindacato si è spaccaper il contratto lavoratori
to. Il documento di sintesi è stato infatti
dall’azienda, dai sindacati di caaziendale firmato
tegoria Fim Cisl, Uilm Uil e dalla Rsu (tutSi è sottratta invece la Fiom Cgil. L’acsenza la Fiom, ta).
cordo prevede in estrema sintesi la defidi un “buono carburante” o
ma tutta la Rsu nizione
“buono spesa” del valore di 250 euro anl’incremento a regime del premio di
compatta è per il sì nui;
risultato di 150 euro; l’ “una tantum” di
150 euro; 2,28 euro giornaliere per il
“tempo tuta” per un importo individuale di 600 euro. E poi l’allargamento ai lavoratori che ne erano sprovvisti delle indennità di disagio per il lavoro su sabato
e domenica; l’incremento della contribuzione aziendale e del numero dei dipendenti interessati, sull’abbonamento al
parcheggio nelle adiacenze della Lucchini ed altre misure di parificazione (trasferta e indennità chiamata). Da sottolineare sul versante normativo l’incremento delle ore a favore degli Rls, la disponibilità a definire misure di implementazione del programma “Garanzia
Giovani”, il rilancio della partecipazione
in azienda attraverso incontri specifici
su bilancio, politiche di investimento,
professionalità dei lavoratori e confronto continuo con la Rsu. “Siamo soddisfatti del risultato raggiunto - ha detto Alessandro Poni, segretario Fim Bergamo -,
perchè non era scontato anche a causa
degli scenari economici generali e aziendali in profondo cambiamento. Siamo
riusciti a determinare un buon accordo
sia per gli aspetti economici che normativi, mettendo l’azienda in condizioni di
poter operare nei prossimi anni verso il
consolidamento e lo sviluppo aziendale,
rimanendo punto di riferimento fondamentale per l’occupazione locale”.
Sa. Ma.
Report 2014. Bilancio di Cgil Cisl Uil sull’attività dell’ufficio vertenze territoriale: più aziende fallite e i contenziosi scendono del -6%
Bergamo,conlacrisi
diminuisceillavoro
ecalanoanche
lecontroversie
conquiste del lavoro
cronache
B
ergamo (nostro
servizio). Più di
25 milioni di euro: a tanto ammonta la somma recuperata dagli Uffici Vertenze di Cgil Cisl Uil di Bergamo nel corso del 2014,
per circa 6.000 pratiche
aperte. Lo hanno reso
noto i responsabili provinciali dei tre sportelli
sindacali.
Nel corso del 2014, l’attività complessiva degli uffici vertenze è lievemente diminuita rispetto al
precedente anno (- 6%).
Per i fallimenti c’è stato
un aumento delle persone assistite, inferiore all’incremento percentuale delle ditte fallite, in
quanto sono fallite anche molte aziende piccole di tipo familiare con
pochi dipendenti.
Mentre per le vertenze,
la diminuzione si spiega
per la riduzione del numero degli occupati, per
la maggior paura di far
valere i propri diritti sopportando
condizioni
non regolari e per l’introduzione delle nuove regole sul mercato del lavoro dai recenti governi.
Dalle tabelle, che Carmelo Ilardo (Cgil), Salvatore
Catalano (Cisl) e Claudio
Lodi (Uil) hanno presentato, emerge, negli anni,
la prevalenza delle vertenze legate al mancato
pagamento di retribuzione e Tfr. La crisi si è tradotta e manifestata con
molta forza nei mancati
pagamenti delle retribuzioni e delle liquidazioni,
soprattutto nei settori
edilizio, del commercio-servizi e in quello
meccanico.
“Anche passando in rassegna i dati delle aziende fallite - sottolinea Catalano -, si registra la prevalenza delle chiusure
nei settori edilizio e meccanico, con un notevole
aumento del settore tessile (altre due grosse
aziende in provincia, Honegger e MVB, hanno definitivamente chiuso). Significativo è anche il dato sui licenziamenti individuali che segnano una
stazionarietà rispetto all’anno precedente e sono in contraddizione
con i dati della Direzione
Territoriale del Lavoro
che registrano un fortissimo incremento (si può
ipotizzare che molti lavoratori non sappiano che
si possono rivolgere al
sindacato)”. E ancora.
“Mentre negli anni precedenti si registrava una
scarsa propensione delle donne ad avviare vertenze individuali, nel
2014 le loro vertenze sono aumentate ancora di
più - aggiunge Catalano
-. Il dato rimane ancora,
secondo noi, al di sotto
Aziende del legno.
Giro di vite
contro molestie
e mobbing.
Firmato accordo
sui Codici di
comportamento.
Filca: per la prima
volta un contratto
lo prevede
R
della realtà del mercato
del lavoro provinciale”.
Si sono rivolti agli Uffici
Vertenze Cgil, Cisl e Uil
soprattutto gli uomini di
nazionalità italiana e
operai con contratto a
tempo indeterminato.
“Alla luce dei nuovi dati
della Direzione Territoriale del Lavoro - conclude Catalano -, sui tentativi di conciliazione previsti dalla recente legge
92/12 per i licenziamenti nelle aziende oltre i 15
dipendenti, è necessario attivare tutti gli strumenti informativi per dire ai lavoratori licenziati
che hanno il diritto di essere assistiti dalle organizzazioni sindacali. Abbiamo, infatti, avuto notizia che al tentativo di
conciliazione molti lavoratori arrivano con accordo già fatto, facendo
venire meno quel ruolo
di tutela e rappresentanza che dovrebbe essere
nostro”.
Delle 6.044 pratiche di
vertenze aperte, il 47%
ha richiesto l’intervento
del legale ed oltre il 35 %
delle
lavoratrici e dei lavoratori si è iscritto al momento dell’apertura della
pratica. Il sindacato, su
395 ditte fallite nella provincia, ha intercettato
assistendo lavoratori in
circa 300 ditte.
Stefano Contu
oma (nostro servizio). In Italia sono
ben 1 milione e 224mila le donne tra
i 15 e i 65 anni che hanno subito molestie o ricatti sessuali nell’arco della loro
vita lavorativa, come si evince dai dati dell’Istat. Tradotto in percentuale, vuol dire
che questo fenomeno ha interessato
l’8,5% delle lavoratrici, un numero sottodimensionato rispetto all’entità del fenomeno, dal momento che le “vittime” molto spesso preferiscono il silenzio alla denuncia. Più in generale le molestie sessuali e le altre forme di molestie e abusi (fisici,
verbali e psicologici), il bullismo, il mobbing, la violenza e lo stress da lavoro colpiscono sia le donne che gli uomini in tutti i
settori, senza distinzioni di ruoli e professioni. È partendo da queste constatazioni,
che dimostrano la diffusione e la gravità
di questi fenomeni, che i sindacati di categoria Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil, e la
parte datoriale Federlegno, hanno previ-
sto nel contratto nazionale del Legno industria rinnovato a settembre del 2013 (che
interessa 370mila addetti), misure idonee
a contrastare, nelle aziende interessate,
le molestie sessuali, il mobbing ed in generale tutti quei comportamenti discriminatori e vessatori. L’Accordo sui “Codici di
comportamento” previsto dal contratto
nazionale del settembre 2013, è stato sottoscritto nei giorni scorsi, ed ora fa parte
integrante del testo. “Per la prima volta in
Italia - afferma Paolo Acciai, segretario nazionale della Filca - un contratto nazionale
prevede un Codice di comportamento da
adottare nella lotta contro questi fenomeni, purtroppo presenti nelle aziende italiane. Il testo sottolinea il diritto di lavoratrici e lavoratori ad avere un ambiente di lavoro sicuro, sereno, e favorevole alle relazioni interpersonali. L’accordo, inoltre, indica nella Consigliera provinciale per le Pari opportunità e nel responsabile delle ri-
sorse umane, le figure di riferimento per
la risoluzione di eventuali problemi. In caso di molestie o mobbing si può ricorrere
alla procedura informale e riservata, all’arbitrato o alla denuncia formale”. Tra le
azioni introdotte dall’accordo c’è anche
un percorso formativo per le dirigenti ed i
dirigenti, che sono chiamati ad impegnarsi per promuovere e diffondere la cultura
del rispetto della persona nei luoghi di lavoro. “Questo accordo - ha affermato Domenico Pesenti, segretario generale della
Filca Cisl - ha il merito di rendere concreto
il nostro impegno sul fronte della dignità
e del rispetto della persona, non solo nei
luoghi di lavoro ma nell’intera società. I
comportamenti discriminatori o vessatori, che spesso si trasformano in vere e proprie persecuzioni psicologiche o violenze
morali, devono essere denunciati e contrastati con ogni mezzo”.
Vanni Petrelli
7
VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2015
Riunito il tavolo T
della filiera del latte.
Verrascina (Copagri):
”Tra le priorità
la tutela
del made in Italy
e un equo prezzo”
utela del made in Italy, etichettatura,
prezzo equo, educazione alimentare: sono alcuni dei temi affrontati dal presidente
della Copagri, Franco Verrascina, in occasione dell’ultima riunione del Tavolo della filiera latte. “La Copagri - ha evidenziato Verrascina - sottopone alla filiera alcune proposte
finalizzate alla necessaria riorganizzazione
del comparto lattiero ed al suo organico sviluppo. Siamo di fronte ad evidenti difficoltà:
un prezzo costantemente al di sotto dei costi di produzione, negli ultimi quattro mesi è
diminuito di quasi il 30%, passando dai 45
centesimi agli attuali 35 - 36 centesimi; la
chiusura di circa 5 aziende al giorno e la ces-
vertenze
A
ncor più della liquidità,
e forse pure delle materie prime, quello che
manca all’Ilva è il tempo. ”Ormai il tempo è diventato il fattore strategico per tenere in vita l’acciaieria - dice il segretario generale della Fim di
Taranto Mimmo Panarelli - Solo se si accelera sulla conversione del decreto sarà possibile riportare un pò di serenità”.
A Taranto i sindacati restano in
allarme. Si apprestano a rilanciare la mobilitazione dell’indotto e guardano con crescente apprensione alla protesta
dei trasportatori, che oggi arriva a Roma, davanti a Palazzo
Chigi, con il seguito dei vertici
locali di Confindustria e del sindaco Ippazio Stefano (non è
escluso un incontro con il governo).
Ieri invece è partita nell’aula
del Senato la discussione degli
emendamenti al decreto salva
Ilva. Il governo ha recepito integralmente l’emendamento presentato dal presidente della
Commissione Industria Massimo Mucchetti che autorizza i
commissari dell’Ilva a richiedere alla magistratura lo sblocco
dei fondi sequestrati ai Riva un miliardo e 200 milioni di euro fondamentali per assicurare
la sopravvivenza del gigante siderurgico - per ”la sottoscrizione delle obbligazioni emesse
dalla società in amministrazione straordinaria”.
Una soluzione suggerita da una
richiesta del procuratore Francesco Greco, che mira a fugare
le obiezioni dei giudici di Zurigo, disponibili sì a sbloccare i
fondi anche in assenza di una
sentenza passata in giudicato,
ma solo a fronte di una garanzia. Questo nell’ipotesi (remota) che i Riva risultassero vincitori nelle cause relative all’Ilva
in cui sono coinvolti.
Si passa così dal sequestro penale ”delle somme al sequestro delle obbligazioni”, che
”sono nominative e devono essere intestate al Fondo Unico
di Garanzia”.
Inoltre quanto ricavato dalla
sottoscrizione dei titoli viene dirottato in ”un patrimonio” della società in amministrazione
conquiste del lavoro
N
apoli (nostro servizio) - Tornano gli
scioperi
targati
Fiom nello stabilimento
Fiat Crhysler di Pomigliano d’Arco.
Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil ha infatti
dichiarato 8 ore di astensione dal lavoro per il domani, primo dei tre sabati
comandati come straordinario nel mese di febbraio
(gli altri sono il 21 ed il 28),
annullando così il ricorso
alla cassa integrazione
prevista per il 23 febbraio.
La produzione ordinaria è
di circa 800 vetture al giorno. Attivando i tre sabati
lavorativi si stima un aumento di nuove auto pari
a circa 2000 unità.
L’azienda ha infatti chiesto ai lavoratori uno sfor-
sazione dell’attività da parte del 40% dei
produttori in 10 anni”. Un quadro difficile
che per la Copagri va affrontato con proposte concrete: dalla certificazione di origine
protetta del latte e non del prodotto trasformato, con l'istituzione del “consorzio
del latte Italiano”; al contrasto delle speculazioni finanziarie sulle derrate alimentari;
alla lotta ai prodotti realizzati con proteici
vegetali, senza latte, ma commercializzati
come formaggi; passando per l’istituzione
di un ufficio nazionale di settore che definisca, tra l'altro, i rapporti nella filiera; il divieto per ogni stabilimento di produzione
di formaggi Dop di utilizzare la stessa strut-
tura per la lavorazione di latte o derivati di
origine estera; la creazione dell'albo per la
certificazione dell’utilizzo di latte 100% Italiano; la realizzazione di una campagna nazionale di educazione alimentare per la valorizzazione del latte italiano. “La filiera
del latte - ha concluso Verrascina - deve
recuperare la massima coesione nella consapevolezza di poter contare su un potenziale inestimabile in quanto a sicurezza,
qualità e disponibilità per l’approvvigionamento interno. Essere coerenti in tal senso significa equi ricavi per tutti i segmenti
della filiera”.
S.B.
Fim: subito la conversione del decreto. Il governo dice sì all’emendamento Mucchetti sui fondi dei Riva
Ilva,acacciadifondi
straordinaria destinato “in via
esclusiva all'attuazione e alla
realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela
ambientale e sanitaria dell'impresa in amministrazione straordinaria e, nei limiti delle disponibilità residue, a interventi
volti alla tutela della sicurezza
e della salute, nonchè di ripristino e di modifica ambientale”.
Il governo ha poi presentato un
emendamento che autorizza la
gestione commissariale a stipulare finanziamenti “fino a 400
milioni di euro assistiti dalla ga-
ranzia dello Stato”.
Tamponare le falle nella liquidità è l’obiettivo minimo. Resta
poi da vedere come saranno
tradotti gli orientamenti emersi nella riunione di Palazzo Chigi. Soprattutto c’è da mettere a
punto il prestito - ponte che dovrebbe essere erogato dalla
Cassa Depositi e Prestiti: una cifra attorno ai 500 milioni di euro necessaria, insieme alle linee di credito sbloccate da Intesa Sanpaolo (160 milioni), a coprire la fase di transizione alla
newco. ”L’iniezione di liquidità
è fondamentale per dare ossigeno all’indotto e per garantire
la produzione di Ilva - sostiene
Panarelli - Dobbiamo tutelare
tutto il tessuto imprenditoriale
che gravita attorno a Taranto,
altrimenti rischiamo di trovarci
nel giro di pochissimo tempo
con migliaia di licenziamenti”.
Il tempo, appunto. La deadline
per la conversione del decreto
è fissata il 6 marzo, ma ”bisogna cercare in tutti i modi di
non andare oltre febbraio”, avverte Panarelli.
La Fim continua poi a monitora-
re da vicino il quadro normativo, ancora in movimento, da
cui dovrebbe nascere la
newco. I metalmeccanici della
Cisl non hanno fatto mistero di
nutrire dubbi su un assetto che
vede lo Stato in posizione dominante ed una pletora di investitori istituzionali a far da contorno. ”All’Ilva serve un socio industriale forte. Un socio che sappia cosa vuol dire produrre acciaio. Qui nessuno - dice Panarelli - ha dimenticato l’esperienza dell’Italsider”.
Il caso. Sciopero contro lo straordinario al sabato. Fim: assurdo, va contro i lavoratori
APomiglianolasolitaFiom
zo produttivo per rispondere alla grandissima richiesta di Panda da consegnare entro la fine del mese. Ma la Fiom, appellandosi alle parole di Papa
Francesco, in un volantino
parla di “solidarietà che
unisce” e quel poco che si
ha “diventa richiesta”.
La Fiom, insomma, sostiene che i sabati di straordinario ”non sono l’unica soluzione per fronteggiare
l’impennata di richieste”
e che la soluzione sta nell’attivazione del terzo tur-
no (notte) in modo da soddisfare la domanda del
mercato, permettendo così anche a chi è in contratto di solidarietà di inserirsi
nel ciclo produttivo.
“L’impennata di richieste
della Panda - concludono i
rappresentanti sindacali
dell’organizzazione guidata da Maurizio Landini - è
sì un elemento positivo
che permette di revocare
la cassa integrazione guadagni ma l’utilizzo dello
straordinario con circa
2mila lavoratori ancora in
contratto di solidarietà è
ingiusto ed immorale. La
testardaggine a voler ricorrere al sabato di straordinario appare un ennesimo tentativo di contrapporre lavoratori contro lavoratori”.
Subito è arrivata la replica
di Raffaele Apetino, segretario regionale della Fim e
responsabile del settore
auto. “Qualcuno ha nel
suo vocabolario solo la parola sciopero. Mentre per
la Fim è importante cogliere questa impennata del
mercato automobilistico”. Se tutto ciò si rivelasse strutturale sarebbe necessario che i sindacati negoziassero il ritorno in fabbrica dei 1900 lavoratori
ancora in contratto di solidarietà.
“La Fim - prosegue Apetino - continua a lavorare
per trovare tutte le ricadute economiche ed occupazionali per i lavoratori diretti e dell’indotto di Pomigliano. Mentre qualcuno
utilizza lo sciopero di domani per far perdere soldi
Carlo D’Onofrio
alle maestranze”.
Prossimamente, si terrà
un incontro tra la direzione aziendale del sito partenopeo ed i sindacati per fare il punto sul Piano Detroit.
Lo stesso Apetino invita il
premier Matteo Renzi, dopo la visita allo stabilimento Fiat di Melfi, a venire a
Pomigliano per conoscere
un’eccellenza campana,
leader nel mondo della
produzione automobilistica. Incontrando lavoratori
e rappresentanti sindacali.
Intanto manca solo una
settimana alle elezioni
per le rappresentanze sindacali aziendali (Rsa). I seggi saranno aperti il 18 febbraio e chiusi il 20.
Luca Tatarelli
8
VENERDÌ 13 FEBBRAIO 2015
Note Book
a cura di Andrea Benvenuti
conquiste del lavoro
social
One million net! La Cisl lancia
la Rete digitale confederale
Nell'ambito della Campagna di comunicazione della Cisl a sostegno della
raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare sulla riforma
del fisco, si inserisce anche l’avvio di un progetto sperimentale di costruzione
di un Network digitale confederale. Un network che metta in rete un milione
di contatti a partire dal coinvolgimento degli addetti stampa e degli operatori
della comunicazione della Confederazione a tutti i livelli: dalle federazioni
di categoria alle strutture territoriali e regionali, dagli enti alle associazioni fino
ai luoghi di lavoro. E’ un progetto ambizioso ma, numeri alla mano, realizzabile.
E’ un’iniziativa che parte dalla necessità di rendere visibili e virali i contenuti
cislini al tempo dei social media e di Google e che si propone di costruire
un’infrastruttura: una sorta di “autostrada digitale” che sia patrimonio
dell'Organizzazione. Del resto, grazie al suo dna, la Cisl ha al centro della sua
azione i principi di relazione, partecipazione e condivisione. Gli stessi principi
che animano il funzionamento e il successo dei social media e delle azioni
di networking a cui anelano anche le aziende e gli editori per fare marketing.
Sul web sono ormai tantissimi i segnali della presenza della Cisl. Una presenza
che non è, attualmente, coordinata né convergente. Se lo fosse, si potrebbero
avere risultati molto importanti sul posizionamento dei contenuti e sulla loro
viralità. Seguiremo molto da vicino questa sperimentazione che si basa
sull’attività quotidiana dei nodi delle diverse reti (primarie, secondarie e affini)
con steps graduali che puntano a consolidare un network unico nel suo genere.