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Quotidiano d’informazione indipendente
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Mimmo Porpiglia
Quotidiano fondato nel 1999
anno XVi domenica 1 marZo 2015 N* 33
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La Gente d’Italia Cronache degli italiani dal mondo - Trademark n° 75/829279
IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI IN VISITA ALLA REDAZIONE DI GENTE D’ITALIA
GIRO:“Uruguay, non c’è solo
Garibaldi c’è anche il futuro…”
A
rriva puntualissimo, il sottosegretario Mario Giro, insieme con il capo della
sua segreteria, Luis Cavalieri il nostro
ambasciatore
Vincenzo
Palladino.
"Ispeziona"la redazione, si ferma colpito
dalle prime pagine del giornale immortalate in grandi quadri appesi alle pareti,
chiede notizie sui giornalisti e collaboratori, si affaccia al balcone a mirare la spiaggia brulicante di bagnanti, poi chiede un
bicchier
d'acqua
e
dice:"Sono
pronto....Ma ricordate che alle 18 devo
essere alla Casa degli Italiani....."
Appartiene alla Comunità di Sant’Egidio,
Mario Giro. E ci tiene a ricordarlo. "Per
molti anni mi sono occupato di poveri, di
Africa, di cooperazione allo sviluppo e di
pace, in particolare di mediazioni per
risolvere i conflitti nel mondo..." dice al
suo arrivo alla redazione di Gente d'Italia.
Omettendo, perché dato per scontato, che
dal 3 maggio 2013, nominato dal governo
Letta Sottosegretario agli Affari Esteri con
delega all’America Latina e Centrale,
all’Africa australe della SADC, alla promozione della lingua e cultura italiana, é
stato riconfermato il 28 febbraio 2014 dal
governo Renzi, mantenendo la competenza in materia di relazioni con l’America
Latina e Centrale e la promozione culturale e linguistica. Sono state aggiunte anche
le deleghe agli italiani all’estero ed ai rapporti con il Canada.
servizio a pag.4
le storie
ANTONIO STUTO,
da Latina a
Tacuarembó
LA RELAZIONE ANNUALE DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI
TERRORISMO, Isis, Expo,
Brigatismo: Italia sotto attacco
di matteo forciniti
'L'ora del Rosario"
per il nuovo Fiorello
di franco esposito
Ritorno a sorpresa, inatteso. E dal vivo.
Centocinquanta minuti sulla scena, una piacevole novità. Nel senso che nessuno pensava ad
un ritorno così, dopo le dichiarazione di
abbandono definitivo delle apparizioni al vivo,
in conseguenza di quello strano incidente stradale. “L’ora del Rosario” è il titolo dello spettacolo che Rosario Fiorello, proprio lui, ha
presentato in prima nazionale a Novara.
Spettatori pazzi di gioia, presi e conquistati
dalla comicità esilarante e dall’umorismo del
comico. Il pubblico viene sistematicamente
coinvolto da battute, smorfie, invenzioni,
improvvisazioni, e sullo sfondo le piccole cose
della vita. Uno spettacolo senza tregua, un filare via che è piacere e appagamento partecipativo.
segue a pag. 2
Il premier: “Martedì in
Cdm anche il piano per
la banda ultralarga
E' l'altrui
debolezza la vera
forza di Renzi
2
primo piano
DOMENICA 1 MARZO 2015
SALVINI A ROMA, ieri il V-day del fronte anti-Renzi
CasaPound lancia l'altro Matteo:"E'il leader, vinceremo
“Da Roma parte la sfida per conquistare il
Paese". Così Salvini commenta la manifestazione di ieri a Piazza del Popolo. E cala proprio dal Pincio la marcia silenziosa dei camerati sotto i vessilli di CasaPound. Un fiume di
teste rasate, che sventolano la tartaruga nera.
Piazza del popolo è avvolta dalla nebbia verde
dei fumogeni leghisti. Piazza piena, non pienissima, “strepitosa, 100 mila persone”, dicono
gli organizzatori. Venti, forse trenta mila.
Piazza che intona, con ritmo: “Renzi, Renzi,
vaffa….o”.
Nasce a Roma la nuova destra. Il “fronte”
nazionale italiano anti-Renzi. Simone di
Stefano di Casa Pound urla dal palco: “Oggi
nasce un fronte comune con un leader, Matteo
Salvini, e arriveremo alla vittoria”. Destra
vera, destra incazzata, linguaggio d’antan.
Giorgia Meloni, pasionaria arringa mettendo
a rischio le corde vocali: “Basta tasse, che
sono bellissime solo quando le pagano gli altri.
E basta immigrati, noi italiani non possiamo
essere discriminati a casa nostra. Prima gli italiani. Questi sono i temi del fronte anti-Renzi.
L’unico Nazareno che riconosciamo è Gesù”.
Musica assordante per cuori forti, Carmina
Burana, che pare un rullo di tamburi, usata già
per scaldare i raduni sull’umido prato di
Pontida. Matteo Salvini non sta fermo un attimo, gira sul palco con l’I-Pad, filma la folla,
stringe mani, camicia bianca e maglietta “Sto
con Stacchio”. “Matteo”, “Matteo”, si gode la
giornata in cui la sua leadership è già un culto.
Panino e birretta con i giovani e la new entry
Barbara Saltamartini da Giolitti (la
Saltamartini sul palco starà accanto a Zaia e
Maroni), poi la piazza. I maxischermi mandano le sue interviste, come se fosse il Vangelo. E
poi, “Matteo, facciamoci un selfie”, “Matteo,
fatti baciare”. Il Vangelo secondo Matteo è
fatto soprattutto di vaffa. Ci gioca, ogni qual
e non si capisce cosa voglia dire. Fiorello tratta anche l’argomento hooligans. Proprio loro,
gli olandesi violenti e beceri che hanno seguito la squadra del Feyenoord a Roma, mettendo a soqquadro il centro della città e sfasciando monumenti e vetrine dei negozi. Uno scempio, davvero qualcosa di schifoso. “Andrei in
Olanda a deturpargli i monumenti, ma non
me hanno”, li frusta con la parola Fiorello,
che non dimentica l’Isis. Toccata e fuga, due
frasi e via. “Vogliamo sconfiggerla?
Alleiamoci, perdono si sicuro”. Momenti di
alta ironia, il pubblico mostra di apprezzare e
gradire. Fiorello fa centro.
I titoli dei giornali scomodano l’iperbole per
definire il ritorno dal vivo di Fiorello. Uno tsunami, un uragano, un ciclone, come lo definiscono tre titoli che appaiono sul maxi schermo. “Mi sa tanto che sono una tragedia
ambulante”. Il comico non salva nessuno,
non risparmia nessuno. Ce n’è per tutti, anche
per Expo 2015. “Cantone per salvarlo si sta
facendo in quattro”. Nel mirino umoristico
anche riflessioni sul linguaggio dei giovani.
“a loro basta dire tanta roba e spacca”. E i
giochi di parole, una specialità della casa. “Il
papà di Tiziano Ferro è Tito Stagno, e la zia
Asia Argento”.
E tanta musica, bella musica, il maestro
Enrico Camoranesi a fargli da spalla. Due
duetti virtuali con Tony Renis, nella versione
swing e inglese di “Quando quando quando”. Un filmato Rai di Studio 1 per il duetto
con Mina, anch’esso virtuale, in “Baby it ‘s
could out-side”. Fiorello si arrampica con
classe e raggiunge la vetta più alta del suo
umorismo nel momento in cui manifesta
l’idea di ridimensionare le canzoni che parlano di insopportabili esagerazioni. “Ti amo”
diventa “Ti stimo”, e via così: “All’alba
pareggerò” e “Vorrei incontrarti tra tre giorni”. Geniale nella sua semplicità.
Fiorello si riprende la scena a teatro, mentre
in Italia impazzano voci e anticipazioni sull’attesa riforma dei teatri. Da un’idea dei
ministri Bray e Franceschini, che il direttore
del Mibact, Salvo Nastasi, sta seguendo con
estrema attenzione. La riforma, in buona
sostanza, riguarda anche gli spettatori.
Sembra perciò destinata a dare uno scossone
all’assetto del teatro in Italia, immobile da
almeno 60 anni. L’idea punta a migliore spettacoli e servizi culturali.
Sette teatri promossi Teatri Nazionali con pubbliche funzioni culturali sul territorio. È bastato l’annuncio per scatenare mugugni e polemiche. Soprattutto in riferimento alla nuova
ripartizione dei finanziamenti elargiti in base
a tre criteri: quantità, qualità indicizzata, qualità assegnata dalla commissione prosa in
base ai programmi triennali presentati. Il
Piccolo, primo nella lista dei Nazionali con il
massimo punteggio di qualità, 30, si dice che
dovrebbe mantenere il contributo di 3 milioni
e 268mila euro. Altrettanto il Teatro di Roma,
con 1,7 milioni. Laddove il programma pensato è di 2,4 milioni.
Ancora voci, tutte da prendere con le molle.
Genova grida intanto allo scandalo: risulta
esclusa dalla lista dei sette nuovi Teatri
volta nomina Renzi nel suo discorso: “Renzi è
una pedina, il servo sciocco di chi, da Bruxelles
vuole controllare e amministrare l’economia
italiana”. “Renzi, Renzi, vaffa….o” intona la
folla. Salvini insiste: “Attenti che quello mette
la tassa sul vaffa al tre per cento più Iva”.
Tocca pure alla Fornero: “Vaffa a lei e a chi ce
l’ha messa”. È il V-day dei lepenisti italiani:
insulti, linguaggio da trivio, autocompiacimento dell’insulto e del trivio. L’unico applauso
vero al noioso intervento di Zaia è sul finale:
“Torneremo in regione e gli faremo un culo
così” (accompagnato dalla mimica delle
mani).
esposito - segue dalla prima
Applausi e tutto esaurito. Sold out in tutti i teatri dove “L’ora del Rosario” verrà rappresentato. Pavia, Assisi, Trento, Gallipoli,
Cremona, Bergamo, Montecatini, Chiavari. A
Novara la prima tappa del tour inatteso, non
pubblicizzato, per espresso desiderio del protagonista. Rosario Fiorello itinerante nei teatri di provincia, location non enormi. Una
scelta anche questa a sorpresa: lui potrebbe
tranquillamente riempire il Forum di Assago
o il Palalottomatica di Roma. Il tour gli serve
per ritrovare attorno a sé il calore fisico, gli
applausi in diretta, le risate in diretta, dopo
tanta radio. Il teatro Fraschini di Pavia, poi:
la sede adatta per dare un tocco di nobiltà allo
spettacolo.
Fiorello ama la provincia, e non ha nascosto
mai questa personale predilezione. Gli serve
per attingere notizie, ritenendo i luoghi della
provincia italiana una inesauribile fonte di
documentazione. Gli autori del lavoro
(Francesco Bozzi, Claudio Fois, Piero
Guerrera, Pierluigi Montebelli, Federico
Taddia) anticipano di qualche giorno la compagnia nelle cittadine scelte per l’esibizione di
Fiorello. Leggono i giornali locali, si dedicano alla ricerca di spunti per battute spiazzanti
per il pubblico: mai nessun cittadino pensa
che un artista come Rosario Fiorello possa
prendere di mira il sindaco o il lento procedere del posto. La vita di provincia trattata con
ironia e umorismo.
Il lavoro offre anche riferimenti all’attualità.
Tipo l’astronauta italiana Cristoforetti che
appare in video silente, ogni tanto, e non si sa
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Nazionali. Il sindaco Doria chiede di conoscere i criteri della bocciatura e minaccia
ricorsi. La delusione dovrebbe riguardare
anche Roma: il Teatro Nazionale non potrà
godere degli auspicati aumenti di contributi.
Clamoroso a Napoli: sotto inchiesta per 30
assunzioni, il Teatro di Napoli diretto da Luca
De Fusco riceverà finanziamenti triplicati.
Partiva da 400mila euro, dovrebbe incassare
1,2 milioni. Nonostante abbia ricevuto la più
bassa valutazione sulla qualità artistica.
Buone notizie per Torino. Il teatro diretto da
Mario Martone e Filippo Fonsatti pare debba
salire da 1,8 a 2,2 milioni di euro. Grazie al
numero di giornate lavorative. News positive
in arrivo anche per il Teatro del Veneto, nato
dalla fusione con Teatro Nuovo Verona, probabile destinatario di 1,5 in virtù di un progetto cosmopolita, e il Teatro di Toscana. Il privato Pergola più Fondazione Pontedera
potrà contare su 1,6 milioni di euro. “Un
inchino al presidente Renzi”, ironizza la concorrenza.
Nessun inchino e niente agevolazioni, replica
il presidente della Commissione Prosa,
Luciano Argano. “I finanziamenti sono l’effetto del meccanismo di calcolo stabilito dal
decreto. Complicato ma oggettivo”. I dati ufficiali si conosceranno il 3 marzo. Ma un numero è già possibile anticipare: secondo il
Ministero, i teatri pubblici non saranno più di
16.
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DOMENICA 1 MARZO 2015
primo piano
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LA RELAZIONE ANNUALE DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI
TERRORISMO, Isis, Expo, Brigatismo: Italia sotto attacco
E’ alta l'attenzione dei Servizi riguardo la mobilitazione contro l'Expo a Milano, in particolare per la
protesta che l'area antagonista sta organizzando per la giornata inaugurale della fiera il primo maggio
ROMA
E’
alta l'attenzione
dei Servizi riguardo la
mobilitazione
contro
l'Expo a Milano, in particolare per la protesta che
l'area antagonista sta organizzando per la giornata
inaugurale della fiera il
primo maggio 2015. E'
quanto si legge nella
Relazione dell'Intelligence
'Sulla politica dell'informazione per la sicurezza relativa al 2014 e trasmessa al
Parlamento, che sarà diffusa sul sito della Sicurezza
nazionale.
EXPO - "Il circuito antagonista lombardo che contesta l'esposizione come
paradigma del nuovo
modello di sfruttamento
umano e dei territori - spiega la relazione del Dis al
Parlamento - si è fatto promotore di una campagna di
occupazioni specie nelle
aree limitrofe dell'area
espositiva, con l'obiettivo
di disporre di punti strategici per la gestione della
protesta".
ISIS - "La minaccia del terrorismo
internazionale
interessa anche l'Italia,
potenziale obiettivo di
attacchi pure per la sua
valenza simbolica di epicentro della cristianità evocata, di fatto, dai reiterati
richiami alla conquista di
Roma presenti nella propaganda jihadista"."Ad oggi si legge nel testo - non
sono comunque emerse
attività o pianificazioni
ostili in territorio nazionale
riconducibili allo Stato
Islamico o ad altre formazioni del jihad globale".
C'è quindi un "crescente
rischio di attacchi" terroristici ad opera "di varie
categorie". Tra queste ci
sono anche donne - mogli,
familiari o amiche - di
combattenti "attratte dall'eroismo dei propri cari, specie se martiri".
Il "rischio di infiltrazioni
terroristiche nei flussi via
mare" è una "ipotesi plausibile", si legge ancora
nella
Relazione
dell'Intelligence.
Un
rischio che, si precisa però
nel testo, "sulla base delle
evidenze
informative
disponibili non ha sinora
trovato concreto riscontro". "Si pongono tuttavia
quale potenziale vettore di
minaccia le rilevate collaborazioni e intese contin-
genti in estese zone del
Nord Africa e della regione
sahelo-sahariana tra organizzazioni di trafficanti e
gruppi armati di matrice
islamista, favorite talora
dai legami tribali o familiari esistenti tra componenti
delle diverse formazioni.
Sempre all'attenzione è poi
l'eventualità - spiegano dal
comparto dell'Intelligence
- che circuiti radicali di
ispirazione jihadista possano ricercare, a fini di proselitismo, spazi d'influenza
nei Centri di immigrazione
presenti sul territorio
nazionale, esposti a ricorrenti situazioni di congestione e permeabili all'azione di sodalizi criminali
interessati a favorire la
fuga dei migranti". Non
solo: i rischi di attacchi terroristici in Italia sono legati anche "dal fermento
manifestato dalla diaspora
turco-curda presente in
Italia e, in particolare, dal
segmento di simpatizzanti
del PKK turco, per le
incursioni delle milizie
dell'IS nei territori curdi in
Iraq e Siria".
Brigatismo - Sono "ipotizzabili azioni dimostrative
di modesto spessore" di
stampo brigatista, "riconducibili a elementi determinati ad orientare politicamente le istanze più radicali della protesta, nonché
a stimolare fenomeni emulativi e spinte aggregative
nell'area di riferimento".
"Le realtà oltranziste d'ispirazione brigatista, tuttora contrassegnate -rilevano
i servizi di sicurezza nella
Relazione al Parlamentoda esiguità numerica e
frammentazione interna,
hanno continuato ad impegnarsi su programmi di
lungo termine, volti alla
formazione di nuove forze
rivoluzionarie, in linea con
l'esperienza delle organizzazioni armate degli anni
'70-'80". In questo senso,
"specifico rilievo assumono i perduranti legami con
gli "irriducibili" del circuito carcerario, tradizionali
depositari dell'ortodossia
ideologica. Alcuni di essi,
convinti delle favorevoli
opportunità offerte dalla
difficile congiuntura economica, hanno elaborato
documenti teorico-propagandistici che mirano a
riproporre una lettura di
classe - incentrata sulla
storica contrapposizione
tra lavoro e capitale - delle
più significative manifestazioni di protesta sociale
in atto. L'intento è di attualizzare la proposta rivoluzionaria, favorendo il passaggio delle lotte dal piano
rivendicativo a quello di
radicale sovvertimento del
sistema costituito". Sul
piano
più
propriamente?operativo, in
prospettiva, "restano ipotizzabili azioni dimostrative di modesto spessore,
riconducibili a elementi
determinati ad orientare
politicamente le istanze più
radicali della protesta, nonché a stimolare fenomeni
emulativi e spinte aggregative nell'area di riferimento".
Nuova generazione di terroristi - Sono giovani,
esperti di informatica ma
con poca conoscenza della
dottrina: i servizi segreti
lanciano l'allarme sulla
"nuova generazione di
jihadisti" che si sta formando in Europa. L'Ue,
scrivono gli 007, è "permeabile alle attività di proselitismo e reclutamento" e
"si moltiplicano i segnali
di cooptazione ideologica
di aspiranti mujaheddin".
Ed è in questo quadro che
"è emersa la presenza di
quella che potrebbe essere
definita come una nuova
generazione di jihadisti".
Questa nuova leva di aspiranti combattenti, sottolineano i Servizi, è composta da soggetti "molto giovani, spesso con scarse
conoscenze sul piano dottrinale ma ben informati
sulla pubblicistica d'area e
con ottime competenze
informatiche".
Accanto a questa nuova
generazione, che si radicalizza grazie ai messaggi
che circolano sul web, resiste la cosiddetta 'vecchia
guardia' che continua nella
sua opera di proselitismo.
Si tratta di "imam estremisti stanziali o itineranti,
latori di messaggi istigatori, se non veri e propri
reclutatori". Sono questi
ambienti "nei quali potrebbe ricrearsi un humus fertile per l'azione di sostegno
logistico a estremisti, reduci, ex detenuti o militanti
di movimenti messi al
bando nei rispettivi paesi
d'origine".
Rischio emulazione - La
"praticabilità di azioni terroristiche con gli strumenti
offensivi più disparati",
promossa dall'Isis rappresenta "di per sé un moltiplicatore del rischio, che
accentua la possibilità di
attivazioni e scie emulative
da parte di soggetti più permeabili al messaggio radicale".
Terrorismo 'social'- "In
Europa, la minaccia terroristica di matrice jihadista,
attestata negli ultimi anni
su livelli significativi ma
stabili, nel 2014 ha fatto
registrare un trend crescente", culminato, nel gennaio
scorso, nell'attentato di
Parigi a Charlie Hebdo.
Sono i Servizi di sicurezza,
nella
Relazione
dell'Intelligence
'Sulla
politica dell'informazione
per la sicurezzà relativa al
2014 e trasmessa al
Parlamento, a sottolineare
che "gli eventi francesi
valgono a ribadire i tratti,
l'attualità e la concretezza
di una minaccia" che
"trova il profilo di maggiore insidiosità nell'estremismo homegrown, un'area
di consenso verso il jihad
violento che spesso riflette
processi di radicalizzazione individuali ed 'invisibili'".
"Nel contempo -rileva
l'Intelligence- il rischio di
nuovi attacchi in territorio
europeo, e più in generale
in Occidente, rimanda alle
più recenti evoluzioni del
quadro della minaccia,
caratterizzato dalla progressiva affermazione di al
Baghdadi e dalla connessa,
rivitalizzata effervescenza
del jihad globale".
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esteri
DOMENICA 1 MARZO 2015
IL SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI IN VISITA ALLA REDAZIONE DI GENTE D’ITALIA
GIRO:“Uruguay, non c’è solo
Garibaldi c’è anche il futuro…”
.....
URUGUAY
A
rriva puntualissimo, il
sottosegretario Mario Giro,
insieme con il capo della sua
segreteria, Luis Cavalieri e il
nostro ambasciatore Vincenzo
Palladino. "Ispeziona"la redazione, si ferma colpito dalle
prime pagine del giornale
immortalate in grandi quadri
appesi alle pareti, chiede notizie
sui giornalisti e collaboratori, si
affaccia al balcone a mirare la
spiaggia brulicante di bagnanti,
poi chiede un bicchier d'acqua e
dice:"Sono pronto....Ma ricordate che alle 18 devo essere alla
Casa degli Italiani....."
Appartiene alla Comunità di
Sant’Egidio, Mario Giro. E ci
tiene a ricordarlo. "Per molti
anni mi sono occupato di poveri, di Africa, di cooperazione
allo sviluppo e di pace, in particolare di mediazioni per risolvere i conflitti nel mondo..." dice
al suo arrivo alla redazione di
Gente d'Italia. Omettendo, perché dato per scontato, che dal 3
maggio 2013, nominato dal
governo Letta Sottosegretario
agli Affari Esteri con delega
all’America Latina e Centrale,
all’Africa australe della SADC,
alla promozione della lingua e
cultura italiana, é stato riconfermato il 28 febbraio 2014 dal
governo Renzi, mantenendo la
competenza in materia di relazioni con l’America Latina e
Centrale e la promozione culturale e linguistica. Sono state
aggiunte anche le deleghe agli
italiani all’estero ed ai rapporti
con il Canada.
Dunque, onorevole sottosegretario Mario Giro, finalmente
un politico del governo arriva
in Uruguay, domani ( oggi per
i lettori ) rappresenterá il
nostro Paese all’insediamento
del nuovo Presidente Tabaré
Vasquez, che succede a Don
Pepe Mujica molto apprezzato
a livello internazionale…
“Sí, è un personaggio molto
amato, anche in Italia, perché
ha saputo interpretare in modo
del tutto originale il rapporto
con la politica. Il suo stile è
unico, ci ha dato a tutti noi una
lezione su come poter diminuire
le disuguaglianze nella società
ed essere coerente con i principi. È stata, inoltre, una figura
fondamentale nel panorama
delle sinistre in America
Latina…
Che cosa si aspetta il governo
italiano dal nuovo Presidente
uruguayo Tabarè Vazquez?
Da Tabaré Vázquez mi aspetto
un rilancio, soprattutto a livello
economico delle relazioni tra
Italia e Uruguay. Naturalmente
l’Uruguay è un paese con tre
milioni di abitanti però è comparabile ad altri paesi perchè è
un paese che cresce. E quindi
cercheremo di entrare anche in
Uruguay in alcuni settori con i
nostri progetti: tenteremo di
fare con l’Enel Green Power un
primo passo, però non è sufficiente....
Certo, ma se l’Italia continua
a ridurre la propria presenza –
storicamente importante – in
America Latina, come sta
facendo, e proprio nel momento in cui la regione è invece tornata ad essere protagonista
d e l l ’ e c o n o m i a
mondiale…addio nuovi pro-
getti...
“Per molti, tanti anni l’America
Latina è rimasta sullo sfondo
dell’interesse italiano istituzionale. E'vero, ma dal governo
Letta e poi col governo Renzi,
questo è cambiato. Lo si vede
soprattutto nelle visite istituzionali. Ma anche, e sottolineo,
dall’interesse maggiore che le
imprese italiane stanno avendo
sempre di più per l’America
Latina. Quindi io direi che
siamo in una fase duplice: da
una parte l’Italia ritorna,
comincia a rientrare in
America Latina, con le sue
imprese e con le istituzioni.
Dall’altra parte capisco il riferimento quando, mi rivolgete la
domanda, l’Italia qui non è
l’Italia, ma è lo Stato, continua
la politica di spending review e
questo significa la riduzione di
strutture,
Ambasciate,
Consolati, Istituti di Cultura, e
tutta quanta strutturazione
all’estero…
Però la nostra idea è quella di
vedere se si riesce in minori
risorse perché le risorse sono
calate e continueranno a cala-
re, a inventarci in maniera creativa e concreta nuovi strumenti
pubblico privati di presenza.
C’è l’esempio tedesco. Quando
ho chiuso l’Istituto di Cultura di
Wolfsburg, città storica della
i direi che siamo in
una fase duplice:
da una parte l’italia
ritorna, comincia a
rientrare in
america Latina, con
le sue imprese e
con le istituzioni.
Volkswagen, ci siamo inventati
una partnership con il comune
e quindi adesso esiste ancora
un Istituto italiano, non è più
quello ufficiale, ma un istituto
culturale italiano pagato dai
tedeschi con il nostro personale.
Quindi non ci sono più il sosten-
tamento pubblico, l’intervento
del pubblico come c’erano più;
vale per i ministeri e vale per
tutte le parti dell’amministrazione pubblica italiana anche
all’estero. Abbiamo una grandissima rete consolare, più
grande in comparazione a
quella del resto dell’Europa,
che hanno invece una rete delle
Ambasciate più espansa. Io ho
anche scritto che l’idea di
inventare nuovi strumenti di
presenza diplomatiche più flessibili, più leggere. Non è mia
intenzione chiudere e basta.
Però è chiaro che non possiamo più permetterci quello che
abbiamo avuto fino adesso, in
termini generali.
La nuova emigrazione, sempre più italiani, soprattutto giovani arrivano in America
Latina. Come vede il governo
italiano questo fenomeno?
È un fenomeno interessante che
riguarda alcuni punti in particolare. In Italia i giornali ne
parlano come: “la fuga dei cervelli” è vero. Però è anche vero
che i giovani di oggi che emigrano non sono più quelle delle
generazioni passate. Si muovo
più facilmente. C’è sempre un
certo movimento, la cosiddetta
generazione Erasmus come
dicono in Europa. Ho incontrato per esempio a San Paolo,
in Brasile, la vecchia comunità
e la nuova comunità: sono perfettamente fuse insieme. A differenza con il passato, i giovani
che vanno via sono mediamente più formati, hanno una laurea, a differenza dei loro nonni e
bisnonni. Esiste comunque nel
DNA del nostro Paese questa
tendenza allo spostamento, è
nei nostri geni quella di muoverci.
Guardiamo a questo fenomeno: da una parte il problema di
evitare che succedano fenomeni
di emulazione come avviene nel
caso di Londra. Succede per
esempio che essendo una città è
molto popolare, i ragazzi partono senza avere molto chiaro che
cosa vanno a fare. Ma esistono
anche delle collettività nuove
italiane, che si creano nel
mondo e che vediamo con inte-
segue
DOMENICA 1 MARZO 2015
resse: i ricercatori. È il caso di
Norvegia e Danimarca, dove
non c’erano italiani e ora ci
sono. Addirittura ce ne sono
tanti al livello che si potrebbe
avere un Comites, quindi più di
3000. Ed è tutta gente di un
certo livello di studi. Le elezioni
dei Comites servono anche a
questo, che io ho voluto fare,e lo
sottolineo perché volevo dei
Comites rinnovati con integranti più giovani e con i quali discutere caso mai la riforma e il
sistema della rappresentanza
degli italiani all’estero.
Ecco, la nuova emigrazione…
È chiaro che c’è si la nuova emigrazione all’estero, ma sono
emigrazioni di due tipi: da una
parte c’è l’aspetto fuga, nel
senso che non essendoci opportunità, si vanno a cercare altrove. Dall’altra parte però c’è
anche l’aspetto ricerca del
meglio, che è sempre stato presente, che non vuol dire che uno
non torna, è una circolarità che
si è creata. Ma dovremmo
aspettare per capire meglio.. Ci
sono dei Consolati come per
esempio quello di Londra che
hanno messo su un programma
che si chiama “Primo approdo” specifico per questi ragazzi
che partono e approdano senza
obiettivi chiari, ma solo sull’onda si quello che vedono alla tivù
o leggono.
Tornando al discorso della presenza dell’America Latina in
Italia, c’è stato un momento in
cui non c’era molto interesse,
adesso se ne sente più parlare, si
ricomincia a parlarne ai giornali…
Quarantatré delle 50 città più
violente del 2014 in zone non
interessate da guerre o conflitti
si trovano in America Latina,
mentre tutte e 50, eccetto tre, si
trovano nell’emisfero occidentale – queste le stime di un
report pubblicato lunedì mattina al centro di ricerca messicano Seguridad, Justicia y Paz.
Anche qui in Uruguay si avverte
una
certa
insicurezza….L’Italia come
potrebbe aiutare a risolvere
questo problema?
Noi stiamo collaborando con i
nostri partner centroamericani.
Sappiamo che è un grossissimo
problema, un problema della
violenza diffusa in zone non di
guerra o di post guerra. Che è
per esempio quello a cui che
temiamo si dovrà preparare
anche la Colombia una volta
che ci sarà l’accordo di pace.
Questo problema riguarda da
tanto tempo, il narcotraffico e
della presenza de “las pandillias” e quindi delle piccole gang
giovanili in Centro America con
Guatemala, Honduras e
Salvador, questi i paesi più
“afectados”. Abbiamo già
applicato e svolto a questo
riguardo un Plan de Apoyo a la
Estrategia de Seguridad para
Centro America e adesso siamo
alla fase due. È un programma
che ci costa, però lo vogliamo
fare e continuare, perché ci
importa tantissimo, perché
l’Italia a causa della sua storia
ha un’eccellenza di contrasto
delle mafie del nostro paese. È il
Paese che più ne sa di questo..
Questo significa: antiriciclaggio, intercettazioni, sequestro
dei beni, la repressione e poi c’è
la parte prevenzione che riguarda i giovani.
Questo programma ha dato
addito a un aumento di relazio-
ni su questo tema con il
Messico. In Honduras bbiamo
mandato magistrati, compreso
l’attuale Presidente del Senato,
Piero Grasso, quando era ancora magistrato ed è rimasto mesi
in Centro America. E ancora:
poliziotti, carabinieri, finanzieri,
prefetti, ecc.
Quindi questo ha attirato l’attenzione dei messicani, anche
loro molto “afectados”. Ma
almeno loro hanno la forza,
come grande stato, di opporsi a
questi fenomeni, che nel caso
dei piccoli come Salvador e
Honduras sono presi completamente da questo tsunami criminale. Ora quindi anche la cooperazione si sta allargando con
il Messico e aggiungo, anche
l’Argentina si sta interessando a
questo nostro programma.
Abbiamo quindi in animo
aumentare le nostre relazioni
con l’America Latina in generale e fare in modo che la nostra
eccellenza nel contrasto al narcotraffico globale diventi un terreno di cultura comune. Anche
se ce ne vogliono anni…
E a Montevideo, qui in
Uruguay?
Adesso vedremo, ma dipenderà
dalle nostre relazioni bilaterali…
-Le elezioni per il Comites
erano inizialmente previste il
19 dicembre e poi sono state
rinviate ad aprile. Molti cittadini hanno percepito una certa
confusione riguardo l’organiz-
zazione e ci sono state proteste
per l’esclusione di alcune liste,
come é successo qui a
Montevideo dove in pratica
correranno sempre gli stessi:
esponenti politici e dei patronati, quindi altro che cambio... In
base a questo che rappresentatività potranno avere i nuovi
Comites?
“La legittimità sicuramente è
maggiore dei Comites eletti
dieci anni fa. Questo è un punto
fondamentale da capire.
Avevamo due soluzioni: o eliminarli completamente come suggerivano molti o rinnovarli
dopo questi continui ed impopolari rinvii.
È opportuno ricordare che le
consultazioni elettorali erano
attUaLita’
5
state rinviate in passato non per
i tagli alla spesa, ma per altri
motivi. Il Governo doveva mantenere la promessa di nuove elezioni così come chiesto dagli
stessi membri dei comitati. Sul
fatto del rinvio bisogna chiederlo al Senato che ha preso la
decisione. Volevamo mandare
un messaggio di chiarezza ed
almeno farle si ma con più
tempo.
Perché solo in alcune circoscrizioni è stata riaperta la presentazione di nuove liste?
-Anche questa scelta è dovuta al
Senato. La legge dice che il
Console indice le elezioni e se si
presenta una lista sola, sono
segue
6
poLitica
DOMENICA 1 MARZO 2015
comunque valide. Le liste sono
state riammesse solo in quelle
città dove non se ne era presentata nessuna. Voglio però sottolineare una cosa: abbiamo
agito in perfetta legalità.
-Oggi assistiamo ad un crescente distacco tra le comunità
italiane e le istituzioni di rappresentanza nel mondo.
Questa delusione è dimostrata
anche dalla bassa partecipazione che sta avendo la registrazione per le elezioni del
Comites. Qui in Uruguay
siamo forse a ottomila....
Ridicolo....Come vede questo
fenomeno? È preoccupato?
“È vero che c’è una bassa partecipazione, ma io comunque
distinguerei tra paesi e la situazione non è uguale in tutto il
mondo. Anzi, in alcune nazioni
ci sono interessanti novità. Sono
cosciente che si tratta comunque di un tema delicato ma noi
non possiamo convincere la
gente a votare. In ogni caso, c’è
un aspetto positivo: almeno rinnoveremo questa istituzione con
un voto democratico.
Ci sono nuove modalità per il
voto dei cittadini italiani
all`estero come il sistema elettronico che consentono di
risparmiare molti soldi. Il
governo italiano pensa di prendere questa idea in considerazione?
“Magari ci potessimo arrivare
al voto elettronico! Ci eravamo
informati su questa modalità
ma costava tantissimo. Un altro
discorso, poi, è quello sulle abitudini degli elettori di ogni
paese. Gli italiani votano in
modo diverso rispetto ai brasiliani o ai francesi e, sinceramente, non credo che se noi
mettessimo un sistema elettronico questo possa essere ben
accettato dalla popolazione.
C’è una cultura del voto da
rispettare. Addirittura, gli italiani all’estero ci chiedono di poter
venire a votare dentro i consolati o le ambasciate affinchè il
rito del voto sia rispettato anche
fuori. Possiamo dire che le
prossime elezioni del Comites
saranno un test per le prossime
politiche. Vedremo… stiamo
lavorando sui possibili nuovi
scenari.
I cittadini italiani all’estero, in
Uruguay così come nel resto
del mondo, hanno avuto reazioni molto negative sulla tassa
introdotta pochi mesi fa dal
Governo che prevede il pagamento di 300 euro per il rilascio della cittadinanza italiana.
Che messaggio vuole mandare
ai connazionali?
-Credo che sia doveroso pagare qualcosa per ottenere il
documento di un grande paese
come l’Italia ed entrare in una
comunità. Alle critiche rispondo con i fatti: le richieste per
prendere la nazionalità italiana
sono aumentate, non c’è stato
nessun timore e questo credo
che sia l’aspetto più importante.
-Come giudica lo stato della
lingua e della cultura italiana
in America Latina, e in
Uruguay in particolare? Sono
previste nuove iniziative?
-È chiaro che, attualmente,
abbiamo un sistema troppo
ampio che non possiamo più
reggere per via dei tagli alla
spesa. Dobbiamo inventarci
nuove soluzioni, come ad esempio coinvolgere i privati e continuare a mantenere i servizi. La
cultura, inoltre, dovrebbe essere
mescolata ad altri aspetti che
possono portare alta l’italianità
nel mondo e penso ad esempio
alle canzoni, al made in Italy o
alla gastronomia. Tutto ciò è
stato dimostrato con le iniziative per l’anno dell’Italia in
America Latina. Stiamo valutando varie possibilità per capire come poter migliorare le
nostre scuole ed i nostri centri di
cultura.
-Con quali settori dell’economia dell’America Latina
l’Italia può collaborare?
“La meccanica e l’elettronica
soprattutto. Il Messico, ad
esempio, sta diventando una
potenza nel settore del manifatturiero e ha delle caratteristiche
che sono molto simili con
l’Italia. Noi dobbiamo venire in
questi paesi latinoamericani ed
iniziare a produrre qui. Un altro
aspetto molto importante sono i
lavori infrastrutturali: le strade,
i ponti, le dighe, ma anche le trivellazioni e tutto ciò che ha a
che vedere con il petrolio. Poi
c’è il settore delle piccole e
medie imprese, che è un settore
molto particolare ed ha bisogno
di molto tempo per essere riprodotto. In definitiva, posso dire
che stiamo studiando le diverse
ipotesi per poter meglio sfruttare le relazioni commerciali con
questo continente.
-Che importanza potrà avere
l’Expo di Milano nelle relazioni con i paesi latinoamericani?
“È un evento fondamentale su
cui puntiamo molto. Ci aspettiamo che da questo continente
vengano tante persone. Si tratta
di un’occasione d’oro anche
per gli stessi paesi sudamericani e cito il caso dell’Uruguay
che, per la prima volta nella storia, avrà il suo padiglione. I
turisti dovranno venire in Italia
anche e soprattutto per scoprire
le nostre eccellenze. Dobbiamo
dimostrare al mondo il nostro
valore. L’Expo è anche una
grande manifestazione in chiave futura, dato che si affronteranno temi di straordinaria
importanza come l’alimentazione…
La gran parte degli italiani
d’Italia considera gli italiani
all’estero diciamo “ingombranti”….che non pagano le
tasse….insomma come un
“sassolino nella scarpa”…
È vero, è un problema, Però è
anche una contraddizione.
Quando vado all’estero mi
capita di sentire: “ma sono
quasi tutti falsi questi italiani…”, “…ma diamo corsi che
sono un imbroglio”, se voi pensate questo di voi stessi, perché
gli italiani che sono in Italia
dovrebbero pensare meglio di
voi? Quindi è un vero problema
che già sinizia dall’estero, la
percezione da fuori. E se già la
percezione è negativa in loco,
figuriamoci quale può essere il
giudizio dall’altra parte dell’oceano.
È vero anche che non è coscienza culturale comune il fatto di
avere 5 milioni di italiani all’estero. È una cifra che non possiede nessuno. Siamo la seconda diaspora mondiale dopo i
cinesi.
Ma c’è una seconda riflessione
da fare: gli italici, cioè gli italiani che perdono la lingua rimangono italiani o quanto meno
legati all’Italia. È quindi interessante che è italiano per via
della famiglia, non parla la lingua ma rimane comunque
legato al nostro Paese.
Terzo punto: ogni comunità italiana, collettività italiana o
italo-discendenti che si è installata in un Paese all’estero, non
ha mai creato problemi. Anzi da
questi Paesi non riceviamo mai
lamentele, ma solo complimenti. Questa capacità d’integrazione fa quindi riflettere.
Io sono di quelli, tra pochissimi,
che é convinto che tutto questo
va valorizzato, un valore che va
rinnovato e non solo perché ho
vissuto 15 anni all’estero. Non
più e solo l’antico valore della
bandiera di Garibaldi che va
anche bene, ma i tempi sono
cambiati….
L’internazionalizzazione delle
PMI richiederebbe un maggior supporto da parte delle
istituzioni rispetto a quella dei
grandi gruppi, e aldila’ del
supporto finanziario che e?
spesso un importante nodo da
sciogliere per le PMI, uno strumento che potrebbe essere reso
piu attivo e’ quello dei centri
tecnologici italiani, che potrebbero contribuire alla creazione
di partenariati tra PMI italiane
e latino-americane…
Per fortuna è sempre più diffuso il made in Italy, il senso e
gusto italiano, il senso del bello
del buono, quello che è cultura
esprime in tutte le sue forme,
perché anche fare piccola e
media impresa come la facciamo noi è una questione culturale. Quindi tutto questo va valorizzato, ma dobbiamo trovare
un sistema, uno strumento per
farlo. Per ora il mezzo che
abbiamo è l’internazionalizzazione delle imprese italiane. È lì
che gli italiani d’Italia lo capiscono subito!
Siccome c’è un piano di questo
governo per l’internazionalizzazione dell’Italia nel mondo, io
ho fatto aggiungere a questo
piano la parte che riguarda le
collettività, cioè cultura e
impresa anche degli italodiscendenti. Le nostre imprese
sono molto interessate soprattutto nel Messico perché è un
paese manifatturiero esattamente come l’Italia. È molto più
manifatturiero del Brasile, e qui
potremmo avere una somiglianza con anche con la
Colombia, andare a produrre lì.
Ma non delocalizzando, così
come hanno fatto tante imprese
italiane perché i messicani stanno diventando una vera potenza manifatturiera.
Quindi qui i settori sono legati
tantissimo alla meccanica, elettronica, alla bionica, alle macchine. Poi ci sono i grandi lavori infrastrutturali come il Perù:
strade, ponti, dighe, ma anche
l’aspetto dei grandi lavori con il
petrolio.
Poi abbiamo sicuramente dei
settori di eccellenza come l’Eni,
la Pirelli, la Fiat. E ancora i
treni sono anche un punto di
forza.
C’è anche l’aspetto agroindustriale. Qui siamo ancora a
livelli di studio. Si lega al
discorso delle PMI. Che sono
un ecosistema che non si può
prendere e riprodurre, ci vuole
tempo, perché cultura del lavoro, relazionale, credito locale,
tante cose da tenere a mente.
Da sottolineare l’importanza
delle PMI che sono state internazionalizzate in questi anni, e
lo facciamo vedere alle PMI
presenti in Italia, sono le uniche
che sono riuscite a reagire
meglio alla crisi, a differenza di
quelle non internazionalizzate
che sono cadute. Quindi dev’esistere una cultura di andare
all’estero, in particolare passare il confine dall’altra parte
dell’Oceano.
Il discorso invece sulla cultura
e scuole all’estero come si
affronta in Italia?
Dobbiamo ammettere che noi
abbiamo un sistema abbastanza ampio si scuole qualificate e
statali che non possiamo più
reggere con i soldi pubblici.
Quindi torniamo al discorso del
principio come dell’istituto di
Wolfsburg e cercare di inventarci una partnership con i privati.
A questo proposito ho lanciato
l’anno dell’Italia in America
Latina, che consiste nel mescolare generi diversi. Non ho
voluto che fosse “l’anno della
cultura italiana in America
Latina”, ma l’Italia in generale
per farci entrare tutto e tutto si
deve mescolare. In questo modo
la gente s’incontra e nascono le
connessioni, non solo per vedere “la mostra”, ma anche per
fare la scuola per la formazione
della piccola media impresa
per esempio e da lì nasce anche
un’altra collaborazione. O la
FIAT che apre un centro culturale a Belo Horizonte, che
adesso è aperto solo per l’anno
dell’Italia.
Quindi si mescola la cultura
vera e propria con la cultura
d’impresa, con la canzone, la
bellezza e tutto ciò che ha che
fare con l’Italia.
Certo è, che sto cercando di
capire come fare per le scuole,
che è un discorso importante…
Come fare a difendere, ma
addirittura a far aumentare il
nostro sistema scolastico.
Durante il decennio compreso
tra il 2003 ed il 2012 l’economia dei Paesi dell’America
Latina e ‘stata nel complesso
caratterizzata da un trend di
forte crescita: perche’ questo
percorso continui e si completi,
un ruolo chiave e’ giocato dall’energia elettrica, che rappresenta senza dubbio un fattore
fondamentale di sicurezza
nonche’di sviluppo sostenibile.
Tutti i cittadini e le imprese latinoamericane devono infatti
poter contare sulla disponibilita’ di energia elettrica in ogni
momento, a prezzi accessibili
ed a condizioni sostenibili dal
punto di vista ambientale. In
questo contesto, l’esperienza
maturata dall’Italia in ambito
europeo in termini di liberalizzazioni e di sviluppo delle
infrastrutture di rete e di generazione da fonti rinnovabili
puo? rappresentare un esempio utile ed un supporto fondamentale per completare il percorso di crescita della regione
latinoamericana?
È l’unico settore su cui siamo
veramente messi bene, perché
abbiamo acquisito Entel.
Un’operazione
veramente
intelligente realizzato in questi
ultimi anni. Cosa che non è successo a livello di banche per
esempio: ci sarebbe bisogno di
banche italiane in America
Latina e quando c’è stato il
momento della ripresa e crescita, noi siamo andati via… È
stato quindi un errore.
L’Enel sta lavorando moltissimo. Il problema è l’interconnessione tra paesi. Loro sono
disponibili a costruire le interconnessioni tra paesi per esempio tra il Chile e l’Argentina o
Chile e Perù, ma è molto difficile perché questo è un problema
politico.
( Al Forum hanno partecipato
il Direttore, MIMMO PORPIGLIA E LETIZIA BAZ, STEFANO CASINI, MATTEO
FORCINITI)
DOMENICA 1 MARZO 2015
Il premier: “Martedì in Cdm anche il piano per la banda ultralarga
Lo ha detto durante l’incontro con i parlamentari del Partito democratico al Nazareno.
ROMA
A
l Consiglio dei ministri di
martedì prossimo approderà anche il
piano per la banda ultralarga. Lo ha
detto il premier Matteo Renzi durante l’incontro con i parlamentari del
Partito democratico al Nazareno,
comunicando anche la data probabile per le elezioni regionali: il 10 maggio. Una riunione, preceduta dallo
strappo di Pier Luigi Bersani. Hanno
disertato la convocazione anche
anche altri esponenti della minoranza dem, tra cui Pippo Civati e Gianni
Cuperlo. «Un errore», per il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini. Mentre
da Forza Italia arriva il sostegno ai
disertori. «La minoranza del Pd scrive il Mattinale, la nota politica
redatta dal gruppo azzurro alla
Camera - si ribella apertamente contro Renzi. Per questo ci piace lo slogan: forza Bersani!».
Da Firenze il ministro Maria Elena
Boschi getta acqua sul fuoco:
«Questa definizione di ultimo scontro nel Pd mi pare un po’ esagerata.
Quando vengono offerti luoghi in
più per discutere, non credo ci sia
motivo per polemica o lamentarsi
ma se uno preferisce non partecipare
rispettiamo le sue scelte». Quanto al
“Forza Bersani” del Mattinale, taglia
corto: «Credo che gli abbiano fatto
un grosso dispetto. Credo che il
primo a non essere contento sarà
Bersani». Pronta la replica via twitter
del capogruppo Fi alla Camera,
Renato Brunetta: «Boschi dice che
Forza Bersani è dispetto? Allora
Forza Boschi e Forza Renzi. E nessuno se ne avrà a male. #gigliomagicostaisereno». All’ordine del giorno
dell’assemblea, oltre a Rai e fisco, ci
sono state e misure sulla scuola (un
dl e un ddl) che saranno esaminate
dal Consiglio dei ministri di martedì
prossimo. Presente alla riunione
anche il ministro dell’Istruzione
Stefania Giannini, da poco passata
da Scelta Civica al Pd, che ha con-
fermato: «180mila insegnanti saranno assunti da settembre», includendo
anche i posti che saranno banditi con
il nuovo concorso triennale che
coprirà dal 2016 al 2019. Palazzo
Chigi la prossima settimana, secondo quanto ha riferito il presidente del
Consiglio, adotterà anche il piano
nazionale banda ultra larga, dopo la
fase di consultazione pubblica. Nelle
settimane successive in diversi provvedimenti, o già incardinati in
Parlamento o con dl ad hoc, saranno
indicate le misure per realizzarlo.
Sulla televisione pubblica, Renzi ha
confermato la volontà di intervenire
subito, entro due settimane, perché
diventi il «primo produttore culturale
del Paese». Ma lo strumento non
sarà un decreto legge: si tenterà
prima la via parlamentare, con un
disegno di legge. Anche perché, ha
ribadito il premier, «verificheremo se
Grillo vuole fare sul serio» dopo l’apertura fatta ieri sulla riforma di viale
Mazzini. Ad andare alla riunione al
Nazareno «non ci penso proprio», ha
detto Bersani nella lunga intervista
sul quotidiano della Cei. «Perché io
m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di
un film non ci sto». Su Avvenire l’ex
segretario dem si è tolto più di un sassolino dalla scarpa. Il Jobs Act?
«Mette il lavoratore in un rapporto di
forze pre-anni 70« e perciò si pone
«fuori dall’ordinamento costituzionale». Le riforme? «Il combinato
disposto« tra Italicum e ddl costituzionale «rompe l’equilibrio democratico. Se la riforma della
Costituzione va avanti così io non
accetterò mai di votare la legge elettorale». Oggi al Gr1 Bersani ha confermato: «Attenzione che stiamo
cambiando forma alla nostra democrazia e non sono cosucce da poco.
Sarà ora di discutere seriamente, non
per spot. Basta fare una discussione
ordinata. Facciamo come abbiamo
fatto col cosiddetto metodo
Mattarella».
Il leader di sinistradem, Gianni
Cuperlo, ha invece affidato la sua
posizione a una lettera. «Non partecipo al ricevimento parlamentari
anche perché in tre minuti si fanno i
quiz, non la riforma fiscale». La controproposta è un’agenda in sei punti:
piano povertà (con la creazione di un
istituto universalistico), credito d’imposta per le imprese che investono in
innovazione e ricerca, reddito di cittadinanza, legge sulle unioni civili e
sul fine vita («Basta rinvii»), estensione degli 80 euro ai pensionati con
meno di 1000 euro al mese, tre
modifiche all’Italicum (ridurre il
numero dei parlamentari nominati a
non più del 30%; prevedere la possibilità di apparentamento tra liste
diverse in caso di ballottaggio per
l’assegnazione del premio di maggioranza; prevedere una vera clausola di collegamento tra legge elettorale e legge costituzionale) e al ddl
costituzionale.
reGionaLi: si vota il 10 maggio?
Probabilmente le elezioni regionali si svolge-
ranno il 10 maggio. Lo ha detto il presidente del
Consiglio Renzi ai parlamentari Pd. Sette
Regioni, un incrocio di alleanze, un finale tutto
da scrivere. La mappa delle forze in campo in
vista delle elezioni regionali di maggio è ancora
da definire, complice soprattutto il rebus della
coalizione di centrodestra, a partire da quella
che si presenterà in Veneto. E se il primo marzo
le primarie Pd decideranno i candidati campano
e marchigiano sono tanti i riposizionamenti in
atto in vista del voto. Da solo, chiaramente, si
presenterà il M5S. Ecco una provvisoria mappa
delle alleanze:
*VENETO. E’ la Regione chiave per il futuro
del centrodestra italiana. Il borsino dell’alleanza
tra Lega e FI è attualmente in ribasso ma resta
plausibile una ricucitura nei prossimi giorni, con
la convergenza degli azzurri sul candidato del
Carroccio Luca Zaia. Meno probabile, ma non
escluso, che il ‘ribelle’ Flavio Tosi faccia una
lista a parte. Ma in quel caso avrebbe il sicuro
appoggio di Italia Unica (in tal caso per la prima
volta in campo) e quello potenziale di Ncd.
Dall’altra parte le primarie Pd hanno incoronato Alessandra Moretti che potrebbe contare
anche sull’appoggio di Sel, soprattutto in caso
di centrodestra diviso.
*LIGURIA. La Lega Nord è pronta a scommettere tutto su Edoardo Rixi convinta di poter
sfruttare le divisioni interne al Pd, dopo le polemiche primarie di centrosinistra, che hanno
visto la vittoria di Raffaella Paita. Salvini ha
chiesto apertamente a Berlusconi l’appoggio di
FI, mentre Ncd potrebbe sostenere proprio il
candidato Dem. Sel, invece, correrà da solo.
*TOSCANA. Il candidato del Pd è Enrico
attUaLita’
7
E' l'altrui debolezza la vera forza di Renzi
di OTTORINO GURGO
Per celebrare il primo anno di gover-
no appena compiuto, Matteo Renzi
potrebbe affiggere dietro alla scrivania
del suo studio a palazzo Chigi un quadretto con un una di quelle frasi che, un
tempo, venivano stampate sui portacenere di maiolica: “Poco se mi considero, molto sei mi confronto”. A ben vedere, infatti, è proprio questa frase, attribuita a Sant’Agostino, che si può giudicare nel modo compiuto l’operato del
presidente del Consiglio nei trascorsi
trecentosessantacinque giorni. Se fa un
bilancio, valutando quello che ha fatto e
quello che non ha fatto, il buon Matteo
non ha grandi motivi per proclamarsi
soddisfatto: la rivoluzione copernicana
che avrebbe dovuto realizzare è al palo,
delle riforme promesse soltanto una
minima parte è stata portata a compimento, la vecchia Italia dei privilegi,
delle pastoie burocratiche, dell’inefficienza e della corruzione che aveva
garantito di poter “rottamare” è ancora là, più viva e vegeta che mai. Né si
può dire che il nostro paese si sia risollevato dalla crisi economica che lo attanagliava perché, nella loro brutale crudezza, i numeri sono là a dimostrare
come, tra tutti i partner europei (Grecia,
ovviamente esclusa) l’Italia sia quello
che più di tutti stenta ad imboccare un
virtuoso percorso di crescita. Dicono i
sostenitori del premier che, più di quel
che ha fatto, Renzi non avrebbe potuto
fare a causa degli ostacoli frapposti al
suo cammino dagli avversari interni ed
esterni al suo partito che, ottusamente,
al sol sentir pronunciare la parola “rinnovamento” sono pronti ad erigere le
barricate. Un’affermazione, questa, che
certamente contiene elementi di verità,
ma che solo in parte vale a giustificare
la mancata attuazione del progetto
riformatore poiché una leadership preveggente, prima di avventurarsi in promesse che non potrà mantenere, deve
avere l’onestà intellettuale di tenere nel
debito conto il contesto all’interno del
quale è chiamato ad operare. Detto
questo, e preso atto del fatto che Renzi,
in quest’anno, non è riuscito ad acquisire i titoli atti a consacrarlo come “il
grande rinnovatore” e il salvatore della
patria, non possiamo, tuttavia, non rile-
Rossi, scelto senza primarie. Tutto da decidere
quello del centrodestra dove, a dispetto che in
Veneto, l’alleanza tra FI e Lega Nord sembra
reggere. Ai due partiti dovrebbero anche
aggiungersi anche Ncd e Udc, ma una decisione sarà presa nei prossimi giorni. Sel, invece
correrà da solo dopo che l’assemblea regionale
del 21 febbraio scorso ha decretato lo stop all’alleanza con il Pd.
*MARCHE. Le primarie del centrosinistra si
terranno, come in Campania, l’1 marzo e non
vedranno la partecipazione di Sel, che ha scelto
di correre da sola. Tre i candidati, Luca
Ceriscioli (Pd), Ninel Donini (Idv) e Pietro
Marcolini (Pd). Un rebus la coalizione di centrodestra dove la candidatura di Gian Mario
Spacca conta sul sostegno di Ap e attrae anche
i berlusconiani nonostante Spacca sia stato già
eletto presidente della Regione come candidato
del centrosinistra.
*UMBRIA. Catiuscia Marini sarà la candidata
del centrosinistra e, oltre che sul Pd, otterrà il
vare che, nonostante gli obiettivi di
Renzi siano stati solo parzialmente realizzati, la sua posizione si è sostanzialmente rafforzata. Come è possibile?
Basta, per rispondere a questo interrogativo, valutare la situazione in cui si
trovano i suoi oppositori. Prescindiamo
dal Movimento Cinque stelle che, pur
avendo ottenuto un rilevante risultato
nelle ultime elezioni politiche, è stato
praticamente sterilizzato dalla politica
(o, meglio, dalla non politica) dei suoi
due leader, Grillo e Casaleggio. Ma, se
volgiamo lo sguardo a coloro che “istituzionalmente “, al di là del demagogico qualunquismo grillino, dovrebbero
opporsi a Renzi, ci accorgiamo che a
nessuno come a quest’ultimo, si adatti
l’antica formula del “divide et impera”.
A dividere il centro destra è la prospettiva di un “dopo Berlusconi” che stenta a prender forma: una sorta di “en
attendant Godot” in cui il ruolo di
Godot è interpretato da colui che
dovrebbe succedere all’ex Cavaliere,
ma la cui identità non riesce ad assumere connotati concreti (Fitto, nonostante il suo attivismo, non sembra possedere il necessario carisma) alimentando divisioni e contrasti tra i vari
esponenti della nomenklatura forzista.
Né ci sembra che a risollevare le sorti
del centrodestra possa essere Matteo
Salvini che non può pensare di fare
della volgarità, personale e politica, il
metodo per affermarsi come leader di
un centro-destra che ha diritto ad una
guida di ben diversa caratura.
Insomma, è di una vera guida che il
centro-destra ha bisogno per risorgere,
come la Fenice, dalle sue ceneri.
Quanto alla cosiddetta “opposizione
interna”, che va da Sel alla costellazione di correnti e correntine nella quale il
Pd si articola, essa appare ingabbiata
nei riti e nei miti di quella vecchia sinistra che non è mai riuscita a dotarsi di
un’autentica cultura di governo. E non
crediamo che a rilanciarla possa essere
la discesa in campo di Maurizio
Landini, “profeta” di un vetero sindacalismo ormai obsoleto. Ecco perché, a
nostro avviso, a un anno di distanza dal
suo insediamento a Palazzo Chigi, il
governo Renzi è più che mai in sella. La
sua vera forza è la debolezza altrui.
sostegno anche di Sel. E condiviso – da Ap e FI
– sarà anche il nome del centrodestra: quello del
sindaco di Assisi Claudio Ricci.
*CAMPANIA. Lo psicodramma delle primarie Pd, terminato con il ritiro della candidatura di
Gennaro Migliore, produrrà, domenica un
trionfatore tra Vincenzo de Luca, Andrea
Cozzolino Nello Di Nardo e il socialista Marco
di Lello, con i primi due favoritissimi. L’attuale
presidente Stefano Caldoro punta alla riconferma e conta sul sostegno di FI e Ncd mentre una
parte dell’Udc, in caso di vittoria del sindaco di
Salerno, potrebbero sostenere proprio quest’ultimo. Sel, sabato, candiderà ufficialmente, assieme ad altre forze della sinistra, Nino Daniele.
*PUGLIA. Lo scontro aperto tra Raffaele Fitto
e Silvio Berlusconi potrebbe produrre l’assenza
dei fittiani dalle candidature della lista azzurra,
guidata da Francesco Schittulli. Per il centrosinistra il candidato è Michele Emiliano sostenuto, oltre che dal Pd, anche da Udc e Sel.
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esteri
UrUGUaY
DOMENICA 1 MARZO 2015
STORIE
ANTONIO STUTO, da Latina a Tacuarembó
La storia di questo italiano di cinquantanove anni da poco trasferitosi in Uruguay a Tacuarembó, una zona con forti radici tricolori.
Oggi vive a stretto contatto con la natura e collabora con il Circolo Italiano della città.
di MATTEO fORCINITI
S
coprire l'Uruguay, innamorarsene, decidere di cambiare vita
e venire a vivere a stretto contatto con la natura: è stata questa la
scelta dell'italiano Antonio Stuto, cinquantanove anni di Latina. Nel
mezzo, però, una tappa a Buenos Aires, 4 anni fa, quando decise di
seguire la moglie uruguaiana conosciuta in Italia nel suo trasferimento in Argentina. Eppure, nella grande metropoli porteña
Antonio non era contento, ciò che gli mancava di più era la natura
e la campagna e non sopportava il troppo caos cittadino, il traffico
e le contraddizioni della grande capitale.
L'Uruguay l'aveva cominciato a conoscere dal 2009, quando veniva come turista a far visita ai familiari della moglie e rimaneva sempre affascinato dal Paisito. E ogni volta che ritornava sulla sponda
meridionale del Río de la Plata aveva l'amaro in bocca.
Un anno dopo il trasferimento a Buenos Aires, però, accadde qualcosa di imprevisto. L'azienda dove lavorava la sua compagna chiuse la sede. Di fronte c'era tanta incertezza: “O sarebbe ritornata in
Italia dove c'era il forte rischio di entrare in cassa integrazione, o l'avrebbero mandata in un altro paese. Volevamo poter vivere finalmente insieme dato che per molti anni ci siamo divisi tra Latina e
Padova. Facevamo avanti e indietro ed eravamo un po' stanchi”.
Preoccupazioni per la crisi economica, rabbia e delusione per la
situazione del paese: molteplici sono stati i motivi che hanno spinto
la coppia ad approdare tra le praterie di Tacuarembó, cittadina del
nord del paese con circa 50mila abitanti e a 400 chilometri a nord
di Montevideo.
La vita di Antonio Stuto è cambiata radicalmente: da impiegato
presso l'Agenzia delle Entrate è passato a gestire un piccolo allevamento di bestiame. Nel luglio del 2013 ha acquistato un terreno di
14 ettari dove oggi ha vitelli, tori e cavalli e tanti altri progetti da portare avanti. Nella Repubblica Orientale ha potuto finalmente dedicarsi a quello che aveva sempre desiderato. Ciò che a Latina era il
suo hobby, qui si è trasformato in lavoro.
“Gli uruguaiani sono un popolo molto sano, hanno ancora la capacità di indignarsi” è la prima cosa che dice il latinense nel nostro
incontro presso la sede dell'Agenzia Consolare della città, il suo
punto di riferimento fin dall'inizio sia per le pratiche burocratiche
che per i preziosi consigli utili di cui ha bisogno ogni straniero.
Un aiuto importante, quello dell'agente consolare Marta Martínez
un0immagine di tacuarembó
foto courtesy
antonio stuto
foto courtesy
Ambrosini che gli ha consentito di risolvere varie cose. Antonio è
solo l'ultimo dei tanti italiani approdati in città; c'è una forte tradizione iniziata alla fine dell'ottocento e mai del tutto dimenticata.
Tacuarembó, infatti, fu popolata da tantissime famiglie italiane:
venivano soprattutto dalla Toscana e in misura minore anche
dall'Emilia Romagna, dalla Liguria e dal meridione. Nel 1882
venne fondata la Società Italiana di Mutuo Soccorso che ebbe come
primo presidente Juan Oliva, il nonno del più illustretacuaremboense: Carlos Gardel, il “Re del Tango”, che secondo la teoria uruguaiana venne al mondo in terra uruguaiana per poi trasferirsi da
bambino a Buenos Aires.
Dopo il susseguirsi di alterne vicende, l'eredità della prima associazione fu ripresa a partire dal 1983 dal Circolo Italiano, che oggi riunisce i discendenti e da poco anche il nuovo arrivato. “Abbiamo lottato con tenacia per riorganizzare la collettività. Un modo per far
riunire le nuove generazioni di italouruguaiani e allo stesso tempo
tutelare la cultura italiana e le nostre tradizioni” ricorda la
Martínez, che è anche responsabile del gruppo.
Nonostante sia molto arrabbiato per il declino politico e culturale
della sua nazione, Antonio Stuto non rinuncia a frequentare il
Circolo. Partecipa alle cene, agli eventi culturali e alle altre attività
che vengono organizzate. Dell'Italia non ha dei bei ricordi, a parte
la figlia con la quale è continuamente in contatto, la famiglia e poche
altre cose.
Sembra un capitolo chiuso, un qualcosa che si è ormai lasciato alle
spalle. Non ha più speranza, è ferito e prova indignazione perché
ama la sua terra: “Le istituzioni sono lontane e il popolo è corrotto.
Il paese è sul punto di esplodere”.
Degli uruguaiani ha apprezzato fin da subito “il sorriso e la tranquillità” e poi è rimasto folgorato dalla natura e dal paesaggio:
“Qui il territorio è ampio e c'è poca gente, è un piccolo gioiello che
spero resti tutelato”. Riconosce che l'Uruguay ha grosse problematiche da risolvere ed è un paese più povero ma in definitiva “si vive
bene e ci sono tante opportunità”.
l'agente consolare marta martínez ambrosini
foto courtesy
Assieme ad Antonio visitiamo la Scuola numero 5 “Repubblica
d'Italia”, che rappresenta il cuore dell'identità italiana di
Tacuarembó e si trova nel quartiere “El Molino” dove si stabilirono le prime famiglie emigrate. Tra loro c'era anche la famiglia
Levratto, lui ligure e lei toscana, giunti in Uruguay dopo la seconda
guerra mondiale e conosciuti in città perché coltivavano la vite e
producevano il vino; furono i pionieri delle enoteche della zona.
Non avendo figli, intorno agli anni settanta, la coppia donò il terreno alla scuola pubblica. Uno spazio molto piccolo che è stato totalmente modificato e migliorato con il tempo ed oggi ospita 260 studenti (ognuno di loro riceve un computer) assieme a 14 insegnanti.
Su richiesta dei bambini - che sono molto curiosi e vogliono conoscere qualcosa di più sull'Italia - Antonio verrà a dare diverse lezioni sul Bel paese in questa scuola nei prossimi mesi. Un piccolo impegno da conciliare nei ritagli di tempo: “Un modo originale per raccontare le bellezze del nostro paese ai viaggiatori del futuro”.